Ordinamento giudiziario: riserve sulla delega disciplinare

Approvato a metà in Consiglio dei ministri il nono decreto di attuazione della riforma. Il pomo della discordia è il passaggio alla Pa dei magistrati dispensati dal servizio per debolezza di mente o infermità

Approvato, con una riserva, il nono decreto legislativo di attuazione della legge di riforma dell'ordinamento giudiziario. Ieri, venerdì 28 ottobre, il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla nona delega della legge 150/05, che individua le fattispecie tipiche di illecito disciplinare dei magistrati, le relative sanzioni e la procedura per la loro applicazione. Il testo, costituito da 33 articoli modifica inoltre la disciplina in tema di incompatibilità, di dispensa dal servizio e di trasferimento d'ufficio dei magistrati. La discussione si è però arenata all'articolo 28 del provvedimento, quello riguardante la possibilità, per i magistrati dispensati dal servizio, di transitare negli uffici della pubblica amministrazione. Solo un aggiustamento tecnico, hanno detto da via Arenula che non ha divulgato il testo giovedì sera, proprio a causa dei ritocchi. Il provvedimento, sulla linea della legge delega divide i comportamenti illeciti, a seconda se questi siano commessi nell'esercizio delle funzioni giudiziarie, al di fuori di esse o in dipendenza con la commissione di un reato. Sempre sulla base della legge 150/05 il decreto legislativo prevede anche una razionalizzazione delle sanzioni gia previste, che vanno dall'ammonimento alla rimozione con la possibilità di trasferimento per gravi incompatibilità con la corretta amministrazione della giustizia. Tempi certi per i procedimenti, questo stabilisce la delega, seguendo sempre le orme della legge, mentre a garanzia del magistrato imputato viene previsto l'obbligo della comunicazione dell'inizio del procedimento e di atti di indagine. Si parlava quindi degli effetti dei procedimenti disciplinari e all'articolo 28 del decreto legislativo, si dava attuazione alla lettera o del comma 6 della legge 150/05 che testualmente chiedeva prevedere la modifica dell'articolo 3 del regio decreto legislativo 31 maggio 1946, n. 511, consentendo anche di far transitare nella pubblica amministrazione, con funzioni amministrative, i magistrati dispensati dal servizio . Articolo che dispensa dal servizio o colloca in aspettativa di ufficio per debolezza di mente od infermità . Ma la trasposizione nel decreto legislativo di quanto contenuto nella legge delega non è andata bene a Palazzo Chigi che ha approvato salvo intesa il provvedimento ora al vaglio dell'ufficio legislativo che dovrà apportare le necessarie modifiche. A qualcuno, in pratica, non è piaciuta la modifica che offre la possibilità di rientrare nella pubblica amministrazione, in particolare negli uffici del ministero, al magistrato che, per qualsiasi infermità, non può adempiere convenientemente ed efficacemente ai doveri del proprio ufficio e per questo dispensato dal servizio. p.a.