Rimescolate le carte sul diritto del detenuto di presenziare all'udienza camerale

di Sergio Beltrani

di Sergio Beltrani * La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sentenza 28 giugno 2005, integralmente leggibile nei correlati ha di recente ritenuto lo Stato italiano responsabile di una violazione dell'articolo 6 1 della Convenzione Europea dei Diritti dell'uomo, a norma del quale ogni persona ha diritto ad un'equa e pubblica udienza entro un termine ragionevole, davanti ad un tribunale indipendente ed imparziale costituito per legge, al fine della determinazione della fondatezza di ogni accusa penale che gli venga rivolta . La decisione aveva ad oggetto la disciplina dell'appello nel giudizio abbreviato articoli 443, comma 4, 599 e 127 Cpp . Si è, in generale, osservato che l'apporto diretto fornito dalla Corte di Strasburgo al diritto comparato, in caso di condanna, consiste nel rivelare i punti deboli dei sistemi processualpenalistici. Indirettamente, si aggiunge l'indicazione di una certa concezione del processo penale che si potrebbe qualificare come concezione europea Delmas-Marthy, in AA.VV., Procedure penali d'europa, Padova 1998, Ed. CEDAM, pag. 4 s. può, dunque, essere questa l'occasione per verificare se il rito camerale d'appello presenti punti deboli, ed in caso affermativo, quali possano essere i possibili rimedi interpretativi per neutralizzarli. 1. La normativa interna. Ai sensi dell'articolo 443, 4 comma, Cpp, nel giudizio abbreviato, il giudizio di appello si svolge con le forme previste dall'articolo 599 quest'ultimo richiama in generale le forme previste dall'articolo 127 Cpp che disciplina il procedimento in camera di consiglio , attribuendo in particolare rilievo al legittimo impedimento dell'imputato solo se questi abbia espressamente manifestato la volontà di comparire articoli 599, 2 comma . Al contrario, non rileverebbe l'impedimento dell'imputato che non abbia chiesto di comparire, ovvero vi abbia addirittura rinunziato Cassazione penale, Sezione prima, 500/93, e 9962/94 La giurisprudenza ha ritenuto che l'inapplicabilità della più ampia, perché non condizionata alla previa manifestazione della volontà di presenziare all'udienza disciplina in materia di impedimento a comparire dell'imputato o del difensore dettata per l'udienza preliminare dall'articolo 420ter Cpp, ed applicabile, in virtù del richiamo contenuto nell'articolo 441, 1 comma, Cpp, anche al giudizio abbreviato di primo grado al giudizio camerale d'appello, non origina alcuna disparità di trattamento suscettibile di costituire violazione dell'articolo 3 della Costituzione, poiché rientra nella discrezionalità del legislatore disciplinare diversamente, in rito, i diversi gradi del medesimo procedimento Cassazione penale, Sezione prima, 41687/01 . La disposizione speciale di cui all'articolo 599, 2 comma, Cpp prevale su quella generale contenuta nell'articolo 127, 4 comma, Cpp, anche in considerazione del contesto processuale riguardante l'accertamento di colpevolezza dell'imputato nei giudizi d'appello che si svolgono in camera di consiglio, compresi quelli relativi alle impugnazioni delle sentenze pronunciate in primo grado nei giudizi abbreviati, l'imputato ristretto nella libertà ha diritto di comparire personalmente e, quando abbia tempestivamente manifestato la propria volontà in tal senso, la mancata traduzione rileva quale legittimo impedimento anche se si tratti di persona detenuta o internata in un diverso distretto di corte d'appello, conseguendo altrimenti dalla violazione del contraddittorio una nullità riconducibile alla lettera c dell'articolo 178 Cpp Cassazione penale Sezione quinta, 28867/02 in senso contrario, ma meno condivisibilmente, Cassazione penale Sezione prima, 11894/95, per la quale se l'imputato sia detenuto o internato in un luogo posto fuori della circoscrizione del giudice che procede, deve essere sentito, prima dell'udienza e se ne abbia fatto richiesta, dal magistrato di sorveglianza del luogo di detenzione o di internamento . La partecipazione dell'imputato purché ritualmente avvisato è, pertanto, meramente eventuale, non necessaria. La giurisprudenza ha individuato la ratio di questa disciplina osservando che l'articolo 599, 2 comma, Cpp si colloca in una posizione intermedia [poiché attribuisce rilievo al solo impedimento dell'imputato - non anche del difensore -, e soltanto previa manifestazione della volontà di presenziare all'udienza] tra la stessa disciplina dettata dall'articolo [420ter Cpp] per il rito ordinario e quella stabilita dall'articolo 127, 2 comma, Cpp per tutti i casi di procedimenti in camera di consiglio, e trova la sua spiegazione col fatto che il legislatore ha cercato di contemperare la semplificazione derivante dal rito adottato con l'esigenza di una maggiore tutela del diritto di autodifesa nell'ambito di un giudizio destinato ad accertare nel merito la sussistenza o meno della responsabilità dell'imputato Cassazione penale Sezione sesta, 6384/98 . Un orientamento ritiene che l'intenzione di essere presente all'udienza camerale debba essere manifestata con istanza presentata, a pena di decadenza, nel termine di cui all'articolo 127, 2 comma, Cpp, e cioè fino a cinque giorni prima dell'udienza fissata per il giudizio di secondo grado non costituirebbe, pertanto, motivo di nullità la mancata traduzione dell'imputato detenuto che non abbia fatto pervenire la relativa richiesta nel rispetto del predetto termine Cassazione penale Sezione seconda, 2950/98 Sezione terza, 11116/94 Sezione seconda, 5734/94 . Peraltro, la norma richiamata disciplina unicamente la presentazione di memorie ontologicamente diverse dalle richieste lo stesso articolo 121 Cpp le distingue , e non può legittimare l'enucleazione, a pena di decadenza ovvero in malam partem , di un termine per manifestare, attraverso una richiesta , la volontà di partecipare all'udienza camerale che deve, al contrario, ritenersi possa essere manifestata in ogni momento, purché prima del giorno fissato per l'udienza stessa. Inoltre, se l'imputato è detenuto nel procedimento o per altra causa , la tempestività della richiesta di partecipazione all'udienza dovrà essere necessariamente valutata in concreto, tenuto conto del tempo ordinariamente richiesto per espletare le formalità della traduzione, oltre che per organizzare ed effettuare la stessa a manifestazione della volontà di non comparire nell'udienza camerale è revocabile. Tale revoca - così come la richiesta di essere sentito personalmente - deve essere tempestiva, cioè fatta conoscere in tempo utile per consentire all'autorità giudiziaria competente di disporre ed eseguire la traduzione, al fine di non pregiudicare la sollecita celebrazione del procedimento. L'onere di manifestare tempestivamente la volontà di comparire in udienza è tanto più rigoroso, infatti, quando vi sia stata una precedente manifestazione di volontà di segno opposto, in forza della quale l'autorità procedente si sia astenuta dall'adottare qualsiasi provvedimento diretto ad assicurare la presenza del giudicabile in udienza Cassazione Sezione sesta, 8059/95 . Soltanto se la volontà di comparire è stata preventivamente e tempestivamente manifestata, la mancata esecuzione della traduzione dell'imputato detenuto configura il legittimo impedimento che impone al giudice di provvedere al rinvio dell'udienza Cassazione penale Sezione quarta, 7207/97 . È, infatti, pacificamente onere dell'imputato non libero, attivarsi per attivare la traduzione ovvero ottenere le autorizzazioni necessarie a poter comparire in udienza camerale deve essere l'imputato, il quale sia sottoposto alla misura cautelare dell'obbligo di dimora in un determinato luogo, con divieto di allontanarsi dalla propria abitazione in alcune ore della giornata, a fare presente ai giudici che intende presenziare all'udienza ed a richiedere l'autorizzazione a lasciare il luogo ove è tenuto a dimorare. Ed infatti, la procedura camerale prevista dagli articoli 599 e 127 Cpp, una volta che siano state ritualmente effettuate le prescritte comunicazioni e notifiche, non richiede necessariamente la presenza fisica dell'imputato, del difensore e del Pm, e può essere rinviata solo per legittimo impedimento dell'imputato che abbia manifestato la volontà di comparire Cassazione penale Sezione sesta, 1212/95 . Al contrario, sussiste il legittimo impedimento dell'imputato che, sottoposto alla misura dell'obbligo di soggiorno in un comune diverso da quello del luogo di svolgimento del giudizio, abbia manifestato la volontà di comparire e non abbia ottenuto autorizzazione dal giudice competente. Ne consegue che la sentenza pronunciata all'esito dell'udienza - celebrata nonostante l'impedimento dell'imputato a comparire - è viziata dalla nullità prevista dall'articolo 178 lettera c Cpp, a regime intermedio ex articolo 180 dello stesso codice Cassazione penale Sezione sesta, 21561/02 . La richiesta di partecipazione all'udienza deve precedere il momento di allegazione dell'impedimento la contemporaneità delle richieste si porrebbe, infatti, in contraddizione con la normativa applicabile. Sarebbe, pertanto, inaccoglibile la richiesta di rinvio per legittimo impedimento non preceduta dalla manifestazione della volontà di comparire non è dato desumere dalla presentazione di un referto medico siffatta volontà, dal momento che soltanto la manifestazione di essa è ritenuta dalla norma idonea ad escludere la non univocità della suddetta presentazione Cassazione penale Sezione quinta, 12012/95 nel medesimo senso, Sezione terza, 11116/94, Sezione quarta, 11029/96, e Sezione quinta, 5358/99 . Non costituiscono casi di legittimo impedimento a comparire all'udienza camerale ex articolo 599 Cpp a la mancata comparizione dell'imputato perchè detenuto all'estero, non potendosi ritenere legittimo un impedimento determinato da un comportamento illecito dell'imputato, che si sia reso responsabile di reati, che hanno provocato la restrizione della sua libertà personale nello Stato estero in cui si è recato infatti risale ad una sua azione volontaria ed inescusabile l'impedimento a comparire davanti al giudice italiano che lo deve giudicare per altri reati Cassazione penale Sezione prima, 8854/93 b la condizione di persona sottoposta a programma di protezione, che postula soltanto la necessità di coordinare e rendere compatibile il regolare corso della giustizia con le esigenze di sicurezza delle persone protette Cassazione penale Sezione prima, 13022/98 . Non vi sono forme predeterminate per manifestare la volontà di comparire all'udienza camerale, che potrà essere comunicata dall'imputato in qualsiasi modo, anche per facta concludentia, purché prima dell'udienza Cassazione penale Sezione sesta, 43201/04, che ha ritenuto sufficiente la produzione da parte del difensore di una certificazione medica attestante l'impedimento a comparire dell'imputato con espressa istanza di rinvio . La predetta volontà può essere espressa anche dal difensore l'ipotesi del legittimo impedimento dell'imputato, al fine dell'obbligo del rinvio dell'udienza, rileva ogni qualvolta il predetto abbia manifestato la volontà di comparire l'estrinsecazione de qua può avvenire anche a mezzo del difensore, in modo non formale, purché univoco Cassazione penale Sezione sesta, 1320/96, in fattispecie nella quale il difensore il giorno prima dell'udienza per l'appello avverso sentenza emessa a seguito di giudizio abbreviato aveva richiesto rinvio per legittimo impedimento suo e dell'imputato, allegando certificato di malattia di quest'ultimo affermando il predetto principio, la Suprema Corte ha ritenuto che la decisione della Corte di appello di considerare irrilevante l'impedimento dell'imputato per ritenuta mancanza della manifestazione della volontà di presenziare all'udienza, avesse realizzato una nullità generale di ordine intermedio che si riflette sugli atti successivi, sino alla sentenza di secondo grado conforme, Sezione sesta, 6384/98, e Sezione seconda, 11756/03 . In senso contrario, ma meno condivisibilmente, si è ritenuto che il difensore sia legittimato a manifestare la volontà dell'imputato di comparire soltanto se munito di specifico mandato , ovvero di procura speciale Cassazione penale Sezione prima, 4214/98, e Sezione sesta, 26999/03 Sezione prima, 388/00 ha affermato che attraverso la mera richiesta di rinvio avanzata dal difensore non si sarebbe espressa in modo incontrovertibile la volontà di comparire da parte dell'imputato invero, l'articolo 99 Cpp dispone chiaramente che al difensore competono le facoltà ed i diritti che la legge riconosce all'imputato, a meno che essi siano riservati personalmente a quest'ultimo , cosa che diversamente, ad es., dagli articoli 46, 2 comma, 419, 5 comma, 438, 3 comma, 446, 3 comma, 571, 589, 2 comma, Cpp l'articolo 599, 2 comma, Cpp non richiede. La richiesta di comparire all'udienza camerale, una volta effettuata, conserva i suoi effetti anche per l'udienza cui il procedimento sia eventualmente rinviato, con la conseguenza che, se quest'ultima udienza venga comunque celebrata senza la presenza dell'imputato, deve ritenersi la nullità di tutti gli atti e della sentenza, ai sensi dell'articolo 178, lettera c , Cpp Cassazione penale Sezione sesta, 6384/98 nella specie, l'imputata, sottoposta all'obbligo di dimora in comune facente parte di un diverso distretto di corte d'appello rispetto a quello in cui si svolgeva il procedimento, aveva chiesto di comparire alla udienza, poi non tenutasi per impedimento della stessa richiedente, che aveva partorito da pochi giorni alla successiva udienza, la corte d'appello, nonostante la richiesta del difensore - in limine - di un ulteriore differimento, respingeva l'istanza sul rilievo che la domanda dell'imputata di presenziare si riferiva ad una precedente udienza, aggiungendo che l'istanza palesata alla successiva udienza era tardiva la Cassazione ha annullato l'ordinanza dichiarativa dell'irrilevanza dell'impedimento e la sentenza emessa a seguito della celebrazione del processo. Conforme, Sezione seconda, 11756/03 . 2. Il caso all'esame della Corte di Strasburgo. Nel caso oggetto della decisione della Corte di Strasburgo, il ricorrente, condannato in primo grado, all'esito del giudizio abbreviato, alla pena di anni sei di reclusione e lire quaranta milioni di multa per il reato di detenzione a fini di spaccio di 485 grammi di eroina, lamentava di non essere stato messo in grado di partecipare all'udienza camerale fissata per la discussione dell'appello, per non esservi stato tradotto il giorno dell'udienza, il difensore aveva chiesto, invano, la traduzione, ma sia la Corte di appello che la Corte di cassazione avevano ritenuto che, in difetto della tempestiva manifestazione della volontà di comparire da parte dell'imputato, la richiesta presentata soltanto il giorno dell'udienza camerale dal difensore era tardiva. In sede di legittimità, era stata anche lamentata l'omessa traduzione in francese od in arabo, lingue comprese dall'imputato dell'atto di citazione nel quale soltanto era riportato l'avvertimento della necessità di manifestare espressamente e tempestivamente la volontà di comparire all'udienza , ma la Sc, fedele alla sua giurisprudenza sul punto, aveva rigettato la doglianza, osservando che nessuna norma né interna, né internazionale impone la traduzione degli atti del processo in lingua comprensibile all'imputato straniero, e che in ogni caso l'imputato avrebbe potuto chiedere di essere assistito anche a spese dello Stato, ricorrendone le condizioni da un interprete, per meglio seguire lo sviluppo del procedimento la sua presenza non era necessaria nell'ambito del rito che lo stesso imputato aveva prescelto, e comunque, in ultima analisi, l'imputato non aveva messo al corrente, come dovuto, la Corte di appello della sua volontà di presenziare. 3. Il decisum. Il caso in esame ha visto la Corte nettamente spaccata. Secondo l'opinione che, per soli quattro voti a tre, ha prevalso, occorre innanzitutto ricordare quanto sia fondamentale, ai fini dell'equità del processo, la garanzia per l'imputato di partecipare ad ogni sua fase, onde assicurare la piena ed incondizionata realizzazione del contraddittorio. Tanto premesso, e senza nulla osservare in ordine alla conformità della normativa interna alla Convenzione, nella parte in cui essa richiede - nell'ambito del rito prescelto dallo stesso imputato - una manifestazione espressa della volontà di prender parte all'udienza camerale, si è osservato che, pacifica essendo la mancata comunicazione, da parte dell'interessato, della sua volontà di presenziare all'udienza, nondimeno era ugualmente pacifico che l'avviso del relativo onere non gli era stato tradotto in lingua a lui comprensibile, e nulla consentiva ex actis di stabilire se, ed in che misura, egli di estrazione sociale e culturale non particolarmente elevata fosse ugualmente in grado di comprendere il senso di quell'avviso, redatto in linguaggio giuridico di apprezzabile complessità non poteva neanche trascurarsi la circostanza che l'imputato, nel giudizio abbreviato di primo grado, era stato tradotto in udienza d'ufficio così come dovuto , il che poteva avergli ragionevolmente fatto ritenere che la stessa cosa sarebbe avvenuta anche per il grado di appello a giudizio della Corte, l'insieme di queste circostanze solleva seri dubbi circa l'effettiva comprensione, da parte del ricorrente, del contenuto dell'avviso di fissazione dell'udienza che gli era stato notificato e delle conseguenze che avrebbe dovuto subire per non aver comunicato alle autorità di voler partecipare al processo Corte Eur. Dir. Uomo 28 giugno 2005 in commento . L'opinione dissenziente ha, in senso contrario, premesso che sarebbe legittimo, ovvero conforme alla Convenzione, esigere un'istanza formale di comparizione da parte dell'imputato ovvero del suo difensore, poiché, secondo il diritto interno, l'imputato ha il diritto, non l'obbligo, di essere presente in udienza in verità, questo principio non è stato messo in discussione neanche dall'opinione risultata prevalente. Si è, inoltre, sostenuto che non sarebbe credibile che l'imputato, già condannato in Italia per altro, non si fosse reso conto del contenuto dell'avviso ricevuto, ovvero che non avesse quantomeno chiesto di conoscerne il significato, tenuto anche conto del fatto che egli era stato assistito per tutto il corso del procedimento da un difensore di fiducia, e che questi, secondo quanto normalmente accade, dovrebbe averlo presumibilmente informato e consigliato sul da farsi sarebbe, pertanto, ragionevole ritenere che l'imputato sia rimasto colposamente inerte, a nulla rilevando la richiesta tardivamente presentata dal difensore soltanto il giorno dell'udienza il processo celebrato in suo danno non sarebbe iniquo. In verità, pur se in generale è ragionevole presumere che il difensore informi e consigli al meglio il proprio assistito, l'argomento non appare in concreto decisivo se - come nel caso di specie - la normativa interna prevede che l'imputato debba ricevere un determinato avviso personalmente, è evidente che alla sua eventuale omissione, ovvero alla sua non intellegibilità che produce il medesimo effetto in termini di mancata conoscenza del contenuto dell'avviso , non possa ovviarsi richiamando, ad adiuvandum, la possibilità dell'intervento esplicativo del difensore. Né può ritenersi che questi avrebbe dovuto presentare, in sostituzione dell'imputato, la richiesta di traduzione prima del giorno dell'udienza, se all'imputato non era stata assicurata la possibilità di attivarsi in prima persona. Il problema, in realtà, è nato, nel caso di specie, dall'omessa traduzione dell'avviso è, infatti, intuibile che risultasse ex actis che l'imputato non parlava né comprendeva la lingua italiana. Al riguardo, non sembra in alcun modo rilevare l'evenienza, prospettata dall'opinione minoritaria, che l'imputato, da tempo attivo in Italia, potesse comunque essere in grado di comprendere la lingua italiana, poiché la relativa valutazione deve essere stata fatta, una volta per tutte, ufficialmente, nell'ambito del procedimento in oggetto, quando si è dovuto valutare se egli avesse diritto, o meno, all'assistenza di un interprete in udienza se come pare ciò è stato ritenuto, ogni altro rilievo di segno contrario, non fondato su dati processualmente acclarati, sarebbe atecnico ed illegittimo. Il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità ritiene che il diritto di difesa dell'imputato straniero che non conosca la lingua italiana sia assicurato unicamente dall'assistenza dell'interprete agli atti orali, essendo escluso l'obbligo di traduzione degli atti processuali nella sua lingua madre, né tale orientamento contrasta con l'articolo 6 lettera e della Convenzione, che garantisce all'imputato straniero unicamente l'assistenza gratuita di un interprete nel corso dell'udienza per tutte, Cassazione penale Sezione seconda, sentenza 45645/03 . Tuttavia, questo orientamento non sembra sostenibile in tutti i casi nei quali l'avviso notificato all'imputato contenga non una mera citazione per l'udienza, bensì avvertimenti attinenti, in qualsiasi modo, all'esercizio del diritto di difesa ovvero del contraddittorio come nel caso di specie, nel quale l'avviso non tradotto informava l'imputato circa le particolari modalità di esercizio del diritto di partecipazione all'udienza, diverse da quelle stabilite per il primo grado di giudizio in tali casi, l'omessa traduzione dell'avviso all'imputato straniero che non parli e comprenda sufficientemente bene la lingua italiana, si risolve in una evidente nullità dell'atto cui l'avviso prelude, ex articolo 178, lettera c Cpp. Proprio per tale ragione, nel caso di specie non può sostenersi che il ricorrente avesse omesso di comunicare tempestivamente la propria volontà di presenziare all'udienza, in quanto egli non aveva compreso rectius non vi è prova che avesse compreso di doverlo fare essendogli stata preclusa la partecipazione all'udienza, deve concordarsi con l'opinione di maggioranza della Corte Europea quanto all'effettiva sussistenza della denunziata violazione dell'articolo 6 1 della Convenzione in relazione alla quale all'imputato è stato accordato un risarcimento pari a mille euro per danni morali, e quattromila euro per spese . 4. Conclusioni. E', pertanto, fuorviante la massima ufficiale estratta dalla decisione consultabile in www.cortedicassazione.it , secondo la quale la Corte avrebbe affermato che nel giudizio abbreviato in fase di appello, l'imputato detenuto che ha manifestato, direttamente o attraverso il suo difensore, la volontà di partecipare all'udienza, ha diritto di parteciparvi, ancorché la richiesta sia presentata lo stesso giorno fissato per l'udienza . In realtà la Corte, senza mettere in alcun modo in discussione la conformità della normativa interna all'articolo 6 1 della Convenzione, si è limitata ad osservare, condivisibilmente, che, non essendovi in atti prova che l'imputato parlasse e comprendesse correttamente la lingua italiana, e non essendogli stato tradotto l'atto nel quale, oltre ad essere fissata la data dell'udienza camerale, lo si avvertiva della necessità di chiedere tempestivamente la traduzione, non poteva essergli addossata alcuna conseguenza in relazione all'omessa traduzione per una non colpevole inerzia solo per tale ragione, si è conseguentemente ritenuto che non poteva esser considerata né tardiva, né proveniente da soggetto non legittimato il difensore , la richiesta presentata soltanto il giorno dell'udienza che, in altre condizioni, ovvero se l'imputato avesse avuto in concreto la possibilità di attivarsi tempestivamente in prima persona, sarebbe risultata certamente tardiva ed ininfluente . La decisione della Corte dovrebbe indurre a ripensare l'orientamento per il quale il diritto di difesa dell'imputato straniero che non conosca la lingua italiana è assicurato unicamente dall'assistenza dell'interprete agli atti orali, essendo escluso l'obbligo di traduzione degli atti processuali nella sua lingua madre, quantomeno in relazione ai casi nei quali l'avviso contenga non una mera citazione per l'udienza, bensì anche avvertimenti suscettibili di incidere sul diritto di difesa ovvero sul diritto al contraddittorio. Invero, l'interpretazione in atto dominante, oltre ad esporre lo Stato italiano ad altre condanne da parte della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo conseguenze indiretta e mediata , finisce con l'avvalorare una evidente illegittimità costituzionale delle norme di volta in volta interessate infatti esse, se in contrasto con l'articolo 6 1 della Convenzione come, nel caso di specie, ha condivisibilmente ritenuto la Corte di Strasburgo , risultano viziate da eccesso di delega articolo 76 Costituzione , poiché la legge 16 febbraio 1987 n. 81 contenente la delega legislativa al Governo per l'emanazione del nuovo Cpp all'articolo 2 prevede, espressamente, che il Cpp deve adeguarsi alle norme delle convenzioni internazionali ratificate dall'Italia e relative ai diritti della persona e al processo penale .

Conseil de l'Europe - Quatrieme sectioin Cour européenne des droits de l'homme Président Bratza Affaire Hermi c. Italie Requ te no 18114/02 Strasbourg 28 juin 2005 Procédure 1. A l'origine de l'affaire se trouve une requ te no 18114/02 dirigée contre la République italienne et dont un ressortissant tunisien, M. Fausi Hermi le requérant , a saisi la Cour le 31 mars 2002 en vertu de l'article 34 de la Convention de sauvegarde des Droits de l'Homme et des Libertés fondamentales la Convention . 2. Le requérant est représenté par Me M. Marini, avocat à Guidonia. Le gouvernement italien le Gouvernement est représenté par son agent, M. I.M. Braguglia, et par son coagent, M. F. Crisafulli. 3. Le requérant alléguait, en particulier, de ne pas avoir pu participer à une audience devant la cour d'appel de Rome, tenue dans le cadre d'une procédure pénale pour trafic de stupéfiants. 4. La requ te a été attribuée à la première section de la Cour article 52 1 du règlement . Au sein de celle-ci, la chambre chargée d'examiner l'affaire article 27 1 de la Convention a été constituée conformément à l'article 26 1 du règlement. 5. Par une décision du 23 septembre 2004, la Cour a déclaré la requ te partiellement recevable. 6. Le 1er novembre 2004, la Cour a modifié la composition de ses sections article 25 1 du règlement . La présente requ te a été attribuée à la quatrième section ainsi remaniée article 52 1 . 7. Tant le requérant que le Gouvernement ont déposé des observations écrites sur le fond de l'affaire article 59 1 du règlement . En fait I. Les circonstances de l'espèce 8. Le requérant est né en 1969 et est actuellement détenu au pénitencier de Frosinone. 9. Le 28 novembre 1999, le requérant fut trouvé en possession d'un paquet contenant 485 grammes d'héro ne et arr té par les carabiniers de Rome. Des poursuites furent entamées à son encontre pour trafic de stupéfiants. Le 23 décembre 1999, le requérant nomma un avocat de son choix, Me M., qui l'assista tout au long de la procédure judiciaire contre lui. 10. Le requérant demanda ensuite, par l'intermédiaire de son conseil légal, l'adoption de la procédure abrégée giudizio abbreviato prévue aux articles 438 à 443 du code de procédure pénale ci-après, le CPP . Le représentant du parquet exprima un avis favorable. Le juge de l'audience préliminaire ci-après, le GUP de Rome, estimant que l'accusation contre le requérant pouvait tre décidée sur la base des actes accomplis au cours des investigations préliminaires allo stato degli atti , ordonna l'adoption de la procédure abrégée. 11. A l'audience en chambre du conseil tenue le 24 mars 2000 en présence du requérant, ce dernier, par le biais de son avocat, plaida son innocence au motif que le stupéfiant était destiné à sa consommation personnelle et non à la vente. 12. Par un jugement du 24 mars 2000, le GUP de Rome condamna le requérant à une peine de six ans d'emprisonnement et 40 000 000 lires environ 20 658 euros d'amende. Il observa que la quantité de stupéfiant possédée pour consommation personnelle ne devait pas dépasser ce qui était nécessaire pour satisfaire un besoin immédiat or, le requérant venait d'acheter une quantité correspondant à plus de 8 000 doses moyennes journalières. 13. Le requérant interjeta appel de ce jugement, réitérant les défenses formulées en première instance. Il excipa qu'interpréter la loi sur les stupéfiants comme punissant les consommateurs de drogue était contraire à la Constitution. 14. Le 1er septembre 2000, Me M. fut informé que la date de l'audience avait été fixée au 3 novembre 2000. Le jour venu, Me M. s'opposa à la poursuite de la procédure en l'absence de son client et demanda le transfert de ce dernier de la prison à la salle d'audience. La cour d'appel de Rome rejeta cette demande, observant que le requérant n'avait pas préalablement fait savoir aux autorités qu'il souhaitait participer au procès d'appel. 15. Par un arr t du 3 novembre 2000, la cour d'appel confirma le jugement de première instance. 16. Le requérant se pourvut en cassation. Il allégua que les juges d'appel ne lui avaient pas permis de participer à son procès et que la citation à compara tre en appel n'avait pas été traduite en langue arabe. 17. Dans ses conclusions, le Procureur Général de la République demanda l'annulation de la décision attaquée. 18. Par un arr t du 24 janvier 2002, la Cour de cassation débouta le requérant de son pourvoi. Elle observa que ni la Convention ni le CPP n'imposaient de traduire les actes de procédure dans la langue d'un accusé étranger se trouvant en Italie ce dernier avait cependant le droit de se faire assister gratuitement par un interprète afin de comprendre l'accusation contre lui et de suivre l'accomplissement des démarches le concernant. Quant aux autres doléances, la Cour de cassation releva que la présence de l'accusé n'était pas nécessaire dans le cadre de la procédure abrégée, dont le requérant avait personnellement et de plein gré demandé l'adoption. Par ailleurs, l'intéressé n'avait pas manifesté sa volonté de participer à l'audience d'appel. II. Le droit interne pertinent 19. La procédure abrégée est réglementée par les articles 438 à 443 du CPP. 20. Aux termes de ces dispositions, telles qu'en vigueur au moment de l'arrestation du requérant, l'accusé, en cas d'avis favorable du représentant du parquet, pouvait demander que son affaire f t tranchée à l'audience préliminaire. S'il estimait que l'accusation pouvait tre décidée sur la base des actes accomplis au cours des investigations préliminaires et déposés au dossier du parquet fascicolo del pubblico ministero , le juge ordonnait l'adoption de la procédure abrégée. La procédure abrégée a été ensuite modifiée par la loi no 479 du 16 décembre 1999. Selon les nouvelles règles, il n'est plus nécessaire d'obtenir l'avis favorable du représentant du parquet et le juge ne peut pas rejeter la demande d'adoption de cette procédure lorsque l'accusé ne demande la production d'aucune preuve integrazione probatoria . 21. En cas d'adoption de la procédure abrégée, l'audience a lieu en chambre du conseil et est consacrée aux plaidoiries des parties. Celles-ci doivent se baser sur les actes faisant partie du dossier du parquet. Si le juge décide de condamner l'accusé, la peine infligée est réduite d'un tiers article 442 2 . Le jugement est prononcé en chambre du conseil. 22. Aux termes de l'article 597 1 du CPP L'appel donne au juge de deuxième instance la compétence pour se prononcer la cognizione del procedimento uniquement par rapport limitatamente aux points de la décision auxquels se référent les moyens d'appel. En droit I. Grief déclaré recevable et objet du litige 23. Dans sa décision du 23 septembre 2004 qui, aux termes de sa jurisprudence, délimite l'objet du litige devant elle Lamanna c. Autriche, no 28923/95, 23, 10 juillet 2001, et Craxi c. Italie, no 34896/97, 55, 5 décembre 2002 , la Cour a déclaré recevable seulement les grief du requérant tiré de l'impossibilité de participer à l'audience d'appel. Partant, la Cour ne pourra pas prendre en considération les allégations formulées par le requérant après la recevabilité et qui ne se réfèrent pas au grief mentionné ci-dessus. En particulier, elle ne pourra pas examiner le grief de l'intéressé concernant l'impossibilité de participer à l'audience devant la Cour de cassation. Ce grief a par ailleurs été déclaré irrecevable dans la décision partielle du 6 novembre 2003. II. Sur la violation alléguée de l'article 6 1 de la convention 24. Le requérant se plaint de ne pas avoir pu participer à l'audience du 3 novembre 2000 devant la cour d'appel de Rome. Il invoque l'article 6 de la Convention, qui, en ses parties pertinentes, est ainsi libellé 1. Toute personne a droit à ce que sa cause soit entendue équitablement par un tribunal qui décidera du bien-fondé de toute accusation en matière pénale dirigée contre elle. A. Les arguments des parties 1. Le requérant 25. Le requérant considère que toute procédure ordinaire ou abrégée, de première, deuxième ou troisième instance devrait se dérouler en présence de l'accusé. Il affirme de surcro t ne pas avoir été d ment informé, dans une langue qu'il comprenait, des démarches à suivre pour exercer son droit de participer à l'audience d'appel. Il considère qu'il appartenait à l'Etat de lui fournir des informations précises et complètes à ce sujet, l'action des autorités ne pouvant tre remplacée par l'intervention des tierces personnes un co-détenu, l'avocat défenseur . De plus, il serait inconcevable de croire qu'un accusé de langue maternelle arabe puisse conna tre les particularités du CPP italien. Ayant été conduit d'office à l'audience de première instance, le requérant s'attendait à ce que la m me chose se passe en appel. 26. Le requérant admet ne pas avoir demandé à compara tre, mais il souligne qu'il n'a pas non plus renoncé à ce droit. Il rappelle également que son avocat, ayant constaté son absence à l'audience du 3 novembre 2000, sollicita immédiatement que son client soit conduit aux débats. Cependant, la cour d'appel a rejeté cette demande. 2. Le Gouvernement 27. Le Gouvernement observe tout d'abord que le procès d'appel s'est déroulé selon la procédure abrégée, une démarche simplifiée dont le requérant lui-m me a demandé l'adoption et qui permet à l'accusé de bénéficier de certains avantages. Dans cette procédure, où la décision est prise sur la base de l'état actuel du dossier et dans laquelle la production de nouvelles preuves est en principe exclue, la présence de l'accusé rev tirait une importance réduite. 28. Le Gouvernement soutient que la participation de l'accusé aux débats d'appel n'a pas la m me importance qu'en première instance. Il souligne également que la complexité du droit pénal et la structure du procès criminel italien suggèrent, lorsque les droits de la défense ne peuvent pas tre exercés conjointement par l'accusé et par son représentant, d'accorder la préférence à la défense technique développée par un avocat. Ceci vaut spécialement dans des cas comme celui de la présente espèce, où, l'accusé ayant été arr té en flagrant délit, les arguments avancés par la défense étaient de nature essentiellement juridique et l'apport personnel du prévenu était négligeable. En effet, le requérant n'a jamais tenté de nier les faits et la défense assurée par son avocat a été particulièrement active et efficace. 29. Par ailleurs, la Cour ayant rejeté tous les autres griefs du requérant tirés de l'article 6 de la Convention, m me à supposer qu'une défaillance ait eu lieu à cause de l'absence de l'intéressé à l'audience d'appel, la procédure dans son ensemble devrait tre considérée comme équitable. 30. Le Gouvernement affirme qu'il n'est pas contraire à la Convention d'exiger que l'accusé manifeste sa volonté positive de compara tre. A cet égard, il rappelle qu'en droit italien la participation de l'accusé à l'audience est un droit et non une obligation. En l'espèce, le requérant a re u un avis de fixation d'audience où cette faculté était indiquée, précisant qu'il appartenait au détenu de demander aux autorités pénitentiaires d'organiser son transfert de la prison au lieu de l'audience. Il est vrai que le requérant allègue que cet avis n'a pas été traduit en langue arabe ou fran aise cependant, l'article 6 de la Convention ne va pas jusqu'à exiger la traduction de tous les actes de la procédure, et en cas de mauvaise compréhension de la communication litigieuse, l'intéressé aurait pu demander d' tre assisté gratuitement par un interprète ou bien demander la traduction à un co-détenu. 31. D'autre part, le Gouvernement soutient que le requérant comprenait et parlait l'italien, comme l'intéressé lui-m me l'aurait déclaré lors des débats de première instance. Ceci lui aurait permis de comprendre les accusations portées à son encontre et les explications de son avocat concernant la procédure abrégée. Le requérant était donc bien en mesure de comprendre le contenu d'une simple convocation. En tout état de cause, il aurait pu demander des éclaircissements à ce sujet à son avocat. De plus, ce dernier, qui avait également re u l'avis de fixation d'audience, aurait pu prendre contact avec son client pour lui expliquer que s'il souhaitait participer aux débats d'appel, il devait demander d'y tre conduit. Il est certes parfois malaisé, pour un détenu, de comprendre toutes les implications légales d'un acte judiciaire c'est cependant justement le r le de l'avocat de renseigner son client quant aux démarches à suivre pour préserver ses droits. 32. Au vu de ce qui précède, et tenant compte des circonstances particulières de la présente affaire, le Gouvernement estime qu'en omettant de signaler aux autorités son intention d' tre traduit devant la cour d'appel le requérant a renoncé, tacitement mais sans équivoque, à son droit de participer à l'audience. L'appréciation de la Cour 33. La Cour rappelle que, quoique non mentionnée en termes exprès au paragraphe 1 de l'article 6, la faculté pour l' accusé de prendre part à l'audience découle de l'objet et du but de l'ensemble de l'article. Du reste, les alinéas c , d et e du paragraphe 3 reconnaissent à tout accusé le droit à se défendre lui-m me , interroger ou faire interroger les témoins et se faire assister gratuitement d'un interprète, s'il ne comprend pas ou ne parle pas la langue employée à l'audience , ce qui ne se con oit guère sans sa présence voir Colozza c. Italie, arr t du 12 février 1985, série A no 89, p. 14, 27 T. c. Italie, arr t du 12 octobre 1992, série A no 245-C, p. 41, 26 F.C.B. c. Italie, arr t du 28 ao t 1991, série A no 208-B, p. 21, 33 voir également Belziuk c. Pologne, arr t du 25 mars 1998, Recueil des arr ts et décisions 1998-II, p. 570, 37, et Sejdovic c. Italie, no 56581/00, 29, 10 novembre 2004 . 34. En première instance, la notion de procès équitable implique la faculté, pour l'accusé, d'assister aux débats Tierce et autres c. Saint-Marin, nos 24954/94, 24971/94 et 24972/94, 94, 25 juillet 2000, et Forcellini c. Saint-Marin, no 34657/97, 35, 15 juillet 2003 . 35. Par contre, la manière dont l'article 6 1 de la Convention s'applique aux cours d'appel dépend des particularités de la procédure en cause. Ainsi, les procédures consacrées exclusivement à des points de droit et non de fait peuvent remplir les exigences de l'article 6 m me si la cour d'appel n'a pas donné au requérant la faculté de s'exprimer en personne devant elle. En revanche, lorsque la juridiction d'appel doit examiner une affaire en fait et en droit et procéder à une appréciation globale de la culpabilité ou de l'innocence, elle ne peut statuer à ce sujet sans évaluer directement les éléments de preuve présentés en personne par l'inculpé. Du principe de la tenue de débats publics dérive le droit de l'accusé à tre entendu en personne par les juridictions d'appel voir Forcellini c. Saint-Marin, arr t précité, ibidem, et Dondarini c. Saint-Marin, no 50545/99, 27, 6 juillet 2004 . 36. La Cour rappelle que le droit à un procès équitable occupe une place si éminente dans une société démocratique qu'une interprétation restrictive de l'article 6 1 de la Convention ne se justifie pas voir, mutatis mutandis, Moreira de Azevedo c. Portugal, arr t du 23 octobre 1990, série A no 189, pp. 16-17, 66 . Par ailleurs, l'existence d'une violation de cette disposition se con oit m me en l'absence de préjudice A.B. c. Slovaquie, no 41784/98, 56, 4 mars 2003 celle-ci ne joue un r le que sur le terrain de l'article 41 Artico c. Italie, arr t du 13 mai 1980, série A no 37, p. 18, 35in fine . 37. En l'espèce, la cour d'appel de Rome était appelée à se prononcer à la fois sur des questions de fait et de droit, et à confirmer ou annuler la condamnation du requérant. Elle devait non seulement trancher les exceptions d'inconstitutionnalité ou les questions d'interprétation de la loi interne soulevées par l'avocat de l'accusé, mais aussi évaluer si les éléments recueillis en première instance étaient suffisants pour établir la culpabilité du prévenu. A cet égard, il convient de rappeler que l'absence de faits nouveaux ou l'adoption d'une démarche simplifiée ne saurait suffire à justifier une dérogation au principe de la nécessité des débats publics en appel en présence de l'accusé voir, mutatis mutandis, Forcellini c. Saint-Marin, arr t précité, 36 . 38. Le requérant avait donc le droit de compara tre et de se défendre devant la cour d'appel de Rome. Il reste à vérifier s'il y a renoncé Colozza c. Italie, arr t précité, p. 15, 29, et Einhorn c. France déc. , no 71555/01, 33, CEDH 2001-XI . 39. La Cour rappelle que ni la lettre ni l'esprit de l'article 6 de la Convention n'emp chent une personne de renoncer de son plein gré aux garanties d'un procès équitable de manière expresse ou tacite, mais pareille renonciation doit tre non équivoque et ne se heurter à aucun intér t public important Sejdovic c. Italie, arr t précité, 33, et H kansson et Sturesson c. Suède, arr t du 21 février 1990, série A no 171-A, p. 20, 66 voir aussi Kwiatkowska c. Italie déc. , no 52868/99, 30 novembre 2000 . 40. La Cour relève que la cour d'appel de Rome et la Cour de cassation ont estimé, en substance, qu'il y avait eu une telle renonciation, étant donné que le requérant n'avait pas manifesté sa volonté de compara tre paragraphes 14 et 18 ci-dessus . A cet égard, le Gouvernement affirme que le requérant a re u un avis où il était précisé qu'il lui appartenait de demander aux autorités pénitentiaires d'organiser son transfert de la prison au lieu de l'audience paragraphe 30 ci-dessus . Le requérant lui-m me admet ne pas avoir formulé une telle demande paragraphe 26 ci-dessus . 41. Cependant, la Cour observe que cet avis n'a pas été traduit dans l'une des deux langues arabe et fran ais que le requérant affirme de parler. D'autre part, il n'a pas été établi si, et dans quelle mesure, l'intéressé comprenait l'italien et était capable de saisir la signification d'un document juridique d'une certaine complexité. Dans ce contexte, aussi la situation financière, sociale et culturelle de l'intéressé, tout comme les difficultés linguistiques vraisemblablement rencontrées dans un pays étranger, rentrent en ligne de compte voir, mutatis mutandis, Sejdovic c. Italie déc. , no 56581/00, 11 septembre 2003 . De plus, il convient de noter que le requérant affirme avoir été conduit d'office aux débats de première instance, ce qui n'a pas été contesté par le Gouvernement. Dès lors, il pouvait raisonnablement s'attendre à ce que la m me chose se passe en appel. Aux yeux de la Cour, l'ensemble de ces circonstances soulève des doutes sérieux quant à la compréhension, de la part du requérant, du contenu de l'avis de fixation d'audience et des conséquences qui auraient pu découler de son omission d'indiquer aux autorités son souhait de participer au procès. 42. Quoi qu'il en soit, la Cour note que le 3 novembre 2000, l'avocat du requérant, ayant constaté l'absence de son client, a demandé le transfert de M. Hermi de la prison à la salle d'audience paragraphe 14 ci-dessus . D'une telle manière, le conseil de l'intéressé a manifesté, d'une fa on claire et non équivoque, la volonté de l'accusé de participer aux débats d'appel voir, mutatis mutandis et a contrario, Zumtobel c. Autriche, arr t du 21 septembre 1993, série A no 268-A, p. 14, 33-34 . 43. Dans ces circonstances, la Cour ne saurait conclure que le requérant a renoncé à son droit à compara tre à l'audience. 44. Partant, il y a eu violation de l'article 6 1 de la Convention. II. Sur l'application de l'article 41 de la convention 45. Aux termes de l'article 41 de la Convention, Si la Cour déclare qu'il y a eu violation de la Convention ou de ses Protocoles, et si le droit interne de la Haute Partie contractante ne permet d'effacer qu'imparfaitement les conséquences de cette violation, la Cour accorde à la partie lésée, s'il y a lieu, une satisfaction équitable. A. Dommage 46. Le requérant observe qu'à la suite de sa condamnation, il sera contraint de payer une amende de 40 000 000 lires, soit environ 20 658 euros EUR . De plus, il ne pourra exercer aucune activité professionnelle pour une durée de six ans, ce qui lui provoquera une perte de gains approximativement égale à 144 000 EUR, somme qu'il aurait pu obtenir de son activité d'artisan. A titre de dommage matériel, le requérant demande d' tre exempté du payement de l'amende et sollicite l'octroi d'au moins 140 000 EUR. Quant au préjudice moral, le requérant rappelle les souffrances et le désagrégements liés à la vie carcérale et demande 100 000 EUR. 47. Le Gouvernement n'aper oit aucun lien de causalité entre la violation allégué de l'article 6 de la Convention et le préjudice matériel invoqué par le requérant. A cet égard, il soutient que l'issue de la procédure pénale n'aurait pas changé si le requérant avait eu la possibilité de participer à l'audience d'appel. En effet, sa condamnation était fondée sur des faits avérés et non contestés. Au demeurant, le Gouvernement rappelle que toute peine privative de liberté implique l'impossibilité, pour le condamné, d'exercer une activité lucrative légale en dehors de la prison et note que le requérant n'a fourni aucune preuve de l'existence de sa prétendue activité d'artisan et des revenus qui pourraient s'y rattacher. 48. Pour ce qui est du préjudice moral, le Gouvernement estime que le simple constat d'une violation fournirait, en soi, une satisfaction équitable suffisante. En toute état de cause, la Cour devrait tenir compte du peu de gravité du manquement aux exigences de la Convention. 49. La Cour ne saurait déceler aucun lien de causalité direct entre la violation constatée dans le présent arr t et le préjudice matériel allégué par le requérant. En effet, elle ne saurait spéculer sur le résultat auquel la procédure litigieuse aurait abouti si l'infraction à la Convention n'avait pas eu lieu. Par contre, la Cour considère que le requérant a subi un tort moral certain. Eu égard aux circonstances de la cause et statuant sur une base équitable comme le veut l'article 41 de la Convention, elle décide de lui octroyer 1 000 EUR. B. Frais et dépens 50. Le requérant réclame 9 500 EUR pour les frais et dépenses encourus au niveau interne, dont 3 500 EUR pour la procédure devant la cour d'appel de Rome et 6 000 EUR pour la procédure en cassation. Quant à la procédure devant la Cour, les co ts s'élèveraient à 8 000 EUR. 51. Le Gouvernement soutient que les frais relatifs à la procédure nationale ont été provoqués par la procédure pénale en elle-m me, et n'ont aucun rapport avec la violation de l'article 6 de la Convention. Quant aux co ts de la procédure européenne, le Gouvernement se remet a` la sagesse de la Cour. 52. Selon la jurisprudence constante de la Cour, l'allocation des frais et dépens exposés par le requérant ne peut intervenir que dans la mesure où se trouvent établis leur réalité, leur nécessité et le caractère raisonnable de leur taux voir, parmi beaucoup d'autres, Belziuk c. Pologne, arr t du 25 mars 1998, Recueil 1998-II, p. 573, 49, et Sardinas Albo c. Italie, no 56271/00, 110, 17 février 2005 . 53. Pour ce qui est des co ts de la procédure interne, la Cour relève que les honoraires d'avocat réclamés se rapportent à la défense du requérant dans l'ensemble du deuxième et troisième degrés de la procédure nationale, et ne concernent pas uniquement la question de l'impossibilité de participer à l'audience d'appel. Les sommes sollicitées n'ont donc pas été entièrement exposées pour faire redresser la violation de la Convention constatée par la Cour dans la présente espèce voir, mutatis mutandis, Nikolova c. Bulgarie, no 31195/96, 79, CEDH 1999-II . Il en demeure pas moins que le requérant, avant de s'adresser aux organes de la Convention, a épuisé les voies de recours qui lui étaient ouvertes en droit italien. La Cour accepte dès lors que l'intéressé a encouru des dépenses pour faire corriger la violation de la Convention dans l'ordre juridique interne voir, mutatis mutandis, Rojas Morales c. Italie, no 39676/98 42, 16 novembre 2000 . Compte tenu des éléments en sa possession et de sa pratique en la matière, la Cour considère raisonnable d'accorder 1 500 EUR à ce titre. 54. Pour ce qui concerne les co ts exposés au niveau européen, la Cour les trouve excessifs. Par ailleurs, au stade de la recevabilité elle a rejeté la plupart des griefs du requérant. Elle considère dès lors qu'il n'y a lieu de ne rembourser qu'en partie les frais exposés par le requérant devant elle voir, mutatis mutandis, Sakkopoulos c. Grèce, no 61828/00, 59, 15 janvier 2004, et Cianetti v. Italie, no 55634/00, 56, 22 avril 2004 . Compte tenu des éléments en sa possession et de sa pratique en la matière, elle considère raisonnable d'accorder 2 500 EUR à ce titre voir, mutatis mutandis, Santoro c. Italie, no 36681/97, 68, 1er juillet 2004 . 55. Il s'ensuit que le montant global des frais et dépenses à rembourser au requérant s'élève à 4 000 EUR. C. Intér ts moratoires 56. La Cour juge approprié de baser le taux des intér ts moratoires sur le taux d'intér t de la facilité de pr t marginal de la Banque centrale européenne majoré de trois points de pourcentage. Par ces motifs, la Cour 1. Dit, par quatre voix contre trois, qu'il y a eu violation de l'article 6 1 de la Convention 2. Dit, par quatre voix contre trois, a que l'Etat défendeur doit verser au requérant, dans les trois mois à compter du jour où l'arr t sera devenu définitif conformément à l'article 44 2 de la Convention, 1 000 EUR mille euros pour dommage moral et 4 000 EUR quatre mille euros pour frais et dépens, plus tout montant pouvant tre d à titre d'imp t b qu'à compter de l'expiration dudit délai et jusqu'au versement, ces montants seront à majorer d'un intér t simple à un taux égal à celui de la facilité de pr t marginal de la Banque centrale européenne applicable pendant cette période, augmenté de trois points de pourcentage 3. Rejette, à l'unanimité, la demande de satisfaction équitable pour le surplus. Au présent arr t se trouve joint, conformément aux articles 45 2 de la Convention et 74 2 du règlement, l'exposé de l'opinion dissidente commune de MM. R. Maruste, V. Zagrebelsky et L. Garlicki. N.B. M. O'B. Opinion dissidente commune des juges Maruste, Zagrebelsky et Garlicki Nous regrettons de ne pas pouvoir partager l'avis de la majorité qui a trouvé une violation de l'article 6 1 de la Convention du fait que la cour d'appel de Rome a tenu l'audience du 3 novembre 2000 en l'absence du requérant. A l'issue du procès de première instance, le requérant avait été déclaré coupable de détention de drogue héro ne dans le but d'en faire le commerce. Le requérant avait participé à l'audience, assisté par l'avocat de son choix. Les circonstances de l'affaire n'étaient pas contestées, puisque le requérant avait été interpellé en flagrant délit. La thèse du requérant était qu'il s'agissait d'un achat de drogue pour son usage personnel. En appel, l'avocat du requérant soutint que les faits reprochés à son client devaient tre qualifiés de détention de drogue pour usage personnel et que la quantité de stupéfiant saisi - 485 grammes, correspondant à 8 465 doses, selon le jugement d'appel - ne pouvait pas démontrer une intention de commerce. De plus, la loi punissant la détention de drogue pour usage personnel aurait été contraire aux libertés constitutionnelles. La date de l'audience d'appel fut notifiée au requérant en prison. Il n'est pas contesté que ce document contenait l'avis que l'accusé pouvait demander à tre présent à l'audience. Le requérant ne fit pas une telle demande. Ce n'est qu'à l'audience que son avocat demanda qu'il f t conduit devant la cour d'appel, mais celle-ci, en citant l'article 127 du code de procédure pénale le CPP , procéda en l'absence de l'accusé, puisque celui-ci n'avait pas demandé à tre présent. L'avocat du requérant plaida pour son client. A nos yeux, il est légitime d'exiger une demande formelle de la part de l'accusé et/ou de son avocat on ne peut donc aucunement conclure à une violation de l'article 6 de la Convention. Rien n'emp chait l'accusé d' tre présent, la seule formalité à accomplir étant de demander aux autorités de la prison à tre emmené devant la cour d'appel. En droit italien, la présence de l'accusé à l'audience - m me s'il est détenu - est un droit et non une obligation. La majorité estime que le requérant pourrait ne pas avoir compris l'indication qui était contenue dans l'avis de fixation d'audience, puisque l'intéressé soutient de ne pas comprendre la langue italienne. Cependant, il est difficile de croire que le requérant, qui avait déjà été condamné et avait purgé sa peine en Italie voir requ te de libération du requérant du 24 février 2000 n'e t pas pu prendre directement connaissance du sens de la notification et qu'il n'e t pas pu demander d'explications au moins à son conseil. En tout état de cause, un avocat de son choix assistait l'accusé tout au long de la procédure, et il para t normal de s'attendre à ce qu'il accomplisse une activité d'information et de conseil. Il est donc raisonnable de voir dans la conduite du requérant une inaction qui exclut tout manquement de la part des autorités. On peut ajouter qu'à l'audience d'appel, après une audience de première instance de pleine juridiction à laquelle le requérant avait participé, aucun témoin ne devait tre examiné et aucune preuve nouvelle ne devait tre recueillie. Les moyens d'appel concernaient des questions de droit et la compétence du juge d'appel était délimitée par ces moyens voir l'article 597 du CPP, cité au paragraphe 22 de l'arr t de la Cour . En tenant compte de la nature du procès d'appel dans le cas d'espèce, la participation de l'accusé n'était donc pas nécessaire aux sens de la jurisprudence de la Cour voir, mutatis mutandis, Kremzow c. Autriche, arr t du 21 septembre 1993, série A no 268-B, p. 44, 60-63 . ?? 10 ARR T HERMI c. ITALIE ARR T HERMI c. ITALIE 11 ARR T HERMI c. ITALIE 1