Ordinamento giudiziario, Brutti: ""È arrivato il momento delle riforme condivise""

Il responsabile giustizia dei Ds parla delle priorità dell'Unione e annuncia modifiche alla Pecorella e la sospensione degli effetti della legge 150/05

Si conclude questa settimana l'excursus di DirittoeGiustizi@ nell'attuazione di programma della Casa delle Libertà durante la XIV legislatura, iniziata sabato 11 febbraio con un contributo in materia civile e continuata nei fine settimana successivi con il Codice penale, le professioni, la procedura penale, l'ordinamento giudiziario, la giustizia amministrativa, immigrazione ed asilo, sociale e banche. Oggi chiudiamo con l'intervista a Massimo Brutti, responsabile Giustizia dei Ds, per analizzare quali saranno le priorità dell'Unione per la prossima legislatura. Riforma dell'Ordinamento giudiziario nei primi giorni di governo chiederete una abrogazione della legge 150/05 o una sospensione? Penso che si debbano sospendere i decreti delegati la cui efficacia, arriverà i primi di maggio. Questa sospensione sarà necessaria per dare tempo al Parlamento di riscrivere la legge dell'ordinamento giudiziario. Come pensate di riscrivere la legge? La legge approvata dal Centrodestra corrisponde ad un modello di magistrato burocrate che tralascia l'impegno della giurisdizione per prepararsi ai concorsi con valutazioni che non vengono compiute dal Csm, con grave compressione dei poteri dell'organo di autogoverno di cui ha parlato anche il presidente della Repubblica nel suo messaggio di rinvio della legge alle Camere. La maggioranza poi non ha risposto a quelle richieste, quindi la legge va riscritta. Anche la parte relativa al sistema disciplinare,quanto la tipizzazione degli illeciti disciplinari, che può essere tenuta ferma, comprende tutta una parte nella quale vi sono norme che definiscono gli illeciti disciplinari in modo assai vago ed in contrasto con qualsiasi principio di tassatività. Le norme che danno un ampio potere discrezionale al ministro prevedendo l'obbligatorietà dell'azione disciplinare esercitata dal Procuratore generale, comporteranno procedimenti disciplinari in grande quantità e tanta confusione a Palazzo dei Marescialli. Cosa cambierete? Le proposte ci sono già e sono quelle presentata durante la nostra battaglia di opposizione alla legge Castelli durante questa legislatura noi pensiamo ad un sistema di verifica della professionalità dei magistrati che comporti valutazioni quadriennali, al magistrato che non superi la prima valutazione andrà bloccato lo stipendio, chi non supererà la seconda valutazione di seguito dovrà essere rimosso dalle funzioni giurisdizionali. Questo però presuppone tutta una revisione dei Consigli giudiziari prendendo anche qualche spunto dalla riforma Castelli che andrà però sviluppato. La presenza, ad esempio dei consiglieri laici la ritengo un aspetto positivo, purchè questi abbiano un potere effettivo di concorrere alla valutazione di professionalità dei magistrati. La legge va riscritta e noi abbiamo la possibilità di farlo perché le proposte sono già scritte, avanzate unitariamente dal Centrosinistra. Non sarà difficile fare un'altra legge e ribadisco che quella del Centrodestra non è accettabile. Parlate di riforma del Csm cambierete anche il sistema elettivo? Sì, bisogna tornare ad un sistema proporzionale con due preferenze e naturalmente il peso della componente della Cassazione non deve essere troppo sbilanciato come sta scritto sulla proposta del Centrodestra. Perché la maggioranza ci ha ripensato, dopo aver approvato la riforma nel 2002, è tornata sui suoi passi, presentando un progetto di cui non si è più fatto nulla per il sopraggiungere della fine della legislatura. Bisogna mettere in condizioni il Csm di lavorare in questi giorni mi trovo in Campania e mi rendo conto di quanto sarebbe utile che vi fosse all'interno del Consiglio - come del resto c'era negli anni passati - un comitato, una commissione o un organo che si occupi degli uffici giudiziari nelle zone di mafia e di camorra perché esistono problematiche peculiari di quegli uffici giudiziari. Uffici che richiedono un impegno particolare del ministro, che naturalmente in questi anni non c'è stato, che richiedono anche un'attenzione costante del Csm che avrebbe bisogno di un organo specializzato al proprio interno. Sono stati costretti a sopprimerlo in conseguenza del numero ridotto dei componenti. Annunciate di voler cancellare le leggi inique di questa maggioranza, cancellerete anche la Pecorella? Vedremo. Rispetto alla legge Pecorella c'è un problema la garanzia per l'imputato di avere una doppia valutazione di merito. Un questione che riguarda le garanzie e che va esaminata positivamente la soluzione prospettata dalla legge Pecorella è inaccettabile, quindi, quella legge va riformata tenendo però presente il problema delle garanzie. La legge sull'inappellabilità non ha uno scopo deflativo, di rendere cioè più rapidi i processi, perché i casi ai quali si riferisce sono casi molto limitati, non incide sull'insieme dei processi, sulla ragionevole durata. C'è invece un problema di garanzie. Attualmente, senza legge Pecorella, quando uno è stato assolto in primo grado e c'è un'impugnazione da parte del Pm, il secondo grado si può concludere con una condanna rispetto alla quale non è possibile alcun riesame nel merito, un'obiezione avanzata anche da proposte del professor Coppi. Noi quindi dobbiamo riflettere su come rafforzare le garanzie per l'imputato tenendo conto di questa obiezione, ma la legge sull'inappellabilità risponde nel modo peggiore, perché dà alla Cassazione una valutazione nel merito che farà aumentare i ricorsi ed introdurrà elementi di disorganizzazione ed inefficienza nel funzionamento della stessa Corte. Anche in questo caso il Capo dello Stato ha rinviato la legge dicendo che ledeva un bene costituzionale, che è il bene dell'efficienza del processo dettato dall'articolo 111 della Costituzione. Obiezione valida perché la legge Pecorella produce effetti devastanti sulla Cassazione. Noi dobbiamo studiare una soluzione che tenga conto del sistema delle garanzie ma che non comporti questa disorganizzazione della Cassazione. Ci stiamo lavorando, io personalmente ho un'idea, che nasce con proposte avanzate dai penalisti ma è ancora in elaborazione. Martedì scorso i penalisti hanno affermato che nel vostro programma di parla poco di terzietà del giudice e molto di indipendenza ed autonomia della magistratura Non so da che cosa si ricavi questa impressione. È ovvio che la terzietà del giudice è un valore essenziale della giurisdizione non avrebbe senso parlare di autonomia ed indipendenza dell'ordine giudiziario se non si valorizzasse in questo quadro anche la terzietà del giudice e che inizia dal Gip. Così come lo è il ruolo dell'avvocato e noi lo abbiamo scritto nelle proposte dei Ds. Un altro appunto dei penalisti è che il programma dell'Unione sarebbe l'ombra delle linee programmatiche tracciate dall'Anm No, questo non è vero. Il gruppo che ha scritto quel programma era coordinato da Giuliano Pisapia, quindi non credo che l'accusa di subalternità all'Anm abbia una consistenza. Riforma delle professioni e nuovo Statuto dell'Avvocatura, come concilierete e diverse anime all'interno dell'Unione, come quella della Rosa nel pugno che chiede la totale abrogazione degli ordini? Bisogna sottolineare un punto che per noi è essenziale e irrinunciabile la professione dell'avvocato non può essere assimilata alle altre perché ha un rilievo costituzionale. La professione forense è essenziale nel nostro ordinamento perché senza l'avvocato non c'è l'esercizio del diritto alla giustizia da parte del cittadino. Avendo rilievo costituzionale, la professione richiede una disciplina diversa dalle altre. Capisco che vi sia un obiettivo generale di liberalizzazione delle professioni e tenendo presente che per quanto riguarda gli avvocati oggi ne abbiamo 160 mila, fra due anni 280 mila, il problema non è tanto quello della liberalizzazione ma garantire standard qualitativi e professionali elevati. Garantire che nell'accesso alla professione vi sia un giudizio di merito, favorendo i giovani preparati indipendentemente dalla rete di protezione familiare o clientelare di cui possono godere. In questo senso gli ordini professionali hanno una funzione importante che è proprio quella di garantire la piena regolarità dell'accesso, di gestire la Scuola di formazione, di far rispettare la deontologia con una funzione disciplinare incisiva. Per fare questo c'è bisogno di una riforma degli ordini, del sistema elettorale, di mandati più lunghi e circoscrizioni territoriali più ampie. Riforma della magistratura onoraria lavorerete per una stabilizzazione della categoria? Questa forma di magistratura è naturalmente diverse da quella togata, quindi sicuramente non è possibile la sua immissione nei ruoli di quella ordinaria. Però forme di garanzie dei diritti sono necessarie, non possiamo avere una precarietà nell'esercizio di queste funzioni. Noi dobbiamo andare verso una disciplina che allarghi forme di giudizio equitativo per questo tipo di magistrati, in modo tale che contribuiscano ad una maggiore rapidità nei processi per casi di minore rilievo. La loro funzione in fondo è proprio quella di garantire una maggiore celerità per processi che sono meno importanti per far sì che l'ordinaria si concentri in affari di maggiore rilievo. Gargani ha parlato di amnistia tra magistratura e potere politico per uscire dalla stagione degli scontri, è d'accordo? Il termine lo ritengo assolutamente improprio. Il punto è che il Centrodestra in questi anni ha voluto a tutti i costi il conflitto, non solo con i magistrati. Perché quando il Presidente del Consiglio un giorno sì e un giorno no rivolge accuse infamanti ad alcuni magistrati che trattano i processi che riguardano imputati a lui vicini e più in generale all'ordine giudiziario, è chiaro che questo conflitto balzi in primo piano. C'è stato poi un analogo atteggiamento nei confronti dell'avvocatura, con promesse non mantenute c'erano una serie di proposte elaborate dall'avvocatura, dal Consiglio nazionale forense, che il ministro Castelli ha calpestato. In un primo momento il sottosegretario Vietti si era fatto portatore di una proposta che teneva conto dell'elaborazione degli avvocati, poi Castelli lo ha praticamente costretto ad abbandonare il ministero della Giustizia, avanzando una proposta contro l'avvocatura che non è andata avanti. Come uscire dalla stagione degli scontri? Costruire un dialogo nuovo e anche una nuova concordia istituzionale. Le riforme non si possono fare contro tutti non si può fare una riforma dell'ordinamento giudiziario contro la magistratura e contro l'avvocatura. Il conflitto di questi anni non c'è stato solo con la magistratura. Adesso occorre sedersi attorno ad un tavolo e ascoltare tutte le componenti del sistema giustizia, sentire anche le rappresentanze della cultura giuridica, perché non si possono fare le leggi ignorando gli appelli firmati dai costituzionalisti o dai professori universitari. Serve una stagione di riforme condivise. Paola Alunni