Riesame del sequestro: attenzione alla data di esecuzione del provvedimento

di Giuseppe Santalucia

Il termine per la proposizione da parte del difensore della richiesta di riesame avverso un provvedimento di sequestro, preventivo o conservativo, decorre dalla data di esecuzione del provvedimento o dalla diversa data di effettiva conoscenza dell'avvenuto sequestro da parte dell'interessato, e non già dalla data di notificazione dell'avviso di deposito del provvedimento, notificazione che non è dovuta. Lo hanno affermato le Sezioni unite penali della Cassazione, depositata il 3 agosto scorso e qui integralmente leggibile tra i documenti correlati. di Giuseppe Santalucia* L'intervento delle Sezioni unite è stato sollecitato per porre fine al contrasto giurisprudenziale in ordine all'individuazione del dies a quo di decorrenza del termine per la presentazione da parte del difensore della richiesta di riesame del sequestro preventivo o del sequestro conservativo. Ed infatti secondo un primo orientamento, espresso tra le altre dalla terza sezione sentenza 36178/03, ric. Turchetti e dalla seconda sentenza 30453/03, ric. Urbini , il termine per proporre la richiesta di riesame decorre dalla data di esecuzione del provvedimento di sequestro o dalla diversa data di effettiva conoscenza dell'avvenuto sequestro, e non già dalla data di notifica dell'avviso di deposito, perché nessuna norma impone la notifica del provvedimento al difensore. Secondo altro orientamento, espresso sempre dalla terza penale sentenza 3009/95, ric. Palestra dalla sesta sezione sentenza 3146/96, ric. Acampora , v'è autonomia della decorrenza dei termini per il difensore e per l'indagato o imputato. Il difensore ha diritto all'avviso di deposito ai sensi dell'articolo 128, comma 1, Cpp, perché il provvedimento di sequestro, al pari di ogni provvedimento camerale, deve essere portato alla conoscenza legale anche del difensore, che ha il diritto di impugnazione. E comunque il diritto alla notificazione dell'avviso di deposito è implicitamente affermato dall'articolo 324, comma 1, Cpp, che fa decorrere il termine di proposizione della richiesta di riesame dal momento in cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro. Le Sezioni unite innanzitutto hanno cura di precisare che il difensore è legittimato all'impugnazione dell'ordinanza o del decreto motivato di sequestro conservativo o di sequestro preventivo, osservando che a fronte dell'articolo 322 Cpp, che prevede espressamente per il difensore la possibilità di impugnare il provvedimento di sequestro preventivo, l'articolo 318 Cpp in tema di sequestro conservativo attribuisce il potere di proporre richiesta di riesame a chiunque vi abbia interesse, sì come l'articolo 257 Cpp, in tema di riesame del decreto di sequestro probatorio, non indica il difensore tra quanti sono legittimati all'impugnazione. L'asimmetria va risolta con una lettura costituzionalmente orientata nel senso che il difensore, seppure non espressamente menzionato, è titolare del potere di impugnazione in forza della generale previsione dell'articolo 99, comma 1, Cpp e dell'applicazione che di detto principio fa in materia di impugnazioni l'articolo 571, comma 3, Cpp. Tanto premesso, il massimo Consesso rileva che la mancanza di una previsione espressa circa il diritto del difensore alla notificazione dell'avviso di deposito del provvedimento, come invece è stabilito in materia di misure cautelari personali, è indice sicuro del fatto che tale notificazione non è dovuta, rendendo evidente l'intento legislativo di fare riferimento, ai fini della decorrenza del termine, al dato di fatto dell'esecuzione o della conoscenza del provvedimento e non al dato formale della notificazione. Né, proseguono le Sezioni unite, il termine interessato che compare all'articolo 324 Cpp può essere inteso come comprensivo non solo del titolare dell'interesse sostanziale ma anche degli interessati all'impugnazione, e quindi anche del difensore, con la conseguenza che il termine per il difensore che non sia stato presente all'esecuzione del sequestro decorre dal momento in cui abbia avuto conoscenza di tale esecuzione e quindi dal momento della notificazione dell'avviso di deposito. Il difensore, infatti, non è titolare di alcun interesse proprio ma è legittimato all'impugnazione da specifiche norme. Tale legittimazione rientra pertanto nel potere di rappresentanza processuale ed è scorretto sovrapporre i temi della rappresentanza processuale con quelli relativi all'interesse all'impugnazione. D'altronde, è sufficiente comparare l'espressione letterale dell'articolo 324 Cpp con quella dell'articolo 128 Cpp, ove è riferimento a tutti coloro cui la legge attribuisce il diritto di impugnazione per trarre la conclusione che il primo non si riferisce, col termine interessato , anche al difensore, ma solo al titolare dell'interesse sostanziale coinvolto dal provvedimento di sequestro. Il difensore, ancora, non ha diritto alla notificazione dell'avviso di deposito neanche alla luce dell'articolo 128 Cpp, che non è applicabile in materia per il semplice fatto che l'articolo 324, comma 1, Cpp detta autonomamente una disciplina compiuta, prevedendo che il termine decorre dalla data di esecuzione del provvedimento o dalla diversa data in cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro. La conclusione dell'esistenza di un diverso temine di decorrenza per uno dei soggetti legittimati all'impugnazione, appunto il difensore, avrebbe un effetto additivo sulla norma, nonostante l'evidente intento legislativo di prevedere un unico termine iniziale di decorrenza. Nel sistema delle misure cautelari reali è valorizzato dalla legge l'aspetto sostanziale e fattuale rispetto a quello formale, e tanto spiega la ragione per la quale, ai fini del diritto di impugnazione, per tutti i soggetti legittimati la decorrenza del termine è riferita all'apprensione materiale della cosa o alla conoscenza di questa situazione fattuale. 1

Cassazione - Sezioni unite penali - sentenza 11 luglio-3 agosto 2006, n. 27777 Presidente Marvulli - Relatore Brusco Ricorrente Parnasso ed altri Ritenuto in fatto I Parnasso Armando e Marseglia Genoveffa hanno proposto distinti ricorsi contro due ordinanze, in data 7 giugno 2005, del Tribunale di Taranto, sezione per il riesame, che hanno dichiarato inammissibili per tardività le richieste di riesame proposte avverso il decreto in data 6 aprile 2005 con il quale il giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Taranto aveva disposto il sequestro preventivo e conservativo di beni appartenenti ai predetti ricorrenti. Il Tribunale ha ritenuto l'inammissibilità dei ricorsi per inosservanza del termine stabilito dall'articolo 324, comma primo, Cpp, considerando quale dies a quo la data in cui gli interessati avevano avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro. In entrambe le ordinanze, di identico contenuto, il Tribunale di Taranto rileva che il decreto, eseguito lo stesso giorno 6 aprile 2005 presso la Banca Popolare di Puglia e Basilicata, era stato notificato l'11 aprile 2005 sia a Parnasso che a Marseglia e che le richieste di riesame erano state depositate il 28 maggio 2005 dall'avv. Massimo Manfreda, difensore di fiducia di entrambi i ricorrenti, il quale aveva ricevuto la notifica dell'avviso di deposito del provvedimento in data 18 maggio 2005. Il Tribunale riteneva non rilevante la circostanza che l'avviso di deposito del provvedimento di sequestro fosse stato notificato al difensore in quanto la notifica al medesimo non è normativamente contemplata in materia di sequestro preventivo e conservativo ai fini della proposizione del riesame per il quale l'articolo 324 Cpp fissa il termine di dieci giorni decorrente dalla data di esecuzione del provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla diversa data in cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro. II A fondamento dei ricorsi si deduce la violazione degli articoli 324, 128 e 571, comma 3, Cpp in relazione all'articolo 606 comma 1 lettera c del codice di rito, nonché il vizio di motivazione, sul punto della decorrenza del termine per la presentazione della richiesta di riesame. Si osserva, nei ricorsi, che, in base all'articolo 128 Cpp, di regola i provvedimenti del giudice sono depositati in cancelleria e che, quando si tratta di provvedimenti impugnabili, l'avviso di deposito è notificato a tutti coloro cui la legge attribuisce il diritto di impugnazione, tra i quali va ricompresso il difensore, titolare di un'autonoma facoltà di impugnazione ai sensi dell'articolo 571, comma 3, Cpp. Nella specie, il dies a quo per proporre impugnazione decorreva, ex articolo 585, comma 3, Cpp, dall'ultima notifica e, cioè, dal 18 maggio 2005, giorno nel quale, appunto, l'avviso di deposito era stato notificato al difensore di fiducia di entrambi i ricorrenti. L'articolo 324, comma 1, Cpp, secondo cui la richiesta di riesame va presentata entro dieci giorni dalla data di esecuzione del provvedimento o dalla diversa data in cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro, va dunque coordinato - secondo i ricorrenti - con le norme generali sopra richiamate, dovendosi intendere per interessato non l'interessato in senso sostanziale, ma il soggetto interessato all'impugnazione e, quindi, anche il difensore, proprio in quanto nel nostro ordinamento processuale sia all'imputato che al difensore è riconosciuto un autonomo diritto di impugnazione. Con memoria e motivi nuovi in data 28 febbraio 2006 depositati il 3 marzo 2006 il difensore, nel richiamare le deduzioni già svolte, osservava poi che l'ambito di applicazione dell'articolo 318 Cpp in tema di sequestro conservativo è più ampio di quello concernente il sequestro preventivo, tant'è che la facoltà di formulare la richiesta di riesame contro quello conservativo spetta a chiunque vi abbia interesse . Eccepiva, inoltre, a la decadenza della misura a norma dell'articolo 324, comma 7, Cpp che richiama i commi 9 e 10 dell'articolo 309 Cpp per omessa decisione nel rispetto dei termini di legge sul merito della richiesta di riesame, essendo stata la difesa ammessa a concludere solo sul punto relativo alla tempestività della richiesta stessa b l'omessa motivazione dell'ordinanza, adottata senza consentire l'esposizione dei motivi posti a fondamento dell'impugnazione, peraltro priva di alcuna specificazione in ordine ai beni sottoposti a sequestro e contenente il richiamo per relationem ad un precedente provvedimento datato 24 febbraio 2005 e ad una precedente richiesta formulata dal pubblico ministero il 27 gennaio 2005, atti di cui la difesa non aveva avuto contezza. III Entrambi i ricorsi venivano assegnati alla sesta sezione penale di questa Corte che fissava per la trattazione l'udienza camerale del 15 marzo 2006 nella quale il Procuratore generale concludeva chiedendo l'inammissibilità dei ricorsi stessi. All'udienza indicata i ricorsi venivano rimessi alle Su, sussistendo contrasto di giurisprudenza sulla seguente questione Se il termine per la presentazione della richiesta di riesame del sequestro preventivo e di quello conservativo decorra, per il difensore, dalla data di notifica al difensore medesimo dell'avvenuto deposito del provvedimento cautelare, sul presupposto che, anche per i sequestri, si applichi l'articolo 128 Cpp, secondo cui, quando si tratta di provvedimenti impugnabili emessi dal giudice, deve essere dato avviso di deposito a tutti coloro cui la legge attribuisce il diritto di impugnazione . La trattazione veniva fissata davanti alle sezioni unite per l'odierna udienza in camera di consiglio nella quale, previa riunione dei ricorsi, il Pg e il difensore concludevano nel senso in epigrafe riportato. Considerato in diritto IV L'ordinanza di rimessione ha posto in rilievo che, secondo un primo indirizzo della giurisprudenza di legittimità Cassazione, Sezione terza, 15 luglio 2003, ric. Gatto, rv. 194681 Sezione seconda. 26 giugno 2003, ric. Urbini, rv. 226505 Sezione terza, 2 luglio 2003, ric. Turchetti, rv. 226397 Sezione sesta, 24 marzo 1995, ric. Rossi rv. 201199 19 settembre 1995, ric. Sacchetti, rv. 202731 Sezione quinta, 29 settembre 1999, ric. Sirico, rv. 215627 nessuna norma impone la notifica del provvedimento di sequestro al difensore dell'indagato-imputato. Quindi il termine per proporre richiesta di riesame avverso un provvedimento di sequestro decorre, anche per il difensore, dalla data di esecuzione del provvedimento o dalla diversa data di effettiva conoscenza dell'avvenuto sequestro da parte dell'interessato e non dalla data di notifica dell'avviso di deposito del provvedimento di sequestro. Ad analoghe conclusioni parte della giurisprudenza è pervenuta con riferimento alla richiesta di riesame relativa ad un sequestro probatorio. Nelle sentenze espressione di questo orientamento si rileva che l'avviso di deposito al difensore, previsto dall'articolo 366, comma 1, Cpp, non è strumentale all'impugnazione del decreto con il mezzo del riesame, ma all'esercizio del diritto di ottenere la restituzione dei beni in sequestro v. Cassazione, Sezione seconda, 12 giugno 2003, ric. Sterbini, rv. 226771 Sezione terza, 27 aprile 1995, ric. Risotti n.m. 21 febbraio 2002, ric. Vanoni, rv. 221472 . Ulteriore argomento viene tratto dal silenzio che la pur analitica disciplina contenuta nell'articolo 324 Cpp presenta circa un autonomo termine di decorrenza dell'impugnazione da parte del difensore a differenza di quanto previsto dalla parallela disposizione di cui all'articolo 309, comma 3, Cpp in tema di richiesta di riesame proponibile dal difensore avverso le misure coercitive personali. Un diverso orientamento afferma invece l'autonomia della decorrenza dei termini per il riesame rispettivamente da parte del difensore e dell'indagato o imputato v. Cassazione, Sezione terza, 22 settembre 1995, ric. Palestra, rv. 202792 in tema di sequestro cautelare Sezione VI, 15 ottobre 1996, ric. Acampora, rv. 206695-206697, in tema di sequestro probatorio . Con la conseguenza di ritenere che il difensore abbia diritto alla notificazione dell'avviso di deposito o perché l'attribuzione di questo diritto è ritenuta implicita nel testo del primo comma dell'articolo 324 Cpp o in applicazione dell'articolo 128, comma 1, secondo periodo, Cpp che, in tema di provvedimenti camerali, prevede che l'avviso di deposito contenente l'indicazione del dispositivo sia comunicato al pubblico ministero e notificato a tutti coloro cui la legge attribuisce il diritto di impugnazione. La dottrina sembra aderire in linea di massima a quest'ultima tesi ritenendo che la regola prevista dall'articolo 128 Cpp si riferisca a tutti i provvedimenti emessi in camera di consiglio, compresi i decreti di sequestro di cui trattasi, ed escludendo che questa norma si riferisca solo ai provvedimenti adottati all'esito del procedimento di cui all'articolo 127 Cpp questa ipotesi sarebbe confermata dalla disposizione di cui al settimo comma dell'articolo 127 Cpp, relativa alla notificazione del provvedimento ai soggetti che possono proporre ricorso per cassazione, che ha una portata applicativa dedicata ai soli provvedimenti emessi a seguito di procedura camerale partecipata, e che quindi implicitamente fa salva, per tutti gli altri casi, l'operatività dell'articolo 128, comma 1, Cpp . Il provvedimento in questione, secondo la prevalente dottrina, è, quindi, certamente impugnabile dal difensore dell'imputato o dell'indagato i cui beni siano stati sequestrati sicché, stando proprio alla previsione di cui all'articolo 128, comma 1 Cpp, potrebbe ritenersi che il relativo avviso di deposito debba essere a tal fine notificato, tra gli altri, al difensore. Seguendo questa opinione sarebbe dunque dalla data della notificazione al difensore dell'avviso di deposito del provvedimento 18 maggio 2005 che si sarebbe dovuta computare, nel caso specifico, la decorrenza del termine per proporre richiesta di riesame con la conseguenza che sarebbe stato rispettato il termine di dieci giorni di cui all'articolo 324, comma 1, Cpp, in quanto la richiesta di riesame era stata depositata dal difensore di fiducia di Parnasso e Marseglia il 28 maggio 2005. V Queste sezioni unite non ritengono peraltro di aderire a questo orientamento e considerano invece corretta l'interpretazione data dai giudici di merito che si rifanno al diverso e prevalente orientamento di legittimità. Al fine di risolvere il problema accennato occorre dare una risposta ai seguenti quesiti - se il difensore dell'indagato o dell'imputato sia legittimato ad impugnare l'ordinanza o il decreto motivato che dispongono, rispettivamente, il sequestro conservativo articolo 317 comma 1 Cpp o il sequestro preventivo articolo 321 comma 1 Cpp - in caso di risposta positiva al quesito se debba essere disposta nei confronti del difensore la comunicazione dell'avviso di deposito del provvedimento che dispone il sequestro - da quale momento decorra per il difensore il termine per presentare la richiesta di riesame della misura cautelare reale. VI La risposta al primo quesito può sembrare scontata ma non è così perché mentre nel caso di sequestro preventivo l'articolo 322 Cpp prevede espressamente che il difensore possa impugnare il provvedimento che lo dispone un'analoga previsione non esiste per il sequestro conservativo limitandosi, l'articolo 318 comma 1 Cpp, ad attribuire il potere di proporre richiesta di riesame a chiunque vi abbia interesse . E anche l'articolo 257 Cpp, in tema di riesame del decreto di sequestro probatorio, non indica il difensore tra coloro che sono legittimati a proporre questo tipo di impugnazione mentre il difensore è espressamente menzionato dall'articolo 355 comma 3 Cpp tra coloro che possono chiedere il riesame del decreto di convalida del sequestro . Un'interpretazione diretta ad eliminare queste asimmetrie e costituzionalmente orientata al fine di evitare ingiustificate disparità di trattamento e di garantire appieno il diritto di difesa anche tecnica consente però di ritenere corretta la ricostruzione dell'assetto normativo sul tema compiuto dalla dottrina e dalla giurisprudenza di legittimità è vero che il difensore non è espressamente menzionato dalle due norme indicate in tema di sequestro conservativo e probatorio ma il potere di impugnazione deriva direttamente dalla generale previsione dell'articolo 99 comma 1 del codice di rito e dall'applicazione di questo principio, espressamente prevista dal 3 comma dell'articolo 571 Cpp, al sistema delle impugnazioni. Queste norme attribuiscono al difensore le facoltà e i diritti che la legge riconosce all'imputato e all'indagato - a meno che essi non siano riservati personalmente a quest'ultimo - ed in particolare il diritto all'impugnazione per il quale la legge non usa il termine personalmente come avviene per altri istituti processuali per es. per la richiesta dei riti alternativi v. articoli 438 comma 3 e 446 comma 3 Cpp . Questa disciplina, di carattere generalissimo, vale a superare un'eventuale limitazione fondata sul principio di tassatività delle impugnazioni, sotto il profilo soggettivo, disciplinato dal 3 comma dell'articolo 568 Cpp. VII Essendo dunque indiscutibile che il difensore, in tutti i casi indicati sequestro conservativo e preventivo ma anche sequestro probatorio possa impugnare il provvedimento in questione con la richiesta di riesame va verificato se egli abbia diritto alla notificazione dell'avviso di deposito del provvedimento espressamente prevista, nel caso di misure cautelari personali, dall'articolo 309 comma 3 Cpp. Ad avviso del collegio proprio la mancanza di una previsione espressa di tale avviso nel caso delle misure cautelari reali fa propendere per l'interpretazione seguita dalla prevalente giurisprudenza di legittimità che ha ritenuto che la notificazione di tale avviso non sia dovuta v. la recente e già citata Cassazione, Sezione seconda, 30453/03, Urbini, in tema di sequestro probatorio palese è infatti l'intendimento del legislatore di fare riferimento, al fine della decorrenza del termine, al dato di fatto dell'esecuzione o della conoscenza del provvedimento e non al dato formale della notificazione. Alcuni dei precedenti orientati per la diversa tesi fondano il loro convincimento su una soluzione per così dire interna all'articolo 324 attribuendo alla parola interessato , espressamente menzionata dalla norma, un significato esteso diretto a ricomprendere non solo i titolari dell'interesse sostanziale ma altresì tutti coloro che sono interessati all'impugnazione e quindi anche il difensore in questo senso si veda la già citata sentenza Acampora . Con la conseguenza che il termine per il difensore che non sia stato presente all'esecuzione del sequestro decorre anche per lui dal momento in cui abbia avuto conoscenza di tale esecuzione e quindi, di norma, con la notificazione dell'avviso di deposito. Può però obiettarsi a questa ricostruzione che in realtà il difensore non è titolare di alcun interesse proprio ma è legittimato da specifiche norme ad impugnare il provvedimento pregiudizievole per il suo assistito legittimazione che, dunque, rientra nel potere di rappresentanza processuale del difensore. Pur prendendo in considerazione la possibilità di una formulazione atecnica della norma si può affermare che l'interpretazione proposta sovrappone i temi della rappresentanza processuale con quelli relativi all'interesse all'impugnazione. Parimenti non condivisibile è il diverso orientamento che, prendendo atto dell'impossibilità di rinvenire nell'articolo 324 la necessità di notificazione al difensore dell'avviso di deposito, fa riferimento ad una disciplina di carattere generale da cui deriva comunque l'obbligo della notificazione dell'avviso di deposito del provvedimento al difensore. Questa disciplina, lo si è già accennato, è stata individuata, dai sostenitori di questa diversa tesi, nell'articolo 128 Cpp - del quale viene comunemente ritenuta l'applicabilità anche a provvedimenti diversi da quelli indicati nell'articolo 127 Cpp - che prevede che i provvedimenti del giudice, diversi da quelli emessi nell'udienza preliminare o nel dibattimento, sono depositati in cancelleria e l'avviso del deposito è notificato a tutti coloro cui la legge attribuisce il diritto di impugnazione. È peraltro opinione di questo Collegio che la norma indicata non sia applicabile nel caso che interessa. Mentre per il problema in precedenza esaminato - se il difensore sia legittimato a proporre impugnazione - la disciplina normativa è in parte silente su questo tema per il sequestro conservativo e per quello probatorio e quindi è agevole fare ricorso alle già ricordate norme di carattere generale, che attribuiscono un illimitato potere di impugnazione al difensore, diversa è la situazione per quanto riguarda il tema della decorrenza del termine per la proposizione del ricorso. Nel nostro caso infatti l'articolo 324 comma 1 Cpp disciplina autonomamente e compiutamente la decorrenza del termine prevedendo che questo termine decorra dalla data di esecuzione del provvedimento che ha disposto il sequestro o dalla diversa data in cui l'interessato ha avuto conoscenza dell'avvenuto sequestro . La norma dunque, sul punto della decorrenza, appare esaustiva e diretta a indicare un unico termine iniziale e non sembra lasciare ambiti di applicazione non disciplinati per cui non è consentito all'interprete fare ricorso alla disciplina di carattere generale ed in particolare a quella prevista dall'articolo 128 Cpp introdurre un diverso termine di decorrenza per uno dei soggetti legittimati avrebbe infatti un effetto additivo sulla norma con l'inserimento di un termine diverso malgrado sia palese l'intendimento del legislatore di prevedere un unico termine iniziale di decorrenza valido per tutti gli interessati. Che la norma non abbia inteso prendere in considerazione il difensore - ma il solo titolare dell'interesse sostanziale - è confermato dalla diversa espressione usata nell'articolo 128 Cpp invocato dai sostenitori della diversa tesi in quest'ultima norma non viene fatto alcun riferimento all'interesse ma si parla di tutti coloro cui la legge attribuisce il diritto di impugnazione , terminologia che inequivocabilmente si riferisce anche al difensore cui la legge attribuisce appunto il diritto di impugnazione pur non essendo titolare di alcun diritto sostanziale. Potrebbe apparire anomalo che un termine inizi a decorrere senza che il titolare del diritto di impugnazione ne abbia formale conoscenza ma in realtà questa anomalia è solo apparente perché è peculiare al sistema delle misure cautelari reali la valorizzazione degli elementi sostanziali e anche fattuali rispetto a quelli formali v. Cassazione, Sezione terza, 36178/03, Turchetti, rv. 226397 si pensi all'attribuzione del diritto al riesame del sequestro conservativo a chiunque vi abbia interesse articolo 318 Cpp , all'analogo diritto in tema di sequestro preventivo attribuito, oltre che all'imputato e al suo difensore, alla persona alla quale le cose sono state sequestrate e a quella che avrebbe diritto alla restituzione articolo 322 Cpp espressione ripetuta nell'articolo 257 Cpp per il sequestro probatorio . Insomma in un sistema nel quale viene valorizzato il rapporto sostanziale o fattuale di un soggetto con la cosa, ai fini dell'attribuzione del diritto all'impugnazione, è coerente che questo diritto possa farsi valere, da tutti i soggetti cui è attribuito, con una decorrenza riferita all'apprensione materiale della cosa o alla conoscenza di questa situazione fattuale e non alla conoscenza formale. Né può sostenersi che questa ricostruzione sia lesiva del principio di uguaglianza o dei diritti della difesa. Sotto il primo profilo va osservato che la diversità di disciplina con quanto previsto, per le misure cautelari personali, dall'articolo 309 comma 3 Cpp, si giustifica, oltre che per la diversa rilevanza degli interessi in gioco, per le maggiori difficoltà che la persona raggiunta da misura cautelare personale, in particolare di natura detentiva, può incontrare per la scelta del difensore e per l'instaurazione del rapporto di patrocinio difensivo. Si aggiunga che l'avviso di deposito al difensore ha anche la finalità di consentirgli di esaminare la documentazione presentata dal p.m. al giudice con la richiesta di misura articolo 293 comma 3 Cpp prima dell'eventuale richiesta di riesame mentre, nel caso delle misure cautelari reali, la possibilità di esame degli atti è posposta alla richiesta di riesame articolo 324 comma 6 Cpp . Sotto il profilo della tutela delle garanzia difensive, ed in particolare della difesa tecnica, è noto che, in più occasioni, la Corte costituzionale ha sottolineato come l'esercizio del diritto di difesa possa essere variamente articolato e disciplinato purché siano concretamente garantiti i fondamentali contenuti di tale diritto. Nel caso in esame questa osservanza è garantita essendosi soltanto fatto gravare sull'interessato un onere informativo del difensore. Né può essere richiamato il precedente costituito dalla sentenza della Corte costituzionale 80/1984 che dichiarò l'illegittimità costituzionale dell'articolo 263bis comma 2 dell'abrogato Cpp nella parte in cui disponeva che il termine di cinque giorni per la richiesta di riesame da parte del difensore dell'imputato detenuto decorresse dall'esecuzione del provvedimento anziché dalla sua notifica al difensore o dalla diversa conoscenza perché, in quel caso, non era assicurato al difensore l'esercizio del diritto tutte le volte che egli non abbia cognizione del provvedimento prima della scadenza del termine per la richiesta o che lo abbia in immediata prossimità di essa. Situazione che non si verifica nel caso disciplinato dall'articolo 324 del vigente Cpp sia perché non ci si trova in presenza di una limitazione della libertà personale sia perché il termine per la proposizione del riesame è più adeguato e consente all'interessato di attivarsi opportunamente per l'esercizio del diritto di impugnazione anche tramite il difensore. Se dunque il termine iniziale di decorrenza è unico e il difensore non ha diritto all'avviso di deposito del provvedimento è priva di rilievo, ai fini della decorrenza del termine per proporre la richiesta di riesame, l'eventuale notificazione di tale avviso con l'ulteriore conseguenza che non può porsi alcun problema di decorrenza diversificata per i fini di cui all'articolo 585 comma 3 Cpp VIII Quanto ai motivi nuovi proposti dai ricorrenti in parte devono ritenersi assorbiti dalla decisione sui motivi principali in particolare la richiesta di dichiarazione di inefficacia del sequestro per non essere la decisione intervenuta nei termini previsti ed in parte devono essere dichiarati inammissibili sia perché si tratta di questioni completamente diverse da quelle proposte con i motivi principali sia perché comunque si tratta di motivi manifestamente infondati la dichiarazione di tardività precludeva ovviamente ogni esame del merito del provvedimento impugnato . Alle considerazioni in precedenza svolte consegue il rigetto dei ricorsi con la condanna dei ricorrenti in solido al pagamento delle spese processuali. PQM La Corte Suprema di Cassazione, Su penali, rigetta i ricorsi e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese processuali.