Ricusazione degli incarichi di fiducia: sulle controversie decide il giudice ordinario

Palazzo Spada alza le mani le revoche da parte dell'ente locale incidono sul rapporto e non sulla sua costituzione e la posizione fatta valere in giudizio investe la sfera dei diritti soggettivi

Spetta al giudice ordinario decidere le controversie relative alla ricusazione degli incarichi di fiducia. Lo ha chiarito la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 4420/05 depositata lo scorso 30 agosto e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha dichiarato inammissibile il ricorso di un ingegnere capo che si era visto revocare l'incarico di fiducia dal Comune di Melissano. Ma andiamo con ordine. Il Tar Puglia, a cui l'ingegnere nonché coordinatore della direzione dei lavori di urbanizzazione della zona industriale si era rivolto, aveva annullato la delibera con cui l'ente locale lo aveva messo alla porta. Tuttavia, Piazza Capo di Ferro, dichiarando inammissibile il ricorso, non ha avuto dubbi la controversia non è di sua competenza. Del resto, qui non sono in discussione interessi legittimi ma diritti soggettivi connessi all'incarico che la Giunta comunale di Melissa aveva affidato all'ingegnere. Per cui, dato che le determinazioni assunte dall'ente locale incidono sul rapporto e non sulla sua costituzione, la posizione soggettiva fatta valere in giudizio investe la sfera dei diritti soggettivi e si sottrae quindi alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 15 febbraio - 30 agosto 2005, n. 4420 Presidente Santoro - estensore Millemaggi Cogliani Ricorrente comune di Melissano Le - controricorrente Pierri Fatto e diritto 1. Con la sentenza in epigrafe, la Sezione seconda della Sezione staccata di Lecce del Tar della Puglia ha annullato la deliberazione della Giunta comunale di Melissano, 136/03, avente ad oggetto ricusazione incarichi di fiducia affidati all'attuale appellante, consistenti nella progettazione di opere di urbanizzazione della zona industriale del Comune appellante, e nel conferimento di funzioni di ingegnere capo e coordinatore della direzione dei lavori. Con la deliberazione in esame in particolare - è stato preso atto della illegittimità di talune deliberazioni con le quali l'Ente ha deciso il conferimento dell'incarico diretto, senza il rispetto della procedura di evidenza pubblica della mancanza di forma scritta degli incarichi conferiti e della consequenziale nullità del rapporto della insufficienza del disciplinare d'incarico a rivestire i contenuti essenziali dello strumento contrattuale della mancata prestazione della polizza fideiussoria del progettista alla data di approvazione del progetto esecutivo - sono state annullate le deliberazioni con le quali l'Ente aveva, a suo tempo, deciso di conferire gli incarichi - è stato deciso di non riconoscere le prestazioni professionali rese dall'attuale appellante di non corrispondergli quanto dallo stesso preteso, con le parcelle trasmesse e di riservare i mezzi di tutela a carico del professionista in questione, per il risarcimento dei danni, da valutarsi e quantificarsi separatamente. 2. Avverso l'anzidetta sentenza ha proposto appello il Comune interessato, deducendo in primo luogo il difetto di giurisdizione del giudice amministrativo, già eccepito in primo grado ed erroneamente negato dal giudice di primo grado, sulla considerazione che oggetto del giudizio non fossero il rapporto professionale o i compensi dovuti al professionista per l'opera prestata, bensì il provvedimento di autotutela ed il suo corretto esercizio. 3. La Sezione condivide, al contrario, l'assorbente motivo di appello. Indipendentemente dalla forma impugnatoria adoperata, infatti, la controversia in esame vede l'originario ricorrente coinvolto quale titolare di diritti soggettivi derivanti dalla locatio operis, cui si riconnettono i compensi che l'Amministrazione appellante, con il provvedimento impugnato, ha deciso di non erogare, sulla considerazione ricognitiva della nullità del conferimento effettuato in assenza dell'atto scritto. Comunque si riguardino le determinazioni assunte dall'Ente, esse sono destinate ad incidere non già sulla costituzione del rapporto, bensì sul rapporto costituito, e sulla obbligazioni che ne derivano in capo all'Amministrazione che si pone in posizione paritetica rispetto all'attuale appellato. Il contenuto prevalentemente ricognitivo della deliberazione emerge dalla presa d'atto di cui si compone l'intero capo 1 del dispositivo, di cui, i tre capoversi esprimono, in maniera esaustiva, il presupposto delle determinazioni assunte con i capi dal 4 al 7, contenenti, rispettivamente, la decisione di non riconoscere le prestazioni professionali capo 4 , di non corrispondere gli importi contenuti nelle parcelle trasmesse dal professionista capo 5 , di riservarsi la valutazione del danno capo 6 e l'attivazione delle azioni legali per la tutela dell'Amministrazione capo 7 . I capi 2 e 3, con il quali è propriamente esercitato il potere di autotutela, sono, per ciò che riguarda la sfera degli interessi dell'attuale appellato, del tutto neutri, in quanto, ove anche rimossi, non ne modificherebbero la posizione, sotto il profilo della volontà espressa, nei capi che seguono, di cui è già stato precisato il contenuto. E' infatti pacificamente irrilevante l'esistenza di una delibera con cui l'organo collegiale dell'ente pubblico nella specie, la Giunta abbia conferito un incarico ad un professionista ove ad essa non segua la formale stipulazione del negozio tra il professionista e il rappresentante esterno dell'ente tale delibera infatti, non costituisce una proposta contrattuale, ma un mero atto interno e preparatorio del contratto la valida formazione del rapporto non è comunque surrogabile per facta concludentia quali l'esecuzione dell'incarico e la ricezione e utilizzazione dell'opera da parte dell'ente per tutte, Cass. sez. II, 18 luglio 2002, n. 10440 e sez. II, 6 dicembre 2001, n. 15487 . Da quanto precede, emerge dunque inequivocamente - prima ancora della mancanza di interesse dell'originario ricorrente ad impugnare la deliberazione della quale si tratta anch'essa dedotta in appello unitamente al vizio di omessa pronuncia sul punto, da parte del giudice di primo grado , per la parte in cui propriamente esprime un contenuto provvedimentale ovvero limitatamente a quanto statuito nei capi 2 e 3 - che la posizione soggettiva fatta valere con il ricorso investe la sfera dei diritti soggettivi del ricorrente, che come fatto notare dall'appellante contesta, sostanzialmente, le motivazioni del recesso dell'Amministrazione comunale dal rapporto di prestazione d'opera professionale e del rifiuto di corrispondere quanto ancora dovuto al professionista a titolo di onorari in forza di tale rapporto. Si tratta di questioni che esulano dalla giurisdizione di legittimità e si sottraggono alla giurisdizione esclusiva di questo giudice. L'appello, pertanto deve essere accolto e la sentenza appellata deve essere riformata nel senso della declaratoria di inammissibilità del ricorso originario, per difetto di giurisdizione del giudice amministrativo. Le spese dei due gradi del giudizio, tuttavia, possono essere interamente compensate fra le parti, sulla considerazione della obiettiva complessità della questione. PQM Il CdS in sede giurisdizionale Sezione Quinta , definitivamente pronunciando, accoglie l'appello e per l'effetto, in riforma della sentenza appellata, dichiara inammissibile il ricorso di primo grado per difetto di giurisdizione Compensa integralmente fra le parti le spese del giudizio Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa.