Minori estradati solo se la legge prevede gli stessi benefici

Lo Stato richiedente deve assicurare sul piano sostenziale e processuale un trattamento giuridico differenziato come avviene in Italia

Non può essere concessa l'estradizione di un imputato minorenne, in presenza di una legislazione dello Stato richiedente che non assicuri, sul piano processuale e sostanziale, un trattamento giuridico differenziato e mitigato rispetto a quello riservato all'adulto, ostandovi le esigenze di tutela della condizione minorile, che nel nostro ordinamento assume rango di diritto fondamentale della persona, ai sensi dell'articolo 31 Costituzione fattispecie in cui la richiesta di estradizione proveniva dal governo della Repubblica di Romania . Lo ha affermato la sesta sezione penale della Cassazione nella sentenza 41033/95, depositata l'11 novembre scorso e qui integralmente leggibile tra gli allegati.

Cassazione - Sezione sesta penale - sentenza 7 ottobre-11 novembre 2005, n. 41033 Presidente Romano - Relatore Leonasi Ricorrente Baran Fatto 1. Con la sentenza in epigrafe la Corte d'appello di Roma ha dichiarato sussistere, nei confronti di Baran, le condizioni per l'accoglimento della domanda di estradizione avanzata dal Governo della Repubblica di Romania per esecuzione della sentenza definitiva di condanna anni due di reclusione pronunziata dall'Ag di quello Stato per il reato di rapina contestualmente ha rigettato la istanza di revoca della misura cautelare inframuraria già in corso. 2. Sulle varie questioni sollevate dalla difesa circa la minore età del ricorrente al momento del fatto la Corte territoriale osserva che lo stesso è diventato maggiorenne prima della emissione del mandato di cattura internazionale e che non può ravvisarsi violazione dei diritti fondamentali della persona nella circostanza che lo Stato straniero non preveda per il minore un complesso di norma di carattere processuale e sostanziale paragonabile a quello del nostro ordinamento. 3. Il ricorso per cassazione proposto dal difensore svolge una serie di censure così riassumibili per quanto richiesto dall'articolo 173 disp. att. Cpp 1 nullità della sentenza pronunziata dalla Corte d'appello in composizione ordinaria invece che dalla sezione specializzata per i minorenni 2 violazione dell'articolo 606 lettera b Cpp in relazione a norme di legge ordinaria e di Costituzione per inesistenza nello Stato rumeno di un giudice specializzato per i problemi minorili, per essere stato giudicato il ricorrente da un tribunale ordinario insieme con adulti , per non essere stata valutata dal quel giudice la eventuale immaturità psichica del soggetto, perché non esistono nel sistema penitenziario rumeno istituti di pena riservati ai minori e distinti da quelli degli adulti 3 inosservanza e/o erronea applicazione dell'articolo 31 Costituzione e di una serie di norme previste da convenzioni internazionali ratificate dall'Italia , tra le quali quella di New York del 1989 sui diritti del fanciullo e le altre riguardanti il patto internazionale relativo ai diritti economici, sociali e culturali legge di ratifica 881/77 e il Patto relativo ai diritti civili e politici firmato sempre a New York nel 1966, nonché le cosiddette regole di Pechino sull'amministrazione della giustizia minorile 4 illogicità della motivazione della sentenza impugnata là dove ha riguardo alla data del mandato di cattura anziché a quella del commesso reato. Nell'ultima parte del ricorso si lamenta la insussistenza delle esigenze cautelari, in particolare per quanto riguarda la misura di massimo rigore. 4. Alla precedente udienza del 9 giugno 2005 questa Suprema corte ha deciso di assumere presso l'Autorità richiedente, informazioni circa il trattamento normativo riservato in Romania agli imputai di età minore, provvedimento tempestivamente inoltrato dalla Cancelleria per le consuete vie, senza che fino al momento dell'udienza odierna fissata anche per la imminente scadenza del termine di cui all'articolo 714 comma 4 Cpp abbia trovato risposta è stata invece depositata dalla difesa ulteriore documentazione a sostegno dei propri assunti. Diritto 5. Sono date pacifiche quelle riguardanti la nascita 18/12/1982 , il commesso reato tra il 16 e il 17 giugno 1999 la sentenza di condanna 13/9/1999 . 6. Ciò posto, va subito detto che il primo motivo di ricorso non può essere condiviso, per quanto referenziato da un remoto precedente Sezione prima, 25/2/1983, Sciacca, della quale non si conosce la motivazione giacché il Dpr 448/88 richiamato dal ricorrente riguarda, com'è noto, il processo a carico di imputati minorenni, mentre l'articolo 49 cpv ordinamento giudiziario, àncora, per principio generale, la competenza del tribunale per i minorenni e di conseguenza quella della corrispondente sezione della corte d'appello a specifica normativa. D'altronde la materia estradizionale si connota tradizionalmente per caratteri tecnico-giuridici che non riguardano minimamente le esperienze professionali proprie, soprattutto, dalla componente laica dell'organo collegiale specializzato, sicché non si ravvisa alcuna ragione di fare ricorso a questo. 7. Fondati risultano invece, al di là dei richiami normativi non sempre ordinati, gli ulteriori due motivi e di conseguenza l'ultimo. 8. È stato già affermato nella giurisprudenza di questa Corte Sezione prima, 25/5/1987, Sciacca Sezione sesta, 19/1/2004, Pg/Spika il principio che non può essere concessa estradizione - ostandovi le esigenze di tutela della condizione minorile che nel nostro ordinamento articolo 31 Costituzione , assume rango di diritto fondamentale della persona - in presenza di legislazione straniera che non assicura, sul piano processuale e sostanziale, un trattamento giuridico differenziato e mitigato rispetto a quello riservato all'adulto. Sul piano delle normative specifiche opportunamente si ricordano - proprio nella sentenza citata da ultimo e dalla quale non c'è motivo di discostarsi, viste le conformi conclusioni dello stesso Pg di udienza - l'articolo 14.4 del Patto internazionale ratificato con legge 881/77 relativo ai diritti civili e politici, che prevede il divieto di estradizione per il minorenne destinato a essere giudicato come un adulto, in condizioni di imputabilità presunta cioè senza alcuno accertamento sul grado di maturità psichica sol che abbia raggiunto una certa età e con la prospettiva di esecuzione della pena detentiva eventualmente inflittagli in un istituto comune di adulti. Analoghi principi si leggono nelle cosiddette Regole di Pechino adottate nell'Assemblea generale dell'Onu n. 33 del 29/11/1985 e nella Raccomandazione del Consiglio d'Europa del 18 aprile 1988, oltre che nell'articolo 37 lettera c della Convenzione di New York sui diritti del fanciullo ratificato con legge 176/99 , pure richiamata dal ricorrente. D'altronde, già da tempo la Corte costituzionale sentenza 128/87 ha sottolineato l'esigenza che il necessario trattamento particolare del minore passi sia attraverso la dimostrazione della capacità di intendere e di volere, sia quando per legge risulti inevitabile l'assoggettamento a pena detentiva per un sistema penitenziario capace di garantire al deviante concrete prospettive di recupero . 9. Nel caso di specie - a prescindere dal non rassicurante silenzio mantenuto su questi punti dello Stato richiedente - risulta dalla sentenza di condanna a che il Baran fu giudicato insieme con imputati maggiorenni, quindi ad un giudice ordinario e non rito non differenziato che esista o non in quel Paese un organo specializzato b che di nessun particolare accertamento si fa cenno nel documento quanto a una possibile verifica in concreto delle condizioni di imputabilità c che neanche vi è accenno alla circostanza che un di lui genitore o persona che ne faccia le veci abbia avuto notizia del procedimento in corso, quanto meno ai fini della scelta del difensore. Risulta viceversa - dalla certificazione del Collegio degli avvocati di Suceava da ultimo prodotta dalla difesa, atto al quale comunque è da assegnare un valore - che in Romania sono istituiti soltanto dei penitenziari comuni, con la particolarità che i minori vengono raggruppati nella stessa stanza . 10. Deriva da questo quadro che l'ordinamento romeno si pone, per la parte che qui interessa, in contrasto coi diritti fondamentali riguardanti la condizione minorile, mentre i due argomenti usati dalla Corte d'appello in risposta ai rilievi difensivi sono il primo data del mandato di cattura incongruo, il secondo inappropriato, perché è vero che i sistemi processuali dello Stato richiedente e di quello richiesto non debbono necessariamente coincidere cosa evidentemente inesigibile, vista la diversità delle politiche legislative ma nel caso all'esame si parla di altro. 11. Non potendosi quindi far luogo alla estradizione, la sentenza impugnata va annullata senza rinvio, mentre l'estradando va immediatamente rimesso in libertà per il venir meno del titolo. PQM Annulla senza rinvio la impugnata sentenza. Ordina che Barn Adrian Dinu sia immediatamente rimesso in libertà se non detenuto per altro. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui agli articoli 626 Cpp e 203 disp. att. Cpp.