I ""superpoteri"" dell'appello, basta la parte civile

Da assoluzione a prescrizione con condanna dell'imputato al risarcimento quando l'impugnazione è presentata anche agli effetti penali. Le sezioni unite risolvono il contrasto

Il giudice d'appello, nel dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione su impugnazione della parte civile proposta anche agli effetti penali nei confronti della sentenza di assoluzione, può condannare l'imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile. Lo hanno affermato le Sezioni unite penali della Cassazione nella sentenza 25083/06, depositata il 19 luglio scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati. di Giuseppe Santalucia* Su impugnazione della parte civile, la Corte d'appello ha dichiarato il non doversi procedere nei confronti dell'imputato assolto in primo grado, per insussistenza del fatto, dall'imputazione di ingiuria, ma lo ha condannato al risarcimento del danno in favore della parte civile oltre che al pagamento delle spese di costituzione da parte della stessa per entrambi i gradi di giudizio. Avverso tale decisione ha proposto ricorso l'imputato che ha lamentato l'erronea applicazione dell'articolo 578 Cpp, che regola il potere del giudice d'appello e della Cassazione di decidere sugli effetti civili, dopo una condanna alle restituzioni o al risarcimento pronunciata in primo grado, contestualmente alla pronuncia di estinzione per amnistia o per prescrizione. In particolare il ricorrente ha rilevato che la condanna al risarcimento del danno è stata pronunciata nonostante la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione e la mancanza di una sentenza di condanna in primo grado, nel quale era stato assolto per la parte non dichiarata già prescritta in quella sede. La vicenda è stata devoluta alle Sezioni unite penali essendo stato rilevata l'esistenza di un contrasto in ordine alla questione della legittimità o meno di una decisione sugli interessi civili indipendentemente dalla preesistenza nel grado precedente di giudizio di una sentenza di condanna. Il massimo Consesso innanzitutto precisa che il problema dei limiti della cognizione civile nel processo penale si presenta nel caso in cui il giudice dell'impugnazione sia stato investito anche della cognizione penale, dal momento che è questa la necessaria condizione perché il giudice possa dichiarare l'estinzione del reato a fronte di una precedente sentenza di assoluzione. Non importa, in questa prospettiva, che l'impugnazione agli effetti penali sia stata proposta dal Pm o ai sensi dell'articolo 577 Cpp dalla persona offesa costituita parte civile nei processi per i reati di ingiuria e di diffamazione. Ma il chiarimento forse più importante è relativo alla irrilevanza della sopravvenuta abrogazione dell'articolo 577 Cpp per effetto della legge 46/2006, sul presupposto che la sentenza impugnata è stata pronunciata prima dell'abrogazione e la sua validità deve quindi essere considerata in riguardo al sistema previgente. Tanto premesso le Sezioni unite, che già in esordio dichiarano di dare risposta affermativa al quesito, e quindi di ritenere legittimo che il giudice dell'impugnazione, nel dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione, pronunci condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile che abbia proposto appello contro la sentenza di assoluzione in primo grado, rilevano che l'opposto orientamento fa leva sull'articolo 578 Cpp, a cui è affidato il compito di disciplinare per intero la cognizione agli effetti civili del giudice dell'impugnazione, in ogni caso in cui dichiari l'estinzione del reato per prescrizione, anche in presenza di un'impugnazione ai fini civili. Se la regola è ricercata solo nell'ambito dell'articolo 578 Cpp, la conclusione non può che essere che il giudice dell'impugnazione conserva la cognizione agli effetti civili solo in caso in cui vi sia stata condanna, anche generica, alle restituzioni o al risarcimento dei danni, con conseguente difetto di giurisdizione civile nel caso in la prescrizione intervenga solo dopo la pronuncia di una sentenza di assoluzione o comunque dopo una sentenza che non contenga la condanna alla restituzioni o al risarcimento. Questa è, ad esempio, la posizione assunta dalla quinta sezione penale sentenza 11509/00, ric. Macedonio , secondo cui l'azione civile risarcitoria può essere accolta solo in presenza di una sentenza di condanna dell'imputato, con la conseguenza che, ove nel giudizio di impugnazione il reato sia stato dichiarato estinto per prescrizione od amnistia, la decisione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi della sentenza che concernono gli interessi civili può essere assunta soltanto nel caso in cui, nel precedente grado di giudizio, sia stata affermata, con la sentenza di condanna, la responsabilità dell'imputato. E per quanto attiene alla Corte di cassazione si è sulla stessa linea ritenuto, sezione feriale sentenza 11178/90, ric. Calderoni , che nel caso di annullamento senza rinvio per prescrizione del rato, su impugnazione del p.m. o della parte civile avverso sentenza assolutoria, la Corte non può contestualmente decidere sull'impugnazione ai soli effetti civili, ma deve rinviare gli atti al giudice civile competente per valore in grado di appello anche se l'annullamento ha per oggetto una sentenza inappellabile. Le Sezioni unite rilevano allora gli effetti paradossali del ritenere che l'articolo 578 Cpp sia sempre applicabile in caso di dichiarazione di estinzione del reato nella fase dell'impugnazione. Osservano in particolare che, in presenza di assoluzione nel grado precedente, il giudice potrebbe sempre conoscere dell'impugnazione agli effetti civili se il giudizio riguardasse soltanto tali effetti e quindi se fosse irrilevante l'estinzione del reato. Ma nel caso che potesse o dovesse dichiarare l'estinzione, siccome devolutogli anche il tema della responsabilità penale, non potrebbe più conoscere della responsabilità civile dell'imputato. Solo la mancata devoluzione della cognizione penale consentirebbe al giudice dell'impugnazione, ferma l'assoluzione nel grado precedente, di accertare sia pure incidenter tantum e ai fini civili la sussistenza di tutti gli elementi del fatto reato. La duplice devoluzione, della cognizione penale e di quella civile, avrebbe dunque la strana conseguenza di ridurre i poteri decisori del giudice dell'impugnazione. Per evitare siffatte inaccettabili conclusioni la soluzione è data dalla rilevazione dell'errore in cui incorrono quanti sostengono il difetto di potere del giudice dell'impugnazione alla luce dell'articolo 578 Cpp. Tale errore è stato denunciato dalla quarta sezione penale sentenza 12762/02, ric. Manca , dalla seconda sentenza 897/04, ric. Pc in proc. Cantamessa e dalla terza sentenza 18056/04, ric. Rontani , che hanno rilevato che l'articolo 578 Cpp non è applicabile allorché l'appellante o ricorrente sia la parte civile, a cui l'articolo 576 Cpp riconosce il diritto ad una decisione incondizionata sul merito della domanda posta. L'articolo 578 Cpp, invece, si riferisce al caso in cui l'impugnazione sia dell'imputato o del p.m. e solo in questa ipotesi richiede che per la decisione agli effetti civili, ove sia dichiarata l'estinzione del reato, vi debba essere stata in precedenza una valida pronuncia di condanna alla restituzione o al risarcimento. Mentre l'articolo 578 Cpp mantiene, nonostante la declaratoria di estinzione del rato, la cognizione del giudice dell'impugnazione sulle disposizioni e sui capi della sentenza che attengono agli interessi civili, e ciò in assenza di un'impugnazione della parte civile, l'articolo 576 Cpp attribuisce al giudice dell'impugnazione il potere di decidere sulla domanda risarcitoria e/o restitutoria pur in mancanza di una precedente statuizione sul punto. L'articolo 578 Cpp costituisce un caso di deroga al principio della devoluzione, perché autorizza il giudice ad occuparsi dei capi civili della sentenza impugnata anche senza pervenire contestualmente ad una dichiarazione di responsabilità penale l'articolo 576 Cpp, d'altro canto, ammette che, in caso di impugnazione della sola parte civile, possa essere rinnovato l'accertamento dei fatti posto a base della decisione assolutoria per valutare la sussistenza di una responsabilità per illecito, e quindi possa essere adottata una diversa pronuncia che rimuova quella pregiudizievole agli interessi civili della parte civile. Le disposizioni sono così l'espressione della scelta per l'autonomia dei giudizi sui due profili di responsabilità, nel senso che l'impugnazione ai soli fini civili non può incidere sulla decisione del grado precedente in merito alla responsabilità penale, ma il giudice penale dell'impugnazione, dovendosi occupare di una domanda civile necessariamente dipendente da un accertamento sul fatto reato, può sia pure incidenter tantum statuire in modo difforme sul fatto oggetto dell'imputazione. Il giudice dell'impugnazione adito ai sensi dell'articolo 576 Cpp ha, nei limiti del devoluto e agli effetti della devoluzione, i poteri che il giudice di primo grado avrebbe dovuto esercitare, sicché se ritiene che l'assoluzione sia stata frutto di errore può affermare la responsabilità agli effetti civili con condanna alla restituzioni e/o al risarcimento in quanto l'accertamento incidentale equivale virtualmente, oggi per allora, alla condanna di cui all'articolo 538, primo comma, Cpp, secondo cui quando pronuncia sentenza di condanna, il giudice decide sulla domanda per le restituzioni e il risarcimento del danno . Tanto può fare, come si è detto, anche nel caso di sopravvenuta estinzione del reato per prescrizione, ma se la prescrizione sarebbe dovuta essere rilevata in primo grado, in luogo della formula più liberatoria, seppure adito ai sensi dell'articolo 576 Cpp, non può provvedere agli effetti civili perché trova ostacolo nel già menzionato articolo 538, primo comma, Cpp. *Magistrato 1

Cassazione - Su penali up - sentenza 11 - 19 luglio 2006, n. 25083 Presidente Marvulli - relatore Agrò Ricorrente Negri Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di Brescia, con decisione dell'8 febbraio 2001, dichiarava non doversi procedere nei confronti di Giancarlo Negri in ordine ad alcuni episodi addebitatigli ai sensi degli articoli 81 e 594 Cp commessi nel 1994 per essere il reato estinto per intervenuta prescrizione, assolvendolo dalla parte residua dell'imputazione relativa al 1995 perché il fatto non sussiste. Contro questa decisione proponeva appello la parte civile Anna Calabrese e la Corte di Appello di Brescia, con decisione del 19 ottobre 2004, nel dichiarare non doversi procedere nei confronti del Negri anche per la residua parte dell'imputazione perché estinta per prescrizione, lo condannava al risarcimento del danno in favore della parte civile oltre al pagamento delle spese di costituzione della stessa per entrambi i gradi di giudizio. 2. Avverso la sentenza della Corte d'Appello ha proposto ricorso per cassazione il Negri articolando tre motivi illogicità manifesta della motivazione, lamentando in particolare che non vi sia corrispondenza tra la motivazione, che esclude la configurabilità del delitto di diffamazione per l'assenza del destinatario delle espressioni offensive, ed il dispositivo che dichiara non doversi procedere in ordine al reato di diffamazione, così diversamente qualificata l'originaria imputazione di ingiuria. Violazione ed erronea applicazione dell'articolo 578 Cpp, per essere stata pronunciata condanna al risarcimento dei danni in favore della parte civile nonostante la dichiarazione di estinzione del reato per prescrizione, e la mancanza di una sentenza di condanna in primo grado ove il Negri era stato assolto per la parte non dichiarata già in quella sede prescritta . Difetto di motivazione in relazione all'entità del risarcimento e alla condanna alle spese del doppio grado di giudizio. 3. La Quinta Sezione della Corte, assegnataria del ricorso, ha rilevato come sulla questione oggetto del secondo motivo di ricorso sussista un contrasto giurisprudenziale e conseguentemente ha trasmesso il ricorso al Primo Presidente, che lo ha assegnato alle Sezioni Unite Penali. Considerato in diritto 1. Come si è detto in narrativa, la Quinta Sezione di questa Corte, rilevato il contrasto di giurisprudenza con riferimento al secondo motivo di ricorso, ha rimesso alle Sezioni Unite la questione se il giudice d'appello, nel dichiarare l'estinzione del reato per prescrizione, possa condannare l'imputato al risarcimento dei danni in favore della parte civile che abbia proposto appello contro la sentenza di primo grado di assoluzione del medesimo imputato dal reato contestato. A tale questioni le Sezioni Unite danno risposta affermativa per le seguenti considerazioni e con i limiti che verranno precisati. 2. Il problema posto dalla Quinta Sezione, relativo ai limiti della cognizione civile nel processo penale, si presenta, come è ovvio, nel caso in cui il giudice dell'impugnazione, adito agli effetti civili, sia stato altresì investito della cognizione penale, perché è esclusivamente in questa ipotesi che tale giudice può dichiarare l'avvenuta estinzione del reato, dinanzi a una precedente una sentenza assolutoria. Ed è poi circostanza priva di rilievo, sia per il sorgere del quesito che per la sua soluzione, quella che l'impugnazione agli effetti penali sia stata proposta o dal p.m. o, come nella specie accade, ai sensi dell'articolo 577 del codice di rito, dalla persona offesa per reati di ingiuria e di diffamazione che ha richiesto anche il risarcimento. E' ancora irrilevante, sia pure ai soli fini della soluzione del caso concreto, l'osservazione che l'articolo 577 è stato esplicitamente abrogato dall'articolo 9 della legge 46/2006 la sentenza oggetto del ricorso è stata pronunziata prima dell'abrogazione in parola e la sua validità deve essere considerata con riguardo al sistema vigente al momento della decisione. Si deve allora convenire che la Corte di Brescia, senza violare il divieto della reformatio in peius, aveva il potere di dichiarare estinto il reato per intervenuta prescrizione, in luogo della assoluzione pronunziata in primo grado. La qual cosa, dunque, non esime dal chiedersi ulteriormente se nella situazione in cui si trovava la stessa Corte potesse condannare l'imputato al risarcimento del danno. 3. E a questo proposito deve osservarsi che, in sostanza e con trascurabili variazioni stilistiche, gli argomenti adottati dalle decisioni che abbracciano la soluzione negativa fanno tutti leva sull'articolo 578 Cpp. Questa disposizione - si assume più o meno esplicitamente - disciplina per intero la cognizione agli effetti civili del giudice dell'impugnazione, in ogni caso in cui questi dichiari estinto il reato per prescrizione, anche in presenza di un'impugnazione ai fini civili cfr. Sezione quarta, 19026/02, Colla ed altri secondo cui la norma in esame non distingue tra impugnazioni proposte dal pubblico ministero e quelle delle altre parti nel processo . E' così facile rilievo quello per cui la decisione agli effetti civili da parte del giudice d'appello o della Cassazione, una volta sopravvenuta la prescrizione del reato, è ammessa dalla norma in esame solo quando nei confronti dell'imputato vi sia stata nel grado precedente una condanna, anche generica, alle restituzioni o al risarcimento dei danni cagionati dal reato, con conseguente difetto di giurisdizione civile del giudice penale dell'impugnazione, nel caso in cui la prescrizione intervenga a seguito della pronunzia di una sentenza di assoluzione dell'imputato o comunque di una sentenza che già non contenga quella condanna alle restituzioni o al risarcimento di cui s'è detto. Nello stesso modo si è concluso che anche la Corte di Cassazione, ove, nel ritenere fondati i ricorsi del procuratore generale e della parte civile avverso sentenza assolutoria, annulli senza rinvio la sentenza impugnata per prescrizione del reato, non può contestualmente decidere sull'impugnazione ai soli effetti delle disposizioni concernenti gli interessi civili. Infatti, l'applicazione dell'articolo 578 Cpp è subordinata alla condizione che la pronuncia impugnata sia di condanna Sezione fer., 28 luglio 1990, Calderoni, m. 185.068 . 4. In questa prospettiva, l'applicabilità dell'articolo 578 Cpp, a ogni giudizio di impugnazione che si risolva con l'estinzione del reato per prescrizione o per amnistia, si ritrae dal fatto che il principio generale vigente nel nostro ordinamento processuale, in ordine ai poteri del giudice penale ed al riparto della giurisdizione tra giudice penale e giudice civile, è quello secondo il quale il giudice penale, in tanto può pronunciarsi sulla domanda risarcitoria o restitutoria, in quanto contestualmente giudichi e accerti la sussistenza della responsabilità penale, alla quale consegue la statuizione sulla responsabilità civile. L'unica eccezione a questo principioche, in quanto tale, non è suscettibile di applicazione analogica -, eccezione che permette al giudice penale di pronunciarsi sulla azione civile anche quando, per effetto di una sopravvenuta amnistia o prescrizione, non può più giudicare sulla responsabilità penale, sarebbe posta appunto dall'articolo 578 Cpp. Questo consente sì al giudice penale di statuire ai soli effetti civili anche allorché non può più accertare direttamente la sussistenza di una responsabilità penale, ma richiede necessariamente che sia già stata in precedenza emanata una valida sentenza di condanna agli effetti penali e civili. E' stato così affermato che quando l'imputato in primo grado sia stato prosciolto e, quindi, difetti qualsiasi delibazione in punto di responsabilità, in sede di impugnazione, la declaratoria di prescrizione è ostativa in ordine a qualsiasi indagine finalizzata alla decisione sugli effetti civili. Di conseguenza, in tal caso, con l'estinzione del reato che la prescrizione determina, viene meno anche il presupposto per una condanna al risarcimento dei danni ed alle spese Sezione quinta, 3 ottobre 2000, sentenza 11509, Macedonio e nello stesso senso, Sezione terza, 1 dicembre 2004, sentenza 1988, Praticò, Sezione terza, 5 dicembre 2005, sentenza 13782, Trioni . 5. Ad accettare questo senso dell'articolo 578 Cpp e cioè a ritenere che la disposizione sia sempre applicabile in caso di dichiarazione di prescrizione del reato nella fase di impugnazione, si danno tuttavia delle conseguenze paradossali. Avverrebbe cioè che, in presenza di assoluzione nel grado precedente, il giudice potrebbe sempre conoscere dell'impugnazione agli effetti civili se il giudizio a lui devoluto riguardasse soltanto tali effetti e quindi fosse irrilevante la prescrizione del reato. Ma, ove tale prescrizione potesse e dovesse dichiarare, perché gli è stato devoluto anche il tema della responsabilità penale e non sussistono le condizioni per la conferma della soluzione più favorevole per l'imputato, non potrebbe più conoscere della responsabilità civile di quest'ultimo. In altri termini proprio la mancata devoluzione della cognizione penale del caso consentirebbe al giudice dell'impugnazione, ferma restando l'assoluzione penale, di accertare, sia pure incidentalmente e ai fini civili, la sussistenza di tutti gli elementi del fatto reato. Al contrario, una volta che il giudice dell'impugnazione penale, accertati in via diretta gli elementi della specie, abbia ritenuto che per quello stesso fatto non può adottarsi la soluzione liberatoria raggiunta nel grado precedente e abbia dunque dichiarato la prescrizione decisione penalmente più sfavorevole per l'imputato , ogni pronunzia sulla responsabilità civile di costui gli sarebbe preclusa dalla precedente assoluzione. E ciò nonostante che in quest'ultima ipotesi la duplice devoluzione sembrerebbe conferirgli maggiori poteri. Né per superare simile aporia potrebbe immaginarsi che il giudice, adito per i soli interessi civili, debba comunque accertare incidentalmente l'avvenuta prescrizione del reato al momento della pronunzia, quale condizione per la permanenza della sua cognizione. Rende irreale un simile accertamento incidentale il dato di natura sostanziale che, per effetto della mancata impugnazione ai fini penali della pronunzia assolutoria, la prescrizione penale nella specie sottoposta a giudizio non decorre. 6. A ben vedere il paradosso appena delineato non è che un sintomo, sia pure vistoso, dell'erroneo ambito di operatività che i sostenitori del difetto di potere del giudice dell' impugnazione necessariamente conferiscono all'articolo 578 Cpp, come già hanno rilevato Sezione quarta, 12762/02, Manca, Sezione seconda, 897/04, p.c. in proc. Cantamessa e Sezione terza, 18056/04, Rontani. Comune alle decisioni appena citate è infatti l'osservazione che la disciplina di cui all'articolo 578 Cpp non è applicabile allorché appellante o ricorrente sia la parte civile, alla quale l'articolo 576 del codice di rito riconosce il diritto ad una decisione incondizionata sul merito della propria domanda. L'articolo 578 Cpp si riferisce invece al caso in cui l'impugnazione sia dell' imputato o del p.m. e solo in questa ipotesi richiede che, in presenza di una declaratoria di amnistia o di prescrizione,per decidere agli effetti civili,vi debba essere stata in precedenza una valida pronuncia di condanna alla restituzione o al risarcimento. In altri termini l'articolo 576 e l'articolo 578 disciplinano situazioni processuali diversificate, mirando l'articolo 578, nonostante la declaratoria della prescrizione, a mantenere, in assenza di un'impugnazione della parte civile, la cognizione del giudice dell'impugnazione sulle disposizioni e sui capo della sentenza del precedente grado che concernono gli interessi civili, mentre l'articolo 576 conferisce al giudice dell' impugnazione il potere di decidere sulla domanda al risarcimento ed alle restituzioni, pur in mancanza di una precedente statuizione sul punto. 7. L'articolo 578 Cpp, erede dell'articolo 12 della legge 405/79, costituisce dunque una deroga al principio della devoluzione, stabilendo che la pronunzia di estinzione del reato per amnistia o per prescrizione, intervenuta dopo una prima condanna, non comporta effetti automatici sui capi civili della decisione impugnata salvo stabilire se questi effetti debbano poi essere di caducazione o di conferma . Simile pronunzia di estinzione non esenta invece il giudice dell'impugnazione dal prendere in considerazione a questi fini il gravame. La disposizione tuttavia non rappresenta l'unica eccezione fatta dal legislatore al principio che il giudice penale in tanto può occuparsi dei capi civili in quanto contestualmente pervenga a una dichiarazione di responsabilità penale. Mentre il vigente codice di rito esclude che possa essere rivisto l'accertamento penale in mancanza di una impugnazione da parte del p.m., lo stesso codice sottolinea all'articolo 576, in questa parte non toccato dalle modifiche apportate dalla legge 46/2006, come, per effetto dell'impugnazione della sola parte civile, si possa rinnovare l'accertamento dei fatti posto a base della decisione assolutoria, al fine di valutare la sussistenza di una responsabilità per illecito e così ottenere una diversa pronunzia che rimuova quella pregiudizievole per i suoi interessi civili. In sintesi, la normativa processuale penale vigente ha scelto l'autonomia dei giudizi sui due profili di responsabilità, civile e penale, nel senso che l'impugnazione proposta ai soli effetti civili non può incidere sulla decisione del giudice del grado precedente in merito alla responsabilità penale del reo, ma il giudice penale dell'impugnazione, dovendo decidere su una domanda civile necessariamente dipendente da un accertamento sul fatto di reato e dunque sulla responsabilità dell'autore dell'illecito extracontrattuale, può, seppure in via incidentale, statuire in modo difforme sul fatto oggetto dell'imputazione, ritenendolo ascrivibile al soggetto prosciolto. 8. Va in tal modo riconosciuto che l'articolo 578 Cpp è inapplicabile alla problematica in esame e che il giudice investito dell'impugnazione della parte civile, contro una sentenza di assoluzione per gli interessi civili, ripete per intero le sue attribuzioni dall'articolo 576 Cpp. Per la sussistenza di tali attribuzioni, come s'è visto, è irrilevante un'eventuale simultanea impugnazione ai fini penali, talché una declaratoria di sopravvenuta prescrizione, esito di questa simultanea impugnazione, in nulla influisce sulla necessità di pronunziarsi sulla domanda civile. Così il giudice dell'impugnazione, adito ai sensi dell'articolo 576 Cpp, ha, nei limiti del devoluto e agli effetti della devoluzione, i poteri che il giudice di primo grado avrebbe dovuto esercitare. Se si convince che tale giudice ha sbagliato nell'assolvere l'imputato ben può affermare la responsabilità di costui agli effetti civili e come indirettamente conferma il disposto di cui all'articolo 622 Cpp condannarlo al risarcimento o alle restituzioni, in quanto l'accertamento incidentale equivale virtualmente - oggi per allora - alla condanna di cui all'articolo 538 comma 1 Cpp, che non venne non pronunziata per errore. Tanto, come sì è detto, anche nel caso in cui sia sopravvenuta l'estinzione del reato per prescrizione, laddove se la prescrizione si sarebbe dovuta pronunziare in primo grado, in luogo della formula più liberatoria, allora, e solo in questo caso, il giudice dell' impugnazione, sebbene adito ai sensi dell'articolo 576 Cpp, non può provvedere agli effetti civili, per effetto dell'articolo 538 comma 1 Cpp, che è stato appena richiamato. 9. Queste considerazioni conducono a ritenere privo di fondamento il ricorso proposto da Giancarlo Negri, perché, come già rilevato dalla Quinta Sezione, il primo motivo dedotto è inammissibile. Infatti, con esso il ricorrente, pur riconoscendo che la soluzione raggiunta è giuridicamente corretta, si limita a lamentare l'errore di motivazione con cui tale soluzione è stata giustificata. Ma inammissibile è anche il terzo motivo di ricorso, dato che la valutazione del danno non trasmoda in palese irragionevolezza e non è dunque censurabile in questa Sede. Altrettanto va detto per la liquidazione delle spese la richiesta di una soluzione più equa consiste, all'evidenza,in una critica al modo di esercizio di poteri discrezionali, improponibile nel giudizio di legittimità. 10. Alla reiezione del ricorso segue la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. PQM La Corte di Cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.