Rimborsi agli ex esattori, i controlli degli enti impositori

di Massimo Bernabei e Salvatore Albanese

Gli enti impositori non possono prescindere dai necessari controlli intesi a verificare i presupposti di fatto e di legge dei rimborsi agli ex esattori nell'ambito del Dpr 43/1988. È quanto stabilito dalla prima sezione giurisdizionale centrale della Corte dei conti con la sentenza 105/06 depositata lo scorso 9 maggio e qui leggibile nei documenti correlati . Pubblichiamo di seguito il commento di Massimo Bernabei e Salvatore Albanese di Massimo Bernabei e Salvatore Albanese 1. Il quadro normativo di riferimento. I fatti esaminati dalla Corte risalgono al complesso quadro di mutamento del sistema nazionale della riscossionei, durante la riforma dei Dpr 43ii e 44/1988, che centralizzando il sistema sostituisce la figura degli esattori con quella dei concessionari del servizio della riscossione. In tale ambito si inserisce la disposizione agevolativa sulle iscrizioni a ruolo, dell'articolo 17 comma 1 , legge 413/91iii I contribuenti che, dalle domande di rimborso o di discarico presentate dagli esattori delle imposte dirette o dai concessionari per le quote ricevute in carico dagli stessi esattori, risultano, alla data di entrata in vigore della presente legge, debitori per tributi iscritti a ruolo entro il 31 dicembre 1989, possono estinguere il debito con il pagamento di una somma pari ad un sesto dell'imposta ancora dovuta e di una somma pari al 10 per cento degli interessi, pene pecuniarie, soprattasse ed altri accessori iscritti a ruolo e non ancora pagati e contestualmente, per gli esattori, vengono riviste e semplificate le procedure per il rimborso delle quote inesigibili, le cui domande trasmesse agli Uffici dell'Amministrazione finanziaria costituiscono titolo sufficiente per esigere quanto dovuto. Alla base dell'allora vigente normativa i concessionari, nell'ambito del cosiddetto non riscosso come riscosso iv, procedevano anticipando le somme oggetto di iscrizione a ruolo ai rispettivi Enti impositori, chiedendo successivamente a rimborso gli importi non riscossi, e ottenendo forme di sgravi provvisori ancor prima che venisse completato il controllo della documentazione attestante l'effettiva inesigibilità dei ruoliv. L'impianto normativo dei rimborsi non si esaurisce nelle suddette norme. La legge 449/97vi, oltre a prorogarevii la procedura di rimborso al 30 giugno 1998 articolo 24, punto 13 , snellisce le disposizioni sui controlli, demandando agli Enti impositori la mera verifica dell'esistenza delle seguenti condizioni l'effettiva iscrizione a ruolo delle somme di cui è stato chiesto il rimborso l'eventuale inclusione dello stesso contribuente, per il medesimo carico, in più domande l'avvenuto versamento, a titolo di anticipazione, delle somme da rimborso la mancanza di provvedimenti di sgravio per indebito o la non pendenza, alla data del 31 dicembre 1991, di provvedimenti di sospensione delle quote inserite nella domanda. Effettuata tale analisi istruttoria, la norma sembra escludere qualsiasi altro tipo di esame sulla legittimità delle domande di rimborsoviii. Il disposto normativo articolo 17 legge 413/91 e articolo 24 legge 449/97 appare pertantoix sostituire all'effettuazione dei controlli originariamente previsti dal Tu 858/63x, una procedura semplificata e derogatoria del normale iter previsto dalla normativa sulla riscossione. Tuttavia, in considerazione delle gravi irregolarità verificatesi per alcune delle domande presentate dagli esattori, o dai concessionari per loro conto, diversi Uffici delle imposte dirette hanno sollevato la questione presso l'allora ministero delle Finanzexi, manifestando la necessità di attivare alcuni controlli in merito all'applicazione dell'articolo 17xii legge 413/91 per scongiurare comportamenti illegittimi o fraudolenti da parte delle società di riscossione. In proposito il Ministero ha risposto con la circolare n. 9 del 10 agosto 1992xiii, nella quale, condividendo la necessità di verifiche da parte dei competenti Uffici dell'Amministrazione finanziaria, soprattutto nei casi di maggior rischio di irregolarità, ribadisce peraltro che il dettato normativo non può essere interpretato nel senso di sollevare gli Uffici dell'Amministrazione finanziaria dalla normale diligenza che deve sempre permeare l'attività amministrativa rendendosi necessario che i controlli riguardino circolare 9 del 1992 citata l'effettiva iscrizione a ruolo delle quote di cui si chiede il rimborso l'effettivo mancato pagamento da parte dei contribuenti di tutto o parte del carico richiesto a rimborso la non pendenza, per le quote di cui si richiede il rimborso, di provvedimenti di sospensione della riscossione a favore del contribuente o di dilazione a favore dell'ex esattore o del concessionario dei carichi dei quali è stato chiesto il rimborso l'eventuale inclusione del contribuente in più domande per lo stesso carico, cosiddetta duplicazione delle domande la non emissione da parte dell'Ufficio di provvedimento di sgravio il riscontro delle riscossioni già effettuate dall'ex esattore. Il Ministero delle Finanze, con riferimento alla riforma della riscossione, data l'eccezionalità del momento, lascia alla cura dei singoli Uffici dell'Amministrazione porre in essere ogni ulteriore atto o adempimento per la verifica della legittimità delle richieste di rimborso, a tutela e salvaguardia degli interessi erariali. Nello stesso intervento il Ministero ricorda che sia gli Uffici delle imposte dirette, sia le Intendenze di Finanza e gli Uffici periferici, in alcuni casi, hanno autonomamente provveduto al controllo delle domande presentate. In tale contesto si inserisce la vicenda attuale, dove alle istanze di rimborso presentate da un ex esattore, ricorso in primo grado alla Corte dei Conti per la liquidazione delle stesse in seguito al silenzio rifiuto dell'Amministrazione locale, questa si oppone, negando la legittimità delle richieste che non sarebbero conformi alle condizioni previste dalla legge. 2. La sentenza 1429/03 del 7 luglio 2003 della Sezione giurisdizionale per la regione Campania accoglie la richiesta di rimborso dell'ex esattore. La Corte dei conti si è pronunciata, con la sentenza 1429/03 in epigrafexiv, in merito alla richiesta di una Spa, già esattore delle imposte presso un Comune della regione Campania, di rimborso del credito relativo alle somme dovute ai sensi dell'articolo 17 della legge 413/91, chiedendo anche il pagamento degli accessori interessi e maggior danno ex articolo 1224 Cc anche da svalutazione monetaria e delle spese di lite. Il ricorrente, cessato dalle proprie funzioni a far data dal 1 gennaio 1990, in seguito all'entrata in vigore della riforma di cui al Dpr 43/1988, sostiene che residuerebbero a suo credito le somme dei tributi posti in riscossione entro il 31 dicembre 1989 e trasmessi all'Ente comunale in questione, mai riscossi per insolvibilità dei contribuenti. Si precisa che sulla richiesta si è già pronunciato il Tribunale Ordinario di Napoli con sentenza datata 14 maggio 1997 successivamente dichiarato carente di giurisdizione dalla competente Corte d'Appello. I Giudici affermano, preliminarmente ad ogni altra questione, che la procedura più agile in materia di rimborsi ai concessionari ed ex esattori delle quote inesigibili, non autorizza a ritenere superflui i controlli intesi a verificare l'esistenza dei presupposti di legge ed a impedire liquidazioni scorretta, rendendoli anzi ancor più necessari . A tal proposito è intervenuto anche il ministero delle Finanze con il provvedimento richiamatoxv. Tuttavia, secondo il Collegio di primo grado, che ha demandato l'acquisizione di maggiori notizie in merito alla causaxvi, gli elementi forniti dall'Amministrazione non dimostrano inconfutabilmente quanto sostenuto dalla stessa, cioè che le domande esibite dall'ex esattore non siano mai state presentate, quando prive degli estremi di protocollazione, e siano comunque sfornite dei criteri di riscontro documentale previsti dal dettato normativo sulla riscossione. Le eccezioni di prescrizione e decadenza sollevate dal Comune non vengono accolte dalla Corte, che le definisce formulate in maniera generica e quindi tale da non consentire un compiuto esame generiche sarebbero anche le denunce di falsità avanzate relativamente alle firme, apposte per ricevuta, sugli esemplari delle domande di rimborso, mentre, contestualmente, le suddette eccezioni non dimostrano le presunte carenze documentali delle istanze di rimborso dell'esattore, che ne avrebbero dovuto precludere l'accoglimento. Avrebbe sbagliato, sottolineano i Giudici, l'Amministrazione comunale a non fornire elementi specifici circa l'inidoneità delle prove fornite dall'esattore ricorrente a dimostrazione dell'avvenuta presentazione delle domande oggetto di contestazione. In particolare, ci si riferisce alla ricevuta restituita all'esattore a prova dell'avvenuta presentazione, come richiede la normativa in esserexvii la generica denuncia di falsità di cui sopra non ovvierebbe a tale mancanza processuale imputabile alla difesa dell'Ente locale. In ogni caso il procedimento in esame si caratterizza per l'importanza dell'aspetto istruttorio, rispetto alle prove documentali che le parti in causa hanno posto a fondamento delle rispettive richieste. Detto quanto sopra, non può che accogliersi, decide il Collegio di prime cure, la pretesa dell'esattore ricorrente, comprensiva del diritto alla liquidazione della rivalutazione monetaria del credito principale, assorbente la questione degli interessi legali, escludendosi nella fattispecie esaminata quanto richiesto in materia di anatocismo, ma riconoscendosi il maggior danno in relazione alla natura imprenditoriale dell'attività esercitata dalla società ricorrente. 3. Il ricorso del Comune avverso la sentenza di primo grado della Corte dei contixviii e l'appello incidentale dell'ex esattore. L'Ente locale condannato ha presentato ricorsoxix, chiedendo l'annullamento della sentenzaxx nella parte e misura in cui accoglie le istanze dell'ex esattore, secondo i ricorrenti del tutto prive di fondamento giuridico. La Spa ha perduto ogni diritto al rimborso per non aver adempiuto alla normativa sulla riscossionexxi, dichiarando il falso nelle istanze di rimborso relative a numerosi contribuenti. È errato ritenere che il legislatore, nelle norme più volte citatexxii, abbia voluto derogare all'esistente impianto normativo dei controlli, facilitando le pratiche di rimborso. Esiste invece una consolidata giurisprudenzaxxiii che presuppone l'uso da parte dell'esattore della diligenza propria del creditore ed inoltre la dimostrazione che abbia proceduto infruttuosamente ad espletare tutte le possibili procedure espropiative nei confronti del contribuente, non sussistendo invece il diritto in favore dell'esattore che non dimostri di aver tentato anche altre procedure xxiv conducendo ogni possibile indagine circa la consistenza patrimoniale del contribuente, anche nell'ipotesi in cui la documentazione fornita dall'Ente impositore sia incompleta. La normativa va interpretata a sostegno dei controlli riguardo ai presupposti di fatto e di diritto inerenti l'attività esattoriale svolta, anche mediante l'analisi della documentazione che deve essere prodotta in allegato alle domande, nel caso di specie mai messa a disposizione, sostiene l'Amministrazione pubblica che di conseguenza non ha potuto effettuare i controlli per fatti a lei imputabilixxv. Tale prova, inoltre, non può essere richiesta all'Ente impositore, essendo invece l'esattore richiedente il rimborso dei ruoli inesigibili a dover fornire tutta la documentazione a supporto delle richieste avanzate. Non esiste comunque, nel dettato delle leggi, un incondizionato diritto dei cessati esattori alla automatica liquidazione dei loro crediti, sostengono i ricorrenti, soprattutto in mancanza di una efficace attività diretta al recupero delle quote inesigibili nei confronti dei contribuenti con iscrizioni a ruolo, attività che costituisce presupposto primarioxxvi per vantare la pretesa alla liquidazione del proprio credito. Tra l'altro, si afferma, la normativa offriva un congruo terminexxvii per procedere. In ogni caso l'onere di provare quanto sopra non può essere posto a carico dell'Ente impositore, il quale nega peraltro la pubblica fede degli Ufficiali di riscossionexxviii, contestando la legittimità sia delle istanze di rimborsoxxix sia delle dichiarazioni di inesigibilità a fondamento delle stesse. In tal caso si smonterebbe la forza dell'atto pubblico a fungere da prova fino a querela di falsoxxx, come invece prevede di norma il codice civile agli articoli 2699xxxi e seguenti, secondo quanto già affermato da una consolidata giurisprudenza della stessa Corte dei conti. Circa il rifiuto di corrispondere alla Spa quanto richiesto, anche qui emerge una precisa responsabilità in capo al soggetto privato, che avrebbe dovuto impugnare il silenzio rifiuto nei modi e forme di legge. La Spa ha presentato memoria di costituzione con appello incidentale, ribadendo che il Comune doveva procedere alla liquidazione delle domande di rimborso senza esaminarle nel merito, seguendo il procedimento semplificato dei commi 6 e 7 dell'articolo 17 legge 413. Le istanze sarebbero state presentate tempestivamente, mentre l'arrestarsi del procedimento di rimborso va imputato esclusivamente al comportamento dell'Amministrazione. Va inoltre ripristinato, mediante ulteriore riforma della sentenza appellata, il diritto dell'ex esattore ad esigere entrambe le obbligazioni accessorie, costituite dalla rivalutazione della somma e dagli interessi legali, a decorrere dalla data di cessazione dal servizio. 4. Il Collegio d'Appello della Corte dei conti accoglie le ragioni del Comune. 4.1 Le deduzioni scritte della Procura generale e la relativa richiesta di accoglimento dell'appello dell'Amministrazione Comunale. Ai motivi che hanno fondato la decisione adottata dal Collegio d'appello va premesso quanto riportato, nelle conclusioni scritte, dalla Procura generale. L'accoglimento, in primo grado, del ricorso dell'ex esattore sarebbe viziato da una totale inversione dell'onere della provaxxxii a danno del Comune, essendo la Spa ricorrente tenuta a dimostrare la regolarità delle domande presentate, nonché l'idoneità della documentazione allegata a giustificare l'inesigibilità dei ruoli, questione centrale della vicendaxxxiii. Si definisce una vera probatio diabolica il fatto che l'Ente locale avrebbe dovuto dimostrare, a detta della prima decisione della Corte dei Conti, che le domande non protocollate non erano mai state presentate, mentre ciò dovrebbe presumersi automaticamente, sostiene la Procura, in assenza di regolare protocollazione salvo prova contraria, ma da parte dell'esattore e non certo dell'Amministrazionexxxiv . Ne deriva che nel caso in esame la parte attrice non ha fornito elementi concreti a dimostrazione del proprio diritto al rimborso. Infine, conclude l'Ufficio, il disposto del più volte citato articolo 17 della legge 413 non rende in alcun modo automatico il diritto al rimborso, a fondamento della cui legittimità persiste l'obbligo di dimostrare l'inesigibilità delle somme iscritte a ruolo. 4.2 I motivi di diritto alla base delle decisione dei Giudici delle Corte dei conti. Non può accogliersi quanto richiesto dall'ex esattore, in primo grado, nelle controdeduzioni al presente ricorso e in sede di pubblica udienzaxxxv. La Sezione Giudicante condivide anzi in pieno la tesi, sostenuta dal Comune e accolta dal Pm, della inderogabile necessità che la pretesa creditoria di cui si discute venga debitamente motivata e adeguatamente comprovata, da parte di chi avanza le richieste. Nel merito delle domande presentate al Comune dall'esattore, come già precisatoxxxvi, la documentazione prodotta a sostegno della domanda è da ritenersi insufficiente per l'accoglimento della domanda. L'informe elenco riepilogativo depositato in atti, per la sua estrema genericità e neppure qualificabile come documento, mancando di ogni indicazione circa la sua provenienza, non rappresenta valida prova a sostegno della domanda proposta e non legittima, perciò, l'accoglimento della stessa . Insufficienti le dichiarazioni unilaterali della Spa, che avrebbe dovuto invece dimostrare con elementi documentali quanto sopra. Completamente errata è la Sentenza che accoglie il ricorso di primo grado, il cui Collegio ha basato, come affermato dalla Procura, la decisione di accoglimento su una inversione dell'onere della prova, in palese violazione della relativa norma civilistica di cui all'articolo 2697 Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento . Riguardo alle accuse di falsità delle firme avanzate dal Comune e respinte come offensive dall'esattore, trattasi, per i Giudici, di mera prospettazione di fatti inerenti alla vicenda, peraltro comprovati, non potendo di conseguenza accogliersi la richiesta dei legali del soggetto privato di cancellazione delle affermazioni offensive . Al contrario, risulta fondato il motivo d'appello nel quale i legali del Comune sostengono che la domanda di rimborso è completamente sfornita di prove . Fondato è anche il rilievo che la Spa aveva l'obbligo di impugnare il silenzio rifiuto dell'Amministrazione circa le richieste di rimborso da questa negategli. Qui la questione diventa proceduralexxxvii la presente controversia, affermano i Giudici, rientra nei giudizi aventi per oggetto un rapporto giuridico di natura patrimoniale, il cui presupposto è un provvedimento amministrativo che definisca le posizioni soggettive da far successivamente valere nella competente sede giudiziaria. In questo caso il ricorso introduttivo del primo grado di giudizio, erroneamente accolto dai Giudici della Sezione Campania nella sentenza 1429/03, andava respinto per inammissibilità. Per i suddetti motivi i Giudici decidono per la definitiva e totale riforma della sentenza impugnata, accogliendo l'appello principale del Comune e respingendo conseguentemente l'appello incidentale della Spa. i Eccezionalità della situazione in argomento , con riferimento agli interessi erariali, è la terminologia usata all'epoca dal Ministero delle Finanze oggi, Ministero dell'Economia e delle Finanze nella circolare n. 9 del 10 agosto 1992. ii Il Decreto del Presidente della Repubblica n. 43, del 28 gennaio 1988, in materia di Istituzione del servizio di riscossione dei tributi e di altre entrate dello Stato e di altri enti pubblici, ai sensi dell'articolo1, comma 1, della L.4 ottobre 1986, numero . , istituisce, sotto il coordinamento del Ministero delle Finanze, il sistema nazionale della riscossione che a far data dal 1 gennaio 1990 sostituisce gli esattori. iii Articolo 17 in materia di quote inesigibile della legge n. 413 del 30 dicembre 1991. iv Si consideri che la legge 337 del 28 settembre 1998, che attribuisce al Governo la delega per la riforma dell'intero sistema della riscossione, porta alla successiva realizzazione di uno dei punti fondamentali della riforma, l'abolizione, appunto, dell'obbligo del non riscosso come riscosso , quale principale causa di inefficienza dei concessionari nel recupero dei crediti. v Per avere un quadro completo della riforma iniziata nel 1998, e ancora in atto alla data in cui si scrive, si vedano gli articoli di Sandra Amovilli e Alessandro Zambonelli La riscossione coattiva , nell'ambito del Dossier tematico su Fiscooggi del 16,17 e 18 marzo del 2004. vi La legge n. 449 del 27 dicembre 1997 contiene disposizioni in materia di Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica . vii Sostituendo i termini originariamente previsti nell'articolo 17, comma 7, della legge 413 del 30 dicembre 1991. viii Parla infatti la norma, articolo 24 punto 13 della legge 449/1997, di esclusione di ogni altro controllo . ix Come vedremo, questa sarà la tesi avanzata dai legali dell'esattore nel ricorso di primo grado, accolta dai Giudici della rispettiva sezione e poi respinta dal Collegio d'Appello. x Tu n. 858 del 15 maggio 1963, in materia di Servizi della riscossione delle imposte dirette . xi Oggi, Ministero dell'Economia e delle Finanze. xii La procedura semplificata è prevista ai commi 6 e 7 dell'articolo 17, e presenta degli aspetti contrastanti a quanto invece previsto dal T.U. n. 858 del 1963. xiii La circolare, diffusa dal Servizio Centrale della Riscossione presso il Ministero delle Finanze, ha per oggetto le istruzioni relative ai controlli da effettuare sulle domande di rimborso e di discarico per le quote inesigibili, relativamente alle domande inoltrate ai sensi dell'articolo 17 della legge del 30 dicembre 1991, n. 413. xiv Sentenza n 1429 del 7.7.2003 della Corte dei Conti, Sezione giurisdizionale per la regione Campania. xv Circolare n. 9 del 10 agosto 1992, citata. xvi Ordinanza 11 luglio 2002 n. 032/02. xvii Articolo 84 DPR 858 del 1963 e articolo 77 DPR 43 del 1988. xviii Nel presente giudizio viene chiamata in causa, in primo grado, l'Agenzia delle Entrate, che con memoria depositata il 25 ottobre 2004 si costituisce al fine di far dedurre la propria carenza di legittimazione passiva chiedendo contestualmente l'estromissione dal procedimento. xix Appello iscritto al n 20306 del R. di segreteria, proposto dal Comune, avverso la sentenza n 1429/03 del 7 luglio 2003, emessa dalla Sezione giurisdizionale della Corte dei Conti per la regione Campania. xx La sentenza è ritenuta ingiusta per errata valutazione delle prove, errata valutazione e errata applicazione delle norme di legge . xxi Che, lo ricordiamo, è essenzialmente costituita dal T.U. 858 del 15 maggio 1963, dal DPR 868 del 1963, dai DPR nn. 602 e 603 del 29 settembre 1973, dal DPR 43/1988 e dalle modifiche, deroghe e integrazioni da parte dei più volte citati articolo 17 legge 413 e articolo 24 legge 449. xxii Legge 413 del 1991 e legge 449 del 1997. xxiii Anche della stessa Sezione di quella giudicante per la regione Campania, Sentenza n. 44 del 21 maggio 1998. In estrema sintesi si afferma che il diritto al rimborso presuppone l'infruttuosità di tutte le possibili procedure esecutive, infruttuosità che deve essere, peraltro, sempre comprovata da parte del richiedente il rimborso. xxiv Il Comune ricorda che il complesso e coordinato normativo vigente che detta le regole per il rimborso Tu n. 858 del 1963 DPR 868/1963 DPR 602 e 603 del 1973 DPR 43/1988 subordina l'accertamento dell'inesigibilità all'avvenuta dimostrazione di aver proceduto agli esperimenti esecutivi. Tra queste, specificano i Giudici nella citata sentenza 44 del 1998 della stessa Sez. Campania della Corte dei Conti, anche altre procedure immobiliari o il pignoramento dei frutti pendenti . xxv Il Tribunale di Napoli, prima che venisse sollevata la carenza di giurisdizione, avrebbe parlato, riferendosi alle domande di rimborso dell'ex esattore di informe elenco riepilogativo per la sua estrema genericità . Al contrario, si afferma, l'esattore avrebbe dovuto conservare la documentazione cartacea relativa alle procedure esecutive poste in essere, fino alla data del discarico di dette quote. E' dalla mancanza di tali prove documentali che deriverebbe la decadenza dal diritto al rimborso per l'esattore. xxvi Rectius il presupposto è costituito dalla documentazione a prova della infruttuosità delle procedure esecutive messe in atto. xxvii Il Comune si riferisce al DPR 43/1988 che, in vigore dal 1 gennaio 1988, prevedeva la cessazione degli esattori al 31 dicembre dell'anno successivo, tempo sufficiente per predisporre gli strumenti necessari e idonei per consentire il recupero delle somme non riscosse . xxviii Documentazione che il Comune ritiene carente rispetto ai criteri previsti all'articolo 24 della legge 449/97. xxix Sarebbero false le firme di numerosi contribuenti. xxx Non necessaria, a detta dei ricorrenti, non esprimendo i verbali degli Ufficiali di Riscossione la pubblica fede che si richiede agli atti in oggetto. Querela di falso che il Comune si riserva comunque intraprendere, ove persistessero dubbi circa l'annullamento della sentenza 1429/03. xxxi Articolo 2700 Cc Efficacia dell'atto pubblico. L'atto pubblico fa piena prova, fino a querela di falso della provenienza del documento dal pubblico ufficiale che lo ha formata, nonché delle dichiarazioni delle parti e degli altri fatti che il pubblico ufficiale attesta avvenuti in sua presenza o da lui compiuti. xxxii La Sentenza di primo grado 1429/03 configurerebbe l'ipotesi di violazione delle norme in materia di onere della prova di cui all'articolo 2697 Cc Chi vuol far valere un diritto in giudizio deve provare i fatti che ne costituiscono il fondamento. Chi eccepisce l'inefficacia di tali fatti ovvero eccepisce che il diritto si è modificato o estinto deve provare i fatti su cui l'eccezione si fonda . Si consideri che a ricorrere nel primo grado di giudizio era la Spa, in qualità di esattore delle imposte per conto dell'Amministrazione locale. xxxiii Le domande dovevano essere corredate dalle cartelle con le relate di notifica, dagli atti delle procedure esecutive, dai verbali di mancata consegna per irreperibilità, mentre, conferma la Procura, l'esattore avrebbe fornito esclusivamente delle dichiarazioni unilaterali in merito. Di qui, la considerazione circa la probatio diabolica di aver attribuito l'onere di dimostrare tutto questo al Comune, che invece la suddetta documentazione avrebbe dovuto riceverla in allegato. xxxiv Tuttavia, evidenzia la Procura, il Comune nel caso di specie avrebbe dimostrato, almeno a campione, l'inattendibilità di molte delle unilaterali dichiarazioni di inesigibilità dei ruoli, espresse dall'esattore con delle semplici sigle senza alcuna documentazione di supporto. L'Amministrazione ha fornito dati che dimostrano come i contribuenti che a detta dell'esattore risulterebbero irreperibili, dalla documentazione anagrafica - diligentemente fornita dal Comune alla Corte - non risultano invece aver mai nè variato residenza nè essere stati dichiarati insolvibili in alcuni casi, si tratterebbe addirittura di amministrazioni pubbliche. xxxv Nella pubblica udienza del 21.2.2006 il legale della Spa ha sostenuto che l'articolo 17 della legge 413 esclude qualsiasi potere di verifica, da parte dell'Amministrazione, sulle domande di rimborso delle quote inesigibili. Il diritto alla liquidazione delle stesse, si afferma, spetta per effetto della mera presentazione ai competenti uffici. Questa tesi viene totalmente rigettata dai Giudici d'Appello. xxxvi I Giudici richiamano le conclusioni della sentenza del 14 maggio 1997 emessa dal Tribunale di Napoli, poi dichiarato carente di giurisdizione. xxxvii I giudizi cosiddetti ad istanza di parte , riguardanti il rimborso di quote inesigibili tra le parti, sono previsti e regolati dal combinato disposto degli articoli 56 Regio Decreto n. 1214 del 1934 e 85 del citato DPR 43 del 1988. ?? ?? ?? ?? 1

Corte dei conti - Sezione prima - sentenza 21 febbraio-9 maggio 2006, n. 105 Presidente Simonetti - Relatore Vetro Ricorrente Comune di Nola Fatto Con sentenza 7.7.2003 n. 1429/03 della Sezione giurisdizionale per la regione Campania è stato statuito quanto segue L'avv. Francesco Del Vecchio ha chiesto che venga accertato, in favore della S.T.A. Servizi tributari appaltati s.p.a. , già esattore delle imposte del Comune di Nola fino al 31 dicembre 1989, il credito di lire 780.345.031 relativo a somme dovute ai sensi dell'articolo 17 legge 413/91 e successive modificazioni e circolari applicative. Il legale ha chiesto altresì la condanna dell'ente locale al pagamento della somma stessa, oltre agli accessori interessi anche anatocistici maggior danno ex articolo 1224 Cc, anche da svalutazione monetaria e alle spese di lite. Il Collegio reputa opportuno premettere alcune considerazioni in ordine all'articolo 17 legge 413/91. Tale norma si inserisce in un quadro di mutamento dei sistemi di riscossione avviato con il Dpr 43/1988 sostitutivo della figura del concessionario a quella dell'esattore , con conseguente stimolo per i contribuenti ad estinguere con facilitazioni le pendenze per i tributi iscritti a ruolo entro il 31 dicembre 1989, pagando un importo ridotto e sanzioni minime. In tale contesto, per effetto del citato articolo 17, sembrano anche ridisegnate le procedure per il rimborso e il discarico di quote inesigibili a carico dei cessati esattori, con disposizioni che rivestono indubbio carattere innovativo e derogatorio. In tal senso deporrebbe anche il testo del settimo comma dello stesso articolo 17, ove si prevede che la liquidazione dei rimborsi avvenga per effetto della trasmissione delle domande di rimborso e di discarico previste dal secondo comma, precisandosi poi che il relativo decreto costituisce titolo per le compensazioni da effettuarsi tra i cessati esattori e i subentranti concessionari. Tale procedura, ispirata a maggiore snellezza, trova anche conforto normativo nell'articolo 24, punto 13, legge 449/97, in virtù del quale, ai fini della liquidazione, gli enti impositori verificano unicamente, con esclusione di ogni altro controllo, l'esistenza di talune condizioni che appresso meglio si specificheranno. Da quanto sopra esposto deriva, peraltro, che proprio una procedura più agile nella liquidazione dei rimborsi non autorizza a ritenere superflui i controlli intesi a verificare l'esistenza dei presupposti di legge ed a impedire liquidazioni scorrette, rendendoli anzi ancor più necessari. A tal fine è illuminante la circolare del ministero delle Finanze 10 agosto 1992 n. 9 prot. l/8571 Gli accertamenti demandati agli enti impositori sono stati quindi precisati dall'articolo 24, punto 13, legge 449/97 Venendo alla vicenda che ne occupa, non evidenziandosi agli atti di causa riscontro documentale dell'esecuzione degli accertamenti, con l'ordinanza 11 luglio 2002 n. 032/02 il Collegio ha demandato all'ente locale l'acquisizione di ogni utile notizia in merito e, nel contempo, ha disposto ulteriori adempimenti istruttori, finalizzati sostanzialmente a verificare, laddove carenti, le prove che le parti in causa hanno posto a sostegno delle affermazioni e censure rispettivamente avanzate riguardo allo svolgersi dell'iter amministrativo in questione. Orbene, l'Amministrazione comunale di Nola non ha fornito elementi dai quale possa inconfutabilmente desumersi che le domande esibite dall'ex esattore senza gli estremi di protocollazione non siano state in realtà mai presentate per meglio chiarire, gli elementi richiesti all'ente locale, pur in presenza della generica denuncia di falsità delle firme apposte per ricevuta, avrebbero dovuto riguardare l'inidoneità, a tal fine, delle prove fornite dalla ricorrente con riguardo alle incombenze richiamate dalla normativa - cfr. articolo 84, ultimo comma, Dpr 858/63, che così recita Uno degli esemplari della domanda munito del bollo d'ufficio e con l'indicazione della data di presentazione è restituito all'esattore in segno di ricevuta , ovvero l'articolo 77, comma 9, Dpr 43/1988, che così recita Uno degli esemplari della domanda, con l'indicazione da parte dell'ufficio finanziario o dell'ente della data di presentazione, è restituito al concessionario in segno di ricevuta. che tutte le domande in discussione siano in contrasto con i criteri di riscontro esattamente individuati nell'articolo 24, punto 13, legge 449/97 che tutte le domande in discussione presentassero carenze documentali tali da precluderne l'accoglimento. In ordine poi alla decadenza e alla prescrizione in cui, a parere della amministrazione locale, sarebbe incorso l'ex esattore, va detto che le relative eccezioni non possono trovare accoglimento, sia perché, in via generale, risultano formulate in maniera generica e quindi tale da non consentirne un compiuto esame cfr. Cassazione, Sezione seconda, 3798/99, in tema di prescrizione sia perché, per quanto in particolare attiene alla decadenza, non sono stati forniti concreti dati idonei a contestare le date di presentazione indicate dalla ricorrente, sia perché, in tema di prescrizione, appare fondata la tesi espressa dall'Avvocatura generale dello Stato cfr. nota 27 ottobre 1982 n. 3286/82, richiamata anche da parte attrice secondo la quale, nelle more della definizione del procedimento amministrativo, la decorrenza del termine estintivo è preclusa ex articolo 2935 Cc. In conclusione, valutato il comportamento di parte resistente alla luce del disposto dell'articolo 116, comma 2, Cpc e tenuto conto che la richiesta di escussione testimoniale, pure avanzata ex adverso, non può trovare ingresso, in quanto relativa ad aspetti non compresi nell'ambito dei criteri di riscontro di cui sopra, non può che accogliersi la pretesa attorea, fatta però eccezione le domande di rimborso concernenti i ruoli 1974/4, 1975/1 e 1978/2, in quanto la ricorrente non ha adempiuto alle incombenze demandatele in merito. Quanto all'istanza di riconoscimento del diritto ai benefici accessori, argomentando sulla base dell'avviso espresso dalle Sezioni riunite sia pure in relazione a diversa fattispecie riguardante l'indennità annuale sostitutiva dell'integrazione d'aggio 3 aprile 1991 n. 705/A, , va precisato che, potendosi ravvisare la prova del maggior danno in relazione alla natura imprenditoriale dell'attività esercitata dall'esattore tuttora desumibile dalla stessa ragione sociale della Società ricorrente , per il periodo intercorrente tra la data di cessazione della gestione de qua e quella di deposito della sentenza del giudice contabile, deve riconoscersi il diritto a conseguire la rivalutazione monetaria sul credito principale in base agli indici Istat ex articolo 150 disp. att. Cpc, beneficio nel quale deve ritenersi assorbita la domanda relativa agli interessi legali che dalla data del deposito della sentenza del giudice contabile vanno riconosciuti gli interessi legali sulla somma rivalutata. Tale conclusione di per sé esclude che nella fattispecie possa trovare accoglimento la richiesta avanzata dalla ricorrente in materia di anatocismo comunque in merito va ricordato che gli interessi sui crediti pecuniari certi ma non liquidi -quali quelli di cui si è discusso in questa sede - vengono a scadenza con la pronuncia giudiziale, per cui potrebbero produrre ulteriori interessi solo dopo la sentenza stessa e per effetto di una successiva convenzione ovvero di un'ulteriore domanda giudiziale. Sussistono valide ragioni per compensare le spese, attesa la particolarità della vicenda e la rilevanza delle questioni trattate . Avverso tale sentenza il Comune di Nola ha proposto appello, per i seguenti motivi La sentenza va annullata e/o riformata in toto perché la domanda della STA è priva di fondamento giuridico e completamente sfornita di prova ovvero riformata nella parte e nella misura in cui accoglie le istanze della ricorrente STA. La sentenza viene impugnata anche nella parte in cui la Corte dei Conti rigetta parzialmente le istanze della STA con la seguente motivazione per le domande di rimborso concernenti i ruoli 1974/4, 1975/l e 1978/2 in quanto la ricorrente non aveva adempiuto alle incombenze istruttorie demandatele , perché è errata la motivazione. Andava dichiarata la decadenza della STA da ogni diritto al rimborso concernente sia i ruoli 1974/4, 1975/1 e 1978/2 come degli altri ruoli e non già deciso il rigetto in quanto la ricorrente non aveva adempiuto alle incombenze istruttorie demandatele. La STA ha perso ogni diritto al rimborso perché non ha adempiuto a quanto previsto dalla normativa sulla riscossione ed ha dichiarato il falso nelle c.d. istanze di rimborso relativamente a numerosi contribuenti come è dimostrato dalla documentazione versata in atti dal Comune di Nola. È pacifico nella giurisprudenza, in particolare della stessa Sezione reg. Campania, 21 maggio 1998, numero , che la possibilità di rimborso delle quote inesigibili presuppone l'uso da parte dell'esattore della diligenza propria del creditore nell'esperimento di ogni possibile indagine sulla consistenza patrimoniale del contribuente anche se le indicazioni fornitegli dall'ente impositore siano incomplete ed inoltre la dimostrazione che abbia proceduto infruttuosamente ad espletare tutte le possibili procedure espropriative, cosicché non sussiste il diritto al rimborso in favore dell'esattore che, ancorché non obbligato alla procedura immobiliare, non dimostri di aver tentato anche altre procedure immobiliari o il pignoramento dei frutti pendenti . La sentenza emessa dal giudice di prime cure è palesemente ingiusta per errata valutazione delle circostanze di fatto e di diritto, errata valutazione delle prove, errata valutazione e errata applicazione delle norme di legge Il giudice di prime cure erra quando ritiene che l'articolo 17 della legge 413/91 abbia derogato all'impianto normativo esistente concedendo una facilitazione alle procedure di liquidazione delle domande di rimborso e discarico di quote inesigibili a carico dei cessati esattori che, seguendo la tesi prospettata dalla STA, l'Ente era tenuto ad un controllo solo formale senza badare ai presupposti di fatto e di diritto inerenti all'attività dell'esattore, ad eventuali decadenze e/o prescrizioni maturate. Alla fine non tiene minimamente conto che i controlli il Comune di Nola non li ha potuti effettuare per fatto addebitabile alla STA che non aveva prodotto in allegato alle domande di rimborso la documentazione prescritta dalla legge circa le attività svolte per le quote inesigibili. Inoltre non ha tenuto conto del silenzio rifiuto del Comune e delle procedure che in tale caso era tenuta ad attivare la STA. Dato che la procedura per l'ammissione al rimborso è dettata dal complesso e coordinato normativo vigente, Tu 858/63 Dpr. 868/63 Dpr 603/73 Dpr 602/73 Dpr 43/1988 e modificazioni e integrazioni collegate, in particolare dal Dpr 43/1988, il quale regolamenta la fase dell'accertamento dell'inesigibilità, che si ha a seguito dell'avvenuta dimostrazione da parte dell'esattore di aver proceduto agli esperimenti esecutivi, e dato che la STA non ha dato prova di aver esperito le procedure esecutive previste dal Dpr 43/1988, anzi dal Comune è stata data la prova della negligenza, della falsità anche se a campione delle dichiarazioni di inesigibilità, nulla potrà essere riconosciuto alla STA. Non si può condividere la tesi sostenuta dalla STA, a cui pare abbia aderito il Collegio giudicante, che le regole speciali contenute nella legge 413/91, affermerebbero un incondizionato diritto dei cessati esattori alla liquidazione dei loro crediti. La STA aveva l'obbligo di impugnare il silenzio rifiuto nei modi e forme di legge, non lo ha fatto, pertanto il suo ricorso afferente alla questione che ci occupa non poteva ritenersi procedibile. Dagli atti di causa emergono in maniera di tutta chiarezza le gravi inadempienze della STA con un informe elenco riepilogativo per la sua estrema genericità che non merita la qualificazione di documento , come definito dal Tribunale di Napoli. La responsabilità della STA emerge con maggior chiarezza nei comportamenti tenuti dall'esattore durante il periodo della disciplina transitoria stabilita dal Dpr 43/1988, entrato in vigore nel gennaio 1988, che prevedeva la cessazione dell'attività dell'esattore STA al 31 dicembre 1989. Quindi, dalla norma era stata offerto all'esattore un congruo tempo per predisporre gli strumenti necessari e idonei per consentire al Comune e al nuovo esattore il recupero delle somme dichiarate inesigibili e/o comunque non riscosse. La STA era tenuta a conservare la documentazione cartacea relativa alle procedure esecutive poste in essere e conservate fino al discarico delle relative quote. L'esattore per poter pretendere il rimborso delle quote inesigibili deve dare la prova dell'attività svolta con la documentazione da allegare. Tale prova non può essere posta a carico dell'Ente impositore. In mancanza di prova decade dal diritto al rimborso. ll giudice di prime cure ha disatteso ingiustamente le richieste istruttorie formulate dal Comune rivolte a dare sostegno alle eccezioni formulate. Si osserva che, nella fattispecie che ci occupa, i verbali degli Ufficiali di riscossione non esprimono la pubblica fede ed il principio relativo alla forza degli atti pubblici non ha ragione di operare e quindi non è necessaria la querela di falso, così come affermato da consolidata giurisprudenza della Corte dei Conti. Il giudice di prime cure ha errato quando ha ritenuto che poteva darsi accoglimento alla pretesa attorea, tenuto conto del comportamento di parte resistente disposto dell'articolo 116 Cpc, perché il Comune di Nola ha risposto in modo preciso e puntuale a quanto era nelle sue possibilità ed ha partecipato a tutta l'attività processuale senza disinteressarsene. La sentenza è altresì censurabile anche nella parte in cui, apoditticamente, ravvisa la prova del maggior danno in relazione alla natura imprenditoriale dell'attività esercitata dall'esattore , e riconosce il diritto a conseguire la rivalutazione monetaria sul credito principale e riconosce gli interessi legali sulla somma rivalutata, in quanto il danno non è stato provato e poi si tratta di debito di valuta. In ogni caso, ove persistessero ancora dubbi circa l'annullamento e/o riforma della sentenza, parte appellante insiste per un ulteriore corredo istruttorio e, per il caso di eventuale necessità, si riserva comunque di intraprendere l'azione di querela di falso. Conclude di voler accogliere l'appello proposto con ogni conseguenza di legge anche in ordine alle spese del doppio grado di giudizio con la conseguente condanna della STA alle spese, diritti e onorari del giudizio con rimborso delle spese generali, ex articolo 15 della tariffa professionale, nella misura del 10% di diritti e onorari, oltre cpa e IVA come per legge . La S.T.A. ha presentato memoria di costituzione con appello incidentale In primo luogo si chiede la cancellazione delle affermazioni offensive dove è scritto la STA ha dichiarato il falso nelle cd. istanze di rimborso relativamente a numerosi contribuenti . Si vuole, in premessa, fare riferimento ad una recente decisione della Corte dei Conti, la n. 63/2003/A del 6.2.2003 che, a conforto della corretta interpretazione dei rapporti tra Amministrazione comunale ed ex esattore ha chiarito che in presenza della sopravvenuta impossibilità di proseguire nel rapporto gestorio, diventa irrilevante la mancata prova di aver provveduto alle cure di legge . Spettava, dunque, al Comune e al nuovo concessionario curare, con diligenza, gli adempimenti che la riforma ex lege 43/1988 e 413/91 gli imponeva. La domanda della STA attiene alla liquidazione, in via agevolata e senza esame nel merito, delle domande di rimborso delle quote inesigibili ai sensi dell'articolo 17 della legge 413/91. La norma prevede per i rimborsi in oggetto, ai commi 6 e 7, un procedimento semplificato, che deroga alla normale procedura prevista dalla normativa sulla riscossione. Il Comune di Nola avrebbe dovuto, secondo la normativa di cui alla legge 413/91, operare nel seguente modo a una volta in possesso delle quote da rimborsare, ritenute a dire del Comune prive di legittimità e valore, l'Ente, avrebbe dovuto, tempestivamente, contestare le stesse mediante rinvio all'Intendenza di Finanza per verificarne le eventuali imprecisioni ed inesattezze b alla data di entrata in vigore della legge sulla riscossione 1/1/90 agli esattori succedono i concessionari tutte le domande prodotte dall'ex esattore dovevano essere trasmesse dal Comune al concessionario della riscossione per il rinnovo degli atti in danno dei contribuenti risultati, all'epoca, morosi al cessato esattore. Neanche tale adempimento è stato curato dal Comune. L'Amministrazione resistente non ha provato di aver interessato, all'epoca, in forza dell'articolo 90 del Dpr 858/63, la competente Intendenza di Finanza circa le presunte irregolarità della documentazione posta a base delle domande di rimborso prodotte dalla STA, nonché di aver trasmesso al concessionario subentrato all'ex esattore l'1/1/90, ai sensi del citato articolo 17, gli elenchi delle domande di rimborso prodotte dall'ex esattore in tempi diversi e mai liquidati dall'ente al 31 dicembre 1989 anche per consentire il recupero dei crediti attraverso l'azione esecutiva da parte del Concessionario - unico legittimato - spogliato ormai l'ex esattore di tale potere/dovere . Pertanto, tutte le eccezioni sollevate dal Comune di Nola in ordine ad una presunta mancanza di prove finalizzate all'espletamento delle procedure di inesigibilità, non possono in nessun modo essere proposte oggi perché tardive e prive di efficacia, come dettato dall'articolo 17 legge 413/91, comma 7. Sterili ed apodittiche si rivelano poi i riferimenti alla decadenza e/o prescrizione . Dall'elenco delle domande di rimborso si evince che quest'ultime sono state proposte tempestivamente nei vari esercizi di gestione e mai liquidate dal Comune di Nola . Con riferimento alla prescrizione si deve escludere che la detta decorra nelle more del procedimento amministrativo attivato con la domanda di rimborso dal momento che la stessa domanda determina un effetto interruttivo permanente ai sensi dell'articolo 2945 comma 20, Cc. In ogni caso, con gli stessi atti introduttivi del giudizio anche di quello dinanzi al giudice ordinario si è impedito l'evento prescrittivo. Peraltro, l'omesso avvio dei controlli dovuti del Comune resistente ha provocato l'arrestarsi del procedimento a favore della STA. Appello incidentale. La sentenza 1429/03 della Sezione giurisdizionale della Campania va riformata nella parte in cui, sui benefici accessori, riconosce il solo diritto a conseguire la rivalutazione monetaria sul debito principale e ritiene assorbita in tale beneficio la domanda relativa agli interessi legali, pur essendo stata ravvisata dal giudicante la totale prova del maggior danno in relazione alla natura imprenditoriale dell'attività esercitata dall'esattore, ancora oggi desumibile dalla stessa ragione sociale della società ricorrente. L'obbligazione del Comune é essenzialmente una obbligazione pecuniaria e, tenuto conto della particolare natura strumentale del danaro rispetto allo specifico carattere imprenditoriale dell'attività svolta dall'esattore nel campo finanziario, il problema dell'integrale risarcimento per il pregiudizio da questo subito in conseguenza del mancato pagamento si pone in termini di contemporaneo riconoscimento della rivalutazione della somma dovuta e degli interessi compensativi nella misura legale, a far tempo dalla cessazione del servizio. Il danaro, in quanto bene tipico dell'attività esattoriale, deve essere riguardato anche sotto il profilo della capacità di produrre frutti per cui gli interessi legali devono essere riconosciuti aggiuntivamente in quanto se la società fosse stata in possesso delle somme dovute sin dalla richiesta, ne avrebbe goduto come prodotto naturale accessorio dello stesso bene Sezione seconda 143/87 . Il ripristino globale del pregiudizio subito dall'ex esattore STA dovrà portare al riconoscimento in suo favore di entrambe le obbligazioni accessorie in quanto la rivalutazione monetaria e gli interessi finiscono per concorrere a reintegrare in misura completa il pregiudizio lamentato dall'attore Sezione seconda 378/91 e Sezione 113.3.2003 62/03/A . La decisione di I grado, pertanto, va parzialmente riformata, affermando il riconoscimento, in favore della STA, oltre che della rivalutazione monetaria, anche degli interessi legali a decorrere dalla data di cessazione della gestione esattoriale o comunque dal momento della domanda di rimborso . Con memoria depositata il 25 ottobre 2004, l'Agenzia delle entrate, in qualità di terza chiamata in causa nel giudizio di I grado, si costituisce nel presente giudizio al fine di dedurre la propria carenza di legittimazione passiva, trattandosi di pretese riguardanti tributi di competenza del Comune. Neppure potrebbe giustificare la partecipazione dell'intestata Agenzia al giudizio in questione, la circostanza che l'Amministrazione è competente ad emettere il provvedimento di liquidazione dei rimborsi dovuti ai sensi dell'articolo 17 della legge 413/91. Nel caso di specie, infatti, come già rappresentato nel pregresso grado di giudizio, l'Agenzia non ha potuto esercitare tale potere per il mancato invio della necessaria documentazione da parte del Comune. Non essendovi in contestazione comportamenti e/o provvedimenti della Amministrazione finanziaria si chiede l'estromissione dell'Agenzia delle Entrate dal presente giudizio . Nelle conclusioni scritte, la Procura generale ha fatto presente che il collegio di I grado ha basato la decisione di accoglimento parziale del ricorso su di una inversione dell'onere della prova, in violazione dell'articolo 2967 del Cc. Diversamente da quanto sostenuto dal primo giudice, era la società ricorrente che avrebbe dovuto dimostrare che tutte le domande di rimborso erano state regolarmente presentate, corredate della documentazione richiesta dalla legge a giustificazione dell'inesigibilità cartelle con la relata di notifica, atti delle procedure esecutive, verbali di mancata consegna per irreperibilità , non potendo essere sufficienti solo delle dichiarazioni unilaterali in merito. In definitiva, a fronte della mancata presentazione di domande ovvero della documentazione giustificativa dell'inesigibilità, cioè di un'omissione della ricorrente, riguardante un'attività che solo quest'ultima doveva porre in essere, un onere del Comune di dimostrare tale circostanza, oltre che preteso in violazione del suddetto principio, sembra costituire una vera probatio diabolica. L'ulteriore presunto onere non adempiuto dal Comune, sul quale si è basato l'accoglimento parziale del ricorso, cioè la circostanza che quest'ultimo non avrebbe dimostrato che tutte le domande erano in contrasto con i criteri di cui all'articolo 24 della legge 449/97 oltre, come detto, ad essere non dovuto , dovrebbe considerarsi ininfluente ai fini della sussistenza del diritto preteso dall'esattore, in quanto le verifiche previste da tale legge presuppongono la presentazione di domande corredate della documentazione giustificativa, circostanza non avvenuta nel caso di specie, né la ricorrente ha prodotto la documentazione nel corso del giudizio di primo grado. Allo stesso modo, costitutiva un onere di cui l'ente locale non poteva essere gravato, la dimostrazione che le domande non protocollate non erano in realtà mai state presentate, dal momento che, in assenza di regolare protocollazione, deve presumersi salvo prova contraria, da parte, pero, dell'esattore che le stesse non siano state presentate. Infine, è da aggiungere che il secondo comma dell'articolo 116 del codice di rito non potrebbe essere utilizzato per invertire l'onere della prova, ma presuppone che l'attore abbia fornito degli elementi concreti a dimostrazione del proprio diritto, circostanza non avvenuta nel caso in esame. In ogni caso, è da dire che il Comune di Nola ha partecipato diligentemente al processo, fornendo tutti i dati in suo possesso richiesti dal Collegio. Anzi, il suddetto Comune, a fronte del mancato deposito della documentazione giustificativa delle domande di rimborso, pur potendosi limitare a contestare la conseguente inesistenza del diritto dell'attore, per l'assoluta mancanza del presupposto costitutivo, ha, altresì, dimostrato, a campione, l'inattendibilità di molte dichiarazioni unilaterali di inesigibilità espresse nelle domande mediante le abbreviazioni I riferite ai contribuenti irreperibili e Neg. a quelli insolvibili, ciò, senza allegare alcuna documentazione giustificativa a supporto di tali affermazioni , riguardanti contribuenti dichiarati irreperibili che, dalla documentazione anagrafica, risultavano non avere mai cambiato residenza ed ancora iscritti ai ruoli, ovvero dichiarati insolvibili o irreperibili, pur essendo, ad es., amministrazioni pubbliche Mancando qualunque tipo di documentazione quali ad es. i verbali degli ufficiali della riscossione attestanti l'irreperibilità di contribuenti non si pone nemmeno un problema di eventuale efficacia probatoria privilegiata di atti pubblici, ai sensi dell'articolo 2700 Cc. La STA, si è, ripetutamente, richiamata al disposto dell'articolo 17 della legge 413/91 che, a suo avviso, renderebbe sufficiente, al fine del rimborso delle quote in discorso, la sola tempestività nella presentazione delle domande, essendo gli enti impositori esonerati da qualsiasi esame nel merito della documentazione allegata alle stesse, a dimostrazione della dichiarata inesigibilità, dal momento che sussisterebbe una inesigibilità ex lege. Quest'Ufficio ritiene che l'articolo 17 della legge 413/91 non stabilisce alcun obbligo automatico da parte degli enti impositori di pagare le somme riportate nelle domande di rimborso sulla base della sola dichiarazione di inesigibilità dei cessati esattori, come ritenuto dalla STA, ma parla di liquidazione delle somme dovute a titolo di rimborso per inesigibilità. Perciò, le somme potevano essere rimborsate solo se dovute, con un implicito rinvio alle norme di legge che stabilivano le condizioni per il rimborso. Tali norme non risultano abrogate né dalla suddetta disposizione né dall'articolo 24, comma 13, della legge 449/97 . Nella pubblica udienza del 21 febbraio 2006, assente l'avv. Giuseppe Manzo, l'avv. Francesco Del Vecchio per la S.T.A. ha premesso che, trattandosi di vertenza inerente pretese patrimoniali e non l'illegittimità di atti amministrativi, non si poneva alcuna questione in ordine all'effettiva presenza di un provvedimento impugnabile, anche attraverso la formazione del silenzio rifiuto. Ha, inoltre, sostenuto che l'articolo 17 della legge 413/91 esclude qualsiasi potere di verifica della Pa sulle domande di rimborso di quote inesigibili che debbono essere liquidate per effetto della mera presentazione ai competenti uffici. Comunque le domande erano sufficientemente documentate, al contrario di quanto affermato dall'appellante. Il Pm ha chiesto l'accoglimento dell'appello del Comune di Nola, richiamando le diffuse argomentazioni contenute nelle conclusioni scritte. Diritto 1 La STA ha chiesto la cancellazione delle affermazioni offensive dove è scritto che la STA ha dichiarato il falso nelle c.d. istanze di rimborso relativamente a numerosi contribuenti . La richiesta non può essere accolta. Infatti non è ravvisabile alcun intento offensivo nella mera prospettazione di fatti strettamente inerenti alla vicenda, comprovati dai necessari riscontri, secondo la tesi dell'appellante, direttamente finalizzati a contrastare le pretese di parte avversa. 2 La sentenza di primo grado, in relazione alla normativa di cui all'articolo 17 della legge 413/91, ha affermato che proprio una procedura più agile nella liquidazione dei rimborsi non autorizza a ritenere superflui i controlli intesi a verificare l'esistenza dei presupposti di legge ed a impedire liquidazioni scorrette, rendendoli anzi ancor più necessari . La Procura generale ha ritenuto che l'articolo 17 della legge 413/91 non stabilisce alcun obbligo automatico da parte degli enti impositori di pagare le somme riportate nelle domande di rimborso sulla base della sola dichiarazione di inesigibilità dei cessati esattori, come ritenuto dalla STA, ma parla di liquidazione delle somme dovute a titolo di rimborso per inesigibilità. Perciò, le somme potevano essere rimborsate solo se dovute, con un implicito rinvio alle norme di legge che stabilivano le condizioni per il rimborso. Tali norme non risultano abrogate né dalla suddetta disposizione né dall'articolo 24, comma 13, della legge 449/97 . Questa Sezione condivide pienamente le tesi esposte sulla inderogabile necessità che la legittimità delle domande di rimborso sia debitamente comprovata. 3 Occorre pertanto esaminare se le domande presentate al Comune di Nola dalla STA rispondessero a tali requisiti. La risposta, sulla base degli atti allegati, non può che essere recisamente negativa, senza ombra di dubbio. Come già precisato dal Tribunale di Napoli con sentenza in data 14 maggio 1997, sulla stessa richiesta risarcitoria nei confronti del Comune di Nola presentata dalla STA al giudice ordinario dichiarato poi carente di giurisdizione dalla competente Corte d'appello , deve ritenersi che la documentazione prodotta dalla STA a sostegno della propria domanda è da ritenersi insufficiente per l'accoglimento della domanda. L'informe elenco riepilogativo depositato in atti, per la sua estrema genericità e neppure qualificabile come documento, mancando di ogni indicazione circa la sua provenienza, non rappresenta valida prova a sostegno della domanda proposta e non legittima, perciò, l'accoglimento della stessa . Giustamente la Procura generale ha osservato che la società ricorrente avrebbe dovuto dimostrare che tutte le domande di rimborso erano state regolarmente presentate, corredate della documentazione richiesta dalla legge a giustificazione dell'inesigibilità cartelle con la relata di notifica, atti delle procedure esecutive, verbali di mancata consegna per irreperibilità , non potendo essere sufficienti solo delle dichiarazioni unilaterali in merito . In carenza di prova sulla fondatezza della pretesa, la Sezione territoriale avrebbe dovuto respingere il ricorso, per gli stessi motivi indicati dal Tribunale di Napoli. In conclusione è fondato il motivo d'appello nel quale si sostiene che la domanda della STA è completamente sfornita di prova . 4 Al contrario, la Sezione ha accolto il ricorso della STA attraverso una motivazione, giustamente censurata dal Comune appellante e dalla Procura generale, in quanto del tutto carente sotto il profilo logico-giuridico. Nella sentenza impugnata è scritto che il Collegio ha demandato all'ente locale l'acquisizione di ogni utile notizia in merito. Orbene, l'Amministrazione comunale di Nola non ha fornito elementi dai quale possa inconfutabilmente desumersi che le domande esibite dall'ex esattore senza gli estremi di protocollazione non siano state in realtà mai presentate che tutte le domande in discussione siano in contrasto con i criteri di riscontro esattamente individuati nell'articolo 24, punto 13, legge 449/97 che tutte le domande in discussione presentassero carenze documentali tali da precluderne l'accoglimento . Sul punto, contestato dall'appellante secondo cui tale prova non può essere posta a carico dell'Ente impositore , si è soffermata la Procura generale che, con puntuali notazioni, ha dimostrato la totale erroneità della sentenza Il collegio di I grado ha basato la decisione di accoglimento parziale del ricorso su di una inversione dell'onere della prova, in violazione dell'articolo 2967 del Cc costitutiva un onere, di cui l'ente locale non poteva essere gravato, la dimostrazione che le domande non protocollate non erano in realtà mai state presentate, dal momento che, in assenza di regolare protocollazione, deve presumersi salvo prova contraria, da parte, però, dell'esattore che le stesse non siano state presentate il secondo comma dell'articolo 116 del codice di rito non potrebbe essere utilizzato per invertire l'onere della prova . 5 Secondo l'appellante, la STA aveva l'obbligo di impugnare il silenzio rifiuto nei modi e forme di legge, non lo ha fatto, pertanto il suo ricorso non poteva ritenersi procedibile . Il rilievo è fondato. Questa Sezione, con sentenza 335/04, ribadita con sentenza 373/04, ha precisato che l'articolo 17, comma settimo, della legge 413/91 nonché l'articolo 24, comma tredicesimo, della legge 449/97 contengono norme che attengono alle modalità del controllo delle domande di rimborso da parte degli enti impositori, semplificando drasticamente la procedura di accertamento del diritto dell'esattore ad ottenere il rimborso. Indipendentemente dalla valutazione degli effetti di dette norme sulla obbligazione di dare ed avere, le disposizioni invocate dalla ricorrente società prevedono la effettuazione di controlli e non contengono alcuna previsione in ordine al contenzioso derogativi della normale procedura. Va di conseguenza affermato che anche la presente controversia rientra nei giudizi ad istanza di parte previsti e regolati dagli artt. 56 del Rd 1214/34 ed 85 del Dpr 43/1988 avendo per oggetto un rapporto giuridico di natura patrimoniale riguardante la definizione della ragione del dare e avere tra le parti circa il rimborso di quote inesigibili. In questi tipi di giudizio l'ordinamento prevede che costituisca presupposto necessario del giudizio, che investe il rapporto giuridico di dare e avere, un provvedimento amministrativo. Questo definisce in sede amministrativa le posizioni soggettive che vengono poi fatte valere in sede giudiziaria, in attuazione di norme che concedono alla Pa poteri di accertamento in ordine ai presupposti ed ai contenuti del rapporto patrimoniale. Nel caso oggetto del giudizio la società ricorrente non ha introdotto il procedimento amministrativo che, come si è detto, è presupposto necessario per adire questo giudice. Di conseguenza era inammissibile l'originario atto introduttivo del giudizio . In conclusione va accolto l'appello principale del Comune di Nola, conseguentemente va respinto l'appello incidentale della STA, mentre rimangono assorbite le ulteriori richieste. Sussistono giusti motivi per la compensazione fra le parti delle spese legali mentre le spese giudiziarie seguono la soccombenza per ambedue i gradi di giudizio. PQM La Sezione, definitivamente pronunziando, in totale riforma della sentenza impugnata, accoglie l'appello principale del Comune di Nola, conseguentemente respinge l'appello incidentale della STA, mentre rimangono assorbite le ulteriori richieste. Sussistono giusti motivi per la compensazione fra le parti delle spese legali mentre le spese giudiziarie seguono la soccombenza e quindi, per ambedue i gradi di giudizio, vanno poste a carico della STA, Servizi tributari appaltati Spa e liquidate in euro 1270,82 Mileduecentosettanta/82 .