Europarlamento, le regole per l'elettorato attivo e passivo spettano agli Stati

Ogni Paese membro può regolarsi autonomamente fermo restando l'obbligo, in tale contesto, di rispettare il diritto comunitario e in particolare il principio di parità di trattamento

Nella causa Regno di Spagna/Regno Unito n. 145/05, la sentenza è qui leggibile come documento correlato , si è posta in particolare la questione del diritto di uno Stato membro di estendere il diritto di voto per le elezioni del Parlamento europeo a cittadini di Stati terzi residenti nel territorio europeo, nel caso di specie a Gibilterra. Al fine di consentire agli abitanti di Gibilterra di partecipare alle elezioni per il Parlamento europeo, il Regno Unito ha creato, nel 2003, una nuova circoscrizione elettorale, in cui Gibilterra è stata unita ad una circoscrizione inglese esistente, ed ha creato altresì uno speciale registro elettorale. In tal modo il diritto di votare in queste elezioni è stato concesso ai cittadini dell'Unione e ai cittadini del Commonwealth in possesso di determinati requisiti qualifying Commonwealth citizens QCC residenti a Gibilterra. Secondo il Regno di Spagna, solo ai cittadini dell'Unione può essere riconosciuto il diritto di voto alle elezioni per il Parlamento europeo. La Spagna sostiene inoltre che, unendo il territorio di Gibilterra ad una circoscrizione elettorale inglese e esistente, il Regno Unito ha violato l'allegato 1 all'atto del 1976 e la sua dichiarazione del 18 febbraio 2002. Essa ha proposto dinanzi alla Corte di giustizia delle Comunità europee un ricorso per inadempimento contro il Regno Unito. La Corte ricorda preliminarmente che il Regno Unito ha varato la normativa contestata dal Regno di Spagna per conformarsi ad una sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo. Per ragioni legate alla propria tradizione costituzionale, il Regno Unito ha scelto di concedere il diritto di voto attivo e passivo ai QCC in possesso di determinati requisiti in grado di indicare un legame specifico con il territorio per il quale le elezioni sono organizzate. La Corte afferma che né il Trattato CE né l'atto del 1976 indicano in modo esplicito e preciso chi siano i beneficiari del diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo. Pertanto, allo stato attuale del diritto comunitario, la determinazione dei titolari del diritto di voto e di eleggibilità per le elezioni del Parlamento europeo rientra nella competenza di ciascuno Stato membro, nel rispetto del diritto comunitario, e gli articoli rilevanti del Trattato CE non ostano a che gli Stati membri concedano tale diritto di voto e di eleggibilità a determinate persone che possiedono stretti legami con essi, pur non essendo loro cittadini o cittadini dell'Unione residenti sul loro territorio. Per quanto poi riguarda l'inquadramento del territorio di Gibilterra in una circoscrizione elettorale inglese e esistente, la Corte rileva che, in tal modo, un elettore di Gibilterra è posto in una situazione analoga a quella di un elettore del Regno Unito, e non deve affrontare, a causa dello status di Gibilterra, difficoltà tali da impedire o scoraggiare l'esercizio del suo diritto di voto. Essa respinge dunque l'argomento proposto sul punto dal Regno di Spagna. Nel procedimento pregiudiziale Eman e Sevinger / College van burgemeester en wethouders van Den Haag n. 300/04, la sentenza è qui leggibile come documento correlato , il Nederlandse Raad van State ha chiesto alla Corte, viceversa, se uno Stato membro possa escludere dal diritto di voto alle elezioni europee talune categorie di propri cittadini residenti in un territorio d'oltremare associato alla comunità PTOM , nel caso specifico Aruba. Il Regno dei Paesi Bassi è composto dai Paesi Bassi e dalle isole di Aruba e delle Antille olandesi. Per tutti gli abitanti del Regno esiste un'unica nazionalità, quella olandese. I signori Eman e Sevinger, entrambi di nazionalità olandese e residenti a Oranjestad Aruba , hanno chiesto di essere iscritti nel registro elettorale per partecipare alle elezioni per il Parlamento europeo. La loro domanda è stata respinta a causa della loro residenza ad Aruba. Il Raad van State olandese chiede se le disposizioni del Trattato CE relative alla cittadinanza dell'Unione si applichino a persone che possiedono la cittadinanza di uno Stato membro e sono residenti o domiciliate in un PTOM. La Corte afferma che i cittadini di uno Stato membro i quali risiedono o sono domiciliati in un territorio facente parte dei PTOM possono far valere i diritti riconosciuti ai cittadini dell'Unione. Per quanto riguarda la questione del possesso o meno, da parte di un cittadino dell'Unione residente o domiciliato in un PTOM, del diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo, la Corte conferma che la determinazione dei titolari del diritto di voto attivo e passivo rientra nella competenza di ciascuno Stato membro, nel rispetto del diritto comunitario. Alla luce in particolare della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, non sembra che il criterio della residenza sia inadeguato per determinare chi siano i beneficiari del diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo. Tuttavia, per quanto riguarda il principio di parità di trattamento, gli elementi di comparazione rilevanti sono da un lato un olandese residente nelle Antille olandesi o ad Aruba e, dall'altro, un olandese residente in un paese terzo. Tali soggetti hanno in comune il fatto di essere cittadini olandesi e di non risiedere nel territorio dei Paesi Bassi. La Corte rileva però che esiste una differenza di trattamento fra i due, poiché il secondo possiede il diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo organizzate nei Paesi Bassi, mentre il primo non gode di tale diritto. Una simile differenza di trattamento deve essere oggettivamente giustificata. A tale proposito, la Corte rileva che lo scopo perseguito dal legislatore olandese, il quale consiste nel concedere il diritto di voto attivo e passivo agli olandesi che hanno o hanno avuto legami con i Paesi Bassi, rientra nella discrezionalità di cui dispone tale legislatore per organizzare le elezioni. Tuttavia, il governo olandese non ha dimostrato a sufficienza che la diversità di trattamento osservata tra gli olandesi residenti in un paese terzo e quelli residenti nelle Antille olandesi e ad Aruba sia oggettivamente giustificata, e non costituisca dunque una violazione del principio di parità di trattamento. Qualora il giudice nazionale ritenga - in particolare alla luce delle risposte fornite dalla Corte - che illegittimamente i cittadini olandesi residenti o domiciliati nelle Antille olandesi e ad Aruba non siano stati iscritti nelle liste elettorali per l'elezione dei membri del Parlamento europeo del 10 giugno 2004, spetterà all'ordinamento nazionale definire le modalità di riparazione. Tali modalità, che possono comprendere un risarcimento del danno subito a causa della violazione del diritto comunitario imputabile allo Stato, devono rispettare i principi di equivalenza e di effettività.

Corte di giustizia europea - Grande sezione - sentenza 12 settembre 2006 Presidente Skouris - Relatore Rosas Causa C-145/04 Parlamento europeo - Elezioni - Diritto di voto - Cittadini del Commonwealth residenti a Gibilterra e privi della cittadinanza dell'Unione Ricorrente Regno di Spagna - controricorrente Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord 1. Con il suo ricorso, il Regno di Spagna chiede alla Corte di dichiarare che, promulgando la legge del 2003 relativa alla rappresentanza elettorale per l'elezione del Parlamento europeo [European Parliament Representation Act 2003 in prosieguo l' EPRA 2003 ], il Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord è venuto meno agli obblighi ad esso incombenti in forza degli articoli 189 CE, 190 CE, 17 CE e 19 CE, nonché dell'atto relativo all'elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato alla decisione del Consiglio 20 settembre 1976, 76/787/CECA, CEE, Euratom GU L 278, pag. 1 , come modificato dalla decisione del Consiglio 25 giugno 2002 e 23 settembre 2002, 2002/772/CE, Euratom GU L 283, pag. 1 in prosieguo l' atto del 1976 . Contesto normativo Diritto comunitario 2. L'articolo 17 CE così prevede 1. È istituita una cittadinanza dell'Unione. È cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell'Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest'ultima. 2. I cittadini dell'Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti dal presente trattato . 3. Ai fini dell'applicazione del diritto comunitario, il Regno Unito ha definito il termine cittadini in una dichiarazione allegata all'atto finale del Trattato relativo all'adesione alle Comunità europee del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord GU 1972, L 73, pag. 196 in prosieguo la dichiarazione del 1972 . In considerazione dell'entrata in vigore nel Regno Unito di una nuova legge sulla cittadinanza, tale dichiarazione è stata sostituita, nel 1982, da una nuova dichiarazione GU 1983, C 23, pag. 1 in prosieguo la dichiarazione del 1982 , la quale indica le seguenti categorie a i cittadini britannici b le persone che sono sudditi britannici ai sensi della parte quarta del British Nationality Act del 1981 e che hanno diritto di risiedere nel Regno Unito e sono pertanto esentate dal controllo del Regno Unito sull'immigrazione c i cittadini delle dipendenze britanniche che acquisiscono la cittadinanza in forza di un legame con Gibilterra . 4. L'articolo 19, n. 2, CE così dispone Fatte salve le disposizioni dell'articolo 190, paragrafo 4, e le disposizioni adottate in applicazione di quest'ultimo, ogni cittadino dell'Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. Tale diritto sarà esercitato con riserva delle modalità che il Consiglio adotta, deliberando all'unanimità su proposta della Commissione e previa consultazione del Parlamento europeo tali modalità possono comportare disposizioni derogatorie ove problemi specifici di uno Stato membro lo giustifichino . 5. Sulla base di tale disposizione, il Consiglio ha approvato la direttiva 6 dicembre 1993, 93/109/CE, relativa alle modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini GU L 329, pag. 34 . 6. L'articolo 189, primo comma, CE così prevede Il Parlamento europeo, composto di rappresentanti dei popoli degli Stati riuniti nella Comunità, esercita i poteri che gli sono attribuiti dal presente trattato . 7. L'articolo 190 CE è del seguente tenore 1. I rappresentanti, al Parlamento europeo, dei popoli degli Stati riuniti nella Comunità sono eletti a suffragio universale diretto. 4. Il Parlamento europeo elabora un progetto volto a permettere l'elezione a suffragio universale diretto, secondo una procedura uniforme in tutti gli Stati membri o secondo principi comuni a tutti gli Stati membri. Il Consiglio, con deliberazione unanime, previo parere conforme del Parlamento europeo che si pronuncia alla maggioranza dei membri che lo compongono, stabilirà le disposizioni di cui raccomanderà l'adozione da parte degli Stati membri, conformemente alle loro rispettive norme costituzionali. . 8. L'articolo 8 dell'atto del 1976 prevede quanto segue Fatte salve le disposizioni del presente atto, la procedura elettorale è disciplinata in ciascuno Stato membro dalle disposizioni nazionali. Tali disposizioni nazionali, che possono eventualmente tener conto delle particolarità negli Stati membri non devono nel complesso pregiudicare il carattere proporzionale del voto . 9. L'articolo 15, secondo comma, di tale atto è del seguente tenore Gli allegati I e II formano parte integrante del presente atto . 10. L'allegato II all'atto del 1976, divenuto allegato I in applicazione della nuova numerazione contenuta in allegato alla decisione 2002/772 in prosieguo l' allegato I all'atto del 1976 , così prevede Il Regno Unito applicherà le disposizioni di questo atto soltanto nei confronti del Regno Unito . 11. Nella sua sentenza 18 febbraio 1999, Matthews c. Regno Unito, Recueil des arr ts et décisions 1999-I , la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ritenuto che, non organizzando a Gibilterra elezioni per il Parlamento europeo, il Regno Unito abbia violato l'articolo 3 del protocollo n. 1 della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 in prosieguo il protocollo n. 1 della CEDU , che prevede l'obbligo, per le parti contraenti, di organizzare, ad intervalli ragionevoli, libere elezioni a scrutinio segreto, in condizioni tali da assicurare la libera espressione dell'opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo. Al punto 64 della propria sentenza, la citata Corte ha osservato che la ricorrente, nella sua qualità di residente a Gibilterra, si era vista privata di qualsiasi possibilità di esprimere la sua opinione sulla scelta dei membri del Parlamento europeo. Su domanda della Corte di giustizia, il Regno Unito ha precisato che, come risultava dal rapporto della Commissione dei diritti dell'uomo, la signora Matthews possedeva la cittadinanza britannica. 12. L'atto del 1976, nella sua versione iniziale, è stato modificato dalla decisione 2002/772, entrata in vigore il 1 aprile 2004. In occasione di tale modifica il Regno di Spagna si è opposto alla cancellazione, suggerita dal Regno Unito, dell'allegato I all'atto del 1976. È stata tuttavia inserita nel verbale della riunione del Consiglio del 18 febbraio 2002 la seguente dichiarazione del Regno Unito, che rispecchia un accordo bilaterale concluso fra tale Stato membro e il Regno di Spagna in prosieguo la dichiarazione del 18 febbraio 2002 Ricordando l'articolo 6, n. 2, del Trattato sull'Unione europea che dispone che l'Unione rispetta i diritti fondamentali quali sono garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950, e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in quanto principi generali del diritto comunitario , il Regno Unito veglierà affinché siano apportate le modifiche necessarie per consentire agli elettori di Gibilterra di partecipare alle elezioni del Parlamento europeo nel quadro di una circoscrizione esistente del Regno Unito e alle stesse condizioni degli altri elettori di tale circoscrizione, allo scopo di onorare l'obbligo ad esso incombente di applicare la sentenza pronunciata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Matthews contro Regno Unito, conformemente al diritto dell'Unione europea . 13. Nel citato verbale è stata inserita anche la seguente dichiarazione del Consiglio e della Commissione Il Consiglio e la Commissione prendono atto della dichiarazione del Regno Unito secondo la quale, al fine di adempiere all'obbligo ad esso incombente di dare applicazione alla decisione pronunciata dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nella causa Matthews contro Regno Unito, il Regno Unito veglierà affinché siano adottate le modifiche necessarie per consentire agli elettori di Gibilterra di partecipare alle elezioni per il Parlamento europeo nel quadro di una circoscrizione esistente del Regno Unito e alle stesse condizioni degli altri elettori di tale circoscrizione, conformemente al diritto dell'Unione europea . Lo status di Gibilterra 14. Gibilterra è stata ceduta dal Re di Spagna alla Corona britannica con il trattato di Utrecht, concluso fra il primo e la Regina di Gran Bretagna il 13 luglio 1713, nell'ambito dei trattati che hanno posto fine alla guerra di successione spagnola. L'articolo X, seconda frase, di tale trattato precisa che, qualora la Corona britannica intendesse cedere, vendere o alienare in qualunque altro modo la proprietà della città di Gibilterra, essa dovrebbe riconoscere alla Corona di Spagna un diritto di prelazione rispetto a qualunque altro interessato. 15. Gibilterra è attualmente una colonia della Corona britannica. Essa non fa parte della Regno Unito. 16. Il potere esecutivo è esercitato da un governatore nominato dalla Regina e, per determinate materie interne, da un Chief minister e da ministri eletti a livello locale. Questi ultimi sono responsabili dinanzi all'assemblea legislativa House of Assembly , eletta ogni cinque anni. 17. L'assemblea legislativa vota le leggi relative a determinate materie interne. Il governatore può tuttavia rifiutarsi di promulgare una legge. Anche il Parlamento del Regno Unito e la Regina nell'ambito del suo Consiglio privato Queen in Council hanno il potere di emanare leggi applicabili a Gibilterra. 18. Gibilterra è dotata di propri organi giurisdizionali. Sussiste tuttavia la possibilità di ricorrere, contro le sentenze della massima autorità giurisdizionale di Gibilterra, dinanzi alla sezione giudiziaria del Consiglio privato Judicial Committee of the Privy Council . 19. In base al diritto comunitario, Gibilterra è un territorio europeo di cui uno Stato membro assume la rappresentanza nei rapporti con l'estero, ai sensi dell'articolo 299, n. 4, CE, a cui si applicano le disposizioni del Trattato CE. L'atto relativo alle condizioni di adesione del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord e agli adattamenti dei trattati GU 1972, L 73, pag. 14 prevede tuttavia che talune parti del Trattato non si applichino a Gibilterra. L'EPRA 2003 20. L'8 maggio 2003, il Regno Unito ha adottato L'EPRA 2003. 21. L'articolo 9 dell'EPRA 2003 prevede che Gibilterra sia unita ad una circoscrizione elettorale esistente dell'Inghilterra o del Galles al fine di costituire una nuova circoscrizione. Sulla base di tale disposizione, le autorità britanniche hanno unito Gibilterra alla circoscrizione Sud Ovest dell'Inghilterra con il decreto del 2004 relativo alle elezioni per il Parlamento europeo per la circoscrizione elettorale combinata di Gibilterra, nonché alle spese della campagna elettorale [European Parliamentary Elections Combined Region and Campaign Expenditure United Kingdom and Gibraltar Order 2004]. 22 L'articolo 14 dell'EPRA 2003 prevede che il cancelliere dell'assemblea legislativa di Gibilterra clerk of the House of Assembly of Gibraltar conservi un registro degli elettori per le elezioni europee in prosieguo il registro di Gibilterra . 23. L'articolo 15 dell'EPRA 2003 prevede che una persona possa votare per le elezioni del Parlamento europeo a Gibilterra qualora, il giorno delle elezioni, sia iscritta nel registro di Gibilterra. 24. Ai sensi dell'articolo 16, n. 1, dell'EPRA 2003, può essere iscritto in tale registro colui che soddisfi tutte le seguenti condizioni - essere residente a Gibilterra - non essere in una situazione di incapacità che lo renda non idoneo a votare a Gibilterra per le elezioni del Parlamento europeo fatta eccezione per la condizione relativa all'età - essere cittadino del Commonwealth in possesso di taluni requisiti qualifying Commonwealth citizen, in prosieguo il QCC o cittadino dell'Unione europea non QCC , e - avere almeno 18 anni. 25. Ai sensi dell'articolo 16, n. 5, dell'EPRA 2003 sono considerati QCC coloro - nei confronti dei quali, conformemente alla legislazione di Gibilterra, non è richiesto alcun titolo o permesso per entrare e soggiornare a Gibilterra o - che, attualmente, possiedono un titolo o un permesso che li autorizza ad entrare e a soggiornare a Gibilterra o che, in base ad una qualunque disposizione della legislazione di Gibilterra, sono considerati in possesso di un tale titolo o permesso . 26. Gli articoli 17 e 18 dell'EPRA 2003 prevedono che il Lord Chancellor e la legge possano adottare diversi sistemi relativamente al registro di Gibilterra e al diritto di voto. Tali sistemi sono stati determinati dal segretario di Stato per gli affari costituzionali secretary of State for constitutional affairs , al quale sono state trasferite talune funzioni del Lord Chancellor dal regolamento del 2004 relativo alle elezioni del Parlamento europeo European Parliamentary Elections Regulations 2004 e dalla legge del 2004 relativa alle elezioni del Parlamento europeo European Parliamentary Elections Ordinance 2004 adottata dall'assemblea legislativa di Gibilterra. 27. L'articolo 21 dell'EPRA 2003 ha modificato, in modo da includere un riferimento a Gibilterra, l'articolo 10 della legge del 2002 relativa alle elezioni del Parlamento europeo European Parliamentary Elections Act 2002 , da cui deriva che il fatto di non essere cittadino britannico, ma cittadino del Commonwealth, non priva un soggetto del diritto di essere eletto membro del Parlamento europeo. 28. L'articolo 22 dell'EPRA 2003 consente la creazione di regole specifiche per le varie circoscrizioni elettorali e, più specificamente, per la circoscrizione combinata d'Inghilterra e del territorio del Galles e per Gibilterra. 29. Secondo l'articolo 23 dell'EPRA 2003, i giudici di Gibilterra sono competenti per pronunciarsi sulle controversie in materia elettorale. 30. Al suo articolo 28, n. 2, l'EPRA 2003 indica, come proprio ambito di applicazione territoriale, il Regno Unito e Gibilterra. Fase precontenziosa e procedimento dinanzi alla Corte 31. Successivamente ad uno scambio di corrispondenza, il Regno di Spagna ha indirizzato alla Commissione, in data 28 luglio 2003, una denuncia contro il Regno Unito sulla base dell'articolo 227 CE, finalizzata all'avvio di una procedura di infrazione dinanzi alla Corte di giustizia, nei confronti di tale Stato membro, a causa della presunta incompatibilità dell'EPRA 2003 con il diritto comunitario. Il Regno Unito ha depositato alla Commissione le proprie osservazioni in risposta a tale denuncia l'11 settembre 2003. La Commissione ha sentito i rappresentanti dei due Stati membri il 1 ottobre 2003. In seguito all'incontro, la Commissione ha autorizzato tali Stati a presentare ulteriori osservazioni scritte, cosa che essi hanno fatto il 3 ottobre 2003. 32. Il 29 ottobre 2003 la Commissione ha dichiarato quanto segue a seguito di un esame approfondito della denuncia della Spagna e di un incontro svoltosi il 1 ottobre, la Commissione ritiene che il Regno Unito abbia esteso il diritto di voto alle persone residenti a Gibilterra nell'ambito del potere discrezionale attribuito agli Stati membri dal diritto comunitario. Tuttavia, considerata la delicatezza della questione bilaterale sottostante, la Commissione si astiene a questo stadio dall'adottare un parere motivato ai sensi dell'articolo 227 CE e invita le parti a trovare una soluzione amichevole . 33. Il comunicato stampa della Commissione ha in particolare affermato Il Trattato CE stabilisce che la Comunità europea è competente a definire una procedura uniforme per le elezioni del Parlamento europeo. Tale procedura uniforme può comportare norme che definiscano l'ambito delle persone che possono votare. Tuttavia, l'atto del 1976 non affronta la questione del diritto di voto. Sono dunque applicabili le disposizioni nazionali. Anche se il diritto di voto alle elezioni per il Parlamento europeo è disciplinato da taluni principi generali relativi alle elezioni la necessità che il voto sia diretto, universale, libero e segreto , nessun principio generale del diritto comunitario prevede che, per l'elezione del Parlamento europeo, il diritto di voto debba essere limitato ai cittadini dell'Unione europea. Per quanto riguarda la questione delle circoscrizioni elettorali, l'atto del 1976 non contiene alcuna disposizione relativa alla creazione di circoscrizioni elettorali spetta dunque agli Stati membri disporre in proposito. L'allegato I all'atto del 1976 deve essere interpretato alla luce della Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo [e delle libertà fondamentali], la quale garantisce l'organizzazione di elezioni libere per la scelta del corpo legislativo, al fine di rispettare i diritti fondamentali. Tale disposizione è quindi sufficientemente flessibile per consentire alla Regno Unito di integrare il corpo elettorale di Gibilterra in quello britannico per l'elezione del Parlamento europeo, sulla base del suo sistema elettorale nazionale . 34. Con ordinanza del presidente della Corte 8 settembre 2004, La Commissione è stata ammessa ad intervenire nella presente causa a sostegno delle conclusioni del Regno Unito. Sul ricorso 35. Il Regno di Spagna evidenzia che il suo ricorso riguarda soltanto le modalità elettorali relative a Gibilterra, e non il fatto che il Regno Unito riconosca il diritto di voto per il Parlamento europeo ai QCC che si trovano sul territorio del Regno Unito. 36. Esso fa valere due motivi a sostegno del proprio ricorso. Con il primo di tali motivi esso sostiene che l'estensione del diritto di voto per le elezioni del Parlamento europeo a persone che non sono cittadini britannici in base al diritto comunitario, come previsto dall'EPRA 2003, viola gli articoli 189 CE, 190 CE, 17 CE e 19 CE. Con il secondo motivo esso sostiene che la creazione di una circoscrizione elettorale combinata viola l'atto del 1976 e gli impegni assunti dal governo del Regno Unito nella sua dichiarazione del 18 febbraio 2002. Sul primo motivo, che lamenta una violazione degli articoli 189 CE, 190 CE, 17 CE e 19 CE 37. Il Regno di Spagna sostiene che, concedendo il diritto di voto a QCC che non sono cittadini comunitari, il Regno Unito viola gli articoli 189 CE, 190 CE, 17 CE e 19 CE, i quali, sulla base di un'interpretazione storica e sistematica, riconoscerebbero il diritto di voto attivo e passivo soltanto ai cittadini dell'Unione europea. 38. Esso ricorda che il Regno Unito ha definito svariate categorie di cittadini britannici ai quali ha riconosciuto diritti differenti in base alla natura dei legami che li uniscono ad esso. Come la Corte avrebbe riconosciuto al punto 24 della sua sentenza 20 febbraio 2001, causa C-192/99, Kaur Racc. pag. I-1237 , le dichiarazioni del governo del Regno Unito a tale proposito dovrebbero essere prese in considerazione al fine di determinare l'ambito applicativo ratione personae del Trattato CE. Sarebbe pacifico che i QCC non fanno parte delle categorie menzionate nella dichiarazione del 1982. Poiché l'articolo 17, n. 1, CE lega la cittadinanza dell'Unione al possesso della cittadinanza di uno Stato membro, i QCC non sarebbero cittadini dell'Unione. 39. Secondo il Regno di Spagna, solo ai cittadini dell'Unione possono essere riconosciuti da un lato il diritto di voto per le elezioni del Parlamento europeo, a causa del legame manifesto che esiste fra la cittadinanza dell'Unione e quella di uno Stato membro, e dall'altro il godimento dei diritti previsti dal Trattato. L'articolo 19 CE, che riconosce il diritto di voto attivo e passivo, e l'articolo 17, n. 2, CE, il quale precisa che i cittadini dell'Unione godono dei diritti previsti dal Trattato, dovrebbero infatti essere interpretati in modo sistematico. Ogni estensione di tali diritti ad altre persone dovrebbe essere esplicitamente prevista, dal Trattato o da norme di diritto derivato. Poiché il riconoscimento del diritto di voto attivo e passivo sarebbe dunque una competenza comunitaria, ogni modifica dell'ambito applicativo ratione personae di tali diritti potrebbe essere compiuta soltanto dal diritto comunitario. 40. A tale proposito, il Regno di Spagna non nega il fatto che l'atto del 1976 non ha previsto una procedura elettorale uniforme, e che il procedimento elettorale resta disciplinato, negli Stati membri, dalle disposizioni nazionali. Esso ritiene tuttavia che la determinazione delle persone aventi diritto al voto sia disciplinata dagli articoli 189 CE e 190 CE, in combinato disposto con gli articoli 17 CE e 19 CE, e che essa si imponga agli Stati membri. 41. L'articolo 19, n. 2, CE, il quale riconosce ai cittadini dell'Unione il diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiedono, alle medesime condizioni previste per i cittadini di detto Stato, e la direttiva 93/109, la quale determina le modalità di esercizio di tale diritto, dimostrerebbero il legame esistente tra la cittadinanza e il diritto di voto. Il Regno di Spagna osserva in proposito che un QCC ai sensi dell'EPRA 2003 residente in un altro Stato membro non potrebbe esercitare il suo diritto di voto in tale Stato sulla base delle citate disposizioni. 42. Il Regno di Spagna invoca altresì, a sostegno dei propri argomenti, la disposizione simile contenuta nell'articolo 39 della Carta dei diritti fondamentali dell'unione europea, proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 GU C 364, pag. 1 , il quale utilizza l'espressione ogni cittadino dell'Unione , e non ogni persona o altra espressione facente rinvio al diritto nazionale. Esso precisa che, poiché il diritto di voto di un cittadino di un paese terzo non può essere qualificato come diritto dell'uomo o libertà fondamentale , ogni riferimento all'articolo 53 della predetta Carta, il quale prevede che la stessa non possa essere interpretata come limitativa o lesiva dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali riconosciuti dal diritto dell'Unione, sarebbe privo di fondamento. 43. Per quanto riguarda l'espressione popoli degli Stati , contenuta nell'articolo 189 CE, il Regno di Spagna rileva innanzitutto che tale disposizione non disciplina il diritto di voto alle elezioni. D'altra parte, il fatto che tale norma fosse presente nel Trattato CE prima che vi fosse introdotto, da parte del Trattato sull'Unione europea, il concetto di cittadinanza, spiegherebbe le ragioni per le quali la stessa non fa riferimento a tale concetto, dal momento che il Trattato non è stato oggetto di alcuna revisione sistematica prima dell'ultima conferenza intergovernativa. In ogni caso, l'espressione popoli degli Stati sarebbe una clausola di stile per indicare le persone che possiedono la medesima cittadinanza, e non la popolazione residente sul territorio. L'utilizzo del termine popolo , nel senso di nazione , da parte di svariate costituzioni degli Stati membri, confermerebbe tale interpretazione. 44. Il Regno di Spagna contesta la tesi secondo la quale i diritti derivanti dalla cittadinanza dell'Unione potrebbero avere ambiti di applicazione differenti, poiché ciò comporterebbe uno smembramento di tale cittadinanza. A suo giudizio una delle caratteristiche della cittadinanza è l'unitarietà, nel senso che tutte le persone che possiedono tale status devono godere dei diritti ed essere sottoposte agli obblighi da esso derivanti nella loro interezza. Esso osserva a tale proposito che l'estensione della protezione diplomatica a cittadini di Stati terzi, concessa ad esempio dal Regno Unito, rappresenta una questione estranea al diritto comunitario, in quanto essa riguarda una protezione diplomatica nazionale. 45. Il Regno di Spagna cita infine il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa GU 2004, C 310, pag. 1 nel quale, a suo giudizio, il legame tra il diritto di voto per le elezioni per il Parlamento europeo e la cittadinanza dell'Unione non sarebbe più sottinteso, ma esplicito. Infatti, l'articolo I-10, n. 2, lettera b , di tale trattato prevede che i cittadini dell'Unione hanno il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo , l'articolo I-20, n. 2, del medesimo trattato afferma che il Parlamento europeo è composto di rappresentanti dei cittadini dell'Unione , e l'articolo I-46, n. 2, primo comma, dello stesso stabilisce che i cittadini sono direttamente rappresentati, a livello dell'Unione, nel Parlamento europeo . 46. Il Regno Unito indica le ragioni storiche alla base della sua decisione di continuare a concedere il diritto di voto ai cittadini di altri paesi del Commonwealth residenti sul suo territorio. Dopo la seconda guerra mondiale sarebbe stato concordato, in occasione di una conferenza del 1947 tra il Regno Unito e i dominions, che ciascuno avrebbe riconosciuto agli altri la libertà di adottare proprie leggi in materia di cittadinanza, ma che tutte le persone identificate da tali leggi come cittadini avrebbero dovuto inoltre continuare a possedere anche lo status comune di suddito britannico . Anche l'Irlanda partecipò a tale conferenza, ed uno status speciale è stato previsto per i suoi cittadini. Risulterebbe dalla relazione finale di tale conferenza, intitolata Status del cittadino di un paese del Commonwealth all'interno di un altro paese del Commonwealth di cui non è cittadino che, in particolare, al fine di mettere in pratica lo status comune di suddito britannico, i cittadini di un paese del Commonwealth residenti in un altro paese del Commonwealth dovranno, nei limiti del nuovo regime della cittadinanza e nella misura in cui le condizioni locali lo consentano, vedersi riconosciuti i medesimi diritti posseduti dai cittadini del paese del quale essi risiedono . Così, in particolare, i QCC, cioè i cittadini del Commonwealth ai quali non è richiesto un titolo o un permesso per entrare nel Regno Unito o per soggiornarvi, o che possiedono un titolo o un permesso che li autorizza ad entrare nel Regno Unito e a soggiornarvi, hanno, fatta salva la condizione della residenza, il diritto di voto per le elezioni parlamentari britanniche. Le legge ha previsto anche che, allo stesso modo, i QCC residenti nel Regno Unito hanno il diritto di votare alle elezioni per il Parlamento europeo. In tal modo, oltre un milione di essi hanno preso parte a ciascuna delle relative elezioni, a partire dal 1978. Tale concessione del diritto di voto ai QCC sarebbe ritenuta parte della tradizione costituzionale del Regno Unito. 47. Le disposizioni adottate per Gibilterra e per i QCC residenti a Gibilterra, il cui numero è stimato in 200 unità, sarebbero analoghe. Riconoscere, nell'ambito del presente ricorso relativo a Gibilterra, il principio in base al quale i QCC non potrebbero votare per le elezioni del Parlamento europeo comporterebbe la conseguenza che il Regno Unito dovrebbe privare un gran numero di persone, tanto a Gibilterra che nel Regno Unito, di un diritto di voto che esse hanno esercitato fino ad oggi. 48. Sostenuto dalla Commissione, il Regno Unito contesta la conclusione che il Regno di Spagna trae dal punto 24 della citata sentenza Kaur. A suo giudizio, le norme del Trattato CE hanno un ambito di applicazione ratione personae diverso in base alla materia trattata, e la causa decisa con la ricordata sentenza Kaur riguarderebbe soltanto le disposizioni relative alla libera circolazione delle persone e i diritti che dalla cittadinanza derivano a tale proposito. Esso evidenzia la finalità limitata della dichiarazione del 1982, e il fatto che tale dichiarazione non aveva lo scopo di definire le categorie di persone aventi il diritto di votare alle elezioni del Parlamento europeo. Tale dichiarazione non potrebbe dunque essere utilizzata per definire chi siano i titolari del diritto di voto per il Parlamento europeo, né essere intesa nel senso che il Regno Unito vi esprimesse l'intenzione di ritirare il diritto di voto ai QCC residenti nel Regno Unito, i quali godevano di tale diritto fin dalle prime elezioni dirette per il Parlamento europeo. D'altra parte, il Regno Unito non avrebbe violato la propria dichiarazione estendendo ai QCC residenti a Gibilterra il diritto di voto per il Parlamento europeo. 49. Il Regno Unito, sostenuto in ciò dalla Commissione, ritiene di avere il diritto di estendere il diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo a cittadini di Stati terzi. Infatti, nessuna disposizione del diritto comunitario si opporrebbe a ciò. 50. In primo luogo, il diritto comunitario non disciplinerebbe tutta la materia del diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo. Infatti la Comunità avrebbe esercitato il diritto, ad essa riconosciuto dall'articolo 190, n. 4, CE, di definire una procedura uniforme in tutti gli Stati membri o secondo principi comuni a tutti gli Stati membri soltanto con l'atto del 1976, il cui articolo 8, per le questioni non disciplinate dall'atto stesso, farebbe riferimento alle norme nazionali. Si dovrebbe anche tener conto dei principi generali del diritto comunitario. Poiché l'atto del 1976 non definisce le categorie di persone che hanno il diritto di votare alle elezioni per il Parlamento europeo, è nel pieno rispetto di tale atto che detta questione poteva essere disciplinata dall'EPRA 2003. 51. L'articolo 19, n. 2, CE, il quale riconosce ai cittadini dell'Unione il diritto di voto in uno Stato membro del quale essi non sono cittadini, e la direttiva 93/109, che ha determinato le modalità di esercizio di tale diritto, non si opporrebbero alla concessione del diritto di voto a persone che non sono cittadini dell'Unione. Il Regno Unito fa riferimento al terzo 'considerando' della direttiva 93/109, il quale prevede che il diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo nello Stato di residenza costituisce un'applicazione del principio di non discriminazione fra cittadini per origine e altri cittadini, nonché un corollario del diritto di libera circolazione e di soggiorno . Tali disposizioni avrebbero essenzialmente lo scopo di sopprimere la condizione della cittadinanza, ma non quello di definire il diritto di voto. 52. Inoltre, gli articoli 189 CE e 190 CE non menzionano la cittadinanza dell'Unione, ma utilizzano l'espressione popoli degli Stati riuniti nella Comunità , che non dovrebbe necessariamente essere considerata sinonimo di cittadini degli Stati membri , ma potrebbe invece indicare altresì un insieme di persone molto più ampio, come quello di coloro che risiedono in un determinato territorio. Il Regno Unito evidenzia che, sebbene fosse possibile modificare tali disposizioni, in particolare al momento dell'adozione del Trattato sull'Unione europea, i termini cittadini o cittadini dell'Unione non sono stati utilizzati. Non si può dunque invocare un'interpretazione storica e, a partire da tali disposizioni, non è possibile stabilire un legame tra la cittadinanza dell'Unione e il diritto di voto per il Parlamento europeo. 53. La Commissione sostiene che tali articoli non possono essere interpretati restrittivamente, come sostiene il Regno di Spagna. Non in tutti gli Stati membri esiste un legame tra legittimità del potere pubblico e cittadinanza. Si dovrebbe tenere conto di approcci differenti, come quello che risulta dalla tradizione costituzionale del Regno Unito. 54. Per quanto riguarda l'articolo 17, n. 2, CE, esso non prevedrebbe che solo i cittadini dell'Unione possiedono i diritti riconosciuti dal Trattato. Il Regno Unito, sostenuto dalla Commissione, osserva in proposito che il Trattato riconosce taluni diritti, come il diritto di petizione dinanzi al Parlamento europeo o il diritto di rivolgersi al Mediatore europeo, a persone che non sono cittadini dell'Unione. Il Regno Unito sostiene anche che gli Stati membri possono estendere a tali persone alcuni diritti che il Trattato riconosce ai cittadini dell'Unione, come il diritto alla protezione delle autorità diplomatiche e consolari. Lo stesso varrebbe per il diritto di partecipare alla vita politica, il quale potrebbe essere concesso da uno Stato membro a cittadini di paesi terzi. Da ciò non deriverebbe uno smembramento della cittadinanza dell'Unione . 55. La Commissione osserva in proposito che si potrebbe parlare di una violazione del concetto di cittadinanza dell'Unione solo in caso di attentato ai diritti dei cittadini, per la pura e semplice negazione di tali diritti o a causa di un ostacolo all'esercizio degli stessi. Il fatto che uno Stato membro, a causa della sua storia e della sua tradizione costituzionale, estenda, a determinate condizioni, il diritto di voto nelle elezioni per il Parlamento europeo a residenti provenienti da paesi terzi con i quali esso possiede legami storici particolari non violerebbe il diritto di voto dei cittadini dell'Unione. Il Regno Unito precisa che l'estensione del diritto di voto ai QCC non ha effetti sulle istituzioni dell'Unione o su altri Stati membri, e incide soltanto sull'identità dei rappresentanti provenienti da circoscrizioni britanniche eletti al Parlamento europeo. 56. Il Regno Unito, sostenuto dalla Commissione, osserva che l'articolo 39, n. 1, della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione europea, nel caso in cui la Corte lo ritenesse rilevante in questo caso, deve essere interpretato tenendo conto dell'articolo 53 di tale Carta. La Commissione sostiene altresì che il testo dell'articolo 39 della Carta non può essere ritenuto, in sé, la prova di una limitazione del diritto di voto ai soli cittadini dell'Unione. Sia il Regno Unito che la Commissione interpretano tale disposizione nel senso che essa non autorizza una limitazione al diritto di voto attualmente riconosciuto da uno Stato membro a cittadini di paesi terzi. 57. Per quanto riguarda il Trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, il Regno Unito sostiene che lo stesso non è ancora entrato in vigore e che, pertanto, non è rilevante. D'altra parte, né l'articolo I-20, né l'articolo I-46 di tale Trattato pretenderebbero, a prima vista, di escludere i cittadini di paesi terzi dal diritto di voto, né di indicare il modo in cui gli Stati membri devono determinare le condizioni per il voto. L'articolo III-330, il quale, come l'articolo 190, n. 4, CE, autorizzerebbe il Consiglio a prendere provvedimenti per l'elezione del Parlamento europeo, non avrebbe lo scopo di limitare il margine di discrezionalità del Consiglio. In ogni caso, deriverebbe chiaramente dalle dichiarazioni unilaterali allegate a tale Costituzione, in particolare dalla dichiarazione n. 48 del Regno Unito relativa al diritto di voto per le elezioni del Parlamento europeo, che gli Stati membri non erano d'accordo sulla questione del diritto di voto per i cittadini di Stati terzi. 58. La Commissione sostiene infine che, se è vero che il concetto di cittadinanza è fondamentale per l'Unione, lo stesso vale per l'impegno dell'Unione a rispettare l'identità nazionale dei suoi membri. L'articolo 8 dell'atto del 1976 confermerebbe tale principio, poiché esso prevede che le disposizioni nazionali che disciplinano la procedura elettorale possono eventualmente tenere conto delle particolarità all'interno degli Stati membri. Giudizio della Corte 59. Con il suo primo motivo, il Regno di Spagna sostiene che il Regno Unito ha violato gli articoli 189 CE, 190 CE, 17 CE e 19 CE concedendo ai QCC residenti a Gibilterra il diritto di voto attivo e passivo per le elezioni per il Parlamento europeo. Tale motivo si basa sulla premessa secondo la quale tali disposizioni del Trattato fisserebbero un legame tra cittadinanza dell'Unione e diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo l'esistenza di tale legame avrebbe la conseguenza che solo i cittadini dell'Unione potrebbero essere titolari di tale diritto. 60. Si deve rilevare, in via preliminare, che è stato per adeguarsi alla citata sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo Metthews c. Regno Unito che il Regno Unito ha adottato la normativa contestata dal Regno di Spagna. 61. Come risulta dalla sua dichiarazione del 18 febbraio 2002, il Regno Unito si è impegnato affinché siano apportate le modifiche necessarie per consentire agli elettori di Gibilterra di partecipare alle elezioni del Parlamento europeo nel quadro di una circoscrizione esistente del Regno Unito e alle stesse condizioni degli altri elettori di tale circoscrizione . 62. Sulla base di tale dichiarazione, relativamente alla quale il Regno di Spagna non contesta il fatto che essa rispecchi un accordo concluso tra tali due Stati membri, e della quale il Regno di Spagna lamenta d'altra parte la violazione con il proprio secondo motivo, il Regno Unito ha adottato per Gibilterra una legislazione che prevede, per il diritto di voto attivo e passivo, le medesime condizioni previste dalla normativa applicabile nel Regno Unito. L'espressione elettori di Gibilterra deve infatti essere intesa facendo riferimento al concetto di elettore definito dalla normativa del Regno Unito. 63. Per ragioni legate alla sua tradizione costituzionale, il Regno Unito ha scelto, sia per le elezioni nazionali nel Regno Unito che per quelle dell'assemblea legislativa di Gibilterra, di concedere il diritto di voto attivo e passivo ai QCC in possesso di condizioni che indichino un legame specifico con il territorio per il quale le elezioni sono organizzate. 64. Si deve a tale proposito evidenziare che, poiché la sig.ra Matthews, nella sua qualità di residente a Gibilterra, è stata privata di qualsiasi possibilità di esprimere la sua opinione sulla scelta dei membri del Parlamento europeo , la Corte europea dei diritti dell'uomo ha dichiarato la contrarietà all'articolo 3 del protocollo n. 1 della CEDU della mancata organizzazione, a Gibilterra, di elezioni per il Parlamento europeo. 65. Secondo il Regno di Spagna, l'estensione del diritto di voto per le elezioni del Parlamento europeo a persone non aventi lo status di cittadini dell'Unione violerebbe gli articoli 189 CE, 190 CE, 17 CE e 19 CE. Tuttavia, gli articoli 189 CE e 190 CE non indicano in modo esplicito e preciso chi siano i beneficiari del diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo. 66. Per quanto riguarda gli articoli 17 CE e 19 CE, i quali rientrano nella parte seconda del Trattato, relativa alla cittadinanza dell'Unione, soltanto la seconda di queste due norme si occupa specificamente, al n. 2, del diritto di voto per il Parlamento europeo. Tale articolo si limita ad applicare all'esercizio di tale diritto il principio di non discriminazione in base alla nazionalità, prevedendo che ogni cittadino dell'Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. 67. L'articolo 190, n. 4, CE fa riferimento alla procedura per tali elezioni. Esso precisa che l'elezione si effettua a suffragio universale diretto, secondo una procedura uniforme in tutti gli Stati membri o secondo principi comuni a tutti gli Stati membri. 68. L'articolo 1 dell'atto del 1976 stabilisce che i membri del Parlamento europeo sono eletti con sistema proporzionale, e che l'elezione si svolge a suffragio universale diretto, libero e segreto. Secondo l'articolo 2 di tale atto, gli Stati membri possono, in funzione delle loro specificità nazionali, costituire circoscrizioni elettorali per le elezioni al Parlamento europeo o prevedere altre suddivisioni elettorali, senza pregiudicare complessivamente il carattere proporzionale del voto. Ai sensi dell'articolo 3 di tale atto, essi possono prevedere la fissazione di una soglia minima per l'attribuzione dei seggi. 69. L'articolo 8 dell'atto del 1976 precisa che, fatte salve le disposizioni contenute nell'atto stesso, la procedura elettorale è disciplinata, in ciascuno Stato membro, dalle disposizioni nazionali però queste, che possono eventualmente tener conto delle particolarità negli Stati membri, non devono nel complesso pregiudicare il carattere proporzionale del voto. 70. Tuttavia, né l'articolo 190 CE né l'atto del 1976 indicano in modo esplicito e preciso chi siano coloro che godono del diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo. Di per sé, tali disposizioni non escludono pertanto che una persona priva dello status di cittadino dell'Unione, come un QCC residente a Gibilterra, possa beneficiare del diritto di voto attivo e passivo. Occorre però verificare se, come sostiene il Regno di Spagna, esista un legame manifesto tra la cittadinanza dell'Unione e il diritto di voto attivo e passivo, il quale imporrebbe che tale diritto sia riservato ai cittadini dell'Unione. 71. Nessuna chiara conclusione in proposito può essere ricavata dagli articoli 189 CE e 190 CE, relativi al Parlamento europeo, i quali indicano che lo stesso è composto da rappresentanti dei popoli degli Stati membri, laddove il termine popoli , che non è definito, può assumere significati differenti a seconda degli Stati membri e delle lingue dell'Unione. 72. Per quanto riguarda gli articoli del Trattato relativi alla cittadinanza dell'Unione, non è possibile ricavarne il principio secondo il quale solo i cittadini dell'Unione sarebbero i beneficiari di tutte le altre disposizioni del Trattato, il che comporterebbe che solo ad essi si applichino gli articoli 189 CE e 190 CE. 73. Se infatti è vero che l'articolo 17, n. 2, CE prevede che i cittadini dell'Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti dal Trattato, si deve però osservare che quest'ultimo riconosce diritti che non sono legati allo status di cittadino dell'Unione, e neppure a quello di cittadino di uno Stato membro. Così, ad esempio, gli articoli 194 CE e 195 CE prevedono che il diritto di presentare una petizione al Parlamento europeo e quello di presentare una denuncia al Mediatore non sono riservati ai cittadini dell'Unione, ma possono essere esercitati da ogni persona fisica o giuridica che risieda o abbia sede sociale in uno Stato membro . 74. D'altra parte, se è vero che lo status di cittadino dell'Unione è destinato ad essere lo status fondamentale dei cittadini degli Stati membri, che consente a quelli fra loro che si trovino nella stessa situazione di ottenere, indipendentemente dalla cittadinanza e fatte salve le eccezioni a tal riguardo espressamente previste, il medesimo trattamento giuridico sentenza 20 settembre 2001, causa C-184/99, Grzelczyk, Racc. pag. I-6193, punto 31 , tale constatazione non comporta necessariamente che i diritti riconosciuti dal Trattato siano riservati ai cittadini dell'Unione. 75. A tale proposito, nella citata sentenza Kaur la Corte, ricordando l'importanza della dichiarazione del governo del Regno Unito relativamente alla definizione del termine cittadini per le altre parti contraenti del Trattato relativo all'adesione alle Comunità europee del Regno di Danimarca, dell'Irlanda e del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, ha rilevato, al punto 24 di tale sentenza, che tale dichiarazione consente di determinare l'ambito di applicazione ratione personae delle disposizioni comunitarie oggetto di tale Trattato. Letta nel proprio contesto, e in particolare alla luce del punto 22 della medesima sentenza, nel quale la Corte ha precisato che, con la dichiarazione del 1972, il Regno Unito ha indicato agli altri contraenti quali fossero le categorie di soggetti che dovevano essere considerati suoi cittadini ai sensi del diritto comunitario, tale frase riguarda il campo di applicazione delle disposizioni del Trattato CE che fanno riferimento al concetto di cittadino , come quelle relative alla libera circolazione delle persone, oggetto della causa principale all'origine di tale sentenza, e non l'insieme delle disposizioni del Trattato, come sostiene il Regno di Spagna. 76. Quanto all'articolo 19, n. 2, CE, anch'esso invocato dal Regno di Spagna a sostegno della sua tesi secondo la quale esisterebbe un legame tra cittadinanza dell'Unione e diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo, esso si limita, come è stato ricordato al punto 66 della presente sentenza, ad enunciare una regola di parità di trattamento fra cittadini dell'Unione residenti in uno Stato membro per quanto riguarda tale diritto di voto attivo e passivo. Se è vero che questa disposizione, come anche l'articolo 19, n. 1, CE, relativo al diritto di voto attivo e passivo dei cittadini dell'Unione nelle elezioni comunali, prevede che i cittadini di uno Stato membro godono del diritto di voto attivo e passivo nel proprio paese ed impone agli Stati membri di riconoscere tali diritti ai cittadini dell'Unione che risiedono sul loro territorio, non se ne può tuttavia dedurre che uno Stato membro il quale si trovi in una situazione come quella del Regno Unito non possa concedere il diritto di voto attivo e passivo a determinate persone aventi con esso uno stretto legame, pur non possedendo la cittadinanza di questo o di un altro Stato membro. 77. Inoltre, poiché il numero dei rappresentanti eletti in ciascuno Stato membro è determinato dall'articolo 190, n. 2, CE e, allo stato attuale del diritto comunitario, le elezioni del Parlamento europeo sono organizzate in ciascuno Stato membro per i rappresentanti eletti in detto Stato, un'estensione, da parte di uno Stato membro, del diritto di voto in tali elezioni a persone che non sono né suoi cittadini né cittadini dell'Unione residenti sul suo territorio influenza soltanto la scelta dei rappresentanti eletti in tale Stato membro, e non incide né sulla scelta né sul numero dei rappresentanti eletti negli altri Stati membri. 78. Risulta da tutte queste considerazioni che, allo stato attuale del diritto comunitario, la determinazione dei titolari del diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo rientra nella competenza di ciascuno Stato membro, nel rispetto del diritto comunitario, e che gli articoli 189 CE, 190 CE, 17 CE e 19 CE non si oppongono a che gli Stati membri concedano tale diritto di voto attivo e passivo a determinate persone che possiedono stretti legami con essi, pur non essendo loro cittadini o cittadini dell'Unione residenti sul loro territorio. 79. Per ragioni legate alla sua tradizione costituzionale, il Regno Unito ha scelto di concedere il diritto di voto attivo e passivo ai QCC in possesso di condizioni che indichino un legame specifico con il territorio per il quale le elezioni sono organizzate. In mancanza, nei trattati comunitari, di disposizioni che indichino in modo esplicito e preciso chi siano i beneficiari del diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo, non sembra che sia contraria al diritto comunitario la scelta del Regno Unito di applicare alle elezioni per tale Parlamento organizzate a Gibilterra le condizioni di voto attivo e passivo previste dalla sua normativa nazionale sia per le elezioni nazionali nel Regno Unito che per le elezioni dell'assemblea legislativa di Gibilterra. 80. Per tutte queste ragioni, si deve constatare che il Regno di Spagna non ha dimostrato la violazione, da parte del Regno Unito, degli articoli 189 CE, 190 CE, 17 CE e 19 CE con l'adozione dell'EPRA 2003, che prevede, per quanto riguarda Gibilterra, che taluni QCC residenti sul suo territorio, i quali non sono cittadini comunitari, abbiano il diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo. Il primo motivo è pertanto infondato. Sul secondo motivo, in cui si lamenta una violazione dell'atto del 1976 e degli impegni assunti dal governo del Regno Unito nella sua dichiarazione del 18 febbraio 2002 81. Il Regno di Spagna sostiene che, non limitandosi, con l'EPRA 2003, a inquadrare gli elettori residenti a Gibilterra in una circoscrizione elettorale britannica in quanto persone di cittadinanza britannica ai sensi della dichiarazione del 1982, ma prevedendo l'inquadramento del territorio di Gibilterra in una circoscrizione elettorale esistente in Inghilterra o nel Galles, il Regno Unito ha violato l'allegato I all'atto del 1976 e la sua dichiarazione del 18 febbraio 2002. 82. Il Regno di Spagna ricorda lo statuto di Gibilterra come definito dall'articolo X del Trattato di Utrecht e, in particolare, il diritto di prelazione riconosciuto al Regno di Spagna dall'ultima frase di tale articolo. Esso precisa che, nel 1830, il Regno Unito ha elevato Gibilterra al rango di colonia della Corona Crown colony e che, al momento della creazione delle Nazioni Unite nel 1946, Gibilterra è stata registrata come territorio non autonomo ai sensi del Capitolo XI della Carta delle Nazioni Unite. Il Regno di Spagna ricorda inoltre i negoziati in corso tra esso e il Regno Unito a proposito della decolonizzazione di Gibilterra. 83. Conformemente alla risoluzione 24 ottobre 1970, n. 2625 XXV adottata dall'Assemblea generale delle Nazioni Unite, il territorio di una colonia dovrebbe possedere uno status separato e distinto da quello del territorio dello Stato che lo amministra. L'allegato I all'atto del 1976 sarebbe un'applicazione di tale principio. Secondo il Regno di Spagna, l'EPRA 2003 violerebbe lo status internazionale di Gibilterra e l'allegato I all'atto del 1976, nella parte contenente una disciplina relativa al territorio di Gibilterra. Come ha sostenuto all'udienza il rappresentante del Regno di Spagna, quella di Gibilterra sarebbe una situazione coloniale, ed il riconoscimento di un territorio elettorale distinto sarebbe un passo verso l'indipendenza contrario alle regole internazionali che disciplinano tale colonia. 84. Secondo il Regno di Spagna, mentre l'articolo 9 dell'EPRA 2003 non è necessariamente contrario all'allegato I all'atto del 1976 nella parte in cui prevede l'inquadramento di Gibilterra in una circoscrizione elettorale dell'Inghilterra o del Galles, tale non è il caso di altre disposizioni della stessa norma, che si riferiscono soltanto a Gibilterra. Così, l'articolo 14 prevedrebbe la tenuta di un registro degli elettori a Gibilterra, a cura del cancelliere dell'assemblea legislativa di Gibilterra, e non di un agente della Corona britannica. Allo stesso modo, il diritto di essere iscritti nel registro di Gibilterra sarebbe definito facendo riferimento al territorio di Gibilterra, ed il diritto di voto sarebbe previsto a Gibilterra. Sarebbero i giudici di Gibilterra ad essere competenti per risolvere le controversie in materia elettorale. Infine, l'articolo 28, n. 2, dell'EPRA 2003 definirebbe il proprio ambito di applicazione territoriale come costituito dal Regno Unito e da Gibilterra. Sarebbe dunque effettuata un'applicazione territoriale delle disposizioni relative alle elezioni del Parlamento europeo, mentre Gibilterra sarebbe esclusa dall'atto del 1976. 85. Per quanto riguarda il contrasto dell'EPRA 2003 con l'allegato I all'atto del 1976, il Regno di Spagna ritiene che il Regno Unito abbia violato la sua stessa dichiarazione del 18 febbraio 2002, dichiarazione unilaterale che ha creato un vincolo di diritto internazionale in capo a tale Stato membro nei confronti del Regno di Spagna, nella quale esso si impegnava, al fine di conformarsi alla citata sentenza Matthews c. Regno Unito, ad apportare le necessarie modifiche per consentire agli elettori di Gibilterra di votare nelle elezioni per il Parlamento europeo nell'ambito di una circoscrizione elettorale del Regno Unito, in conformità al diritto comunitario. Secondo il Regno di Spagna, sarebbe stato sufficiente che il Regno Unito inquadrasse gli elettori di Gibilterra in una circoscrizione elettorale del Regno Unito, senza fare riferimento al territorio di Gibilterra. 86. Il Regno Unito, sostenuto dalla Commissione, ricorda la necessità di interpretare l'allegato I all'atto del 1976, nei limiti del possibile, alla luce ed in conformità ai diritti fondamentali, in particolare quello di partecipare ad elezioni, riconosciuto dall'articolo 3 del protocollo n. 1 della CEDU, come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo nella citata sentenza Matthews c. Regno Unito. Per dare attuazione all'obbligo ad esso incombente in forza della CEDU, come interpretato in tale sentenza, e tenuto conto del rifiuto espresso dal Regno di Spagna nei confronti della soppressione dell'allegato I all'atto del 1976, il Regno Unito si era impegnato, con la sua dichiarazione del 18 febbraio 2002, a fare in modo che fossero apportate le necessarie modifiche per consentire agli elettori di Gibilterra di votare per le elezioni del Parlamento europeo alle medesime condizioni degli elettori di una circoscrizione elettorale esistente del Regno Unito. 87. Il Regno Unito ritiene di non avere violato il proprio impegno. Gibilterra è stata inquadrata nella circoscrizione elettorale Sud Ovest dell'Inghilterra, in conformità ad una raccomandazione della commissione elettorale, in seguito ad una consultazione pubblica. Le condizioni necessarie per essere elettori sono le medesime previste dalla legge elettorale del Regno Unito, vale a dire la cittadinanza, la residenza e l'iscrizione nel registro elettorale. Tali condizioni sono state semplicemente adattate, mutatis mutandis, agli elettori di Gibilterra. 88. Secondo il Regno Unito, la tecnica utilizzata, la quale fa riferimento al territorio di Gibilterra in particolare per ciò che riguarda il luogo di residenza dell'elettore, è tipica del sistema elettorale britannico, e non comporta che Gibilterra sia considerata parte del Regno Unito. Per quanto riguarda le operazioni elettorali e la tenuta del registro elettorale, il Regno Unito osserva che la loro localizzazione a Gibilterra consente agli elettori di Gibilterra di esercitare i propri diritti nelle medesime condizioni previste per gli altri elettori della circoscrizione Sud Ovest dell'Inghilterra, vale a dire nei pressi del loro luogo di residenza. 89. La Commissione sostiene infine che il margine di discrezionalità lasciato alle autorità di Gibilterra è ridotto, e che l'EPRA 2003 prevede una serie di garanzie che assicurano un sufficiente controllo da parte delle autorità britanniche. Giudizio della Corte 90. Come è stato ricordato al punto 60 della presente sentenza, il Regno Unito ha adottato la normativa contestata dal Regno di Spagna per conformarsi alla citata sentenza della Corte europea dei diritti dell'uomo Matthews c. Regno Unito. Il Regno di Spagna non contesta, in proposito, che il Regno Unito fosse tenuto a rispettare tale obbligo, nonostante la vigenza dell'allegato I all'atto del 1976. Inoltre, come è stato osservato al punto 62 della presente sentenza, il Regno di Spagna non nega che la dichiarazione del Regno Unito del 18 febbraio 2002 riflette un accordo concluso fra tali due Stati membri relativamente alle condizioni alle quali il Regno Unito doveva conformarsi a tale sentenza. In aggiunta, come risulta dal punto 13 della presente sentenza, il Consiglio e la Commissione hanno preso atto di tale dichiarazione. 91. In tale dichiarazione, il Regno Unito si è impegnato affinché siano apportate le modifiche necessarie per consentire agli elettori di Gibilterra di partecipare alle elezioni del Parlamento europeo nel quadro di una circoscrizione esistente del Regno Unito e alle stesse condizioni degli altri elettori di tale circoscrizione . 92. Come giustamente osservano il Regno Unito e la Commissione, l'espressione alle stesse condizioni non può essere intesa nel senso che la normativa del Regno Unito si sarebbe dovuta applicare, senza adeguamenti, agli elettori di Gibilterra, assimilando questi ultimi agli elettori della circoscrizione elettorale del Regno Unito nella quale essi sarebbero stati inquadrati. Una simile ipotesi comporterebbe infatti che il diritto di voto attivo e passivo sia definito con riferimento al territorio del Regno Unito, che gli elettori si rechino nel Regno Unito per consultare il registro elettorale, che votino nel Regno Unito o per corrispondenza e sottopongano le controversie in materia elettorale ai giudici del Regno Unito. 93. Al contrario, è per rispettare l'esigenza delle stesse condizioni che il Regno Unito ha trasposto la propria legislazione a Gibilterra e l'ha adattata, mutatis mutandis, a tale territorio. In tal modo, un elettore di Gibilterra si trova in una situazione analoga a quella di un elettore del Regno Unito, e non deve affrontare difficoltà a causa dello status di Gibilterra, difficoltà tali da impedire o scoraggiare l'esercizio di tale diritto di voto. 94. In questo contesto, si deve ricordare che, come risulta dal punto 63 della citata sentenza Matthews c. Regno Unito, gli Stati contraenti godono di un ampio margine di discrezionalità per sottoporre a condizioni il diritto di voto. Tali condizioni non possono tuttavia ridurre i diritti in questione al punto da intaccarli nella loro sostanza e privarli di effettività. Esse devono perseguire uno scopo legittimo, e i mezzi adoperati non possono risultare sproporzionati v. anche sentenze della Corte europea dei diritti dell'uomo 2 marzo 1987, Mathieu-Mohin e Clerfayt c. Belgio, serie A, n. 113, punto 52, e 19 ottobre 2004, Melnitchenko c. Ucraina, Recueil des arr ts et décisions 2004-X, punto 54 . 95. Per quanto riguarda questa giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell'uomo, e il fatto che tale giudice ha dichiarato contraria all'articolo 3 del protocollo n. 1 della CEDU la mancata organizzazione di elezioni per il Parlamento europeo a Gibilterra, in quanto essa ha privato la ricorrente in quanto residente a Gibilterra della possibilità di esprimere la propria opinione circa la scelta dei membri del Parlamento europeo, non può essere rimproverato al Regno Unito di avere adottato la normativa necessaria per l'organizzazione di tali elezioni in condizioni equivalenti, mutatis mutandis, a quelle previste dalla normativa applicabile al Regno Unito. 96. La trasposizione al territorio di Gibilterra, mutatis mutandis, della normativa del Regno Unito può essere tanto meno contestata in quanto, come risulta dal punto 59 della citata sentenza Matthews c. Regno Unito, la Corte europea dei diritti dell'uomo non ha rilevato, nello status di Gibilterra, alcun elemento che indichi l'esistenza di esigenze locali di cui sarebbe necessario tener conto, ai sensi dell'articolo 56, n. 3, della CEDU, per l'applicazione di tale Convenzione ad un territorio del quale uno Stato contraente gestisce le relazioni internazionali. 97. Per tutte le ragioni citate, si deve constatare che anche il secondo motivo del Regno di Spagna è infondato. Sulle spese 98. Ai sensi dell'articolo 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché il Regno Unito ne ha fatto domanda, il Regno di Spagna, rimasto soccombente, va condannato alle spese. Ai sensi del n. 4, primo comma, del medesimo articolo, la Commissione, intervenuta nella causa, sopporterà le proprie spese. PQM La Corte Grande Sezione dichiara e statuisce 1 Il ricorso è respinto. 2 Il Regno di Spagna è condannato alle spese. 3 La Commissione delle Comunità europee sopporterà le proprie spese.

Corte di giustizia europea - Grande sezione - sentenza 12 settembre 2006 Presidente Skouris - Relatore Rosas Causa C-300/04 Parlamento europeo - Elezioni - Diritto di voto - Condizione di residenza nei Paesi Bassi per i cittadini olandesi di Aruba - Cittadinanza dell'Unione Ricorrente Eman ed altri - controricorrente College van burgemeester en wethouders van Den Haag 1. La domanda di pronuncia pregiudiziale riguarda l'interpretazione degli articoli 17 CE, 19, n. 2, CE, 189 CE, 190 CE e 299, n. 3, CE. 2. La domanda è stata proposta nell'ambito di una controversia tra i sigg. Eman e Sevinger in prosieguo gli appellanti nella causa principale , entrambi di nazionalità olandese e residenti a Oranjestad Aruba , e il College van burgemeester en wethouders van Den Haag Paesi Bassi relativamente al rigetto, da parte di quest'ultimo, della loro domanda di iscrizione nelle liste elettorali ai fini dell'elezione dei membri del Parlamento europeo del 10 giugno 2004. Contesto normativo Diritto internazionale 3. L'articolo 3 del protocollo addizionale n. 1 alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 in prosieguo il protocollo n. 1 della CEDU , così recita Le Alte Parti Contraenti si impegnano ad organizzare, ad intervalli ragionevoli, libere elezioni a scrutinio segreto, in condizioni tali da assicurare la libera espressione dell'opinione del popolo sulla scelta del corpo legislativo . Diritto comunitario 4. L'articolo 17 CE così prevede 1. È istituita una cittadinanza dell'Unione. È cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro. La cittadinanza dell'unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest'ultima. 2. I cittadini dell'Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti dal presente trattato . 5. L'articolo 19, n. 2, CE è del seguente tenore Fatte salve le disposizioni dell'articolo 190, paragrafo 4, e le disposizioni adottate in applicazione di quest'ultimo, ogni cittadino dell'Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato . 6. Sulla base di tale disposizione, il Consiglio dell'Unione europea ha approvato la direttiva 6 dicembre 1993, 93/109/CE, relativa alle modalità di esercizio del diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo per i cittadini dell'Unione che risiedono in uno Stato membro di cui non sono cittadini GU L 329, pag. 34 . All'articolo 3, primo comma, tale direttiva così prevede Ogni persona che, nel giorno di riferimento, a è cittadino dell'Unione ai sensi dell'articolo 8, paragrafo 1, secondo comma del trattato, e b pur non essendo cittadino dello Stato membro di residenza, possiede i requisiti a cui la legislazione di detto Stato subordina il diritto di voto e di eleggibilità dei propri cittadini, ha il diritto di voto e di eleggibilità nello Stato membro di residenza in occasione delle elezioni al Parlamento europeo se non è decaduta da tali diritti in virtù dell'articolo 6 o 7 . 7. L'articolo 5 della direttiva 93/109 così recita Qualora i cittadini dello Stato membro di residenza debbano risiedere da un periodo minimo nel territorio elettorale per essere elettori o eleggibili, gli elettori e i cittadini comunitari eleggibili sono considerati in possesso di tale requisito qualora abbiano risieduto in altri Stati membri per una durata equivalente. Questa disposizione si applica fatte salve le specifiche condizioni connesse alla durata della residenza in una determinata circoscrizione o collettività locale . 8. L'articolo 189, primo comma, CE così dispone Il Parlamento europeo, composto di rappresentanti dei popoli degli Stati riuniti nella Comunità, esercita i poteri che gli sono attribuiti dal presente trattato . 9. L'articolo 190 CE è del seguente tenore 1. I rappresentanti, al Parlamento europeo, dei popoli degli Stati riuniti nella Comunità sono eletti a suffragio universale diretto. 4. Il Parlamento europeo elabora un progetto volto a permettere l'elezione a suffragio universale diretto, secondo una procedura uniforme in tutti gli Stati membri o secondo principi comuni a tutti gli Stati membri. Il Consiglio, con deliberazione unanime, previo parere conforme del Parlamento europeo che si pronuncia alla maggioranza dei membri che lo compongono, stabilirà le disposizioni di cui raccomanderà l'adozione da parte degli Stati membri, conformemente alle loro rispettive norme costituzionali. . 10. L'articolo 8 dell'atto relativo all'elezione dei rappresentanti al Parlamento europeo a suffragio universale diretto, allegato alla decisione del Consiglio 20 settembre 1976, 76/787/CECA, CEE, Euratom GU L 278, pag. 1 , come modificato dalla decisione del Consiglio 25 giugno 2002 e 23 settembre 2002, 2002/772/CE, Euratom GU L 283, pag. 1 in prosieguo l' atto del 1976 , così prevede Fatte salve le disposizioni del presente atto, la procedura elettorale è disciplinata in ciascuno Stato membro dalle disposizioni nazionali. Tali disposizioni nazionali, che possono eventualmente tener conto delle particolarità negli Stati membri non devono nel complesso pregiudicare il carattere proporzionale del voto . 11. L'articolo 12 di tale atto dispone quanto segue [il Parlamento europeo] verifica i poteri dei rappresentanti. A tal fine, ess[o] prende atto dei risultati proclamati ufficialmente dagli Stati membri e decide sulle contestazioni che potrebbero essere eventualmente presentate in base alle disposizioni del presente atto, fatta eccezione delle disposizioni nazionali cui tale atto rinvia . 12. L'articolo 299 CE così prevede 1. Il presente trattato si applica al Regno dei Paesi Bassi . 2. Le disposizioni del presente trattato si applicano ai dipartimenti francesi d'oltremare, alle Azzorre, a Madera e alle isole Canarie. 3. I paesi e i territori d'oltremare, il cui elenco figura nell'allegato II del presente trattato, costituiscono l'oggetto dello speciale regime di associazione definito nella quarta parte del trattato stesso. . 13. Aruba e le Antille olandesi sono menzionate nell'elenco contenuto nell'Allegato II al Trattato CE, rubricato Paesi territori d'oltremare cui si applicano le disposizioni della parte quarta del trattato . Diritto nazionale 14. L'articolo B 1 della legge elettorale olandese Nederlandse Kieswet prevede, per quanto riguarda l'elezione dei membri della camera dei deputati del Parlamento olandese Tweede Kamer der Staten-Generaal , quanto segue I membri della Tweede Kamer der Staten-Generaal vengono eletti tra coloro che sono olandesi il giorno del deposito delle candidature e che il giorno delle elezioni hanno compiuto il diciottesimo anno di età, ad eccezione di coloro che il giorno della presentazione della candidatura hanno il loro domicilio effettivo nelle Antille Olandesi o ad Aruba. 2. Questa eccezione non vale per a l'olandese che ha risieduto per almeno dieci anni nei Paesi Bassi b l'olandese che lavora nella funzione pubblica olandese nelle Antille olandesi o ad Aruba, così come per il coniuge, il partner o compagno e i figli registrati, purché questi convivano con lui . 15 Con riguardo all'elezione dei membri del Parlamento europeo, l'articolo Y 3 della medesima legge così dispone Hanno il diritto di voto a coloro che hanno il diritto di votare alle elezioni dei membri della Tweede Kamer der Staten-Generaal b i non olandesi, cittadini di un altro Stato membro dell'Unione europea, a condizione che essi 1. abbiano il loro domicilio effettivo nei Paesi Bassi il giorno del deposito delle candidature, 2. abbiano raggiunto il diciottesimo anno il giorno del voto, e 3. non siano decaduti dal diritto di voto nei Paesi Bassi o nello Stato membro di cui sono cittadini . Le questioni pregiudiziali 16. Nell'ambito della controversia pendente dinanzi al giudice del rinvio, gli appellanti nella causa principale contestano il rifiuto della loro iscrizione nelle liste elettorali per l'elezione dei membri del Parlamento europeo, motivato dal fatto che essi risiedono ad Aruba. Essi affermano che, ai sensi dell'articolo 17, n. 1, CE, essi sono cittadini dell'Unione europea. Essi sostengono che l'articolo 19, n. 2, CE, interpretato alla luce dell'articolo 3 del protocollo n. 1 della CEDU, conferisce loro il diritto di votare nelle elezioni per il Parlamento europeo, sebbene essi risiedano in un territorio il cui nome è menzionato nella lista dei paesi e territori d'oltremare in prosieguo i PTOM contenuto nell'Allegato II al Trattato. 17. Il giudice del rinvio riconosce che, essendosi già svolte le elezioni dei membri del Parlamento europeo, è troppo tardi perché una decisione di annullamento del rifiuto dell'iscrizione degli appellanti nella causa principale nelle liste elettorali possa consentire loro di partecipare a tale elezione. Il giudice non esclude però che, in applicazione del diritto comunitario, debba essere loro concessa una riparazione rechtsherstel . 18. È alla luce di quanto sopra che il Raad van State ha deciso di sospendere il procedimento, e di sottoporre alla Corte le seguenti questioni pregiudiziali 1 Se alle persone che sono in possesso della nazionalità di uno Stato membro e sono residenti, ovvero domiciliate in un territorio appartenente ai PTOM, ai sensi dell'articolo 299, terzo comma, CE, e che mantiene relazioni particolari con il detto Stato membro, sia applicabile la parte seconda del Trattato. 2 In caso negativo, se gli Stati membri, alla luce di quanto disposto all'articolo 17, n. 1, seconda frase, CE, siano liberi di riconoscere la loro nazionalità alle persone che sono residenti ovvero domiciliate nei PTOM, di cui all'articolo 299, n. 3, CE. 3 Se l'articolo 19, n. 2, CE, letto in combinato disposto con gli articoli 189 [CE] e 190, n. 1, CE, debba essere interpretato nel senso che - fatte salve le eccezioni previste nell'ordinamento giuridico nazionale che si riferiscono, tra l'altro, a esclusioni del diritto di voto derivanti da condanne penali e da stato di incapacità - la qualità di cittadino dell'Unione residente o domiciliato nei PTOM implica, tra l'altro, il diritto di voto e di eleggibilità per il Parlamento europeo. 4 Se gli articoli 17 [CE] e 19, n. 2, CE, letti in combinato disposto e posti nell'ottica dell'articolo 3, n. 1, del Protocollo [n. 1 della CEDU], come interpretato dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, ostino a che tali persone, che non sono cittadini dell'Unione, abbiano diritto di voto e di eleggibilità per il Parlamento europeo. 5 Se il diritto comunitario ponga condizioni circa la natura del ripristino della situazione giuridica [rechtsherstel] da mettere a disposizione, qualora il giudice nazionale - sulla base, tra l'altro, della soluzione che la Corte di giustizia avrà fornito alle questioni di cui sopra - dovesse dichiarare che coloro che risiedono oppure sono domiciliati nelle Antille Olandesi e in Aruba e che sono in possesso della nazionalità olandese, illegittimamente non sono stati iscritti per le elezioni tenutesi il 10 giugno 2004 Procedimento dinanzi alla Corte 19. Con lettera separata del 13 luglio 2004, nonché con lettera del 22 febbraio 2005, il Raad van State ha chiesto alla Corte di esaminare le questioni pregiudiziali con procedimento accelerato ai sensi dell'articolo 104 bis, primo comma, del regolamento di procedura. Tali domande sono state respinte con ordinanze del presidente della Corte 23 agosto 2004 e 18 marzo 2005. Sulle questioni pregiudiziali Sulla prima questione 20. Con la sua prima questione, il Raad van State chiede se la seconda parte del Trattato, relativa alla cittadinanza dell'Unione, si applichi ai cittadini di uno Stato membro che hanno la residenza o il domicilio in un territorio facente parte dei PTOM, di cui all'articolo 299, n. 3, CE. Osservazioni presentate alla Corte 21. Le parti della causa principale, nonché il governo del Regno Unito e la Commissione delle Comunità europee, sostengono che la seconda parte del Trattato si applica ai cittadini di uno Stato membro che hanno la residenza o il domicilio in un territorio facente parte dei PTOM. Essi rilevano che l'articolo 17, n. 2, CE non pone altre condizioni, per essere cittadini dell'Unione e beneficiare dei diritti conferiti dal Trattato, che il possesso della cittadinanza di uno Stato membro. Sarebbe dunque irrilevante il fatto che un cittadino di uno Stato membro risieda in un paese terzo o in un PTOM. 22. Il governo olandese rileva innanzitutto che, ai sensi dello Statuut van het Koninkrijk der Nederlanden del 1954 in prosieguo lo Statuut , il Regno dei Paesi Bassi è composto di tre territori, vale a dire i Paesi Bassi, le Antille olandesi e Aruba. L'articolo 41 dello Statuut prevede che i tre territori gestiscono autonomamente le materie di propria competenza . È per questo che i Paesi Bassi hanno una propria costituzione, e che le Antille olandesi e Aruba hanno la propria Staatsregeling. Nel Regno, fatta eccezione per le materie del Regno , indicate nello Statuut, ciascun territorio, che dispone di un parlamento e di un'amministrazione, gode di proprie competenze legislative. 23. La cittadinanza costituirebbe una materia del Regno , e la sua attribuzione sarebbe disciplinata dalla legge del Regno sulla cittadinanza olandese Rijkswet op het Nederlanderschap . Si tratta di una cittadinanza unitaria la quale non fa cioè alcuna distinzione tra un abitante di Aruba ed uno dei Paesi Bassi il quale si trovi al di fuori del Regno. 24. Anche gli affari esteri costituirebbero una materia del Regno . L'unico soggetto di diritto internazionale sarebbe il Regno dei Paesi Bassi. Tuttavia, a livello pattizio, il Regno potrebbe concludere trattati separatamente per ciascun territorio. Ciò si tradurrebbe, in pratica, nelle menzioni il Regno dei Paesi Bassi per i Paesi Bassi , il Regno dei Paesi Bassi per le Antille olandesi e il Regno dei Paesi Bassi per Aruba . Ne conseguirebbe che, da un punto di vista giuridico, un trattato vincolerebbe soltanto il territorio indicato. Il governo olandese precisa al riguardo che il Trattato CEE, nella sua versione originaria, è stato ratificato esclusivamente per i territori europei del Regno e per la Nuova Guinea, vale a dire con l'indicazione per il Regno dei Paesi Bassi per i Paesi Bassi e la Nuova Guinea . Esso ha inoltre depositato l'atto di ratifica del Trattato sull'Unione europea, sottoscritto dalla Regina per il Regno dei Paesi Bassi per i Paesi Bassi . 25. Secondo il governo olandese l'ambito di applicazione territoriale del Trattato CE, e in particolare della sua seconda parte, dovrebbe essere determinato in conformità all'articolo 299 CE, ma considerando anche gli strumenti di ratifica del trattato. E l'esame di tali strumenti indicherebbe che né il Trattato originario né il Trattato sull'Unione europea sono stati ratificati per Aruba. Il Trattato CE non si applicherebbe dunque a tale territorio, fatta eccezione per il regime speciale di associazione definito nella quarta parte dello stesso. 26. Il fatto che il Regno dei Paesi Bassi abbia istituito una cittadinanza unitaria sarebbe irrilevante a tale proposito. L'olandese di Aruba o delle Antille olandesi possiederebbe sì la cittadinanza olandese, e sarebbe di conseguenza cittadino dell'Unione, ma ciò non comporterebbe che egli goda anche, in ogni tempo, di tutti i diritti legati alla cittadinanza dell'Unione. Fino a quando l'interessato si trova nel territorio di Aruba o delle Antille olandesi il Trattato non produrrebbe alcun effetto sulla sua situazione. Qualora però egli abbandoni il territorio di Aruba o delle Antille olandesi, egli potrebbe far valere i diritti legati alla cittadinanza dell'Unione. Giudizio della Corte 27. L'articolo 17, n. 1, seconda frase, CE prevede che è cittadino dell'Unione chiunque abbia la cittadinanza di uno Stato membro . A tale proposito è irrilevante che il cittadino di uno Stato membro abbia la residenza o il domicilio in un territorio facente parte dei PTOM, di cui all'articolo 299, n. 3, CE. 28. D'altra parte l'articolo 17, n. 2, CE stabilisce che i cittadini dell'Unione godono dei diritti e sono soggetti ai doveri previsti dal Trattato. 29. Ne consegue che la prima questione va risolta dichiarando che i cittadini di uno Stato membro che hanno la residenza o il domicilio in un territorio facente parte dei PTOM, di cui all'articolo 299, n. 3, CE, possono far valere i diritti riconosciuti ai cittadini dell'Unione nella seconda parte del Trattato. Sulla seconda questione 30. Tale questione, che riguarda il diritto degli Stati membri, alla luce del l'articolo 17, n. 1, seconda frase, CE, di concedere la propria cittadinanza a persone che hanno la residenza o il domicilio nei PTOM di cui all'articolo 299, n. 3, CE, è stata proposta per il caso in cui la Corte dichiarasse la non applicabilità della seconda parte del Trattato ad un cittadino di uno Stato membro il quale abbia la residenza o il domicilio in un territorio facente parte dei PTOM. 31. Tenuto conto della risposta fornita alla prima questione, non è necessario rispondere alla seconda. Sulla terza questione 32. Con la sua terza questione, il Raad van State chiede se l'articolo 19, n. 2, CE, considerato alla luce degli articoli 189 CE e 190, n. 1, CE, deve essere interpretato nel senso che un cittadino dell'Unione il quale abbia la residenza o il domicilio in un PTOM gode del diritto di elettorato attivo e passivo per il Parlamento europeo. Osservazioni presentate alla Corte 33. Gli appellanti nella causa principale osservano che, sebbene Aruba sia un PTOM ai sensi del Trattato, essa è soggetta a disposizioni normative relative a materie del Regno quali la difesa o gli affari esteri, disposizioni che sono influenzate dal diritto comunitario. Anche la normativa interna sarebbe influenzata da quella comunitaria, il che giustificherebbe che gli olandesi di Aruba possano votare per eleggere i membri del Parlamento europeo, ai sensi dell'articolo 3 del protocollo n. 1 della CEDU. Essi rilevano altresì la discriminazione di cui sono vittime gli olandesi di Aruba e delle Antille olandesi. Essi osservano, ad esempio, che un olandese delle Antille può beneficiare o meno del diritto di voto a seconda che risieda nella parte francese o in quella olandese dell'isola di Saint-Martin. 34. Il governo olandese rileva che il diritto di voto non costituisce una materia del Regno, ma rientra nella competenza del territorio ai sensi dello Statuut. L'articolo 46 dello stesso prevede in proposito che gli organi rappresentativi del territorio siano eletti dagli olandesi residenti nel territorio in questione. Il n. 2 di tale articolo lascia ai territori la facoltà di concedere il diritto di voto agli olandesi che non risiedono nel territorio stesso. La legge elettorale olandese avrebbe utilizzato in modo limitato quest'ultima facoltà, concedendo il diritto di voto ai residenti di Aruba e delle Antille olandesi che hanno abitato più di dieci anni nei Paesi Bassi. 35. I governi olandese, francese e del Regno Unito, nonché la Commissione, ritengono che il diritto comunitario non imponga che il diritto di voto sia concesso ai cittadini degli Stati membri che non risiedono nel territorio a cui si applica la normativa comunitaria. Un cittadino il quale risieda in un PTOM non potrebbe far derivare tale diritto dall'articolo 19, n. 2, CE, il quale mira soltanto a garantire ai cittadini dell'Unione che soggiornano in un altro Stato membro il diritto di voto alle medesime condizioni previste per i cittadini di tale Stato membro. 36. I governi olandese e del Regno Unito, nonché la Commissione, ricordano d'altra parte che gli articoli 189 CE e 190, n. 1, CE, così come le disposizioni generali del Trattato, non sono applicabili ai PTOM se non quando esplicitamente previsto sentenze 12 febbraio 1992, causa C-260/90, Leplat, Racc. pag. I-643, punto 10, e 22 novembre 2001, causa C-110/97, Paesi Bassi/Consiglio, Racc. pag. I-8763, punto 49 . Essi ritengono che, considerato il fatto che il Trattato non si applica ad Aruba e che l'associazione con i PTOM non conferisce alcun ruolo al Parlamento europeo, quest'ultimo non può essere qualificato come corpo legislativo ai sensi dell'articolo 3 del protocollo n. 1 della CEDU, alle elezioni del quale avrebbero il diritto di partecipare i residenti dei PTOM v. Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza 18 febbraio 1999, Matthews c. Regno Unito, Recueil des arr ts et décisions 1999-I . 37. In ogni caso, la Comunità avrebbe esercitato solo parzialmente la competenza conferitale dall'articolo 190, n. 4, CE al fine di elaborare una procedura elettorale uniforme. L'atto del 1976 non conterrebbe alcuna disposizione la quale indichi chi sono i titolari del diritto di voto, cosicché sarebbero applicabili soltanto le disposizioni nazionali. Queste ultime potrebbero prevedere, in particolare, condizioni di residenza. 38. I governi olandese, francese e del Regno Unito, nonché la Commissione, ritengono che il diritto comunitario non si opponga tuttavia a che gli Stati membri concedano il diritto di voto ai cittadini dell'Unione che risiedono in un paese terzo o in un PTOM. Il governo francese precisa sul punto che la legge francese relativa all'elezione dei membri del Parlamento europeo rinvia al codice elettorale francese, il quale non fa alcuna distinzione tra i francesi che risiedono nella Francia metropolitana e gli altri. Di conseguenza, i francesi che risiedono in un dipartimento d'oltremare o in un PTOM partecipano all'elezione del Parlamento europeo alle medesime condizioni dei francesi che risiedono nella Francia metropolitana. 39. La Commissione ricorda tuttavia che gli Stati membri devono tenere conto dei principi generali del diritto comunitario. In applicazione del principio generale di parità di trattamento, un legislatore nazionale che decida di estendere il diritto di voto alle elezioni del Parlamento europeo ai suoi cittadini residenti in un paese terzo dovrebbe, allo stesso modo, concedere tale diritto di voto ai suoi cittadini residenti in un PTOM. Esso dovrebbe fare ciò a maggior ragione in considerazione del legame particolare che unisce i PTOM alla Comunità. Nel caso di specie, poiché il legislatore olandese concede a tutti gli olandesi che non risiedono ad Aruba o nelle Antille olandesi, indipendentemente dal luogo di residenza, il diritto di partecipare alle predette elezioni, tale diritto dovrebbe altresì essere concesso agli olandesi di Aruba e delle Antille olandesi. In mancanza di ciò, la normativa comporterebbe una discriminazione ingiustificata tra un olandese residente, ad esempio, a New York ed uno residente ad Aruba. Giudizio della Corte 40. Si deve osservare che le disposizioni del Trattato non contengono una regola che definisca in modo esplicito e preciso chi siano i titolari del diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo. 41. L'articolo 190, n. 4, CE fa riferimento alla procedura per tali elezioni. Secondo tale disposizione, l'elezione dei membri del Parlamento europeo si effettua a suffragio universale diretto, secondo una procedura uniforme in tutti gli Stati membri o secondo principi comuni a tutti gli Stati membri. 42. L'articolo 1 dell'atto del 1976 stabilisce che i membri del Parlamento europeo sono eletti con sistema proporzionale, e che l'elezione si svolge a suffragio universale diretto, libero e segreto. Ai sensi dell'articolo 8 dell'atto del 1976, fatte salve le disposizioni contenute nell'atto stesso, la procedura elettorale è disciplinata in ciascuno Stato membro dalle disposizioni nazionali, ma queste, che possono eventualmente tener conto delle particolarità interne agli Stati membri, non devono nel complesso pregiudicare il carattere proporzionale del voto. 43. Tuttavia, né l'articolo 190 CE né l'atto del 1976 indicano in modo esplicito e preciso chi siano coloro che godono del diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo. 44. Nessuna chiara conclusione in proposito può essere ricavata dagli articoli 189 CE e 190 CE, relativi al Parlamento europeo, i quali indicano che lo stesso è composto da rappresentanti dei popoli degli Stati membri, laddove il termine popoli , che non è definito, può assumere significati differenti a seconda degli Stati membri e delle lingue dell'Unione. 45. Risulta da tali considerazioni che, allo stato attuale del diritto comunitario, la determinazione di chi possiede il diritto di voto attivo e passivo ricade nella competenza di ciascuno Stato membro, nel rispetto del diritto comunitario. Si deve tuttavia verificare se tale diritto si opponga ad una situazione come quella di cui alla causa principale, in cui alcuni cittadini olandesi residenti ad Aruba non godono del diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo. 46. Si deve innanzitutto ricordare che i PTOM sono oggetto di uno speciale regime di associazione, definito nella quarta parte del Trattato articoli da 182 CE a 188 CE , così che le disposizioni generali del Trattato sono applicabili nei loro confronti soltanto laddove esplicitamente previsto v. citate sentenze Leplat, punto 10, e Paesi Bassi/Consiglio, punto 49 . 47. Ne consegue che gli articoli 189 CE e 190 CE non sono applicabili a tali paesi e territori, e che gli Stati membri non sono tenuti ad organizzare in essi le elezioni del Parlamento europeo. 48. L'articolo 3 del protocollo n. 1 della CEDU non si oppone a tale interpretazione. Poiché infatti le disposizioni del Trattato non sono applicabili ai PTOM, il Parlamento europeo non può essere considerato il corpo legislativo di questi ultimi ai fini della predetta disposizione. Per contro, è nell'ambito degli organi creati nel quadro dell'associazione tra la Comunità e i PTOM che la popolazione di tali paesi e territori può esprimersi, attraverso le autorità che la rappresentano. 49. Non si può obiettare, a tale proposito, che il diritto comunitario esercita un'influenza sul diritto applicabile ad Aruba. Tale influenza può derivare infatti dalle disposizioni del diritto comunitario applicabili ai PTOM nell'ambito dell'associazione. Per quanto riguarda le altre disposizioni di tale diritto, come ha osservato l'avvocato generale al paragrafo 161 delle sue conclusioni, facendo riferimento al punto 34 della citata sentenza Matthews c. Regno Unito, un impatto indiretto di una normativa non è sufficiente per ritenere che tale normativa tocchi la popolazione nel medesimo modo di quella proveniente da un'assemblea legislativa locale. 50. Allo stesso modo, non si può argomentare sulla base del fatto che altri Stati membri organizzano le elezioni per il Parlamento europeo nei PTOM con i quali essi intrattengono relazioni particolari. In assenza di specifiche disposizioni in proposito nel Trattato, infatti, spetta agli Stati membri utilizzare le norme meglio adatte al loro ordinamento costituzionale. 51. Per quanto riguarda poi il diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo organizzate nei Paesi Bassi, esso è determinato dalla legge elettorale olandese, e prevede le medesime condizioni applicabili all'elezione dei membri della camera dei deputati del Parlamento olandese in particolare, tale diritto di voto attivo e passivo non è riconosciuto agli olandesi il cui domicilio effettivo si trova nelle Antille olandesi o ad Aruba. 52. Come è stato ricordato ai punti 41-44 della presente sentenza, né gli articoli 189 CE e 190 CE né l'atto del 1976 indicano in modo esplicito e preciso chi siano i titolari del diritto di voto attivo e passivo per l'elezione del Parlamento europeo. D'altra parte, le disposizioni della parte seconda del Trattato, relativa alla cittadinanza dell'Unione, non riconoscono ai cittadini dell'Unione un diritto incondizionato di voto attivo e passivo per l'elezione del Parlamento europeo. 53. Infatti l'articolo 19, n. 2, CE, al quale viene fatto riferimento nella domanda pregiudiziale, si limita ad applicare a tale diritto di voto attivo e passivo il principio di non discriminazione in base alla nazionalità, stabilendo che ogni cittadino dell'Unione residente in uno Stato membro di cui non è cittadino ha il diritto di voto e di eleggibilità alle elezioni del Parlamento europeo nello Stato membro in cui risiede, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato. L'articolo 3, primo comma, lettera b , della direttiva 93/109 precisa a tale proposito che possiede il diritto di voto attivo e passivo nello Stato membro in cui risiede ogni cittadino comunitario che, pur non essendo cittadino dello Stato membro di residenza, possiede i requisiti a cui la legislazione di detto Stato subordina il diritto di voto e di eleggibilità dei propri cittadini. Allo stesso modo, l'articolo 5 di tale direttiva è chiaramente fondato sul presupposto che uno Stato membro può prevedere una durata della residenza nel territorio elettorale come condizione per il diritto di voto. Risulta da tale esame dell'articolo 19, n. 2, CE e delle disposizioni adottate per darvi esecuzione che tale norma del Trattato non è applicabile al cittadino dell'Unione che risiede in un PTOM e che desidera esercitare il proprio diritto di voto dello Stato membro di cui è cittadino. 54. Come ha osservato l'avvocato generale ai paragrafi 157 e 158 delle sue conclusioni, l'articolo 3 del protocollo n. 1 della CEDU non si oppone a che gli Stati membri utilizzino il criterio della residenza per restringere l'ambito dei titolari del diritto di voto attivo e passivo. Pronunciandosi relativamente diritto di voto, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha ritenuto, a tale proposito, che l'obbligo di residenza sul territorio nazionale per poter votare sia una condizione di per sé non irragionevole né arbitraria, e giustificata per più ragioni Corte europea dei diritti dell'uomo, sentenza 19 ottobre 2004, Melnitchenko c. Ucraina, Recueil des arr ts et décisions 2004-X, 56 . Essa ha peraltro ammesso che si possono fissare condizioni più rigorose per il diritto di voto passivo rispetto a quelle per il diritto di voto attivo sentenza Melnitchenko c. Ucraina, cit, 57 . 55. Sulla base di tali elementi non sembra che, in principio, il criterio legato alla residenza sia inadeguato per determinare chi goda del diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo. 56. Gli appellanti nella causa principale e la Commissione affermano tuttavia che la legge elettorale olandese violerebbe il principio di parità di trattamento riconoscendo il diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo a tutti gli olandesi residenti in un paese terzo, mentre tale diritto non è riconosciuto agli olandesi che risiedono nelle Antille olandesi o ad Aruba. 57. A tale proposito si deve ricordare che il principio di parità di trattamento o di non discriminazione, che fa parte dei principi generali del diritto comunitario, richiede che situazioni paragonabili non siano trattate in maniera diversa e che situazioni diverse non siano trattate in maniera uguale, salvo che ciò non risulti obiettivamente giustificato sentenze 6 dicembre 2005, cause riunite C-453/03, C-11/04, C-12/04 e C-194/04, ABNA e a., Racc. pag. I-10423, punto 63, e 10 gennaio 2006, causa C-344/04, IATA e ELFAA, Racc. pag. I-403, punto 95 . 58. In questo caso, gli elementi di comparazione rilevanti sono da un lato un olandese residente nelle Antille olandesi o ad Aruba e, dall'altro, un olandese residente in un paese terzo. Tali soggetti hanno in comune il fatto di essere cittadini olandesi e di non risiedere nel territorio dei Paesi Bassi. Esiste tuttavia una differenza di trattamento fra i due, poiché il secondo possiede il diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo organizzate nei Paesi Bassi, mentre il primo non gode di tale diritto. Una simile differenza di trattamento deve essere oggettivamente giustificata. 59. In udienza il governo olandese ha affermato che lo scopo della legge elettorale olandese era quello di consentire agli olandesi dei Paesi Bassi residenti all'estero di votare, poiché si ritiene che tali cittadini abbiano ancora legami con la società olandese. Risulta però anche, dai chiarimenti forniti da tale governo in udienza, che un olandese il quale trasferisca la propria residenza da Aruba verso un paese terzo godrebbe del diritto di voto, allo stesso modo di un olandese il quale trasferisca la propria residenza dai Paesi Bassi verso un paese terzo, mentre un olandese residente ad Aruba non possiede tale diritto. 60. In proposito, lo scopo perseguito dal legislatore olandese, il quale consiste nel concedere il diritto di voto attivo e passivo agli olandesi che hanno o hanno avuto legami con i Paesi Bassi, rientra nella discrezionalità di cui dispone tale legislatore per organizzare le elezioni. Si deve tuttavia osservare che il governo olandese non ha dimostrato a sufficienza che la diversità di trattamento osservata tra gli olandesi residenti in un paese terzo e quelli residenti nelle Antille olandesi e ad Aruba sia oggettivamente giustificata, e non costituisca dunque una violazione del principio di parità di trattamento. 61. Sulla base di tali elementi la terza questione deve essere risolta dichiarando che, sebbene allo stato attuale del diritto comunitario nulla osti a che gli Stati membri definiscano, nel rispetto del diritto comunitario, le condizioni per il diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo facendo riferimento al criterio della residenza sul territorio nel quale le elezioni sono organizzate, tuttavia il principio di parità di trattamento osta a che i criteri scelti comportino che siano trattati in maniera diversa cittadini che si trovano in situazioni comparabili, senza che tale diversità di trattamento sia oggettivamente giustificata. Sulla quarta questione 62. Con la quarta questione, il Raad van State chiede se gli articoli 17 CE e 19, n. 2, CE, letti alla luce dell'articolo 3 del protocollo n. 1 della CEDU, impediscano che soggetti privi dello status di cittadini dell'Unione godano del diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo. 63. Come rilevano il governo olandese e la Commissione, si deve osservare che tale questione non ha alcun legame con la causa principale, poiché gli appellanti nella stessa sono cittadini dell'Unione a tale questione non va dunque data risposta. 64. In ogni caso, la Corte ha pronunciato in data odierna una sentenza nella causa C-145/04, Spagna/ Regno Unito non ancora pubblicata nella Raccolta che, se necessario, fornisce chiarimenti in proposito. Sulla quinta questione 65. Con la quinta questione, il Raad van State chiede se il diritto comunitario ponga condizioni circa la natura della riparazione rechtsherstel da offrire qualora il giudice nazionale - sulla base, in particolare, della soluzione data dalla Corte di giustizia alle questioni di cui sopra - dovesse considerare che coloro che hanno la residenza o il domicilio nelle Antille Olandesi o ad Aruba e che sono in possesso della cittadinanza olandese illegittimamente non sono stati iscritti nelle liste elettorali per le elezioni dei membri del Parlamento europeo del 10 giugno 2004. 66. A tale proposito, risulta dall'articolo 12 dell'atto del 1976 che il Parlamento europeo ha competenza a pronunciarsi soltanto sulle contestazioni in materia elettorale che potrebbero essere eventualmente avanzate sulla base delle disposizioni di tale atto, con esclusione delle disposizioni nazionali a cui questo fa rinvio. Poiché la determinazione di chi sia titolare del diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo rientra nella competenza di ciascuno Stato membro, ne consegue che le contestazioni relative alle norme nazionali che definiscono tali titolari sono anch'esse questioni di diritto nazionale. 67. Pertanto, in assenza di una disciplina comunitaria relativamente alle contestazioni in materia di diritto di voto attivo e passivo per il Parlamento europeo, spetta all'ordinamento giuridico interno di ciascuno Stato membro indicare i giudici competenti e fissare le procedure giurisdizionali destinate a garantire la tutela dei diritti che derivano ai singoli dal diritto comunitario, fermo restando che dette modalità non possono essere né meno favorevoli di quelle relative alle azioni per far valere diritti fondati sull'ordinamento nazionale principio di equivalenza né tali da rendere impossibile o eccessivamente difficoltoso, in pratica, l'esercizio dei diritti garantiti dall'ordinamento comunitario principio di effettività v., in particolare, sentenza 8 novembre 2005, causa C-443/03, Leffler, Racc. pag. I-9611, punti 49 e 50 . 68. Per quanto riguarda un'eventuale riparazione rechtsherstel a favore di una persona che, a causa di una norma nazionale contrastante con il diritto comunitario, si sia vista rifiutare l'iscrizione nelle liste elettorali per l'elezione del Parlamento europeo, è sempre sulla base delle condizioni e dei modi previsti dal diritto nazionale che tale riparazione può avere luogo, fermo restando che tali condizioni e modi devono rispettare i principi di equivalenza e di effettività in tal senso, sentenza 9 novembre 1983, causa 199/82, San Giorgio, Racc. pag. 3595 . Per valutare la riparazione adeguata, il giudice nazionale potrà utilmente fare riferimento alle modalità di riparazione previste per il caso di violazione di norme nazionali relative all'elezione di istituzioni dello Stato membro. 69. In tale contesto occorre ricordare peraltro che il principio della responsabilità di uno Stato membro per danni causati ai singoli da violazioni del diritto comunitario ad esso imputabili è inerente al sistema del Trattato, e che uno Stato membro è tenuto a risarcire i danni causati allorché la norma giuridica violata abbia lo scopo di conferire diritti agli individui, la violazione sia sufficientemente qualificata ed esista un nesso causale diretto tra la violazione dell'obbligo posto a carico dello Stato ed il danno subito dai soggetti lesi sentenze 5 marzo 1996, cause riunite C-46/93 e C-48/93, Brasserie du p cheur e Factortame, Racc. pag. I-1029, punti 31 e 51, e 30 settembre 2003, causa C-224/01, K bler, Racc. pag. I-10239, punti 30 e 51 non si può tuttavia escludere che la responsabilità dello Stato possa essere accertata a condizioni meno restrittive sulla base del diritto nazionale v. sentenza Brasserie du p cheur e Factortame, cit., punto 66 . 70. Con riserva del diritto al risarcimento che trova direttamente il suo fondamento nel diritto comunitario, nel caso in cui le condizioni indicate al punto precedente siano soddisfatte, è nell'ambito delle norme del diritto nazionale relative alla responsabilità che lo Stato è tenuto a riparare le conseguenze del danno provocato, fermo restando che le condizioni stabilite dalle legislazioni nazionali in materia di risarcimento dei danni non possono essere meno favorevoli di quelle che riguardano reclami analoghi di natura interna, e non possono essere congegnate in modo da rendere praticamente impossibile o eccessivamente difficile ottenere il risarcimento sentenza Brasserie du p cheur e Factortame, cit., punto 67 . 71. Si deve dunque risolvere la quinta questione dichiarando che spetta all'ordinamento di ciascuno Stato membro determinare gli strumenti per la riparazione a favore di una persona che, in forza di una disposizione nazionale contraria al diritto comunitario, non sia stata iscritta nelle liste elettorali per l'elezione dei membri del Parlamento europeo del 10 giugno 2004, e sia stata quindi esclusa dalla partecipazione a tali elezioni. Tali rimedi, che possono comprendere un risarcimento del danno causato dalla violazione del diritto comunitario imputabile allo Stato, devono rispettare i principi di equivalenza e di effettività. Sulle spese 72. Nei confronti delle parti della causa principale il presente procedimento costituisce un incidente sollevato dinanzi al giudice nazionale, cui spetta quindi statuire sulle spese. Le spese sostenute da altri soggetti per presentare osservazioni alla Corte non possono dar luogo a rifusione. PQM La Corte Grande Sezione dichiara 1 I cittadini di uno Stato membro che hanno la residenza o il domicilio in un territorio facente parte dei paesi e territori d'oltremare, di cui all'articolo 299, n. 3, CE, possono far valere i diritti riconosciuti ai cittadini dell'Unione nella seconda parte del Trattato CE. 2 Sebbene allo stato attuale del diritto comunitario nulla osti a che gli Stati membri definiscano, nel rispetto del diritto comunitario, le condizioni per il diritto di voto attivo e passivo per le elezioni del Parlamento europeo facendo riferimento al criterio della residenza sul territorio nel quale le elezioni sono organizzate, tuttavia il principio di parità di trattamento osta a che i criteri scelti comportino che siano trattati in maniera diversa cittadini che si trovano in situazioni comparabili, senza che tale diversità di trattamento sia oggettivamente giustificata. 3 Spetta all'ordinamento di ciascuno Stato membro determinare gli strumenti per la riparazione rechtsherstel a favore di una persona che, in forza di una disposizione nazionale contraria al diritto comunitario, non sia stata iscritta nelle liste elettorali per l'elezione dei membri del Parlamento europeo del 10 giugno 2004, e sia stata quindi esclusa dalla partecipazione a tali elezioni. Tali rimedi, che possono comprendere un risarcimento del danno causato dalla violazione del diritto comunitario imputabile allo Stato, devono rispettare i principi di equivalenza e di effettività.