Controversie patrimoniali tra coniugi di cittadinanza diversa, si applica l'ultima legge ""condivisa"" da entrambi

Mancando una norma specifica dopo la bocciatura della Consulta all'articolo 19 delle preleggi i giudici di piazza Cavour optano per l'unica alternativa valida vale l'ultima legge nazionale che sia stata comune in costanza di matrimonio

In caso di contrasto su aspetti patrimoniali tra coniugi di diversa cittadinanza, la legge applicabile sarà l'ultima legge nazionale che marito e moglie hanno condiviso durante il matrimonio ciò si desume dall'applicazione analogica dell'articolo 18 delle preleggi, che normalmente regola i rapporti personali tra coniugi. A ricorrere ad un'interpretazione analogica è la prima sezione civile della Cassazione sentenza 1609/07, qui consultabile tra i documenti correlati , costretta ad una simile scelta, dall'intervento della Corte costituzionale sentenza 254/06 leggibile tra gli arretrati del 5 luglio 2006 che a luglio scorso ha dichiarato incostituzionale la norma che regolava i rapporti patrimoniali tra i coniugi, ossia l'articolo 19 delle preleggi il quale stabiliva, appunto, che i rapporti patrimoniali tra i coniugi erano regolati dalla legge nazionale del marito al tempo della celebrazione del matrimonio . Mancando, quindi, una specifica norma in questa materia i giudici di legittimità hanno pensato giustamente che l'unica alternativa valida fosse l'applicazione del principio contenuto nell'articolo 12 delle preleggi in base al quale se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materie analoghe . Inoltre visto che l'articolo 30 della legge 218/95, di riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato, al primo comma testualmente statuisce che i rapporti patrimoniali tra coniugi sono regolati dalla legge applicabile ai loro rapporti personali , unendo questi principi, la Suprema corte è giunta ad applicare anche al regime patrimoniale il dettato previsto dall'articolo 18 preleggi così come modificato dalla dichiarazione di incostituzionalità del giudice delle leggi Corte costituzionale 71/1987 in base al quale i rapporti personali tra coniugi di diversa cittadinanza sono regolati dall'ultima legge nazionale che sia stata comune durante il matrimonio . Il fatto. Ma andiamo con ordine analizzando i fatti che hanno portato la Cassazione ad una simile interpretazione. Tutto è nato dalla richiesta di due coniugi di diversa cittadinanza, di applicare la propria legge nazionale per regolare i loro rapporti patrimoniali. Il primo giudice ha applicato la legge italiana, quella cioè della moglie. Ovviamente il marito si opponeva osservando che egli al momento della celebrazione del matrimonio era cittadino austriaco e che aveva ottenuto la cittadinanza italiano solo successivamente mantenendo però, sempre anche la sua. La Corte d'appello invece capovolgendo il pensiero dei primi giudici, applicava la legge austriaca sul presupposto che al regime patrimoniale dei coniugi si applicava la disposizione contenuta nell'articolo 19 delle preleggi. Chiaramente la moglie si rivolgeva alla Cassazione la quale, ricordando l'intervento della Corte costituzionale che ha dichiarato illegittimo, l'articolo 19 delle preleggi, ha rinviato ad altro giudice di merito il quale dovrà applicare la legge italiana. cri.uba

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 19 dicembre 2006-24 gennaio 2007, n. 1609 Presidente Luccioli - Relatore Bonomo Pm Schiavon - conforme - ricorrente Menzcontroricorrente Scherzer Svolgimento del processo Rudolf Scherzer proponeva con ricorso del 21 giugno 1993 al Tribunale di Bolzano domanda di cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario contratto con Reinhilde Menz nel 1968. La convenuta chiedeva, tra l'altro, lo scioglimento della comunione in relazione ad un appartamento sito in Innsbruck acquistato dal marito nel 1981, il riconoscimento della sua comproprietà sul bene in ragione della metà nonché del 50 per cento delle rendite dell'immobile Lo Scherzer chiedeva invece - che tali richieste venissero rigettate, in quanto, essendo egli cittadino austriaco, doveva applicarsi il diritto di quel paese, che prevedeva il regime della separazione dei beni - che, in via subordinata, nel caso che fosse stato ritenuto applicabile il diritto italiano, il Tribunale escludesse l'appartenenza alla comunione dell'appartamento di Innsbruck in considerazione della fonte del denaro utilizzato per l'acquisto risparmi propri, donazioni dei propri genitori, redditi professionali dell'attività di psicologo esercitata nello stesso appartamento , nonché, in via ancora più subordinata, che la Menz fosse condannata a rimborsargli gli importi spesi per l'appartamento, oltre ad interessi e rivalutazione monetaria - che, sempre in via subordinata, nel caso che fosse stato ritenuto applicabile il diritto italiano, venisse accertato che rientravano nella comunione legale alcuni immobili acquistati dalla moglie a Bolzano e a Monaco, che la comunione fosse sciolta con l'assegnazione a lui della metà della proprietà o del valore dei beni e la condanna della moglie al pagamento della metà delle rendite e che, a seguito dello scioglimento della comunione dei beni, la Menz fosse condannata a corrispondergli la metà dei depositi di denaro e dei titoli che ella deteneva presso alcuni istituti bancari. Il Tribunale di Bolzano, dopo aver pronunciato, con sentenza non definitiva del 29 aprile 1994, la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario tra Rudolf Scherzer e Reinhilde Menz, n. 141 del 26 maggio 2000, così decideva, per quanto riguarda i suddetti aspetti patrimoniali, in base al diritto italiano, applicato per effetto della presunzione legale di identità con le norme austriache, resasi necessaria dalla mancanza o insufficienza della prova fornita dalla parte sul diritto straniero - accertava e dichiarava che l'appartamento di Innsbruck Austria rientrava comunque nel regime di comunione dei beni tra le parti, spettando pertanto la metà indivisa a ciascuno dei due coniugi - accertava e dichiarava che alla moglie spettava la metà delle rendite dell'appartamento di Innsbruck dal giorno della proposizione della domanda di separazione - accertava e dichiarava che gli appartamenti di Bolzano costituivano beni personali della moglie, ai sensi dell'articolo 179, lettera b Cc, rigettando qualsiasi domanda del marito in relazione a tali immobili - accertava e dichiarava che il ricavo della vendita della metà dell'appartamento di Monaco, competeva esclusivamente alla moglie, col rigetto di qualsiasi domanda del marito, in relazione a tale bene - rigettava la domanda dello Scherzer in relazione alla buonuscita ottenuta dalla Menz. Rudolf Scherzer proponeva appello impugnando la sentenza nel punto in cui aveva ritenuto applicabile il diritto italiano relativo alla comunione legale dei beni, ribadendo che egli sia al momento della celebrazione del matrimonio 1968 sia al momento dell'acquisto dell'appartamento a Innsbruck 1981 era stato solo cittadino austriaco e che aveva ottenuto la cittadinanza italiana appena nell'anno 1984, conservando anche quella austriaca, per cui sarebbe stato applicabile il diritto austriaco che prevede la separazione legale dei beni, con conseguente rigetto di qualsiasi pretesa della moglie in relazione all'appartamento di Innsbruck. In subordine, in caso di applicazione del diritto italiano, lo Scherzer riproponeva la domanda che anche gli appartamenti acquistati dalla moglie a Bolzano ed a Monaco di Baviera rientrassero nella comunione legale e, per metà, fossero attribuiti a lui. L'appellata chiedeva che l'appello fosse ritenuto inammissibile ovvero infondato. Con sentenza del 1-20 febbraio 2002, la Ca di Trento , sezione distaccata di Bolzano dichiarava che rispetto alle relazioni patrimoniali tra i coniugi era applicabile, in base all'articolo 19 delle preleggi, il diritto materiale austriaco e, quindi, la separazione legale dei beni, con la conseguenza che nessuno di loro aveva alcun diritto sugli immobili acquistati dall'altro durante il matrimonio. La Corte territoriale inoltre rigettava gli altri motivi di appello e compensava integralmente le spese processuali. Avverso la sentenza d'appello Reinhilde Menz ha proposto ricorso per cassazione sulla base di tre motivi, illustrati con memoria. Rudolf Scherzer ha resistito con controricorso, depositando una memoria illustrativa. Questa Corte con ordinanza 15092/05, dichiarava rilevante e non manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'articolo 19, primo comma, delle disposizioni sulla legge in generale, per violazione dell'articolo 3, primo comma, e 29, secondo comma, Costituzione nella parte in cui, per il caso di mancanza di legge nazionale comune ai coniugi, stabiliva che i rapporti patrimoniali tra i coniugi sono regolati dalla legge nazionale del marito al tempo della celebrazione del matrimonio e, sospeso il giudizio, trasmetteva gli atti alla Corte costituzionale. La Corte costituzionale, con sentenza 254/06, dichiarava l'illegittimità costituzionale dell'articolo 19, comma primo, delle disposizioni preliminari al Cc. A seguito di tale pronuncia, veniva nuovamente fissata l'udienza di discussione del ricorso dinanzi a questa Corte. Entrambe le parti presentavano memoria. Motivi della decisione 1. Con il primo mezzo d'impugnazione la ricorrente lamenta violazione o falsa applicazione degli articoli 18 e 19 disp. prel. Cc, degli articoli 3 e 29 Costituzione degli articoli 159 e segg. Cc e degli articoli 81 e segg. della legge matrimoniale austriaca EHEG . Si sostiene, in particolare, che la Corte territoriale a non aveva esaminato la prospettata eccezione di illegittimità costituzionale dell'articolo 19 delle preleggi, per violazione degli articoli 3 e 29 Costituzione, a causa dell'irragionevole preferenza per il diritto nazionale del marito rispetto a quello della moglie b non aveva valutato il comportamento delle parti sotto l'aspetto del comportamento univoco tenuto dai coniugi ai sensi del comma 2 dell'articolo 19 preleggi c non aveva applicato l'articolo 81 della legge. matrimoniale austriaca, che avrebbe comportato come conseguenza che l'appartamento di Innsbruck faceva parte dei risparmi, residuati al momento dello scioglimento del matrimonio e, come tale, doveva essere suddiviso tra i coniugi. 2.Con il secondo motivo la ricorrente denuncia, in relazione all'articolo 360 nn. 3 e 5 Cpc,violazione e falsa applicazione dell'articolo 18 preleggi, degli articoli 177 e segg. Cc, dell'articolo 228 della legge 151/75, degli articoli 29 e 30 della legge 218/95, degli articoli 81 e segg. della legge matrimoniale austriaca EHEG . Si lamenta, in particolare, difetto di motivazione ed omessa pronuncia in ordine agli acquisti ed utili residuati al momento dello scioglimento del matrimonio, come previsto dall'articolo 81 della legge matrimoniale austriaca. La sentenza, anche se intervenuta in Italia, che pronuncia sulle conseguenze di carattere economico tra le parti in dipendenza dello scioglimento del matrimonio non può limitarsi all'affermazione del regime di separazione dei beni, senza pronunciarsi su quello che è il contenuto della domanda proposta sostanzialmente da ambedue le parti, vale a dire sull'esaurimento di tutte le questioni di carattere economico finanziario tra loro pendenti a seguito della dichiarazione di cessazione degli effetti civili del matrimonio. 3. Il terzo motivo di ricorso esprime una doglianza di difetto di motivazione ed omessa pronuncia in ordine alla richiesta di specifica applicazione dell'articolo 81 della legge matrimoniale austriaca, in relazione ai risparmi matrimoniali residuali. Si sottolinea, in particolare, che la Corte d'appello si era limitata a prendere in considerazione l'articolo 1237 del codice civile austriaco ABGB , senza applicare tutto il diritto austriaco, ivi compresa la legge matrimoniale, che regola il divorzio e le sue conseguenze economicofinanziarie con i rispettivi obblighi tra i coniugi. 4. Il primo motivo di ricorso deve essere accolto nei termini appresso precisati. A seguito della dichiarazione di incostituzionalità dell'articolo 19, comma 1, delle preleggi Corte costituzionale 254/06 - il quale stabiliva che i rapporti patrimoniali tra i coniugi erano regolari dalla legge nazionale del marito al tempo della celebrazione del matrimonio - è venuto meno il presupposto normativo in base al quale la sentenza impugnata ha applicato il diritto austriaco legge nazionale dello Scherzer al momento della celebrazione dal matrimonio e, conseguentemente, il regime di separazione dei beni tra i coniugi, che tale diritto prevede in mancanza di apposita convenzione 1233 e ss. ABGB - Allgemeines B rgerliches Gesetzbuch . Si rende ora necessario accertare - nel quadro normativo risultante dalla ricordata pronuncia di incostituzionalità e prescindendosi dalle disposizioni della legge 218/95, sulla riforma del sistema italiano del diritto internazionale privato e, in particolare, dall'articolo 30 che regola i rapporti patrimoniali tra i coniugi di diversa nazionalità , perché il giudizio di primo grado è stato proposto anteriormente all'entrata in vigore di tale legge articolo 72 legge citata - quale è il regime patrimoniale applicabile alle parti in causa, tenuto conto che esse, unitesi in matrimonio nel 1968, per un primo periodo della vita coniugale hanno avuto diversa cittadinanza italiana la moglie ed austriaca il marito e che, in un secondo periodo, dal 1984, anche il marito ha avuto la cittadinanza italiana. Sostiene la ricorrente nella memoria del 20gennaio 2005 che la legge italiana sarebbe comunque applicabile ai sensi dell'ultimo comma dell'articolo 19 delle preleggi, dovendosi ritenere esistente un accordo tacito dei coniugi verso il diritto italiano per l'accettazione della cittadinanza italiana da parte del marito nonché la fissazione della residenza di quest'ultimo e della residenza familiare in Italia . Al riguardo va rilevato che, nella specie, non ricorrono le condizioni per l'applicazione del secondo comma dell'articolo 19, non avendo i coniugi stipulato nessuna convenzione, come rilevato dalla Corte d'appello, la quale ha precisato che il loro semplice silenzio, dopo che il marito aveva acquisito nel 1984 la cittadinanza italiana, non poteva essere valutato come dichiarazione di volontà di preferire la comunione dei beni italiana alla legge nazionale del marito austriaca . Contrariamente a quanto sostenuto dalla ricorrente, non vi è stata, quindi, un'omessa valutazione del comportamento delle parti, preso invece in considerazione dalla Corte territoriale, ma non ritenuto idoneo ad integrare un accordo, espresso o tacito, diretto a regolare i rapporti patrimoniali tra i coniugi. Osserva il Collegio che la sopravvenuta mancanza di una specifica norma che consenta l'individuazione del regime patrimoniale applicabile ai coniugi Scherzer - Menz, di diversa nazionalità per il periodo 1968/1984, impone anzitutto di verificare se le rispettive leggi nazionali dei coniugi sono suscettibili di un'applicazione cumulativa. Nella specie, deve escludersi, però, tale eventualità, atteso che mentre la legge italiana prevede la comunione dei beni, quale regime legale, quella austriaca, come si è visto, prevede invece la separazione dei beni e che questi due regimi sono tra loro inconciliabili. In questa situazione, la soluzione del problema deve essere ricercata nell'articolo 12 delle preleggi, secondo cui se una controversia non può essere decisa con una precisa disposizione, si ha riguardo alle disposizioni che regolano casi simili o materia analoghe se il caso rimane ancora dubbio, si decide secondo i principi generali dell'ordinamento giuridico dello Stato . Nella specie, per individuare la legge applicabile ai rapporti patrimoniali tra coniugi può farsi utile riferimento alle disposizioni che regolano l'analoga materia dei rapporti personali tra coniugi. L'analogia tra le due materie deriva dal fatto che entrambe riguardano i rapporti tra i coniugi, pur se visti sotto diverse prospettive, e trova una conferma nella legge 218/95, di riforma del sistema italiano di diritto internazionale privato inapplicabile al caso in esame per le ragioni già esposte , che all'articolo 30, comma 1, ha espressamente stabilito che i rapporti patrimoniali tra coniugi sono regolati dalla legge applicabile ai loro rapporti personali salvo diversa convenzione . Ora, in base all'articolo 18 delle preleggi - nel testo risultante a seguito della dichiarazione di incostituzionalità della parte in cui stabiliva l'applicazione della legge nazionale del marito al tempo della celebrazione del matrimonio Corte costituzionale 71/1987 - i rapporti personali tra coniugi di diversa cittadinanza sono regolati dall'ultima legge nazionale che sia stata comune durante il matrimonio. Nella specie, l'ultima legge comune al coniugi durante il matrimonio è la legge italiana, essendo la Menz cittadina italiana sin dall'epoca della celebrazione del matrimonio ed avendo lo Scherzer ottenuto la cittadinanza italiana nel 1984, sicché, in applicazione del suddetto criterio anche ai rapporti patrimoniali tra i coniugi, deve ritenersi che tali rapporti siano regolati dalla legge italiana. 5. L'accoglimento del primo motivo di ricorso comporta l'assorbimento degli altri. 6. La sentenza impugnata deve, pertanto, essere cassata e la causa va rinviata alla Ca di Trento, la quale la riesaminerà facendo applicazione della legge italiana. Il giudice di rinvio provvederà anche in ordine alle spese processuali. PQM La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, assorbiti gli altri cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Ca di Trento, anche per le spese.