Louis Vuitton e Dior chiedono i danni a eBay per le contraffazioni all'asta

In Francia otto transazioni su dieci di oggetti con i loro marchi realizzate attraverso il più noto sito di compravendita via Internet riguarderebbero contraffazioni. E ora il nuovo contrasto ai pirati si estenderà al resto d'Europa

Aste via Internet sotto tiro per la facilità estrema con la quale finiscono in vendita prodotti apparentemente di marchi celebri ma quasi sempre contraffatti. A Parigi due griffe di alta gamma, appartenenti al Gruppo LVMH, il numero uno mondiale del lusso, hanno deciso di sferrare un attacco sul piano giudiziario chiamando a rispondere la succursale francese di eBay il più noto sito di aste on-line, con duecento milioni di virtuali venditori-compratori sparsi nel mondo per i danni subiti. Per le contraffazioni battute su eBay nell'arco di circa quattro anni, Louis Vuitton reclama venti milioni di euro e altri 17 ne rivendica Dior Couture. Secondo quanto hanno documentato gli accertamenti svolti dai produttori, nel solo secondo trimestre dell'anno in corso sono stati circa 150 mila gli annunci di vendita di prodotti con il celebre marchio LV e quasi 300 mila quelli con la firma Dior. Tuttavia, secondo gli stessi accertamenti in molti casi gli investigatori delle prestigiose griffe hanno acquistato gli oggetti offerti, proprio a scopo di documentazione e, ora, di accusa , i materiali contraffatti rappresenterebbero circa il novanta per cento delle trattative in questione. Tutte queste cifre si riferiscono agli accertamenti relativi solo alle transazioni su eBay. Dalla quale, adesso, il Gruppo LVMH, pretende un risarcimento esemplare. Fatto salvo ogni diritto, poi, una volta ottenuta eventualmente ragione dal Tribunale commerciale della capitale francese dove la casa d'aste telematica è stata citata in giudizio , ad estendere la guerra dei risarcimenti ad altri operatori consimili. Già mesi addietro il gruppo francese aveva diffidato eBay, lasciando intendere che non avrebbe tollerato quella che reputava un'eccessiva leggerezza nei controlli. E l'effetto era stato quello di nuovi avvisi agli utenti e di una policy più attenta. Tuttavia le griffe francesi non hanno ritenuto soddisfacenti i risultati, visto che le aste di oggetti palesemente contraffatti non avevano poi subito una riduzione significativa. Di qui all'azione legale il passo è stato brevissimo. All'annuncio dell'attuale procedura eBay non ha replicato entrando nel dettaglio ma ha ribadito di aver sempre praticato corrette informative agli utenti. Il portavoce della filiale francese ha anche evidenziato che oltre al sistema informativo volto a scoraggiare i venditori furbi , anche un vero e proprio programma di intervento è stato varato da tempo e consente ai titolari di marchi e diritti di segnalare tempestivamente azioni e comportamenti in violazione di diritti legittimi al fine di bloccare la visibilità dell' asta e avviare accertamenti. Questo sistema, che in effetti esiste, non viene tuttavia giudicato efficiente dai produttori dei marchi originali, sia per la macchinosità richiede che numerose persone si occupino di vigilare su un mercato virtuale particolarmente dinamico, a caccia di falsi , sia perchè non sempre le segnalazioni vengono recepite con l'immediato blocco della tentata vendita. Quanto alle possibilità che eBay se la cavi, ovvero riesca a non pagare neppure in misura da stabilirsi in giudizio i danni alle due prestigiose griffe, al momento nessuno si sbilancia. Da sempre eBay sostiene di offrire semplicemente uno spazio, come fosse un mercatino dove il venditore affitta un banco, espone le sue carabattole e il proprietario del suolo non ha responsabilità in relazione al commercio soprastante. Una teoria che vorrebbe trovare protezione nel concetto di hébergeur, colui che fornisce ostello, punto e basta, una qualificazione che nel diritto francese esiste ma non si applica solo perché un soggetto si autoproclama tale. Tant'è che di recente la Corte d'Appello parigina ha rifiutato a Google in conflitto con Louis Vuitton per improvvidi abbinamenti automatici di marchi e annunci tramite il sistema AdWords i benefici di tale qualificazione. Che, secondo LVMH, non toccherebbe assolutamente ad eBay. L'accusa infatti già si prepara a dimostrare cosa non difficile, peraltro che il sito più noto per le aste non si limita a fornire lo spazio ma è in qualche misura cointeressato alle vendite comprese, per quanto a sua insaputa, quelle di oggetti contraffatti dato che su ogni transazione andata a buon fine percepisce una pur minima quota. m.c.