Edf-Aem, rischio concorrenza nel settore energetico

Nell'acquisto congiunto di Edison, la società francese e quella milanese avrebbero supearto di gran lunga la quota fissata dal decreto che, secondo l'Authority, ha mostrato comunque lacune e imprecisioni

Electricité de France interamente posseduta dallo Stato francese , e Aem controllata dal Comune di Milano , acquisendo il controllo congiunto di Edison al cinquanta per cento ciascuna avrebbero violato il decreto sulle modalità di alienazione della società energetica. L'allarme viene dall'Antitrust che ha segnalato il rischio di concentrazione in una lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato, al presidente del Consiglio Romano Prodi e ai ministri dell'Economia e finanze Tommaso Padoa Schioppa e dello Sviluppo economico Pierluigi Bersani. Il Garante della concorrenza e del mercato, nella riunione del 5 luglio scorso, ha formulato infatti alcune osservazioni sulle distorsioni della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato che possono derivare dall'attuale formulazione del D.p.c.m. 8 novembre 2000 varato per definire le modalità di alienazione delle partecipazioni azionarie di Enel in Eurogen, Elettrogen e Interpower. Il decreto limita al trenta per cento la misura della partecipazione di enti pubblici o imprese pubbliche, italiani o esteri, in queste società, per un periodo di almeno cinque anni. Edison ha infatti a sua volta acquisito Eurogen ora Edipower . L'Autorità chiede al Parlamento e al Governo il testo è integralmente leggibile tra i correlati la rapida adozione di tutte le iniziative idonee a far cessare la violazione della norma e a ripristinare una situazione di mercato tale da garantire il corretto svolgimento della concorrenza tra gli operatori . La situazione creatasi , secondo l'Antitrust è in grado di pregiudicare lo sviluppo non distorto di un mercato liberalizzato. L'introduzione del limite del trenta per cento alla partecipazione di imprese ed enti pubblici al capitale delle cosiddette Genco era infatti finalizzato a far procedere insieme liberalizzazione e privatizzazioni l'apertura alla concorrenza del mercato elettrico costituiva infatti un'occasione importante per consentire l'ingresso sul mercato di nuovi soggetti privati . L'obiettivo, in sostanza, era quello di sviluppare nuove imprenditorialità in grado di aumentare la concorrenza in un mercato tradizionalmente caratterizzato dalla presenza di imprese pubbliche, con sostanziali benefici sia per le imprese utilizzatrici di energia sia per i consumatori finali. Il mancato rispetto del tetto fissato dal decreto è molto grave e appare tradire lo spirito e i principi che hanno ispirato il processo di liberalizzazione del settore dell'energia, oltre a produrre effetti distorsivi sul mercato . I soggetti controllati da enti pubblici che hanno rispettato il limite hanno infatti dovuto perseguire politiche di espansione fondate esclusivamente sulla crescita interna mentre chi lo ha ignorato ha potuto aumentare la sua dimensione sul mercato grazie a un processo di acquisizione, meno oneroso e più rapido. Per l'Autorità, peraltro, anche la formulazione del decreto ha contribuito a creare questa situazione non sono individuate le sanzioni applicabili in caso di violazione del limite o del termine di efficacia della previsione né viene individuato l'organo che dovrebbe assicurarne l'applicazione. La norma indica poi in 'almeno 5 anni' la durata della soglia si tratta di un termine minimo ed indefinito, non accompagnato dall'accertamento del permanere delle condizioni che lo hanno determinato. 1

Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato Segnalazione ai sensi degli articoli 21 e 22 della legge 287/90 in merito alla disciplina delle modalità di alienazione delle partecipazioni azionarie di Enel Spa in Eurogen Spa, Elettrogen Spa e Interpower Spa L'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, nell'esercizio del potere di cui agli articoli 21 e 22 della legge 287/90, intende formulare alcune osservazioni in ordine alle distorsioni della concorrenza e del corretto funzionamento del mercato che possono derivare dall'attuale formulazione del Dpcm 8 novembre 2000, Modalità di alienazione delle partecipazioni azionarie di Enel Spa in Eurogen Spa, Elettrogen Spa e Interpower Spa , che limita al 30% la misura della partecipazione di enti pubblici o imprese pubbliche, italiani o esteri, in tali società, per un periodo di almeno cinque anni. E' di tutta evidenza che, a seguito dell'operazione di concentrazione realizzata a livello comunitario, tramite la quale le società Electricité de France S.A. di seguito EDF , interamente posseduta dallo Stato francese, e AEM Spa di seguito AEM , controllata dal Comune di Milano, hanno acquisito, attraverso un'impresa comune, il controllo congiunto di Edison Spa di seguito Edison in misura del 50% ciascunai, il limite disposto dal citato Dpcm 8 novembre 2000 è stato superato. Infatti, Edison ha a sua volta acquisito Eurogen Spa di seguito Eurogen - una delle c.d. Genco insieme a Elettrogen SpA e Interpower SpA cedute da ENEL SpA di seguito ENEL in ottemperanza all'articolo 8, comma 1, del D.Lgs 79/1999 - che ha ora acquisito la denominazione di Edipower Spa. Pertanto, l'acquisizione del controllo congiunto di Edison da parte di EDF e di AEM fa sì che la misura della partecipazione, seppure indiretta, di tali imprese pubbliche in Eurogen ora Edipower Spa superi ampiamente la descritta soglia del 30%. La violazione della norma di cui sopra costituisce un fatto molto grave in quanto suscettibile di pregiudicare lo sviluppo non distorto di un mercato liberalizzato. Con l'introduzione del limite del 30% alla partecipazione di imprese ed enti pubblici al capitale delle c.d. Genco, si è voluto completare il processo di liberalizzazione del settore dell'energia elettrica, avviato dal D. Lgs. 79/1999. Infatti, è stato riconosciuto come liberalizzazione e privatizzazioni fossero intimamente connesse, poiché l'apertura alla concorrenza del mercato elettrico costituiva un'occasione di notevole rilievo per consentire l'ingresso sul mercato di nuovi soggetti privati, sviluppando così nuove imprenditorialità che avrebbero aumentato il grado di concorrenza in un mercato tradizionalmente caratterizzato dalla presenza di imprese pubblicheii. Tale più intensa concorrenza si sarebbe poi dovuta riflettere in sostanziali benefici sia per le imprese utilizzatrici di energia sia per i consumatori finali. In tale ottica, imprese ed enti pubblici potevano detenere solo una partecipazione minoritaria nelle società a cui erano stati assegnati gli impianti ex Enel. Pertanto, il mancato rispetto del limite individuato dal citato Dpcm appare tradire lo spirito e i principi che hanno ispirato il processo di liberalizzazione del settore dell'energia. Va poi osservato che il diverso comportamento adottato dalle imprese pubbliche rispetto al citato limite del 30% ha prodotto effetti distorsivi sul mercato. Infatti, i soggetti controllati da enti pubblici che hanno rispettato tale limite hanno dovuto perseguire politiche di espansione fondate esclusivamente sulla crescita interna, con rilevanti oneri. Al contrario, i soggetti che, in spregio alla disposizione del Dpcm citato, hanno superato tale limite hanno potuto aumentare la loro dimensione sul mercato attraverso un processo di acquisizione, meno oneroso e più rapido. Ciò evidentemente ha determinato ingiustificate disparità tra gli operatori presenti sul mercato. Si rileva inoltre che alla descritta situazione non è estranea la formulazione del citato Dpcm. In primo luogo, non sono individuate le sanzioni applicabili in caso di violazione del limite alla partecipazione pubblica o del termine di efficacia della previsione di esso, né l'organo preposto ad assicurarne l'applicazione. La previsione di un limite all'espansione di un'impresa, non accompagnata da adeguati meccanismi sanzionatori può compromettere ulteriormente, come testimoniato dalla situazione sopra descritta, lo sviluppo di un effettivo contesto concorrenziale. Si osserva poi che il citato Dpcm si limita a definire un periodo minimo di operatività della soglia del 30%, per almeno 5 anni . Tale termine minimo e indefinito non è accompagnato da un accertamento del permanere delle condizioni che hanno determinato la previsione del limite medesimo, in apparente contrasto con il generale principio per cui l'introduzione di un limite idoneo a incidere sull'attività e l'espansione delle imprese è compatibile con le norme a tutela della concorrenza soltanto per il tempo strettamente necessario alla sua applicazione. Alla luce delle suesposte considerazioni, l'Autorità sollecita la rapida adozione di tutte le iniziative che possano risultare idonee a far cessare la violazione della citata norma ed a ripristinare una situazione di mercato tale da garantire il corretto svolgimento della concorrenza tra gli operatori. i Cfr. la decisione del 12 agosto 2005, caso n. COMP/M. 3729, EDF/AEM/Edipower, non ancora pubblicata. ii Si osserva che anche il Consiglio di Stato ha riconosciuto il legame tra la liberalizzazione e la privatizzazione nel settore elettrico cfr. sentenza del Consiglio di Stato, Sez. IV, 27 maggio 2002, n. 2922. 2