Antiriciclaggio, il triplice obbligo per gli avvocati

di Gianluca Gambogi

di Gianluca Gambogi* Nella Gazzetta Ufficiale n. 82 del 7/4/06 è stato finalmente pubblicato il Dm 141/06 previsto dagli articoli 3, comma 2, e 8, comma 4, del D.Lgs 56/2004, recante attuazioni della direttiva 2001/97/CE in materia di prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecita. In pratica con il regolamento di cui trattasi si è data, sia pure con notevole ritardo, integrazione al D.Lgs 56/2004. Tale regolamento doveva, infatti, essere adottato entro 240 giorni dall'entrata in vigore del suddetto D.Lgs 56/2004, mentre, in realtà, la norma regolamentare è intervenuta dopo circa 2 anni. Vi è inoltre da aggiungere che, nel frattempo, è stata emanata una nuova direttiva europea, la n. 2500/60/CE del 26/10/05, sempre in tema di riciclaggio. Quest'ultima direttiva è in attesa di essere attuata nel nostro ordinamento e pertanto non può escludersi che in materia si verifichino ulteriori modificazioni della normativa di riferimento di qui ad un anno, tenuto conto che la nuova direttiva europea dovrebbe essere attuata, secondo quanto previsto dalla Legge Comunitaria 2005, recentemente approvata dal nostro Parlamento, entro la metà del 2007 Cfr., sulle principali caratteristiche della nuova direttiva antiriciclaggio, G. Gambogi, Antiriciclaggio e operazioni sospette. Tutelare il rapporto tra avvocati e clienti , in 'Diritto & Giustizia', n. 6/06, pag. 112 e segg. . I PRINCIPALI OBBLIGHI ANTIRICICLAGGIO PER GLI AVVOCATI ITALIANI Com'è noto già dall'esame del citato D.Lgs 56/2004 è evidente che il medesimo pone un triplice ordine di obblighi in capo agli avvocati Cfr., G. Gambogi, I nuovi obblighi antiriciclaggio per gli avvocati , in 'Impresa Commerciale-Industriale', n. 4/05, pag. 693 e segg. . Da un lato impone sia l'identificazione che la registrazione e conservazioni dei dati relativi ai clienti, e dall'altro, qualora il legale ravvisi la possibilità che una determinata operazione possa essere posta in essere al fine di riciclare denaro sporco, impone a quest'ultimo un obbligo di segnalazione all'Autorità competente Cfr., F. Florio, Funzioni pubblicistiche e direttiva antiriciclaggio 2001/97 C.E., estensione ai professionisti legali degli obblighi di identificazione e segnalazione di operazioni sospette , in 'www.amcorteconti.it' . Per quanto attiene all'identificazione del cliente occorre distinguere il caso in cui il cliente operi in proprio da quello in cui il cliente operi invece per conto terzi. L'IDENTIFICAZIONE DEL CLIENTE OPERANTE IN PROPRIO In ottemperanza a quanto stabilito dal D.Lgs 56/2004 sopra citato, il professionista, a norma di quanto più specificamente previsto dall'articolo 3 del nuovo regolamento che entrerà in vigore il 22/4/06 , dovrà identificare ogni cliente qualora la prestazione professionale fornita abbia ad oggetto mezzi di pagamento, beni o utilità di valore superiore ad euro 12.500,00. Tale obbligo sussiste anche nel caso di operazioni frazionate ed è evidente che questa precisazione ha un chiaro valore antielusivo, simile, peraltro, a quanto già contenuto nella precedente normativa in tema di operazioni bancarie e finanziarie. Inoltre l'obbligo di identificazione sussiste sempre allorquando le operazioni siano sospette cioè delle operazioni che appaiono finalizzate al riciclaggio sulla base di indici dei quali parleremo oltre , sia quando l'operazione è di valore indeterminato o non determinabile. Laddove il professionista non sia in grado di individuare con certezza il valore delle operazioni richieste, sarà comunque preferibile che proceda all'identificazione, non foss'altro per evitare l'applicazione di sanzioni - per la verità solo di natura amministrativa, così come previsto dall'articolo 7 del D.Lgs 56/2004 - Cfr., sul punto, C. Cucuzza-M. Gioffré, L'avvocato tra deontologia e nuovi obblighi di segnalazione la direttiva 2001/97/CE ed il suo recepimento , in 'Rass. Forense', n. 3-4, Luglio-Dicembre 2004, Giuffré Editore, pag. 815 e segg. . Quel che è certo è che, ai fini dell'obbligo in questione, secondo quanto stabilisce il nuovo regolamento all'articolo 3, comma 4 la costituzione, gestione o amministrazione di società, enti, trust o strutture analoghe, costituisce in ogni caso un'operazione di valore non determinabile . In particolare per l'adempimento dell'obbligo in questione l'avvocato, o un suo collaboratore, dovrà farsi rilasciare i dati anagrafici del cliente, il suo indirizzo, il codice fiscale e gli estremi di un documento di identificazione non scaduto quando quest'ultimo sia una persona fisica, mentre occorrerà la denominazione, la sede legale ed il codice fiscale in caso di persona giuridica sono validi a tali fini tutti i documenti di cui agli articoli 1 e 35 del Dpr 445/00 . L'identificazione dovrà avvenire all'inizio della prestazione e dovrà essere effettuata alla presenza del cliente. Qualora i clienti siano più di uno, occorrerà identificarli tutti articolo 5, comma 2, Reg. Min. . A parere di chi scrive, peraltro, l'obbligo in questione non comporta particolari problemi interpretativi, anche perché, lo stesso Codice Deontologico Forense, e precisamente l'articolo 36, canone II, stabilisce che l'avvocato, prima di accettare l'incarico, deve accertare l'identità del cliente e dell'eventuale suo rappresentante . Già su un piano deontologico, quindi, è richiesta quella attività di identificazione del cliente che è poi la stessa attività, sia pure con oneri più specifici, che viene ora indicata dalla normativa antiriciclaggio. CLIENTE OPERANTE PER CONTO TERZI Problemi maggiori sorgono nel caso in cui il cliente operi per conto terzi. In tal caso la normativa appena emanata dispone che l'avvocato dovrà farsi rilasciare dal cliente, per iscritto e sotto la responsabilità di quest'ultimo, i dati identificativi dei soggetti per conto dei quali opera Cfr., articolo 3, comma 5, Reg. Min. . La norma prevede poi che nell'ipotesi in cui il mandante sia una persona giuridica incomberà in capo al professionista l'accertamento dell'esistenza del potere di rappresentanza. A tal proposito giova osservare come il Cnf ebbe ad evidenziare, rispetto ad una bozza di regolamento risalente al 2004 pressoché identica al nuovo legislatore sul punto che interessa , come la ragionevole interpretazione della disposizione di cui sopra porta a ritenere che l'onere imposto all'avvocato può essere solo quello relativo alla verifica della rappresentanza legale, e non di quella reale nel caso in cui vi fossero dubbi in ordine alla presenza di uno o più amministratori di fatto Cfr., Cnf, comunicazione n. 36-b-04 dell'8/11/04, ai Presidenti dei Consigli dell'Ordine degli Avvocati . A tal proposito occorre evidenziare che se tale accertamento può non essere di particolare onerosità qualora si tratti di soggetto nazionale, maggiori problemi potrebbero sorgere nel caso delle cosiddette 'operazioni a distanza' e cioè quando le attività che l'avvocato dovrà svolgere fanno capo ad un soggetto avente la propria sede in un altro Stato membro della Comunità Europea o in un Paese terzo Cfr., C. Cucuzza-M.Gioffré, op. cit. , pag. 815 e segg. . In questi casi la normativa impone all'avvocato un onere forse anche troppo gravoso posto che, al di fuori dei grandi studi legali esistenti peraltro in alcune città metropolitane, ma certamente non nelle realtà provinciali che si occupano di questioni stragiudiziali, il professionista che opera in una struttura a dimensione prevalentemente personale o con un semplice collaboratore, talvolta peraltro praticante, potrebbe avere seri problemi a verificare il potere di rappresentanza del cliente mandatario del soggetto estero. Non sempre tuttavia occorre la presenza 'fisica' del cliente per l'identificazione. È la stessa normativa, e precisamente l'articolo 4 del nuovo regolamento, a prevedere dei casi tassativi in cui la presenza non è necessaria. Ciò accade quando il professionista abbia già svolto attività in favore del medesimo cliente, quando i suoi dati risultino da atti pubblici, scritture private autenticate o documenti recanti la firma digitale , quando le informazioni risultino da una dichiarazione dell'autorità consolare, oppure quando i dati richiesti siano contenuti in un'attestazione rilasciata o da altro professionista residente in un altro Paese Europeo che ha già provveduto personalmente all'identificazione del soggetto ai sensi della propria normativa interna attuativa della II direttiva. Infine il riconoscimento non è necessario quando sia stato effettuato da intermediari abilitati, enti creditizi o finanziari di Stati membri dell'Unione oppure da banche avente sede legale e amministrativa in Paesi che, seppur non appartenenti all'Unione, aderiscano al GAFI anche se rilasciate dalle loro succursali Cfr., articolo 4, commi 3 e 4, Reg. Min. . E' interessante notare che il regolamento di cui trattasi impone, quale requisito indispensabile affinché tale attestazione possa avere valenza a fini identificativi, la necessità che i soggetti indicati abbiano un insediamento fisico in uno dei Paesi indicati, intendendo per insediamento fisico un luogo destinato allo svolgimento dell'attività istituzionale, con stabile indirizzo, diverso da un semplice indirizzo di posta elettronica . Tale sede dovrà impiegare una o più persone a tempo pieno, e mantenere evidenza dell'attività svolta inoltre in quel luogo l'ente dovrà essere soggetto al controllo dell'autorità del Paese che avrà rilasciato l'autorizzazione ad operare articolo 4, comma 4, Reg. Min. . L'introduzione di questo comma all'interno del regolamento ministeriale evidenzia come il legislatore sia consapevole della tendenza registrata negli ultimi anni, da parte di enti e società, anche bancarie e finanziarie, di rendersi, in tutto o in parte, virtuali mediante la creazione di sportelli che gestiscono le loro attività on-line e che quindi offrono minori garanzie dal punto di vista del controllo antiriciclaggio. Al fine di adattare poi anche i metodi di identificazione alle nuove tecnologie il regolamento pone in capo all'UIC la facoltà di indicare ulteriori forme e modalità particolari dell'attestazione per tener conto dell'evoluzione dei mezzi di comunicazione a distanza Cfr., articolo 4, comma 5, Reg. Min. . Da segnalare, infine, che qualora sorga nel professionista un dubbio sulla certezza dell'identificazione del cliente, dovrà compiere una nuova identificazione che elimini il dubbio secondo quanto dispone l'articolo 4, comma 6, del regolamento. LA REGISTRAZIONE Per quanto attiene all'obbligo della registrazione, occorre rilevare che, così come stabilisce l'articolo 5, comma 1, del nuovo regolamento, il professionista, negli stessi casi in cui è tenuto ad assolvere all'obbligo di identificazione del cliente qualora cioè la prestazione professionale fornita abbia ad oggetto mezzi di pagamenti, beni o utilità di valore superiore ad euro 12.500,00 riporta a propria cura nell'archivio dedicato alla raccolta e conservazione i dati del cliente. Tra questi, oltre alle complete generalità, il codice fiscale e gli estremi del documento di identificazione delle persone fisiche, sono senz'altro da ricordare l'attività lavorativa svolta dal cliente e la descrizione sintetica della tipologia di prestazione professionale fornita, oltre al valore dell'oggetto della stessa. In pratica, quindi, il legislatore ha indicato una serie di notizie, la cui raccolta fa carico al professionista, tali da valutare in maniera assai specifica anche la natura e l'oggetto dell'incarico. Sarà pertanto opportuno che il professionista sia ben attento ad inserire compiutamente quanto richiesto nell'apposito registro essendo senz'altro preferibile, onde evitare contestazione da parte degli organi accertatori, indicare con scrupolo quanti più elementi possibili. Naturalmente nel caso in cui il cliente operi per conto di altri i dati identificativi dovranno anche riguardare la persona per conto della quale l'operazione viene richiesta. I dati ottenuti dovranno essere conservati per 10 anni in un archivio appositamente creato che dovrà contenere, oltre a questi, anche altre informazioni indicate dal regolamento ministeriale articolo 5, comma 1, Reg. Min. quali l'attività lavorativa svolta dal cliente e dal terzo mandante, la data dell'avvenuta identificazione, la descrizione sintetica dell'operazione fornita e del suo valore. La norma dispone inoltre che l'archivio dovrà essere tenuto in forma trasparente ed ordinata, onde consentirne una facile consultazione articolo 6, comma 3, Reg. Min. . Non v'è dubbio che la disposizione in questione è estremamente importante perché indica chiaramente gli incombenti specifici che l'avvocato dovrà seguire nella compilazione del registro. Intanto dovranno essere indicati con molta chiarezza gli elementi essenziali dell'operazione che il cliente chiede di effettuare o, comunque, chiede di valutare. Inoltre, proprio per consentire anche quell'attività di verifica e controllo che potrà essere effettuata dagli organi competenti, il registro dovrà essere rigorosamente compilato in maniera cronologica, così da consentire anche la valutazione del periodo in cui è stata formulata la richiesta del cliente. Il suddetto registro potrà essere tenuto e gestito con sistemi informatici, seguendo i criteri indicati dall'UIC, ovvero potrà essere tenuto su di un registro cartaceo. SEGNALAZIONE E VALUTAZIONE DEGLI ELEMENTI CARATTERISTICI DELL'OPERAZIONE SOSPETTA Non v'è dubbio che le maggiori perplessità nate a seguito dell'entrata in vigore del D.Lgs 56/2004 riguardano, oltre al potenziale conflitto dell'intera normativa con il segreto professionale, anche l'individuazione degli elementi portati a conoscenza del legale e che questo dovrà utilizzare in ordine alla valutazione del sospetto riciclaggio. Com'è noto l'obbligo di segnalazione sorge in capo al legale allorquando quest'ultimo, chiamato a svolgere una delle operazioni indicate nell'articolo 2, comma 2, lettera t , del D.Lgs 56/2004, di importo superiore ad euro 12.500,00, ovvero di valore indeterminato, ritenga che tale operazione sia stata richiesta al fine di riciclare denaro proveniente da altro delitto non colposo. Ebbene non v'è dubbio che per definire meglio l'obbligo di segnalazione, un aiuto viene fornito proprio dall'articolo 9 dell'appena emanato Regolamento Ministeriale il quale, al comma 1, stabilisce espressamente che i liberi professionisti hanno l'obbligo di segnalare all'UIC ogni operazione che per caratteristiche, entità, natura, o per qualsivoglia altra circostanza conosciuta a ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell'attività svolta dal soggetto cui è riferita, induca a ritenere, in base agli elementi a sua disposizione, che il danaro, i beni o le utilità oggetto delle operazioni medesime possano provenire dai delitti previsti dagli articoli 648bis e 648ter del Cc . Tale norma fornisce, in qualche modo, un primo elenco di indici di sospetto sui quali si dovrà concentrare l'attenzione del legale al fine di valutare l'eventuale segnalazione da effettuare. Ulteriori criteri guida sono inoltre riscontrabili nell'articolo 11 del nuovo regolamento il quale detta appunto criteri generali per l'individuazione dell'operazione sospetta. E' senz'altro significativo che l'articolo 11 stabilisca che il libero professionista, per valutare il suo obbligo di segnalare l'operazione sospetta, adoperi le informazioni in proprio possesso acquisite nell'ambito dell'attività professionale prestata ed in particolare che il libero professionista valuti complessivamente, nel tempo, i rapporti intrattenuti di volta in volta con i clienti. Tale valutazione articolo 11, comma 2 servirà soprattutto a rilevare eventuali incongruenze di determinate operazioni, rispetto alla capacità economica del cliente e all'attività dal medesimo svolta. Senza infine dimenticare che proprio l'articolo 11, comma 5, rinvia espressamente ad un elenco di indici contenuti nelle disposizioni applicative dell'U.I.C., adottate ai sensi e per gli effetti dell'articolo 8, comma 6, del D.Lgs 56/2004. Non v'è dubbio che occorrerà valutare con maggior approfondimento le nuove disposizioni regolamentari, ma alla luce delle stesse può già tranquillamente ritenersi che l'avvocato, nel compiere la valutazione delle operazioni sospette, avrà comunque un ampio margine di discrezionalità. Da un lato, infatti, si dovrà attenere agli elementi direttamente desumibili dal D.Lgs 56/2004 e, più specificamente, da quelli del nuovo regolamento, dall'altro, però, entreranno sicuramente in gioco anche altri fattori conosciuti dal professionista proprio grazie all'attività svolta a favore del cliente. E' comunque di tutta evidenza che laddove il professionista riterrà di non dover segnalare un'operazione sospetta, potrà essere chiamato a dover fornire una giustificazione del proprio operato e sarà pertanto opportuno che la stessa sia, allo stesso tempo, esauriente e convincente al fine di evitare l'applicazione di sanzioni. Sarà pertanto opportuno che l'avvocato utilizzi in maniera assai prudente il potere discrezionale di cui sopra. Secondo alcuni autori che si sono occupati della materia la valutazione dell'operazione sospetta sarebbe addirittura da effettuarsi considerando anche ulteriori indici, diversi ed ulteriori, rispetto a quelli indicati dalla normativa in questione e ricavabili da alcuni dati forniti dalla Banca d'Italia. Tale interpretazione francamente non convince in quanto lascia ulteriore spazio a margini di incertezza ed inoltre si correrebbe il rischio di sottomettere i professionisti e quindi anche gli avvocati a decisioni ed interpretazioni di un ente, qual'è la Banca d'Italia, che si rivolge ad altra categoria di soggetti Cfr., sul punto, I. Caraccioli, La terza direttiva europea sul riciclaggio ed il regolamento attuativo della seconda direttiva , in 'Il Fisco', n. 3/05, fasc. I, pag. 396 e segg. . Occorre inoltre precisare che gli oneri di valutazione volti ad individuare eventuali operazioni sospette incombono non soltanto sul professionista, ma anche sui suoi collaboratori che dovranno essere debitamente istruiti in tal senso onde acquisire la professionalità necessaria per segnalare al professionista l'emergere di situazioni atipiche articolo 11, comma 3, Reg. Min. . Seppur la norma letteralmente richiede all'avvocato di svolgere la valutazione dell'operazione sulla base delle notizie in suo possesso non è ancora chiaro se incomba sul professionista un onere di investigazione qualora questi nutra un sospetto ancora non sufficientemente supportato dai dati in suo possesso Cfr., C. Cucuzza-M. Gioffré, op. cit. , in 'Rass. Forense', n. 3-4, Luglio-Dicembre 2004, Giuffré Editore, pag. 818 e segg. . A parere di chi scrive parrebbe davvero eccessivo, per non dire assolutamente ingiustificato, configurare a carico del professionista anche un onere di investigazione vera e propria nel caso di sospetto. Peraltro laddove il giudizio si dovesse basare sulla prassi applicativa della normativa antiriciclaggio da parte degli Istituti Bancari, si potrebbe sostenere che nessun obbligo di ulteriori indagini è posto in capo ai professionisti Cfr., sul punto, A. Mengali, Antiriciclaggio - Violazioni di natura amministrativa , pag. 30-35, da www.finanza.it . Le modalità di segnalazione sono contenute nell'articolo 12 del regolamento ministeriale più volte citato che impone al professionista il rispetto del regime di riservatezza e delle informazioni. Detta norma, precisamente al comma 2, risolve negativamente il problema del cosiddetto tipping off , stabilendo un divieto al professionista o a chiunque ne abbia conoscenza di comunicare le segnalazioni al cliente e a qualunque altro soggetto Cfr., C. Cucuzza-M. Gioffré, op. cit. , in 'Rass. Forense', n. 3-4, Luglio-Dicembre 2004, Giuffré Editore, pag. 825 e segg., che fanno anche un excursus dell'attuazione della direttiva anche negli altri Paesi dell'Unione . Il legislatore nazionale ha infatti ritenuto che la possibilità del tipping off frustrasse eccessivamente le esigenze di tutela collettiva che hanno portato all'emanazione della normativa in esame dimenticandosi, però, che l'articolo 7 del Codice Deontologico Forense impone all'avvocato di svolgere la propria attività professionale con fedeltà. E' di tutta evidenza il potenziale conflitto tra il divieto di informare il cliente dell'avvenuta segnalazione e la norma del Codice Deontologico Forense che impone, in virtù del dovere di fedeltà sopra richiamato, all'avvocato l'assoluto rispetto della posizione del proprio assistito nonché l'obbligo di non arrecargli comunque pregiudizio Cfr., R. Danovi, Commentario del Codice Deontologico Forense , Milano, 2001, pag. 144 . LA DIFFICILE COESISTENZA TRA NORMATIVA ANTIRICICLAGGIO E SEGRETO PROFESSIONALE Se è vero che il nuovo Regolamento Ministeriale ha il pregio di aver chiarito, rispetto ad alcuni punti controversi, i dubbi interpretativi sorti subito dopo l'entrata in vigore del D.Lgs 56/2004, è altresì vero che non risolve, o comunque lascia la situazione esattamente come prima rispetto al rapporto tra la normativa antiriciclaggio ed il segreto professionale. A parere di chi scrive si deve comunque ragionevolmente escludere che il professionista, nell'effettuare la segnalazione dell'operazione sospetta, possa essere chiamato a rispondere del delitto di rivelazione del segreto professionale Cfr., sul punto, G. Gambogi, op. cit. . A parte il fatto che l'articolo 622 c.p. esclude la punibilità nel caso in cui il segreto sia rivelato per giusta causa ed è ovvio che vi è giusta causa allorquando il fatto, così come in questo caso, viene imposto da una norma di legge , si deve altresì considerare che l'articolo 9, comma 3, del Nuovo Regolamento, stabilisce con estrema chiarezza che le segnalazioni effettuate ai sensi della legge antiriciclaggio non costituiscono violazione del segreto professionale e non comportano responsabilità di alcun tipo per i liberi professionisti. Ciò significa che oltre ad escludere che il professionista, una volta effettuata la segnalazione, possa avere responsabilità di natura penale, si deve altresì escludere che lo stesso possa essere chiamato a rispondere di illeciti deontologici. Ciò non di meno rimane innegabile che la normativa in questione nella sua interessa e complessità si ponga in serio contrasto con quanto stabilisce, ad esempio, l'articolo 2, canone 2.3, del Codice Deontologico degli avvocati europei per il quale È nella natura stessa della missione dell'avvocato che egli sia depositario dei segreti del suo cliente e destinatario di comunicazioni confidenziali. Senza la garanzia della riservatezza non vi può essere fiducia. Il segreto professionale è dunque riconosciuto come un diritto e un dovere fondamentale e primordiale dell'avvocato . *Avvocato 7

DECRETO 3 febbraio 2006, n. 141 Regolamento in materia di obblighi di identificazione, conservazione delle informazioni a fini antiriciclaggio e segnalazione delle operazioni sospette a carico degli avvocati, notai, dottori commercialisti, revisori contabili, società di revisione, consulenti del lavoro, ragionieri e periti commerciali, previsto dagli articoli 3, comma 2, e 8, comma 4, del decreto legislativo 20 febbraio 2004, n. 56, recante attuazione della direttiva 2001/97/CE in materia di prevenzione dell'uso del sistema finanziario a scopo di riciclaggio dei proventi di attività illecite. GU n. 82 del 7-4-2006- Suppl. Ordinario n. 86 Capo I Definizioni e ambito di applicazione Articolo 1. Definizioni 1. Nel presente regolamento si intendono per a direttiva la direttiva del Consiglio delle comunità europee n. 91/308/CEE del 10 giugno 1991, modificata dalla direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio dell'Unione europea n. 2001/97/CE del 4 dicembre 2001 b legge antiriciclaggio il decreto-legge 3 maggio 1991, n. 143, convertito, con modificazioni, in legge 5 luglio 1991, n. 197, e successive modificazioni e integrazioni c decreto il decreto legislativo 20 febbraio 2004, n. 56 d codice in materia di protezione dei dati personali il decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196 e UIC l'Ufficio italiano dei cambi f libero professionista il soggetto iscritto ai relativi collegi, ordini, albi ed elenchi come individuato all'articolo 2, comma 1, lettere s e t del decreto legislativo n. 56 del 20 febbraio 2004, anche quando svolge l'attività professionale in forma societaria o associativa g prestazione professionale la prestazione fornita dal libero professionista che si sostanzia nella diretta trasmissione, movimentazione o gestione di mezzi di pagamento, beni o utilità in nome o per conto del cliente ovvero nell'assistenza al cliente per la progettazione o realizzazione della trasmissione, movimentazione, verifica o gestione di mezzi di pagamento, beni o utilità e della costituzione, gestione o amministrazione di società, enti, trust o strutture analoghe h cliente il soggetto al quale il libero professionista presta assistenza professionale, in seguito al conferimento di un incarico i operazione frazionata un'operazione unitaria sotto il profilo economico di valore superiore a 12.500 euro posta in essere attraverso più operazioni, effettuate in momenti diversi e in un circoscritto periodo di tempo, singolarmente di valore non superiore a 12.500 euro l dati identificativi il nome e il cognome, il luogo e la data di nascita, l'indirizzo, il codice fiscale e gli estremi del documento di identificazione o, nel caso di soggetti diversi da persona fisica, la denominazione, la sede legale ed il codice fiscale m mezzi di pagamento il denaro contante, gli assegni bancari e postali, gli assegni circolari e gli altri assegni a essi assimilabili o equiparabili, i vaglia postali, gli ordini di accreditamento o di pagamento, le carte di credito e le altre carte di pagamento, ogni altro strumento o disposizione che permetta di trasferire o movimentare o acquisire, anche per via telematica, fondi, valori o disponibilità finanziarie. Articolo 2 Destinatari 1. Il presente regolamento si applica ai seguenti soggetti nello svolgimento della propria attività professionale in forma individuale, associata o societaria a ai soggetti iscritti nell'albo dei dottori commercialisti, nel registro dei revisori contabili, nell'albo dei ragionieri e dei periti commerciali e nell'albo dei consulenti del lavoro b ai notai e agli avvocati quando, in nome o per conto di propri clienti, compiono qualsiasi operazione di natura finanziaria o immobiliare e quando assistono i propri clienti nella progettazione o nella realizzazione di operazioni riguardanti 1 il trasferimento a qualsiasi titolo di beni immobili o attività economiche 2 la gestione di denaro, strumenti finanziari o altri beni 3 l'apertura o la gestione di conti bancari, libretti di deposito e conti di titoli 4 l'organizzazione degli apporti necessari alla costituzione, alla gestione o all'amministrazione di società 5 la costituzione, la gestione o l'amministrazione di società, enti, trust o strutture analoghe. 2. Il presente regolamento, fatta eccezione per gli articoli 10 e 11, si applica altresì alle società di revisione iscritte nell'albo speciale previsto dall'articolo 161 del decreto legislativo 24 febbraio 1998, n. 58, alle quali si estendono tutte le disposizioni previste di seguito per i liberi professionisti. Capo II Obblighi di identificazione e conservazione Articolo 3 Obblighi di identificazione 1. Il libero professionista identifica ogni cliente qualora la prestazione professionale fornita abbia ad oggetto mezzi di pagamento, beni o utilità di valore superiore a Euro 12.500. 2. L'obbligo di identificazione sussiste anche in presenza di operazioni frazionate. 3. L'obbligo di identificazione sussiste tutte le volte che l'operazione è di valore indeterminato o non determinabile. 4. Ai fini dell'obbligo di identificazione, la costituzione, gestione o amministrazione di società, enti, trust o strutture analoghe costituisce in ogni caso un'operazione di valore non determinabile. 5. Il cliente che si avvale della prestazione professionale del libero professionista per conto di terzi deve indicare per iscritto, sotto la propria personale responsabilità, i dati identificativi dei soggetti per conto dei quali opera. Qualora il cliente operi in nome o per conto di una società, di un ente, trust o strutture analoghe, il libero professionista verifica l'esistenza del potere di rappresentanza. Articolo 4 Modalità dell'identificazione 1. L'identificazione viene effettuata dal libero professionista in presenza del cliente al momento in cui inizia la prestazione professionale a favore del cliente, anche attraverso propri collaboratori, mediante un documento valido per l'identificazione non scaduto. Sono considerati validi per l'identificazione i documenti d'identità e di riconoscimento di cui agli articoli 1 e 35 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445. 2. La presenza fisica non è necessaria per i clienti i cui dati identificativi e le altre informazioni da acquisire risultino da a precedente identificazione effettuata dal libero professionista in relazione ad altra attività professionale b atti pubblici, scritture private autenticate o documenti recanti la firma digitale ai sensi dell'articolo 23 del decreto del Presidente della Repubblica 28 dicembre 2000, n. 445, e successive modificazioni c dichiarazione dell'autorità consolare italiana, così come indicata nell'articolo 6 del decreto legislativo 26 maggio 1997, n. 153 d attestazione di un altro professionista residente in uno dei Paesi membri dell'Unione Europea, che, in applicazione della normativa di recepimento della Direttiva 2001/97/CE, ha identificato di persona e registrato i dati del cliente e dei soggetti terzi per conto dei quali opera. 3. La presenza del cliente non è altresì necessaria per l'identificazione quando viene fornita idonea attestazione da parte di uno dei soggetti seguenti, presso il quale il cliente sia stato identificato di persona a intermediari abilitati ai sensi dell'articolo 4 del decreto b enti creditizi o enti finanziari di Stati membri dell'Unione europea, così come definiti nell'articolo 1, lettera A e lettera B , n. 2 , 3 e 4 della direttiva c banche aventi sede legale e amministrativa in paesi non appartenenti all'Unione europea purchè aderenti al Gruppo di azione finanziaria internazionale GAFI e succursali in tali paesi di banche italiane e di altri Stati aderenti al GAFI. 4. In nessun caso l'attestazione può essere rilasciata da soggetti che non hanno insediamenti fisici in alcun paese. Per insediamento fisico s'intende un luogo destinato allo svolgimento dell'attività istituzionale, con stabile indirizzo, diverso da un semplice indirizzo elettronico, in un paese nel quale il soggetto è autorizzato a svolgere la propria attività. In tale luogo il soggetto deve impiegare una o più persone a tempo pieno, deve mantenere evidenze relative all'attività svolta, deve essere soggetto ai controlli effettuati dall'autorità che ha rilasciato l'autorizzazione a operare. 5. L'UIC può indicare ulteriori forme e modalità particolari dell'attestazione, anche tenendo conto dell'evoluzione delle tecniche di comunicazione a distanza, in applicazione di quanto disposto dall'articolo 8, comma 6, del decreto. 6. Nel caso in cui il libero professionista acquisisca in qualunque momento elementi di incertezza sull'identità del cliente compie una nuova identificazione che dia certezza sull'identità del medesimo. Articolo 5 Obblighi di conservazione 1. Il libero professionista, negli stessi casi in cui è tenuto ad assolvere all'obbligo di identificazione dei clienti, riporta a propria cura nell'archivio dedicato alla raccolta e conservazione di informazioni a fini antiriciclaggio i seguenti dati a le complete generalità nome, cognome, luogo, data di nascita e indirizzo di residenza o domicilio per le persone fisiche la denominazione e la sede legale in caso di altri soggetti , il codice fiscale ove disponibile e gli estremi del documento di identificazione per le persone fisiche b i dati identificativi della persona per conto della quale il cliente opera c l'attività lavorativa svolta dal cliente e dalla persona per conto della quale agisce d la data dell'avvenuta identificazione e la descrizione sintetica della tipologia di prestazione professionale fornita f il valore dell'oggetto della prestazione professionale di cui all'articolo 1 del presente regolamento, se conosciuto. 2. Quando il conferimento dell'incarico è compiuto congiuntamente da più clienti, gli obblighi di identificazione, registrazione e conservazione dei dati devono essere assolti nei confronti di ciascuno di essi. 3. Nel caso di una nuova operazione o di un conferimento di incarico compiuti da un cliente già identificato è sufficiente annotare nell'archivio le informazioni contenute nei punti b , c , e ed f del primo comma. 4. Il libero professionista, entro trenta giorni dal momento in cui venga a conoscenza di modifiche dei dati identificativi e delle altre informazioni, modifica il contenuto dell'archivio, conservando evidenza dell'informazione precedente. 5. I dati e le informazioni contenute nell'archivio sono conservati per dieci anni dalla conclusione della prestazione professionale, a cura del libero professionista. Articolo 6 Modalità di tenuta dell'archivio 1. I dati identificativi e le informazioni sono inseriti nell'archivio tempestivamente e, comunque, non oltre il trentesimo giorno dall'identificazione del cliente. 2. Per i dati di cui alle lettere e ed f del primo comma dell'articolo 5, il termine decorre dalla data dell'avvenuta esecuzione della prestazione professionale. 3. L'archivio è unico per ogni libero professionista ed è tenuto in maniera trasparente e ordinata, in modo tale da facilitare la consultazione, la ricerca e il trattamento dei dati, nonché garantire la storicità delle informazioni e la loro conservazione secondo criteri uniformi. 4. Le registrazioni sono conservate nell'ordine cronologico d'inserimento nell'archivio in maniera da rendere possibile la ricostruzione storica delle operazioni effettuate. 5. L'archivio è formato e gestito a mezzo di strumenti informatici, salvo quanto disposto dal comma successivo. L'UIC può indicare criteri e modalità per la registrazione e la conservazione dei dati e delle informazioni, in applicazione di quanto disposto dall'articolo 8, comma 6, del decreto. 6. In sostituzione dell'archivio informatico, il libero professionista, ove non disponga di una struttura informatizzata, può tenere un registro cartaceo, numerato progressivamente e siglato in ogni pagina a cura del libero professionista o di un suo collaboratore autorizzato per iscritto, con l'indicazione, alla fine dell'ultimo foglio, del numero delle pagine di cui è composto il registro e l'apposizione della firma delle suddette persone. Il registro cartaceo deve essere tenuto in maniera ordinata, senza spazi bianchi e abrasioni. 7. È possibile avvalersi, per la tenuta e la gestione dell'archivio informatico, di un autonomo centro di servizio che comunque garantisca la distinzione logica e la separazione delle registrazioni relative a ciascun libero professionista. Restano ferme le specifiche responsabilità previste dalla legge a carico del libero professionista e deve essere assicurato a quest'ultimo l'accesso diretto e immediato all'archivio stesso. 8. I liberi professionisti non sono tenuti a istituire l'archivio qualora non vi siano dati da registrare. Articolo 7 Obblighi di conservazione in forma semplificata 1. I liberi professionisti obbligati, in forza di altre disposizioni di legge o regolamentari, a tenere un registro della clientela, possono avvalersi dello stesso per assolvere agli obblighi di conservazione purchè tale registro contenga o venga completato con tutte le indicazioni richieste dal presente regolamento. 2. Nel caso di svolgimento dell'attività professionale in forma associata ovvero societaria è consentito tenere un unico archivio per tutto lo studio professionale. In tal caso, è necessaria l'individuazione nell'archivio, per ogni cliente, del libero professionista responsabile degli adempimenti concernenti gli obblighi di identificazione e conservazione. 3. È fatta salva la facoltà per ogni componente l'associazione o la società di formare un proprio archivio ai sensi dell'articolo precedente. Articolo 8 Protezione dei dati e delle informazioni 1. Agli obblighi di identificazione e registrazione previsti nel presente regolamento si applicano le disposizioni contenute nell'articolo 11 del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 196, recante il codice in materia di protezione dei dati personali. I liberi professionisti devono rilasciare ai clienti informativa idonea ad assolvere agli obblighi previsti dall'articolo 13 del codice in materia di protezione dei dati personali. 2. L'adempimento degli obblighi di identificazione, conservazione e segnalazione costituisce trattamento dei dati , come definito nel primo comma, lettera a , dell'articolo 4 del codice in materia di protezione dei dati personali. Le operazioni di trattamento sono effettuate dagli incaricati del trattamento che operano sotto la diretta autorità del titolare o del responsabile, attenendosi alle istruzioni da questi impartite. L'individuazione degli incaricati del trattamento è effettuata con le modalità di cui all'articolo 30 del codice in materia di protezione dei dati personali. 3. Nella tenuta dell'archivio previsto all'articolo 5, formato e gestito tramite strumenti elettronici ovvero in forma cartacea, i liberi professionisti sono tenuti al rispetto degli obblighi e delle misure di sicurezza contenuti negli articoli da 31 a 36 del codice in materia di protezione dei dati personali. Capo III Segnalazione di operazioni sospette Articolo 9 Obbligo di segnalazione di operazioni sospette 1. I liberi professionisti hanno l'obbligo di segnalare all'UIC ogni operazione che per caratteristiche, entità, natura, o per qualsivoglia altra circostanza conosciuta a ragione delle funzioni esercitate, tenuto conto anche della capacità economica e dell'attività svolta dal soggetto cui è riferita, induca a ritenere, in base agli elementi a sua disposizione, che il danaro, i beni o le utilità oggetto delle operazioni medesime possano provenire dai delitti previsti dagli articoli 648bis e 648ter del codice penale. 2. Le segnalazioni devono essere effettuate senza ritardo, ove possibile prima del compimento dell'operazione, appena il professionista sia venuto a conoscenza degli elementi che fanno sospettare la provenienza del denaro, beni e utilità da un delitto non colposo. 3. Le segnalazioni effettuate ai sensi e per gli effetti dell'articolo 3 della legge antiriciclaggio non costituiscono violazione del segreto professionale e, se poste in essere in buona fede e per le finalità ivi previste, non comportano responsabilità di alcun tipo per i liberi professionisti ovvero per i loro dipendenti o collaboratori. Articolo 10 Esenzione dall'obbligo di segnalazione 1. Gli obblighi di segnalazione di operazioni sospette non si applicano per le informazioni ricevute dal cliente o ottenute riguardo allo stesso nel corso dell'esame della posizione giuridica del cliente o dell'espletamento dei compiti di difesa o di rappresentanza del medesimo in un procedimento giudiziario o in relazione a tale procedimento, compresa la consulenza sull'eventualità di intentare o evitare un procedimento, ove tali informazioni siano ricevute o ottenute prima, durante o dopo il procedimento stesso. 2. L'esenzione prevista al primo comma si applica anche per i giudizi arbitrali o per la risoluzione di controversie innanzi a organismi di conciliazione previsti dalla legge. Articolo 11 Criteri generali per l'individuazione delle operazioni sospette 1. Ai fini dell'assolvimento dell'obbligo di segnalazione delle operazioni sospette, i liberi professionisti adoperano le informazioni in proprio possesso, acquisite nell'ambito dell'attività professionale prestata. 2. I liberi professionisti valutano complessivamente, nel tempo, i rapporti intrattenuti con i clienti, rilevando eventuali incongruenze rispetto alla capacità economica, alle attività svolte e al profilo di rischio di riciclaggio. 3. I liberi professionisti adottano le misure di formazione necessarie affinchè anche i propri collaboratori siano in grado di adoperare le informazioni in proprio possesso per avere un'adeguata conoscenza della clientela ed evidenziare al libero professionista situazioni di sospetto. 4. Nel caso in cui il cliente agisca per conto di un altro soggetto, il professionista verifica, in base alle informazioni disponibili, anche la reale titolarità dell'operazione per individuare elementi utili ai fini della segnalazione di cui all'articolo 3 della legge antiriciclaggio. 5. Nell'individuazione delle operazioni sospette deve aversi riguardo in particolare ai criteri contenuti nelle disposizioni applicative dell'UIC, adottate ai sensi dell'articolo 8, comma 6, del decreto. Articolo 12 Modalità della segnalazione 1. Alle segnalazioni di operazioni sospette si applicano il regime di riservatezza e, ove compatibili, le procedure di segnalazione previste negli articoli 3 e 3bis della legge antiriciclaggio. 2. È fatto divieto al libero professionista e a chiunque ne abbia conoscenza di comunicare le segnalazioni al cliente e a qualunque altro soggetto, fuori dai casi di legge. 3. I liberi professionisti che assistono il cliente in forma congiunta possono adempiere gli obblighi di cui all'articolo 9 del presente regolamento segnalando congiuntamente l'operazione all'UIcomma . L'UIC può stabilire le modalità di produzione e di trasmissione delle segnalazioni, anche prevedendo l'utilizzo di procedure informatiche e telematiche, in applicazione di quanto disposto dall'articolo 8, comma 6, del decreto. 5. L'UIC, anche su richiesta degli organi investigativi, può sospendere le operazioni segnalate come sospette per un massimo di quarantotto ore, dandone immediata comunicazione agli organi investigativi medesimi, sempre che ciò non determini pregiudizi per le indagini e per l'adempimento dei propri obblighi di legge da parte dei liberi professionisti. Articolo 13 Disposizioni finali 1. Gli obblighi del presente regolamento si applicano a tutti i liberi professionisti abilitati ad operare in Italia, così come individuati nell'articolo 2 del presente regolamento, e sussistono anche per le operazioni realizzate all'estero. 2. Gli obblighi di identificazione e conservazione non si applicano in relazione all'attività professionale per la quale è stato conferito incarico dal cliente prima dell'entrata in vigore del presente regolamento. 3. Nel caso di rapporti tra cliente e professionista istituitisi con un incarico conferito prima dell'entrata in vigore del presente regolamento e ancora in essere dopo dodici mesi da tale data, il libero professionista provvederà entro quest'ultimo termine agli obblighi di identificazione e conservazione. Il presente decreto munito del sigillo di Stato, sarà inserito nella Raccolta ufficiale degli atti normativi della Repubblica italiana. È fatto obbligo a chiunque di osservarlo e farlo osservare.