Br, respinto il ricorso di Nadia Lioce

Passa in giudicato il primo ergastolo alla nuova formazione eversiva

È durata poco più di tre ore la camera di consiglio nella quale i giudici della prima sezione penale della Cassazione hanno deciso di confermare la condanna all'ergastolo nei confronti della brigatista Nadia Desdemona Lioce, accusata di concorso nell'omicidio - aggravato dalle finalità di terrorismo - del sovrintendente della Polfer Emanuele Petri, ucciso nel corso di una sparatoria avvenuta esattamente tre anni fa sul treno Roma-Firenze. Questa decisione della Suprema corte è il primo verdetto - sulle nuove Br - a passare in giudicato. In questo modo è stata convalidata la sentenza emessa, lo scorso 29 giugno, dalla Corte d'assise d'appello di Firenze. Lioce, proclamatasi prigioniero politico, era stata arrestata dopo lo scontro a fuoco. Insieme al suo compagno Mario Galesi - morto nel conflitto - stava andando ad Arezzo, con documenti contraffatti e con materiale che risulterà fondamentale per arrestare gli assassini dei giuslavoristi Massimo D'Antona e Marco Biagi. Fu solo il casuale controllo della pattuglia della Polfer - composta anche da Giovanni Di Fronzo e da Bruno Fortunato - che spinse alla reazione Galesi e Lioce temevano che, dai riscontri, emergesse la falsità delle loro carte di identità. Galesi aveva una Beretta e fece fuoco, colpendo Petri poi Fortunato sparò al brigatista, che morì poche ore dopo. Di Fronzo, su intimazione dei Br, aveva gettato la sua arma Lioce la prese ma non riuscì a usarla perché non tolse la sicura. Fu bloccata e ammanettata. È detenuta a Sollicciano. Il legale dei familiari di Petri, avvocato Walter Biscotto, ha accolto la pronuncia di rigetto di piazza Cavour definendola una pagina significativa della lotta al terrorismo, che rende atto al lavoro di inquirenti e forze dell'ordine, e al sacrificio di Emanuele Petri che ha lasciato la moglie e un figlio . In rappresentanza delle istituzioni in questo processo sono intervenuti - in Cassazione - gli avvocati dello Stato, Massimo Giannuzzi per il Viminale e Alessandra Bruni per Palazzo Chigi , che hanno chiesto il rigetto del ricorso avanzato dalla brigatista. A nome della Lioce, infatti, l'avvocato Caterina Calia aveva chiesto l'annullamento con rinvio della condanna, sostenendo che la terrorista doveva avere una pena più mite in quanto la sparatoria era nata casualmente e non rientrava nelle finalità eversive. Questa obiezione è stata rintuzzata dal sostituto procuratore generale della Cassazione, Antonio Mura, che ha ricordato come Lioce partecipò alla colluttazione con gli agenti e si impadronì della pistola la resistenza alle forze dell'ordine rientra, da sempre, nel codice di comportamento dei brigatisti .