Processo in contumacia e restituzione in termini: i paletti del Palazzaccio

Il nuovo articolo 175 del codice di procedura penale non è retroattivo

Stretta della Cassazione sull'impugnazione delle sentenze contumaciali il condannato non può ripresentare domanda di restituzione in termini per contestare il verdetto, se la precedente è già stata bocciata dal giudice dell'esecuzione anche se prima delle novità introdotte dal legislatore. È quanto emerge dalla sentenza 8230/06 - depositata l'8 marzo e qui integralmente leggibile tra i documento allegati - con cui la Cassazione ha chiarito la portata della nuova disciplina della restituzione nel termine. Ossia, di quella norma del Codice di procedura penale che consente di riportare indietro le lancette dell'orologio per la parte che ha dimostrato di non aver potuto rispettare una determinata scadenza. Per la prima sezione penale del Palazzaccio , infatti, la modifica legislativa dell'articolo 175 Cpp, contenuta nel Dl 17/2005 convertito con modificazione nella legge 60/2005, non consente la riapertura dei termini per la presentazione della richiesta per la restituzione nel termine per proporre impugnazione, nel caso in cui tale termine sia già scaduto. Il motivo? Si tratta di una disposizione di natura processuale che obbedisce al principio tempus regit actum e che, prevedendo un termine di decadenza, il cui dies a quo decorre dalla data in cui il condannato ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento, esclude una diversa decorrenza del termine per la presentazione della richiesta. Dello stesso parere è stato anche il sostituto procuratore generale di udienza presso la Corte di cassazione.

Cassazione - Sezione prima penale - sentenza 7 febbraio - 8 marzo 2006, n. 8230 Presidente Fabbri - Relatore Corradini Osserva 1 - Con ordinanza in data 16 maggio 2005 la Corte d'Appello di Bologna, quale giudice dell'esecuzione, ha respinto la istanza di restituzione nel termine per la impugnazione della sentenza contumaciale del Tribunale di Parma del 6 aprile 2001, presentata da Nocera Vincenzo, ai sensi del Dl 17/2005, convertito nella legge 60/2005, trattandosi, ad avviso del richiedente, di contumacia incolpevole. Il giudice dell'esecuzione ha rilevato che la istanza di restituzione nel termine per impugnare la sentenza del 6 aprile 2001 era già stata respinta con provvedimento della stessa Corte in data 15 dicembre 2004 e che comunque, come si evinceva anche dal precedente provvedimento, l'estratto contumaciale era stato correttamente notificato presso la residenza del Nocera, sita nella via Olimpia n. 17 di Parma, dove il suddetto aveva anche il domicilio, sulla base delle informazioni fornite dai Carabinieri e dove aveva avuto effettiva conoscenza dell'atto, essendo la notificazione avvenuta mediante il servizio postale con recapito dell'avviso in una cassetta delle lettere intestata al Nocera al suddetto indirizzo. 2 - Ha proposto ricorso per cassazione la difesa del Nocera lamentando, con due separati motivi - violazione degli articoli 157, comma 8, 160, commi 1 e 2 e 175, comma 2 Cpp poiché gli atti del procedimento penale, a seguito del quale era stata emessa la sentenza 6 aprile 2001, erano stati erroneamente notificati nelle forme degli irreperibili, pur risultando dal certificato anagrafico la residenza del Nocera, mentre l'estratto contumaciale della sentenza era stato notificato con le modalità previste dall'articolo 157 Cpp pur essendo invece in quel momento l'imputato irreperibile, senza comunque rinnovare la emissione del decreto di irreperibilità - carenza ed illogicità della motivazione del provvedimento impugnato, essendo stata desunta la residenza del Nocera da una informativa dei Carabinieri invece che dal certificato anagrafico. 3 Il Procuratore Generale presso questa Corte ha concluso per la inammissibilità, del ricorso rilevando che la istanza di restituzione nel termine, già presentata prima della entrata in vigore della nuova disciplina, soggiace al principio del tempus regit actum, e non può essere riproposta alla stregua della nuova disciplina, soprattutto nel caso in cui si tratti dì mera riproposizione di altra istanza già respinta dallo stesso giudice. Il difensore del ricorrente ha depositato in data 1 febbraio 2006 una memoria integrativa con cui ha ribadito la richiesta della nuova disciplina dell'articolo 175 n. 2 Cpp con conseguente restituzione nel termine per proporre la impugnazione contro la sentenza contumaciale. 4 - Il ricorso è manifestamente infondato e deve essere, come tale, dichiarato inammissibile. Il ricorrente invoca la applicazione dello jus superveniens costituito dal Dl 17/2005, convertito con modificazioni nella legge 60/2005, recante disposizioni urgenti in materia di impugnazione delle sentenze contumaciali e dei decreti di condanna ed in particolare modifica dell'articolo 175 Cpp, ritenendo che tale modifica legislativa consenta la reiterazione della richiesta anche se già presentata e decisa prima della entrata in vigore del Dl 17/2005. La prospettazione appare pretestuosa poiché il comma 2 bis dell'articolo 175 Cpp, introdotto con la legge 17/2005, prevede un preciso termine di decadenza per la presentazione della richiesta per la restituzione nel termine, che decorre dal momento in cui il condannato ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento. Ed è evidente che il legislatore ha voluto, con tale espressione, fare riferimento alla sicura consapevolezza, da parte dell'imputato, della esistenza e della precisa cognizione degli estremi del provvedimento, collegata alla notizia certa o alla comunicazione di un atto formale nella specie l'ordine di carcerazione che consente di individuare senza equivoco il momento in cui tale conoscenza si è verificata, non potendosi invece lasciare alla discrezionalità dell'imputato la scelta del momento in cui prendere cognizione del provvedimento impugnato sulla base della propria convenienza v. Cassazione, Su 25041/05 . Nel caso in esame il condannato aveva. comunque avuto effettiva conoscenza della sentenza contumaciale quanto meno alla data in cui aveva presentato istanza di restituzione nel termine da cui era poi scaturito il provvedimento dei giudice dell'esecuzione in data 15 dicembre 2004, per cui, allorché la istanza è stata reiterata, a seguito della entrata in vigore del Dl 17/2005, era già ampiamente scaduto il termine, previsto a pena di decadenza, per presentare la richiesta e comunque la istanza non era riproponibile poiché sulla stessa si era già pronunciato il giudice dell'esecuzione con il precedente provvedimento del 15 dicembre 2004 che operava, a norma dell'articolo 666, comma 2, Cpp, quale provvedimento preclusivo della reiterazione di questione identica a quella disattesa, indipendentemente dal carattere o meno di definitività del primo provvedimento v. per tutte Cassazione 20 ottobre 1993, Collecchia Cassazione 20 gennaio 1999, Piras Cassazione 18 novembre 1998, Marra . Non può d'altronde ritenersi che la nuova normativa consenta una riapertura dei termini per presentare la richiesta di restituzione nel termine poiché, come esattamente rilevato dal Pg, si tratta di disposizione di natura processuale che obbedisce al principio del tempus regit actum e che, prevedendo espressamente un preciso termine di decadenza il cui dies a quo decorre dalla data in cui l'imputato ha avuto effettiva conoscenza del provvedimento, esclude una diversa decorrenza del termine per la presentazione della istanza. 5 - Restano in conseguenza prive di rilievo le doglianze del ricorrente in merito alla correttezza della motivazione della ordinanza impugnata laddove ha ritenuto che l'estratto contumaciale della sentenza fosse stato comunque notificato con modalità tali da consentire la effettiva conoscenza della sentenza da parte dell'imputato, trattandosi di questione il cui esame è ormai precluso. Alla dichiarata inammissibilità dei ricorso debbono seguire le ulteriori statuizioni indicate nel dispositivo. PQM Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di euro 500 alla Cassa delle Ammende.