Libertà di affissione nelle bacheche sindacali

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino Il datore di lavoro non può giudicare quali atti riguardano aspetti sindacali e quali no e, di conseguenza, decidere quelli che possono o non possono essere affissi da un'organizzazione sindacale nell'apposito spazio a ciò riservato sul posto di lavoro. È quanto deciso dalla sezione Lavoro del Tribunale con il decreto del 9 luglio scorso qui leggibile nei documenti correlati , dichiarando antisindacale il comportamento tenuto dalla società consistito nella rimozione dalla bacheca sindacale di materiale in essa affissi dal sindacato. Come spesso accade, tuttavia, quando ci si trova davanti a norme contrattuali disciplinanti il sistema delle relazioni sindacali, le pronunce giurisprudenziali, sia di legittimità sia di merito, risolvono il caso concreto lasciando dubbi sull'esatta e completa portata della norma applicata. Ciò accade, nella maggior parte dei casi, a causa dell'indeterminatezza, forse voluta, delle norme che regolano la materia. Si pensi alla disposizione contrattuale che in materia di informazione sindacale , giusto per citarne una, prevede che all'organizzazione sindacale sia data informazione sui criteri generali per l'organizzazione e la disciplina dell'ufficio/ente . Norme del genere, che si prestano, inevitabilmente, a diverse interpretazioni, del sindacato, da una parte, che reputa l'atto oggetto di informazione in quanto avente i requisiti prescritti dalla norma, e del dirigente, dall'altra, che ritiene l'atto non rientrante tra quelli oggetto di informativa sindacale, non possono che dar luogo a continui e perenni contenziosi che nessun giudice potrà mai risolvere in via definitiva. In questi casi, infatti, la stessa magistratura è obbligata a risolvere solo la questione concreta portata alla sua attenzione, in base a parametri valutati volta per volta, non potendo dare una interpretazione che valga per sempre e per ogni realtà lavorativa, e ciò proprio a causa della genericità della norma. In altre parole, non si può stabilire, una volta per tutte, quando un atto incide sull'organizzazione di un ufficio e quando non incide. Ebbene, le osservazioni appena formulate valgono, per certi aspetti, anche per la questione oggetto del nostro esame. Ma andiamo con ordine. Nel caso sottoposto all'attenzione dei giudici di Milano non si discuteva, come spesso ancora accade - ahimè -, dell'esistenza o meno del diritto in capo ad una organizzazione sindacale rappresentativa di avere uno spazio sul posto di lavoro per l'affissione di materiale di interesse sindacale, ma si dibatteva sulla natura degli atti che il sindacato stesso può o meno affiggere nella bacheca sindacale. La norma che disciplina la materia, articolo 25 - Diritto di affissione - della legge 300 del 1970 Statuto dei lavoratori , dispone le rappresentanze sindacali aziendali hanno diritto di affiggere, su appositi spazi, che il datore di lavoro ha l'obbligo di predisporre in luoghi accessibili a tutti i lavoratori all'interno dell'unità produttiva, pubblicazioni, testi e comunicati inerenti a materie di interesse sindacale e del lavoro . Grazie all'avvento dell'informatica, dopo circa trent'anni dalla legge 300/70 il Contratto collettivo nazionale quadro sulle modalità di utilizzo dei distacchi, aspettative e permessi nonché delle altre prerogative sindacali, sottoscritto il 7 agosto 1998 dall'Aran e dalle Confederazioni sindacali, ha ripreso la disposizione legislativa aggiungendo alla stessa l'inciso utilizzando, ove disponibili, anche sistemi di informatica . Già nel 1994 questione analoga a quella esaminata dal Tribunale di Milano aveva raggiunto il supremo organo giudicante che, con sentenza della sezione lavoro 2808, del 23 marzo 1994, così statuiva ai fini dell'esercizio del diritto di affissione nei luoghi di lavoro, riconosciuto alle rappresentanze sindacali aziendali dall'articolo 25 della legge 300 del 1970, la qualificazione del materiale da affiggere come inerente, ai sensi della stessa norma, a materie di interesse sindacale e del lavoro deriva esclusivamente dalla scelta compiuta in proposito dall'organizzazione sindacale, posto che qualsiasi argomento può essere considerato di interesse sindacale ove il sindacato lo assuma ad oggetto della propria azione il datore di lavoro può opporre come limite all'esercizio del diritto di affissione solo il presupposto della provenienza del materiale dalle Rsa, ma non ha in ogni caso il diritto di impedire le affissioni, di manomettere le bacheche o di rimuovere da esse del materiale in base ad una propria valutazione della qualità dello stesso . Il Tribunale di Milano nella decisione in esame richiama alcuni passi della sentenza della cassazione, ed in particolare Nessun potere di ingerenza tale da affidare al datore di lavoro il compito di sfoltire, per una sola volta o più volte, le bacheche sindacali dalle affissioni né, tantomeno, il potere di stabilire la qualità del materiale affisso al fine di determinare secondo i casi, quale è bene affisso e quale deve essere sfoltito o defisso a iniziativa dell'imprenditore, è derivabile dall'articolo 25 della legge 300 del 1970 . A parere del Tribunale trattasi di principio, quello affermato dalla Cassazione, talmente chiaro da non richiedere ulteriori approfondimenti. Pur tuttavia, sottolinea il giudice di Milano, il mancato riconoscimento al datore di lavoro di sindacare il contenuto dei testi e comunicati affissi in bacheca, non equivale a riconoscere un diritto soggettivo, in capo al sindacato, privo di alcun limite e quindi sconfinante nell'arbitrio, poiché nel nostro ordinamento, aggiunge il magistrato, è immanente il principio del rispetto dei diritti di pari dignità di quello di cui si pretende l'esercizio così che sin troppo ovvio è rinvenire il limite di affissione derivante dalla libertà di organizzazione costituzionalmente garantita nella violazione di latri diritti costituzionalmente garantiti, violazione non ravvisabile, e neppure prospettata, nella specie . L'aspetto che in qualche modo si ricollega alle osservazioni dianzi formulate in merito dell'approssimazione di alcune disposizioni contrattuali è rinvenibile nell'inciso di interesse sindacale , la cui portata è stata definita solo indirettamente dalla Cassazione e dal tribunale di Milano. Nelle due sentenze, infatti, si nega giustamente l'ingerenza del datore di lavoro sugli atti che il sindacato ritiene di dover affiggere, affermando che la qualificazione come sindacale del materiale da affiggere deriva esclusivamente dalla scelta compiuta in tal senso dal sindacato. Da quanto disposto dai giudici non può che argomentarsi che l'inciso interesse sindacale sta ad indicare tutto ciò che il sindacato ritiene di dover affiggere e non sta a significare che il materiale debba riferirsi necessariamente a questioni prettamente sindacali. In altri termini, seguendo il ragionamento dei giudici, il sindacato può affiggere qualsiasi cosa riguardante gli argomenti più disparati, quali per es. sport, cinema, cucina, etc. anche cose, quindi, che potrebbero non avere niente in comune con l'attività sindacale sui luoghi di lavoro, quello che conta è che sia di provenienza sindacale. In questa ottica va quindi letto, secondo la giurisprudenza, il termine sindacale . Ora, se da un lato è da escludere che il datore di lavoro possa valutare e decidere quali atti sono da affiggere nella bacheca e quali no, del resto ammettere tale facoltà sarebbe come annullare il diritto stesso, dall'altro, e in ciò consisterebbe la vaghezza della norma, non si capisce perché in essa si parli di interesse sindacale e non ci si sia fermati, nella sua formulazione, al termine comunicati , omettendo di interesse sindacale . Se la disposizione è stata giustamente interpreta dalla giurisprudenza, si converrà, in tal caso, sul fatto che la norma, così come formulata, lascia spazio a chi pur non volendo entrare nel merito di ciò che si affigge nutre forti dubbi sulla possibilità che essa voglia semplicemente mettere a disposizione del sindacato uno spazio di cui si possa disporre anche in modo indiscriminato, affiggendo in esso cose che niente hanno a che fare con l'attività sindacale, intesa quest'ultima nel senso più stretto del termine. Poiché, tuttavia, la giurisprudenza sembra orientata nel senso sopra descritto, interpretando il termine sindacale come un qualcosa di provenienza sindacale, e non come un qualcosa avente natura sindacale, portata a tale interpretazione, evidentemente, anche per l'impossibilità di poter individuare un soggetto che possa fare una qualsiasi valutazione sugli atti stessi, ci si augura che di ciò si tenga conto in fase di sottoscrizione dei prossimi Contratti nazionali di lavoro, modificando, eventualmente, la norma stessa. Sarebbe opportuno, infatti, eliminare qualsiasi riferimento al termine sindacale , a questo punto superfluo, e prevedendo solo la concessione di uno spazio al sindacato per le pubblicazioni di tutti gli atti che esso ritiene opportuno affiggere, ciò per evitare inutili contenziosi sul termine sindacale che le due pronunce citate sicuramente non argineranno.

Tribunale di Milano - Sezione lavoro - decreto 9-11 luglio 2005 Giudice Cincotti Osserva I fatti sono del tutto pacifici tra le parti il 19 maggio 2005 le Rsu della società resistente, nelle persone delle signore Ceschin e Baldi, per la sede di Via Di Vittorio, e nelle persone dei signori Rolfi e Minervino, per la sede di Via Grandi, affiggevano nella bacheca sindacale delle predetti sedi la dichiarazione del segretario generale dellaCcil signor Epifani, contenente la dichiarazione di voto per il referendum sulla legge relativa alla fecondazione medicalmente assistita del 12-13 giugno 2005 la Cgil, tramite il proprio segretario, firmatario della predetta dichiarazione, prende posizione sulla legge, invita i propri aderenti alla partecipazione al voto per il suddetto referendum, spiega che, non trattandosi di materie strettamente sindacali o di politiche del lavoro, deve essere lasciata a ciascuno la propria libertà di espressione ed illustra le motivazioni in base alle quali lo stesso segretario generale avrebbe votato SI ai quattro quesiti sottoposti ai cittadini il giorno successivo il signor Furlan, responsabile delle relazioni sindacali della società, inviava una e-mail al coordinamento nazionale delle Rsu, con cui veniva richiesta la rimozione del contenuto in questione in quanto l'argomento trattato non investe né materie di carattere sindacale né di politiche del lavoro seguiva la replica del coordinamento delle Rsu e la controreplica del sig. Furlan che ribadiva la propria posizione ed il giorno 30 maggio 2005 veniva constatato dalle Rsu e dai lavoratori che il comunicato era stato rimosso dalle due bacheche in questione chiesto ed ottenuto un incontro, che si svolgeva tra le parti il 1 giugno scorso, veniva confermato che la defissone del comunicato era avvenuta su indicazione della direzione aziendale. Da qui la presentazione del ricorso in esame, depositato in cancelleria martedì 7 giugno 2005 e pervenuto al magistrato mercoledì 8 giugno. La società resistente contesta anzitutto la sussistenza del requisito dell'attualità della condotta denunciata come antisindacale e quindi l'interesse del sindacato ad ottenere il provvedimento richiesto su una vicenda non più di attualità, sostenendo che l'episodio denunciato, avendo ormai esaurito i suoi effetti, non è più idoneo a produrne altri in danno del sindacato, il quale, del resto, non avrebbe fornito alcun elemento per dimostrare che la condotta de qua possa produrre un danno attuale o possa essere reiterata. Sul punto si rileva anzitutto che il sindacato ricorrente ha tempestivamente proposto il ricorso in esame, nei tempi tecnici necessari per approntare l'iniziativa processuale, ed in epoca in cui sarebbe stato astrattamente possibile fermo restando l'esame del merito sul quale si dirà emettere il provvedimento richiesto, e che solo la considerazione della tutela effettiva del contraddittorio e della verosimile e probabile impossibilità di dare esecuzione ad un provvedimento di eventuale accoglimento ha consigliato la celebrazione del procedimento a referendum avvenuto si considerino la tempistica necessaria per la notifica del decreto di fissazione di udienza, la celebrazione dell'udienza, lo scioglimento della riserva, la comunicazione del provvedimento e l'eventuale esecuzione dello stesso ed i giorni a disposizione - giovedì, venerdì e sabato - prima del referendum . Prescindendo da tali considerazioni, concernenti l'aspetto meramente fattuale della vicenda, ma che sono state espresse solo per evidenziare che nel momento della presentazione del ricorso sussistevano certamente i requisiti richiesti dalla legge per la sua ammissibilità, si osserva, in ordine alla persistenza del requisito dell'attualità, e sotto il profilo giuridico, che, come ritiene anche la Suprema Corte vedi sentenza 5422/98 , l'esaurirsi della singola azione antisindacale del datore di lavoro non può costituire preclusione alla pronuncia di un ordine del giudice di cessazione del comportamento illegittimo nel caso in cui questo risulti ancora persistente ed idoneo a produrre effetti durevoli nel tempo, sia per la sua portata intimidatoria, sia per la situazione di incertezza che ne deriva, tale da determinare una restrizione o un ostacolo al libero svolgimento dell'attività sindacale. Nel caso specifico non appare però necessario indagare quale sarebbe l'intenzione delle datrici di lavoro in ordine al futuro reiterarsi della stessa situazione ricavando convinzioni o conclusioni dalle argomentazioni difensive adottate dalle parti la resistente lamenta infatti che il sindacato non avrebbe dimostrato la possibilità di reiterazione della condotta datoriale oggetto del provvedimento , essendo la situazione denunciata tale da ingenerare oggettivamente quell'incertezza che l'invocato decreto giudiziale deve dirimere. L'incertezza, tale da ripercuotersi sulle analoghe situazioni future concerne infatti il potere del datore di lavoro di intervenire unilateralmente sul corretto utilizzo della bacheca messa a disposizione delle Rsu, sindacando volta a volta l'inerenza dei comunicati e del materiale informativo in genere che vi viene affisso alle materie di interesse sindacale e del lavoro . Pur prescindendo dalla tesi, avanzata in dottrina, sulla ammissibilità di pronunce di mero accertamento mutuata dalle previsioni di cui all'articolo 28, comma 7, che, in materia di pubblico impiego ante privatizzazione, rimetteva alla parte ricorrente la scelta se accontentarsi della mera declaratoria di antisindacalità, senza rimozione degli effetti per cui era allora necessario il ricorso al Tar , appare corretta l'impostazione che ritiene quale contenuto minimo del decreto ex articolo 28 un ordine di cessazione degli effetti pregiudizievoli degli interessi sindacali, ordine che può tradursi sia in una condanna ad un facere, che, come pure richiesto nella specie, ad un non facere. La situazione di incertezza prescinde in altri termini da un indagine sulla intenzionalità della condotta ed una votla appurato il contrasto tra le parti appare ammissibile il ricorso al giudice ex articolo 28 affinchè dirima il predetto contrasto per il caso che si ripeta la medesima situazione quale è l'affissione nella bacheca sindacale di testi o comunicati non immediatamente inerenti alla materia sindacale e del lavoro, trattandosi appunto del diritto di affissione, previsto dallo Statuto come uno degli strumenti dell'attività sindacale . Trattando quindi del merito della vicenda e ricordato che lo stesso estensore del comunicato defisso dalla datrice di lavoro, non indicava in via immediata un determinato comportamento in sede di referendum, dando atto della non immediata inerenza dell'argomento trattato alla materie strettamente sindacali o di politiche del lavoro , il giudice non può che far proprio il principio affermato con la sentenza relativamente recente dalla Suprema Corte - Sezione lavoro - 2808/94, con la quale in fattispecie in cui il materiale defisso consisteva in manifesti elettorali è stato affermato che Nessun potere di ingerenza tale da affidare al datore di lavoro il compito di sfoltire, per una sola volta o più volte, le bacheche sindacali dalle affissioni né, tantomeno, il potere di stabilre la qualità del materiale affisso al fine o determinare secondo i casi, quale è bene affisso e quale deve essere sfoltito o defisso a iniziativa dell'imprenditore, è derivabile dall'articolo 25 della legge 300/1970 . La qualificazione di pubblicazioni, testi e comunicati come inerenti a materie d'interesse sindacale e del lavoro , è il cuore della libertà di organizzazione ex articolo 39 Costituzione, del diritto di sciopero si pensi a proclamazione di scioperi di solidarietà o di scioperi politici, a comunicazioni sulla sanità, ecc. della stessa autonomia sindacale che può non esistere ove al datore di lavoro sia consentito di interferire nella individuazione di quella inerenza Solo misura della sindacalità di un dato materiale è dunque la circostanza che esso abbia formato di scelta da parte del sindacato, posto che qualsiasi argomento può considerarsi d'interesse sindacale ove il sindacato lo assuma ad oggetto della propria azione e il solo limite che il datore di lavoro ha diritto di vedere rispettato, a norma dell'articolo 25 cit., è la provenienza dalle rappresentanze sindacali aziendali di tutto ciò che compare negli appositi spazi da lui predisposti. Ciò significa che il datore di lavoro non ha, in ogni caso, il potere di impedire le affissioni, né di manomettere le bacheche o di rimuovere da esse qualunque materiale . Si tratta di un principio affermato con tale chiarezza dal giudice di legittimità da non richiedere ulteriori approfondimenti o da consentire alcun distinguo emergendo dalla riportata pronuncia che il datore di lavoro può solo contestare che la scelta di affissione provenga dalle stesse rappresentanze sindacali a disposizione delle quali vengono predisposti, per obbligo statuario, appositi spazi . Né, come sostiene la resistente, il mancato riconoscimento al datore di lavoro di sindacare il contenuto dei testi e comunicati affissi in bacheca, equivarrebbe a riconoscere un diritto soggettivo privo di alcun limite e quindi sconfinante nell'arbitrio, poiché nel nostro ordinamento è immanente il principio del rispetto dei diritti di pari dignità di quello di cui si pretende l'esercizio così che sin troppo ovvio è rinvenire il limite di affissione derivante dalla libertà di organizzazione costituzionalmente garantita nella violazione di altri diritti costituzionalmente garantiti, violazione non ravvisabile, e neppure prospettata, nella specie. Non è contestato che la scelta di affissione della dichiarazione del segretario Epifani provenisse dalle Rsu, avendo anzi la società resistente sostenuto che l'affissione di cui si discute sia da addebitare ad un eccesso di zelo di una locale Rsu che potrebbe aver tradito la reale intenzione dello stesso segretario della Cgil, che non poteva presagire che i destinatari della lettera scegliessero la via della affissione. Da quanto esposto non può discendere la declaratoria di antisindacalità del comportamento tenuto dalla società resistente consistito nella rimozione dalle bacheche sindacali della dichiarazione del segretario Epifani e,sotto il profilo della rimozione degli effetti, l'ordine alla società resistente di astenersi in futuro da simili comportamenti. Non ritiene invece questo giudice che la rimozione degli effetti possa essere valutata sotto un profilo esclusivamente soggettivo, come pretende il sindacato ricorrente che in sede di discussione orale ha sostenuto di aver interesse all'attuale affissione della dichiarazione di cui si discute, dal momento che l'intervento regolatore del giudice deve prescindere dagli interessi non riconoscibili, e quindi tutelabili, sotto il profilo strettamente giuridico sostanziale e processuale potendo gli interessi soggettivamente rilevanti semmai ispirare le condotte e le iniziative delle opposte parti nella dialettica sindacale si deve pertanto ritenere che l'esaurimento delle operazioni referendarie ha fatto venir meno l'interesse alla odierna affissione della dichiarazione de qua. Peraltro, sempre al fine della rimozione degli effetti, concernenti la consumata lesione del diritto di affissione di cui è detto, avuto riguardo alle modalità con cui è stata posta in essere, si ritiene misura adeguata l'affissione nelle stesse bacheche sindacali del dispositivo del presente decreto. Le spese del procedimento vengono poste a carico della resistente soccombente nella misura di complessivi euro 2.000,00 100,00 + 600,00 + 1.200,00 . PQM Dichiara l'antisindacalità del comportamento tenuto dalla Hewlett Packard Italiana Srl consistito nella rimozione dalle bacheche sindacali delle sedi aziendali di Cernusco sul Naviglio di Via Di Vittorio e di Via Grandi, della dichiarazione del segretario generale della CGIL sig. Guglielmo Epifani, concernente il referendum del 12-13 giugno 2005 sulla legge relativa alla fecondazione medicalmente assistita ordina alla Hewlett Packard Italiana Srl di astenersi per il futuro da analoghi comportamenti ordina l'affissione nella bacheca delle suindicate unità produttive della Hewlett Packard Italiana Srl di copia del dispositivo del presente decreto condanna la Hewlett Packard Italiana Srl alla rifusione delle spese del procedimento liquidate in complessivi euro 2.000,00.