Il Gip si ferma all'udienza camerale di rinvio

Sciolto il nodo giurisprudenziale sulle sfere di competenza tra pubblica accusa e giudice per le indagini preliminari

Il giudice per le indagini preliminari può ordinare l'iscrizione nel registro delle notizie di reato di altre persone non indagate, per le quali il pubblico ministero non ha formulato alcuna richiesta può disporre la prosecuzione di ulteriori indagini, ma non può fissare direttamente una nuova udienza in camera di consiglio. In quest'ultimo caso, infatti, il Gip sottrarrebbe al Pm il potere-dovere di valutare autonomamente se esercitare l'azione penale o insistere nella richiesta di archiviazione. Per questi motivi le Sezioni unite penali della Cassazione con la sentenza 22909705 - depositata il 17 giugno e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - hanno ritenuto che l'ordinanza del Gip è abnorme limitatamente alla fissazione dell'udienza camerale di rinvio . In questo modo il massimo consesso di Piazza Cavour ha sciolto il nodo del vecchio contrasto giurisprudenziale sorto sui limiti al potere di controllo del Gip sull'esercizio dell'azione penale conflitto che ha portato la quinta sezione penale a sollevare la questione, qui risolta, del se sia abnorme il provvedimento con il quale il Gip, all'esito di udienza camerale fissata sull'opposizione della persona offesa per il mancato accoglimento de plano della richiesta di archiviazione del Pm, ordini l'iscrizione nel registro delle notizie di reato di altri soggetti non indagati, per i quali il Pm non abbia formulato alcuna richiesta, disponendo altresì la prosecuzione delle indagini e rinviando ad altra udienza per l'ulteriore corso per la lettura dell'ordinanza, 10387/05, di rimessione alle Sezioni unite si veda negli arretrati del 1 giugno 2005-ndr . Chiarendo definitivamente i rapporti tra pubblica accusa e Gip nelle rispettive sfere di competenza, le Sezioni unite sottolineano che il Gip non può limitarsi ad un semplice esame della richiesta finale del Pm, ma deve esercitare il suo controllo sul complesso degli atti procedimentali rimessigli dallo stesso Pm . Per questo il Gip può disporre l'iscrizione nel registro ex articolo 335 Cpp del nominativo di altri soggetti non contemplati nella richiesta di archiviazione avanzata dal Pm. Così come può disporre che siano svolte nuove indagini, a più vasto raggio, in modo da coinvolgere altre persone, oltre quelle già individuate dalla Procura. Il suo controllo però si ferma qui, non può andare oltre. Infatti, è abnorme il provvedimento con il quale lo stesso Gip, contestualmente, rinvia ad altra udienza per l'ulteriore corso. Il motivo, concludono gli ermellini , risiede nel fatto che la fissazione di un'udienza in prosecuzione costituisce, in un simile contesto, un imprevedibile e non previsto vincolo per il Pm che può andare ad incidere sull'esercizio dell'azione penale a lui rimesso e sulle valutazioni conclusive circa l'idoneità o meno degli elementi acquisiti a sostenere l'accusa in giudizio .

Cassazione - Sezioni unite penali cc - sentenza 31 maggio-17 giugno 2005, n. 22909 Presidente Marvulli - estensore Carmenini Pg Geraci - ricorrente Procuratore della Repubblica presso il tribunale di Brindisi Svolgimento del processo In data 15 agosto 2001 Fina Alma, persona ospitata presso il centro assistenza CREIA Comunità residenziale ad elevata intensità di assistenza per gravi problemi di salute mentale, si cospargeva di alcool e sì dava alle fiamme e, ricoverata in ospedale presso il centro ustionati, decedeva il 4 settembre 2001. Le indagini si attivavano a seguito di querela presentata in data 9 novembre 2001 dalla figlia della defunta, Congedo Monica, la quale riferiva che la madre era stata accolta presso la Comunità proprio perché, trattandosi di persona soggetta ad alto rischio di suicidio, era necessario adottare cautele eccezionali e nel centro era stata prevista una sorveglianza 24 ore su 24, mentre nel giorno del fatto erano presenti solo due operatrici per 12 pazienti sosteneva altresì che l'istituto non aveva ottemperato ai suoi compiti di sorveglianza, consentendo alla paziente di dar corso all'insano gesto e chiedeva espressamente di essere avvertita in caso di richiesta di archiviazione. Il Procuratore della Repubblica di Brindisi, dopo avere iscritto nel registro delle notizie di reato per il delitto di cui all'articolo 591 Cp il dott. Minervini Claudio, responsabile del centro, chiedeva, il 17 luglio 2003, l'archiviazione del procedimento, rilevando che dalle indagini espletate non risultava alcuna responsabilità per il suicidio, anche con riferimento all'addebito di omissione di sorveglianza. Il giorno 10 ottobre 2003 la persona offesa presentava l'atto di opposizione alla richiesta di archiviazione, assumendo, in primo luogo, che il Pm non aveva provveduto alla notifica alla persona offesa come da lei richiesto in secondo luogo, che la notizia di reato era fondata, avendo i responsabili del centro omesso di esercitare quel doveroso controllo che la specialità della struttura prometteva e, in terzo luogo, che sarebbe stato necessario attivare nuovi temi di indagine, specificamente individuati. Il Gip presso il tribunale di Brindisi fissava l'udienza ai sensi dell'articolo 409 Cpp, e, all'esito, emetteva ordinanza con la quale ordinava la prosecuzione delle indagini mediante acquisizione di documentazione, fissando un termine di 90 giorni per l'espletamento disponeva che il Pm procedesse all'iscrizione nel registro notizie di reato a carico delle due persone presenti nel centro il giorno dei fatto fissava una nuova udienza per consentire a tutti gli indagati di potersi difendere all'esito delle ulteriori indagini. Contro la decisione presentava ricorso il Procuratore della Repubblica di Brindisi, denunciando l'abnormità del provvedimento sia nella parte in cui il Gip, dopo avere ordinato lo svolgimento di ulteriori indagini, fissava direttamente una nuova udienza in camera di consiglio, sottraendo al Pm il potere-dovere di valutare autonomamente se esercitare l'azione penale o insistere nella richiesta di archiviazione sia nella parte in cui ordinava l'iscrizione nel registro notizie di reato del nome di persone nuove e diverse rispetto a quelle per cui il Pm aveva chiesto l'archiviazione. Il ricorrente sosteneva che tale potere era attribuito al Gip solo nel caso di procedimento contro ignoti, mentre nel caso di procedimento iscritto a carico di uno o più indagati l'unico potere riconosciuto al giudice era quello della valutazione della completezza delle indagini in relazione alla domanda giudiziale e non ad altro che nel caso in questione il giudice aveva violato il principio ne procedat judex ex officio, mentre avrebbe potuto semplicemente segnalare al Pm l'esistenza di un fatto o di persone da valutare ai fini dell'esercizio dell'azione penale. Il ricorso era assegnato, per competenza interna, alla quinta Sezione penale di questa Corte, che la poneva in decisione all'udienza dì camera di consiglio del 14 febbraio 2005. Il Pg, ritenendo il ricorso fondato, presentava conclusioni scritte con le quali chiedeva l'annullamento senza rinvio del provvedimento impugnato, ad eccezione della parte in cui imponeva al Pm l'espletamento di nuove indagini. La Sezione assegnataria, con ordinanza del 14 febbraio 2005 - rilevata l'esistenza di un contrasto giurisprudenziale tra pronunce che hanno ritenuto abnorme il provvedimento con cui il Gip impone al Pm di formulare l'imputazione a carico di soggetti nei cui confronti non abbia presentato alcuna richiesta o di procedere per un reato diverso da quello ipotizzato e pronunce che hanno invece ritenuto il provvedimento medesimo in parte qua come mera notitia crimin s senza alcun vincolo per il Pm. e anzi come espressione del potere di controllo da parte del Gip sui poteri propri dell'organo inquirente - riteneva fosse necessario stabilire i limiti del potere di controllo del Gip sull'operato del Pm e l'esatto contenuto del potere di impulso riconosciuto dall'ordinamento al Gip e pertanto su tali temi devolveva la relativa questione alle Su, che rimettevano il processo, per la decisione, all'udienza, del 31 maggio 2005. Nelle conclusioni scritte, il Pg, modificando la precedente requisitoria, chiedeva che il ricorso venisse dichiarato inammissibile per la parte in cui lamentava l'abnormità del provvedimento del Gip che aveva ordinato al Pm di iscrivere nel registro delle notizie di reato ì nomi di soggetti mai prima indagati, perché tale ordine era conforme a un corretto esercizio dei suoi poteri di controllo, mentre, per la parte che fissava una nuova udienza davanti a sé, rilevava che il provvedimento doveva essere annullato senza rinvio, dato che sul punto non si registrava alcun contrasto, avendo sempre la Corte riconosciuto l'abnorm tà di una simile determinazione. Motivi della decisione La questione demandata alla cognizione di queste Su penali può essere così delineata Se sia abnorme il provvedimento con il quale il Gip, all'esito dell'udienza camerale fissata sull'opposizione della persona offesa per il mancato accoglimento de plano della richiesta di archiviazione del Pm, ordini l'iscrizione nel registro delle notizie di reato di altri soggetti non indagati, per i quali il Pm non abbia formulato alcuna richiesta, disponendo altresì la prosecuzione delle indagini e rinviando ad altra udienza per l'ulteriore corso . La soluzione di tale questione involge due tematiche di rilevante importanza e complessità la definizione del concetto di abnormità la linea di demarcazione tra l'attività del Pm ed il potere di controllo del Gip. Com'è noto la categoria dell'atto abnorme non ha una regolamentazione normativa, ma proviene dall'elaborazione giurisprudenziale. Al riguardo si dimostra opportuna una breve digressione storica sulla genesi dell'istituto. L'elaborazione ebbe inizio poco dopo l'entrata in vigore del codice di rito del 1931 c.d. codice Rocco che vide la soppressione del ricorso nell'interesse della legge previsto dai codici previgenti. Icastica è l'espressione usata in una delle prime sentenze che trattò l'argomento il ricorso in esame dovrebbe, a rigore, essere dichiarato inammissibile tuttavia talmente evidente è l'illegalità della pronuncia impugnata e l'opportunità che vi si ponga riparo in questa sede , che la Corte ritenne in definitiva il ricorso ammissibile Cassazione 18 febbraio 1938, Villari, Giust. pen. 1938, IV, 720 . In buona sostanza la tematica dell'abnormità è sorta e si è sviluppata soprattutto al fine di far rientrare nelle regole basilari dell'ordinamento processuale quelle sentenze, prima, e, successivamente, quei provvedimenti in genere che si presentassero come extra vagantes e quindi tali da creare disordine nel regolare svolgimento procedimentale, ma da non essere inquadrabili in figure giuridiche predeterminate. Sotto questo profilo la definizione di provvedimento abnorme serve a far superare due ostacoli apparentemente insormontabili il principio di tassatività delle nullità articolo 177 Cpp ed il principio di tassatività delle impugnazioni articolo 568 Cpp . Il concetto sotteso dalla giurisprudenza è che le nullità e le impugnabilità regolamentate dal codice di rito riguardano ipotesi patologiche prevedibili e quindi ipotesi, sotto questo profilo, normali , ossia definibili con una norma mentre vi sono dei provvedimenti che si allontanano dalla normale previsione, nel senso che non sono regolamentabili a priori proprio perché sono ab norma, ossia lontani dalla norma. Questo ragionamento è stato recepito nella Relazione al progetto preliminare del nuovo codice di procedura penale , che avverte della rinuncia a prevedere espressamente l'impugnazione dei provvedimenti abnormi, attesa la rilevante difficoltà di una possibile tipizzazione e la necessità di lasciare sempre alla giurisprudenza di rilevarne l'esistenza e di fissarne le caratteristiche ai fini dell'impugnabilità . La Relazione lascia quindi al rimedio generale del ricorso in cassazione la possibilità di rimuovere un provvedimento non inquadrabile nel sistema processuale o adottato a fini diversi da quelli previsti dall'ordinamento . Così delineate la genesi storica e le ragioni costitutive della creazione della figura dell'abnormità, è necessario tentare di precisare i punti più rilevanti per una delimitazione del concetto che non ne comporti un'eccessiva dilatazione, avvertendo che con l'entrata in vigore del nuovo codice di procedura penale vi si è fatto largo ricorso anche per le mutate condizioni e poteri del giudice e delle parti e per la radicale diversità della figura del Gip rispetto al giudice istruttore del vecchio codice. Conviene innanzitutto procedere ad una ricognizione in negativo atto abnorme non è certamente quello adottato in violazione di norme espressamente previste all'uopo dall'ordinamento processuale in questo caso si tratterebbe di un atto nullo ma non è neppure quello mancante dei requisiti necessari a ricondurlo, almeno sotto il profilo formale, ad un atto processuale in questo caso si tratterebbe di un atto inesistente, come ad esempio una sentenza emessa a non jud ce . Deriva da quanto sopra detto che la figura in esame ha natura sussidiaria e che non può essere delineata in ogni sua manifestazione proprio perché si tratterebbe di contemplare anomalie che sfuggono alle previsioni legislative. Se si ha riguardo alla conformazione di un provvedimento del giudice, si rileverà che esso ha una sua struttura ed una sua funzione potrà dirsi allora che il provvedimento abnorme si caratterizza o per la singolarità e stranezza del suo contenuto, che lo pongono al di fuori dell'ordinamento processuale in questo caso viene intaccato il profilo strutturale dell'atto ovvero per il fatto di esplicarsi, oltre ogni ragionevole limite, al di là dei casi consentiti e delle ipotesi previste, pur essendo, in astratto, manifestazione di un potere legittimo in questo caso viene stravolto il profilo funzionale, determinando la paralisi del processo e l'impossibilità di proseguirlo, ovvero la regressione ad una fase ormai esaurita . Anche se si tratta di una delimitazione di carattere non esaustivo, pare opportuno tuttavia ribadire che l'atto può essere dichiarato abnorme quando concorrano almeno i seguenti requisiti a sia affetto da un vizio per il quale non sono previste cause di nullità o inutilizzabilità b non sia altrimenti impugnabile e non sia inquadrabile nella struttura procedimentale prevista dall'ordinamento, ovvero determini una stasi processuale non altrimenti superabile. I concetti finora delineati devono essere riferiti, per la soluzione del presente caso, alla tematica dei rapporti tra il Pm ed il Gip e dei limiti delle rispettive sfere di competenza. La stessa ordinanza di rimessione sottolinea che la questione implica la necessità di stabilire i limiti del potere di controllo del Gip se, cioè, esso sia contenuto nell'ambito dei fatti per i quali il Pm sceglie di non agire presentando la richiesta di archiviazione, oppure si estenda a tutti gli illeciti ravvisabili sulla base della notizia di reato costituente l'oggetto del provvedimento richiesto . Al riguardo è bene notare che la giurisprudenza dì legittimità ha affrontato l'argomento devoluto a queste Su sotto vari profili, non sempre tra loro assimilabili, relativi da un lato all'ordine di iscrizione nel registro delle notizie di reato del nome di soggetto mai indagato, a volte congiunto all'ordine di formulare l'imputazione, e dall'altro all'ordine di svolgere indagini su reati diversi da quelli oggetto della richiesta di archiviazione del Pm. Nel complesso si sono delineati tre orientamenti. Il primo tende a restringere i poteri del Gip e si può rinvenire in quelle pronunce che dichiarano abnorme il provvedimento del Gip il quale, decidendo su una richiesta di archiviazione avanzata dal Pm nei confronti di uno degli indagati, da un lato non l'abbia accolta e, dall'altro, abbia ordinato di formulare l'imputazione nei confronti sia di questo, sia di altro indagato per il quale il Pm non aveva avanzato alcuna richiesta nelle varie motivazioni, ripetute da molte sentenze, la Corte ha ritenuto che il Gip con simile provvedimento avesse di fatto espropriato il Pm del suo potere di iniziativa, applicando non una sanzione all'inazione del Pm, ma l'imposizione dell'esercizio dell'azione penale nei confronti di un soggetto che per quel reato non era mai stato indagato come capofila di questo orientamento può segnalarsi la sentenza Cassazione, Sezione quinta, 3252/00, Pm in proc. Quistini, rv. 216941 v. anche, Sezione quarta, 24352/02, Pm in proc. Foni, rv. 226054 Sezione sesta, 2592/97, Pm in proc. ignoti, rv. 208644 Sezione sesta, 7356/03, Pm in proc. Pucci, rv. 224382 . La stessa quinta Sezione ha ritenuto, per contro, del tutto legittima l'ordinanza con cui il Gip, in sede di rigetto della richiesta di archiviazione, abbia ordinato di formulare l'imputazione nei confronti di altro soggetto mai indagato con l'iscrizione di un nuovo e diverso reato. Essa ha osservato che la richiesta di archiviazione del Pm e il relativo provvedimento del Gip hanno ad oggetto l'intera notizia di reato e non solo l'imputazione elevata dal Pm, tanto è vero che l'effetto preclusivo, previsto dall'articolo 414 Cpp, opera con riguardo a tutti i reati ipotizzabili sulla base della notizia di reato cui si riferisce il decreto di archiviazione. Ne consegue, secondo la Corte, che i poteri riconosciuti dall'articolo 409, comma 5, Cpp sono delimitati solo dalla notizia di reato e non dalle imputazioni elevate dal Pm e che, tranne il caso in cui l'organo inquirente faccia esplicita riserva di ulteriori indagini, deve essere consentito al Gip di ordinare la formulazione di imputazioni sia in relazione a diverse ipotesi di reato, sia in relazione ad indagati nuovi Cassazione, Sezione quinta, 34717/01, Pagni, rv. 220209 v. anche, Cassazione, Sezione prima, 3205/91, Surtiwan, rv. 188593 Sezione sesta, 5027/95, Pm in proc. Pascucci, rv. 204120 Sezione sesta, 35209/01, Mangione, rv 219655 Sezione quarta, 26406/03, Giuseppetti, rv. 225951 . Vi è infine un orientamento intermedio tracciato da Cassazione, Sezione terza, 2488/94, Pm in proc. Bertin, rv. 201221, che, da un lato, ha affermato la legittimità del provvedimento del Gip il quale, investito di una richiesta di archiviazione per una determinata ipotesi di reato, abbia ordinato la formulazione dell'imputazione a carico dello stesso indagato per altra ipotesi di reato, e dall'altro ha ritenuto abnorme la richiesta di iscrizione nell'apposito registro del nome di persona mai fino a quel momento sottoposta ad indagini nonché da Cassazione, Sezione prima, 5031/98, Pm in proc. Manarini, rv. 211889, secondo cui, se in sede di accoglimento di una richiesta di archiviazione, il Gip ha emesso un provvedimento con cui abbia ordinato al Pm di formulare l'imputazione a carico dì soggetto mai indagato e per reato diverso, tale disposto non ha alcun contenuto vincolante, perché illegittimo, e deve essere interpretato come semplice notitia criminis, rispetto alla quale il Pm è libero di esercitare i poteri-doveri attribuitigli dalla legge v. anche Cassazione, Sezione seconda, 332/04, Pm in proc. Bavero, rv. 230456 . Ciò posto, va rilevato che in materia di archiviazione i poteri conferiti al Gip sono correlati soprattutto al controllo del principio costituzionale dell'obbligatorietà dell'azione penale, nel senso che nulla deve essere sottratto al controllo dì legalità del giudice. La giurisprudenza costituzionale ha sempre affermato che i confini tracciati dal legislatore sui poteri dei due organi che si occupano delle indagini preliminari sono ben definiti e conformi ai principi costituzionali dell'obbligatorietà dell'azione penale e della sua titolarità in capo all'organo requirente articolo 112 Costituzione , riservando al giudice delle indagini la funzione di controllo e dì impulso, e ha ritenuto che tutte le anomalie portate alla sua attenzione erano frutto di un'interpretazione errata delle rispettive funzioni da parte dei giudici e dei pubblici ministeri v. Corte Costituzionale sentenze 88/1991, 478/93, 263/91, 417/91, 34/1994, 176/99, 349/02 . Particolarmente significativa appare l'enunciazione fatta dal giudice delle leggi, secondo cui, in sede di archiviazione, il sindacato del giudice riguarda l'integralità dei risultati dell'indagine, restando esclusa qualsiasi possibilità di ritenere che un simile apprezzamento debba circoscriversi all'interno dei soli confini tracciati dalla notizia criminis delineata dal Pm, ed ha aggiunto che il thema decidendum che investe il giudice non si modella in funzione dell'ordinario dovere di pronunciasi su di una specifica domanda, ma del più ampio potere di apprezzare se, in concreto, le risultanze dell'attività compiuta nel corso delle indagini preliminari siano o meno esaurienti ai fini della legittimità della inazione del pubblico ministero. La questione dei rapporti tra Gip e Pm in sede di archiviazione, quindi, non sembra essere tanto quella dell'oggetto intera notizia di reato o soltanto imputazione elevata del Pm , quanto piuttosto quella del rapporto esercizio azione penale -controllo giudiziale. Appare dì tutta evidenza che il Gip non può limitarsi ad un semplice esame della richiesta finale del Pm, ma deve esercitare il suo controllo sul complesso degli atti procedimentali rimessigli dallo stesso Pm è, d'altro canto, del tutto evidente che non può prendere egli l'iniziativa dì esercitare l'azione penale in nome e per conto del Pm. Una linea interpretativa rispettosa dei principi enunciati deve partire dall'esame coordinato dei disposti degli articoli 335 e 405 Cpp, ossia di quelle norme che segnano la linea di demarcazione tra l'acquisizione della notizia di reato e l'inizio dell'azione penale. Quando il Pm, sulla base dell'attività di indagine svolta, ritiene che la notizia di reato sia infondata, presenta al giudice richiesta di archiviazione quando, invece, ritiene di poter sostenere l'accusa, esercita l'azione penale formulando l'imputazione ovvero facendo richiesta di rinvio a giudizio . Con la richiesta dì archiviazione, il Pm deve trasmettere il fascicolo contenente la notizia di reato, la documentazione relativa alle indagini espletate e i verbali degli atti compiuti davanti al giudice per le indagini preliminari articolo 408, comma 1, Cpp . Ciò vuol dire che al Gip è rimessa la cognizione della richiesta del Pm, non interclusa in sé, bensì in relazione a tutta l'attività svolta dall'organo inquirente ciò vuol dire ancora che il controllo giudiziale sull'esercizio dell'azione penale deve avvenire attraverso il vaglio e l'apprezzamento di tutte le risultanze delle indagini preliminari. Da queste osservazioni discende che il Gip può dissentire dal Pm non soltanto in ordine alle di lui richieste, ma anche in ordine alle determinazioni che lo stesso Pm intende adottare a conclusione della di lui attività di indagine gli articoli 409 e 415 Cpp regolano le modalità di conclusione ordinaria dell'attività di controllo del giudice, rispettivamente nel caso di persone note e di persone ignote. In via generale si può dire che nel caso dì persone note il Gip può 1 accogliere la richiesta del Pm e pronunciare il decreto di archiviazione 2 non accogliere la richiesta e fissare la data dell'udienza in camera dì consiglio nelle forme previste dall'articolo 127 Cpp 3 a seguito dell'udienza disporre l'archiviazione ovvero indicare al Pm le ulteriori indagini da compiere 4 disporre che il Pm formuli l'imputazione nei confronti della persona nota 5 ordinare, nel caso di richiesta di archiviazione perché è ignoto l'autore del reato, l'iscrizione nel registro delle notizie di reato, quando ritiene che questo sia da attribuire a persona già individuata. Questa sequenza alternativa di possibili conclusioni dell'esercizio del controllo del Gip mette in evidenza che egli è abilitato a coprire l'eventuale zona grigia lasciata dal Pm scoperta dall'esercizio dell'azione penale e di indicare al Pm le attività da svolgere mette altresì in evidenza che la regola ordinaria per lo svolgimento delle indagini è la previa iscrizione di una persona nel registro delle notizie di reato v. articolo 335 articolo 415, comma 2 Cpp anche il potere di disporre la formulazione di imputazione, come previsto dall'articolo 409, comma 5, Cpp presuppone che la persona nei confronti della quale deve essere elevato l'addebito sia stata iscritta nel detto registro. E' possibile estrapolare dal complesso delle regole dettate sia a livello di carta fondamentale articoli 112 e 24, comma 2, Costituzione , sia a livello di codice di rito v. articoli 335, 405, 409 ss. una linea di indirizzo piuttosto chiara il Gip può concordare con il Pm ed allora nulla quaestio può dissentire e ritenere che il Pm non abbia esercitato bene l'azione penale ed allora, lungi dall'esercitarla egli stesso in contrasto con il dettato costituzionale dell'articolo 112 Costituzione, può invitarlo a compiere ulteriori indagini ed in tal caso, ove dette indagini debbano essere estese a persone non menzionate dal Pm e/o per altri reati o per reati diversi, è giocoforza disporre che esse inizino secondo le regole, ossia sulla base degli adempimenti previsti dall'articolo 335 Cpp solo quando tali formalità siano adempiute e quindi l'attività di indagine sia stata rimessa nuovamente nelle mani e nelle valutazioni del Pm, il Gip è abilitato ad emettere nuovamente i provvedimenti previsti dall'articolo 409 Cpp. L'esame del caso di specie rapportato alle argomentazioni fin qui svolte conduce ad evidenziare due direzioni nel provvedimento impugnato 1 l'indicazione di nuove indagini correlata all'iscrizione nel registro degli indagati di persone non contemplate nella richiesta di archiviazione avanzata dal Pm 2 la fissazione dell'udienza di prosecuzione del rito camerale. Quanto al primo punto, come correttamente rileva il Pg concludente, a ben vedere il ricorrente non solleva questione di imputazione coatta ordinata dal Gip nei confronti di soggetti non ancora iscritti nell'apposito registro, cosa che comporterebbe il totale scavalcamento dei poteri di iniziativa del Pm, ma si limita a disporre di iscrivere nel registro ex articolo 335 Cpp il nominativo di altri soggetti non contemplati nella richiesta di archiviazione avanzata dal Pm e non è certamente abnorme disporre, da parte del Gip che siano svolte nuove indagini, a più vasto raggio, sì da coinvolgere altre persone, oltre quelle già individuate dal Pm. Quanto al secondo punto, queste Su ritengono che si debba ulteriormente chiarire che il provvedimento adottato dal Gip, in dissenso con la richiesta di archiviazione, fa tornare il procedimento nella iniziativa del Pm il quale, nel seguire le indicazioni del Gip, potrà esercitare, nella sua autonoma determinazione, tutti i poteri a lui attribuiti dalla legge , primo fra tutti quello di adottare le determinazioni conseguenti all'esito delle indagini espletate. Ne consegue che la fissazione di un'udienza in prosecuzione costituisce, in un simile contesto, un imprevedibile e non previsto vincolo per il Pm che può andare ad incidere sull'esercizio dell'azione penale a lui rimesso e sulle valutazioni conclusive circa l'idoneità o meno degli elementi acquisiti a sostenere l'accusa in giudizio v. articolo 125 disp. att. Cpp . Solo sotto questo secondo profilo, quindi, il provvedimento può essere definito, per i motivi su espressi, abnorme. Pertanto al quesito posto inizialmente deve darsi una risposta di duplice segno non è abnorme il provvedimento con il quale il Gip, all'esito dell'udienza camerale fissata sull'opposizione della persona offesa per il mancato accoglimento de plano della richiesta di archiviazione del Pm, ordina l'iscrizione nel registro delle notizie di reato di altri soggetti non indagati, per ì quali il Pm non abbia formulato alcuna richiesta, disponendo altresì la prosecuzione di ulteriori indagini è abnorme il provvedimento con il quale lo stesso Gip, contestualmente, rinvia ad altra udienza per l'ulteriore corso. Ne consegue che l'ordinanza deve essere annullata senza rinvio soltanto nella parte relativa alla fissazione di una successiva udienza per l'ulteriore corso, in quanto provvedimento abnorme, mentre non è impugnabile per la restante statuizione, trattandosi di provvedimento rientrante nelle previsioni dell'ordinamento processuale, rispetto alla quale il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. PQM Annulla senza rinvio l'impugnata ordinanza limitatamente alla fissazione della nuova udienza camerale e dichiara inammissibile nel resto il ricorso.