Codice penale e riduzione dei tempi processuali. Oua e Aiga dal Guardasigilli

Proseguono le consultazioni del ministro della Giustizia che ieri ha incontrato i rappresentanti dell'Organismo unitario dell'avvocatura e quelli dell'Associazione giovani avvocati

Non sono finite le consultazioni per il ministro della Giustizia Clemente Mastella che ieri ha incontrato i vertici dell'Organismo unitario dell'avvocatura e dell'Associazione italiana giovani avvocati. L'Oua ha consegnato al ministro un ampio documento leggibile tra i documenti correlati con il quale ha messo in evidenza tutte le priorità della giustizia non azzerare tutto, fare riforme condivise a partire da quella delle professioni che dovrà essere riportata alla competenza dello Stato anche se il referendum dovesse bocciare la devolution. Va evitata la tentazione di fare piazza pulita in modo scriteriato - ha detto il presidente Oua Michelina Grillo - e al ministro abbiamo ribadito la necessità di procedere a riforme condivise frutto anche dei contributi di avvocati, magistrati e mondo accademico. Le riforme calate dall'alto sono destinate a fallire . Al ministro l'Oua ha chiesto poi un impegno concreto al fine di approvare la riforma delle professioni garantendo il ritorno allo Stato della competenza in materia. In relazione poi agli ipotizzati interventi di clemenza, l'Oua ha ribadito la necessità di intervenire prima di tutto sul Codice penale, riducendo le ipotesi di carcerazione preventiva e applicando finalmente il principio del diritto penale minimo che, tra l'altro, prevede il ricorso alla detenzione come estrema ratio. Solo dopo queste misure, ha detto Grillo avrà senso parlare di atti di clemenza, altrimenti destinati a produrre effetti velleitari . Tra l'amnistia e l'indulto, infine, il presidente Grillo ha affermato di preferire di gran lunga l'indulto . Non areniamoci sulla riforma dell'ordinamento giudiziario, sono altre le priorità del settore giustizia ha detto al ministro il presidente dell'Associazione italiana giovani avvocati Valter Militi. In primo luogo - ha dichiarato il presidente dell'Aiga al termine dell'incontro - è necessario ridurre la durata dei processi, la cui inaccettabile lungaggine fa dell'Italia il fanalino di coda dell'Unione europea e penalizza la competitività del sistema produttivo, frustrando i diritti dei cittadini e delle imprese . I giovani Avvocati hanno espresso al Guardasigilli la necessità di puntare sui sistemi alternativi di risoluzione delle controversie, ma anche sulla valorizzazione del ruolo della magistratura onoraria. Militi ha anche rimarcato le riforme necessarie per l'Avvocatura modifica delle norme sull'accesso alla professione, interventi idonei a favorire l'inserimento dei giovani nel mondo del lavoro e la formazione di società tra professionisti. Le Università - ha osservato Militi - continuano a sfornare laureati in giurisprudenza privi delle competenze minime indispensabili per l'esercizio dell'attività professionale, con la conseguenza che un incontrollato accesso agli albi comporta lo scandimento della qualità e rende difficoltosa la collocazione nel mercato del lavoro . Per garantire un'elevata professionalità, secondo i giovani avvocati, la selezione dovrebbe iniziare già a partire dall'Università, programmando il numero delle iscrizioni ai corsi di laurea, mentre la formazione non può limitarsi al periodo di praticantato rendendola invece obbligatoria per tutta la durata dell'attività del professionista. Militi ha quindi concluso il suo intervento parlando di liberalizzazione e abolizione dei minimi tariffari Non si può equiparare la prestazione forense ad un'attività d'impresa. I minimi tariffari servono soprattutto a tutelare il cittadino dalle eccessive pretese economiche del professionista e quest'ultimo dal potere contrattuale dei soggetti forti che ne auspicano una vera e propria dipendenza .

Organismo unitario dell'avvocatura Documento depositato all'attenzione del Signor Ministro di Giustizia sen. Clemente Mastella dal presidente dell'Organismo unitario dell'avvocatura avv. Michelina Grillo in occasione dell'incontro dell'8 giugno 2006 Illustre Signor Ministro, Le porgo il saluto della Giunta e dell'Assemblea dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana, unitamente a quello dell'intera Avvocatura. L'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana, peculiare ideazione ed espressione della classe forense, nasce al Congresso di Maratea del 1995, a seguito del Congresso straordinario, tenutosi a Venezia nel 1994, nel corso del quale venne delineato il modello rappresentativo . Esso si presenta come struttura - diretta emanazione del Congresso Nazionale Forense - nella quale confluiscono tutte le istituzioni ed associazioni forensi, non già volontariamente, bensì per effetto del voto liberamente espresso dai delegati dei distinti circondari, al fine di manifestare dialetticamente il pensiero dell'avvocatura su tutti i temi più importanti della giustizia e della professione, nel rispetto dell'autonomia di ciascuna componente, e cioè, in definitiva, come il soggetto politico idoneo a rappresentare l'avvocatura nella sua interezza, tra una seduta congressuale e l'altra, ponendosi come autorevole e propositivo interlocutore delle istituzioni politiche del paese. L'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana e la sua assemblea sono strumenti che si muovono, operano e decidono con i criteri propri della politica anche al momento delle scelte e delle delibere tutte le decisioni vengono infatti assunte a maggioranza. Dal suo avvento, l'Organismo Unitario - denominato il parlamentino dell'avvocatura proprio perché ne rappresenta oggi democraticamente tutte le componenti - ha inaugurato una stagione di rapporti particolarmente produttivi, consentendo all'avvocatura di elaborare un proprio autonomo punto di vista sulla giurisdizione e sulle problematiche di settore, e quindi di esprimersi argomentatamene sulle grandi questioni, attuando così strumenti di incidenza e di lotta non più consistenti nella semplice protesta individuale o di circoscritti gruppi di professionisti. Il programma di lavoro dell'Oua - ancorché reso inevitabilmente complesso dalla rilevantissima crescita numerica e dalle sempre crescenti diversificazioni interne all'avvocatura, non ultime quelle dipendenti dalle modalità concrete di esercizio della professione, e dalla conseguente necessità di intercettare bisogni ed aspettative sempre più variegati ed articolati - punta ad incidere sui processi di trasformazione che investono la società italiana, prestando la massima attenzione ai molteplici provvedimenti e progetti che riguardano la professione di avvocato, la giustizia ed i processi. L'Organismo Unitario, infatti, si pone l'obiettivo da una parte di intervenire costantemente nel dibattito politico e, dall'altra, di elaborare proposte di riforma organica del sistema giustizia in Italia e tutto ciò ispirandosi sia ai deliberati del Congresso Nazionale Forense, sia alle istanze, alle idee e alle proposte provenienti da tutte le componenti sia istituzionali che associative dell'avvocatura. Le Commissioni di studio, in cui si articolano i lavori dell'Assemblea ed all'interno delle quali avviene gran parte dell'elaborazione teorica e politica dell'Oua, sono state aperte ad esterni proprio al fine di coinvolgere in questo delicato compito le più significative esponenzialità nonché le migliori professionalità dell'avvocatura e non solo di questa, ma anche del mondo accademico e della società civile. Al Congresso Nazionale Forense di Trieste - Grado del 1997 fu varato all'unanimità lo Statuto, nel suo impianto di base ancora oggi sostanzialmente vigente, sia pure con le modifiche successivamente apportate e l'approvazione di un significativo preambolo, nel quale si prevede democraticamente che è individuata nel Congresso, massimo organo di espressione della volontà politica dell'avvocatura e momento fondamentale di confluenza di tutte le sue componenti, l'assemblea generale elettiva capace di esprimere a maggioranza indirizzi e determinazioni in tema di professione forense e politica della Giustizia. Fatta questa breve premessa di carattere storico-politico, per la volontà di renderLe quanto più manifesto possibile ruolo e funzioni dell'Organismo Unitario, si rende del tutto manifesta la sola e superiore esigenza, che mi permetto di ritenere meritevole di considerazione, che ha determinato da parte nostra la richiesta dell'odierno incontro, e cioè quella di individuare congiuntamente, sin dall'avvio della legislatura, metodologie e tempistica, per la prosecuzione della stabile interlocuzione sviluppatasi nel corso degli anni tra i Suoi predecessori e l'organo di rappresentanza politica dell'avvocatura. È un rapporto che mai si è interrotto, né ha mostrato cedimenti, che è nostra intenzione, anzi, potenziare e sviluppare ulteriormente, certi come siamo della Sua sensibilità a riguardo. L'Organismo Unitario, che non ha mai fatto mancare il costruttivo apporto dell'Avvocatura italiana in tema di politica giudiziaria e riforme di settore, intende così proseguire nel solco di una già consolidata tradizione, nell'intento di poter ancora una volta offrire un contributo utile e fruttuoso, che favorisca, nel rispetto delle competenze e prerogative del Parlamento e del Governo, il raggiungimento, auspicabilmente a breve, delle più idonee soluzioni ai gravi problemi, anche strutturali e organizzativi, che da troppo tempo affliggono il sistema Giustizia e penalizzano grandemente anche lo stesso sistema economico. Le proposte avanzate nel corso degli anni, la partecipazione ai lavori di numerose e qualificate Commissioni Ministeriali che, anche di recente, hanno varato riforme di non poco momento, rendono ragione dell'impegno e dell'approfondimento, del tutto scevro da tentazioni corporative, con il quale l'Organismo Unitario ed i suoi componenti hanno risposto agli inviti loro rivolti dalla politica, ed hanno inteso ed intendono il loro serio e consapevole approccio ai temi della Giustizia, nell'interesse della collettività. Il livello di analisi, di elaborazione tematica e di progettazione raggiunto nell'ultimo decennio dall'avvocatura politicamente organizzata, meno condizionato, rispetto ad altre categorie, dal perseguimento di interessi particolari, ha consentito di fare emergere l'insieme spesso contraddittorio di interessi che si muove attorno al mondo della Giustizia. Tuttavia, le riflessioni e le soluzioni offerte dall'avvocatura, se per un verso hanno sempre suscitato l'attenzione ed il dichiarato interesse di esponenti di tutti gli schieramenti politici, in concreto - forse perché prive di richieste di natura più brutalmente sindacale da usare come arma di contrattazione - hanno dovuto cedere quasi sempre il passo alle difficoltà di ogni maggioranza di affrontare, in modo complessivo e sistematico, situazioni altrimenti non risolvibili, mentre taluni interventi normativi - ultimo il caso degli articoli 149 e 150 del nuovo Codice delle Assicurazioni - hanno rappresentato, anche nelle dichiarazioni di chi ne ha promosso l'adozione, un incomprensibile attacco al ruolo del difensore ed un implicito insulto alla dignità della categoria. I campanelli d'allarme lanciati dall'avvocatura fin dalla metà degli anni '90 - allora in assoluta solitudine - sull' ingestibilità di un sistema caratterizzato da una lunga e contraddittoria sequela di interventi tampone, avulsi da qualunque studio di fattibilità o di impatto ambientale , hanno portato l'Italia a subire la mortificante procedura di infrazione europea, sulla quale l'OUA è intervenuta con due edizioni del Controrapporto sui dati dell'amministrazione giudiziaria, ed ancor oggi ci espongono a interventi di controllo e sanzioni. L'Avvocatura ha oggi piena fiducia che il senso di responsabilità e le doti politiche, attestati dalla Sua storia personale, costituiranno elemento prezioso da un lato perché siano affrontati ed auspicabilmente risolti o avviati a soluzione, problemi oramai non più eludibili, e dall'altro per un necessario equilibrio nei rapporti con i soggetti della giurisdizione, le cui funzioni e ruoli emergono con eguale dignità dal dettato costituzionale. Siamo oggi all'avvio di una nuova legislatura, con un nuovo Parlamento e un nuovo Governo, al quale poter avanzare nuovamente le legittime e motivate istanze degli avvocati italiani, le cui aspettative ed attese spesso sono state tradite. Prima di ogni altra considerazione, non possiamo che chiedere a gran voce che la Giustizia cessi di essere terreno di scontro, e che si dia corso ad ampio ed equilibrato dibattito politico, con la partecipazione dei soggetti della giurisdizione, in uno sforzo congiunto, per una forte ripresa dell'analisi dei problemi e delle loro soluzioni, accompagnato da una serena valutazione delle molteplici riforme che hanno caratterizzato la passata legislatura. I soggetti della giurisdizione, devono essere promotori di un miglioramento delle norme vigenti e di un aggiornamento nei settori che ancora necessitano di interventi riformatori. Deve avviarsi, quindi, una ricognizione serena sull'applicazione delle riforme, anche alla stregua di sistemi di raccolta e di valutazione dei dati certi e condivisi. Il prossimo legislatore dovrà, in questo quadro, impegnarsi a dare completa attuazione all'articolo 111 della Costituzione. Il nostro Paese è dotato di una Carta Costituzionale nella quale sono contemplati diritti e principi di attuale validità che ancora risentono della mancata attuazione in norme specifiche. Buon punto di partenza è quindi la Giustizia, nodo centrale della vita sociale. Si concretizzino finalmente le enunciazioni che la riguardano in norme organiche, in un complessivo progetto riformatore, per consentire al cittadino di credere nello Stato. Solo se la domanda di giustizia riceverà adeguata risposta, sarà possibile avviare il cambiamento e restituire respiro alla società che si evolve e si arricchisce di nuovi bisogni. Prima di ogni altra questione, e riservando a future e prossime occasioni di incontro e di confronto l'approfondimento delle numerose tematiche di attualità, e tra esse il processo civile e societario, e la riforma del diritto fallimentare, ci permetta di fare cenno, sia pur brevemente, unicamente ad alcuni temi sui quali l'attenzione dell'avvocatura, così come quella della società civile, è certamente incentrata. L'incontro odierno ci fornisce l'occasione per consegnarLe in anteprima il testo di una ipotesi di riforma dell'Ordinamento Professionale Forense che l'Organismo Unitario si è dato carico di collazionare. Tale ipotesi sarà nei prossimi giorni capillarmente diffusa nel mondo forense, quale contributo di discussione e di approfondimento si tratta, infatti, di un lavoro che attesta come l'avvocatura non solo apprezzi ma in concreto applichi, sin dalla interlocuzione interna tra le sue componenti, il metodo del confronto e della concertazione. È, infatti, un work in progress, benché in stadio di forte avanzamento, che ha preso le mosse dal progetto di articolato presentato al Congresso Nazionale Forense di Palermo del 2003 dal Consiglio Nazionale Forense, significativamente implementato dagli esiti della Conferenza Nazionale dell'Avvocatura promossa dall'Organismo Unitario dell'Avvocatura in Napoli nell'aprile del 2005 e della prima sessione congressuale, svoltasi in Milano nello scorso mese di novembre. Detti esiti sono stati innestati, appunto, sul testo base, così riordinato ed emendato dalla Commissione Ordinamento Professionale dell'OUA e proposto dapprima nello scorso gennaio, ed ancora oggi, a tutte le componenti dell'Avvocatura, in attesa del confronto finale e della approvazione definitiva in occasione della seconda sessione del Congresso Nazionale Forense di Roma, già convocata per i prossimi 21/24 settembre, ad alla quale sono certa non vorrà far mancare la Sua gradita partecipazione, per udire le relazioni della giornata inaugurale, e tra esse quella politica che sarà svolta dall'Oua, ed esporre le linee cui intende ispirare nel concreto l'agire del Suo dicastero nel corso della presente legislatura. Quanto alla ormai troppo attesa riforma in discussione, si tratta di iniziativa cui l'Avvocatura italiana avrebbe sperato di giungere dopo la riforma generale delle professioni, e che, verificata, quantomeno ad oggi, l'assenza della capacità politica di pervenire all'approvazione di tale più ampio disegno, gli avvocati additeranno ai nuovi Governo e Parlamento come la propria base di proposta e di confronto - una volta che sarà intervenuta l'approvazione in sede congressuale unica sede deputata a conferire l'avallo democratico di tutte le componenti forensi -, nell'auspicio che il legislatore, in un esercizio virtuoso di ascolto della categoria interessata seppur nella consapevolezza della sua esclusiva funzione normante, voglia assumerla a fondamento del non più prorogabile intervento su una materia sostanzialmente ancora affidata all'ordinamento prerepubblicano. La riforma dello statuto della professione forense rappresenta senza timore di smentita una priorità da affrontare con decisione, pur nel rispetto dei principi cardine e fondanti dell'assetto professionale, in quanto, com'è noto, non si appalesa indispensabile unicamente per favorire un più equilibrato inserimento degli avvocati italiani nel contesto interno, europeo e sopranazionale, ma si rivela di interesse più generale, per lo sviluppo stesso e la competitività del Paese. Secondariamente, anche se non certo per importanza, non possiamo non esprimere il nostro disappunto per la inveterata, cattiva abitudine legislativa di quest'ultimo decennio cosiddetta del pendolo normativo, per cui di legislatura in legislatura, a seconda della diversa maggioranza succedentesi, si ritorna indietro annullando e/o fortemente modificando gli interventi legislativi che sono stati appena introdotti, con perniciosi effetti - a tacer d'altro - di distonia del sistema e di disorientamento degli operatori del diritto, a detrimento della portata generale della norma ed a fronte della già troppo ampia in-certezza del diritto. Appare, infatti, anche in queste prime battute dell'appena inaugurata legislatura, riproporsi, a giudicare almeno dalle intenzioni programmatiche del Governo e dei singoli Ministri, la volontà di stravolgimento - se non di vero e proprio azzeramento - del lavoro comunque compiuto nei trascorsi ultimi cinque anni, sostituendosi con una financo tragicomica apparente inversione dei ruoli al dichiarato parossismo riformistico dell'allora governo di centro-destra una aprioristica esigenza di restaurazione della nuova maggioranza di centro-sinistra! Nel segnalare la contrarietà assiologica dell'Avvocatura, quale soggetto della giurisdizione chiamato ad applicare le norme a tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini, a tale modus operandi, denunciamo, in particolare, peculiare preoccupazione per tale dichiarata volontà di controriforma nello specifico della legislazione sull'ordinamento giudiziario, del cui intervento, pur non avendo fatto mancare le nostre articolate e propositive critiche, abbiamo in ogni caso segnalato la ineludibilità, non potendosi in alcun modo tollerare il permanere di una normativa di emanazione prerepubblicana a forte dubbio di costituzionalità. Pur nell'indispensabile miglioramento della recente modifica normativa, non possiamo acconsentire alla mera conservazione dell'esistente, invero né brillante né efficace, attraverso il surrettizio congelamento sine die dell'introduzione dei decreti delegati, per di più con strumento - quale il decreto legge da settimane preannunciato - di dubbia costituzionalità in materia. Chiediamo, pertanto, al Governo tutto ed al Ministro proponente, in primis, di non dare la pessima e, certo, non rispondente alle loro reali intenzioni, impressione di aver dovuto sottostare ad intollerabili veti, ancor più tali in quanto - se del caso - provenienti da coloro che sono chiamati per funzione intrinseca a rispettare e far applicare le leggi, ma, al contrario, di aprire immediatamente il più ampio confronto con tutti i soggetti della giurisdizione nella prospettiva di emendare il testo dove carente e meritevole di aggiustamenti, senza cadere nella tentazione gattopardesca di non mettere realmente mano ad una riforma seria e nel solo prevalente interesse della collettività, di chi cioè oggi afferma una domanda di giustizia troppo spesso frustrata, in radice, da una strutturale inefficienza dell'ordinamento, cui dover destinare ben più ampie risorse materiali di quelle garantite da tutti i governi dell'ultimo decennio ma anche e soprattutto un approccio di ammodernamento e di funzionalità che ne sappiano valorizzare la cifra di servizio e non di potere. In tal senso, possiamo ora esprimere apprezzamento per la volontà solo da ultimo dichiarata, di soprassedere dall'originario progetto di affidare ad un decreto legge il congelamento con effetto immediato della riforma Castelli sull'ordinamento giudiziario, e di optare, viceversa e responsabilmente, per la ben preferibile via del disegno di legge e del connesso confronto parlamentare, che auspichiamo consentirà di individuare, nel confronto e ascolto degli operatori tutti, i reali snodi critici, ed approdare ad una soluzione di intervento mirato, emendativo e razionalizzatore, e non già ad un mero colpo di spugna . Fin d'ora ci permettiamo di sottolineare come le riforme in materia di ordinamento giudiziario abbiano scontato, infatti, l'assenza di un serio e continuativo confronto tra Governo e rappresentanze dei soggetti della giurisdizione, tra cui l'Avvocatura, unico soggetto in grado di rappresentare non già interessi corporativi o di settore, ma il diritto dei cittadini ad ottenere un'effettiva tutela. Il riesame della normativa non deve oggi rappresentare un'occasione persa per rimarcare la funzione della politica rispetto agli interessi in gioco ed il dovere di essere dalla parte dei cittadini e non della corporazione direttamente coinvolta. Non deve essere un'occasione persa per utilizzare l'elaborazione copiosa proveniente dall'avvocatura, nè per adottare le indispensabili riforme strutturali sulla magistratura onoraria e sulla revisione delle circoscrizioni giudiziarie. Già la riforma così come approvata nella scorsa legislatura ha rappresentato un'occasione mancata, per non essere stato opportunamente enfatizzato il contributo dell'avvocatura, sulla separazione delle carriere -pur nella rilevazione dell'irrigidimento del passaggio dei ruoli sulla pari dignità dei soggetti della giurisdizione da concretizzarsi attraverso la partecipazione degli avvocati nei consigli giudiziari, solo parzialmente attuata sul decentramento dei servizi del ministero Giustizia, nella timidezza dell'istituzione del manager distrettuale per i soli quattro fori metropolitani. Riteniamo peraltro che non debba venire frettolosamente censurata quella apprezzabile parte della riforma che ha previsto un più rigoroso e stringente regime di incompatibilità la tipizzazione degli illeciti disciplinari e la regolamentazione del sistema sanzionatorio la disciplina dell'avanzamento in carriera dei magistrati con la formazione permanente la modifica dei criteri di accesso in magistratura la temporaneità degli incarichi ed il principio di previsione di forme di pubblicità per gli incarichi extragiudiziari. La persistente crisi del sistema giudiziario appare via via sempre più evidente nel rapporto con l'ammodernamento di molti degli altri servizi per i quali i cittadini si sono ormai abituati a tempi rapidi, a procedure adeguate e semplificate e mal sopportano l'inefficienza complessiva di un settore centrale nella vita della collettività quale quello della giustizia, che appare loro ormai obsoleto. È assolutamente necessario, quindi, che il nuovo Parlamento ed il Governo che ne sarà espressione pongano come obiettivo prioritario la reale efficienza della funzione giudiziaria, nella prospettiva di consentire 1'effettività della tutela giurisdizionale dei diritti dei cittadini, garantendo, in primis, risorse adeguate, nella consapevolezza che soltanto un'organizzazione efficiente costituisce la premessa indispensabile di qualunque riforma procedurale e/o sostanziale. Se, infatti, è vero che la crisi della giurisdizione crea una crisi di legalità nei rapporti sociali ed economici, uno Stato moderno non deve prefiggersi come scopo la diminuzione della domanda di giustizia ma preoccuparsi di realizzare una razionalizzazione della giurisdizione, con adeguamento delle strutture, ottimizzazione delle risorse, valorizzazione del ruolo dei giudici e degli avvocati, al fine di utilizzarla quale elemento di crescita del sistema Paese e non ostacolo allo sviluppo. Il ricorso diffuso alla giurisdizione è un valore della nostra democrazia che non può e non deve essere né mortificato, né sminuito attraverso tentativi di deflazione studiati per comprimere l'area dei diritti giustiziabili in luogo che di approntare loro tutele. La quantità di domanda di giustizia nel nostro Paese impone, non già l'adozione di provvedimenti-tampone, bensì che si ridisegni una pianta organica della magistratura togata, coerente e compatibile con le esigenze poste dalla complessiva richiesta di accesso alla giurisdizione. Occorre poi che questi nuovi organici vengano distribuiti sul territorio attraverso una riorganizzazione degli uffici giudiziari che tenga conto del loro reale carico di lavoro, secondo criteri di valutazione effettiva e rispondente a criteri intrinseci al modello organizzativo proprio della giurisdizione. In tale ottica, si ribadisce la denuncia dell'Avvocatura Italiana al ricorso indiscriminato alla magistratura onoraria ed il suo generalizzato impiego occorre riconsiderare l'intero impianto della magistratura laica, giacché la questione non potrà essere più affrontata con meri adeguamenti delle attuali figure di magistrati onorari, essendo, invece, ormai indispensabile operare il riassetto normativo dell'intero settore con la individuazione, in maniera non emergenziale, di percorsi di selezione dei magistrati laici che ne assicurino professionalità e qualità nell'esercizio della funzione con il responsabile coinvolgimento della classe forense. Altro intervento, che merita autonoma trattazione, ancorché stralciato dalla complessiva riforma dell'ordinamento giudiziario, è quello inerente la revisione delle circoscrizioni, che avrebbe dovuto venire responsabilmente avviato nel corso della legislatura, sia pure sulla base di indagini effettivamente atte a consentire la realizzazione di un'equa distribuzione del carico di lavoro e di una adeguata funzionalità degli uffici giudiziari, non necessariamente, peraltro, da raggiungere attraverso l'accorpamento o la soppressione di tribunali o uffici del giudice di pace già esistenti. Su tale prospettiva, l'Oua aveva registrato il consenso dell'Anm, quando, nel febbraio 2004, con un comunicato congiunto, le rappresentanze dell'avvocatura e della magistratura condivisero e sostennero l'opportunità di recuperare al percorso di riforma i temi della revisione delle circoscrizioni, ma secondo criteri non meccanici e quantitativi, bensì rispondenti alle effettive esigenze del servizio giustizia. La rilevata condivisione, in quella circostanza, atteneva anche alla necessità di por mano al complessivo riassetto della magistratura onoraria. Come già rilevato dall'Oua nel marzo 2002, da decenni alcuni settori del mondo politico nazionale, della Magistratura e della pubblica amministrazione ravvisano nella soppressione dei cosiddetti tribunali minori, una delle riforme asseritamente ed aprioristicamente necessarie per pervenire al superamento della crisi in cui versa, ormai strutturalmente, il sistema giustizia italiano. Ma se è indubbio che nell'amministrazione della giustizia sia necessario ottimizzare le risorse, è altrettanto indubbio e necessario preliminarmente esporre alcune considerazioni, finalizzate a indirizzare l'approccio al problema. Se il fine da perseguire è un servizio giustizia efficiente, a contatto con il cittadino, non possiamo esimerci dal sottolineare che, allo stato, gli uffici che rispondono meglio allo scopo e che si avvicinano di più allo standard di efficienza richiesto dal Comitato dei Ministri Europeo, sono quelli considerati minori come riconosciuto dalla relazione ministero Giustizia settembre 2001 . Questa realtà induce a riflettere sul concetto di ottimizzazione, alla quale non si perviene sopprimendo drasticamente uffici, e tagliando anche quelli che funzionano, ma passando attraverso un'ampia indagine conoscitiva dell'attuale, che scaturisca da dati concreti e soprattutto reali. Non va poi sottaciuta l'esigenza, anch'essa meritevole di tutela, di non allontanare la giustizia dal territorio e dal cittadino, avendo riguardo alla circostanza che l'accentramento di tutti i principali uffici direzionali e servizi in poche città maggiori, con i connessi effetti di desertificazione della rete delle città a grande tradizione civile ma con minore attuale consistenza demografica, alimenta di fatto un modello di sviluppo perverso, ed un devastante meccanismo causa-effetto tendente al degrado di due terzi del paese, fenomeno che, invece, deve essere politicamente invertito Occorre quindi che venga acquisita la consapevolezza della necessità che prima di adottare qualunque decisione in proposito, esistano e costituiscano base dell'intervento dati di riferimento certi, ottenuti attraverso uno scrupoloso monitoraggio del territorio e disamina dei fattori sociali e territoriali. Laddove non trovasse accoglimento quella che potrebbe definirsi la pregiudiziale conoscitiva , non si potrebbe evitare che ogni provvedimento governativo rischi di ottenere non già i risultati perseguiti, ma più semplicemente, e negativamente, un effetto di normalizzazione verso il basso, che è responsabile evitare. Ci sia concesso poi, sempre in un' ottica di interesse generale, segnalare sin d'ora la necessità che, nell'affrontare le urgenze che l'attività di governo certamente vorrà porre tra i primi punti della propria agenda, si dia priorità alla situazione carceraria, connotata dalla incapacità di dare seguito al precetto costituzionale della funzione riabilitativa della pena, di fatto impedita dal sovraffollamento carcerario, tra l'altro causato dall'eccessiva ampiezza di ricorso alla carcerazione preventiva che si accompagna, a contrario ed a negazione della certezza della pena, alla pessima gestione della fase di esecuzione e della riformanda legislazione penitenziaria. Nell'ormai annoso dibattito sull'amnistia, l'Avvocatura umilmente ma fermamente, in funzione di tutela degli imputati come delle parti offese, segnala l'opportunità che il peso dell'urgenza non si risolva in scelte di politica criminale affrettate e lesive dell'aspettativa sociale di affermazione processuale delle responsabilità degli indagati e di retribuzione affittiva delle condotte penalmente rilevanti, nell'auspicio che la riduzione dell'area di intervento penale, attraverso il completamento del processo di riforma del diritto sostanziale verso l'auspicato diritto penale minimo, possa, a regime, consentire di risolvere il problema alla radice.