Terrorismo internazionale: madamina il catalogo è questo

Il Palazzaccio riepiloga tutti i casi in cui è applicabile anche in seguito ad accordi tra Stati l'articolo 270bis del codice penale

La Cassazione traccia il perimetro del reato di associazione terroristica internazionale. Lo ha fatto con la sentenza 35427/05 - depositata lo scorso 30 settembre e qui integralmente leggibile tra gli allegasti - con cui la prima sezione penale del Palazzaccio ha confermato la custodia cautelare nei confronti di Nourredine Drissi, accusato di ricoprire un ruolo apicale, che consisteva nel reclutare uomini esperti in rapimento, sequestro e dirottamento da inviare nei campi di addestramento in Khurdistan, nel finanziamento di tali attività e nel proselitismo . Nel ripercorre le tappe del cambiamento normativo e interpretativo che negli ultimi anni ha riguardato l'articolo 270bis del Codice penale, la Suprema corte ha ricordato come la norma, nella sua versione originaria, non era ritenuta estensibile agli atti di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico compiuti contro uno Stato straniero perché, anche per la sua collocazione formale, era qualificato come reato di contro la personalità dello Stato italiano . Dopo gli attentati contro gli Stati uniti, però, e in esecuzione di accordi internazionali, con il decreto legge 374/01 la tutela penale è stata estesa anche agli atti di violenza rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione o un organismo internazionale , introducendo il comma 3 e lasciando per il resto inalterato il testo dell'articolo 270bis Cp. La sentenza 35427/05, però, sottolinea che, anche nella sua formulazione attuale, la disposizione in esame non contiene una elencazione degli atti di violenza di natura terroristica e neppure la indicazione di parametri per definire quando un atto di violenza deve ritenersi compiuto per finalità di terrorismo . Quindi, per la Cassazione a fare da bussola devono essere i parametri europei, in modo che la ricerca della volontà del legislatore venga compiuta sulla base dei principi di diritto interno e internazionale . Il primo riferimento è alla decisione quadro del Consiglio Ue sulla lotta al terrorismo del 13 giugno 2002 che, rispetto all'articolo 270bis Cp, presenta un elevato grado di specificità dal momento che contiene sia la definizione della finalità di terrorismo, sia l'elencazione degli atti che, quando sono compiuti con detta finalità, possono essere considerati reati terroristici . Nelle motivazioni della sentenza 35427/05 con cui è stato respinto il ricorso di Drissi, infine, gli ermellini spiegano che il Tribunale di Brescia ha seguito correttamente i principi di applicazione dell'articolo 270bis Cp. Lo hanno fatto nel dar conto che l'organizzazione Ansar al Islam , già listata come associata alla rete di Al Qaeda, doveva considerarsi un'organizzazione terroristica , come era risultato dalle intercettazioni, che mettevano in luce le finalità di terrorismo, essendo evidente lo scopo destabilizzante degli attentati programmati, e fornendo la prova dell'esistenza di un grave quadro indiziario dell'inserimento di Drissi nella cellula bresciana di tale organizzazione .

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 21 giugno-30 settembre 2005, n. 35427 Presidente Teresi - Relatore Fazzioli Pg Febbraro - ricorrente Drissi Osserva in fatto ed in diritto 1. Con ordinanza del 23 febbraio 2005 il Tribunale di Brescia rigettava - salvo che per il reato di favoreggiamento, dell'ingresso illegale in altro Stato capo B2 di imputazione , che veniva dichiarato assorbito nel reato contestato al capo A.2 vedi pag. 28 ordinanza - la richiesta di riesame presentata da Drissi Nourredine contro l'ordinanza del 31 gennaio 2005 con la quale il Gip dello stesso Tribunale aveva disposto la misura della custodia cautelare in carcere nei suoi confronti per il reato di cui all'articolo 270bis, comma 1 e 3, Cp e per quello di cui agli articoli 110 Cp, 12, comma 3, D.Lgs 286/98. 2. Contro il provvedimento ha proposto ricorso per cassazione il Drissi Nourredine, denunziando a la mancanza di motivazione in ordine alla esistenza dei gravi indizi di colpevolezza. Sostiene il ricorrente che la motivazione dell'ordinanza è meramente apparente in quanto 1 gli indizi sarebbero costituiti da fonti di prova da un lato non utilizzabili, in quanto patologicamente viziate e dunque non suscettibili di impiego alcuno nemmeno nei giudizi incidentali cautelari dall'altro [in indizi] parzialmente consistenti in dichiarazioni rese ex articolo 192, comma 3 e 4, Cpp non corroborate dai c.d. riscontri estrinseci . Sarebbero stati, infatti, considerati come individualizzanti , meri riscontri oggettivi , quali ad esempio gli esiti di alcune intercettazioni telefoniche l'effettuazione di due viaggi in Medio Oriente il sequestro di materiale propagandistico 2 non risulterebbe provata l'adesione del ricorrente ad uno specifico programma di violenza, adeguatamente individuato, condizione necessariamente imposta per la configurazione del delitto di cui all'articolo 270bis Cp 3 sarebbe stato recepito per relationem quanto genericamente esposto nel provvedimento cautelare del Gip omettendo di indagare anche sulla presenza di quelle circostanze favorevoli all'imputato espressamente richiamate dall'articolo 292, comma 2, lettera c e cbis , Cpp . Rileva a tal riguardo il ricorrente che il Tribunale avrebbe errato nell'affermare che le dichiarazioni da lui rese in sede di interrogatorio di garanzia non dovevano essere esaminate sul presupposto che tale atto non rientrerebbe tra gli elementi di cui all'articolo 358 e 327bis Cpp che ai sensi dell'art 292, comma 2ter, Cpp il giudice deve prendere obbligatoriamente in esame. Di conseguenza avrebbe dovuto dichiarare la nullità dell'ordinanza del gip sia per la violazione dell'articolo 292, comma 2ter, Cpp sia per la violazione del comma 2, lettera c e cbis dello stesso articolo, non avendo esposto le ragioni per le quali non aveva ritenuto rilevanti gli elementi a lui favorevoli offerti dal ricorrente, sia per non avere indicato le ragioni per le quali malgrado il tempo trascorso dalla commissione del reato, aveva invece mantenuto rilevanti gli indizi a suo carico b la mancanza di motivazione in ordine alle esigenze cautelari in quanto il Tribunale 1 non avrebbe tenuto conto del tempo trascorso tra la realizzazione dell'illecito e l'adozione della misura cautelare , risalendo la pendenza del procedimento al 2002 2 non avrebbe motivato il diniego della sostituzione della misura in atto con quella degli arresti domiciliari tanto più necessaria proprio in considerazione del tempo trascorso dalla presunta commissione del reato 3 avrebbe violato l'articolo 275, comma 4, Cpp in quanto la misura, in mancanza di esigenze cautelari di eccezionale rilevanza, non avrebbe potuto essere disposta dovendo il ricorrente provvedere alla cura dei figli di età inferiore ai tre anni poiché la madre si trovava nella impossibilità di accudirli essendo affetta da una malattia che, anche se non permanente, le impediva di assistere la prole per un tempo di durata apprezzabile . 3. I motivi di ricorso sono infondati. Va preliminarmente esaminato il motivo relativo alla denunziata nullità dell'ordinanza del gip, perché, essendo stata tempestivamente eccepita, se fondata, travolgerebbe, per effetto dell'articolo 185 Cpp, anche l'ordinanza impugnata. Il Tribunale ha in proposito osservato che tra gli elementi a carico e a favore dell'imputato di cui all'articolo 358 Cpp - richiamato dall'articolo 292, comma 2ter Cppnon rientra l'interrogatorio dell'imputato e che, in ogni caso, il gip ha valutato e respinto la versione liberatoria resa dall'indagato recependo di fatto il capitolo della richiesta del Pm dedicato alla evanescenza della linea difensiva quale accreditata da Drissi nel corso degli interrogatori avanti all'A.G. milanese . La motivazione è corretta. Gli elementi a carico o a favore dell'imputato di cui all'articolo 358 Cpp e 327bis Cpp, come recita il comma cosi novellato dall'articolo6 della legge 397/00 sono quelli che risultano dalle indagini necessarie per le determinazioni inerenti all'azione penale che il Pm deve obbligatoriamente svolgere nell'interesse pubblico del perseguimento dei colpevoli. Deve escludersi, pertanto, che possa essere annoverato tra tali atti di indagine l'interrogatorio di garanzia che è un atto proveniente dall'indagato, assunto, peraltro, dal giudice e non dal Pm L'omesso esame delle dichiarazioni rese dall'indagato nell'interrogatorio potrebbe configurare, come denunziato, la diversa nullità di cui all'articolo 292, comma 2, lettera cbis , Cpp risolvendosi nella mancata esposizione dei motivi per i quali sono stati ritenuti non rilevanti gli elementi forniti dalla difesa , quali, appunto, come nel caso in esame, le giustificazioni fornite dall'indagato alle contestazioni contenute nell'ordinanza impositiva della misura cautelare il Drissi, infatti, si è difeso nell'interrogatorio di garanzia davanti al gip di Milano -che poi si è dichiarato incompetente per cui la misura cautelare è stata nuovamente disposta dal gip di Bresciasostenendo di avere effettuato viaggi in Medio Oriente per motivi di salute e che denaro di cui si faceva menzione nelle intercettazioni gli apparteneva trattandosi del ricavato dalla vendita dei mobili della sua abitazione . Deve escludersi, tuttavia, la fondatezza del rilievo. Lo misura cautelare, ed in speciale modo, quella della custodia in carcere, deve essere messa soltanto in presenza di gravi indizi di colpevolezza , la cui esistenza può essere valutata soltanto all'esito dell'esame di tutto il materiale probatorio acquisito dal Pm e fornito dalla difesa. Da qui il dovere del giudice di esaminare, a pena di nullità, non soltanto gli elementi forniti dal Pm, ma anche quelle forniti dalla difesa e di indicare le ragioni per le quali tali ultimi non sono ritenuti rilevanti, nonché, in una diversa fase, l'obbligo di trasmettere al Tribunale del riesame, a pena di inefficacia della misura, gli elementi su cui la richiesta si fonda, nonché tutti gli elementi a favore dell'imputato e le eventuali deduzioni e memorie difensive già depositate articolo 291, comma 1, Cpp . Non è dubbio, che tra gli elementi forniti dalla difesa debba ricomprendersi anche l'interrogatorio di garanzia, quando con tale atto l'indagato fornisce una giustificazione, non manifestamente insostenibile, rispetto ad una determinata contestazione. Ciò posto va, tuttavia, rilevato che l'adempimento di tale dovere da parte del giudice non deve essere necessariamente essere espresso in modo formale, ma è sufficiente che dal contenuto del provvedimento risulti che tali elementi siano stati presi in esame e siano stati considerati non rilevanti. Tanto ad avviso del Tribunale si è verificato nel caso di specie - e il punto non è stato contestato con il ricorsoin cui il gip ha recepito il capitolo della requisitoria del Pm dedicato alla svalutazione delle dichiarazioni del Drissi. Il motivo sub a punto 1 non è specifico. L'ordinanza impugnata ha dedicato un apposito paragrafo 2.a alla indicazione degli elementi probatori ritenuti inutilizzabili, indicando tra questi le cosiddette fonti di intelligence e 1e notizie giornalistiche , mentre ha precisato che avrebbe utilizzato le acquisizioni informative della Digos di Brescia, sezione antiterrorismo - ritenendo di poterle qualificare latu sensu come assistenza giudiziaria si allude, segnatamente, alle notizie sulla caratura terroristica di taluni personaggi laddove assistite da concreti elementi di riferimento , nonché gli elenchi degli organismi o dei soggetti listati provenienti da organizzazioni internazionali come il Comitato per le sanzioni delle Nazioni Unite o la Commissione Ue, precisando che a tale elenchi non può essere attribuito il valore di prova legale di appartenenza al terrorismo . Ciò posto va rilevato che il ricorrente si è limitato a denunziare genericamente che sono stati utilizzati ai fini della decisione atti non utilizzabili senza indicare a quali atti intendesse riferirsi, il loro contenuto e la loro rilevanza ai fini della decisione, precisazione quest'ultima senz'altro necessaria in considerazione che alla inutilizzabilità di un atto non consegue la nullità del provvedimento, ma soltanto il vizio di mancanza o di manifesta illogicità di motivazione, sempre che tale vizio sussista a seguito dello espletamento della cosiddetta prova di resistenza della motivazione vedi tra le altre, Cassazione, 1495/98, rv 212274 . Né sulla base di quanto esposto nell'ordinanza impugnata possono ritenersi inutilizzabili, nei limiti in questa indicati, le informative della Digos di Brescia, sezione antiterrorismo, e le liste del Consiglio d'Europa. Nel primo caso, infatti, si tratta di informative di polizia giudiziaria necessarie ai fini dell'esercizio dell'azione penale, contenendo le medesime indicazioni, desunte da altri procedimenti penali, sulla caratura terroristica di taluni personaggi in rapporti diretti od indiretti con il ricorrente nel secondo caso di un documento redatto dal Consiglio d'Europa in base all'articolo 15 del trattato sull'Unione europea e, di conseguenza, di un atto che anche se non costituisce prova della natura terroristica della organizzazione Ansar Al Islam , non rappresentando fatti , persone o cose , può, tuttavia, essere acquisito come base di indagine circa i fini perseguiti dall'organizzazione, in quanto è prova del fatto storico che un organismo internazionale, la Comunità Europea, ha adottato misure restrittive nei confronti di Osama bin Laden e degli organismi a questo associati nell'ambito dei provvedimenti diretti a combattere il terrorismo in tutte le sue forme e ovunque nel mondo vedi Posizione Comune del Consiglio d'Europa del 27 maggio 2002, pubblicata sulla G.U. della Comunità Europea n. LI 39 del 29 maggio 2005 . A parte la considerazione che, nella specie, le finalità dell'organismo sarebbero confermate dalle dichiarazioni di tale mullah Krekar vedi pag. 9 ordinanza . In relazione alle eccezioni di merito deve preliminarmente osservarsi che l'articolo 270bis Cp, nella sua originaria versione, non era ritenuto estensibile agli atti di terrorismo o di eversione dell'ordine democratico compiuti contro uno Stato straniero, in quanto, anche per la collocazione formale della disposizione tra i delitti contro la personalità internazionale previsti dal libro II, titolo I, capo 1 del Cp anziché tra i delitti di cui al capo IV diretti alla tutela dei beni giuridici di Stati esteri era qualificato come reato contro la personalità dello Stato italiano cfr., Cassazione 737/99, rv 214311 . A seguito dei noti attentati agli Stati Uniti d'America, in esecuzione di accordi internazionali, con il Dl 374/01 la tutela penale è stata estesa anche agli atti di violenza rivolti contro uno Stato estero, un'istituzione od un organismo internazionale , introducendo il comma 3 e lasciando per il resto inalterato il testo dell'articolo 270bis, del codice. La disposizione in esame, anche nella sua attuale formulazione, non contiene una elencazione degli atti di violenza di natura terroristica, né la indicazione di parametri per definire quando un atto di violenza deve ritenersi compiuto per finalità di terrorismo , per cui la ricerca della volontà del legislatore deve essere compiuta in base ai principi di diritto interno ed internazionale. Orbene, in base alla considerazione che il reato di cui all'articolo 270bis Cp è un'associazione per delinquere contraddistinta dal particolare tipologia dei reati per il cui compimento viene costituita, lo stesso va qualificato come reato di pericolo presunto, precisando, che per la sua configurabilità occorre l'esistenza di una struttura organizzativa, con un programma comune fra i partecipanti, finalizzato a sovvertire violentemente l'ordinamento, dello Stato e accompagnato [tuttavia] da progetti concreti e attuali di consumazione di atti di violenza cfr., Cassazione 3486/00, rv 216253 , in quanto oggetto della repressione penale è il programma di violenza suscettibile di concreta attuazione e non l'idea anche se questa è collocata in un'area ideologica in contrasto con l'assetto costituzionale dello Stato cfr., Cassazione 8952/87, rv 176516 . Anche il concetto di atti terroristici di violenza , è stato elaborato dalla giurisprudenza, che, in linea di massima, ed il concetto è da condividersi, ha ritenuto tali gli atti idonei ad ingenerare panico nella popolazione cfr. Cassazione sez. unite 2110/95, rv 203770, Cassazione 13606/86, rv 174491, Cassazione 12076/85, rv 171362 , ad incutere timore nella collettività con azioni criminose indiscriminate, dirette, cioè, non contro le singole persone ma contro quello che esse rappresentano o, se dirette, contro la persona indipendentemente dalla sua funzione nella società, miranti ad incutere timore per scuoterne la fiducia nell'ordinamento costituito e indebolirne le strutture Cassazione 3130/86, rv 175352 . Principi, in linea, con la decisione quadro del Consiglio Ue sulla lotta contro il terrorismo del 13 giugno 2002 pubblicata sulla G.U. della Comunità Europea n. L 164 del 22 giugno 2002 che, rispetto all'articolo 270bis, Cp presenta un elevato grado di specificità in quanto contiene sia la definizione della finalità di terrorismo , sia l'elencazione degli atti, che, quando sono compiuti con dette finalità, possono essere considerati reati terroristici . Definizioni che ben possono essere utilizzate dall'interprete ai fini della configurazione del delitto associativo in esame in quanto idonee a circoscrivere in margini meglio definiti la fattispecie criminosa laddove viene precisato che sono atti terroristici quelli indicati dalle lettere da a ad h dello stesso articolo, compiuti o minacciati al fine di -intimidire gravemente la popolazione o costringere indebitamente i poteri pubblici o un'organizzazione internazionale a compiere o astenersi dal compiere un qualsiasi atto o - destabilizzare gravemente o distruggere le strutture politiche fondamentali, costituzionali economiche o sociali di un paese o un'organizzazione internazionale . Quanto, poi, ai reati terroristici la loro elencazione attentati alla vita ed alla integrità fisica, sequestri di persona, danneggiamenti di vasta portata di strutture governative, di sistemi di trasporto, di infrastrutture, di sistemi informatici, dirottamenti aerei e navali, fabbricazione, detenzione acquisto di armi, convenzionali, atomiche, chimiche, e biologiche, ecc. , coincidono con gli atti di violenza indicati più genericamente nell'articolo 270bis Cp che, secondo la giurisprudenza, si contraddistinguono per la caratteristica di incutere timore nella collettività . Tanto precisato deve affermarsi che a tali principi si attenuto il Tribunale di Brescia. Da una parte, infatti, ha dato conto della circostanza che l'organizzazione Ansar al Islam , già listata come associata a Osama bin Laden, alla rete Al-Qaeda ed ai Talibani ' , doveva considerarsi sulla base degli elementi raccolti una organizzazione terroristica. A tale fine precisando che dalle intercettazioni, dalla documentazione sequestrata, dalle dichiarazioni di tale mullah Krekar era risultato che l'organizzazione in esame operava a sostegno della causa islamico-terrorista, che aveva organizzato attentati in Tunisia contro il presidente della Repubblica , in Marocco e contro l'Italia progetti di attentati al duomo di Cremona ed alla Metropolitana di Milano , elementi tutti che dimostravano le finalità di terrorismo, essendo evidente lo scopo destabilizzante degli attentati programmati dall'altra fornendo, con motivazione logica ed esaustiva, la prova dell'esistenza di un grave quadro indiziario dell'inserimento del Drissi nella cellula di Brescia di tale organizzazione. Nella stessa, infatti, secondo l'ordinanza impugnata, il Drissi ricopriva il ruolo da considerarsi apicale consistente, tra l'altro, nel reclutare uomini esperti in rapimento, sequestro e dirottamento khataf da inviare nei campi di addestramento dell'associazione in Khurdistan, nel finanziamento di tali attività, nel compiere opera di proselifismo, tutte attività altamente sintomatiche del pieno inserimento del ricorrente nell'organizzazione terroristica. Né sussiste la denunziata violazione dell'articolo 273, comma 1bis, Cpp in quanto, a parte la non specificità del rilievo, l'ordinanza impugnata elenca sistematicamente gli indizi a carico dell'indagato, indicando per ciascuno la provenienza ed i relativi riscontri peraltro, in alcuni casi non necessari, trattandosi di documenti sequestrati o di intercettazioni di conversazioni dello stesso indagato . Né sussiste, anche in relazione al tempo trascorso tra la realizzazione dell'illecito e l'adozione della misura cautelare la denunziata sproporzione tra la pericolosità del ricorrente e la misura cautelare disposta, in quanto il reato contestato è di natura permanente e non risulta che tale permanenza sia cessata, mentre, come precisato nell'ordinanza impugnata, i collegamenti internazionali, il pericolo di inquinamento delle prove, la gravità dei fatti, la inapplicabilità allo stato, in considerazione della pena edittale, del beneficio di cui all'articolo 163 Cp rendevano inidonea ogni diversa misura meno afflittiva. Quanto, infine, alla applicazione dell'articolo 275, comma 4, Cpp deve rilevarsi che nessun vizio di manifesta illogicità della motivazione viene denunziato dal ricorrente in ordine alla non ritenuta gravità delle condizioni di salute della moglie sofferenza agli arti inferiori ed ad una vertebra lombare da esiti di ernia discale , per cui la circostanza che tale malattia possa durare nel tempo è del tutto irrilevante una volta che si è esclusa in radice la gravità della patologia. Il ricorso deve, pertanto, essere rigettato con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. La cancelleria provvederà alle comunicazioni di cui all'articolo 94, comma 1ter, disp. att. Cpp. PQM Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Dispone che la cancelleria provveda alle comunicazioni di cui all'articolo 94, comma 1ter, disp. att. Cpp.