Norme applicabili all'amministrazione di sostegno e disciplina processuale

di Giuseppe Cassano

di Giuseppe Cassano AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO E NORME IN MATERIA DI INTERDIZIONE, E DI INABILITAZIONE Ai sensi dell'articolo 411, comma 1 Cc si applicano all'amministrazione di sostegno, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli da 349 a 353 e da 374 a 388 Cc Non sono stati richiamati gli articoli 362 ss. Cc, concernenti l'inventario, e gli articoli 371 e 372 Cc concernenti i provvedimenti circa l'educazione e l'amministrazione del patrimonio del minore, e le prescrizioni relative all'investimento dei capitali del minore. Il rinvio di cui all'articolo 411 non distingue fra amministrazione sostitutiva e amministrazione di mera assistenza, né sussiste nella disciplina in esame alcun rinvio alle norme che disciplinano la curatela. Le norme sulla tutela sono dichiarate applicabili, in quanto compatibili occorrerà, dunque, verificare volta par volta se la ratio di ogni singola norma presente in tali articoli , sia compatibile con analoghi interessi perseguiti dalla disciplina dell'amministrazione di sostegno BONILINI . In primo luogo vengono in rilievo gli articoli 374 e 375 Cc concernenti le autorizzazioni che il tutore deve chiedere al Tribunale per il compimento di specifici atti. Non sembrano sussistere dubbi sul fatto che l'amministratore debba chiedere l'autorizzazione al giudice tutelare per quegli atti elencati negli articoli 374 e 375 Cc, previsti nel decreto istitutivo dell'amministrazione di sostegno, o successivamente, quali atti che devono essere compiuti dall'amministratore di sostegno o con la sua assistenza. Ai sensi dell'articolo 411 Cc comma 1, i provvedimenti autorizzatori di cui agli articoli 375 e 376 Cc devono essere emessi dal giudice tutelare e non dal tribunale. Gli atti previsti dall'articolo 374 Cc sono l'acquisto di beni, eccettuati i mobili necessari per l'uso del beneficiario, per l'economia domestica e per l'amministrazione del patrimonio la riscossione di capitali il consenso alla cancellazione di ipoteche o allo svincolo di pegni l'assunzione di obbligazioni, salvo che queste riguardino le spese necessarie per il mantenimento del minore e per l'ordinaria amministrazione del suo patrimonio l'accettazione di eredità o la rinuncia alle stesse l'accettazione di donazioni o legati soggetti a pesi o a condizioni la stipulazione di contratti di locazione d'immobili oltre il novennio la promozione di giudizi, salvo che si tratti di denunzie di nuova opera o di danno temuto, di azioni possessorie o di sfratto, e di azioni per riscuotere frutti o per ottenere provvedimenti conservativi. Ai sensi dell'articolo 375 sarà necessaria l'autorizzazione del giudice tutelare per l'alienazione di beni, eccettuati i frutti e i mobili soggetti a facile deterioramento per la costituzione di pegni o ipoteche per procedere a divisioni o promuovere i relativi giudizi per fare compromessi e transazioni o accettare concordati. Il giudice dovrà aver riguardo agli interessi personali e patrimoniali del beneficiario e stabilire le modalità della vendita e le modalità di reimpiego del capitale CALICE . Nessun dubbio che le autorizzazione in oggetto siano necessarie anche con riguardo all'amministrazione di assistenza. Non saranno invece necessarie allorché il decreto di nomina contempli nell'oggetto dell'incarico conferito all'amministratore il compimento di uno specifico atto, e non di una categoria di atti in tale caso non vi è ragione per non ritenere che il giudice abbia autorizzato il compimento dell'atto nel decreto stesso DELLE MONACHE . All'amministrazione di sostegno sono dichiarate applicabili, in quanto compatibili, dall'articolo 411, comma 2 Cc, le disposizioni degli articoli 596, 599 e 779, norme che stabiliscono l'incapacità del tutore o del protutore di ricevere per testamento del tutore, la nullità delle disposizioni testamentarie in favore di persona interposta, e la nullità della donazione disposta in favore del tutore e del protutore. Ex articolo 388 Cc, inoltre, l'amministratore di sostegno non potrà stipulare alcuna convenzione con il beneficiario prima che sia decorso un anno dall'approvazione del conto. Le eventuali disposizioni testamentarie e donazioni sono colpite da nullità, a nulla rilevando che si tratta di atti per i quali il beneficiario non sia stato privato della capacità di agire. Il divieto non opera, ex articolo 411, comma 3, qualora l'amministratore di sostegno sia parente entro il quarto grado del beneficiario, ovvero sia coniuge o persona che sia stata chiamata alla funzione in quanto con lui stabilmente convivente si tratta di una previsione meno rigida rispetto all'articolo 596 Cc, che esclude l'operatività del divieto allorché il tutore sia ascendente, discendente, fratello, coniuge del testatore. Si ritiene che tale previsione sancisca anche la validità della donazione fatta a favore del parente entro il quarto grado del beneficiario, ovvero che sia coniuge o persona che sia stata chiamata alla funzione in quanto con lui stabilmente convivente, a differenza dell'articolo 596 che non consente le donazioni a favore del tutore o del protutore, ancorché stretti congiunti dell'incapace, né a persone interposte. Oltre alle donazioni sono esclusi dal divieto altri negozi che comportino un beneficio in capo all'amministratore, ed in generale i negozi a titolo gratuito. Si noti, infine, che si dubita circa la possibilità di applicare i divieti in esame anche nell'ipotesi di amministrazione di sostegno di mera assistenza DELLE MONACHE BONILINI . Analoghe perplessità si nutrono con riguardo all'ammissibilità di un'estensione analogica di alcune previsione in materia di interdetti e inabilitati all'amministrazione di sostegno in particolare ha suscitato l'attenzione della dottrina la questione se possano trovare applicazione nei confronti del beneficiario le numerose norme che collegano alla sopravvenuta incapacità di una parte contrattuale lo scioglimento di rapporti patrimoniali pendenti. A titolo esemplificativo possiamo ricordare l'articolo 1626 Cc, che stabilisce lo scioglimento dell'affitto in caso di interdizione o inabilitazione dell'affittuario o l'articolo 1722 Cc, ai sensi del quale il mandato si estingue in caso di interdizione o inabilitazione di una delle parti. Convincenti ci appaiono le argomentazioni di chi ritiene che la decisione di estendere le norme che disciplinano gli effetti della sopravvenuta incapacità sui rapporti contrattuali di cui il beneficiario sia parte spetti al giudice tutelare, il quale deciderà caso per caso BONILINI . Deve escludersi che siano applicabili al beneficiario le norme che si riferiscono, genericamente, agli incapaci, poiché questi - come si è più volte ribadito - non può essere considerato soggetto incapace di agire. Tuttavia, con riguardo agli atti relativamente ai quali il beneficiario deve essere assistito o rappresentato dall'amministratore, e che egli compia da solo, deve ritenersi applicabile l'articolo 1445, ai sensi del quale l'annullamento che dipende da incapacità legale non fa salvi i diritti acquistati a titolo oneroso dai terzi di buona fede, o l'articolo 1966 Cc, a norma del quale Per transigere le parti devono avere la capacità di disporre dei diritti che formano oggetto della lite . Infine, la legge nulla dispone con riguardo all'illecito civile commesso dal beneficiario in particolare ci si chiede se l'amministratore di sostegno in tale ipotesi sia chiamato a rispondere, ex articolo 2047 Cc, in quanto tenuto alla sorveglianza. Concordiamo con quella dottrina che ha rilevato come la responsabilità dell'amministratore andrà commisurata ai poteri che il giudice gli abbia attribuito nel decreto di nomina o in quelli successivi CALÒ . ESTENSIONE GIUDIZIALE DI PREVISIONI RELATIVE ALL'INTERDETTO E ALL'INABILITATO Il giudice tutelare potrà disporre nel decreto con il quale nomina l'amministratore di sostegno o in un decreto successivo che determinati effetti, limitazioni o decadenze, previsti da disposizioni di legge per l'interdetto o l'inabilitato, si estendano al beneficiario dell'amministrazione di sostegno articolo 411 Cc . Nel fare ciò, il giudice dovrà avere riguardo all'interesse del beneficiario ed a quello tutelato dalle disposizioni oggetto di estensione. Il provvedimento è assunto con decreto motivato, a seguito di ricorso che può essere presentato anche dal beneficiario direttamente. Legittimati a proporre il ricorso devono ritenersi altresì i soggetti che, ex articolo 406 Cc, sono legittimati a proporre il ricorso per l'apertura dell'amministrazione di sostegno. Si esclude che il giudice possa procedere d'ufficio all'estensione in oggetto, vista la gravità degli effetti della stessa per il beneficiario BONILINI . La stessa lettera dell'articolo 411 Cc sembra confermare una tale interpretazione, là dove richiede che il decreto possa essere emesso a seguito di ricorso. Senza dubbio l'estensione potrà riguardare atti ancora da compiere e non potrà incidere su quelli già compiuti CAMPESE . Il giudice potrà espressamente richiamare le norme contenenti le limitazioni da estendere al beneficiario, o prevedere semplicemente che il beneficiario sia privato della capacità in ordine ad un determinato atto. Anche in tale ultimo caso troverà applicazione la norma in materia di interdizione o di inabilitazione che preveda analoga limitazione della capacità di agire per l'interdetto o l'inabilitato. La dottrina è divisa sul punto se l'estensione potrà riguardare tutte le previsioni previste dall'ordinamento giuridico riguardo all'interdetto giudiziale e l'inabilitato riteniamo, in ciò confortati dalle prime pronunzie giurisprudenziali in materia di amministrazione di sostegno, che una estensione generalizzata priverebbe di senso la scelta del legislatore di mantenere in vigore gli istituti dell'interdizione e dell'inabilitazione. Nel raffronto d'altro canto di tale strumento di tutela con quella differente misura di protezione introdotta con la citata legge 6/2004, consistente nella nomina di Amministratore di Sostegno pronuncia che l'innovato articolo 418 comma 3 Cc consentirebbe anche in assenza di istanza di parte , ritiene il Collegio che quest'ultima possa rivelarsi insufficiente nel caso di specie. Trattandosi invero di nomina di soggetto legittimato ad assistere o rappresentare l'incapace nei soli atti o tipologia di atti che lo stesso non sia in grado di compiere, quali necessari ed esattamente indicati nel decreto di nomina, e derivandone solo per tali atti, ai sensi degli articoli 409 e 412 Cc, l'incapacità dello stesso di procedere in via autonoma, con conseguente annullabilità dell'atto compiuto senza assistenza o rappresentanza dell'Ads, tale misura si reputa sufficiente per soggetti con specifiche incapacità in grado di esplicitare adeguatamente valide capacità residue ovvero anche per soggetti del tutto privi di capacità, quando siano nell'impossibilità materiale di relazionarsi autonomamente con l'esterno e quindi di porre in essere comportamenti idonei a produrre effetti giuridici e negoziali, mentre può rivelarsi tutela inadeguata ove sia necessario inibire al soggetto di esplicitare all'esterno capacità viziate che espongano sé od altri a possibili pregiudizi. In altre parole si potrebbe dire che l'intervento dell'Ads sembra sufficiente per soggetti anche del tutto incapaci, ove sia necessario attribuire a un terzo quei soli specifici poteri, in sostituzione dell'incapace, che gli consentano di soddisfare le ricorrenti e ben individuabili esigenze personali o patrimoniali dell'incapace stesso, mentre sia inutile estenderne la sostituzione a restanti atti che comunque l'incapace non potrà mai compiere in quanto materialmente non in grado, e cui pertanto non è necessario estendere l'effetto di annullabilità ove compiuti in autonomia. L'intervento dell'Ads può invece presentarsi insufficiente misura di protezione per quei soggetti la cui mantenuta capacità di relazionarsi con l'esterno, ma viziata sotto il profilo della consapevolezza o volontà, li espone a compiere atti in ogni direzione dai quali possano derivarne effetti giuridici dannosi, non immediatamente annullabili ove non compresi nell'elenco di poteri riconosciuti all'Amministratore. Nel caso di specie Z, per quanto sopra accertato, non solo presenta capacità intellettive e volitive fortemente compromesse, che le impediscono di rapportarsi alla realtà con consapevolezza e discernimento e di assumere le più opportune decisioni di gestione della sua persona e del suo patrimonio, ma, sempre come effetto della patologia, si pone in atteggiamento non collaborante, passivo od oppositivo, nei confronti di chi le indichi vie di cura, e si relaziona all'esterno con capacità viziate che la espongono ad atti di circonvenzione di chi ne voglia ottenere indebiti vantaggi personali o patrimoniali. Sintomatico è il difficile rapporto instaurato con il compagno, nei cui confronti non esplicita parole di affetto, descrivendone piuttosto le richieste economiche o il comportamento assente, nervoso e violento da cui anche l'acuirsi delle sue crisi d'ansia , ma che non riesce ad allontanare da sé, o piuttosto non vuole, non comprendendo o sottovalutando che lo stesso possa mirare unicamente a vantaggi personali del tutto verosimile è che la stessa richiesta di matrimonio, di cui da ultimo riferiscono i genitori, sia motivata da sole aspettative di cittadinanza o di arricchimento economico, non ravvisando i ricorrenti sincero trasporto affettivo nel suo comportamento sempre assente, ancorché sia persona senza lavoro, e traendosene conferma dalle stesse parole della Zquando lamenta al CTU che la esclude dalle proprie relazioni, è spesso nervoso o anche violento . Figlia unica di genitori abbienti, la comprensibile preoccupazione di questi ultimi è che la futura acquisizione di un consistente patrimonio possa accrescere il rischio che Z, non solo non lo sappia gestire, ma possa divenire sempre più oggetto di indebite circonvenzioni, ancorché mascherate da false attenzioni o interessamento affettivo, che la stessa non sia in grado di riconoscere o arginare Trib. Milano 21.3.05, n. 3289, in Altalex, 20.7.05 . Infine, il giudice afferma espressamente l'inutilità di aprire un'amministrazione di sostegno allorché la stessa, al fine di tutelare il soggetto, finisca per avere un contenuto analogo all'interdizione. Se pertanto, al fine di garantire la più completa protezione della persona incapace, i poteri dell'Amministratore di Sostegno devono estendersi, sia a decisioni personali inerenti la cura del soggetto, sia a qualunque tipologia negoziale, con il rischio di riportare un elenco incompleto di atti, residuandone altri non previsti che sfuggano agli effetti di annullabilità di cui agli articoli 409 e 412 Cc rimarrebbe sempre l'impugnabilità ex articolo 428 Cc, ma subordinata alla prova di malafede dell'altro contraente , e se ci si trova a dover integrare detta misura richiamando, ex articolo 411 Cc e sempre a fini di tutela, disposizioni previste per l'interdetto quali l'incapacità di contrarre matrimonio -articolo 85 Cc, di testare -articolo 591 Cc, di donare -articolo 774 Cc , la sovrapposizione di contenuto dei due istituti di amministrazione di sostegno e di interdizione induce a privilegiare quest'ultimo, che annulla ogni possibilità di azione del soggetto a suo danno o ne consente un immediato annullamento, riconoscendo alla persona autonomia di azione solo per specifici atti che si palesino non nocivi. Si osserva d'altro canto che la modifica, sia dell'articolo 414 Cc, nella parte in cui mantiene l'interdizione per i soggetti che si trovano in condizioni di abituale infermità di mente quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione, sia dell'articolo 427 Cc, ove consente di stabilire che taluni atti di ordinaria amministrazione possano essere compiuti dall'interdetto, depongono per una volontà legislativa di riconoscere all'interdizione una valenza di protezione necessaria, non già per soggetti che siano necessariamente del tutto privi di capacità intellettive e volitive per i quali, come sopra osservato, potrebbe essere sufficiente una pronuncia di nomina di Ads, indifferentemente prevista dall'articolo 404 Cc per chi si trovi nell'impossibilità anche parziale o temporanea -e quindi anche totale o permanentedi attendere ai propri interessi , bensì per soggetti che, ancorché in grado di esplicitare capacità residuali, possano ritenersi adeguatamente protetti, da loro stessi e dagli altri, solo se li si escluda da qualunque capacità in ciò si concretizza l'interdizione , nel senso di impedire che si producano effetti giuridici quando si attivano con modalità non sorrette da valide capacità intellettive e volitive in tutti gli ambiti anche non immediatamente prevedibili da cui possano derivarne pregiudizi, riconoscendo loro quei soli ambiti di azione certamente non nocivi. Ritornando pertanto al caso di specie, si ribadisce, per le ragioni sopra esposte, la necessità di proteggere Z con una pronuncia d'interdizione che, garantendole la presenza costante di un tutore che la sostituisca in tutti gli atti di ordinaria e straordinaria amministrazione, sotto il controllo dell'Autorità Giudiziaria, la tuteli nella gestione e conservazione del suo patrimonio e nell'assunzione di ogni decisione attinente la cura della sua persona, ponendola ulteriormente al riparo da possibili azioni di raggiro di terzi che mascherino dietro false attenzioni intenti di personale profitto, e che coesista, ex articolo 427 Cc, con la possibilità riconosciutale di spendere in autonomia importi periodici. Tali importi, in linea con la situazione di fatto rappresentata al Ctu dalla stessa Politi, si reputano allo stato congrui, a fronte delle emerse disponibilità della stessa quali integrate dalla famiglia, ove rimangano nell'ambito massimo di Euro 800,00 mensili, sino a che possa accertarsi che siano destinate ad effettive esigenze di spesa della stessa o di gestione della casa, mentre potranno essere ulteriormente ridotti ove il Giudice Tutelare, che sovrintende alla tutela ex articolo 344 Cc e che si reputa l'autorità giudiziaria competente per i successivi provvedimenti di cui all'articolo 427 Cc, dovesse verificarne uno sconsiderato utilizzo per soli acquisti pregiudizievoli all'interessata ad esempio per procurarsi droga o alcol Trib. Milano 21.3.05, n. 3289, in Altalex, 20.7.05 . L'orientamento espresso dalla pronuncia del Tribunale di Milano ci induce a concordare con quegli autori che escludono l'opportunità di estendere al beneficiario dell'amministrazione di sostegno la limitazione relativa alla capacità di contrarre matrimonio, prevista dall'articolo 85 Cc con riguardo all'interdetto per infermità di mente BONILINI . Anche un'eventuale limitazione in ordine alla capacità di testare ex articolo 591 Cc suscita perplessità, poiché non si vede come l'atto possa danneggiare il beneficiario dell'amministrazione di sostegno, potendo al più recare pregiudizio agli eredi legittimi, la tutela dei cui interessi non dovrebbe rilevare nell'ambito dell'istituto dell'amministrazione di sostegno. Tuttavia, non possiamo escludere che i giudici tutelari reputino opportuno applicare l'articolo 591 Cc anche al beneficiario dell'amministrazione di sostegno, anche se non ci risultano ad oggi decreti che dispongano in tal senso. Di difficile soluzione si presenta il problema concernente la sussistenza o meno della capacità di donare in capo al beneficiario, poiché l'articolo 779 Cc, nel richiedere la piena capacità di disporre dei propri beni ai fini della validità di una donazione, sembrerebbe escludere il beneficiario dal novero dei soggetti capaci di donare. Tuttavia, secondo alcuni autori il problema della capacità di donare del beneficiario andrebbe risolto caso per caso DELLE MONACHE . Spetterà dunque al giudice estendere o meno la previsione di cui all'articolo 774 al beneficiario. Il giudice potrà prevedere che anche determinati effetti previsti in favore dell'interdetto o dell'inabilitato si estendano al beneficiario. Sicuramente il giudice potrà richiamare la previsione di cui all'articolo 2941, nn. 3 e 4 Cc relativa alla sospensione del termine prescrizionale DELLE MONACHE l'articolo 183 ult. cpv., Cc, ai sensi del quale il coniuge interdetto è escluso di diritto dall'amministrazione dei beni in comunione fino a quando permanga lo stato di interdizione CALÒ l'articolo 192 Cc ai sensi del quale la separazione giudiziale dei beni può essere pronunziata in caso di interdizione o di inabilitazione di uno dei coniugi CALÒ . Con riguardo al diritto successorio, il giudice potrà estendere al beneficiario l'articolo 471, ai sensi del quale Non si possono accettare le eredità devolute ai minori e agli interdetti, se non col beneficio d'inventario, osservate le disposizioni degli articoli 321 e 374 , o l'articolo 472, ai sensi del quale I minori emancipati e gli inabilitati non possono accettare le eredità, se non col beneficio d'inventario, osservate le disposizioni dell'articolo 394 . Il giudice potrà inoltre applicare al beneficiario le norme concernenti la sostituzione fidecommissoria di cui agli articoli 692 ss. Cc BONILINI . Infine, il decreto di apertura dell'amministrazione di sostegno o uno successivo potranno prevedere che determinate decadenze previste per l'interdetto o l'inabilitato si estendano al beneficiario dell'amministrazione di sostegno. Ad esempio potrebbe essere estesa al beneficiario la decadenza prevista dall'articolo 2382 Cc, ai sensi del quale Non può essere nominato amministratore, e se nominato decade dal suo ufficio, l'interdetto, l'inabilitato, il fallito, o chi è stato condannato ad una pena che importa l'interdizione, anche temporanea, dai pubblici uffici o l'incapacità ad esercitare uffici direttivi . Il giudice potrà anche prevedere l'estensione al beneficiario delle norme che prevedono l'estinzione di rapporti contrattuali pendenti così, con riguardo ad un contratto di mandato, potrà trovare applicazione l'articolo 1722, comma 4, Cc. Fra le norme che sicuramente potranno trovare applicazione anche nei confronti del beneficiario dell'amministrazione di sostegno deve annoverarsi l'articolo 425 Cc, ai sensi del quale l'inabilitato può essere ammesso a continuare l'esercizio di un'impresa commerciale. La relativa autorizzazione sarà di competenza del giudice tutelare. Con riguardo all'esercizio di un impresa commerciale, il giudice potrebbe anche estendere al beneficiario le norme dettate dagli articoli 371 e 324 per l'interdetto articolo 411, ult. co, Cc . -il fine dell'Amministrazione di sostegno è quello di 'tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell'espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente articolo 1 legge.6/2004 - la legge istitutiva dell'amministrazione di sostegno non disciplina espressamente i casi nei quali l'incapacità sopravvenuta del maggiore di età comprometta la possibilità di continuare l'esercizio di un'impresa commerciale, mentre le norme del Cc applicabili alla società in nome collettivo, e segnatamente l'articolo 2294 Cc, dispongono che la partecipazione dell'incapace alla Snc sia subordinata all'osservanza delle disposizioni di cui agli articoli 320, 371, 397, 424 e 425 Cc - nell'ipotesi in cui il Giudice Tutelare verifichi, nell'istruire il procedimento per Amministrazione di sostegno, la sopravvenuta incapacità d'intendere e di volere dell'amministratore di una Snc, è tenuto a stabilire se la nomina di un amministratore di sostegno sia idonea o meno a regolamentare, in linea con le finalità della legge, il caso concreto - soccorre, da un lato, l'applicazione analogica dell'articolo 2294 Cc, che prescrive l'autorizzazione del tribunale, su parere del giudice tutelare, per la continuazione dell'esercizio di un'impresa commerciale da parte dell'interdetto articoli 371 e 424 Cc , salva l'autorizzazione del giudice tutelare all'esercizio provvisorio in pendenza della deliberazione del tribunale - soccorre, dall'altro lato, il criterio dettato dalla nuova formulazione dell'articolo 414 Cc, che delimita il confine dell'istituto dell'amministrazione di sostegno rispetto all'interdizione stabilendo che il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione - non può trascurarsi, inoltre, la possibilità riconosciuta dall'articolo 411, ult. comma, Cc che il giudice tutelare, su ricorso di parte, disponga che determinati effetti, limitazioni o decadenze previsti per l'interdetto si estendano al beneficiario dell'amministrazione di sostegno - si potrebbe, in astratto, desumere che per la continuazione dell'esercizio di un'impresa commerciale, da parte di una persona che il giudice accerti essere incapace d'intendere e di volere, le norme del Cc sopra indicate suggeriscano di preferire la misura dell'interdizione a quella dell'amministrazione di sostegno, posto che solo nel primo caso gli atti del tutore sarebbero assoggettati al doppio vaglio dell'organo collegiale del tribunale e del giudice tutelare non appare, infatti, seriamente contestabile che dal combinato disposto degli articoli 2294, 371 e 424 Cc sia desumibile il principio per cui il sindacato del collegio ed il parere del giudice tutelare rappresentino lo strumento 'necessario per assicurare l'adeguata protezione' dell'incapace nella gestione dell'impresa commerciale - si potrebbe, però, anche ritenere che la stessa misura dell'amministrazione di sostegno, 'modellata' sul caso concreto con l'estensione al beneficiario delle norme dettate dagli articoli 371 e 424 Cc per l'interdetto articolo 411, ult. comma, Cc si riveli in realtà parimenti idonea ad assicurare l'adeguata protezione dell'incapace - vi è, d'altro canto, da valutare l'eventualità che il socio, una volta interdetto, venga escluso dalla società a norma dell'articolo 2286 Cc, applicabile alla società in nome collettivo in virtù del disposto dell'articolo 2293 Cc tale evenienza potrebbe far dubitare del fatto che l'interdizione sia la misura più idonea ad assicurare adeguata protezione degli interessi dell'incapace - in ogni caso, va qui evidenziato come il giudice tutelare sia stato adito per la nomina di un amministratore di sostegno provvisorio, al fine di consentire la continuazione dell'esercizio dell'impresa, attualmente paralizzata dal fatto che l'amministratrice unica della società non è in grado di sottoscrivere alcun atto e tanto meno di partecipare alle deliberazioni societarie - la lettera della legge 6/2004 consente che sia nominato un amministratore di sostegno provvisorio nelle ipotesi in cui tale misura risulti necessaria per la conservazione e l'amministrazione in via d'urgenza del patrimonio dell'interessato articolo 405, 4 comma, Cc e non esclude che tale misura venga adottata anche con riferimento a soggetti e casi in relazione ai quali si ritengano necessari, ai sensi del citato articolo 414 Cc, la pronuncia d'interdizione ovvero, ai sensi dell'articolo 411, ult.comma, Cc, il ricorso per l'estensione al beneficiario dell'amministrazione di sostegno di determinati effetti, limitazioni o decadenze previsti per l'interdetto - l'evidente urgenza di consentire la continuazione dell'attività societaria, anche nell'interesse della stessa socia Tizia, impone di accogliere il ricorso per la nomina di un amministratore di sostegno provvisorio allo specifico fine di sostituire alla beneficiaria altro socio nella carica di amministratore societario, dunque al fine di sottoscrivere, in nome e per conto di Tizia, l'atto notarile di nomina della socia yyyyy Rosalba, indicata dalla ricorrente e dagli altri congiunti sentiti personalmente, quale amministratrice della Xxxxxx di Tizia & C. Snc, nonché di modificazione della denominazione e ragione sociale - sentiti i soggetti di cui all'articolo 406 Cc, è stato indicato concordemente Xxxxxx Giorgio, figlio dell'interessata dichiaratosi disponibile, quale persona idonea ad assumere l'incarico di Amministratore di sostegno - risulta, in ogni caso, opportuno trasmettere copia degli atti al Pm in sede anche per le sue determinazioni in merito all'eventuale esercizio dell'azione d'interdizione Trib. Roma 17.1.05, in Altalex 10.1.05 Infine, il giudice tutelare potrà estendere all'amministrazione di sostegno la previsione di cui all'articolo 2048 Cc, in materia di responsabilità dell'amministratore per danni cagionati ai terzi dal beneficiario con lui convivente. AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO PROFILI PROCESSUALI La disciplina processuale dell'amministrazione di sostegno è contenuta nelle disposizioni del XII titolo del Libro I del Cc, e nell'articolo 720bis Cpc. In particolare, gli articoli 405-413 Cc dettano specifiche disposizioni processuali concernenti la nomina dell'amministratore di sostegno, la modifica dei provvedimenti e la revoca. I procedimenti di apertura e di cessazione dell'amministrazione di sostegno sono modellati su quelli del giudizio di interdizione, poiché l'articolo 720bis Cpc dispone che ai procedimenti in materia di amministrazione di sostegno si applicano, in quanto compatibili, le disposizioni di cui agli articoli 712, 713, 716, 719 e 720 Cpc, ma in realtà le norme richiamate sono perlopiù incompatibili con la disciplina processuale dettata dagli articolo 405-413 Cc CHIZZINI . Non sono invece richiamate le norme relative ai procedimenti in camera di consiglio di cui agli articoli 737 ss. Cpc, che definiscono i caratteri formali e strutturali dei procedimenti di volontaria giurisdizione. Le regole procedurali relative all'amministrazione di sostegno divergono da quelle del procedimento di interdizione nella forma del provvedimento conclusivo e nella disciplina dei gravami il provvedimento conclusivo dell'interdizione è una sentenza appellabile mentre l'amministrazione di sostegno viene aperta con decreto reclamabile. In entrambi i procedimenti, i provvedimenti di secondo grado sono ricorribili per cassazione. La ragione di una tale affinità è dovuta al fatto che anche il provvedimento per l'apertura dell'amministrazione di sostegno presenta le caratteristiche dei processi a contenuto oggettivo, nei quali oggetto dell'accertamento è il dovere del giudice di pronunciare in presenza di una determinata situazione di fatto TOMMASEO . Vedremo in seguito quali siano i raccordi fra il procedimento di interdizione e quello relativo all'amministrazione di sostegno Con riguardo alla legittimazione al ricorso, si rileva come l'articolo 406 Cc richiami espressamente il catalogo dei legittimati attivi a proporre la domanda di interdizione indicati all'articolo 417 Cc - ovvero il Pm, il coniuge, i parenti e gli affini entro un determinato grado, la persona stabilmente convivente - inoltre è legittimato lo stesso beneficiario anche se minore, interdetto o inabilitato. Si ritiene che il beneficiario sia titolare della legittimatio ad processum e che non sia richiesto l'agire dei rappresentanti legali, salvo le condizioni soggettive dell'interessato non siano tali da non consentire una idonea gestione della vicenda processuale, ad avviso del giudice tutelare, ipotesi in cui il giudice dovrebbe poter nominare una amministratore provvisorio per la conduzione della fase processuale CHIZZINI . Particolarmente innovativa è la previsione di cui all'articolo 406, comma 3, Cc, ai sensi del quale i sevizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e nell'assistenza del disabile sono tenuti a proporre ricorso per l'apertura dell'amministrazione di sostegno. Si ritiene che la legge abbia attribuito la legittimazione agli organi che hanno la rappresentanza esterna del servizio sociale e non ai singoli operatori, sui quali graverebbe, invece, il dovere di informare il Pm dei fatti che rendono opportuna l'apertura del procedimento. La legittimazione dei soggetti in esame si fonda sul potere di chiedere l'attuazione del diritto obiettivo e non sull'affermazione di far valere un diritto soggettivo proprio o altrui. Conseguentemente l'azione proposta da un collegittimato impedisce ad altro collegittimato di proporre l'identica domanda, poiché si ha litispendenza inoltre l'accoglimento della domanda proposta da un collegittimato impedisce ad altro soggetto dotato di pari legittimazione di riproporre la medesima azione. La domanda si propone con ricorso al giudice tutelare del luogo in cui il disabile ha la propria residenza o il domicilio. La proposizione del ricorso da un soggetto non legittimato comporterà l'inammissibilità dello stesso. La legge prevede che al procedimento in esame non si applichi la sospensione feriale dei termini articolo 92, Rd 12/1941, come modificato dall'articolo 19 della legge istitutiva dell'amministrazione . Gli atti relativi all'amministrazione di sostegno non sono soggetti all'obbligo di registrazione e sono esenti dal pagamento del contributo unificato previsto dall'articolo 9 del testo unico delle disposizioni legislative e regolamentari in materia di spese di giustizia di cui al Dpr 115/02 articolo 46bis disp. att. Cc . COMPETENZA E GIURISDIZIONE La legge attribuisce la competenza per materia a conoscere le domande di ammissione all'amministrazione di sostegno al giudice tutelare. Il giudice tutelare è il giudice del tribunale al quale sono state affidate le relative funzioni ai sensi dell'articolo 140 D.Lgs 51/1998. Il giudice tutelare è competente, oltre che a nominare l'amministratore di sostegno, a rimuoverlo e sostituirlo, a convocarlo, ad impartire direttive e ad autorizzare gli atti dell'amministratore ex articoli 375, 376 Cc. Se il ricorso riguarda una persona interdetta o inabilitata, la domanda deve essere presentata congiuntamente all'istanza di revoca della sentenza di interdizione e di inabilitazione, la quale, ovviamente, deve essere proposta davanti al giudice competente. Il giudice tutelare non può, dunque, conoscere l'istanza proposta nell'interesse di un interdetto se non gli viene fornita la prova della pendenza del giudizio di revoca dell'interdizione. Dubbio è se la competenza del giudice tutelare sussista quando il ricorso sia presentato nell'interesse di un minore. Per alcuni, infatti, essa spetterebbe al Tribunale dei Minorenni, come impone l'articolo 40 disp. att. Cc con riferimento all'articolo 416 Cc CHIZZINI Il decreto di ammissione dell'interdetto all'amministrazione di sostegno acquista efficacia dal momento della pubblicazione della sentenza di revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione articolo 405, comma 3, Cc . La competenza territoriale appartiene al giudice del luogo in cui il disabile ha la propria residenza o il proprio domicilio. Se il disabile è un minore avrà domicilio nel luogo di residenza della famiglia se questi è un interdetto si farà riferimento al domicilio del tutore. Trattasi di competenza per territorio inderogabile ex articolo 28 Cpc, ai sensi del quale la competenza per territorio non può essere derogata per accordo delle parti con riguardo alle cause riguardanti lo stato e la capacità delle persone CAMPESE . Si ritiene che l'opzione per una determinata competenza alternativa vincolerà le successive evoluzioni del procedimento CHIZZINI . Qualora il soggetto interessato sia cittadino italiano ma non abbia la residenza o il domicilio in Italia, la competenza dovrà spettare al giudice tutelare del luogo di residenza o domicilio di colui che promuove l'azione ai sensi dell'articolo 18, comma 2, Cpc, o al capo dell'ufficio consolare di I categoria - se il beneficiario è residente nella sua circoscrizione ai sensi dell'articolo 35 Dpr n. 200/1967. Tale norma recita, infatti Il capo dell'ufficio consolare di I categoria, anche al di fuori delle ipotesi previste dal presente decreto, può emanare nei confronti dei cittadini residenti nella circoscrizione, e quando particolari circostanze ciò consiglino, i provvedimenti di volontaria giurisdizione, in materia di diritto di famiglia e di successione, che per le leggi dello Stato sono di competenza del giudice tutelare, del pretore e del presidente di tribunale, ivi compreso quello per i minorenni CHIZZINI . Allorché un soggetto non sia cittadino italiano non può ritenersi applicabile la disciplina dell'amministrazione di sostegno infatti l'articolo 43 legge 218/95 dispone che i presupposti e gli effetti delle misure di protezione degli incapaci maggiori di età, ed i rapporti fra l'incapace e chi ne ha cura sono regolati dalla legge nazionale dell'incapace. Esclusivamente per proteggere in via provvisoria e urgente la persona e i beni dell'incapace, il giudice potrà adottare le misure previste dalla legge italiana. Tuttavia, là dove la legge nazionale rinvii indietro alla legge italiana ex articolo 13 legge 218/95 , o allorché l'istituto straniero sia compatibile con l'amministrazione di sostegno, tale istituto potrà essere applicato al disabile straniero. L'assetto normativo descritto muterà, allorché sarà in vigore la Convenzione de L'Aja del 13.1.00 sulla Protezione Internazionale degli Adulti, il cui articolo 5 prevede che sono competenti a prendere provvedimenti relativi alla protezione della persona le autorità giudiziarie e amministrative dello Stato contraente nel quale il soggetto risieda, e che, in caso di cambio di residenza del soggetto, sono competenti le autorità dello Stato in cui questi abbia la nuova residenza. Ex articolo 13 le Autorità applicheranno il diritto nazionale nell'esercizio della competenza loro attribuita dalle disposizioni del capitolo II. LA PROPOSIZIONE DEL RICORSO La fase introduttiva del procedimento inizia con il deposito del ricorso nella cancelleria del tribunale competente, adempimento che produce la costituzione del ricorrente ed implica la pendenza del processo. La norma di cui all'articolo 407 deve essere integrata dall'articolo 125 Cpc, norma che disciplina il contenuto del ricorso, il quale dovrà, dunque, contenere l'indicazione del giudice adito l'indicazione del ricorrente nome, cognome e residenza l'indicazione del beneficiario, specificandone anche la dimora abituale la prova - se necessaria - della preventiva presentazione dell'istanza di revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione l'indicazione del coniuge, dei discendenti, degli ascendenti, dei fratelli e dei conviventi del beneficiario, se conosciuti dal ricorrente, e, ove conosciuto, del loro domicilio le ragioni per cui si richiede la nomina dell'amministratore. La legge non prevede che il ricorrente formuli le proprie conclusioni Si ritiene che la previsione di cui all'articolo 407 co .1, Cc imponga al ricorrente di indicare, oltre ai presupposti per l'apertura dell'amministrazione di sostegno, anche gli atti per i quali si chiedono gli interventi di sostegno e l'indicazione della persona a cui affidare l'amministrazione TOMMASEO . Eventuale è l'indicazione dell'amministratore da nominarsi mediante rinvio all'atto di designazione di cui all'articolo 408 Cc Inoltre, là dove il beneficiario sia in grado di intendere e di volere, tale indicazione può essere inserita nel ricorso stesso. La mancanza di uno o più di tali requisiti provoca la nullità dell'atto introduttivo, qualora impedisca a quest'ultimo di raggiungere lo scopo obiettivo a cui è preordinato. Altrimenti, eventuali vizi del ricorso relativi all'esposizione di fatti, potranno rendere necessaria un'integrazione, su istanza delle parti, o attraverso l'utilizzo dei poteri inquisitori da parte del giudice. Dubbio e se la domanda possa essere proposta verbalmente al giudice tutelare. Una tale possibilità è prevista, per i procedimenti di competenza del giudice tutelare, nei casi urgenti, dall'articolo 43 disp. att. Cc, ai sensi del quale I provvedimenti del giudice tutelare sono emessi con decreto. Nei casi urgenti la richiesta di un provvedimento può essere fatta al giudice anche verbalmente . Tuttavia, si ritiene che tale regola possa trovare applicazione esclusivamente con riguardo alle domande che non esigono la difesa tecnica e quindi nella gestione dell'amministrazione di sostegno, ma non per la domanda di apertura dell'amministrazione di sostegno TOMMASEO . In generale, con riguardo all'amministrazione di sostegno, la legge non specifica se le parti possano stare in giudizio personalmente o se sia necessario il ministero di un difensore. Con riguardo all'interdizione, la Cassazione ritiene pacifico che l'interdicendo possa costituirsi nel giudizio di interdizione esclusivamente col ministero di un difensore La peculiarità del procedimento di interdizione ed inabilitazione - determinate dalla natura e non disponibilità degli interessi coinvolti, dagli ampi poteri inquisitori del giudice e dalla stessa revocabilità della sentenza che lo conclude - non escludono il rispetto delle norme in tema di patrocinio delle parti in giudizio e segnatamente di quella che impone il patrocinio di un procuratore legale abilitato ad esercitare presso il tribunale adito, con conseguente nullità insanabile del ricorso sottoscritto da procuratore privo dello ius postulandi , perché iscritto all'albo di altro distretto. Cassazione 5967/94, in Mass. Giust. civ., 1994, fascomma . In quest'ottica l'articolo 716, Cpc, ai sensi del quale L'interdicendo e l'inabilitando possono stare in giudizio e compiere da soli tutti gli atti del procedimento, comprese le impugnazioni, anche quando è stato nominato il tutore o il curatore provvisorio previsto negli articoli 419 e 420 Cc , deve essere interpretato nel senso che l'interdicendo e l'inabilitando mantengono piena capacità processuale. La ratio dell'articolo 716 Cpc, a norma del quale l'interdicendo non perde la capacità processuale di agire e contraddire nel giudizio di interdizione, pur dopo che gli è stato nominato un tutore provvisorio, è di consentirgli di difendere il diritto all'integrale conservazione della capacità di agire. Ne deriva da un lato che il predetto tutore non è parte necessaria di tale giudizio, non configurandosi un interesse della tutela all'esito del medesimo dall'altro che il tutore provvisorio non assume la veste, nel giudizio di interdizione, di rappresentante processuale dell'interdicendo Cassazione 14866/00, in Mass. Giust. civ., 2000, 2349 Anche la nomina del curatore provvisorio non priva l'inabilitando della capacità processuale con riguardo agli atti del procedimento di inabilitazione La nomina, ai sensi del comma 3 dell'articolo 419 Cc, del curatore provvisorio all'inabilitando anticipa cautelarmente gli effetti della pronuncia definitiva e priva, quindi, l'inabilitando della capacità di stare in giudizio senza l'assistenza del curatore, tranne che per gli atti del procedimento di inabilitazione, nel quale, in virtù della specifica disposizione dell'articolo 716 Cpc, l'inabilitando può stare in giudizio e compiere da solo tutti gli atti del procedimento anche quando sia stato nominato il curatore provvisorio Cassazione 9634/94, in Mass. Giust. civ., 1994, fascomma . In dottrina è dubbio se il procedimento di ammissione dell'amministrazione di sostegno costituisca un giudizio contenzioso che culmina con un provvedimento dichiarativo suscettibile di acquistare l'autorità di cosa giudicata, non riconducibile ai procedimenti camerali di giurisdizione volontaria. Secondo alcuni, infatti, il procedimento relativo all'apertura dell'amministrazione di sostegno si concluderebbe con un provvedimento non idoneo al giudicato, e si configurerebbe come un procedimento di volontaria giurisdizione non finalizzato all'accertamento di uno status ma funzionale alla gestione degli interessi del soggetto CHIZZINI . Argomento posto a sostegno di tale tesi è la previsione di cui all'articolo 407 Cc, ai sensi del quale il giudice tutelare può modificare o integrare in ogni tempo, anche d'ufficio, le decisioni assunte con il decreto di nomina dell'amministratore, potere ritenuto incompatibile con il sistema del giudicato CHIZZINI . In tale ultima ottica, il giudice tutelare, ove lo ritenga necessario, nominerà per il procedimento un amministratore di sostegno provvisorio nella persona di un difensore tecnico, ma non è necessaria la difesa tecnica. Tali argomentazioni ci sembrano apprezzabili, tuttavia, vedremo come la giurisprudenza in argomento sia divisa La legge notarile attribuisce al notaio la facultas postulandi negli affari di giurisdizione volontaria per i quali è richiesto il suo ufficio di conseguenza il notaio potrà assistere sicuramente il beneficiario nei reclami contro gli atti dell'amministratore articolo 410 Cc nelle istanze per l'estensione al beneficiario di regole dettate per l'interdetto articolo 411, comma 4, Cc , per la sostituzione dell'amministratore inidoneo articolo 413, comma 1, Cc . Deve trattarsi di istanze connesse con l'esigenza di compiere stipulazioni ex articolo 1, l. notarile . Si noti, infine, che il procedimento per l'apertura dell'amministrazione di sostegno può anche essere attivato se, nel corso del giudizio di interdizione o di interdizione, appaia opportuno applicare l'amministrazione di sostegno infatti, in tali ipotesi, il giudice, d'ufficio o ad istanza di parte, disporrà la trasmissione del procedimento al giudice tutelare articolo 418 Cc . Oggetto del processo interdizione . Conclusioni Per l'attrice . Addivenire alla pronuncia della sentenza di interdizione di C.M. ai sensi dell'articolo 414 Cc con contestuale nomina del suo tutore Nel corso della causa è mutato il quadro normativo. Ai fini della decisione dovrà pertanto tenersi conto delle innovazioni apportate con la legge 9 gennaio 2004, n. 6 recante Introduzione nel libro primo, titolo XII, del Cc del capo I, relativo all'istituzione dell'amministrazione di sostegno e modifica degli articoli 388, 414, 417, 418, 424, 426, 427 e 429 del Cc in materia di interdizione e di inabilitazione, nonché relative norme di attuazione, di coordinamento e finali . Dopo la legge 6/2004 l'interdizione e l'inabilitazione si presentano quali misure aventi carattere residuale. A tali conclusioni si giunge sulla base dell'interpretazione letterale e sistematica del complesso di norme oggi racchiuse sotto il titolo XII del libro primo del Cc Delle misure di protezione delle persone prive in tutto od in parte di autonomia . In estrema sintesi, basti qui ricordare che - il legislatore ha espressamente dichiarato di voler perseguire la finalità di tutelare, con la minore limitazione possibile della capacità di agire, le persone prive in tutto o in parte di autonomia nell'espletamento delle funzioni della vita quotidiana, mediante interventi di sostegno temporaneo o permanente articolo 1, legge 9/2004 - a tale scopo è stato introdotto il nuovo istituto dell'amministrazione di sostegno articolo 404 Cc La persona che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trova nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi, può essere assistita da un amministratore di sostegno, nominato dal giudice tutelare del luogo in cui questa ha la residenza o il domicilio volto a fornire una protezione commisurata alle concrete esigenze di tutela della persona cfr. gli articoli 405, 4 e 5 comma, 407, 2 comma, 408, 1o comma, 410 Cc senza determinare in via automatica e generale una privazione o riduzione della capacità di agire articolo 409 Cc Il beneficiario conserva la capacità di agire per tutti gli atti che non richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno. Il beneficiario dell'amministrazione di sostegno può in ogni caso compiere gli atti necessari a soddisfare le esigenze della propria vita quotidiana v. anche l'articolo 411, 4 comma, Cc - l'articolo 414 Cc è stato riformulato in termini restrittivi, non solo perché è venuto meno nella rubrica e nel testo il riferimento alle persone che devono essere interdette, ma soprattutto perché non potrà pronunciarsi l'interdizione quando ciò non sia necessario ad assicurare alla persona una adeguata protezione e dunque quando sia possibile ricorrere ad una diversa e meno invasiva misura di tutela, da individuarsi in linea generale nell'amministrazione di sostegno Persone che possono essere interdette. - Il maggiore di età e il minore emancipato, i quali si trovano in condizioni di abituale infermità di mente che li rende incapaci di provvedere ai propri interessi, sono interdetti quando ciò è necessario per assicurare la loro adeguata protezione . Ciò premesso nel caso di specie neppure risultano sussistenti i presupposti sostanziali richiesti dall'articolo 414 Cc o dall'articolo 415 Cc . In realtà, alla luce della nuova disciplina delle misure di protezione delle persone prive in tutto o in parte di autonomia, un'adeguata tutela della signora M.C. può essere realizzata applicando l'amministrazione di sostegno cfr. l'articolo 418, 3 comma, Cc , tanto più che, come sottolineato dallo stesso Ctu, una diversa collocazione ambientale ad es. in un gruppo appartamento è idonea a risolvere o contenere gli stati patologici da cui la convenuta è occasionalmente affetta. La riduzione dell'autonomia della convenuta può essere adeguatamente fronteggiata dall'amministrazione di sostegno. L'articolo 6 della legge 6/2004 ha aggiunto quale ultimo comma dell'articolo 418 Cc la seguente disposizione se nel corso del giudizio di interdizione o di inabilitazione appare opportuno applicare l'amministrazione di sostegno, il giudice, d'ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione del procedimento al giudice tutelare. In tal caso il giudice competente per l'interdizione o per l'inabilitazione può adottare i provvedimenti urgenti di cui al quarto comma dell'articolo 405 . La disciplina processuale così delineata non è di agevole interpretazione e ha già dato origine a differenti letture anche sotto il profilo del coordinamento con altre previsioni ad es. l'articolo 422 Cc, non toccato dalla riforma . L'ampia formula nel corso del giudizio di interdizione o di inabilitazione ricorrente anche nel nuovo terzo comma dell'articolo 429, 3 comma, Cc, ma già presente nel secondo comma dello stesso articolo 418 Cc, rimasto immutato si riferisce ad ogni momento, cioè ogni stato o fase trattazione, istruzione, decisione del procedimento in occasione del quale il giudice possa ravvisare i presupposti per la nomina di un amministratore di sostegno. Il giudice di cui parla l'articolo 418, 3 comma, Cpc va identificato col tribunale in composizione collegiale cfr. l'articolo 429, 3 comma, Cc . Il giudice istruttore potrà limitarsi a segnalare il caso al giudice tutelare per i provvedimenti urgenti, qualora non ritenga di rimettere la causa al collegio. L'espressione trasmissione del procedimento al giudice tutelare deve intendersi come trasmissione degli atti ai fini dell'attivazione del procedimento per la nomina di amministratore di sostegno cfr. l'articolo 429, 3 comma, Cc . Nell'attuale quadro normativo sono astrattamente ipotizzabili tre esiti del giudizio d'interdizione o d'inabilitazione a accoglimento dell'istanza sia pure in via residuale b rigetto dell'istanza puro e semplice c rigetto dell'istanza con trasmissione degli atti al giudice tutelare per l'applicazione dell'amministrazione di sostegno. Ad avviso del collegio, mentre il provvedimento di trasmissione degli atti al giudice tutelare assume forma e contenuto di ordinanza, occorre pur sempre una sentenza che pronunci sull'istanza di interdizione. È vero che l'articolo 418, 3 comma, Cc non ne parla espressamente ma tale soluzione, oltre che conforme alla regola secondo cui il procedimento in esame si conclude con sentenza che accoglie o rigetta la domanda regolando se del caso le spese processuali , da un lato appare simmetrica a quella disciplinata dall'articolo 429, 3 comma, Cc Se nel corso del giudizio per la revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione appare opportuno che, successivamente alla revoca, il soggetto sia assistito dall'amministratore di sostegno, il tribunale, d'ufficio o ad istanza di parte, dispone la trasmissione degli atti al giudice tutelare , non essendo dubbio che il giudizio per la revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione debba concludersi con sentenza articoli 430-431 Cc dall'altro garantisce al soccombente, o comunque al soggetto che ne abbia interesse e sia legittimato ex articolo 718 Cpc, la possibilità di chiedere il controllo da parte del giudice dell'impugnazione, tanto più che il giudice tutelare al quale vengono rimessi gli atti non è vincolato nella sua decisione dall'orientamento espresso nell'ordinanza collegiale. In conclusione, respinta l'istanza di interdizione, va disposta la trasmissione di copia degli atti al giudice tutelare. Non si ravvisa la necessità di adottare provvedimenti urgenti. Il costo della Ctu viene posto definitivamente a carico della ricorrente Trib. Bologna 18.1.05, in Altalex, 23.4.05. Il giudice tutelare deve provvedere alla nomina dell'amministratore di sostegno nel termine di sessanta giorni dalla data del deposito del ricorso articolo 405, comma 1 . La fase introduttiva del procedimento è disciplinata dalle regole processuali concernenti i giudizi di interdizione e di inabilitazione l'articolo 720bis Cpc, infatti, richiama, in quanto compatibili, le norme di cui all'articolo 713 Cpc, ai sensi del quale il presidente ordina la comunicazione del ricorso al Pm, e, quando questi gliene fa richiesta, può con decreto rigettare senz'altro la domanda. Altrimenti nomina il giudice istruttore e fissa l'udienza di comparizione davanti a lui del ricorrente, dell'interdicendo o dell'inabilitando, e delle altre persone indicate nel ricorso, le cui informazioni ritenga utili. Tale norma prevede, altresì, che il ricorso e il decreto siano notificati a cura del ricorrente, entro il termine fissato nel decreto stesso, alle persone indicate nel comma precedente. Il decreto è comunicato, inoltre, al Pm. Si ritiene che un'applicazione compatibile dell'articolo 713 Cpc implichi che non si possa affidare al presidente la valutazione preventiva della domanda di apertura dell'amministrazione di sostegno. Di conseguenza, i poteri che la norma attribuisce al presidente del tribunale nel giudizio di interdizione devono essere considerati spettanti al giudice tutelare TOMMASEO . Seguendo una tale ricostruzione la fase introduttiva del procedimento di apertura dell'amministrazione di sostegno risulterà così strutturata il giudice tutelare, ricevuto il ricorso, ordinerà la comunicazione al Pm fisserà con decreto in calce al ricorso l'udienza di comparizione davanti a sé, ordinerà al cancelliere di comunicarlo al Pm assegnerà un termine al ricorrente affinché questi provveda a notificare il ricorso e il decreto all'inabile e alle persone indicate nell'atto introduttivo, le cui informazioni ritenga utili. I soggetti indicati nel ricorso non sono parti necessarie del contraddittorio, ma il decreto viene notificato esclusivamente a coloro che possano fornire al giudice utili informazioni. I legittimati al ricorso possono intervenire volontariamente nel processo ed assumere la qualità di parte, anche qualora il giudice non abbia disposto la notificazione nei loro confronti. Inoltre, essi possono impugnare con reclamo il decreto di apertura pronunciato dal giudice tutelare e chiederne la revoca, anche qualora non abbiano partecipato al giudizio di apertura dell'amministrazione di sostegno. IL PROBLEMA DELLA DIFESA TECNICA Abbiamo accennato nel paragrafo precedente ai dubbi suscitati dalla nuova normativa con riguardo alla necessità o meno della difesa tecnica, nell'ambito dei procedimenti relativi all'amministrazione di sostegno. La questione vede divisa in primo luogo la dottrina ma anche la giurisprudenza. In alcune pronunce si legge, infatti, che il procedimento di apertura dell'amministrazione di sostegno ha lo scopo di consentire al giudice tutelare di organizzare la più efficace gestione degli interessi di un inabile, e che si tratta di un procedimento di giurisdizione volontaria che non incide sui diritti o status dalla parte e non esige, pertanto, il ministero di un difensore. Esso si distinguerebbe, pertanto, dai giudizi di cognizione che incidano su diritti o status personali L'analisi di natura e regolamento del procedimento introdotto dalla legge 6/2004 porta a ritenere la piena legittimazione ad agire in giudizio di parte ricorrente senza il patrocinio di un difensore tecnico donde la piena ammissibilità del ricorso ad avviso del giudicante il patrocinio non sarebbe comunque necessario ancorché il ricorrente non fosse il beneficiario e cioè in forza delle considerazioni qui di seguito esposte. b Secondo l'orientamento, da condividere, del giudice della legittimità, la natura del procedimento di interdizione e di inabilitazione è quella tipica camerale tale natura deve essere riconosciuta, a maggiore ragione, al procedimento per l'istituzione dell'amministratore di sostegno che è destinato, tra l'altro, a concludersi con decreto dichiarato reclamabile dall'articolo 739 Cpc. c È noto al giudicante che la specifica natura del procedimento non rileva, peraltro, ai fini della qualificazione contenziosa o volontaria del giudizio così come gli è noto che costituisce orientamento dominante quello per cui il procedimento di interdizione e inabilitazione rientra nella prima categoria il che appare, del resto, tecnicamente corretto per trattarsi di processo di cognizione, sia pur speciale, costitutivo di uno status della persona perché destinato ad incidere, ablativamente e stabilmente, sulla sua capacità. d Da queste caratteristiche del procedimento interdittivo e inabilitativo si snoda la necessità del patrocinio ex articolo 82 Cpc secondo una regola generale applicabile a tutti i giudizi che, pur strutturati secondo il rito camerale, incidano costitutivamente, su diritti soggettivi e status personale. e Senonchè è proprio quest'ultimo aspetto che, a ben guardare, fa difetto nel modello introdotto dalla legge 6/2004 con la duplice e concatenata conseguenza della riconducibilità della fattispecie alla giurisdizione volontaria e dell'inoperatività dell'articolo 82 cit. Cpc secondo una conclusione agevolmente enucleabile dalla disciplina, sia sostanziale che processuale, del nuovo istituto. f Rovesciando completamente presupposti e oggetto dell'interdizione e dell'inabilitazione, il legislatore del 2004 ha varato regole che, lungi dal tutelare patrimonio, traffici mercantili e terzi, sono rivolte alla protezione esclusiva della persona un rovesciamento che si è espresso, e sono soltanto alcuni dei momenti significativi, nel fare assurgere a regola la capacità di agire, nel renderne possibili limitazioni caso per caso e, preferibilmente, parziali, nell'escludere ogni definitività alle ablazioni eventualmente e nominativamente disposte, nel porre come suggello giurisdizionale non una sentenza ma un decreto modificabile in ogni tempo articolo 407, ult. comma, Cc , un provvedimento, dunque, che, in quanto tale, è insuscettibile di dar corpo al giudicato. g Così stando le nuove cose è corretto riconoscere nell'amministrazione di sostegno uno strumento non confezionato per né destinato ad accertare uno status e, tantomeno, ad incidere costitutivamente sullo stesso ma, più propriamente, istituzionalmente rivolto a garantire la più efficace gestione degli interessi della persona tramite l'intervento del Giudice Tutelare con l'utilizzo di un provvedimento che va riconosciuto come classica espressione dell'esercizio della volontaria giurisdizione. h Porta conforto alla conclusione la riflessione sulle regole processuali degli articoli 712, 713, 716, 719 e 720 in materia di interdizione e inabilitazione dichiarate applicabili, dall'articolo 720bis Cpc introdotto dalla legge 6/2004, ai procedimenti di amministrazione di sostegno in quanto compatibili un conforto che si trae dalla constatazione dello scarso significato di un richiamo che convalida il giudizio delle radicali differenze fra le due categorie di figure e, quindi, dell'esigenza per l'interprete di evitare l'errore di una trasposizione acritica alla seconda dei pilastri su cui, nel corso di quasi due secoli, venne edificata la prima invero - la forma della domanda articolo 712 è specificamente regolamentata dalla legge del 2004 - le prescrizioni rubricate Provvedimenti del presidente articolo 713 Cpc non danno alcun serio apporto per la valutazione del procedimento - poiché il novellato articolo 406 Cc regolamenta la capacità processuale del beneficiario, la specialità della norma vanifica il significato dell'articolo 716 cpc - l'articolo 719 Cpc appare ragionevolmente sostituito dal richiamato articolo 739 Cpc che disciplina il reclamo dei procedimenti in camera di consiglio - l'articolo 720 Cpc si occupa, infine, della revoca dell'interdizione e dell'inabilitazione, di un aspetto, cioè, specificamente regolamentato, quanto all'amministratore di sostegno, dal novellato articolo 413 Cc. i La concatenazione delle considerazioni che precedono porta quindi ad escludere che nel procedimento di amministrazione di sostegno si configuri la necessità di quella difesa tecnica la cui previsione venne del resto e non a caso espunta in sede di lavori preparatori parlamentari quando il relatore ritirò l'emendamento secondo cui in ogni fase del procedimento l'interessato è assistito da un difensore Trib. Modena 22.2.05, in Fam. e dir., 2005, 180-182 Tale pronuncia è stata criticata da quella dottrina che ha rilevato come il carattere meramente facoltativo del ministero e dell'assistenza di un difensore nei procedimenti camerali di giurisdizione volontaria è affermazione non scontata alla luce della nuova disciplina del processo societario, là dove la difesa tecnica è richiesta per tutti i procedimenti camerali di giurisdizione volontaria bi - o plurilaterali, mentre è considerata facoltativa anche per i procedimenti unilaterali cfr. articolo 25 D.Lgs 5/2003 TOMMASEO . Si noti tuttavia che la giurisprudenza maggioritaria si esprime nel senso del carattere facoltativo della difesa tecnica nei procedimenti di volontaria giurisdizione. Poiché nei procedimenti di volontaria giurisdizione non è necessario il patrocinio di un procuratore legalmente esercente, prescritto dall'articolo 82 Cpc per il caso di partecipazione al giudizio, nella controversia per la designazione dell'erede più idoneo a subentrare nella posizione di assegnatario di terreno di riforma fondiaria, di cui all'articolo 7 della legge 379/67 - che è soggetta al rito camerale - la parte può proporre personalmente il reclamo avverso il provvedimento del tribunale Cassazione 5814/87, in Mass. Giust. civ., 1987, fascomma La Suprema corte rileva come la regola di cui sopra non trovi applicazione nelle ipotesi in cui il procedimento sia previsto per la tutela di situazioni sostanziali di diritti o di status. Qualora il procedimento camerale tipico, disciplinato dagli articolo 737 ss. Cpc, sia previsto per la tutela di situazioni sostanziali di diritti o di status - come avviene, ex articolo 5, comma 4, legge n. 117 del 1988 per il procedimento di ammissibilità della domanda di risarcimento dei danni cagionati nell'esercizio delle funzioni giudiziarie - esso deve essere completato con le forme adeguate all'oggetto, tra le quali rientra il patrocinio di un procuratore legalmente esercente con la conseguenza che il reclamo avverso provvedimento in camera di consiglio sottoscritto da procuratore esercente extra districtum e da altro abilitato nel distretto ma indicato solo come domiciliatario, se non è seguito dalla costituzione in giudizio di procuratore esercente nel distretto e menzionato nella procura, è affetto da nullità insanabile Cassazione 6900/96, in Mass. Giust. civ., 1996, 1083 . Abbiamo visto come il procedimento di amministrazione di sostegno non rientri in tali categorie esso infatti è finalizzato a proteggere e gestire gli interessi del beneficiario e non incide costitutivamente sullo status della persona, a differenza dei procedimenti relativi all'interdizione e all'inabilitazione, ragion per cui, a nostro avviso, non vi è motivo per ritenere necessaria la difesa tecnica nei procedimenti di amministrazione di sostegno. La profonda differenza esistente fra i procedimenti in questione e quelli di interdizione e di inabilitazione è stata, del resto, a più riprese rilevata dalla giurisprudenza di merito. va, in primo luogo, dichiarata l'ammissibilità del ricorso presentato personalmente dall'Assistente Sociale Isabella Xxxxx, sia perché si tratta di responsabile del Servizio Sociale che ha in cura Xxxxx Francesco, sia perché la particolare posizione di taluni soggetti legittimati a proporre ricorso con particolare riferimento, per l'appunto, ai responsabili dei Servizi Sociali, articolo 406, 3 comma,Cc , la natura non contenziosa del procedimento desumibile, tra l'altro, dall'attribuzione della competenza al giudice tutelare e dalla non idoneità al giudicato del provvedimento di nomina dell'Amministratore di sostegno in considerazione della mutevolezza della situazione sostanziale sulla quale viene ad incidere, articoli 407, 4 comma, e 413 Cc , la finalità preminente del nuovo istituto di assicurare un sistema facilmente accessibile di adeguata gestione degli interessi del beneficiario, inducono ad escludere l'applicabilità al procedimento in esame del principio dell'onere del patrocinio previsto dall'articolo 82 Cpc Trib. Roma 19.2.05 Si noti che quanto si è detto sopra non ha trovato accoglimento in parte della giurisprudenza di merito in particolare, la Corte di appello di Milano ha accolto l'impostazione da noi criticata, ritenendo che il ricorso per l'apertura dell'amministrazione di sostegno debba essere sottoscritto, a pena di nullità, da un difensore e ciò per il rinvio, operato dalla legge, alla disciplina dei giudizi di interdizione, e per l'esigenza di assicurare alle parti la compiuta attuazione del diritto di difesa in procedimenti che incidono sulla capacità del soggetto di operare nel mondo giuridico e quindi su una situazione che rientra in quel ristretto nucleo di diritti inviolabili dell'uomo a cui fanno riferimento gli articoli 2 Costituzione e 8 Cedu un'esigenza che deve necessariamente essere attuata, vista la natura dei diritti coinvolti, in un giusto processo con lo strumento della difesa tecnica. letto il decreto impugnato, con cui il Giudice Tutelare presso il Tribunale di Milano, sezione distaccata di Legnano, in data 1-3 giugno 2004, ha rigettato il ricorso proposto da G.C. e M. D. diretto ad ottenere la nomina di un amministratore di sostegno ev lege n. 6/2004 nell'interesse del loro figlio A.C., nato a il , affetto da tetraparesi in esiti di encefalopatia perinatale con grave compromissione delle acquisizioni motorie e con conseguente totale ed assoluta invalidità Omissis - considerato che il procedimento in esame è stato introdotto con ricorso non sottoscritto da un difensore tecnico, ma personalmente proposto dagli interessati e che quindi, in via preliminare, la Corte è tenuta ad esaminare d'ufficio la questione attinente alla regolarità del rapporto processuale, stante la nullità insanabile - e, quindi, l'inettitudine ad instaurare un processo valido - dell'atto introduttivo non sottoscritto dal difensore, ove ne sia richiesto il patrocinio Cassazione 2316/99 3491/94 5543/84 5077/78 3939/77 . - rilevato che l'articolo 82 Cpc, il quale stabilisce il principio per cui davanti al tribunale le parti possono stare in giudizio solo col ministero di un procuratore legalmente esercente , sancisce la regola generale dell'obbligatorietà della difesa tecnica, mentre la difesa personale delle parti è, come dispone il comma 3 dell'articolo 82 Cpc, eccezione limitata ai casi stabiliti dalla legge, di cui alcuni enunciati dallo stesso codice di rito articoli 86, 462, 707 Cpc , altri previsti in leggi speciali es. articolo 736bis Cpc introdotto dall'articolo 5 legge 154/01 articolo 35, comma 10, legge 833/78 articolo 22 legge 689/81 articolo 82, comma 6, Dl 570/60 - ritenuto inoltre che i continui raccordi tra gli istituti dell'interdizione, dell'inabilitazione e dell'amministrazione di sostegno quali sono disciplinati dagli articoli 418, 429, e 431, comma 4, Cc sono stati previsti proprio per consentire l'utilizzazione dell'una o dell'altra forma di tutela ai fini di realizzare la migliore protezione degli interessi dell'inabile, con ciò evidenziando non solo la necessaria omogeneità degli istituti sotto il profilo processuale, di cui sopra si è detto, ma anche la loro omogeneità sotto molteplici profili sostanziali, peraltro sancita dall'articolo 411 Cc, a norma del quale si applicano all'amministrazione di sostegno, in quanto compatibili con le peculiarità del nuovo istituto , le norme del Cc che riguardano la scelta del tutore articoli 349-353 Cc la gestione della tutela, la gratutità dell'ufficio, la responsabilità del titolare dello stesso articoli 374-378 v. in tal senso Trib. Padova 21.5.04 rilevato peraltro che le peculiarità del procedimento in esame, peraltro comuni a quello di interdizione e di inabilitazione così come individuate dalla Suprema Corte proprio con riferimento a questi ultimi due procedimenti v. Cassazione 5967/94 , determinate dalla natura e dalla non disponibilità degli interessi coinvolti, dagli ampi poteri in inquisitori del giudice, dalla posizione dei soggetti legittimati a presentare il ricorso e ad impugnare il provvedimento, dalla sua particolare pubblicità e dalla sua stessa revocabilità, non escludono che esso si configuri come un procedimento contenzioso speciale e resti disciplinato, con le forme del giudizio contenzioso -ritenuto inoltre che non appare incompatibile con la tesi esposta neppure la legittimazione ad agire attribuita ai responsabili dei servizi sanitari e sociali in quanto l'indisponibilità del diritto e la natura e rilevanza degli interessi in gioco ben si concilia con il riconoscimento di tale legittimazione a soggetti in via legislativa considerati portatori adeguati dell'interesse generale, o più genericamente solidaristico, che giustifica la compressione o ablazione richiesta, ma sempre nel rispetto della pienezza della tutela giurisdizionale del diritto status inciso - ritenuto d'altronde che il ricorso sempre più frequente alle forme camerali in virtù di un'abbondante legislazione speciale, anche laddove si verta interna di diritti soggettivi o status, con il precipuo scopo di assicurare speditezza al procedimento grazie alle sue peculiarità strutturali di maggiore efficienza impone comunque l'applicazione delle forme necessarie per costituzionalizzare la cameralizzazione della procedura in materie in materie estranee al suo terreno di elezione, onde conformarla all'oggetto del giudizio e renderla, quindi, compatibile con i precetti costituzionali attraverso l'apporto di un coerente tasso di giurisdizionalizzazione del modello originario ricavabile dal sistema in via interpretativa, se non esplicato dal legislatore Cassazione 1066/89 rilevato che tale indirizzo è anche quello più volte suggerito dalla Corte Costituzionale che con le sue sentenze interpretative ha in qualche misura attenuato il congenito deficit di garanzie proprio del modello camerale nello sforzo di farne un vero e proprio modello alternativo, che viene preferito a quello ordinario di cognizione , a seconda delle differenziate esigenze di tutela delle situazioni sostanziali da proteggere, e che ha, da ultimo, sottolineato, con la sentenza 1/2002, come le lacune processuali devono essere colmate con i consueti strumenti interpretativi, che impongono l'applicazione dei principi previsti per i procedimenti contenziosi utilizzando un criterio ermeneutica che si fonda sull'obbligo di dare alle norme interpretazioni conformi al dettato della Costituzione, soprattutto con riferimento al rispetto del diritto del contraddittorio, all'esercizio del diritto di difesa nei suoi diversificati profili ed alla partecipazione diretta al procedimento di tutti gli interessati, compreso lo stesso beneficiario, nonché sull'obbligo di applicare norme contenute nelle convenzioni internazionali, dotate di efficacia imperativa nell'ordinamento interno App. Milano 11.1.05, in Fam. e dir., 2005, 178-180 . A questo punto la Corte procede alla disamina della natura e della funzione del procedimento di amministrazione di sostegno, rilevandone l'idoneità ad incidere sulla capacità di agire della persona in maniera analoga all'interdizione. -ritenuto che le esposte considerazioni impongono di procedere alla disamina della natura e della funzione del procedimento di amministrazione di sostegno che indiscutibilmente appare volto a produrre effetti parzialmente ablativi o comunque limitativi della capacità d'agire, e pertanto, effetti che incidono sulla possibilità di un soggetto di operare nel mondo giuridico e che coinvolgono situazioni soggettive che fanno parte di quel nucleo ristretto di diritti inviolabili dell'uomo cui fa riferimento l'articolo 2 Costituzione ritenuto che appare allora evidente come l'impatto dell'amministrazione di sostegno su questa essenziale dimensione della persona, anche se può interessare solo alcuni aspetti della vita civile nelle sue espressioni giuridicamente rilevanti, non differisce in qualità dagli effetti che scaturiscono dall'interdizione e verosimilmente può essere anche più incisivo di quello proprio dell'inabilitazione, con la conseguenza che situazioni soggettive di siffatta natura possono essere oggetto di compressione o di parziale ablazione solo tramite un processo che offra a chi ne è titolare il massimo delle garanzie e segnatamente quelle inerenti al diritto di difesa articolo 24 Costituzione , il quale include l'applicazione dell'articolo 82 Cpc e implica, perciò, che l'atto introduttivo del giudizio cameralizzato debba essere, irrinunciabilmente, sottoscritto dal difensore articolo 125 Cpc . In tal senso v. Cassazione 1066/89 cit. , anche se simile conclusione non comporta di necessità che le attività processuali di mera gestione dell'amministrazione di sostegno debbano essere ugualmente sorrette dalla difesa tecnica ritenuto inoltre che l'esposta lettura del dato normativo che questa Corte è chiamata ad applicare non solo lo rende conforme al dettato costituzionale ma consente di evitare che lo stesso possa risolversi nella violazione dei fondamentali principi della persona, quali sono sanciti nella Convenzione europea dei diritti umani, firmata a Roma il 4 novembre 1950 - rilevato infatti che, con l'entrata in vigore nel nostro ordinamento della Convenzione europea, la funzione di garanzia che l'articolo 2 Costituzione assicurava ai diritti di libertà in essa espressamente previsti è stata arricchita dalle nuove e concrete garanzie, sia formali che sostanziali, che la Convenzione assicura, e che tra le posizioni soggettive che godono del duplice sistema di garanzia indubbiamente rientra il diritto al rispetto della vita privata riconosciuto dall'articolo 8 della CEDU, che tende a proteggere la dignità dell'essere umano, sia sotto l'aspetto dell'integrità fisica che di quella morale CE 26.3.85, X e Y c. Paesi Bassi, Sèrie A, n. 91, par. 22 , comprendendo anche il diritto per l'individuo di instaurare we sviluppare relazioni sociali CE 16.12.92, Niemietz c. Germania, Serie A, n. 251 B, par. 29 incluse quelle relative all'ambito professionale e commerciale CE 7.8.96, C c. Belgio, Serie A, n. 915, par. 25 ritenuto peraltro che l'ingerenza nell'esercizio dei diritti e delle libertà individuali da parte dei pubblici poteri si uniforma al generale principio di equilibrio fra opposti interessi, ugualmente legittimati e degni di protezione, alla stregua del quale va effettuata la necessaria comparazione tra i singoli diritti individuali e tra questi e i diritti collettivi, e, per essere conforme alla CEDU, deve rispettare certi requisiti di forma e di sostanza e, primo fra tutti, il requisito della legalit, in forza del quale non è sufficiente che esista una base legale che autorizzi un'ingerenza nell'esercizio di un diritto, ma occorre che la legge assicuri una protezione sufficiente contro possibili ingerenze illegittime da parte delle pubbliche autorità, cioè occorre che l'estensione e le modalità di esercizio di un simile potere siano definite con sufficiente chiarezza, tenuto conto dello scopo legittimo in gioco, al fine di fornire all'individuo una protezione adeguata contro l'arbitrio CE 27.3.96, Goodwin c. Regno Unito, Serie A, n. 483, par. 31 - rilevato, al riguardo, che secondo la costante giurisprudenza della Corte, anche se l'articolo 8 non contiene alcuna condizione esplicita di procedura, occorre che il processo decisionale che comporta provvedimenti di ingerenza sia equo e rispetti opportunamente gli interessi dell'individuo protetti dall'articolo 8 CE 25.9.96, Buckley c. Regno Unito, Recueil 1996, IV, par. 76 CE 24.2.95, Mc Michael c. Regno Unito, Serie A, n. 307 B, par. 87 , e che ciò impone che il provvedimento giurisdizionale volto ad incidere sulla capacità di un soggetto di operare nel mondo giuridico e, quindi, ad influire sull'identità della persona, debba essere il risultato di un procedimento in cui operi il principio del contraddittorio in una struttura dialettica sia tra le parti, sia tra le parti e il giudic, così da evitare che la decisione possa essere frutto dell'ingerenza del pubblico potere, senza assicurare all destinatario degli effetti del provvedimento la possibilità di esporre le proprie ragioni e di espletare un controllo pieno sulla legalità degli atti del procedimento medesimo attraverso l'esercizio del diritto di difesa che non può che essere attuato, vista la natura dei diritti coinvolti, attraverso lo strumento della difesa tecnica consiste nel proteggere diritti non già teorici ed illusori, ma concreti ed effettivi, realizzando, attraverso un equo processo, l'esigenza della parità delle armi nel senso di un giusto equilibrio tra le parti ricorrente, beneficiario, Pm , dando a ciascuna di esse la possibilità ragionevole di presentare la causa, davanti ad un giudice indipendente ed imparziale, in condizioni che non lo pongano in una situazione di netto svantaggio rispetto alle altre CE Raffineries grecques Stran e Stratis Andreadis c. Grecia 9.12.94, Sèrie A, n. 301 B, par. 46 App. Milano 11.1.05, in Fam. e dir., 2005, 178-180 . L'orientamento espresso dalla Corte di appello di Milano si conforma a quanto gia affermato dal Tribunale di Padova, il quale ha affermato chiaramente che nel procedimento di apertura dell'amministrazione di sostegno le parti debbono stare in giudizio con il ministero di un difensore, trattandosi di un giudizio che attiene allo status e ai diritti delle persone La legge 6/2004 non contiene alcuna disposizione che escluda la necessità della difesa tecnica per il procedimento di nomina dell'amministratore di sostegno dunque a detto procedimento, che attiene allo status delle persone, si applica la regola generale di cui al comma 3 dell'articolo 82 Cpc. Il rilievo normativo testuale di cui sopra è di per sé sufficiente per affermare la necessità della difesa tecnica nel procedimento in oggetto. il procedimento per la nomina dell'amministratore di sostegno è finalizzato ad un provvedimento giurisdizionale che influisce sullo stato e sui diritti delle persone. Trib. Padova 21.6.04, in Fam e dir., 2004, 607-609 . Nell'auspicare un intervento della Corte di cassazione sul punto, ci pare, comunque, opportuno sottolineare come il Tribunale di Parma abbia emesso due decreti di nomina di un amministratore di sostegno, su ricorso presentato direttamente dagli interessati Trib. Parma 2.4.04, decr. n. 536 e decr. n. 537, in Notar., 4, 2004, 396-398 . In sede di commento a tali decreti si è rilevato come l'impostazione della legge n. 6/04 e talune sue chiare disposizioni, sembrerebbero tese, in modo sostanzialmente univoco, all'instaurazione di un rapporto diretto fra beneficiario anche in fieri e giudice tutelare, tale da dare ragione alle circolari varie, diffuse anche dai tribunali, secondo le quali non è necessaria l'assistenza di un avvocato CALÒ 7. Le fasi successive del procedimento La seconda fase del procedimento è quella istruttoria. Ex articolo 407, comma 3, Cc il giudice tutelare deve provvedere comunque sul ricorso, non rilevando la mancata comparizione delle parti, le quali non possono rinunciare agli atti. La legge non offre indicazioni generali con riguardo all'istruzione probatoria nel procedimento di apertura dell'amministrazione di sostegno non viene richiamato l'articolo 738, comma 3, Cpc in materia di procedimenti camerali, né l'articolo 714 Cpc che disciplina l'istruzione probatoria nel procedimento di interdizione La disciplina di tale fase è contenuta nell'articolo 407 Cc, che prevede l'audizione dell'interessato, la quale si svolge in un procedimento nel cui ambito il giudice deve tener conto dei bisogni e delle richieste dell'interessato, quando ciò sia compatibile con gli interessi e le aspirazioni di questi e con le esigenze di protezione della persona. Qualora sia necessario, il giudice dovrà anche recarsi nel luogo dove si trova l'interessato. Al giudice è riconosciuto un ampio margine di discrezionalità nel condurre tale mezzo di istruzione probatoria è escluso che si applichi il sistema per capitolazione dei fatti CHIZZINI Dell'audizione deve essere redatto idoneo verbale. L'audizione dell'inabile non è considerata espressamente una condizione per la pronuncia nel merito, ma l'articolo 407, comma 2, Cc stabilisce che il giudice deve sentire personalmente la persona cui il procedimento si riferisce. Ragion per cui deve ritenersi che la mancata audizione, non obiettivamente giustificata, causa la nullità del procedimento CAMPESE . Il giudice può procedere all'audizione dei soggetti cui è stato notificato il ricorso introduttivo, interrogandoli liberamente, allo scopo di acquisire ogni informazione utile per verificare i presupposti dell'apertura dell'amministrazione e determinare il contenuto del decreto inoltre la legge gli attribuisce altri poteri inquisitori articolo 407, comma 3 ed in particolare quello di disporre d'ufficio di tutti i mezzi istruttori utili ai fini della decisione, e di ordinare accertamenti di natura medica, o di disporre una consulenza tecnica per verificare le condizioni fisiche e psichiche del soggetto disabile. Si ritiene che, in generale, il giudice possa fare ricorso anche ad altri mezzi di prova previsti dal codice di rito, come ordinare l'ispezione di persone o cose ai sensi dell'articolo 118 Cpc e che le parti possano richiedere una prova testimoniale, una consulenza tecnica articoli 61 s e 191 s Cpc , una ispezione, ovvero possano produrre documenti. I poteri inquisitori del giudice sussistono per tutta la durata dell'amministrazione di sostegno articolo 44 disp. att. Cc . Si noti che la legge non impone un'articolazione in udienze del procedimento in esame, articolazione prevista, invece, per il processo di interdizione la questione vede divisa la dottrina fra coloro secondo i quali mancano nel procedimento in esame udienze in senso proprio, delineandosi solo l'audizione dei vari soggetti interessati e con finalità probatorie, per l'espletamento dell'eventuale contraddittorio, secondo la tipica struttura del procedimento camerale CHIZZINI e coloro che sostengono che il procedimento possa essere articolato in udienze TOMMASEO . La fase di decisione non è disciplinata dalla legge, e sono inapplicabili le regole di diritto processuale previste per il passaggio in decisione nei processi contenziosi a rito ordinario. Spetterà dunque al giudice regolare tale fase consentendo alle parti di precisare le proprie conclusioni, di illustrarle, discutendole davanti a lui o in memorie difensive. Ex articolo 405 Cc, egli deve provvedere entro sessanta giorni dalla data di presentazione della richiesta di nomina dell'amministratore di sostegno, con decreto motivato immediatamente esecutivo. La motivazione può essere sintetica, ma deve essere adeguata, poiché è previsto il ricorso per cassazione. Il decreto deve contenere quanto prescrive l'articolo 405, comma 5 Cc, e dunque le generalità del beneficiario e dell'amministratore di sostegno, l'oggetto e la durata dell'incarico, gli atti che richiedono la rappresentanza esclusiva o l'assistenza necessaria dell'amministratore di sostegno, la periodicità delle relazioni che questi deve presentare al giudice tutelare sull'attività svolta e sulle condizioni del beneficiario, e l'entità delle somme - di cui il beneficiario ha o può avere la disponibilità - da prelevare, anche con cadenza periodica per far fronte alle necessità dell'amministrazione. In genere, il decreto autorizzerà l'amministratore a compiere gli atti di ordinaria amministrazione, visto l'articolo 405 Cc, 1. nomina in favore di XXXXX FRANCESCO, nato a xxxxx il 16 dicembre 1986, l'Amministratore di Sostegno nella persona dell' AVV. GRAZIANO XXXXX, con le funzioni ed i poteri qui di seguito specificati 2. dispone che la durata dell'incarico sia a tempo indeterminato ed abbia ad oggetto la rappresentanza del Beneficiario nonché l'amministrazione del patrimonio del medesimo 3. autorizza l'Amministratore di sostegno a compiere in nome e per conto di XXXXX FRANCESCO, senza necessità di ulteriore autorizzazione del Giudice Tutelare, con poteri di rappresentanza esclusiva e salvo obbligo di rendiconto annuale, tutti gli atti civili di ordinaria amministrazione 4. autorizza l'Amministratore di sostegno a riscuotere nell'interesse del Beneficiario gli emolumenti a lui dovuti a titolo pensionistico ed a curare tutte le pratiche a tal fine necessarie, previa apertura di un conto ovvero di un libretto, postale o bancario, intestato a XXXXX FRANCESCO con annotazione del nome dell'Amministratore quale legittimato ad operare, facendo in modo che su detto conto vengano ad essere accreditate tutte le entrate dell'amministrazione pensioni, indennità, ecc. 5. autorizza l'Amministratore di sostegno a prestare il consenso agli accertamenti medici di routine che si rendano di volta in volta necessari per la cura della salute del Beneficiario 6. dispone che ogni atto di straordinaria amministrazione, ivi incluso il consenso ad interventi chirurgici, debba essere previamente autorizzato dal giudice tutelare 7. dispone che l'Amministratore di sostegno tenga conto dei bisogni e delle aspirazioni del Beneficiario ed informi il Beneficiario degli atti da compiere, ove ciò sia possibile 8. dispone che l'Amministratore di sostegno informi periodicamente il Giudice Tutelare circa le condizioni di vita personali e sociali del Beneficiario, della consistenza patrimoniale e reddituale del medesimo, rendendo il conto dell'attività svolta mediante deposito in Cancelleria di una relazione-rendiconto entro i primi 90 giorni dal conferimento dell'incarico e, successivamente, entro il 31 dicembre di ogni anno, corredata dalla documentazione comprovante le principali voci di reddito e di spesa afferenti il periodo considerato. Nella relazione o in qualsiasi momento mediante deposito in Cancelleria di un ricorso scritto o verbalmente al Giudice Tutelare previo appuntamento l'Amministratore di sostegno potrà indicare eventuali diverse ed ulteriori esigenze da gestire nell'interesse del Beneficiario 9. fissa per il giuramento dell'Amministratore di sostegno l'udienza del xxxxx 10. dispone l'efficacia immediata del presente decreto ai sensi dell'articolo 741 Cpc Trib. Roma 19.2.05 mentre per quelli di straordinaria amministrazione sarà richiesta un'ulteriore autorizzazione, poiché l'articolo 411 Cc richiama gli articoli 375 e 376 Cc. Visto gli articoli gli articolo 405 e 407 Cc nomina la signora P. Crocifissa, nata a Riesi CL l', residente in Genova, amministratore di sostegno, a tempo indeterminato, di Z. Crocifissa, nata a Butera CL il, residente in Genova determina come segue l'oggetto dell'incarico 1 assistenza personale per quanto di necessità della beneficiaria anche per il tramite di terze persone al fine di consentirle, per quanto possibile, il rientro presso la sua attuale abitazione 2 stipula e cura dell'esecuzione del contratto di lavoro con una o più badanti o con un'eventuale Cooperativa di servizi , assumendosi tutti i relativi incombenti ivi compresa la posizione INPS 3 riscossione, accredito e gestione per quanto riguarda l'ordinaria amministrazione della pensione, e dell'eventuale indennità di accompagnamento di spettanza della beneficiaria, con facoltà di compiere in nome e per conto della predetta tutte le pratiche, amministrative e non, volte a migliorare la situazione previdenziale e dunque patrimoniale della stessa ivi compresa la domanda per il conseguimento dell'indennità di accompagnamento ove non ancora proposta 4 apertura se necessario o opportuno di un conto corrente intestato alla sola beneficiaria ove non già esistente , con potere di firma in capo all'amministratore di sostegno che potrà liberamente movimentare il suddetto conto 5 gestione e amministrazione ordinaria del bene immobile di proprietà della beneficiaria, con facoltà di partecipare - anche a mezzo delega intestata a persona di sua fiducia - alle assemblee condominiali 6 conservazione e gestione di eventuali risparmi di pertinenza del beneficiario 7 gestione ed eventuale definizione dei rapporti di debito esistenti con l'Istituto V., già Istituto P., nel caso di trasferimento dell'amministrata presso la propria abitazione 8 facoltà di richiedere agli altri congiunti le somme di denaro costituenti la quota parte su di essi gravante a titolo di mantenimento della madre sia con riguardo alla retta dell'Istituto, ove essi già non vi abbiano provveduto, sia con riguardo alle spese relative all'assistenza domiciliare, comprensiva delle spese ordinarie e/o straordinarie riguardanti la salute della congiunta, e a quelle connesse alla gestione della casa, ove non siano sufficienti le risorse dell'amministrata 9 presentazione annuale della dichiarazione dei redditi, ove richiesta ai sensi di legge, e pagamento delle tasse e delle utenze a carico della beneficiaria atti che l'amministratore può compiere in nome e per conto della beneficiaria tutti quelli necessari per far fronte all'oggetto dell'incarico come sopra precisato, con la precisazione che per gli atti di straordinaria amministrazione l'amministratore di sostegno dovrà essere autorizzato dal giudice tutelare Trib. Genova 1.3.05, in Altalex 23.4.05 Tuttavia, nella prassi giurisprudenziale l'amministratore è stato spesso autorizzato nel decreto stesso al compimento di singoli atti di straordinaria amministrazione. Tanto premesso il Giudice nomina amministratore di sostegno di S. I. nata a Jesi il ____, generalizzata in atti, il ricorrente B. S. nato a ____ il _____, senza limitazioni particolari, con il limite di spesa mensile per tutti i bisogni dell'amministrato di euro 1.300 e salvo restando le norme che assicurano il controllo da parte del GT e degli altri soggetti a ciò legittimati. Lo autorizza a provvedere nella maniera più consona alla situazione nell'interesse di suo zia, con una prima relazione che farà pervenire al GT, con deposito in cancelleria, e comunque non oltre 40 gg. da oggi, non appena sarà in grado di avere a disposizione i dati necessari. Stante la precaria situazione di salute dell'amministrato, l'amministratore, d'intesa con il medico curante, provvederà anche a predisporre la migliore sistemazione possibile compatibilmente con l'idoneità e disponibilità delle strutture sanitarie e/o di assistenza, per sua zia provvedendo anche agli atti che si rendano opportuni o necessari per la migliore tutela della salute della parente es. atti urgenti di consenso informato, ove l'amministrata non sia in grado di provvedere da solo ovvero esclusivamente da solo, in ques'ultimo caso controfirmando , consultandosi con i familiari ricompresi nel novero dei soggetti di cui all'articolo 406 Cc. L'amministratore di sostegno non avrà limiti particolari nel predisporre atti nell'interesse dell'amministrata, nei limiti delle disponibilità patrimoniali e reddituali dello stesso e previa autorizzazione del GT per gli atti di straordinaria amministrazione. Gli atti di ordinaria amministrazione non necessitano di autorizzazione. Autorizza specificamente i seguenti atti - Riscossione della pensione mensile di euro 412,18 salvo aggiornamenti, con rilascio di quietanza - Riscossione della pensione sociale di euro 294,93 - Presentazione di istanze ad uffici pubblici ai fini di assistenza, anche sanitaria, e di sussidi - Presentazione della dichiarazione dei redditi ed altri obblighi formali e sostanziali di natura fiscale - Gestione del conto corrente n._____ presso la _____________ di Jesi con specifica rendicontazione al GT Trib. Ancona 17.3.05 In diverse pronunce l'amministratore è stato autorizzato ad accettare eredità con beneficio d'inventario NOMINA xxxxx Rosella, sopra generalizzata, Amministratore di sostegno di xxxx Mauro, sopra generalizzato, e la autorizza a 1. rappresentare xxxxxx Mauro, agendo in nome e per conto del medesimo, nella gestione patrimoniale che lo riguarda, provvedendo all'apertura di un conto corrente postale intestato unicamente al beneficiario, sottoponendolo al vincolo del giudice tutelare, su quale dovranno essere accreditati direttamente la pensione d'invalidità e l'indennità di accompagnamento, nonché tutti gli altri redditi e/o emolumenti a lui spettanti, provvedendo a chiudere altri conti correnti bancari intestati o cointestati al beneficiario 2. operare sul conto di cui al n. 1 , prelevando l'importo necessario alla vita del beneficiario, che si quantifica, allo stato, nell'importo della pensione d'invalidità e dell'indennità di accompagnamento, mettendolo a disposizione del beneficiario o di sua madre con lui convivente 3.accettare, per conto ed in nome di xxxxx Mauro, l'eredità del padre xxxxx Pasquale, con beneficio d'inventario 4.curare l'amministrazione ordinaria del patrimonio immobiliare del beneficiario, e sottoporre all'autorizzazione di questo Giudice qualsiasi atto eccedente l'ordinaria amministrazione 5. rappresentare il beneficiario, agendo in nome e per conto del medesimo, nel predisporre e sottoscrivere eventuali atti e/o istanze alla Pa o a soggetti privati diretti al conseguimento di sussidi o equipollenti, di documenti d'identità, di prestazioni di natura assistenziale a favore del beneficiario, ed alla presentazione della denuncia dei redditi dello stesso 6. occuparsi delle questioni che riguardano la vita personale del beneficiario, curando che il medesimo sia adeguatamente curato ed assistito. Dispone che il presente incarico abbia durata a tempo indeterminato e che l'Amministratore di sostegno depositi ogni anno, entro il 31 dicembre, una relazione sulle condizioni di vita personali e sociali del beneficiario ed il rendiconto relativo al patrimonio del medesimo, corredato da documentazione attestante le principali voci di reddito e di spesa relative al periodo considerato. Trib. Roma 22.04.05, in Altalex 13.5.05 Si ritiene che il giudice non possa limitarsi ad aprire l'amministrazione di sostegno, riservando ad ulteriori e successivi decreti l'indicazione degli atti per i quali sarà necessaria l'assistenza o la rappresentanza dell'amministratore, poiché se questo fosse possibile - traendo debole argomento dall'articolo 15 della legge in commento che fa oggetto della pubblicità gli estremi essenziali del provvedimento di apertura e non anche il suo specifico contenuto - il decreto collocherebbe il disabile in uno stato di incapacità legale, salvo che per gli atti necessari alle esigenze della vita quotidiana articolo 409, comma 2 TOMMASEO . Eventualmente, il giudice tutelare potrà prevedere, nel provvedimento con il quale nomina l'amministratore di sostegno, che alcuni effetti, limitazioni o decadenze, previsti da disposizioni di legge per l'interdetto o l'inabilitato, si estendano al beneficiario dell'amministrazione di sostegno. Tali provvedimenti accessori potranno essere modificati indipendentemente dal contenuto principale del decreto di apertura dell'amministrazione. Il decreto dovrebbe disporre anche sulle spese in mancanza di una tale disposizione, si ritiene esse rimangano a carico di chi le ha sostenute CHIZZINI . Ex articolo 405, comma 1, Cc il decreto di apertura è immediatamente esecutivo mentre l'efficacia dei decreti riguardanti minori e interdetti o inabilitati decorre dal momento del raggiungimento dell'età maggiore o dalla pubblicazione della sentenza di revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione. Qualora sia proposto reclamo avverso i provvedimenti in esame, è dubbio se l'efficacia possa essere sospesa in dottrina si è proposto di applicare per analogia la disciplina dell'inibitoria, in virtù della quale il ricorrente in reclamo dovrà ottenere dal giudice di appello la sospensione dell'efficacia del decreto d'apertura, ove sussistano i gravi motivi per concederla di cui all'articolo 283 Cpc. La legge disciplina anche una forma di tutela cautelare che consente al giudice tutelare di provvedere in caso di urgenza, pronunciando gli opportuni provvedimenti urgenti per la cura della persona interessata e per la conservazione del suo patrimonio, e di nominare un amministratore di sostegno provvisorio che compia gli atti urgenti individuati dal giudice articolo 405, comma 4 . Si tratta di provvedimenti soggetti al potere di revoca e modifica del giudice che li ha emessi e ai gravami di cui all'articolo 720bis Cpc. Anche l'articolo 411 Cc disciplina una forma di tutela urgente allorché nel corso del giudizio di interdizione emerga l'opportunità di optare per l'amministrazione di sostegno, e il giudice dell'interdizione debba procedere a trasmettere gli atti del procedimento al giudice tutelare in queste ipotesi, infatti, il giudice dell'interdizione può adottare i provvedimenti urgenti di cui all'articolo 405 Cc. Dubbia è la possibilità di applicare ai provvedimenti di cui sopra gli articoli 669bis Cpc ss., disposizioni che disciplinano i procedimenti cautelari alcuni autori ritengono, infatti, che non si possa parlare di provvedimenti cautelari in senso proprio, ma di provvedimenti volontari interinali CHIZZINI . CESSAZIONE DELL'AMMINISTRAZIONE DI SOSTEGNO, REVOCA E MODIFICA DEL DECRETO DI APERTURA L'amministrazione di sostegno cessa, ovviamente, in caso di morte del beneficiario mentre nell'ipotesi di dichiarazione di morte presunta, di scomparsa e di assenza dello stesso è dubbio se l'ufficio cessi o rimanga in stato di quiescenza. Riteniamo che essa cessi anche allorché l'interessato venga interdetto o inabilitato. Ex articolo 413 Cc può essere proposta istanza di revoca dell'amministrazione di sostegno quando si siano determinati i presupposti per la cassazione dell'amministrazione di sostegno o per la sostituzione dell'amministratore Il decreto di apertura dell'amministrazione di sostegno è suscettibile di essere revocato anche quando la stessa si riveli idonea a realizzare gli interessi del beneficiario. Si ritiene che l'istanza di revoca sia inammissibile finché sia pendente il giudizio di impugnazione o non sia spirato il relativo termine CAMPESE . Legittimati ad esercitare l'azione di revoca dell'amministrazione di sostegno sono l'amministratore, il beneficiario, il Pm e gli altri legittimati a proporre il ricorso introduttivo ex articolo 406 Cc articolo 413 Cc . Il procedimento ha le stesse caratteristiche di quello di apertura, in base a quanto stabilisce l'articolo 720 Cpc, ai sensi del quale Per la revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione si osservano le norme stabilite per la pronuncia di esse in particolare l'istanza dovrà avere la forma del ricorso e dovrà contenere l'esposizione dei motivi per i quali si richiese la revoca. La legge stabilisce, onde garantire un adeguato contraddittorio, che l'istanza debba essere comunicata al beneficiario e all'amministratore di sostegno, qualora essa sia proposta da diversi soggetti da questi ultimi. Tali soggetti sono considerati parti necessarie nel procedimento di revoca. Eccezionalmente, il giudice tutelare può provvedere, anche d'ufficio, alla dichiarazione di cessazione dell'amministrazione di sostegno, quando questa si sia rivelata inidonea a realizzare la piena tutela del beneficiario, e - se ritiene che si debba promuovere giudizio di interdizione o di inabilitazione - ne informa il Pm, affinché provveda a iniziare tali giudizi articolo 413 Cc . In questi casi l'amministrazione di sostegno cessa con la nomina del tutore o del curatore provvisorio, ai sensi dell'articolo 419 Cc, ovvero con la dichiarazione di interdizione o di inabilitazione. Si tratta di un'ulteriore ipotesi di concorso tra l'amministrazione di sostegno ed i procedimenti di interdizione e di inabilitazione. Si ritiene che, in tali ipotesi, nel caso si concluda prima il procedimento di revoca dell'amministrazione di sostegno, si avrà la pronuncia di un provvedimento la cui efficacia è condizionata sospensivamente alla pubblicazione della sentenza d'interdizione o inabilitazione o alla nomina almeno del tutore o curatore provvisorio CHIZZINI . Conseguentemente, qualora venga rigettata l'azione di interdizione o di inabilitazione, non opererebbe un presupposto di efficacia per la dichiarazione di revoca, e permarrebbe l'amministrazione di sostegno. Il provvedimento di revoca dell'amministrazione di sostegno deve essere annotato nel registro delle amministrazioni di sostegno e nell'atto di nascita. Oltre ad essere revocato, il decreto di apertura può essere modificato o integrato il giudice tutelare può infatti, anche d'ufficio, in ogni tempo, emettere un provvedimento modificativo o integrativo articolo 407 Cc . Ai sensi dell'articolo 408 Cc, egli potrà esonerare e sostituire l'amministratore, mentre, ai sensi dell'articolo 405, egli potrà prorogare l'incarico a tempo determinato. La legge non disciplina i procedimenti di gestione dell'amministrazione di sostegno, ma deve farsi riferimento alle disposizioni comuni ai procedimenti in camera di consiglio per integrare la disciplina processuale dell'istituto in esame. Competente a conoscere della revoca e della modifica del provvedimento sarà il giudice tutelare che ha emanato il provvedimento di nomina, là dove non si siano modificati la residenza o il domicilio in caso di modifica della residenza o del domicilio, invece, l'istanza dovrà essere proposta al giudice competente territorialmente ai sensi della nuova residenza o domicilio. La legge non si esprime con riguardo agli effetti dei provvedimenti in esame nei confronti dei terzi, ma si ritiene che debbano essere fatti salvi i diritti acquistati dai terzi in buona fede con convenzioni antecedenti alla revoca o modifica, ai sensi dell'articolo 742 Cpc CHIZZINI . Strumentali a tali provvedimenti sono i poteri di controllo attribuiti al giudice tutelare in particolare l'amministratore deve periodicamente riferire circa l'attività svolta articolo 405 Cc il giudice deve essere informato di eventuali contrasti fra amministratore e beneficiario articolo 410 Cc , e può convocare l'amministratore in ogni momento per avere informazione ed impartire istruzioni inerenti gli interessi del minore. Infine, il giudice si pronuncia con riguardo ai reclami contro gli atti dell'amministratore proposti dal beneficiario o dai soggetti legittimati all'azione di apertura ex articolo 410, comma 2, adottando i provvedimenti opportuni con decreto motivato. IMPUGNAZIONI Con riguardo alla disciplina delle impugnazioni, il nuovo articolo 720bis Cpc stabilisce che contro i decreti del giudice tutelare è ammesso reclamo alla Corte d'appello a norma dell'articolo 739 Cpc, ai sensi del quale la Corte d'appello pronuncia anch'essa in camera di consiglio, e il reclamo deve essere proposto nel termine perentorio di dieci giorni dalla comunicazione del decreto, se è dato in confronto di una sola parte, o dalla notificazione, se è dato in confronto di più parti. La competenza a conoscere il reclamo avverso i decreti del giudice tutelare spetta, dunque, alla Corte di appello. Si tratta di una impugnazione di natura sostitutiva, a critica libera. La legittimazione ad impugnare in reclamo spetta a tutti coloro che hanno partecipato al giudizio. Dubbio è se essa spetti a soggetti che - pur essendo legittimati a proporre il ricorso - non siano stati parti del procedimento nella pregressa fase di giudizio infatti l'articolo 720bis richiama l'articolo 719 Cpc e non l'articolo 718, norma che eccezionalmente attribuisce la legittimazione ad impugnare anche a tali soggetti. Riteniamo, tuttavia, che siano legittimati anche tali ultimi soggetti, argomentando dal richiamo agli articoli 719 e 720 Cpc effettuato dall'articolo 720bis Cpc In particolare, l'articolo 720 Cpc recita Per la revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione si osservano le norme stabilite per la pronuncia di esse. Coloro che avevano diritto di promuovere l'interdizione e l'inabilitazione possono intervenire nel giudizio di revoca per opporsi alla domanda, e possono altresì impugnare la sentenza pronunciata nel giudizio di revoca, anche se non parteciparono al giudizio . Ora, se la legittimazione ad impugnare la sentenza di revoca dell'amministrazione di sostegno spetta anche a coloro che non parteciparono al giudizio, non ci sembra logico argomentare che il legislatore, non richiamando l'articolo 718 Cpc, abbia voluto escludere la legittimazione di tali soggetti ad impugnare il decreto di apertura Ex articolo 719 Cpc il termine per impugnare decorre dalla notificazione della sentenza fatta nelle forme ordinarie a tutti coloro che parteciparono al giudizio, ovvero il ricorrente, il Pm, il beneficiario e i soggetti legittimati al ricorso intervenuti nel giudizio. L'impugnazione deve essere proposta nel termine di dieci giorni decorrenti dalla data della notificazione del decreto per coloro che hanno partecipato a giudizio. Per coloro che non hanno partecipato decorre dalla data dell'ultima notificazione. In difetto di notificazione, il reclamo non potrà essere proposto oltre il termine ordinario di un anno la giurisprudenza di legittimità, infatti, applica tale termine anche ai decreti pronunciati nei procedimenti camerali. Il Di Nunno si duole anzitutto della violazione degli articoli 323 - 325 Cpc, assumendo che il decreto del tribunale per i minorenni ex articolo 274 Cc, stante la sua natura decisoria, non soggiace al termine di cui all'articolo 739 Cpc, esclusivamente proprio dei procedimenti di volontaria giurisdizione , e che erroneamente, quindi, la Corte di Bari aveva dichiarato la inammissibilità dell'impugnazione lamenta inoltre che i giudici del merito non abbiano tenuto conto della sentenza n. 341-1990 della Corte costituzionale, secondo cui, in caso di minore infrasedicenne, va accertato l'interesse del medesimo alla dichiarazione giudiziale di paternità. La prima doglianza è infondata e il rigetto della stessa, rendendo irretrattabile il decreto del Tribunale per i minorenni di Bari, preclude l'esame della seconda censura. Invero questa Corte ha stabilito che i provvedimenti del tribunale sull'ammissibilità dell'azione di dichiarazione di paternità o maternità naturali sono reclamabili, ai sensi dell'articolo 739 Cpc, entro dieci giorni dalla notificazione o, in difetto di questa, nel termine di cui all'articolo 327 Cpc sentenze 4130/83 3505/89 . A ciò non osta la natura decisoria che si voglia attribuire ai provvedimenti stessi nè la esperibilità, contro il decreto pronunciato in sede di reclamo, del ricorso per cassazione ex articolo 111, secondo comma, Costituzione il tipo camerale del procedimento, cui si collegano la forma del provvedimento decreto e la disciplina della sua impugnabilità reclamo entro dieci giorni , non è di per sé incompatibile col carattere contenzioso del giudizio e col riferirsi di questo a diritti soggettivi o status, come è stato chiarito anche nella giurisprudenza costituzionale sentenze 543 e 573/89 . Il peculiare rimedio di cui all'articolo 739 Cpc e il breve termine suo proprio non trovano applicazione unicamente quando, pur trattandosi di procedimento camerale, il provvedimento conclusivo assume la forma della sentenza. In tale ipotesi, riferendosi l'articolo 739 Cpc esclusivamente ai decreti, la sentenza, se notificata, è impugnabile nel termine di trenta giorni, ma il procedimento di secondo grado ricade ancora entro il modello camerale e l'impugnazione, pertanto, deve essere proposta con ricorso da depositarsi in cancelleria entro il predetto termine v., fra altre, sentenza 8567-1991, nonché la sentenza deliberata da questo stesso Collegio il 13 luglio 1993 sul ricorso n. 2492-91, in corso di pubblicazione . Nella specie, concludendosi con un decreto il procedimento di ammissibilità di cui all'articolo 274 Cc, trova applicazione l'articolo 739 Cpc e il termine di dieci giorni dalla notificazione dallo stesso previsto, per cui correttamente la Corte di Bari ha dichiarato la tardività dell'impugnativa davanti ad essa proposta. Il ricorso va dunque rigettato con la condanna del ricorrente alle spese Cassazione 869/94, in Mass. Giust. civ., 1994, 89 La Corte di appello esercita i poteri officiosi spettanti al giudice di primo grado di conseguenza essa potrà disporre l'apertura dell'amministrazione di sostegno qualora oggetto dell'impugnazione sia un decreto di rigetto pronunciato dal giudice tutelare. Il procedimento di svolgerà con le stesse modalità che caratterizzano il procedimento di primo grado e con l'esercizio degli stessi poteri inquisitori TOMMASEO , dovendosi intendere il richiamo all'articolo 739 Cpc operato dall'articolo 720bis come assunzione di un modello di gravame e non come recezione delle norme di cui agli articoli 737 Cpc ss., che disciplinano i procedimenti camerali La revoca o la modifica del provvedimento emesso in sede di reclamo spetta al giudice tutelare. Contro il decreto della Corte di appello, pronunciato in sede di reclamo, può essere proposto ricorso per Cassazione ex articolo 720-bis Cpc La garanzia del ricorso per cassazione opera sicuramente nei confronti dei provvedimenti che decidono sull'apertura o sulla revoca dell'amministrazione di sostegno. Dubbia è l'ammissibilità del ricorso per Cassazione avverso i provvedimenti di gestione dell'amministrazione di sostegno e avverso quelli urgenti con funzione cautelare. Per alcuni essa deve escludersi TOMMASEO . Diversamente, coloro che configurano anche i procedimenti relativi all'apertura e la revoca dell'amministrazione di sostegno come di volontaria giurisdizione, affermano che tutti i provvedimenti relativi all'amministrazione di sostegno siano ricorribili per cassazione CHIZZINI . Il ricorso è proponibile per tutti i motivi di cui all'articolo 360 Cpc. Esso deve essere proposto nel termine di sessanta giorni decorrenti dalla notifica della decisione. Alla fase cassatoria seguirà un giudizio di rinvio dinanzi alla Corte di appello, procedimento che avrà le forme del giudizio di reclamo CHIZZINI . Le impugnazioni non avranno efficacia sospensiva con riguardo all'esecutività del decreto.