Nessun versamento contributivo in fase di interruzione del contratto

Neanche il cosiddetto minimale è dovuto all'Inps dal datore di lavoro perché non c'è alcuna prestazione lavorativa da rispettare né alcuna retribuzione da corrispondere

Stop al versamento dei contributi assicurativi se l'impresa s'è accordata con i dipendenti per una breve interruzione del contratto. In questo caso, infatti, il cosiddetto minimale contributivo non è dovuto all'Inps dal datore di lavoro, perché non c'è alcuna prestazione lavorativa da rispettare né alcuna retribuzione da corrispondere. Lo ha chiarito la Cassazione nella sentenza 1301/06 - depositata il 24 gennaio scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - con cui ha accolto il ricorso di un piccolo imprenditore edile condannato, in sede di merito, al versamento della contribuzione sulla retribuzione minima per i periodi di sospensione consensuale dei rapporti di lavoro con i suoi dipendenti, anche se quest'ultimi non avevano diritto ad alcuna retribuzione. Con il verdetto in esame, infatti, la sezione lavoro ha dato ragione al ricorrente perché non esiste nessun appiglio contrattuale che giustifichi un tale obbligo da parte del datore infatti, in tale ipotesi viene meno sia il sinallagma genetico che quello funzionale tra prestazione e controprestazione lavorativa e retributiva , che a loro volta formano oggetto delle obbligazioni principali derivanti dal rapporto di lavoro e, come questo, sono temporaneamente sospese. In pratica, la Suprema corte esclude che, in caso di accordo tra datore di lavoro e lavoratore per una consensuale temporanea sospensione del rapporto di lavoro, nel quale non sorge né l'obbligazione di prestare lavoro, né quella di corrispondere la retribuzione, sia dovuta alcuna contribuzione all'ente previdenziale per il predetto periodo, neppure nella misura corrispondente al minimale contributivo.

Cassazione - Sezione lavoro - sentenza 25 novembre 2005-24 gennaio 2006, n. 1301 Presidente Mercurio - Relatore De Luca Svolgimento del processo Con la sentenza ora denunciata, la Corte d'appello di Campobasso, pronunciando sull'appello proposto da Michele Savino contro l'Inps, per la riforma della sentenza del Tribunale della stessa sede - che aveva rigettato le opposizioni del Savino a decreti ingiuntivi e ad all'ordinanza-ingiunzione, per il pagamento di quanto dovuto, in favore dell'istituto, per contributi omessi oltre sanzioni ed accessori relativi sul minimale di retribuzione imponibile per datori di lavoro esercenti attività edile di cui all'articolo 29 del Dl 244/95, convertito in legge 341/95 - accoglieva, parzialmente, l'appello, essenzialmente sulla base dei rilievi seguenti - le assenze concordate tra le parti non rientrano nella tipologia di quelle considerate deducibili dal monte-ore su cui va commisurata la retribuzione imponibile ai sensi dell'articolo 29 Dl 244/95, convertito in legge 341/95 cit. - tale esclusine rinviene la sua ratio nella esigenza di porre il sistema contributivo, nei termini disciplinati dalla suddetta norma per il settore dell'edilizia artigianale, al riparo da condotte elusive di difficile controllo repressivo, non essendo agevole accertare, a distanza di anni, se nel periodo della sospensione consensuale l'attività lavorativa sia rimasta effettivamente sospesa - il fatto, poi, che le ore di assenza concordata siano state, singolarmente o globalmente, inferiori alle ore di assenza retribuita ferie, riposi compensativi, festività soppresse ed altro non consente di teorizzare una sorta di fungibilità delle assenze, diverso essendo il loro titolo giustificativo, non senza aggiungere, ad esempio, che le ferie possono non essere godute in luogo dell'indennità sostitutiva, mentre i permessi potrebbero non essere richiesti, in quanto le assenze remunerate sono suscettibili di fare diminuire il monte-ore solo se e nella misura in cui si verificano e non siano spendibili, ai medesimi effetti, con imputazione ad assenze di altra natura - ne consegue che il minimo imponibile mensile, mensilmente dovendo essere assolti gli obblighi contributivi ed assistenziali, deve essere calcolato sulla base dell'orario settimanale di lavoro stabilito dal Ccnl, decurtato delle ore di assenza, se verificatesi, ammesse in deduzione, e non di quelle non verificatesi, che in proporzione sarebbero state spettanti, giacché - ripetesi - l'obbligazione retributiva e quella contributiva hanno cadenza e scadenza mensile - la denuncia con Dm/10 di retribuzioni inferiori al minimo imponibile, seppure virtuale, essendo strumento di parziale evasione contributiva, costituisce violazione della normativa in materia di previdenza e di luogo, quindi, alla decadenza dai benefici degli sgravi e della fiscalizzazione - non reputa la Corte che la norma di cui all'articolo 29 del Dl 244/95 cit. sia sospettabile di incostituzionalità, in quanto si ritiene in sostanza che, per la parte virtuale, l'obbligazione contributiva gravi esclusivamente sui datori di lavoro, per i quali, peraltro, essa altro non è che un costo predeterminabile che può essere traslato sulla committenza - l'appello va dunque rigettato, per quel che concerne l'evasione contributiva, merita invece accoglimento per quel che concerne le somme aggiuntive, che devono essere rideterminate ai sensi dell'articolo 116 comma 18 legge 188/00, mentre l'ordinanza-ingiunzione va annullata, essendo state le sanzioni amministrative correlate alla violazione in materia di previdenza abolite dalla predetta legge . Avverso la sentenza d'appello, Michele Savino propone ricorso per cassazione - affidato ad un motivo principale ed a quattro motivi subordinati - al quale resiste l'Inps con controricorso. L'Inps propone, a sua volta, separato ricorso - affidato a due motivi - al quale Michele Savino resiste con controricorso e contestualmente propone, parimenti in subordine, ricorso incidentale - affidato ad un motivo - al quale resiste l'Inps con controricorso. Michele Savino ha presentato memoria. Motivi della decisione 1. Preliminarmente, va disposta la riunione dei ricorsi, in quanto proposti separatamente contro la stessa sentenza articolo 335 Cpc . 2. Con il primo motivo del proprio ricorso - denunciando violazione e falsa applicazione di norme di diritto articolo 29 Dl 244/95 convertito in legge 341/95 , nonché vizio di motivazione articolo 360 n. 3 e 5 Cpc - Michele Savino censura la sentenza impugnata per avere ritenuto dovuta la contribuzione, sulla retribuzione minima di cui all'articolo 29 del Dl 244/95 convertito in legge 341/95 cit. , durante i periodi di sospensione consensuale dei rapporti di lavoro con propri dipendenti sebbene i lavoratori non avessero diritto, durante gli stessi periodi ad alcuna retribuzione. Il primo motivo del ricorso di Michele Savino - ora in esame - risulta fondato. L'accoglimento - che ne consegue - assorbe gli altri motivi dello stesso ricorso ed il ricorso incidentale di Michele Savino - in quanto espressamente proposti in subordine - nonché il ricorso dell'Inps, che - supponendo il rigetto del motivato accolto - ne investe le pronunce consequenziali. 3. Invero la disposizione articolo 29 intitolato Retribuzione minima imponibile nel settore edile, del Dl 244/95 convertito in legge 341/95, Misure dirette ad accertare il completamento degli interventi pubblici e la realizzazione dei nuovi interventi nelle aree depresse, nonché disposizioni in materia di lavoro e di occupazione che disciplina la dedotta fattispecie sancisce testualmente al comma 1 I datori di lavoro esercenti attività edile anche se in economia operanti sul territorio nazionale, individuati dai codici Istat 1991, dal 45.1 al 45.45.2, sono tenuti ad assolvere la contribuzione previdenziale ed assistenziale su di una retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all'orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione, con esclusione delle assenze per malattia, infortuni, scioperi, sospensione o riduzione dell'attività lavorativa, con intervento della cassa integrazione guadagni, di altri eventi indennizzati e degli eventi peri i quali il trattamento economico è assolto mediante accantonamento presso le casse edili. Altri eventi potranno essere individuati con decreto del ministro del Lavoro e della previdenza sociale, di concerto con il ministro del Tesoro, sentite le organizzazioni sindacali predette. Restano ferme le disposizioni in materia di retribuzione imponibile dettate dall'articolo 12 della legge 153/69, e successive modificazioni, in materia di minimali di retribuzione ai fini contributivi e quelle di cui all'articolo 1, comma 1, del Dl 338/89, convertito con modificazioni dalla legge 389/89. Nella retribuzione imponibile di cui a quest'ultima norma rientrano, secondo le misure previste dall'articolo 9 del Dl 103/91, convertito, con modificazioni, dalla legge 166/91, anche gli accantonamenti e le contribuzioni alle casse edili . Ne risulta, quindi, stabilito - con riferimento ai datori di lavoro, esercenti attività edile anche se in economia operanti sul territorio nazionale, individuati dai codici Istat 1991 dal 45.1 al 45.45 - che l'imposto della retribuzione, da assumere come base di calcolo dei contributi previdenziali, non può essere inferiore all'importo di quella che ai lavoratori sarebbe dovuta in applicazione dei contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale e dei relativi contratti integrativi territoriali di attuazione cd. minimale contributivo , , con esclusiva incidenza sul rapporto previdenziale - come questa Corte ha già avuto occasione di affermare vedine la sentenza 16873/05 - contestualmente elencando, altresì, i casi da considerarsi tassativi, in cui la suddetta regola del minimale è esclusa , e delegando l'individuazione di altri casi ad un Dm Dm 16 dicembre 1996 , che rinvia a sua volta alle previsioni dei contratti collettivi , con la conseguenza che, stante il carattere tassativo delle eccezioni e il richiamo che il suddetto decreto effettua alla contrattazione collettiva, è onere del datore di lavoro - che invoca la ricorrenza di una deroga al minimale - indicare la disposizione contrattuale che la prevede . Esplicitamente fatte salve restano ferme risultano, poi, la nozione di retribuzione imponibile a fini contributivi di cui all'articolo 12 della legge 153/69 e successive modificazioni e la previsione di minimale contributivo di cui all'articolo 1 comma 1 Dl 338/89 convertito con modificazioni dalla legge 389/89 . Al pari della retribuzione imponibile a fini contributivi e del minimale contributivo - esplicitamente fatti salvi - la previsione, in esame, di minimale contributivo per il settore dell'edilizia di cui all'articolo 29 comma 1 del Dl 244/95 convertito in legge 341/95 cit. - che trova applicazione alla dedotta fattispecie - non costituisce, tuttavia, fonte di obbligazione retributiva autonoma, sia pure ai soli fini previdenziali, ma incide esclusivamente sulla misura della retribuzione - che il lavoratore riceve o, comunque, ha diritto di ricevere in dipendenza del rapporto di lavoro - per verificarne, agli stessi fini, il rispetto del minimale di retribuzione imponibile e, quindi, di contribuzione. In altri termini, la retribuzione - che il lavoratore riceve o, comunque, ha diritto di ricevere in dipendenza del rapporto di lavoro - è presupposto indefettibile, in ogni caso, non solo ai fini della sua qualificazione giuridica - come retribuzione imponibile a fini contributivi ai sensi dell'articolo 12 della legge 153/69 e successive modificazioni cit. - ma anche per conformarne, se necessario, la misura ai minimali di cui all'articolo 29, comma 1 del Dl 244/95 convertito in legge 341/95, comma 1 del Dl 244/95 convertito in legge 341/95 ed all'articolo 1 comma 1 del Dl 338/89, convertito, con modificazioni, dalla legge 389/89 cit. . 4. Infatti la nozione di retribuzione imponibile a fini contributivi di cui all'articolo 12 della legge 153/69, Revisione degli ordinamenti pensionistici e norme in materia di sicurezza sociale, e successive modificazioni è più ampia rispetto alla nozione civilistica articolo 2099 e seguenti Cc di generale applicazione, della retribuzione - secondo la giurisprudenza consolidata di questa Corte vedine, per tutte, le sentenza 4563, 13065, 17136/05, 14845, 15930, 21985/04, 16060, 12505, 9155/03, 15813/02, 4262/01, 7522/99, 576/90, 828, 5004/89, 61/1987 - in quanto non comprende soltanto il corrispettivo della prestazione lavorativa, ma tutto ciò che il lavoratore riceve così, testualmente, l'articolo 12 della legge 153/69 cit. - oppure ha diritto di ricevere in tal senso, vedi, per tutte, Cassazione 677, 5547/93, 1989/97, 3630, 5002, 11148, 12122/99, 7951/00, nonché 4563, 13065, 17136/05, 14845, 15930, 21985/04 cit. - dal datore di lavoro, in danaro o in natura, in dipendenza del rapporto di lavoro . Dalla retribuzione imponibile - quale risulta dalla prospettata nozione causale che ha sostituito la nozione corrispettiva, di cui alle disposizioni precedenti in materia - sono escluse, tuttavia, soltanto le voci elencate espressamente, quanto tassativamente dallo stesso articolo 12 comma 2 della legge 153/69 cit. , la cui esclusione esplicita, peraltro, implicitamente suppone - almeno in alcuni casi quale quello del rimborso spese di cui al n. 2 del citato elenco, che all'evidenza non ha natura corrispettiva e, perciò, conferma quell'ampia nozione. La natura giuridica, poi, di ciascuna delle erogazioni del datore di lavoro - al fine della loro inclusione o meno nella retribuzione imponibile a fini contributivi - va accertata, in base alla funzione obiettiva ed alla disciplina concreta rispettiva, a prescindere, tra l'altro, dall'eventuale autoqualificazione delle parti, trattandosi di materia - previdenziale appunto - che è sottratta alla loro disponibilità, essendo riservata alla legge in tal senso, vedi, per tutte, Cassazione 2991/85 nonché 4563, 13065, 17136/05, 14845, 15930/ 21985/04 cit. . Pertanto la nozione, in esame, di retribuzione imponibile a fini contributivi di cui all'articolo 12 della legge 153/69, e successive modificazioni cit. risulta, all'evidenza, funzionale alla qualificazione giuridica - come retribuzione imponibile o meno, a detti fini, appunto - soltanto di tutto ciò che il lavoratore riceva, oppure abbia diritto di ricevere dal datore di lavoro, in danaro o in natura, in dipendenza del rapporto di lavoro . Alla stessa retribuzione imponibile a fini contributivi, poi, si applicano - per conformarne la misura - le previsioni di minimali di cui all'articolo 20, comma 1, del Dl 244/95 convertito in legge 341/95 - che qui interessa - ed all'articolo 1 comma 1 del Dl 338/89, convertito, con modificazioni, dalla legge 389/89 cit. . 5. Infatti - componendo il contrasto di giurisprudenza insorto nell'ambito della Sezione lavoro - le Su di questa Corte sentenza 11199/02 hanno enunciato il seguente principio di diritto L'importo della retribuzione, da assumere come base di calcolo dei contributi previdenziali, non può essere inferiore all'importo di quella che ai lavoratori di un determinato settore sarebbe dovuta in applicazione dei contratti collettivi stipulati dalle associazioni sindacali più rappresentative su base nazionale cd. minimale contributivo secondo il riferimento ad essi fatto dall'articolo 1 Dl 338/89, convertito in legge 389/89, Disposizioni urgenti in materia di evasione contributiva, di fiscalizzazione degli oneri sociali, di sgravi contributivi nel Mezzogiorno e di finanziamento dei patronati - con esclusiva incidenza sul rapporto previdenziale - senza le limitazioni derivanti dall'applicazione dei criteri di cui all'articolo 36 Costituzione cd. minimo retributivo costituzionale , che sono rilevanti solo quando a detti contratti si ricorre - con incidenza sul distinto rapporto di lavoro - ai fini della determinazione della giusta retribuzione . Coerente con la costituzione articoli 3, 24 e 39 risulta poi, la prospettata imposizione di un minimale contributivo - secondo la giurisprudenza della Corte costituzionale vedine la sentenza 342/92 - in quanto, da un lato, il bilanciamento di interessi può essere assicurato dalla utilizzazione di contratti collettivi come modelli generali o parametri validi per la generalità dei datori di lavoro - il che è possibile anche allo stato della vigente legislazione e dell'indirizzo giurisprudenziale, secondo cui i detti contratti hanno natura di diritto privato - e, dall'altro, una retribuzione imponibile non inferiore a quella minima è necessaria per l'assolvimento degli oneri contributivi e per la realizzazione delle finalità assicurative e previdenziali, in quanto , se si dovesse prendere in considerazione una retribuzione imponibile inferiore, i contributi determinati in base ad essa risulterebbero tali da non poter in alcun modo soddisfare le suddette esigenze così, testualmente, Corte costituzionale 342/92 cit. . Ora il principio di diritto enunciato dalle Su sentenza 11199/02 cit. risulta condiviso dalla consolidata giurisprudenza successiva della Sezione lavoro vedine le sentenza 3494, 3899, 7842, 7848, 7850, 8358, 11788, 14833, 16762,19263/03, 2733, 2843, 9761, 14845, 15930, 21985/04, 4563, 13065, 17136/05 . Coerente sviluppo dello stesso principio e della ratio ad esso sottesa - che lo legittima, per quanto si è detto , anche sul piano costituzionale - risulta, poi, la necessità che la retribuzione-parametro per il calcolo del minimale contributivo sia stabilita, in ogni caso, da un contratto collettivo stipulato da associazioni sindacali più rappresentative su base nazionale, con la conseguenza che - ove non sia stato stipulato un contratto siffatto, per il settore produttivo ed. in genere per la categoria contrattuale, peraltro autodefinita nel regime post-corporativo, ora vigente di appartenenza del datore di lavoro interessato - deve farsi riferimento alla contrattazione collettiva, per un settore produttivo ed, in genere, per una categoria contrattuale affine, che può essere individuate dall'ente previdenziale, fatto salvo, tuttavia, l'onere - a carico del datore di lavoro - di allegare e provare l'esistenza di un contratto collettivo, a lui più favorevole, che riguardi un settore produttivo ed in genere una categoria contrattuale maggiormente affine in tal senso Cassazione 19308/04 . Tuttavia la retribuzione-parametro per il calcolo del minimale contributivo suppone la retribuzione-corrispettivo - dovuta in dipendenza del rapporto di lavoro - e si limita ad elevarla, se inferiore, fino al raggiungimento del minimale contributivo, sia pure ai soli fini previdenziali. 6. A conclusioni non dissimili deve pervenirsi, tuttavia, anche con riferimento al minimale di cui all'articolo 29, comma 1 del Dl 244/95 convertito in legge 341/95 cit. che trova applicazione - per quanto si è detto - nella dedotta fattispecie. Con disposizione parimenti destinata ad operare soltanto sul piano previdenziale, in funzione della medesima ratio di assicurare la necessaria provvista e garantire così l'equilibrio finanziario della gestione così, testualmente Cassazione 16873/05 cit. ne risulta imposta, infatti, una retribuzione-parametro - da assumere a base di calcolo della contribuzione - non inferiore alla retribuzione commisurata ad un numero di ore settimanali non inferiore all'orario di lavoro normale stabilito dai contratti collettivi nazionali stipulati dalle organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale e dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione . Ne risultano espressamente escluse, tuttavia, le assenze dal lavoro per uno dei motivi individuati - tassativamente in tal senso, vedi Cassazione 16873/05 cit. - dalla stessa legge malattia, infortuni, scioperi, sospensione o riduzione dell'attività lavorativa, con intervento della cassa integrazione guadagni, di altri eventi indennizzati e degli eventi per i quali il trattamento economico è assolto mediante accantonamento presso le casse edili oppure - su delega della legge - da Dm quali permessi non retribuiti, ferie collettive, frequenza di corsi professionali . Pertanto - quale che sia l'orario di lavoro, effettivamente osservato nel caso concreto - la contribuzione deve essere commisurata alla retribuzione dovuta per l'orario normale, stabilito dai contratti collettivi nazionali - stipulati dagli agenti contrattuali, contestualmente individuati organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale - oppure dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione. Le prospettate ipotesi di esclusione - dal minimale, previsto contestualmente - incidono, poi, soltanto sull'importo del minimale stesso. Ne risulta, quindi, una retribuzione-parametro - da assumere a base di calcolo del minimale contributivo - che può essere, all'evidenza, superiore rispetto alla retribuzione-corrispettivo, dovuta, nello stesso caso concreto, quale compenso della prestazione resa durante l'orario effettivamente osservato ove questo sia, in ipotesi, inferiore rispetto all'orario normale, stabilito, appunto, dai contratti collettivi nazionali - stipulati dagli agenti contrattuali, contestualmente previsti organizzazioni sindacali più rappresentative su base nazionale - oppure dai relativi contratti integrativi territoriali di attuazione. 7. Coerentemente, lo stesso minimale contributivo di cui all'articolo 29, comma 1 del Dl 244/95 convertito in legge 341/95 cit. non trova applicazione nelle ipotesi in cui non sia dovuta - in dipendenza del rapporto di lavoro - alcuna prestazione lavorativa, né alcuna retribuzione-corrispettivo. All'evidenza, non si tratta delle ipotesi di esclusione dal prospettato orario normale contrattuale assenze per malattia, infortuni, scioperi, sospensione o riduzione dell'attività lavorativa, con intervento della cassa integrazione guadagni, di altri eventi indennizzati e degli eventi per i quali il trattamento economico è assolto mediante accantonamento presso le casse edili, nonché per altri motivi individuati da Dm appunto che incidono - per quanto si è detto - soltanto sull'importo del minimale, previsto contestualmente. Si tratta, invece, di ipotesi affatto diverse - che esulano, quindi, dalla elencazione tassativa degli stessi casi di esclusione dal prospettato orario normale contrattuale - nelle quali, sia pure temporaneamente, non sorge - in dipendenza del rapporto di lavoro, appunto - né l'obbligazione di prestare lavoro, né l'obbligazione di corrispondere la retribuzione. In tali ipotesi, non può sorgere, quindi, alcun problema circa la qualificazione giuridica della inesistente retribuzione-corrispettivo - come retribuzione imponibile a fini contributivi o meno, appunto - né circa la conformazione - che ne consegue - della stessa retribuzione al minimale di cui all'articolo 29, comma 1 del Dl 244/95 convertito in legge 341/95 cit. . È proprio, questo il caso - che ricorre nella specie - della sospensione consensuale del rapporto di lavoro. 8. Nell'ipotesi di sospensione consensuale del rapporto di lavoro, infatti, il lavoratore non ha diritto di ricevere alcuna retribuzione - in dipendenza del rapporto di lavoro - né obbligo di prestare la propria opera - secondo la giurisprudenza di questa Corte vedine, per tutte, la sentenza 2334/91 delle Su - che configura detta sospensione, appunto, con riferimento agli intervalli non lavorati tra rapporti di lavoro con apposizione del termine affetta da nullità - nonché la giurisprudenza successiva, sostanzialmente conforme sentenze 14381/02 delle stesse Su 8734, 15331/04, 8352, 4051, 11699/03, 9962, 17524/02, 12697/01, 5821, 10782, 14882/00, 5932/98, 9278/95 ed altre della Sezione lavoro vedine altresì, le sentenze 1761/01, 3436, 3437, 3438, 3693/90, parimenti della Sezione lavoro - esulando, in tale ipotesi, il sinallagma genetico in tal senso, vedi la sentenza 2334/91 delle Su cit. - non già soltanto il sinallagma funzionale - tra la prestazione e la controprestazione prospettate lavorativa, appunto, e retributiva che formano oggetto delle obbligazioni principali, derivanti, appunto, dal rapporto di lavoro e, come questo, temporaneamente sospese. Coerentemente esula, nella stessa ipotesi di sospensione consensuale del rapporto di lavoro, appunto qualsiasi retribuzione, per la quale risulti possibile - previa qualificazione giuridica, come retribuzione imponibile a fini contributivi - la conformazione al minimale di cui all'articolo 29 comma 1 del Dl 244/95 convertito in legge 341/95 cit. . Affatto diverse - anche sotto questo profilo - risultando, quindi, le ipotesi che - per quanto si è detto - sono esplicitamente escluse ai sensi dello stesso articolo 20, comma 1 del Dl 244/95 convertito in legge 341/95 cit. dall'orario contrattuale normale prospettato, in funzione del minimale contributivo previsto contestualmente assenze per malattia, infortuni, scioperi, sospensione o riduzione dell'attività lavorativa, con intervento della cassa integrazione guadagni, di altri eventi indennizzati e degli eventi per i quali il trattamento economico è assolto mediante accantonamento presso le casse edili, nonché per altri motivi individuati da Dm . In tali ipotesi, infatti, restano, bensì, dovute - in dipendenza del rapporto di lavoro - sia la prestazione lavorativa, sia la retribuzione-corrispettivo, ma esula, tuttavia, il reciproco sinallagma funzionale, non già genetico in tal senso, vedi la sentenza 2334/91 delle Su cit. - in dipendenza della sospensione temporanea della prestazione lavorativa - pur essendo, talora, prevista, da legge o da contratto, la corresponsione della retribuzione corrispettivo oppure altra fonte di reddito sostitutiva quali indennità di malattia o infortunio, integrazioni salariali . Alla luce dei principi di diritto enunciati, la sentenza impugnata - laddove ritiene dovuto il minimale contributivo di cui all'articolo 20 comma 1 del Dl 244/95 convertito in legge 341/95 cit. , per il periodo di sospensione consensuale del rapporto di lavoro, intercorso tra l'attuale ricorrente Michele Savino ed alcuni dipendenti - merita, quindi, le censure che le vengono mosse con il primo motivo di ricorso dello stesso Savino. Tanto basta per accogliere tale motivo di ricorso e per dichiarare assorbite - per quanto si è detto - tutte le altre censure, che sono state mosse - da entrambe le parti - alla sentenza impugnata. 9. Previa riunione dei ricorsi, deve essere, quindi, accolto il primo motivo del ricorso di Michele Savino, mentre vanno dichiarati assorbiti gli altri motivi dello stesso ricorso ed il ricorso incidentale di Michele Savino, nonché il ricorso dell'Inps. Di conseguenza, la sentenza impugnata va cassata senza rinvio ai sensi dell'articolo 384 comma 1 ultimo periodo , in relazione al motivo di ricorso accolto, in quanto la causa può essere decisa nel merito, sulla base del principio di diritto enunciato - senza che siano necessari all'uopo accertamenti di fatto ulteriori - accogliendo le opposizioni di Michele Savino a decreti ingiuntivi e ad ordinanza-ingiunzione e, per l'effetto, revocando i decreti ingiuntivi opposti ed annullando l'ordinanza-ingiunzione, parimenti opposta. Sussistono giusti motivi articoli 92 Cpc , tuttavia, per compensare integralmente tra le parti le spese dell'intero processo articolo 385 comma 2 Cpc . PQM La Corte riunisce i ricorsi, accoglie il primo motivo del ricorso di Michele Savino, dichiara assorbiti gli altri motivi dello stesso ricorso ed il ricorso incidentale di Michele Savino, nonché il ricorso dell'Inps, cassa la sentenza impugnata senza rinvio, in relazione al motivo di ricorso accolto, decidendo nel merito, accoglie le opposizioni di Michele Savino a decreti ingiuntivi e ad ordinanza-ingiunzione e, per l'effetto, revoca i decreti ingiuntivi opposti ed annulla l'ordinanza-ingiunzione, parimenti opposta, compensa integralmente tra le parti le spese dell'intero processo.