Srl di famiglia, la distribuzione degli utili va provata

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco Nelle società a responsabilità limitata a ristretta base sociale, la presunzione di distribuzione ai soci degli utili non contabilizzati, deve essere provata. Con queste conclusioni, i giudici tributari della sezione prima della Commissione tributaria regionale del Lazio nella sentenza 94/2006 depositata il 4 maggio e qui leggibile tra gli allegati, confermando completamente la decisione dei giudici provinciali che avevano annullato gli accertamenti per gli anni 1994 e 1995, hanno stabilito un principio giuridico di fondamentale importanza. I giudici tributari romani, pur riconoscendo che in presenza di società di capitali a base ristretta familiare si possa presumere una distribuzione degli utili non contabilizzati direttamente in capo ai soci, hanno precisato che, tuttavia, debba essere fornita la prova di questa distribuzione. L'Agenzia delle entrate di Albano Laziale aveva recuperato in capo ai soci i redditi accertati alla società esercente la distribuzione nel campo dei prodotti alimentari, la commissione provinciale di Roma accoglieva i ricorsi ritenendo che, i maggiori redditi accertati, non potessero essere imputati ai soci di una società di capitali, e questo in modo particolare quando l'accertamento nei confronti della società partecipata scaturiva da un mancato riconoscimento di costi. L'ufficio, ritenendo che anche nelle società di capitali a base ristretta possa trovare applicazione l'articolo 5 del Tuir 917/86 che imputa ai soci i proventi delle società di persone, appellava la sentenza. La Commissione Tributaria Regionale del Lazio ha rigettato l'appello dell'Ufficio. L'inattendibilità del bilancio della società ed il conseguente accertamento dei maggiori redditi nei confronti di questa, citano i giudici regionali, non costituisce elemento determinante per ricavare la presunzione grave e precisa di distribuzione di utili. L'accertamento del maggior reddito della società, prosegue il collegio, costituisce il punto di partenza dell'indagine che avrebbe dovuto svolgere l'ufficio al fine di verificare se vi fosse stata effettiva percezione di questi redditi dai soci, ovvero se l'importo sottratto a tassazione fosse stato utilizzato per costituire riserve occulte. Inoltre, prosegue la commissione, secondo un consolidato indirizzo giurisprudenziale, il reddito derivante dalla partecipazione in società di capitali si considera percepito nell'anno successivo a quello della formazione del reddito. Gli accertamenti nei confronti dei soci sono stati eseguiti con riferimento allo stesso esercizio in cui sono stati accertati i redditi della società quindi, conclude il collegio, anche sotto questo profilo gli accertamenti devono ritenersi illegittimi. In precedenza la sezione tributaria della Cassazione 16729/05 18864/05 ha fissato dei principi contrastanti con la sentenza della Ctr del Lazio ha stabilito infatti che, nelle società di capitale a ristretta base familiare società a responsabilità limitata o società per azioni opera sempre la presunzione di distribuzione degli utili induttivamente accertati nei confronti della società direttamente in capo ai soci e che in tale ipotesi non viene violato il principio della presunzione di secondo grado. I PRINCIPI Nelle società di capitale a ristretta base familiare, deve essere fornita la prova della distribuzione degli utili non contabilizzati. Quando i maggiori utili accertati derivano da un mancato riconoscimento di costi, questi non possono mai essere imputati in capo ai soci. Il reddito derivante dalla partecipazione in società di capitali, si considera distribuito l'anno successivo a quello di formazione del reddito, conseguentemente i maggiori ricavi accertati alla società ed i maggiori utili distribuiti ai soci devono riguardare esercizi differenti.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione prima - sentenza 26 aprile-4 maggio 2006, n. 94 Presidente Varrone - Reltore Lunerti Ricorrente Cupellini Svolgimento del processo Cupellini Luigi e De Filippis Palmira ricorrono contro avvisi di accertamento 1994 e 1955 e relative cartelle di pagamento, derivanti dal recupero a tassazione di redditi derivanti dalla partecipazione nella Cll Alimentari Srl essa stessa oggetto di accertamento di maggiori redditi non dichiarati. La Commissione tributaria provinciale di Roma ha accolto il ricorso ritenendo che i maggiori redditi accertati a società di capitale non possano essere direttamente imputati ai soci in particolare quando l'accertamento nei confronti della società partecipata sia dovuto, come nella specie, a disconoscimento di costi. Propone appello l'Ufficio delle Entrate di Albano sostenendo che in caso di società a partecipazione ristretta trovi applicazione la norma dell'articolo 5 Tuir in analogia a quanto previsto per le società di persone, chiedendo quindi la conferma degli accertamenti e delle relative cartelle di pagamento. Motivi della decisione L'ufficio pretende che il reddito accertato nei confronti della Cll Alimentari Srl partecipata dagli attuali appellati abbia generato un utile da questi ultimi percepito e non dichiarato per gli anni d'imposta oggetto di accertamento, non tiene però conto che i soci di una società di capitale non sono responsabili delle obbligazioni e delle azioni della società articolo 2325 Cc . Deve quindi ritenersi che l'inattendibilità del bilancio della società ed il conseguente accertamento di maggiori redditi nei confronti di questa non costituisce elemento determinante per ricavare la presunzione grave e precisa di avvenuta distribuzione di utili, se conviene fornita la prova dell'uscita del maggior reddito accertato dalla sfera patrimoniale della società. Poiché in base al Cc la presunzione serve per risalire a un fatto ignoto partendo da un fatto noto, deve ritenersi che nella specie manchi proprio detto fatto noto in quanto, anche a voler ritenere che effettivamente la società abbia conseguito il maggior utile in capo ad essa accertato, lo stesso potrebbe ben essere stato utilizzato per scopi diversi da quello della distribuzione ai soci. L'accertamento del maggior reddito nei confronti della società costituisce il punto di partenza dell'indagine che l'Ufficio avrebbe dovuto svolgere per provare l'uso che di tale maggiore utile avesse fatto la società, nella specie nonrisulta alcun atto effettuato dall'Ufficio in tal senso esso infatti, prima di accertare ai fini Irpef il contestato reddito di capitale avrebbe dovuto espletare controlli ed accertamenti intesi a stabilire se da parte dei soci vi fosse stata effettiva percezione di redditi ovvero se l'importo sottratto a tassazione fosse servito a costituire una riserva occulta. Inoltre secondo un costante indirizzo giurisprudenziale il reddito di capitale derivante dalla partecipazione in società di capitali si considera percepito nell'anno successivo a quello della formazione del reddito societario, essendo necessaria nella circostanza, prima della distribuzione degli utili, la formazione del bilancio e l'adozione della delibera per la distribuzione o diverso utilizzo degli utili stessi. Nella specie invece gli accertamenti nei confronti dei soci sono stati effettuati con riguardo allo stesso esercizio nel quale sono stati accertati i redditi della società e quindi anche sotto questo profilo devono ritenersi illegittimi. Va pertanto confermata la sentenza impugnata con conseguente annullamento degli accertamenti e delle cartelle di pagamento. Sussistono valide ragioni per la compensazione delle spese di lite. PQM La Commissione conferma la sentenza impugnata. Spese compensate.