Magistrato contabile, la discrezionalità dell'incarico

In una procedura paraconcorsuale l'ultima parola spetta sempre all'organo di autogoverno

La scelta del magistrato contabile a cui conferire un incarico direttivo alla fine di una procedura paraconcorsuale costituisce espressione di un potere di valutazione rimesso dall'ordinamento all'organo di autogoverno della Corte dei conti. Spetta quindi al Consiglio di presidenza della magistratura contabile scegliere il giudice più idoneo a ricoprire l'incarico. A stabilirlo è stata la quarta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 1509/06 depositata lo scorso 21 marzo e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso di un magistrato che si era visto preferire un suo collega per l'incarico di presidente aggiunto della Corte dei conti. Una nomina che, secondo l'aspirante presidente, vìolava i criteri del bando e i curricula dei due candidati. In sostanza, secondo il magistrato, sono stati valutati requisiti quali ad esempio l'anzianità di servizio del tutto estranei all'attribuzione del punteggio discrezionale. Di diverso avviso i giudici di piazza capo di Ferro. La scelta del magistrato cui conferire l'incarico direttivo all'esito della procedura paraconcorsuale costituisce l'espressione di un potere di valutazione, rimesso dall'ordinamento al Consiglio di presidenza della Corte dei conti Lo scopo è quello di scegliere in base a criteri predeterminati il magistrato più idoneo a ricoprire l'incarico. Per cui l'ultima parola spetta comunque all'organo di autogoverno che ha la facoltà di scegliere tra più soluzioni possibili i cui margini di discrezionalità sono sottratti al sindacato di legittimità. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quarta - decisione14 marzo - 21 marzo 2006, n. 1509 Presidente Salvatore estensore Patroni Griffi Ricorrente Schiavello - controricorrente Corte dei Conti ed altro Fatto e diritto 1. Il prof. Luigi Schiavello ha impugnato innanzi al Tribunale amministrativo regionale per il Lazio la delibera del Consiglio di presidenza della Corte dei conti con la quale il dott. Vincenzo Bisogno è stato nominato Presidente aggiunto della Corte. Il Tribunale amministrativo, con la sentenza indicata in epigrafe, ha respinto il ricorso. Propone appello l'originario ricorrente. Resistono, con memorie, l'Amministrazione e il controinteressato. Con decreto cautelare provvisorio 27 febbraio 2006 n. 967, la sentenza è stata sospesa. All'udienza del 14 marzo 2006, la causa è stata trattenuta in decisione. 2. L'appello è infondato. Si controverte della nomina a Presidente aggiunto della Corte dei conti. L'appellante, che ha partecipato alla procedura concorsuale, è risultato posposto al controinteressato in sede di attribuzione del punteggio fisso, anche in considerazione della maggiore anzianità del secondo. In sede di attribuzione del punteggio discrezionale, il controinteressato ha conseguito l'unanimità dei consensi dei votanti 10 su 16 , l'appellante nessun voto. Il gravame, pur articolato in più censure, denota un'impostazione di fondo, secondo cui la nomina sarebbe viziata perché in contraddizione con i criteri del bando e le risultanze dei curricula dei due candidati, dai quali si evincerebbe, da un lato, la considerazione di elementi, quali l'anzianità di servizio, estranei all'attribuzione del punteggio discrezionale, dall'altro, l'assoluta eccezionalità dei titoli dell'appellante, la straordinarietà di risultati operativi e di gestione , i risultati eccezionali anzi clamorosi ottenuti dall'appellante medesimo, a fronte delle non adeguate esperienze nelle diverse attività istituzionali della Corte riportate dal controinteressato. L'appellante, dopo aver contestato la configurazione in termini di esercizio di discrezionalità amministrativa della nomina a presidente aggiunto, giungendo ad adombrare una qualificazione della stessa in termini di accertamento tecnico, sostiene poi che il carattere vincolato dei criteri rinvenibili nel bando e nella normativa vigente, sorretti dalla prassi applicativa, unitamente alla richiamata eccezionalità del profilo professionale posseduto, consentirebbe, o addirittura imporrebbe, la declaratoria giudiziale del diritto alla nomina vantato da esso appellante. 3. Le tesi esposte nel gravame non possono essere condivise. La scelta del magistrato cui conferire un incarico direttivo all'esito di una procedura paraconcorsuale costituisce -se non esercizio di discrezionalità amministrativa in senso stretto, intesa come vera e propria scelta tra più comportamenti in vista del fine per il quale è stato attribuito il potereespressione di un potere di valutazione, rimesso dall'ordinamento all'organo a ciò deputato, al fine di scegliere, alla luce dei parametri normativi e di criteri predeterminati, il magistrato ritenuto più idoneo a ricoprire l'incarico. Gli indicati parametri e criteri non sono né potrebbero essere tali da elidere ogni margine di valutazione in sede di scelta in concreto del magistrato tra più candidati in possesso dei prescritti requisiti. E meno che mai consentono di configurare in termini di diritto soggettivo la pretesa di un candidato al conferimento dell'incarico. Questa, d'altra parte, quand'anche ci si trovasse di fronte ad attività vincolata, non muterebbe la sua consistenza di interesse legittimo, in quanto la qualificazione dell'interesse del privato e la sua giuridicizzazione avvengono, ad opera dell'ordinamento, in stretta connessione con l'interesse pubblico e l'esercizio della correlativa funzione alla provvista di un posto direttivo nella magistratura contabile. Nel delineato contesto, appare evidente l'improponibilità del petitum avanzato dall'appellante, con riferimento alla declaratoria giudiziale del suo diritto di nomina, per un duplice, concorrente ordine di ragioni perché la sua pretesa è qualificabile come interesse legittimo, sicché è da ritenere improponibile al riguardo, per costante giurisprudenza, un'azione di accertamento perché non può disconoscersi la sussistenza di un'area di valutazione, in ordine all'individuazione del magistrato cui conferire l'incarico, rimessa all'organo cui tale scelta è rimessa dall'ordinamento. Sicché è infondato l'assunto dell'appellante secondo cui la discrezionalità seppure già esistente si è consumata con la determinazione di criteri e parametri concorsuali p.10 . A tale ultimo riguardo, è opportuna qualche ulteriore precisazione, in relazione all'impostazione cui è ispirato il gravame. L'esercizio di un potere di valutazione connesso all'espletamento di una pubblica funzione -nella specie il conferimento dell'incarico direttivoricomprende in sé, pur in presenza di parametri normativi e di criteri predeterminati, il potere di scelta tra più soluzioni possibili, che inevitabilmente si accompagnano a margini di opinabilità che, per definizione, sono sottratti al sindacato di legittimità nei termini prospettati dall'appellante. Si vuole dire che, nella sede di legittimità, non è consentito privilegiare una scelta che, tra le varie possibili, sia stata fatta, ancorché in ipotesi in maniera opinabile, dall'amministrazione, ma solo sanzionare una scelta che non rientrasse tra quelle possibili, non solo perché in carenza dei presupposti che la consentano, ma perché adottata sulla base di una falsa rappresentazione della realtà o sulla base di argomentazioni palesemente illogiche o incongruenti, secondo i canoni enucleati dalla giurisprudenza come fattispecie sintomatiche di eccesso di potere. Il giudizio di legittimità, in altre parole, non può tradursi nella mera contrapposizione tra scelta effettuata dall'amministrazione ed esaltazione da parte del ricorrente dei propri meriti, in vista del coinvolgimento del giudice in un potere di valutazione che, riconosciuti sussistenti i margini di opinabilità insiti nella scelta, pertiene al merito del provvedimento ed è perciò non sindacabile, e meno che mai replicabile , in sede di legittimità. Le considerazioni di ordine generale consentono di rilevare la parziale inammissibilità del petitum e di contestare l'impostazione di fondo fornita dall'appellante al presente gravame. Tale impostazione connota anche i motivi di appello, che invero ripropongono le censure dedotte in primo grado, motivi che possono ora essere più in particolare esaminati, alla luce peraltro delle esposte considerazioni generali. 4. In primo luogo, l'esame delle risultanze procedimentali non consente di evidenziare quella macroscopica illogicità e il travisamento dei fatti denunciati dall'appellante con riferimento alla delibera impugnata. E' invero difficile, già in sede di prima approssimazione, configurare una siffatta svista dell'amministrazione procedente in una fattispecie caratterizzata dall'unanimità dei consensi dei votanti 10 su 16 a fronte dell'assenza di attribuzione di voto individuale in favore dell'appellante. Una siffatta considerazione, se in linea generale non può ovviamente escludere fattispecie sintomatiche di illegittimità, rende nondimeno improbabile, sul piano presuntivo, che una macroscopica falsa rappresentazione della realtà accomuni i voti espressi individualmente da tutti i votanti. Ad ogni modo, nei limiti in cui il sindacato di legittimità può essere svolto, l'esame delle risultanze denota una considerazione consapevole, diretta o per relationem, in sede di espressione del voto e di attribuzione del punteggio discrezionale, delle risultanze emergenti dal fascicolo personale dei candidati in questione e, sulla base di tali risultanze, il Consiglio di presidenza è addivenuto alla unanime scelta di conferire l'incarico all'appellato. Le argomentazioni che sorreggono tale scelta risultano sufficientemente e adeguatamente enunciate, non solo con riferimento all'anzianità di ruolo, che comunque può essere assunto a indice purché non esclusivo di capacità, ma anche, e in maniera assorbente, con riferimento a quelle esperienze professionali che costituiscono indice di valutazione delle capacità organizzative e delle capacità professionali. Anche l'esperienza professionale dell'appellato è caratterizzata -contrariamente a quanto dedotto dall'appellantedalla completezza maturata nei vari settori di attività della Corte ed è a tale esperienza che ha legittimamente fatto riferimento la valutazione, altamente positiva, effettuata in sede di attribuzione del punteggio discrezionale. E gli elementi che emergono dai curricula non evidenziano in senso oggettivo la macroscopica sproporzione tra i candidati dedotta dall'appellante. Tali elementi produttività, completezza dell'esperienza professionale, funzioni direttive e espletate sono consapevolmente e correttamente tenuti in esame dall'Amministrazione e tanto basta, sul piano della mera legittimità, a ritenere infondati, in particolare, i primi cinque motivi del ricorso originario, siccome riproposti in appello punti da 2 a 10 . 5. Restano da esaminare il sesto motivo del ricorso di primo grado, riproposto al punto 11 dell'appello, con il quale viene dedotta l'inadeguatezza funzionale del procedimento per essere stata la votazione effettuata in presenza di dodici membri su sedici e previo rifiuto di un rinvio, nonché la censura riproposta al punto 10 dell'appello in relazione ai paragrafi 3 e 3a della sentenza del Tribunale amministrativo. Anche tali doglianze sono infondate. Deve, infatti, condividersi, in primo luogo, l'assunto del primo giudice secondo cui la motivazione finale della delibera, concernente la parte oggetto di attribuzione del punteggio discrezionale, sia da rinvenire nell'espressione di voto dei singoli componenti, peraltro convergenti tutti sull'appellato e nessuno sull'appellante. Quanto alla contestazione del numero dei partecipanti al voto, premesso che nessun indizio di eccesso di potere appare riscontrabile nella decisione dell'Organo di non posporre la trattazione dell'affare all'ordine del giorno, essendo comunque presenti dodici componenti su sedici, deve rilevarsi che -come è pacificoil consiglio di presidenza, come avviene per la generalità dei collegi amministrativi, non costituisce un collegio perfetto, sicché non è richiesta la presenza della totalità dei componenti né dei partecipanti alla votazione. Anche le argomentazioni contenute al riguardo nell'atto di appello, secondo cui la partecipazione al voto di dieci consiglieri su sedici quattro assenti e due astenuti avrebbe richiesto che almeno sette componenti votassero per l'appellante sì da consentirgli di superare il differenziale conseguente al punteggio fisso, appaiono poco pertinenti tali considerazioni, da una parte, sono inidonee a configurare una fattispecie di illegittimità, dall'altra, omettono di considerare che comunque l'appellante non ha riportato alcun voto a lui favorevole. 6. Alla stregua delle svolte considerazioni, l'appello deve essere respinto, con la conferma della sentenza del Tribunale amministrativo. La reiezione del gravame assorbe ogni misura cautelare concessa o richiesta. Ricorrono tuttavia giusti motivi per compensare tra le parti le spese del presente grado. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione Quarta, rigetta l'appello e conferma la sentenza del Tribunale amministrativo. Spese del presente grado compensate. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. 1 MA