Asl, il direttore generale è responsabile per i grossi guasti all'impianto elettrico

La carenza di fondi non giustifica atteggiamenti acquiescenti

Negli ospedali non si può rimandare - per mancanza di fondi ministeriali - la riparazione degli impianti elettrici che consentono, anche in caso di black-out, il funzionamento delle macchine necessarie alla vita dei pazienti, come quelle per la respirazione meccanica. I soldi, per queste assolute necessità , vanno trovati subito - tra i fondi interni del bilancio - dai direttori generali delle Asl che hanno poteri di spesa. Lo sottolinea la Cassazione - con la sentenza 1147/06 della sesta sezione penale, depositata il 13 gennaio e qui leggibile tra gli allegati - che ha confermato la condanna, per omicidio colposo, nei confronti di Ermanno D., direttore generale di un nosocomio piemontese nel quale, l'11 aprile 1998, si verificò un black-out nel reparto di rianimazione che provocò la morte di un paziente collegato a un sistema di drenaggio toracico . In primo grado il dirigente sanitario era stato assolto, ma in appello fu giudicato colpevole perché, pur essendo al corrente delle gravi falle dell'impianto elettrico del quale non c'erano nemmeno gli schemi , non aveva ordinato i lavori necessari a scongiurare gli effetti dei possibili momenti di mancanza di energia. In pratica il direttore - questa l'accusa - aveva mantenuto un atteggiamento acquiescente e rassegnato davanti ai limiti di bilancio, limitandosi a richiedere blandamente, ed insieme a dodici altre richieste di finanziamento, lo stanziamento di fondi ministeriali . La Cassazione rileva che il direttore generale della Asl ospedaliera è responsabile degli impianti quando presentano difetti o carenze macroscopiche e tale situazione sia stata adeguatamente segnalata dal dirigente tecnico , mentre nei casi in cui i guasti sono circoscritti ne risponde solo il delegato di settore. Così il ricorso del direttore generale è stato bocciato ed è stata confermata la condanna emessa, il 19 novembre 2004, dalla Corte d'appello di Torino. Di diverso avviso era stato in sostituto procuratore generale Anna Maria Di Sandro che aveva chiesto l'annullamento senza rinvio del verdetto di merito.

Cassazione - Sezione quarta penale up - sentenza 6 ottobre 2005-13 gennaio 2006, n. 1147 Presidente Battisti - Relatore Colombo Pg Di Sandro - Ricorrente Novarese ed altri Osserva Contro la sentenza della Corte d'appello di Torino di data 19 novembre 2004 hanno proposto ricorso i difensori di Ermanno Deregibus, Gabriella Novarese e Emilio Barella. Costoro sono stati condannati, nella loro qualità di direttore generale rispettivamente come facente funzioni dal 5 agosto 1995 al 24 marzo 1996, e come effettivi dall'1 luglio 1991 al 4 agosto 1995 e dal 17 febbraio 1997 fino ad oltre l'evento, dalla Corte, che ha riformato la sentenza assolutoria di primo grado, per l'omicidio colposo di Pierfranco Ricci, deceduto l'11 aprile 1998 a seguito di black out del reparto ospedaliero in cui era ricoverato e conseguente interruzione per 25-30 minuti del funzionamento dell'impianto di drenaggio toracico che doveva evitare il riformarsi di pneumotorace. Secondo quanto ricostruito dai giudici di appello e non contestato nei motivi di ricorso il black out si verificò in occasione della sostituzione di un gruppo elettrogeno da sottoporre ad opere di manutenzione, durante la quale mancò la corrente per 25-30 minuti. La sentenza impugnata individua nel modo seguente la concatenazione causale di eventi in grassetto i profili colposi qui rilevanti la corrente mancò perché era in funzione l'Ups che cedette per ridotta e fisiologica autonomia i tecnici della Ctm non si accorsero - per assenza di schemi tecnici, per insufficienza o sottovalutazione della spia luminosa - che il generatore a noleggio non si era avviato ma si era avviato l'Ups - l'Ups entrò in funzione al posto del generatore perché il suo apparto elettronico, danneggiato dalla bruciatura della bobina della cabina rispetto alla quale era stato installato nel 92 a valle, in parallelo e con interposizione di un servo relè, non percepì la presenza di corrente e dunque si attivò per supplirne l'assenza, si ripristinò, con modalità ancora oggi oscure perché non documentate e certo frutto di ignoranza della situazione di fatto in cui si operava al buio , il collegamento di rete allacciandosi ad una cabina di trasformazione, sia la bobina di generatore sia la bobina di rete ebbero problemi di funzionamento dovuti a surriscaldamento non vi è prova che tale surriscaldamento sia stato causato da un'operazione scorretta condotta da Ctm ma si sa invece che la bobina dell'Ups era soggetta a surriscaldamento in quanto installata nel 92 con un sistema che ne favoriva l'intoppo da collo di bottiglia la bobina della cabina era soggetta a surriscaldamento così come già segnalato a partire dall'89 e anche nella relazione 7 aprile 1998 dell'ing. Lombardi in quanto vi era assenza di protezioni delle cabine di trasformazione pag. 9 della sentenza , per cui se è così è allora evidente che la serie causale muove da plurime colpe che vanno riconnesse all'installazione nel 92 dall'Ups da parte della ditta Elettromeccanica e sotto la supervisione tecnica per l'ospedale dell'imputato Deregibus all'epoca capo del Servizio tecnico installazione tecnicamente erronea perché l'Ups venne collocato a valle e non a monte della cabina, perché vennero inseriti dei relé in parallelo, perché tutto ciò rese l'impianto inaffidabile e soggetto ad altri rischi di guasti, perché non venne fornita alcuna documentazione dell'installazione fatta il che rendeva anche oscuro ed insufficiente il sistema di segnalazione unicamente visiva dell'entrata in funzione del gruppo di continuità ed imponeva a qualunque manutentore anche ordinario di procedere, come infatti fu, totalmente al buio pp. 9 e 10 . E, quanto alla responsabilità personale di ciascuno degli imputati - esclusa la sussistenza di concause da sole atte a determinare l'evento - la sentenza attribuisce a tutti i direttori generali a partire dal 1992 la posizione di garanzia, essendo responsabili della gestione complessiva con poteri di deliberazione di spesa, loro attribuita da ultimo dal D.Lgs 30 dicembre 1992. Essendo costoro a perfetta conoscenza della doverosità e assoluta necessità degli interventi sull'impianto elettrico, più volte segnalato loro nel corso degli anni - essendo il rischio black out particolarmente immanente, anche per banali operazioni, come quella di cui si tratta - essi dovevano, e potevano disporre l'intervento di manutenzione con assoluta urgenza. Invece mantennero un atteggiamento acquiescente e rassegnato davanti ai limiti di bilancio, limitandosi a richiedere blandamente, ed insieme ad altre dodici richieste di finanziamento, solo nel 1997, lo stanziamento di fondi ministeriali, in modo assai meno veemente e specifico rispetto a quanto fatto nel 1998 dopo la morte del Ricci, richiesta che ebbe come risposta l'invito ad utilizzare fondi interni, attesa l'assoluta necessità degli interventi richiesti. I motivi proposti dai difensori degli imputati riguardano l'articolo 40 comma 2 Cp, l'articolo 41 Cp, l'articolo 45 Cp, sotto il profilo sia dell'erronea applicazione di tali norme che dell'omissione o manifesta illogicità della motivazione in ordine alla individuazione della fonte normativa della attribuzione di posizione di garanzia al direttore generale Asl, la sussistenza del rapporto causale, la sussistenza della colpa. In particolare, quanto al primo tema, secondo i ricorrenti - non esiste norma che impone obblighi al direttore generale per la gestione e l'ordinaria manutenzione di un impianto elettrico difesa Deregibus, difesa Zerella - risulta in atti che furono nominati preposti per determinati rami amministrativi e tecnici, la cui gestione venne loro delegata difesa Deregibus - l'ing. Bo nel 1995 certificò la regolare esecuzione delle opere difesa Novarese - la mancanza di fondi ha impedito che potesse essere messo a norma l'impianto difesa Deregibus, difesa Zerella e una eventuale sospensione dell'attività ospedaliera non competeva al direttore generale ma al direttore sanitario dell'ospedale. La Corte ha così attribuito alla NOvarese obblighi altrui difesa Novarese - la giurisprudenza definisce delega e nomina di preposto e afferma che - specie in enti pubblici - l'amministratore non può essere ritenuto automaticamente responsabile di tutte le infrazioni penali verificatesi nella gestione dell'ente difesa Deregibus, difesa Zerella Novarese svolgeva funzioni di pilotaggio di un ente da cui dipendevano più strutture operative difesa Novarese, Cassazione, Sezione terza 1142/98 5889/98 6176/00 9580/00 - l'impianto elettrico funzionava, e funzionava regolarmente dal 1998, e non presentava rischi immediati. Il direttore generale non era tenuto ad attivarsi per l'operazione di sostituzione temporanea del gruppo elettrogeno non vi è relazione tra la mancanza degli schemi elettrici e l'evento difesa Deregibus - la perizia Muraglio-Rivalta ha evidenziato responsabilità errore della ditta intervenuta, carenza manutentiva ordinaria e straordinaria da parte dei preposti, inerzia del responsabile del servizio prevenzione e protezione dell'ospedale, del direttore dei lavori, del servizio tecnico dell'ospedale di cui non ha tenuto conto la Corte difesa Novarese . In ordine al secondo tema - l'evento si verificò perché si bruciò una bobina e fu erroneamente installato l'Ups nel 1992 fatto naturale e prevedibile, e segnalato dall'accensione di una spia. In conseguenza non esiste relazione con la mancanza di schemi elettrici che non furono mai richiesti dall'appaltatore, difesa Novarese . La Corte non ne ha tenuto conto, nel senso che pur dandone atto non ne ha tratto le logiche conseguenze difesa Deregibus, difesa Zerella nemmeno tenendo conto dei particolari obblighi incombenti sull'appaltatore, nell'eseguire un'attività pericolosa, difesa Novarese - l'errore tecnico relativo al montaggio dell'Ups none era conosciuto dall'imputato difesa Novarese, difesa Zerella - l'evento fu generato da causa sopravvenuta decisione di installare un generatore di emergenza da parte dell'appaltatrice - bruciatura della bobina - montaggio erroneo dell'Ups, difesa Zerella . La Corte non ne ha tenuto conto, e non ha spiegato quale fu la colpa del direttore generale anche se fosse stato presente nulla avrebbe potuto fare - difesa Deregibus - i comportamenti del preposto tecnico e del direttore sanitario nell'appaltare i lavori e non nel trasportare altrove i malati hanno causato l'evento con autonoma incidenza causale e la Corte non ne ha tenuto conto difesa Deregibus e per il direttore sanitario difesa Zerella Quanto al terzo tema - l'evento dipese dalla bruciatura della bobina, fatto indipendente dalla volontà umana, e quindi la Corte ha mal interpretato l'articolo 45 Cp difesa Deregibus, difesa Zerella - il fatto che Deregibus avesse partecipato al collaudo dell'Ups senza nulla osservare scrimina la condotta Novarese Cassazione, Sezione quinta, 988/02, Macola, difesa Novarese La Corte osserva 1. Esattamente la sentenza impugnata ha individuato nel D.Lgs 502/92 che, come del resto riconoscono i ricorrenti, all'articolo 3 attribuisce al direttore geneale dell'Usl - ora Asl - i poteri di gestione e di controllo la fonte normativa della attribuzione a ciascuno degli imputati della posizione di garanzia da cui discende l'obbligo di evitare l'evento. Sull'argomento, in effetti, non esiste contestazione. Esiste invece contestazione sul fatto se tra i poteri, e i correlati doveri di gestione, rientri anche quello di occuparsi dell'impianto elettrico degli ospedali di competenza dell'Usl, tenuto anche conto della delegabilità e, si aggiunge, dell'esercizio effettivo di tale potere di alcuni aspetti gestionali. Sull'argomento la sentenza impugnata coerentemente evidenzia da una parte la macroscopicità dei difetti dell'impianto, e dall'altro l'esistenza di plurime segnalazioni rivolte al direttore generale dal servizio tecnico interno e dagli organi di controllo esterni all'ospedale perché venissero attivate e questo è evidentemente compito del direttore generale le procedure necessaria per mettere a norma l'impianto anche sotto il profilo della copertura finanziaria. Insomma, osserva questa Corte, se per aspetti circoscritti di malfunzionamento dell'impianto elettrico rimediabili dal settore tecnico deve ritenersi che, assieme alla delega del relativo settore la posizione di garanzia si trasferisca dal direttore generale al delegato, così non è il caso contrario, quando l'impianto presenti macroscopici difetti o carenze e la situazione sia stata dal delegato adeguatamente segnalata al delegante. 2. Vero è che - secondo quanto affermato dalla giurisprudenza richiamata da alcuno dei ricorrenti - il direttore generale Asl è responsabile della gestione complessiva, e che per individuare il destinatario delle norme relative alla prevenzione e sicurezza degli ambienti di lavoro occorre fare riferimento alla struttura organizzativa delle Asl e alla relativa ripartizione interna, sicché la semplice qualifica di direttore generale non è di per sé sufficiente all'attribuzione di responsabilità. Ma è altrettanto vero che proprio le caratteristiche del caso di cui si tratta impongono di riconoscere la posizione di garanzia in capo al direttore generale dell'Asl. 3. La difesa Deregibus osserva che l'impianto funzionava regolarmente e non presentava rischi immediati per l'incolumità delle persone. Che il rischio esistesse è dimostrato dall'evento verificatosi. Che - cosa diversa - fosse conosciuto da questo ricorrente attiene alla attribuibilità del fatto, come si vedrà più avanti. 4. Non è contestata dai ricorrenti la ricostruzione delle modalità del fatto, e del rapporto eziologico esistente tra la concatenazione degli eventi occorsi in occasione della sostituzione del gruppo elettrogeno, il black-out ed il decesso di Pierfranco Ricci. I ricorrenti sostengono però che erroneamente la sentenza ha dato rilievo alla mancanza di schemi elettrici, perché da una parte l'evento si verificò per bruciatura di una bobina e secondo le difese Novarese eZerella per l'erronea installazione dell'Ups , e dall'altra tale mancanza era nota a coloro che si accingevano ad effettua l'operazione, i quali peraltro non li hanno richiesti pur accingendosi a effettuare un'operazione rischiosa. 5. Sull'argomento la sentenza impugnata ha esattamente argomentato che l'operazione non era in sé di particolare rischio l'operazione del 10 aprile consisteva nello spostamento di collegamenti da un generatore fisso a quello preso a noleggio pag. 13 della sentenza , evidenziando che proprio la mancata documentazione in sostanza la mancanza degli schemi degli interventi effettuati sull'impianto comportava un rischio anche per banali e semplicissime operazioni. 6. L'esclusione della sussistenza di cause sopravvenute idonee ad interrompere il nesso causale invocata invece dai ricorrenti è affermata dalla sentenza impugnata in parte trattando il tema della responsabilità dei direttori generali, in parte affrontando quello della responsabilità degli altri originari imputati dirigente Uoatp Lombardi, dirigente sanitario Grossi in parte riferendosi alla posizione degli operatori della Ctm, il cui comportamento era stato giudicato censurabile dalla sentenza di primo grado, senza però che il giudice avesse per questo rimessogli atti alla Procura né che questo ufficio si fosse attivato autonomamente dopo il deposito della sentenza . La colpa specifica della Lombardi era nella contestazione individuata nell'omissione di misure e cautele ulteriori per prevenire, in mancanza degli schemi elettrici, il più possibile danni alle persone dell'effettuazione dei lavori di cui si tratta con riferimento sia alla scelta della ditta cui affidare i lavori che alla verifica che il dirigente sanitario trasferisse i malati a rischio black-out quella della Grossi in un difetto di informazioni a tutti i lavoratori e quindi non solo ai singoli reparti ospedalieri potenzialmente coinvolti, cui le aveva fornite , e nell'omissione delle misure necessarie per prevenire incendi e attuare l'evacuazione dei lavoratori, nonché poiché - rileva la sentenza impugnata - sul punto l'imputata si è difesa di non aver disposto il trasferimento dei degenti a rischio. 7. Su tali punti la sentenza è stata coerentemente ed adeguatamente motivata. Quanto alla Lombardi, indimostrata era per la Corte d'appello l'eventuale incompetenza della Ctm, trovatasi questa a dover operare in una situazione in cui un eventuale errore sarebbe comunque dipeso dalla totale oscurità della situazione dei circuiti sicuramente a lei non attribuibili visto che anzi si era in precedenza attivata per segnalare la situazione, e alla quale non avrebbe potuto porre rimedio attraverso una predisposizione ex novo degli stessi, anche in relazione all'urgenza dell'intervento peraltro, l'imputata non poteva fornire più dettagliate informazioni - oltre a quelle effettivamente date - al dirigente sanitario, perché l'assenza di schemi elettrici generali non permetteva neppure di individuare quali reparti fossero serviti da una delle cabine elettriche dell'ospedale e quali dall'altra l'ulteriore affermazione secondo cui in ogni caso i rischi potevano considerarsi minori proprio per l'unità - la rianimazione - ove era degente il Ricci per la presenza dell'Ups vale nella misura in cui è stato dato atto dell'esistenza della nota di collaudo dell'installazione dell'Ups a firma Deregibus . Per quel che riguarda la Grossi, la sentenza afferma che proprio la circostanza che non esistesse, per i motivi ora esposti, una zona che potesse essere considerata estranea ai rischi di black-out, rende irrilevante l'omissione del trasferimento dei pazienti ad altro reparto. È evidente che la Corte d'appello, dopo aver riportato in altra parte della sentenza il contenuto della nota 9 aprile 1998 dell'ing. Lombardi, in cui si richiama l'ipotetica suddivisione delle zone alimentate dalle due cabine a causa della mancanza degli schemi elettrici, ragion per cui non è garantita l'alimentazione di riserva per tutto l'ospedale , ritiene adeguato l'intervento della Grossi di aver comunicato a tutti i reparti che non sarebbe stata assicurata l'alimentazione di riserva dalle 15 alle 20 del 10 aprile. 8. In ogni caso, anche se si ammettesse - ma la circostanza è, come si è visto, esclusa dalla sentenza - che i comportamenti tenuti dalla Lombardi, dalla Grosso, o da altri potessero avere rilievo causale nella determinazione dell'evento, dovrebbe comunque escludersi che gli stessi potessero avere una efficacia autonoma nella determinazione dell'evento tale da interrompere il nesso causale esistente tra le manchevolezze segnalate dai giudici di appello e l'evento, poiché il nostro ordinamento accoglie il principio di equivalenza delle cause, riconoscendo il valore interruttivo della serie causale solo a quelle che sopravvengono del tutto autonomamente, svincolate dal comportamento del soggetto agente e assolutamente autonome cfr. Sezione sesta, 1282/96 Sezione prima 707/00 , il che non nel caso di specie ove, senza la disastrosa situazione dell'impianto elettrico, ovvero senza la mancanza e gli schemi tecnici che in caso contrario sarebbero stati sicuramente esaminati da Lombardi, della cui mancanza la stessa si lamenta proprio il giorno prima dell'intervento l'evento non si sarebbe certamente verificato. 9. Osservazioni analoghe vanno fatte in ordine alle doglianze Novarese sulla base della perizia Miraglio-Rivalta. Premesso che la sentenza impugnata ne riferisce succintamente le conclusioni pag. 6 ma, pur senza citarli, esclude che i rilievi proposti dalla difesa sulla sua base siano entrati nella causazione dell'evento, va infatti rilevato che si tratterebbe comunque di verificare non una loro efficacia esclusiva, ma una efficacia concausale nel determinismo del fatto. 10. La sentenza impugnata attribuisce la responsabilità ai tre imputati affermando che tutti avevano conoscenza effettiva delle gravi manchevolezze dell'impianto elettrico, che tutti avevano in conseguenza il dovere di attivarsi perché le stesse venissero rimosse, che la carenza di fondi ministeriali non è scriminante, in quanto non si è ricorsi a delibere di sufficienti spese interne, che tutti avevano il dovere di inventariare e documentare la situazione esistente. 11. La Corte d'appello individua come cause dell'evento in particolare l'errata installazione dell'Ups in ordine alla quale ha disposto trasmettersi gli atti alla Procura per procedersi nei confronti dei titolari della ditta installatrice e la mancanza degli schemi tecnici dell'impianto. 12. Non è però stata data dimostrazione che Novarese conoscesse le condizioni dell'impianto tanto da essere obbligata disporre le misure indicate dalla Corte d'appello. Gabriella Novarese ha rivestito la carica di direttore generale, e come si è visto, dall'1 luglio 1991 al 4 agosto 1995. Espone la Corte d'appello che una segnalazione relativa all'impianto elettrico era stata indirizzata all'Usl di Casale nel luglio 1988, in cui, tra l'altro, si segnalava l'indisponibilità degli schemi elettrici della cabina 1 che nel 1989 erano state avanzata, a seguito dello studio di un piano di rifacimento della cabina 1, richieste da parte di Deregibus, allora responsabile del settore tecnico , di ampliamento dell'organico del personale interno, consci dei limiti di bilancio che nel 1991 l'ing. Lombardi, segnalando mancanza di schemi e rischio di qualunque intervento manutentivo, sollecitava l'approntamento, da parte del direttore dei lavori e della ditta che realizzò la cabina, degli schemi medesimi con una nota indirizzata al responsabile del servizio tecnico, e per conoscenza al direttore sanitario e all'amministratore straordinario che nel 1992 venne installato il gruppo di continuità Ups con nota di collaudo a firma Deregibus, la quale evidentemente non segnalava l'erroneità della installazione. Ora, pur ammettendo che Gabriella Novarese dovesse conoscere le segnalazioni inviata all'Usl prima di assumere la carica, pur ammettendo che la segnalazione Lombardi che dalla sentenza risulta indirizzata a persone diverse dal direttore generale le fosse pervenuta, non può dubitarsi che fosse completamente all'oscuro dell'erroneità dell'installazione dell'Ups successiva a tali segnalazioni, sulla cui correttezza poteva invece contare perché i lavori erano stati collaudati proprio dal responsabile tecnico che in precedenza aveva rilevato inadeguatezze di carattere più generale dell'impianto. Va notato che nessuna ulteriore segnalazione riguardante l'impianto elettrico è riferita dalla Corte d'appello, successiva all'installazione dell'Ups ma precedente al giorno in cui Novarese lasciò l'incarico, senza essere a conoscenza che, contrariamente a quanto appariva, il reparto di rianimazione non fosse protetto da un sistema di sicurezza in più l'Ups che, solo a black out ormai avvenuto, si rivelò essere l'anello particolarmente debole di una catena di per sé fragile . L'espressione è usata dalla stessa sentenza impugnata per escludere la responsabilità di Lombardi e Grossi, non si vede perché non debba valere per Novarese. La sentenza impugnata attribuisce pertanto illogicamente a Novarese la conoscenza della situazione avente rilievo causale nella determinazione dell'evento, ed è comunque contraddittoria nel trattare la posizione della medesima diversamente da quelle di Lombardi e Grossi. 13. Per gli aspetti che rilevano analoga è la situazione di Emilio Zerella. Anche egli non era a conoscenza dell'erronea installazione dell'Ups e anch'egli, come Novarese, poteva contare sul corretto funzionamento dell'unità di continuità a seguito del collaudo Deregibus. Anche nei suoi confronti vale l'osservazione che la Corte d'appello ha fatto per escludere la responsabilità di Lombardi e Grossi. Zerella, direttore generale a partire dal 17 febbraio 1997, ha ereditato la situazione precedente che, rispetto a quella esistente al momento della cessazione dell'incarico di Novarese, si era arricchita di una nuova segnalazione la relazione Usl 21 a firma Mauri-Ferrua del 1996 che ancora lamentava, tra l'altro, l'assenza di schemi elettrici oltre all'insufficienza o provvisorietà dei locali in cui era installato il gruppo di continuità . Tale relazione non modifica la situazione di ignoranza non colpevole, da parte sua, dell'erronea installazione dell'Ups, di cui illogicamente la sentenza non tiene conto, in contraddizione con quanto ha fatto nel trattare le posizioni Lombardi e Grossi. Conseguentemente i ricorsi proposti nell'interesse di Novarese e Zerella meritano accoglimento, e la sentenza deve essere annullata senza rinvio per la pare che li riguarda. 14. Completamente differente è la posizione di Deregibus. La Corte sottolinea la diversità, affermando che non si può dimenticare che egli aveva partecipato, in veste di responsabile del settore tecnico, proprio al collaudo dell'installazione dell'Ups del 1992 ragion per cui per lui si somma anche la diretta conoscenza degli errori di installazione e delle carenze di documentazione relative alla medesima. Deregibus sapeva, o comunque doveva sapere per avere collaudato l'installazione, dei difetti che sono intervenuti con efficacia causale nel determinismo dell'evento, e come direttore generale aveva il dovere di rimuoverli. La carenza di fondi ministeriali non avrebbe impedito il ricorso a delibere di spesa interna dirette almeno a sistemare le gravi imperfezioni dell'installazione dell'Ups, analogamente a quanto effettuato nel 1997 la sentenza impugnata riferisce l'episodio a pagina 4 a proposito dell'Unità di anestesia e rianimazione. Nei confronti di Deregibus la sentenza impugnata ha adeguatamente e coerentemente motivato in ordine alla consapevolezza, alla colpa, alla prevedibilità e alla prevedibilità dell'evento. Il ricorso proposto nell'interesse del medesimo va quindi rigettato e l'imputato condannato al pagamento delle spese processuali. PQM Annulla senza rinvio la sentenza impugnata nei confronti di Novarese Graziella e Zerella Emilio per non avere commesso il fatto. Rigetta il ricorso di Derebibus Ermanno che condanna al pagamento delle spese processuali.