Sdraiarsi nudo in un'area di pic-nic è reato anche se non ""turba le coscienze""

Ammenda confermata per un 35enne che a Spoleto aveva deciso di prendere la tintarella integrale

Scatta il reato di atti contrari alla pubblica decenza per chi mostra la propria nudità in un luogo pubblico che non è un campo nudisti. In pratica, anche se non provoca fastidio il nudo integrale deve essere praticato solo nelle aree ad esso dedicate. Per la Cassazione, infatti, la pubblica decenza, che è elemento costitutivo del reato contestato, va commisurata, secondo un criterio storico-sociologico, al sentimento comune dell'uomo medio e non alla particolare sensibilità di un singolo . Con queste motivazione la terza sezione penale di piazza Cavour ha confermato il verdetto del giudice di pace di Spoleto che aveva condannato un trentacinquenne alla pena di 400,00 euro di ammenda, per esseri sdraiato su un tavolo completamente nudo a prendere il sole in un'area di una località umbra destinata a pic-nic, nonostante la presenza di altre persone. Senza successo, infatti, il naturista si è rivolto ai giudici del Palazzaccio facendo notare che un testimone, proprio quello che aveva chiamato i carabinieri, aveva dichiarato di non aver provato disgusto o fastidio nel vederlo senza vestiti. In altre parole, il ragazzo per convincere gli ermellini che il suo non era un comportamento disdicevole ha puntato tutto sul fatto che, ai giorni d'oggi, la nudità integrale maschile o femminile non è più in grado di provocare un turbamento nella coscienza comune. Ma la tesi è stata respinta in Cassazione sulla base della considerazione che il concetto di pubblica decenza non si misura con la sensibilità di una sola persona ma con quella dell'uomo medio. Con la sentenza 31407/06 - depositata il 21 settembre e qui integralmente leggibile tra i documenti allegati - la terza sezione penale ha, infatti, affermato che non può sostenersi che la nudità integrale, a causa dell'evolversi del comune sentimento, non è più idonea a provocare turbamento nella comunità attuale, perché essa può essere tollerata solo nella particolare situazione di campi di nudisti, riservata a soggetti consenzienti, ma non in luoghi pubblici o aperti o esposti al pubblico, dove è percepibile da tutti, anche da bambini e da adulti non consenzienti .

Cassazione - Sezione terza penale up - sentenza 27 giugno-21 settembre 2006, n. 31407 Presidente Papa - Relatore Onorato Pm Passacantando - Ricorrente Bompadre In fatto e in diritto 1. Con sentenza del 15 ottobre 2004 il GdP di Spoleto, riconosciute le attenuanti generiche, ha condannato Vincenzo Bompadre alla pena di euro 400 di ammenda quale colpevole del reato di cui all'articolo 726 Cp per avere compiuto atti contrari alla pubblica decenza, sdraiandosi su un tavolo completamente nudo a prendere il sole in un'area destinata a pic-nic in località Pettino, nonostante la presenza di altre persone in Campello sul Clitunno il 24 agosto 2003 . 2. L'imputato ha proposto ricorso per cassazione, chiedendo l'annullamento della sentenza sulla base di tre motivi. Col primo lamenta mancanza o illogicità della motivazione, perché il giudice non ha preso in considerazione elementi rilevanti della fattispecie concreta, e in particolare il fatto che il teste Donato, che era stato l'unico a chiamare i carabinieri, aveva dichiarato di non avere provato disgusto o fastidio per la presenza dell'uomo nudo, il quale dormiva sul tavolo da circa un'ora e mezzo. Col secondo motivo il ricorrente deduce erronea applicazione della norma incriminatrice e vizio di motivazione sul punto, giacché la nudità integrale maschile o femminile non è più atta a provocare turbamento nella coscienza comune attuale. Col terzo motivo richiede l'applicazione dell'articolo 129 Cpp per l'eventualità che durante la pendenza del giudizio maturi la prescrizione del reato. 3. Il ricorso è infondato e va respinto. Il fatto che il denunciante abbia dichiarato di non avere provato disgusto davanti alla nudità dell'uomo dormiente non rileva ai fini penali, giacché la pubblica decenza, che è elemento costitutivo del reato contestato, va commisurata, secondo un criterio storico-sociologico, al sentimento comune dell'uomo medio, e non alla particolare sensibilità di un singolo. Né d'altra parte può sostenersi che la nudità integrale, a causa dell'evolversi del comune sentimento, non è più idonea a provocare turbamento nella comunità attuale, giacché essa può essere tollerata solo nella particolare situazione di campi di nudisti, riservata a soggetti consenzienti, ma non in luoghi pubblici o aperti o esposti al pubblico, dove è percepibile da tutti, anche da bambini e da adulti non consenzienti. Infine, il reato non è ancora estinto per prescrizione. Consegue ex articolo 616 Cpp la condanna del ricorrente alle spese processuali. Considerato il contenuto dell'impugnazione, non si ritiene di comminare anche la sanzione pecuniarie a favore della cassa delle ammende. PQM La Corte suprema di cassazione rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.