Adeguamenti retributivi, il ""galleggiamento"" non vale per i magistrati a riposo

Dichiarando illegittima la questione, la Consulta precisa che il principio della proporzionalità della pensione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato non impone la revisione del trattamento pensionistico agli stipendi

Adeguamento delle retribuzione dei magistrati in servizio, legittime le norme che non prevedono aumenti per le toghe in pensione. Così la Corte costituzionale con l'ordinanza 202/06 depositata ieri, 18 maggio, redatta da Paolo Maddalena e qui leggibile nei documenti correlati ha dichiarato legittimi gli articoli 2 della legge 265/91, 11 del D.Lgs 503/92, 59 della legge 449/97, 34 della legge 448/98 e 69 della legge 388/00. A sollevare la questione di legittimità era stato la sezione giurisdizionale per la Liguria della Corte dei conti nella parte in cui le norme limitandosi a prevedere un meccanismo di perequazione dell'importo dei trattamenti pensionistici alle variazioni del costo della vita, determinerebbero un significativo e apprezzabile depauperamento delle retribuzioni dei magistrati collocati a riposo rispetto agli stipendi dei colleghi in servizio e delle toghe che sono andate in pensione successivamente all'entrate in vigore delle disposizioni censurate. La Consulta nel dichiarare manifestamente infondata la questione ha chiarito che il principio della proporzionalità della pensione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, nonché della sua adeguatezza alle esigenze di vita del lavoratore e della sua famiglia non impone affatto il necessario adeguamento del trattamento pensionistico agli stipendi, giacché spetta alla discrezionalità del legislatore determinare le modalità di attuazione del principio sancito dall'articolo 38 della Costituzione. Pertanto, il legislatore non ha vìolato alcun canone costituzionale nel prevedere un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni del personale in servizio, senza estenderlo anche ai magistrati in pensione. E questo - ha concluso l'Alta corte - tanto più quando tale meccanismo appaia elemento intrinseco della struttura delle retribuzioni dei magistrati, avendo la peculiare ratio di attuare il precetto costituzionale dell'indipendenza e di evitare che essi siano soggetti a periodiche rivendicazioni nei confronti di altri poteri . cri.cap

Corte costituzionale - ordinanza 3-18 maggio 2006, n. 202 Presidente Marini - Relatore Maddalena Ritenuto Che, nel corso di un giudizio promosso da Giovanni Grillo, Guido Cucco, Nicola Perazzelli e Roberto Sciacchitano, avente ad oggetto l'accertamento del diritto dei ricorrenti, tutti magistrati ordinari a riposo, ad un trattamento pensionistico rapportato all'attuale livello retributivo dei magistrati in servizio con pari inquadramento ed anzianità, la Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Liguria, con ordinanza depositata in data 1 febbraio 2005, pervenuta alla cancelleria di questa Corte il 27 settembre 2005, ha sollevato, in riferimento agli articoli 36, 38 e 53 della Costituzione, questione di legittimità costituzionale degli articoli 2 della legge 265/91 Disposizioni in materia di trattamento economico e di quiescenza del personale di magistratura ed equiparato , 11 del D.Lgs 503/92 Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell'articolo 3 della legge 421/92 , 59 della legge 449/97 Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica , 34 della legge 448/98 Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo e 69 della legge 388/00 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001 che il giudice a quo - premesso che la legge articolo 2 della legge 27/1981 prevede, per i magistrati, l'attribuzione periodica di aumenti stipendiali pari alla media dei miglioramenti conseguiti da altre categorie assunte a riferimento - osserva che, nel corso del pensionamento, il collegamento tra trattamento economico di attività e trattamento pensionistico inizialmente determinato con riferimento all'ultimo stipendio o comunque correlato alla posizione retributiva conseguita all'atto del collocamento a riposo è destinato ad allentarsi e che tale divario sarebbe sostanzialmente irrilevante sotto il profilo costituzionale, ma con un limite quando il trattamento pensionistico perda il connotato di proporzionalità alla quantità e qualità del lavoro prestato e scenda al di sotto dei limiti stabiliti dall'articolo 36 della Costituzione, insorgerebbe, ad avviso del rimettente, un vizio di legittimità costituzionale riferibile alle disposizioni normative dalle quali deriva il mancato rispetto di quei limiti che la Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Regione Liguria ritiene che le fattispecie al suo esame dimostrino l'esistenza di un sensibile depauperamento subìto dai ricorrenti nel tempo, con riferimento al trattamento economico proprio dei colleghi in servizio attivo ed allo stesso trattamento che loro spetterebbe qualora venissero, oggi, collocati a riposo tale scostamento sarebbe soltanto in minima parte colmato attraverso l'applicazione del meccanismo di perequazione automatica dei trattamenti, e sarebbe significativo, nel senso che inciderebbe notevolmente sui mezzi necessari ad assicurare al pensionato ed alla sua famiglia un'esistenza libera e dignitosa che, difatti, con riferimento, ad esempio, alla posizione del dott. Perazzelli, collocato a riposo nel 1992 e titolare, all'atto del pensionamento, del trattamento economico spettante al primo presidente aggiunto della Corte di cassazione, il giudice a quo evidenzia che un collega avente pari grado di anzianità, collocato a riposo nell'anno 2002, percepirebbe un trattamento annuo lordo pari ad euro 169.206,00, superiore a quello del dott. Perazzelli di ben 51.943,94 euro che le norme denunciate, impedendo l'adeguamento dei trattamenti di quiescenza del personale già appartenente alla magistratura, violerebbero gli articoli 36 e 38 della Costituzione che la situazione connessa al divario pensioni-retribuzioni si porrebbe in contrasto anche con il principio di capacità contributiva di cui all'articolo 53 della Costituzione, giacché non vi sarebbe corrispondenza tra le retribuzioni, in ragione del cui ammontare si opera il prelievo contributivo, ed i trattamenti pensionistici in funzione dei quali la contribuzione ha ragion d'essere, di talché la contribuzione previdenziale finirebbe per assumere connotati diversi da quelli suoi propri, ossia caratteristiche tali da renderla assimilabile ad un prelievo di natura tributaria, ma al di fuori delle garanzie di rispetto della capacità contributiva previste dall'articolo 53 della Costituzione che nel giudizio dinanzi alla Corte si sono costituiti Giovanni Grillo, Guido Cucco, Nicola Perazzelli e Roberto Sciacchitano, ricorrenti nel giudizio a quo, concludendo per l'accoglimento della questione che, confrontando il trattamento pensionistico di cui godono le parti private con il trattamento pensionistico che spetterebbe oggi ad un collega di pari anzianità e funzione all'atto del suo collocamento a riposo, si osserva che il depauperamento subìto dai ricorrenti è notevole, sicché la soglia di cui all'articolo 36 della Costituzione sarebbe ampiamente superata che un'ulteriore questione sarebbe quella relativa al contributo in favore del fondo pensioni, corrisposto dai magistrati in servizio in misura calcolata sull'intero stipendio, mentre, dopo il collocamento a riposo, la decurtazione della pensione verrebbe a rendere a posteriori ingiustificata una quota del versamento, con conseguente violazione, oltre che dell'articolo 36 della Costituzione, anche dell'articolo 3 della Costituzione che è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha concluso per la manifesta infondatezza della questione che, ad avviso dell'Avvocatura, il passare del tempo, in sé, non può essere automatica fonte del diritto alla perequazione, poiché il trattamento pensionistico si fonda su parametri proporzionali alla contribuzione previdenziale versata, che, a sua volta, si basa sul reddito percepito dai lavoratori che la difesa erariale richiama le sentenze di questa Corte 409/95 e 30/2004, che hanno già scrutinato - dichiarandole non fondate - analoghe questioni di legittimità costituzionale e, esclusa l'esistenza di un principio costituzionale di adeguamento delle pensioni al successivo trattamento economico dell'attività di servizio corrispondente, afferma che il trattamento pensionistico erogato ai ricorrenti è più che congruo rispetto al soddisfacimento dei bisogni primari della vita quotidiana. Considerato Che la questione di legittimità costituzionale investe la disciplina del trattamento pensionistico dei magistrati ed ha per oggetto gli articoli 2 della legge 265/91 Disposizioni in materia di trattamento economico e di quiescenza del personale di magistratura ed equiparato , 11 del D.Lgs 503/92 Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell'articolo 3 della legge 421/92 , 59 della legge 449/97 Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica , 34 della legge 448/98 Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo e 69 della legge 388/00 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001 che, ad avviso del giudice rimettente, le disposizioni denunciate, limitandosi a prevedere un meccanismo di perequazione dell'importo dei trattamenti pensionistici alle variazioni del costo della vita, determinerebbero un significativo ed apprezzabile depauperamento del trattamento pensionistico dei magistrati collocati a riposo con riferimento al trattamento economico proprio dei colleghi in servizio attivo ed allo stesso trattamento pensionistico dei magistrati collocati a riposo successivamente, e così violerebbero, da un lato, gli articoli 36 e 38 della Costituzione, sotto il profilo del principio di equa retribuzione e di proporzionalità, e, dall'altro, l'articolo 53 della Costituzione, giacché il divario pensioni-retribuzioni farebbe assumere alla contribuzione previdenziale connotati diversi da quelli suoi propri, ossia caratteristiche tali da renderla assimilabile ad un prelievo di natura tributaria, ma al di fuori delle garanzie di rispetto della capacità contributiva previste dalla Costituzione che, preliminarmente, si deve precisare che la questione va esaminata entro i limiti del thema decidendum individuati dall'ordinanza di rimessione rimane, perciò, estraneo al presente giudizio l'esame della questione di costituzionalità con riferimento all'ulteriore parametro - l'articolo 3 della Costituzione - prospettato dalla difesa delle parti private costituite v., da ultimo, sentenza 282/05 che questa Corte, esaminando analoghe questioni di legittimità costituzionale, ha già avuto modo di affermare che il principio della proporzionalità della pensione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato, nonché della sua adeguatezza alle esigenze di vita del lavoratore e della sua famiglia - che deve essere osservato non solo al momento del collocamento a riposo del lavoratore, ma anche successivamente, in relazione al mutamento del potere di acquisto della moneta - non impone affatto il necessario adeguamento del trattamento pensionistico agli stipendi, giacché spetta alla discrezionalità del legislatore determinare le modalità di attuazione del principio sancito dall'articolo 38 della Costituzione sentenza 30/2004 conseguendo tale determinazione al bilanciamento del complesso dei valori e degli interessi costituzionali coinvolti, anche in relazione alle risorse finanziarie disponibili e ai mezzi necessari per far fronte agli impegni di spesa, con il limite comunque di assicurare la garanzia delle esigenze minime di protezione della persona sentenza 457/98 che, pertanto, non rappresenta vulnerazione dei canoni costituzionali evocati dal rimettente il fatto che il legislatore - orientatosi nel senso di salvaguardare nel tempo il potere di acquisto e l'adeguatezza dei trattamenti pensionistici unicamente attraverso lo strumento della perequazione automatica dell'importo alle variazioni del costo della vita - , nel prevedere un meccanismo di adeguamento delle retribuzioni del personale in servizio, non abbia parallelamente esteso analogo adeguamento ai trattamenti pensionistici della medesima categoria. E questo tanto più quando tale meccanismo appaia elemento intrinseco della struttura delle retribuzioni dei magistrati, avendo la peculiare ratio di attuare il precetto costituzionale dell'indipendenza e di evitare che essi siano soggetti a periodiche rivendicazioni nei confronti di altri poteri sentenza 42/1993 sì da non potersi considerare necessitata la trasposizione di tale elemento anche al settore pensionistico, trattandosi di scelta rimessa alla discrezionalità del legislatore, non più sussistendo nel periodo di quiescenza, l'esigenza che ne aveva giustificato l'attribuzione nella vigenza del rapporto di servizio sentenza 409/95 che tale mancata estensione produce uno scostamento tra trattamenti pensionistici maturati in tempi diversi, il quale tuttavia, a differenza di quanto sostiene il rimettente, appare giustificato dal diverso trattamento economico di cui i lavoratori hanno goduto durante il rapporto di servizio e che era vigente nei diversi momenti in cui i relativi trattamenti pensionistici sono maturati sentenza 30/2004 che palesemente inconferente è, infine, il richiamo all'articolo 53 della Costituzione, in quanto la contribuzione previdenziale non ha natura di imposizione tributaria, ma di prestazione patrimoniale diretta a concorrere agli oneri finanziari del regime previdenziale dei lavoratori sentenze 354/01 e 178/00 ordinanza 22/2003 che, pertanto, la questione deve essere dichiarata manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 87/1953, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. PQM La Corte costituzionale dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale degli articoli 2 della legge 265/91 Disposizioni in materia di trattamento economico e di quiescenza del personale di magistratura ed equiparato , 11 del D.Lgs 503/92 Norme per il riordinamento del sistema previdenziale dei lavoratori privati e pubblici, a norma dell'articolo 3 della legge 421/92 , 59 della legge 449/97 Misure per la stabilizzazione della finanza pubblica , 34 della legge 448/98 Misure di finanza pubblica per la stabilizzazione e lo sviluppo e 69 della legge 388/00 Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato - legge finanziaria 2001 , sollevata, in riferimento agli articoli 36, 38 e 53 della Costituzione, dalla Corte dei conti - sezione giurisdizionale per la Liguria, con l'ordinanza indicata in epigrafe. ?? ?? ?? ?? 4