Lista nera dei funzionari pubblici per combattere corruzione e infiltrazioni mafiose

Uno studio dell'Alto commissariato sui pericoli di condizionamento. Bisogna sapere chi è stato condannato con sentenza definitiva ed è rimasto al suo posto. Mai attuata la legge del '97 sull'anagrafe. Il procuratore Grasso sconti per i corruttori pentiti

Corruzione e infiltrazioni mafiose nella Pa, per contrastarle è necessario istituire una mappa dei funzionari pubblici che condannati con sentenze definitive per reati contro la pubblica amministrazione sono comunque rimasti al loro posto. A chiedere la realizzazione di una sorte di anagrafe che consenta di verificare quanti e dove sono i dirigenti e i funzionari pubblici dichiarati colpevoli con sentenze passate in giudicato è stato Francesco Forgione, presidente della Commissione parlamentare antimafia intervenuto ieri a Roma presso la sede del Cnel, alla presentazione dello studio dell'Alto commissariato anticorruzione dal tema I pericoli di condizionamento della pubblica amministrazione da parte della criminalità organizzata . lo studio è qui leggibile nei documenti correlati . A introdurre i lavori è stato Antonio Marzano, presidente del Consiglio nazionale dell'Economia e del lavoro nonché ex ministro delle Attività produttive, che ha sottolineato come l'Osservatorio socio-economico sulla criminalità del Cnel abbia sempre ritenuto che la prevenzione e il contrasto rappresentino un punto cruciale nella lotta alla criminalità organizzata. Tuttavia, ha ammesso lo stesso Marzano, la corruzione nella Pa rappresenta un malanno antico che si annida in tutti i Paesi anche se nel Nostro sembra facilitato dalla farraginosità di alcune norme. Del resto, ha continuato il presidente del Cnel, non si vogliono dare giudizi sommari, ma proprio per difendere l'alta professionalità di coloro che lavorano nella pubblica amministrazione bisogna punire e colpire più severamente i disonesti, considerando che la criminalità organizzata ha modernizzato le proprie tecniche di infiltrazione. Il crimine, in sostanza ha concluso Marzano, applicando i sistemi di managment si sta professionalizzando. L'Alto commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella Pa, Gianfranco Tatozzi nel presentare lo studio ha sostenuto che le armi più efficaci per contrastare e prevenire i pericoli di condizionamento da parte della malavita organizzata sono la velocità di reazione ai cambiamenti e la flessibilità dell'organizzazione che deve non solo contrastare ma anche prevenire. Del resto, si legge nello studio solo riducendo eccessi di discrezionalità e valutazioni non inspirate all'imparzialità e il buon andamento della pubblica amministrazione, si può restringere l'humus di cui si nutre la corruzione, finendo per responsabilizzare tutto il personale verso una corretta gestione della cosa pubblica che questo Alto commissario è istituzionalmente chiamato a perseguire . Inoltre, la complessità ambientale e del fenomeno criminale non agevola l'assunzione di indirizzi strategici, mentre i rapidi cambiamenti degli scenari macroeconomici e sociali, nonché la globalizzazione dei mercati complicano i processi decisionali. Il rapporto, ha spiegato l'Alto commissario, vuole collocarsi nell'ambito delle iniziative di monitoraggio dei fenomeni di condizionamento della Pa da parte della malavita organizzata, attribuite all'organismo dall'articolo 2 del Dpr 258/04 e ha come obiettivo l'individuazione delle fonti e dei settori in cui è più incisiva l'infiltrazione della criminalità organizzata nell'ambito del pubblico agire. L'analisi del fenomeno criminale, tuttavia, ha portato a concludere che, malgrado sia tenace l'impegno per contrastare la criminalità organizzata, la maggior parte delle risorse e delle strutture dello Stato sono impiegate in attività di repressione, innescate a seguito di indagini giudiziarie sia penali, civili che amministrativo-contabili. Tuttavia, è necessario ora puntare sull'attività di prevenzione in grado di potenziare le peculiarità del circuito nel contrasto delle segnalate manifestazioni del crimine. Tra le modalità di attuazione di questa strategia rientra anche la diffusione della legalità attraverso la valorizzazione delle direttive sulla moralizzazione della Pa, l'effettività e l'efficacia del sistema di controllo interno, l'opera di sensibilizzazione dei cittadini sugli effetti deleteri della corruzione e la costante attuazione del sistema legislativo vigente. Tuttavia, ha stigmatizzato Tatozzi, la legge del 1997 che ha esteso l'anagrafe patrimoniale oltre che nei confronti dei parlamentari e dei magistrati anche ai dirigenti e ai funzionari pubblici non è stata realizzata e malgrado le segnalazioni dell'Alto commissariato non si è ancora avuta alcuna risposta. Inoltre, ha aggiunto l'Alto commissario, non si è ancora raggiunta un'intesa con la Conferenza Stato - enti locali, nonostante gli sforzi dell'organismo in tal senso. Infine, ha detto ancora il presidente, in questi mesi sono aumentate anche le istanze che mirano alla modifica dell'Alto commissariato anticorruzione se non addirittura alla sua abolizione. Tatozzi, però, ha assicurato che non sarà complice con coloro che vogliono abolire un organismo riconosciuto a livello comunitario. Per combattere i possibili condizionamenti della Pa da parte della malavita organizzata è necessario mettere a punto un sistema di regole più severe e abbandonare le eccessive garanzie. A esserne convinto è Roberto Centaro, ex presidente della Commissione parlamentare antimafia nella scorsa legislatura, che intervenuto ieri alla presentazione del rapporto dell'Alto commissariato ha evidenziato la necessità di avere una legislazione comune a livello comunitario sulla repressione dei fenomeni della malavita organizzata. Nel Meridione la pubblica amministrazione, ha affermato ieri il superprefetto di Reggio Calabria Luigi De Sena, intervenuto alla presentazione, è inaffidabile non ci sono centri di eccellenza, non ci sono modelli del procedere che possano diventare esempio . Credo - ha aggiunto il prefetto - che l'inefficienza della pubblica amministrazione nelle regioni meridionali dia ampio spazio, non alle infiltrazioni della criminalità organizzata ma alla sua stessa sostituzione . Il prefetto di Reggio Calabria con poteri di coordinamento nel contrasto alla 'ndrangheta ha parlato anche dell'emergenza criminalità che si è verificata a Napoli in quest'ultimo periodo, sottolineando che la differenza tra la Calabria e la Campania, è che il fenomeno delle infiltrazioni mafiose è circoscritto solo nel capoluogo campano, mentre in Calabria verte su tute e cinque le province . Quanto al problema dei condizionamenti degli enti locali da parte della malavita organizzata, ha proseguito De sena, in Calabria abbiamo sciolto consigli comunali una, due e anche tre volte è del tutto inutile . Il superprefetto, ha anche ricordato di avere suggerito al ministero dell'Interno di non sciogliere, in alcuni casi, per la terza volta lo stesso ente locale, del resto, si ritrovavano gli stessi personaggi la prima, la seconda e anche la terza volta. Quanto alle vittime e ai collaboratori di giustizia, ha continuato il superprefetto vi è una grande disattenzione nei loro confronti da parte della pubblica amministrazione. È necessario quindi, ha messo in guardia De Sena, recuperare la credibilità. Pertanto, ha concluso il prefetto di Reggio Calabria, non serve solo la repressione contro la criminalità organizzata ma anche e soprattutto la presenza dello Stato verso i cittadini. Di una mappa dei funzionari condannati e rimasti al loro posto ha parlato, invece, Francesco Forgione, presidente della Commissione parlamentare antimafia intervenuto ieri all'incontro, sottolineando la necessità di verificare quanti e dove sono i dirigenti pubblici con sentenze passate in giudicato che rivestono cariche all'interno delle istituzioni locali. Del resto, si è chiesto Forgione che credibilità può avere quell'ufficio in cui continua a rivestire un incarico un funzionario condannato per reati legati all'esercizio della sua funzione? . È necessario quindi, ha continuato Forgione prevedere e soprattutto applicare dei profili di incompatibilità. Ma non solo, occorre creare, ha concluso il presidente della Commissione parlamentare antimafia, un'anagrafe patrimoniale per i dipendenti e i dirigenti della pubblica amministrazione che sia anche uno strumento di prevenzione contro i rischi di corruzione degli stessi funzionari pubblici. All'incontro ieri era presente anche Pietro Grasso, procuratore nazionale antimafia, che ha parlato della possibilità di rendere effettivamente perseguibile il reato di corruzione poiché spesso non vi è alcuna dazione di denaro. In sostanza, ha chiesto ai parlamentari presenti di valutare la possibilità di introdurre una diversa tipizzazione dei reati che riguardano la corruzione e la concussione e ha aggiunto Capisco che il reato di concussione ambientale è di difficile definizione ma esiste . Infine, il procuratore Grasso ha avanzato l'ipotesi di prevedere benefici o danni minori per coloro che denunciano il sistema di corruzione. Cristina Cappuccini

Alto Commissario per la prevenzione e il contrasto della corruzione e delle altre forme di illecito nella pubblica amministrazione Studio su I pericoli di condizionamento della pubblica amministrazione da parte della criminalità organizzata Presentato a Roma presso la sede del Cnel il 28 novembre 2006