Processati, sospesi dal servizio e assolti: arretrati ma senza maggiorazioni

Tar Lombardia e Palazzo Spada danno ragione ai Trasporti le indennità incentivanti o di amministrazione sono legate alla presenza fisica

Ai dipendenti sospesi dal servizio in via cautelare spettano tutti gli assegni non percepiti escluse le indennità per i servizi e le funzioni connesse all'effettivo svolgimento della prestazione lavorativa. Lo ha chiarito la sesta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 2578/06 depositata lo scorso 10 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso di alcuni lavoratori che si erano visti negare dal ministero dei Trasporti l'indennità incentivante con riguardo all'intero periodo di sospensione dal servizio. I dipendenti, infatti, erano stati sospesi dal servizio poiché sottoposti a procedimento penale che poi si era concluso con un proscioglimento poiché il fatto non sussisteva. In seguito, l'amministrazione aveva revocato la sospensione cautelare con efficacia retroattiva, corrispondendo ai dipendenti tutti gli emolumenti non percepiti ad eccezione del compenso incentivante legato, invece, all'effettiva presenza giornaliera. I giudici di piazza Capo di Ferro, confermando la sentenza del Tar Lombardia, hanno spiegato che ai sensi dell'articolo 97 comma 1 del Dpr 3/1957 una volta revocata la sospensione cautelare, all'impiegato spettano tutti gli assegni non percepiti, escluse le indennità per servizi e funzioni di carattere speciale o per prestazioni di lavoro straordinario e salva deduzione dell'assegno alimentare eventualmente corrisposto . cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 31 gennaio 2005-10 maggio 2006, n. 2578 Presidente Giovannini - Estensore Volpe Ricorrente Bristot ed altri Fatto e diritto Il primo giudice ha respinto il ricorso proposto da Italo Bristot e gli altri signori suindicati, dipendenti del ministero dei Trasporti avverso il provvedimento del direttore della divisione XVI del Ministero stesso 29 maggio 1995, n. 16863, con cui si è negato il loro diritto a percepire il compenso incentivante previsto dall'articolo 10 del Dpr 344/83 e le maggiorazioni dello stesso ai sensi dell'articolo 19 della legge 870/86, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria, con riguardo all'intero periodo di sospensione dal servizio. I suddetti erano stati sospesi cautelarmene dal servizio poiché sottoposti a procedimento penale poi conclusosi con giudicato di proscioglimento poiché il fatto non sussiste . Così che l'amministrazione revocava la sospensione cautelare con efficacia retroattiva, e statuiva la spettanza di tutti gli emolumenti economici non percepiti e di tutte le progressioni di carriera eventualmente non riconosciute a causa della pregressa sospensione. L'amministrazione però non corrispondeva il compenso incentivante arretrato, ritenendo che esso fosse legato all'effettiva presenza giornaliera del servizio e in particolare all'effettiva presenza in servizio . Il primo giudice ha affermato che il detto compenso presuppone la presenza in servizio, ai sensi dell'articolo 10 del Dpr 344/83 e dell'accordo di comparto attuativo. La sentenza viene appellata dal signor Bristot e dagli altri suindicati per i seguenti motivi 1 violazione e falsa applicazione dell'articolo 10 del Dpr 344/83, della legge 870/86 e del Dpcm 13 aprile 1984 eccesso di potere travisamento dei presupposti. Gli appellanti richiamano una circolare in data 28 giugno 1985, nella quale veniva detto che l'indennità di amministrazione, che aveva sostituito l'indennità incentivante, sarebbe stata erogata, in ipotesi di sospensione cautelare per procedimento disciplinare, con una trattenuta del 50%. Contestano poi le affermazioni contenute nella sentenza impugnata, in quanto, ammesso che il compenso di cui trattasi sia legato all'effettiva prestazione di lavoro, essi non potrebbero venire penalizzati dalla circostanza che la prestazione non è potuta intervenire per fatto addebitabile all'amministrazione. Il ministero dei Trasporti si è costituito in giudizio, resistendo al ricorso in appello. Il ricorso in appello è infondato. Ai sensi dell'articolo 97, comma 1, del Dpr 3/1957, revocata la sospensione cautelare, all'impiegato spettano tutti gli assegni non percepiti, escluse le indennità per servizi e funzioni di carattere speciale o per prestazioni di lavoro straordinario e salva deduzione dell'assegno alimentare eventualmente corrisposto . Al riguardo, costituisce giurisprudenza consolidata quella secondo cui, atteso che il normale principio di sinallagmaticità delle prestazioni lavorative e retribuzioni non opera nei casi in cui la prestazione lavorativa non è stata resa per fatto imputabile all'amministrazione, la ricostruzione retroattiva della carriera fa sorgere il diritto a percepire tutti gli emolumenti rientranti nella retribuzione ordinaria, ma non anche quelli che non hanno carattere fisso e predeterminato, e sono quindi legati a esigenze lavorative contingenti e variabili nel tempo quali i compensi per le prestazioni di lavoro straordinario e notturno e altre indennità similari questo Consiglio Sezione quarta, 720/01 Sezione sesta, 782/03 . Facendo applicazione di detti principi al caso di specie, deve escludersi il diritto alla corresponsione del compenso incentivante, che l'articolo 10, comma 2, lettera b , del Dpr 344/83 condiziona espressamente al conseguimento di obiettivi generali stabiliti dalle singole amministrazioni, all'effettiva presenza in servizio, al pieno rispetto dell'orario d'obbligo e ad ogni altra eventuale condizione al fine di migliorare l'efficienza del servizio e il successivo comma 3 collega alle effettive prestazioni ordinarie di servizio . Ciò a causa della necessaria correlazione fra prestazione del servizio e aumento di produttività. In tal senso questo Consiglio, Sezione quarta, 1285/05 e Sezione VI, 120/79 decisione, quest'ultima, relativa al premio per l'incremento industriale a favore dei dipendenti dell'amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato, avente natura di compenso incentivante , da cui non vi è motivo per discostarsi. Ne consegue anche l'irrilevanza di quanto disposto dall'invocata circolare, tra l'altro successiva al provvedimento impugnato in primo grado. Il ricorso in appello, pertanto, deve essere respinto. Le spese del presente grado di giudizio, sussistendo giusti motivi, possono essere compensate. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, sezione sesta, respinge il ricorso in appello. Compensa tra le parti le spese del presente grado di giudizio. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'autorità amministrativa. 2 N.R.G. 804/2001 FF