Fase delle indagini più breve e niente distinzione tra Gip e giudice del dibattimento

All'indomani dell'incontro di Catania dedicato alla riforma del Cpp parla il presidente della commissione. Dalia dopo l'ordinamento giudiziario il ministro si dedicherà al processo penale. Basta con i giudizi abbreviati davanti al Gup

Una fase delle indagini più stretta, una materia cautelare disciplinata ex novo, niente più distinzione tra arresto obbligatorio e facoltativo e niente alternativa tra il giudice delle indagini preliminari e giudice del dibattimento del progetto messo a punto dalla commissione ministeriale parla il presidente Andrea Antonio Dalia. Lo scorso fine settimana a Catania è stato presentato il prodotto scientifico ha detto il presidente, che ha personalmente chiamato il ministro della Giustizia Roberto Castelli, ancora impegnato con la riforma dell'ordinamento giudiziario e i decreti delegati. Credo che il ministro voglia attendere di completare questo lavoro per poi dedicarsi alla riforma del processo penale . Ci sarebbero insomma solo tempi tecnici da rispettare, per il momento il testo ufficiale è ancora nelle mani del Guardasigilli. C'è la speranza di approvare la riforma in questa legislatura, visto che è stato presentato sotto forma di disegno di legge? Dipende da quale forma sceglierà il Governo. Noi abbiamo redatto un progetto di Codice abbastanza chiaro, siamo intervenuti su tutte le norme, non abbiamo elaborato un disegno di legge delega, ma un disegno di riforma diretta del codice, perché questo era il mandato che ci hanno dato. Il governo poi sceglierà il problema non è quello di esaurire l'iter legislativo in questa legislatura, il problema, secondo me, è di ottenere i consensi perché un codice di procedura penale non può essere espressione di una parte politica, di un governo, è un problema che interessa tutti. L'obiettivo di questo convegno era quello di offrirlo alle riflessioni della dottrina e l'esito è stato più che positivo. Quali le reazioni a Catania? Reazioni estremamente positive ci sono stati spunti critici su alcune soluzioni, che è quello che volevamo, ma le linee direttive sono state condivise da tutti. In sostanza noi ritorniamo al Codice del 1988, lo emendiamo di tutte queste riformine e novelline , che lo hanno snaturato, rendendolo un percorso impraticabile. È stato recuperato il valore della giurisdizione, della collegialità, ad esempio il giudizio abbreviato lo confermiamo però come giudizio allo stato degli atti che emette il giudice competente per materia e non un giudice monocratico per reati di competenza collegiale. Per fare un esempio se voglio chiudere un processo con giudizio abbreviato, vado davanti alla Corte d'assise e mi sottopongo al giudizio di questa allo stato degli atti in una udienza preliminare alla istruzione dibattimentale. Abbiamo ridefinito le competenze del giudice monocratico, del giudice di pace, del collegio e della Corte d'assise esclusi i giudici di pace che non hanno riti alternativi, gli altri tre giudici finiscono il processo in via anticipata nell'ambito delle loro competenze, scompare il giudizio abbreviato davanti al Gup. Non ci sarà il pericolo di tempi più lunghi? No, sono previste innanzitutto indagini più brevi, controllo del giudice sulla durata delle indagini preliminari, un controllo effettivo perché se il magistrato chiede una proroga deve dire quali atti di indagine deve compiere. Ci sarà una stretta dei tempi sulla parte pre-dibattimentale? La crisi del sistema processuale penale in Italia non è la crisi del processo, ma la crisi delle indagini, estremamente lunghe, eccessivamente, perché poi il processo, una volta avviato, si conclude. Ovviamente abbiamo ancora il problema dei maxi processi, abbiamo cercato di ridurli mediante la riduzione dei casi di connessione. Abbiamo avuto suggerimenti interessanti come ad esempio quello di Delfino Siracusano che ci ha proposto di intervenire sulla disciplina della separazione dei processi. Abbiamo poi previsto che la misura cautelare sia applicata dal giudice dopo aver sentito l'interessato, in caso di richiesta vogliamo che il giudice decida sentite le due parti. Piena applicazione del giusto processo Esatto. Venerdì ha parlato anche di una udienza preliminare per preparare un vero e proprio piano dell'opera I mezzi di prova li deve ammettere il giudice del giudizio. Oggi, noi abbiamo la fase degli atti preliminari che è sdoppiata tra il giudice dell'udienza preliminare e il giudice del dibattimento il fascicolo per il dibattimento lo compila il giudice dell'udienza preliminare e non ha senso perché lo deve formare chi deve giudicare. Noi abbiamo previsto un'udienza di comparizione, che è quella preliminare, perché è il primo momento di comparizione dell'interessato davanti al giudice mentre invece il termine preliminare lo riserviamo ad una udienza in camera di consiglio davanti al giudice del dibattimento per la costituzione delle parti, le questioni preliminari le richieste di prova e il calendario delle udienze per la istruzione dibattimentale, così si evita quell'affollamento delle aule giudiziarie inutile. Il presidente del tribunale ha l'onere di verificare la regolarità delle notificazioni almeno trenta giorni prima di questa udienza così se ci sono dei difetti li elimina, finisce questa prassi veramente indecente, perché i testimoni vanno rispettati. Chi va in giudizio deve sapere che va, rende testimonianza e se ne torna a casa. Una fase delle indagini più stretta, un controllo giurisdizionale effettivo sulla durata di queste indagini, una materia cautelare disciplinata ex novo, nel senso che ad esempio eliminiamo la distinzione tra arresto obbligatorio e facoltativo e poi la comparizione davanti al giudice del dibattimento. Non c'è più l'alternativa tra il giudice per le indagini preliminari e il giudice del dibattimento, sono discrezionalità che l'ufficio del Pm secondo noi non deve avere. Aspettiamo solo il testo Sono molto soddisfatto per come sono andate le cose a Catania, abbiamo sentito colleghi di grande prestigio come Amodio, Tranchina, Spangher e tanti altri. Ferrua ad esempio, ci contesta una eccessiva disciplina dell'esame e del controesame, sono tutti suggerimenti ce possono essere approfonditi. La riforma dell'88 ha insomma mostrato i suoi limiti Noi abbiamo la pretesa di dire che abbiamo perfezionato il modello dell'88, però stiamo a vedere. Paola Alunni