Esami di Stato, si dimette il presidente della commisione di Roma

Lascia l'incarico per incompatibilità Giovambattista Sgromo delegato della cassa forense

Esami di avvocati, il presidente della Commissione capitolina, Giovambattista Sgromo si è dimesso dall'incarico. Ad annunciarlo è stato lo scorso 24 febbraio l'ex presidente dell'Ordine di Roma, Federico Bucci, che circa un mese fa aveva contestato la regolarità della nomina di Sgromo, incompatibile in quanto delegato della Cassa forense come aveva riportato Diritto & Giustizia il 25 e il 26 gennaio. L'articolo 6 della legge 180/03 che ha riformato l'esame di avvocato vieta, infatti, ai legali attivi nella politica forense di svolgere la delicata funzione di esaminatori degli aspiranti professionisti. Per cui, il Consiglio dell'Ordine non avrebbe dovuto proporre la sua candidatura al ministro della Giustizia. Del resto, il comitato delegato della Cassa forense si è insediato lo scorso 11 marzo, quindi a luglio il Consiglio dell'Ordine capitolino doveva essere quanto meno informato sulla nomina di Sgromo. Tuttavia, l'ex presidente della Commissione romana nonostante le polemiche aveva comunque iniziato la correzione degli elaborati dei circa 4 mila candidati del distretto di Corte appello di Milano, che, secondo la legge, sono corretti in altra sede. Per cui, in questo caso, gli elaborati dei candidati di Milano vengono corretti nella capitale e quelli laziali vengono vagliati all'ombra della Madonnina. Tutto ciò, ha spiegato Bucci, per evitare gli scandali delle promozioni troppo facili in certe particolari sedi, avvenuti in anni passati, come quando a Catanzaro i commissari di esame avevano addirittura dettato lo svolgimento dei compiti a migliaia di candidati, la maggior parte dei quali non era di Catanzaro . Quanto alle invalidità delle valutazioni di alcuni elaborati degli aspiranti milanesi che sono state corretti durante l'interregno di Sgombro, Federico Bucci, che alle ultime lezioni è stato rieletto al Consiglio dell'Ordine di Roma, ha rassicurato che certamente si è trattato di pochi casi, forse poche decine. Pertanto, la commissione romana con un nuovo presidente dovrà soltanto rivalutare quei pochi casi in via di autotutela , come, del resto, prevede il diritto amministrativo per le sanatorie. cri.cap