Notifica in Tribunale per la citazione in appello all'avvocato in trasferta

Nel caso, ovviamente, in cui non abbia eletto domicilio nella città in cui si svolge il processo. È dunque legittimo, secondo la Consulta, il disposto degli articoli 82 del R.D. n. 37/1934 e 330 Cpc

Se l'avvocato non elegge il proprio domicilio nella città in cui si svolge il processo, la citazione in appello va notificata presso la cancelleria del Tribunale. Così la Corte costituzionale con l'ordinanza 5/2007 depositata venerdì scorso, 19 gennaio, redatta da Alfio Finocchiario e qui leggibile nei documenti correlati ha ritenuto legittimo il disposto degli articoli 82 del Regio decreto 37/1934 e 330 del codice di procedura civile. A sollevare la questione era stata la Corte di appello di Torino nella parte in cui le norme prevedono che, nel caso in cui l'avvocato eserciti al di fuori della circoscrizione del Tribunale e non abbia eletto domicilio nella città in cui si svolge il processo, la citazione in appello deve essere notificata al legale presso la cancelleria del giudice di primo grado. La Consulta nel dichiarare non fondata la questione ha spiegato che l'obbligo di indicare la residenza o l'elezione del domicilio nel Comune dove ha luogo il processo è una scelta ragionevole e quindi non lede il diritto d'azione. Inoltre, hanno aggiunto i giudici delle leggi, la mancata elezione del domicilio non impedisce il diritto di difesa, del resto, il legale può informarsi presso il cancelliere e ritirare la citazione. Tuttavia, ha concluso l'Alta corte, tale forma di notificazione è la conseguenza del mancato adempimento alle norme dettate dal legislatore e quindi è imputabile all'avvocato. cri.cap

Corte costituzionale - ordinanza 8-19 gennaio 2007, n. 5 Presidente Bile - Relatore Finocchiaro Ritenuto Che, con ordinanza del 10 ottobre 2005, la Ca di Torino, investita di un giudizio di appello proposto da Rubiolo Luisa contro Beccarla Renato e Amparone Antonella, appellati non costituiti, premesso che il giudizio di primo grado era stato instaurato da questi ultimi e il Tribunale di Pinerolo aveva accolto la loro domanda di eliminazione del collegamento di uno scarico con la rete fognaria, ha sollevato d'ufficio questione di legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 82 del Rd 37/1934 Norme integrative e di attuazione del Rd legge 1578/33, sull'ordinamento della professione di avvocato e di procuratore , e 330 del Cpc, nella parte in cui prevedono che l'atto di citazione in appello sia validamente notificato al procuratore costituito di controparte presso la cancelleria del giudice di primo grado, ove quel procuratore, esercente fuori della circoscrizione di quel Tribunale, non abbia eletto domicilio nella sede di causa, per violazione degli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione che il giudice rimettente riferisce che avverso la sentenza di primo grado Rubiolo Luisa aveva proposto appello con atto notificato a mani del cancelliere presso il Tribunale di Pinerolo ex articolo 58 delle disposizioni di attuazione del Cpc, in quanto il procuratore domiciliatario di controparte non aveva eletto domicilio nel circondario del Tribunale di Pinerolo che alla prima udienza della causa d'appello le parti appellate non si erano costituite e che la Ca di Torino aveva fissato udienza di precisazione delle conclusioni in ordine alla validità della notifica dell'atto di citazione, onde decidere in ordine all'eventuale contumacia che la parte appellante aveva fatto legittima applicazione del combinato disposto dell'articolo 330, comma 1, seconda parte, del Cpc che indica il luogo di notifica della citazione di appello a controparte con riferimento al suo procuratore costituito e al domicilio eletto in primo grado e dell'articolo 82 del Rd 37/1934 che il giudice a quo ritiene di dover sollevare questione di legittimità costituzionale delle norme citate, giacché dalla loro applicazione, secondo il diritto vivente, discenderebbe la dichiarazione di contumacia delle parti appellate e sarebbe sacrificato il reale contraddittorio d'appello che, secondo il giudice a quo, nel caso ipotetico che potesse disporsi un ordine di rinnovazione della notificazione che pure è formalmente valida solo per la probabilità che essa non abbia di fatto raggiunto il destinatario, si violerebbe l'articolo 111 della Costituzione, dandosi luogo all'emanazione di un'ordinanza nulla perché la notificazione era valida , nullità che si rifletterebbe anche sul provvedimento con il quale dovesse essere sanzionata la mancata ottemperanza all'ordine di rinnovazione che le norme censurate sarebbero poi in contrasto con gli artt. 3 e 24 della Costituzione, perché, se la filosofia dell'articolo 82 impugnato è quella di esonerare la parte dai maggiori oneri connessi all'esecuzione di una notifica fuori del circondario e, più in generale, di stabilire un ordine territoriale tra l'ufficio giudiziario ed il procuratore che esercita il suo ministero davanti ad esso, per favorire l'efficienza e la funzionalità del rito, l'interesse della parte notificante andrebbe coordinato con quello della parte notificata che la tutela del facile esercizio del diritto d'azione e d'impugnazione dovrebbe pur sempre contemperarsi con la salvaguardia dell'altrettanto garantito e rilevante diritto di difesa di chi subisce l'impugnazione che, in concreto, il lieve peso o la scomodità di una notifica fuori circondario dovrebbero ragionevolmente commisurarsi con il rischio di una rinuncia al fondamentale obiettivo che il diritto di difesa possa esprimersi in maniera effettiva in tutte le fasi e i gradi del giudizio che la domiciliazione di cui sopra - secondo il rimettente - non risulterebbe giustificata o ragionevole neanche se intesa come sanzione all'inosservanza di un legittimo precetto rivolto all'avvocato dall'articolo 82 impugnato, dal momento che tale sanzione sembrerebbe eccessiva nei suoi probabili esiti pratici di ignoranza della esistenza di un'impugnazione e soprattutto irragionevolmente punitiva nei confronti non del legale, ma direttamente della parte che nel giudizio è intervenuto il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, che ha depositato memoria, nella quale ha sostenuto l'inammissibilità della questione, per non essere stata l'ordinanza di rimessione notificata alla parte appellata nel giudizio a quo, e, comunque, la sua infondatezza, attesa la ragionevolezza della previsione ispirata ad un'esigenza di celerità e facilità delle comunicazioni e notificazioni. Considerato Che la Ca di Torino dubita della legittimità costituzionale del combinato disposto dell'articolo 82 del Rd 37/1934 Norme integrative e di attuazione del Rdl 1578/93, sull'ordinamento della professione di avvocato e di procuratore , e dell'articolo 330 del Cpc, nella parte in cui prevedono che l'atto di citazione in appello sia validamente notificato al procuratore costituito di controparte presso la cancelleria del giudice di primo grado, ove quel procuratore, esercente fuori della circoscrizione di quel Tribunale, non abbia eletto domicilio nella sede di causa che, ad avviso del Collegio rimettente, sarebbero violati l'articolo 3 della Costituzione, per l'irragionevolezza della domiciliazione presso la cancelleria, anche se intesa come sanzione all'inosservanza di un legittimo precetto rivolto al procuratore dall'articolo 82 impugnato, perché tale sanzione sarebbe eccessiva nei suoi probabili esiti pratici di ignoranza dell'esistenza di un'impugnazione e soprattutto irragionevolmente punitiva nei confronti non del legale, ma direttamente della parte, alla quale un'eventuale azione risarcitoria nei confronti del difensore potrebbe non offrire adeguato ristoro l'articolo 24 della Costituzione, perché la tutela del facile esercizio del diritto d'azione e d'impugnazione dovrebbe pur sempre contemperarsi con la salvaguardia dell'altrettanto garantito e rilevante diritto di difesa di chi subisce l'impugnazione, dal momento che il lieve peso di una notifica fuori circondario dovrebbe ragionevolmente commisurarsi con il rischio che il diritto di difesa non possa esercitarsi in appello l'articolo 111 della Costituzione, per l'illegittimità di un'eventuale ordinanza di rinnovazione della notificazione che non sussiste l'inammissibilità denunciata dalla difesa erariale dal momento che l'ordinanza di remissione è stata notificata a tutte le parti in causa, compresa quella non costituita che la prescrizione dell'onere di indicazione della residenza o dell'elezione di domicilio nel Comune sede del giudice adito, con i sacrifici che ad essa si correlano, esprime una scelta ragionevole e quindi non lesiva del diritto di azione, in quanto funzionale a un più immediato ed agevole espletamento delle formalità della notificazione si veda l'ordinanza 231/02, con riferimento alla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 22, quarto e quinto comma, della legge 689/81 mentre tale mancata elezione di domicilio non impedisce nè rende particolarmente gravoso il diritto di difesa, in quanto il difensore ben può con l'ordinaria diligenza informarsi presso il cancelliere, ritirare l'atto e provvedere così alla sua difesa, in quanto detta forma di notificazione, fra l'altro, consegue al mancato adempimento dell'onere imposto al difensore dalle norme impugnate e quindi è a lui imputabile si veda l'ordinanza 62/1985, con riferimento alla manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale dell'articolo 480, comma 3, del Cpc nella parte in cui dispone che, ove il precetto non contenga la dichiarazione di residenza o l'elezione di domicilio della parte istante, le notificazioni si eseguono presso la cancelleria del giudice stesso ed il cancelliere non è tenuto a darne notizia alla parte interessata che l'articolo 111 della Costituzione è inammissibilmente invocato in quanto la sua violazione deriverebbe non già dalle norme censurate, ma dall'eventuale emanazione di una ordinanza di rinnovazione della notificazione disposta solo per la probabilità che la prima notificazione, pur valida, non abbia di fatto raggiunto il destinatario che la lesione dei parametri costituzionali evocati non sussiste poiché l'operatività della domiciliazione nella cancelleria deriva da una scelta volontaria del difensore, il quale, pur essendo consapevole di esercitare fuori dal circondario in cui è iscritto, ha omesso l'elezione di domicilio che, contrariamente all'assunto del rimettente, la parte ha sempre il diritto di chiedere al proprio difensore il risarcimento integrale dei danni patiti, in ragione dell'agire non diligente di quest'ultimo, che non sia venuto a conoscenza del processo di appello e che non abbia conseguentemente apprestato una difesa che, pertanto, la questione è manifestamente infondata. Visti gli artt. 26, comma 2, della legge 87/1953, e 9, comma 2, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. PQM La Corte dichiara la manifesta infondatezza della questione di legittimità costituzionale del combinato disposto dell'articolo 82 del Rd 37/1934 Norme integrative e di attuazione del Rdl 1578/93, sull'ordinamento della professione di avvocato e di procuratore e dell'articolo 330 del Cpc, sollevata, in riferimento agli artt. 3, 24 e 111 della Costituzione, dalla Ca di Torino, con l'ordinanza in epigrafe. 3