Ancora contrasti sulla condanna alle sole spese di giudizio. Giurisprudenza di legittimità e di merito restano assolutamente divergenti

di Domenico Tandoi

di Domenico Tandoi * La pronuncia in commento si occupa, in particolare, dell'esecutorietà immediata del capo di sentenza di condanna alle spese. La fattispecie ha visto articolarsi il contrasto in caso di rigetto della domanda attorea. Il Tribunale si discosta dagli orientamenti che la giurisprudenza di merito aveva condiviso dissentendo dai dettami della Sc uniformi sino al 2000. La Cassazione, infatti, solo recentemente ha consapevolmente mutato parere affermando che ai sensi del novellato articolo 282 del Cpc, deve considerarsi legittimamente ammissibile la provvisoria esecutività di tutti i capi della sentenza di primo grado aventi portata condannatoria quale appunto quello concernente le spese di giudizio potendosi ritenere sussistente un meccanismo del tutto automatico e non subordinato all'accoglimento o meno della domanda anche non di condanna introdotta dalle parti. Il diverso orientamento della Sc segue vari segnali di insofferenza degli operatori del diritto rispetto alle conclusioni cui era giunta la medesima Cassazione con sentenza 9236/00. Orientamento, questo, da ritenersi assolutamente consolidato negli anni poiché conferma d'ulteriori pronunce Cassazione civile 1037/99 e 5837/93 che predicavano, in linea generale, il principio secondo il quale l'effetto d'anticipazione dell'efficacia esecutiva della sentenza, rispetto alla declaratoria di passaggio in giudicato ha riguardo, unicamente, al momento dell'esecutività della pronuncia atteso un rilevato nesso di relazione tra condanna ed esecuzione forzata. La regolamentazione dell'esecuzione provvisoria di cui all'articolo 282 Cpc, quindi, otteneva possibile attuazione solo per le pronunce di condanna da considerarsi le uniche idonee, per intrinseca natura, a formare un idoneo titolo esecutivo. LA DOTTRINA A quest'orientamento ha fatto eco parte della dottrina che, appuntando l'attenzione sulla natura della pronuncia, ha ritenuto privo di significativa innovazione la riforma dell'articolo 282 Cpc ritenendo che il testo della predetta disposizione non offra sicuri riferimenti interpretativi per risolvere l'annoso problema dei limiti intrinseci ed oggettivi della provvisoria esecutività con particolare riferimento alle sentenze di accertamento e costitutive. Alcuni hanno quindi decisamente escluso che sentenze di mero accertamento possano essere dichiarate provvisoriamente esecutive atteso che tale tipo di provvedimento non ha quale fine la esecuzione - al pari di quelle esecutive - in quanto tali pronunce producono di per sé un adeguamento della realtà al decisum. V'è, in effetti, da chiedersi quale significato si attribuisca al concetto di esecutorietà individuare il momento in cui gli effetti della sentenza che abbia statuito sulla fondatezza dell'azione - di qualsiasi natura e - quindi - di accertamento, costitutivo o condanna - cominciano a prodursi al di fuori dell'ambito processuale in cui sia stata pronunciata. La riforma dell'articolo 282 Cpc ex legge 353/90, che è intervenuta sulla provvisoria esecuzione, pur non incidendo in maniera sistematica sull'istituto ha ridato vigore al dibattito già risalente ma ovviamente incrementatosi a seguito della novella. Oggi con riferimento alla sentenza di primo grado non è attribuibile al giudice la facoltà - sussistendo determinati presupposti - più o meno ampia di disporre l'esecuzione provvisoria. Si è invece preveduto - ed in ciò consiste la sostanziale innovazione - che sussista una scelta vincolata per il giudicante così come già previsto in altre norme quali l'articolo 431 Cpc . Modificate, quindi, sono altre fattispecie normative collegate quali l'articolo 283 che riguarda la disciplina della sospensione dell'efficacia esecutiva o dell'esecuzione della sentenza sottoposta a gravame. Dando spazio ad un minimo approfondimento esegetico, al fine di sviluppare un vaglio critico alle pronunce divergenti offerte dalla giurisprudenza, è di tutta evidenza, però, che il testo novellato dell'articolo 282 Cpc non prevede che l'esecutività tra le parti del provvedimento da esso sancita deve riferirsi unicamente alle sentenze di condanna. La mancanza d'alcun preciso riferimento dell'articolo ha, in effetti, contribuito ad accrescere le incertezze ed accentuare il contrasto tra coloro che ritengono la norma applicabile esclusivamente alle sentenze di condanna e l'orientamento meno restrittivo che applica tale principio a tutte le categorie di provvedimenti compresi anche quelli costitutivi o di mero accertamento . LA GIURISPRUDENZA In questo contraddittorio quadro di riferimento la giurisprudenza di merito non aveva condiviso l'orientamento originario del giudice di legittimità asserendo che l'esecutività delle sentenze di primo grado riguardassero tutte le pronunce e non solo quelle di condanna ma anche quelle di accertamento, costitutive o di rigetto ivi comprese, quindi, le statuizione sulle spese. L'esegesi, come riferito, ha quale punto focale la lettera dell'articolo 282 Cpc che nella sua attuale formulazione stabilisce che la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti ove la norma previgente prevedeva, quale facoltà per il giudice, la concessione, su apposita richiesta delle parti di un clausola di provvisoria esecuzione. Rimaneva effettivamente irrisolto il dubbio se la provvisoria esecutività si riferisse solo ad un effetto anticipatorio dell'efficacia esecutiva della sentenza rispetto al suo passaggio in giudicato ovvero se poteva estendersi, tale effetto, anche ad altri tipi di sentenza e segnatamente alle pronunce inibitorie o d'accertamento costitutivo. La cassazione ha per un decennio, in seguito alla modifica introdotta nel 1990 dell'articolo 282 Cpc, ritenuto che affinché possa ritenersi sussistere un'anticipazione dell'efficacia d'accertamento e/o costitutiva della sentenza rispetto al momento della formazione del giudicato formale fosse indispensabile una dichiarata previsione della norma come ad esempio per gli effetti della sentenza d'interdizione o inabilitazione articolo 421 Cc la quale è assente nell'articolo 282 Cpc. Ne derivava una qualificazione del capo di sentenza inerente le spese di mera accessorietà rispetto a quello con cui è definito il giudizio, di talché, ai fini della pronuncia d'esecutorietà del capo della sentenza inerente la condanna alle spese di giudizio, occorre necessariamente riferirsi al regime d'esecutorietà della sentenza che definisce il giudizio apparendo necessaria la, ulteriore, circostanza che la sentenza sul capo principale sia provvisoriamente esecutiva ai sensi dell'articolo 282 Cpc, oppure sia esecutiva per espressa disposizione di legge come avviene per l'ipotesi di cui all'articolo 431 Cpc . IL NUOVO ORIENTAMENTO DELLA CASSAZIONE Nel 2004 la Suprema corte esprime un diverso orientamento. Il dissenso insiste rispetto a quanto, in particolare, sostenuto sul tema e disciplina relativa al capo accessorio delle spese. Con argomentazioni condivisibili sotto il profilo ermeneutico si afferma che al cospetto di sentenze reputate ex lege efficaci in executiviis quanto alle loro statuizioni principali di condanna non pare legittimamente sostenibile né sembra legittimamente un relativo fondamento normativo in excludendum il principio per cui, se i capi d'accertamento o costitutivi non possono godere d'anticipazioni dell'efficacia ex articoli 2909 e 2908 Cc ad un momento anteriore al passaggio in giudicato, con riferimento ai capi di condanna accessori debba valere il medesimo principio, senza che, per converso, possa invece predicarsene la provvisoria esecutività , in forza dell'immediata efficacia endoprocessuale di qualsiasi pronuncia di condanna tale essendo, inconfutabilmente, quella alle spese . Condurre alle estreme ma non fisiologiche conseguenze il principio di diritto meramente sostanziale accessorium sequitur principale, così assecondando un'operazione d'acritica traslazione di tale regola iuris in seno all'ordinamento processuale, si risolve nel compimento di un'attività esegetica oggi non fondata su alcuna norma di diritto positivo, di un'operazione ermeneutica che, tra l'altro, parrebbe risentire non poco del condizionamento d'argomentazioni sicuramente legittime vigenti il vecchio testo dell'articolo 282 Cpc ma oggi non confortata da alcuna esplicita conferma di diritto positivo . Alla luce dell'evolversi del dibattito la pronuncia del Tribunale in commento compiere una scelta controcorrente tra l'altro, chiaramente, ispirata al precedente orientamento recepito, per altro, in maniera assolutamente acritica. Certo si deve prendere atto di una netta contrapposizione interpretativa che nella negazione della esecutività del capo sentenza relativo alle spese appare non condivisibile per lo meno sotto il profilo emozionale . Non si giustifica, evidentemente, la disparità di trattamento delle parti processuali a sopperire, sin dalla pronuncia, alla deminutio patrimoniale subita non solo da chi è costretto a dover ricorrere al giudice per veder riconosciute le proprie ragioni ma anche da colui che tale deminutio patisce per essere convenuto in giudizio ingiustamente per mancata ragione della parte attrice. Disparità, tra l'altro, che aveva fatto dubitare la stessa giurisprudenza di merito, precedentemente al cambio di rotta interpretativo della Suprema Corte, anche della stessa legittimità costituzionale del combinato disposto degli articoli 282 e 474 Cpc per contrasto agli articoli 3, 24 e 111 della Costituzione. Contrasto solo apparentemente composto dal nuovo orientamento interpretativo poiché evidentemente non pienamente recepito. Tanto deve indurre a concludere per la carenza di un sistema normativo evidentemente responsabile di una riforma della materia sviluppata in termini generici e non chiari. L'interprete deve prendere atto di un flusso giurisprudenziale altalenante e dell'esigenza, dal punto di vista sistematico non già d'interventi auspicati ma non chiaramente attuati di generalizzata anticipazione della provvisoria esecuzione della sentenza di primo grado - come quello asseritamente attuato dalla novella del 1990 - ma di una ben più incisiva e generalizzata riforma del sistema attraverso una modificazione dell'impianto normativo di diritto sostanziale e processale che statuisca, in termini chiari e precisi, l'anticipazione dell'efficacia d'accertamento e/ o costitutiva della sentenza rispetto al momento della formazione del giudicato formale. In mancanza di tale scelta, radicale, la materia sarà destinata alle illustrate diverse interpretazioni con evidenti disparità di trattamento delle singole fattispecie. Allo stato tra l'altro non può che prendersi atto del marcato contrasto sviluppatosi in seno alla stessa Cassazione che come effetti immediati ha quello di riverberare incertezza nei pronunciati di merito forse destinati a diversi orientamenti in attesa di, ora, di nuovo intervento della suprema Corte a sezioni Unite? . * Avvocato

Tribunale di Trani - Sezione Ruvo di Puglia - sentenza 30 settembre-21 ottobre 2005, n. 163 Giudice Gurrado Svolgimento del processo Con atto di citazione notificato il 20 gennaio 2004, P. T. e P. M. E. proponevano opposizione all'atto di precetto notificato loro a cura di D. A. e D.G Con lo stesso atto gli opposti intimavano a P. T. e P. M. di pagare entro 10 gg dalla notifica dell'atto di precetto la somma di euro 6.889,91 in virtù della sentenza N. 67/2003 pronunciata il 21 ottobre 2003 dal Tribunale di Trani - Sezione Distaccata di Ruvo di Puglia - sentenza che rigettava la domanda proposta da P. T. e P. M.E. nei confronti dei germani D A. e D.G Con l'atto di opposizione P.T. e P.M.E., a mezzo del loro procuratore ad litem, contestavano l'atto di precetto loro notificato in quanto nullo e di nessun effetto, non essendo la sentenza esecutiva . Incardinatosi ritualmente il contraddittorio, si costituivano in giudizio gli opposti i quali, a mezzo del loro procuratore, nell'atto di costituzione affermavano e sostenevano che l'opposizione era del tutto infondata in quanto secondo l'orientamento prevalente, poiché la sentenza de quo era stata pronunciata in un giudizio in materia locatizia, quindi sottoposto alle norme che regolamentano il rito del lavoro la stessa, anche se di rigetto,comunque a norma di legge va ritenuta esecutiva. Senza alcuna attività istruttoria, sulla base delle conclusioni riportate in epigrafe, la causa veniva da questo Giudice riservata per la decisione alla udienza del 06 maggio 2005, con concessione alle parti dei termini di cui all'articolo 190 Cpc per il deposito di comparse conclusionali ed eventuali memorie di replica. Motivi della decisione L'opposizione a precetto proposta da P.T. e P. M. E., è fondata e merita accoglimento. Invero, è principio consolidato in giurisprudenza che solo le sentenze di condanna sono provvisoriamente esecutive. Nel caso di specie la sentenza 67/2003 pronunciata dal Giudice Monocratico del Tribunale di Ruvo non conteneva alcuna statuizione di condanna. Il Giudice di prime cure, nel pronunciare la sentenza N. 67/03, non ha accolto la domanda, ha rigettato la domanda avanzata da parte attrice, condannando la stessa al pagamento delle spese processuali. In tal caso la sentenza pronunciata in primo grado non può essere ritenuta provvisoriamente esecutiva in ordine alla condanna alle spese del giudizio quella condanna alle spese del giudizio, contenuta nel dispositivo, non può costituire titolo esecutivo. Con riguardo alla condanna alle spese del giudizio, contenuta nella sentenza di primo grado, tale statuizione può costituire titolo esecutivo a norma dell'articolo 474 Cpc soltanto nel caso in cui sia accessoria aduna pronuncia di condanna dichiarata provvisoriamente esecutiva a norma dell'articolo 282 Cpc oppure esecutiva per legge, ma non quando sia conseguente alla decisione di rigetto della domanda oggetto del giudizio Cassazione 5837/93 . Pertanto, la condanna alle spese del giudizio contenuta nella sentenza 67/2003 pronunciata dal Giudice Monocratico del Tribunale di Ruvo non può essere ritenuta condanna accessoria ad altra condanna a ciò consegue che D. A. e D. G. non potevano notificare atto di precetto agli odierni opponenti non sussistendo il titolo esecutivo. Donde la fondatezza della opposizione proposta da P. T. e P. M.E. e la nullità dell'atto di precetto loro notificato. Le spese seguono la soccombenza e vengono liquidate come da dispositivo. PQM Il Tribunale di Trani, Sezione di Ruvo di Puglia, in composizione monocratica, definitivamente pronunciando sulla opposizione proposta da P. T. e P. M. E. nei confronti di D. A. e D. G., reietta ogni contraria istanza ed eccezione, così provvede Accoglie l'opposizione e dichiara la nullità dell'atto di precetto notificato agli opponenti P. T. e P. M. E Condanna al pagamento D. A. e D. G. al pagamento delle spese e competenze del presente giudizio che si liquidano in complessivi euro 1.500,00 di cui euro 150,00 per spese vive, euro 350,00 per diritti, ,E 1.000,00 per onorari, oltre Iva e Cpa come per legge.