Decreto di espulsione, la convivenza more uxorio non vale per l'extracomunitario

La Consulta non riconosce al convivente di un'italiana incinta una certezza dei rapporti familiari poiché per i giudici si tratta solo di una relazione di fatto

Nessuna sospensione del decreto di espulsione se l'extracomunitario convive con una donna italiana in attesa di un bimbo. Così la Corte costituzionale con l'ordinanza 192/06 depositata ieri, 11 maggio, redatta da Maria Rita Saulle e qui leggibile nei documenti correlati ha dichiarato legittimo l'articolo 19 comma 2 lettera d del D.Lgs 286/98 sul Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norma sulla condizione dello straniero . A sollevare la questione era stato il giudice di pace di Genova nella parte in cui la norma prevede che il decreto di espulsione debba essere eseguito anche nei confronti dello straniero legato da una relazione affettiva con una cittadina italiana, in stato di gravidanza. Secondo il remittente, infatti, non sospendere l'espulsione significa non assicurare alla donna stessa e al nascituro l'assistenza materiale e morale. La Consulta nel dichiarare la questione manifestamente infondata ha chiarito che la norma prevede una temporanea sospensione dell'espulsione nei confronti delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono . Per cui, hanno continuato i giudici delle leggi, l'estensione di tale disciplina, resa possibile grazie alla sentenza 376/00, al rispettivo marito convivente presuppone una certezza dei rapporti familiari che non è dato riscontrare e tanto meno verificare nel caso di una relazione di fatto. Tuttavia, malgrado le aperture verso le convivenze more uxorio, l'Alta corte ha respinto le censure affermando che sebbene la questione sia stata prospettata in termini di tutela della famiglia di fatto e dei conseguenti diritti-doveri, pone in realtà in comparazione trattamenti riservati a situazioni profondamente diverse, ossia cioè quella del marito di cittadina extracomunitaria incinta e quella dell'extracomunitario che afferma di essere padre naturale di un nascituro. Quanto infine alla violazione del dovere inderogabile di solidarietà, collegata al diritto alla salute tutelato dalla nostra Carta fondamentale all'articolo 32 i giudici costituzionali non hanno avuto dubbi le ragioni della solidarietà umana non sono di per sé in contrasto con le regole in materia di immigrazione previste in funzione di un ordinato flusso migratorio e di un'adeguata accoglienza e integrazione degli stranieri . cri.cap

Corte costituzionale - ordinanza 3-11 maggio 2006, n. 192 Presidente Marini - Relatore Saulle Ritenuto Che il Giudice di pace di Genova, con ordinanza depositata l'8 giugno 2005, ha sollevato, in riferimento agli articoli 2, 30 e 32 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 19, comma 2, lettera d , del D.Lgs 286/98 Tu delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero , nella parte in cui prevede che il decreto di espulsione debba essere eseguito anche nei confronti dello straniero extracomunitario legato da una relazione affettiva con una cittadina italiana, in stato di gravidanza, impedendo così a costui di assicurare alla donna stessa e al nascituro assistenza materiale e morale che il rimettente solleva la questione di legittimità, relativamente alla tutela della cittadina italiana, in riferimento agli articoli 2 e 32 Costituzione e, relativamente alla tutela del nascituro, in riferimento agli articoli 2 e 30 Costituzione che il giudizio a quo ha ad oggetto l'opposizione al decreto di espulsione emesso dal Prefetto di Genova nei confronti di B. L., in quanto questi, entrato nel territorio dello Stato sottraendosi ai controlli di frontiera, non aveva richiesto il permesso di soggiorno entro i termini di legge che il rimettente, illustrati brevemente i suoi poteri in materia di opposizione al decreto di espulsione, in punto di fatto rileva che il B. L. risulta legato affettivamente ad M. V., cittadina italiana, come da dichiarazione dalla stessa sottoscritta, con la quale ha concepito un nascituro che, nel corso del giudizio a quo è emerso che costei era stata ricoverata, in data 14 maggio 2005, presso un Pronto soccorso ospedaliero ove le era stato rilasciato un certificato medico con una prognosi di tre giorni che, a parere del giudice a quo, l'articolo 16 della Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo e l'articolo 8 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, resa esecutiva con la legge 848/55 Ratifica ed esecuzione della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali firmata a Roma il 4 novembre 1950 e del Protocollo addizionale alla Convenzione stessa, firmato a Parigi il 20 marzo 1952 , nel prestare tutela alla famiglia, prescindono dal fatto che la stessa sia fondata o meno sul vincolo del matrimonio che, ad avviso del rimettente, il decreto di espulsione impugnato costituisce un grave nocumento per la madre del nascituro, in violazione dell'articolo 2 della Costituzione, nonché dell'articolo 32 della Costituzione, in quanto limita o esclude il dovere inderogabile di solidarietà connesso alla tutela del diritto alla salute che il decreto di espulsione oggetto di giudizio, a parere del giudice a quo, vanifica, altresì, i diritti del nascituro-figlio naturale ed impedisce l'adempimento dei doveri del genitore-naturale destinatario del provvedimento amministrativo opposto , nonostante la tutela che il legislatore e l'articolo 30 della Costituzione accordano al figlio naturale che è intervenuto in giudizio il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, concludendo per la declaratoria di inammissibilità o comunque di manifesta infondatezza della questione che, ad avviso della parte pubblica, la questione di legittimità risulterebbe, innanzitutto, irrilevante ponendosi al di fuori della fattispecie procedimentale che il rimettente è chiamato a decidere che l'esecuzione del provvedimento di espulsione, a parere della difesa erariale, non pregiudica il diritto-dovere del ricorrente di adempiere ai suoi doveri di padre del nascituro una volta che quest'ultimo, venuto al mondo, venga dallo stesso riconosciuto che, secondo l'Avvocatura, l'ordinamento non prevede situazioni soggettive tutelabili in capo al presunto padre, prima della nascita del concepito, fino al punto di sottrarlo al trattamento sanzionatorio derivante dalla violazione di leggi che, a parere della difesa erariale, in favore del ricorrente, in quanto convivente e non unito in matrimonio con la madre del nascituro, non si può invocare l'illegittimità costituzionale dell'articolo 19, comma 2, lettera d , del D.Lgs 286/98 sulla base della sentenza 376/00, con la quale questa Corte, al fine di assicurare un'adeguata tutela alla famiglia, ha dichiarato illegittima la norma citata nella parte in cui non prevedeva il divieto di espulsione nei confronti del marito convivente con donna in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio che, comunque, i valori dell'unità familiare e dell'interesse dei figli minori devono essere bilanciati con altri valori aventi uguale dignità costituzionale, quali quelli garantiti e protetti dalla normativa in materia di ingresso e soggiorno degli stranieri nel territorio nazionale che, infine, la parte pubblica ritiene non applicabile al caso sottoposto al rimettente la legge 52/2000 recte n. 53 Disposizioni per il sostegno della maternità e della paternità, per il diritto alla cura e alla formazione e per il coordinamento dei tempi delle città , che ha introdotto una disciplina a tutela della funzione genitoriale a prescindere dall'esistenza del rapporto di coniugio, attesa la presenza irregolare nel territorio dello Stato del ricorrente Considerato Che il Giudice di pace di Genova, ha sollevato, in riferimento agli articoli 2, 30 e 32 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale dell'articolo 19, comma 2, lettera d , del D.Lgs 286/98 Tu delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero , nella parte in cui prevede che il decreto di espulsione debba essere eseguito anche nei confronti dello straniero extracomunitario legato da una relazione affettiva con una cittadina italiana, in stato di gravidanza, impedendo così a costui di assicurare alla donna stessa e al nascituro assistenza materiale e morale che, premesso che l'articolo 19, comma 2, lettera d , del D.Lgs 286/98, prevede non già un divieto assoluto, ma una temporanea sospensione del potere di espulsione o di respingimento delle donne in stato di gravidanza o nei sei mesi successivi alla nascita del figlio cui provvedono , l'estensione di tale disciplina operata dalla sentenza 376/00 al rispettivo marito convivente presuppone una certezza dei rapporti familiari che non è dato riscontrare - e tanto meno è dato verificare nel giudizio a quo - nel caso di una relazione di fatto che, come tale, non può che essere affermata dagli interessati che, conseguentemente, la questione di legittimità costituzionale, sebbene prospettata in termini di tutela della famiglia di fatto e dei conseguenti diritti-doveri, pone in realtà in comparazione trattamenti riservati a situazioni profondamente diverse - e cioè quella del marito di cittadina extracomunitaria incinta e quella dell'extracomunitario che afferma di essere padre naturale di un nascituro - e, quindi, non irragionevolmente disciplinate in modo diverso dal legislatore che, quanto alla censura relativa alla asserita violazione del dovere inderogabile di solidarietà, collegata al diritto alla salute tutelato dall'articolo 32 della Costituzione, le ragioni della solidarietà umana non sono di per sé in contrasto con le regole in materia di immigrazione previste in funzione di un ordinato flusso migratorio e di un'adeguata accoglienza ed integrazione degli stranieri che, pertanto, la questione è manifestamente infondata. Visti gli articoli 26, comma 2, della legge 87/1953, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. PQM La Corte costituzionale dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 19, comma 2, lettera d , del D.Lgs 286/98 Tu delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero , sollevata, in riferimento agli articoli 2, 30 e 32 della Costituzione, dal Giudice di pace di Genova con l'ordinanza in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 3