Società e soci, i giudicati tributari sono indipendenti anche se riguardano la stessa verifica

di Angelo Buscema

di Angelo Buscema * Il socio che ottiene una decisione sfavorevole, passata in giudicato, in relazione all'accertamento riguardante l'attribuzione di una quota del reddito della società di persone ai fini irpef non può giovarsi della decisione resa, ai fini ilor, nel processo instaurato dalla società. Tale principio è stato recentemente statuito dalla sentenza 150/34/2006 dell'11 aprile 2006 della Commissione Tributaria Regionale di Roma Sezione 34ma. In particolare, l'iter logico giuridico adottato da tale pronuncia può così essere puntualizzato - È ormai orientamento giurisprudenziale consolidato quello di ritenere i due atti di accertamento quello emesso nei confronti della Società e quello emesso nei confronti del singolo socio a titolo individuale e personale provvedimenti distinti e separati, per cui l'impugnazione del primo è ininfluente nel caso di mancata impugnazione dell'altro. - La Sc con sentenza 2899/02 ha precisato che se il socio non abbia fatto intervento adesivo nel giudizio proposto dalla società contro l'accertamento del suo reddito d'impresa e non abbia acquisito la qualità di parte in esso il giudicato che si forma nei rapporti tra la società e l'erario in relazione all'Ilor non è opponibile al socio medesimo per l'Irpef da questi dovuta sui redditi posseduti nel periodo i quali comprendono quello di partecipazione alla società e cioè in ragione dei limiti soggettivi dei giudicati stabiliti dall'articolo 2909 del Cc. - L'atto di accertamento individuale emesso nei confronti dei soci è un atto autonomo che per non divenire definitivo in tutta la sua portata deve essere impugnato nelle forme di legge non essendo previsto da nessuna norma che la voce di reddito di partecipazione in esso contenuta resti sospesa solo perché la società ha impugnato l'accertamento effettuato nei suoi confronti Cassazione sentenza 14498/02 . Nel caso in cui il socio impugni l'accertamento riguardante l'attribuzione di una quota del reddito della società, la decisione resa nel processo instaurato dalla società al quale il socio non abbia partecipato o non sia stato posto in grado di parteciparvi non può svolgere alcuna efficacia di giudicato nei confronti del processo riguardante il socio. L'affermazione di tale principio dipende dai limiti soggettivi del giudicato, coniugati con quelli costituzionali in materia di tutela dei diritti, stabiliti nell'articolo 24 della Costituzione. Cassazione sentenza 14901/01 La connessione esistente tra il giudizio di opposizione instaurato dalla società di persone avverso l'accertamento del reddito d'impresa ai fini dell'applicazione dell'Ilor ed il giudizio separatamente instaurato dal socio in opposizione all'accertamento notificatogli ai fini dell'applicazione dell'Irpef, ed avente ad oggetto il suo reddito di partecipazione alla predetta società, non comporta che il socio sia parte necessaria del giudizio di opposizione proposto dalla società contro l'accertamento del suo reddito d'impresa. Ne deriva che, se il socio non abbia spiegato un intervento adesivo in quel giudizio, e non abbia acquistato la qualità di parte in esso, il giudicato che si formi nei rapporti tra la società e l'erario in relazione all'Ilor non è opponibile al socio medesimo, per l'Irpef da questi dovuta sui redditi posseduti nel periodo, in ragione dei limiti soggettivi del giudicato, stabiliti dall'articolo 2909 Cc. Al socio, che non ha fatto un intervento adesivo autonomo ex articolo 14 del D.Lgs 54/1992 nel giudizio concernente la società di persone, non è opponibile, ai fini dell'Irpef dovuta sul reddito di partecipazione, il giudicato che si è formato nei rapporti tra la società e l'erario riguardo all'Ilor in ragione dei limiti soggettivi del giudicato ex articolo 2909 Cc Cassazione sentenza 14909/01 Cassazione sentenza 14066/01 il socio non ha acquistato, in tal caso, la qualità di parte processuale nel giudizio concernente la società. Pertanto, il socio deve considerarsi libero di svolgere ogni difesa nel giudizio in cui è parte che ha per oggetto l'Irpef anche con riguardo all'esistenza ed alla consistenza del suo reddito di partecipazione, poiché una diversa soluzione comporterebbe una lesione del suo diritto di difesa, costituzionalmente protetto articolo 24 Costituzione . L'automatica inclusione nell'imponibile irpef della quota di partecipazione al reddito della società, in ipotesi di rettifica della dichiarazione di quest'ultima postula la formulazione e la notificazione dell'avviso di accertamento unitario anche nei riguardi dei soci, nonché la partecipazione al giudizio d'impugnazione di tale avviso unitario, ai sensi dell'articolo 14 del D.Lgs 546/92, di tutti i destinatari società e i soci . Nel caso in cui la separata controversia sul reddito della società non abbia avuto come contraddittori anche i soci per essere stato l'avviso unitario medesimo emesso solo nei confronti della società oppure per non avere il giudice dell'impugnazione proposta l'integrazione del contraddittorio nei riguardi dei soci destinatari dell'accertamento unitario ai sensi dell'articolo 14 del D.Lgs 546/92 non è invocabile l'imputazione diretta ai soci delle quote del reddito sociale. Il giudizio intrapreso dal socio non può considerarsi pregiudicato da quello separatamente ed autonomamente proposto dalla società, con l'ulteriore conseguenza che non ricorrono i presupposti per la sospensione necessaria del giudizio, a norma degli articoli 295 Cpc Cassazione sentenza 14587/01 . Peraltro, giova precisare che secondo la recente sentenza 5366/06 della Corte di cassazione la pendenza di una controversia sul reddito di una società di persone soggetta ad Ilor, cui abbia partecipato il singolo socio dell'ente, comporta l'obbligo di sospendere - ai sensi dell'articolo 295 Cpc - la separata causa eventualmente promossa dal socio stesso per contestare la rettifica del proprio imponibile ai fini dell'Irpef nella parte inerente al computo della quota del reddito sociale, in quanto la decisione della prima controversia produrrebbe, comunque, effetti vincolanti sulla decisione dell'altra. * Dirigente Agenzia delle Entrate

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione trentaquattresima - sentenza 22 marzo-11 aprile 2006, n. 150 Presidente Cellitti - Relatore Scavone Ricorrente Agenzia Entrate Ufficio Roma 6 - Controricorrente Fiordalice Svolgimento del processo e motivi della decisione Con ricorso alla Commissione tributaria provinciale di Roma in data 7 aprile 2004 la ricorrente Fiordalice Adriana si opponeva alla cartella di pagamento 09720040030104886 emessa per iscrivere a ruolo imposta Irpef a seguito di accertamento n. 5311036742 per la somma di euro 11.435,21 per Irpef, interessi ritardata iscrizione Irpef, sanzione pecuniaria Ipref relativa all'anno 1986 ed a seguito di accertamento n. 5311036741 di euro 14.8460,74 per Irpef, ritardata iscrizione Irpef, sanzione pecuniaria Irpef relativa all'anno 1987. La ricorrente, premesso che l'Ufficio con gli avvisi di accertamento n. 5311036742 e 5311036741, emessi per imputare ai singoli soci il reddito accertato in capo alla società di persona di cui la stessa ricorrente era socio, fa presente che il reddito accertato in capo alla società fu dichiarato inesistente, su appello presentato dallo stesso Ufficio, dalla Commissione tributaria regionale di Roma, Sezione 7, con sentenza pronunciata il 18 febbraio 1999 e depositata il 22 marzo 1999. Pertanto, poiché la citata sentenza diventata definitiva per mancata impugnazione, avendo sancito l'inesistenza del reddito accertato, svolte i propri effetti anche nei confronti dei soci, l'iscrizione a ruolo impugnata risulta priva di ogni fondamento sia in diritto che in fatto. L'Ufficio si costituiva con nota depositata in data 27 settembre 2004, rilevando preliminarmente l'inammissibilità del ricorso ai sensi dell'articolo 19 del D.Lgs 546/92, e faceva presente che l'iscrizione a ruolo trae origine dalla decisione 358/01, depositata in data 8 ottobre 2001, relativa agli accertamenti n. 5311036742 e 5311036741, nei confronti del socio ricorrente Fiordalice Adriana. All'udienza del 13 ottobre 2004, la Commissione tributaria provinciale di Roma accoglieva il ricorso e compensava le spese di giudizio. Avverso detta sentenza ha proposto appello l'Ufficio, il quale ribadisce la legittimità del proprio operato e, precisando che l'atto in contestazione è la cartella di pagamento specificata in oggetto, notificata dal Concessionario-servizio riscossine tributi - in data 9 marzo 2004 e recante la pretesa erariale di cui agli avvisi di accertamento n. 5311036741 e 5311036742, sostiene che questi ultimi erano divenuti definitivi a seguito del passaggio in giudicato della sentenza 358/04/01 favorevole all'Ufficio. Fa osservare l'Ufficio che la sentenza impugnata è palesemente viziata da una serie di errori di fatto e di diritto che avevano indotto il Collegio giudicante ad accogliere le richieste del ricorrente. I giudici di prime cure hanno in modo evidente violato il principio della corrispondenza tra il chiesto ed il pronunciato, determinando quindi la nullità per vizio di ultrapetizione dell'emessa sentenza. Infatti, l'accoglimento del ricorso risulta infondato in quanto basato sull'errato presupposto della contestazione che con sentenza della Commissione tributaria regionale depositata il 22 marzo 1999 aveva acclarato l'esistenza di alcun reddito in capo alla società di cui la ricorrente era socio, e che gli effetti dell'annullamento avrebbe prodotto la cessazione della materia del contendere, in ordine a qualsiasi contenzioso eventualmente instaurato dai soci in conseguenza dell'imputazione nei loro confronti dei redditi, di partecipazione derivanti dall'annullato accertamento. Tale tesi, precisa l'Ufficio è nulla, e l'interpretazione risulta errata perché in tema di imposte sui redditi, è ormai orientamento giurisprudenziale consolidato quello di ritenere i due atti di accertamento quello emesso nei confronti della società e quello emesso nei confronti di un singolo socio, a titolo individuale personale , provvedimenti distinti e separati, per cui l'impugnazione del primo è insufficiente nel caso di mancata impugnazione dell'altro. Così si è espressa la Sc di Cassazione, con sentenza 2899/02 nel puntualizzare i principi in tema di giudizi tra la società ed il socio che partecipa nella società, e cioè in ragione dei limiti soggettivi dei giudicati, stabiliti dall'articolo 2909 Cc. Ad ulteriore chiarimento l'Ufficio appellante rileva che il ricorso in appello proposto dal ricorrente avverso la citata sentenza 358/04/01 Dd 8/10/01 è stata notificata all'Ufficio in data 7 aprile 2004 ben oltre i termini stabiliti dall'articolo 51 del D.Lgs 546/92 come puntualmente contestato dall'Ufficio con l'atto della relativa costituzione in giudizio. Per tali ragioni chiede l'Ufficio la riforma della sentenza impugnata, con conseguente conferma del suo operato. Motivi della decisione L'appello proposto dall'Ufficio è fondato, e, pertanto merita accoglimento. Invero, si deve rilevare che oggetto della vertenza è un ricorso avverso la cartella di pagamento n. 097020040030104886 notificata in data 9 marzo 2004 dal Concessionario riscossione tributi di Roma nei confronti della contribuente Fiordalice Adriana, recante l'iscrizione a ruolo di due avvisi di accertamento n. 5311036742 e 5311036741, notificati in data 22 dicembre 1994 per gli anni di imposta 1986 e 1987. Detti avvisi di accertamento si erano resi definitivi a seguito di sentenza 358/04/01, depositata l'8 ottobre 2001, emessa dalla Commissione tributaria provinciale di Roma - Sezione quarta con esito favorevole all'Ufficio, passata in giudicato, in quanto non era stata appellata la parte contribuente e concernente l'imposta Irpef richiesta al contribuente ai fini dell'adempimento dell'obbligo dell'Ufficio ex articolo 42 Dpr 600/73. Il Collegio nell'esaminare gli atti di causa rileva pregiudizialmente che le imposte, richieste dall'Ufficio sia nei confronti della Società La Frutterai di Fausto Lucci e C.Snc per la richiesta dell'imposta Ilor 1986/1987, e sia per la richiesta dell'imposta Irpeg 1986/1987 nei confronti dei soci ricorrenti, Fiordalice Adriana e Lucci Fausto, camminano parallele ma si differenziano tra di loro come viene asserito dall'ufficio con i rispettivi avvisi di accertamento 5311036742 e 5311036741 che da questi ultimi trae origine la impugnata cartella di pagamento in questione n. 09720040030104886 per il pagamento della Irpef di euro 11.435,21 più gli interessi e sanzione pecuniaria Irpef, per euro 14.860,77, per gli anni in contestazione 1986/1987 . Ciò posto questa Commissione fa osservare che, come rilevato dall'Ufficio, in tema di imposte sui redditi, è ormai orientamento giurisprudenziale consolidato quello di ritenere i due atti di accertamento quello emesso nei confronti della Società e quello emesso nei confronti del singolo socio, a titolo individuale e personale come nel caso in esame , provvedimenti distinti e separati, per cui l'impugnazione del primo è ininfluente nel caso di mancata impugnazione dell'atto. Aggiungersi che la Sc, con sentenza 2899/02 ha puntualizzato i principi in tema di indipendenza dei giudizio precisando che se il socio non abbia fatto un intervento adesivo nel giudizio proposto dalla società contro l'accertamento del suo reddito d'impresa, e on abbia acquistato la qualità di parte in esso il giudicato che si forma nei rapporti tra le società e l'Erario in relazione all'Ilor non sarebbe opponibile al socio medesimo, per l'Irpef da questi dovuta sui redditi posseduti nel periodo, i quali comprendono quello di partecipazione alla società e cioè in ragione dei limiti soggettivi dei giudicati, stabiliti dall'articolo 2909 Cc . L'atto di accertamento individuale emesso nei confronti dei soci è un atto autonomo che, per non divenire definitivo in tutta la sua portata deve essere impugnato nelle forme di legge, non essendo previsto da nessuna norma che la voce di reddito di partecipazione in esso contenuta resta sospesa solo perché la società ha impugnato l'accertamento effettuato nei suoi confronti Cassazione 14498/02 . Alla luce delle espresse considerazioni e da quanto su rappresentato, ritiene questo Collegio regionale che la decisione adottata dai giudici si manifesta in tutta la sua dissonanza con la proiezione assunta ormai in modo consolidato dalla Corte di cassazione sulla questione relativa all'autonomia e all'indipendenza dei giudicati proposti distintamente dalla Società e del socio, come nel caso in esame. Nel merito invece, questa Commissione sottolinea l'inammissibilità del ricorso introduttivo in quanto l'articolo 19 del D.Lgs 546/92 elenca tassativamente gli atti impugnabili e tra questi risulta la cartella di pagamento che, pertanto, è stata impugnata solo per vizi propri. Purtuttavia va rappresentato che la sentenza 358/04/01, depositata l'8 gennaio 2001 citata, favorevole all'Ufficio, non è stata appellata dalla parte e, pertanto la stessa è diventata definitiva per mancata impugnazione, rendendo definitivamente altresì il titolo per l'Amministrazione di riscuotere di quanto richiesto con la menzionata cartella di pagamento. In merito alle spese, vista la natura del rapporto, sussistono giusti motivi per la compensazione delle stesse. PQM La Commissione accoglie l'appello dell'Ufficio e dichiara inammissibile il ricorso introduttivo contro la cartella di pagamento. Spese compensate.