Le quote di eredità si calcolano sull’intero asse ereditario, comprensivo dei diritti sulla casa familiare spettanti al coniuge superstite

In materia di diritti riservati ai legittimari, la determinazione della porzione disponibile, su cui devono gravare in primo luogo i diritti, in favore del coniuge, di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, e delle quote di riserva, deve avvenire considerando il valore del relictum e del donatum , se vi sia stato , comprensivo del valore della casa familiare in piena proprietà.

L’incidenza dei diritti sulla casa familiare sull’asse ereditario. Con la sentenza n. 9651 depositata il 19 aprile 2013, la Cassazione si sofferma sulla tematica dei diritti successori riconosciuti al coniuge superstite sulla casa familiare e torna sull’argomento a distanza di poco più di un mese dall’arresto delle Sezioni Unite sul medesimo argomento Cass. SS.UU. n. 4847/2013 . Ci si interrogava in particolare sulle modalità di calcolo delle quote spettanti ai vari legittimari in concorso con il coniuge dove la sentenza impugnata, ritenendo che il diritto di abitazione non incida quantitativamente sul compendio ereditario, calcolava le quote sul valore risultante dalla detrazione del valore dei diritto sulla casa familiare dall’asse ereditario. Il calcolo delle quote di riserva nella successione necessaria del coniuge superstite. Con riguardo alla calcolo della quota disponibile e di riserva la Corte indica le operazioni da compiere e chiarisce che, come prima operazione, si deve calcolare la disponibile sul patrimonio relitto, ai sensi dell’art. 556 c.c. determinazione della porzione disponibile , e, per conseguenza, determinare la quota di riserva. Calcolata poi la quota del coniuge nella successione necessaria, alla quota di riserva così ricavata si devono aggiungere i diritti di abitazione e di uso in concreto, il cui valore viene a gravare sulla disponibile. Se la disponibile è insufficiente, i diritti di abitazione e di uso gravano, anzitutto, sulla quota di riserva del coniuge, che viene ad essere diminuita della misura proporzionale a colmare l’incapienza della disponibile. Se neppure la quota di riserva del coniuge risulta sufficiente, i diritti di abitazione e di uso gravano sulla riserva dei figli o degli altri legittimari. Su tali presupposti la pronuncia in commento accoglie il ricorso in quanto la sentenza impugnata aveva invece calcolato le quote spettanti al coniuge e agli altri legittimari non sull’intero asse, bensì sulla porzione che residuava una volta decurtato dall’asse il valore dei diritti sulla casa familiare spettanti al coniuge superstite, con ciò facendo gravare il valore dei diritti in questione sulle quote dei figli, e ciò anche quanto come nel caso concreto posto all’attenzione della Corte la disponibile risulti in grado di comprendere il valore dei menzionati diritti sulla casa familiare. I diritti sulla casa familiare nella successione legittima. Affermato il suddetto principio di diritto, la Corte ha cura di evidenziare che la conclusione raggiunta non si pone in contrasto con il recente arresto delle Sezioni Unite n. 4847/2013 che, intervenendo sull’argomento, ancorché in ipotesi di successione ab intestato , hanno affermato che il valore capitale dei diritti sulla casa familiare deve essere stralciato dall’asse ereditario per poi procedere alla divisione di quest’ultimo tra tutti i coeredi secondo le norme della successione legittima, non tenendo conto dell’attribuzione dei suddetti diritti secondo un meccanismo assimilabile al prelegato. Con la pronuncia in commento la Corte specifica che il meccanismo proposto dalle Sezioni Unite nella menzionata pronuncia è destinato a trovare applicazione solo con riguardo alla successione legittima, dove non sussiste un problema di incidenza dei diritti degli altri legittimari per effetto dell’attribuzione dei diritti di abitazione e di uso al coniuge, con la conseguenza che non trovano applicazione le disposizioni in materia di riserva a favore del coniuge art. 540, secondo comma, c.c. .

Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza 15 marzo 19 aprile 2013, n. 9651 Presidente Petitti Relatore Giusti Ritenuto in fatto 1. - Con atto di citazione notificato in data 9 giugno 1995, C.S. e V. convennero in giudizio dinanzi al Tribunale di Roma l'Avv. A R. , coniugato in seconde nozze con la loro madre, S N. , deceduta il omissis , chiedendo la riduzione delle disposizioni testamentarie fatte da quest'ultima in favore del R. con testamento pubblico ai rogiti del notaio Gustavo Palmieri, nella parte in cui eccedevano la quota disponibile ledendo la loro quota di legittima. Deducevano che i beni lasciati al coniuge avevano un valore commerciale di svariati miliardi di lire ed erano inoltre liberi e disponibili, mentre ad essi figli erano stati lasciati immobili di valore inferiore, non liberi e oggetto di dispute giudiziarie. Si costituì il convenuto chiedendo il rigetto della domanda, deducendo che i beni di cui la de cuius aveva disposto in suo favore erano stati acquistati con i mezzi economici che lui stesso le aveva fornito. Il R. propose domanda riconvenzionale perché gli fosse riconosciuto un credito sulla massa ereditaria di lire 668.684.800 al 31 dicembre 1994 chiese inoltre che, distratto tale credito dal valore complessivo dell'eredità, le disposizioni testamentarie della defunta fossero ridotte per i due figli in misura pari a lire 300.000.000, essendo i beni intestati alla moglie sempre stati acquistati col denaro di entrambi i coniugi o esclusivamente proprio. Il Tribunale adito, con sentenza in data 28 maggio 2001, dichiarò aperta la successione testamentaria e necessaria di N.S. , e, preliminarmente imputato alla quota di legittima dei figli, oltre ai beni oggetto della disposizione testamentaria, il saldo attivo del c/c numero /4452, intestato alla de cuius presso il Banco di Napoli, filiale di Roma, agenzia n. 13, dichiarò la parziale inefficacia del testamento pubblico della stessa e ridusse, per l'effetto, le disposizioni testamentarie della N. in favore del R. nella misura del 18,636%, percentuale riferita sia alla nuda proprietà per le disposizioni aventi ad oggetto la casa coniugale in OMISSIS , ed i mobili di arredo, sia alla piena proprietà per le disposizioni relative agli altri beni. Il giudice di primo grado respinse la domanda riconvenzionale del R. e dichiarò inammissibile la domanda degli attori di divisione con liquidazione della quota, compensando fra le parti le spese processuali. 2. - Con sentenza resa pubblica mediante deposito in cancelleria il 28 febbraio 2006, la Corte d'appello di Roma ha accolto parzialmente il gravame principale del R. e, in parziale riforma della sentenza impugnata, ha dichiarato che, decurtato l'importo di Euro 18.742,47, di spettanza del R. , il compendio ereditario è di Euro 1.598.711,51, e che la metà di esso spetta agli appellati C.S. e V. . Il giudice di secondo grado ha rigettato l'appello incidentale e condannato l'appellante in via principale al rimborso in favore della controparte delle spese legali. 2.1. - In ordine alla riconvenzionale avanzata dal R. con la quale egli aveva domandato il riconoscimento in suo favore della somma di lire 668.684.800 al 31 dicembre 1994, sostenuta per l'acquisto di immobili e lavori di ristrutturazione e di abbellimento degli stessi oltre che per l'acquisto della vettura Maserati, gli uni e l'altra intestati alla moglie , la Corte d'appello, accogliendo il quarto motivo dell'impugnazione in via principale, ha rilevato che detta domanda riconvenzionale, che non ha bisogno dell'accettazione della parte attrice, pur non essendo riferita strettamente alla causa petendi , va collegata alla stessa, essendo ravvisabile tra la domanda principale e la riconvenzionale un collegamento obiettivo, tale da rendere consigliabile ed opportuna la celebrazione del simultaneus processus , giacché le contrapposte pretese delle parti traggono fondamento dal medesimo rapporto giuridico la successione ereditaria della N. . Nel merito della riconvenzionale, la Corte capitolina esaminando il quinto motivo dell'appello è tuttavia giunta alla conclusione che il R. , pur se si è interessato della cura, dell'acquisto e della manutenzione delle proprietà intestate alla moglie, non ha provato di avere effettuato gli asseriti esborsi in nome e per conto della de cuius , la quale neppure ha riconosciuto di essere tenuta a restituire al marito le somme che lo stesso pretende dal compendio ereditario. La Corte d'appello ha ritenuto fondato anche il settimo motivo ai punti 1 e 2 e parzialmente fondato al punto 3. In relazione al primo punto del citato motivo, il giudice di secondo grado ha accolto la tesi prospettata dal R. che si lamentava del fatto che il Tribunale avesse considerato come cespite non contemplato dalla de cuius il saldo attivo del c/c. n. presso il Banco di Napoli, filiale n. omissis . Poiché tale conto era intestato congiuntamente alla de cuius e all'appellante, la Corte territoriale ha rilevato che solo metà dell'attivo sul suddetto deve essere calcolata nel compendio ereditario. In relazione al secondo punto del motivo in questione, la Corte del merito ha stabilito che dal compendio ereditario va anche sottratta la somma di lire 24.880.000, che l'appellante ha dimostrato di aver ricavato dalla permuta della sua precedente vettura Maserati ai fini dell'acquisto di una nuova Maserati, intestata alla de cuius . Infine, riguardo al terzo punto del medesimo motivo, la Corte d'appello ha riconosciuto che la titolarità del diritto di abitazione del coniuge superstite sulla casa, adibita a residenza coniugale, ex art. 540, secondo comma, cod. civ., costituisce un legato ex lege e, pertanto, è immediatamente acquisito dal coniuge superstite al momento dell'apertura della successione, secondo le regole del legato di specie. Il Collegio ha specificato a che il diritto di abitazione non incide quantitativamente sul compendio ereditario b che il patrimonio relitto è stato valutato in complessive lire 3.701.878.074 e, detratto tra l'altro il valore dell'abitazione concordemente calcolato in lire 594.983.400, il valore complessivo dell'asse ereditario è di lire 3.131.827.637 c che la legittima per gli appellati, figli della de cuius , pari alla metà dell'asse ereditario, è di Euro 799.355,75 d che la lesione della loro quota legittima è pari ad Euro 15.944,35 ammontando il valore dei beni loro lasciati dalla madre per testamento ad Euro 783.411,40 , che va detratta dal compendio ereditario lasciato all'appellante. 3. - Per la cassazione della sentenza della Corte d'appello C.S. e V. hanno proposto ricorso, con atto notificato l'11 aprile 2007, sulla base di quattro motivi. Ha controricorso A R. , proponendo ricorso incidentale sulla base di un motivo, a sua volta resistito, con controricorso, dai C. . In prossimità dell'udienza i ricorrenti in via principale hanno depositato una memoria illustrativa. Considerato in diritto 1. - Preliminarmente, il ricorso principale ed il ricorso incidentale devono essere riuniti, essendo entrambe le impugnazioni riferite alla stessa sentenza. 2. - Con il primo motivo violazione e falsa applicazione degli artt. 36 e 112 cod. proc. civ. in relazione all'art. 360, n. 3 e n. 5, cod. proc. civ. si sostiene che, con riferimento al quarto motivo di gravame dell'Avv. R. , il giudice territoriale abbia travisato l'interpretazione data dal Tribunale. Il giudice di primo grado avrebbe qualificato inammissibile e non improponibile, come invece sostenuto dal giudice di secondo grado, la domanda riconvenzionale del R. . L'inammissibilità della riconvenzionale, sempre secondo il giudice di prime cure, deriverebbe dalla diversità del titolo giuridico rispetto alla domanda principale. La Corte d'appello, disattendendo questa lettura, avrebbe stravolto i fatti processuali, presupponendo una motivazione della sentenza di primo grado che, in realtà, non sussiste. 2.1. - La censura è inammissibile, per difetto di interesse. È esatta la premessa da cui muovono i ricorrenti, che cioè il Tribunale non aveva dichiarato improponibile la domanda riconvenzionale, nei termini in cui risulta formulata dalla comparsa di costituzione e risposta e sostanzialmente confermata in sede di conclusioni definitive , domanda riconvenzionale diretta a far valere una pretesa di carattere obbligatorio verso la defunta, asseritamente risolventesi in una passività ereditaria, al netto della quale andrebbe determinata la quota disponibile , ma aveva dichiarato inammissibili le successive e diverse deduzioni, talora emergenti negli scritti difensivi, circa l'esistenza di un patrimonio comune tra i coniugi o l'intestazione fittizia di questo o quel bene , deduzioni presupponenti una mutatio libelli con l'introduzione di una diversa causa, petendi . E tuttavia, la Corte d'appello - dichiarando espressamente proponibile in accoglimento del quarto mezzo la domanda riconvenzionale, sul rilievo che la deduzione, con essa, di un titolo diverso da quello fatto valere dagli attori non ostava al simultaneus processus - nulla ha aggiunto a quanto già emergeva dal quadro delle statuizioni della sentenza di primo grado, la quale, giudicando infondata nel merito la riconvenzionale cosi anche nel dispositivo , l'aveva, con ciò, dichiarata implicitamente proponibile, senza che, sul punto, i C. abbiano proposto appello, neppure in via incidentale. Di qui, appunto, l'inammissibilità della censura, posto che alla radice di ogni impugnazione deve essere individuato un interesse giuridicamente tutelato, identificabile nella possibilità di conseguire una concreta utilità o un risultato giuridicamente apprezzabile, attraverso la rimozione della statuizione censurata, e non già un mero interesse astratto a una più corretta soluzione di una questione giuridica non avente riflessi pratici sulla soluzione adottata Cass., Sez. I, 28 aprile 2006, n. 9877 Cass., Sez. II, 27 gennaio 2012, n. 1236 . 3. - Con il secondo motivo contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all'art. 360, n. 5, cod. proc. civ. si lamenta la contraddittorietà della sentenza impugnata, che avrebbe accolto il quarto motivo di gravame del R. e contemporaneamente respinto il quinto. La contraddittorietà si manifesterebbe nel ritenere proponibile la domanda riconvenzionale del R. e, successivamente, con il rigetto del quinto motivo, nel riconoscere l'infondatezza della tesi giuridica presunto diritto di credito e l'inammissibilità della richiesta di prova orale a sostegno della stessa domanda riconvenzionale. 3.1. - Il mezzo è infondato. Gli esiti dell'esame del quarto e del quinto motivo di appello non sono, tra loro, contraddittori il primo riguarda infatti il profilo di rito ed il suo accoglimento, perverso soltanto formale, da ingresso - rectius ribadisce l'ingresso - alla domanda riconvenzionale, nonostante la mancata dipendenza dal titolo dedotto in giudizio dagli attori il secondo, invece, attiene al merito, con l'esclusione del dedotto diritto di credito da parte dell'appellante e ciò sul rilievo che i beni, pur se acquistati con il contributo economico di entrambi i coniugi, erano stati intestati alla sola de cuius per comune volontà coniugale, laddove il R. non aveva dimostrato, essendo tra l'altro inammissibili le istanze di prova capitolate, di avere sborsato delle somme con l'animo di ottenerne la restituzione dalla moglie, la quale, tra l'altro, non aveva rilasciato al marito alcuna dichiarazione contenente siffatta obbligazione verso il coniuge . 4. - Con il terzo motivo contraddittoria motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio in relazione all'art. 360, n. 5, cod. proc. civ. si censura la contraddittorietà della sentenza che, pur affermando la mancanza di prova relativa agli esborsi fatti dal R. per conto della de cuius , contributi da considerarsi dati per spirito di liberalità, ha accolto il punto n. 2 del settimo motivo di gravame, in cui si considera come spesa imputabile al R. la somma versata per l'acquisto di una Maserati intestata alla N. . 4.1. - La censura è fondata. Il giudice distrettuale, innanzitutto, ha escluso che si sia trattato di una intestazione fittizia della vettura in questione, altrimenti la stessa, nella sua interezza, sarebbe appartenuta all'odierno controricorrente. Vero che l'acquisto del veicolo era stato effettuato in parte in contanti ed in parte attraverso la cessione in permuta di altro veicolo del R. , ma la Corte d'appello non chiarisce affatto perché il nuovo veicolo, intestato e non fittiziamente alla de cuius , non avrebbe rappresentato anch'esso espressione di quella liberalità, ostativa della ripetizione di somme, di cui alla domanda riconvenzionale. Cosi decidendo, la sentenza impugnata finisce per approdare ad una conclusione contraddittoria. Ed invero, esaminando la domanda riconvenzionale del R. , con riferimento agli immobili, la Corte di Roma sottolinea che l'appellante ha assunto, ma non provato, d'avere erogato denaro per l'acquisto di beni intestati alla moglie, e che, pur se avesse donato alla de cuius direttamente del denaro, tale circostanza avrebbe concretizzato l'ipotesi della mera liberalità, come ammesso dallo stesso appellante, il quale ha affermato d'avere agito in tal guisa per affetto e libera scelta , sicché il dedotto contributo economico dell'appellante all'acquisto ed alla manutenzione dei beni immobili della moglie, ove esistente, si è sostanziato nell'acquisto della moglie per mero spirito di liberalità del marito . Quando, poi, passa ad esaminare la riconvenzionale con riguardo ai mezzi utilizzati per l'acquisto dell'autovettura Maserati, la sentenza impugnata abbandona, invece, questa prospettiva di esclusione dell'esborso di somme con l'animo di ottenerne la restituzione dalla moglie , e, in contrasto con quanto affermato in sede di scrutinio del quinto motivo di gravame, da rilievo, al fine di configurare un diritto di credito del marito sulla massa di lire 24.880.000, al mero fatto dell'utilizzazione, per l'acquisto dell'automobile, del controvalore della cessione in permuta di altra vettura di proprietà del R. . 5. - Con il quarto motivo violazione e falsa applicazione degli artt. 540-556 cod. civ., in relazione all'art. 360, n. 3, cod. proc. civ. ci si duole del fatto che la Corte d'appello abbia formato l'asse ereditario effettivo solo dopo aver dedotto il valore del diritto d'abitazione sulla casa coniugale e del diritto d'uso sui mobili che la corredano. Viceversa, il diritto di abitazione e il diritto d'uso riservato al coniuge supersite avrebbero dovuto gravare innanzitutto sulla quota disponibile e soltanto se e nella misura in cui fossero risultati incapienti sia la quota disponibile, sia la quota riservata al coniuge, i diritti di abitazione e di uso avrebbero potuto gravare sulla riserva dei figli legittimari. 5.1. - Il motivo è scrutinabile nel merito, perché i ricorrenti indicano non solo le norme di cui si denuncia la violazione e la falsa applicazione artt. 540 e 556 cod. civ. , ma anche la quaestio iuris sottoposta all'esame di questa Corte, evidenziando, nel rispetto dell'art. 366, primo comma, n. 4, cod. proc. civ., l'errore compiuto dalla Corte d'appello nel defalcare ex ante dal relictum il valore del diritto di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e del diritto d'uso sui mobili che la corredano. È pertanto da respingere l'eccezione di inammissibilità sollevata dal controricorrente. 5.2. - La censura, nel merito, è fondata. In tema di successione necessaria, la disposizione di cui all'art. 540, secondo comma, cod. civ. determina un incremento quantitativo della quota contemplata in favore del coniuge, in quanto i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso dei mobili che la corredano quindi, il loro valore capitale si sommano alla quota riservata al coniuge in proprietà. Posto che la norma stabilisce che i diritti di abitazione e di uso gravano, in primo luogo, sulla disponibile, ciò significa che, come prima operazione, si deve calcolare la disponibile sul patrimonio relitto, ai sensi dell'art. 556 cod. civ., e, per conseguenza, determinare la quota di riserva. Calcolata poi la quota del coniuge nella successione necessaria, in base a quanto stabiliscono gli artt. 540, primo comma, e 542 cod. civ., alla quota di riserva cosi ricavata si devono aggiungere i diritti di abitazione e di uso in concreto, il cui valore viene a gravare sulla disponibile. Se la disponibile non è sufficiente, i diritti di abitazione e di uso gravano, anzitutto, sulla quota di riserva del coniuge, che viene ad essere diminuita della misura proporzionale a colmare l'incapienza della disponibile. Se neppure la quota di riserva del coniuge risulta sufficiente, i diritti di abitazione e di uso gravano sulla riserva dei figli o degli altri legittimari Cass., Sez. II, 6 aprile 2000, n. 4329 . In altri termini, in materia di diritti riservati ai legittimari, la determinazione della porzione disponibile, su cui devono gravare in primo luogo i diritti, in favore del coniuge, di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, e delle quote di riserva, deve avvenire considerando il valore del relictcum e del donatum , se vi sia stato , comprensivo del valore della casa familiare in piena proprietà. La Corte d'appello, nel riformare sul punto la sentenza di primo grado, ha preliminarmente stralciato il valore capitale di tali diritti dal compendio ereditario. Qui sta, appunto, l'errore della sentenza impugnata, la quale ha calcolato un valore del compendio ereditario di Euro 1.598.711,51, dopo avervi detratto il valore capitale del diritto di abitazione e di uso per lire 594.983.400, e di conseguenza ha determinato la legittima dei figli, pari alla metà dell'asse ereditario, muovendo da un valore dell'asse relitto decurtato, appunto, del valore capitale del diritto di abitazione e di uso. Viceversa, poiché in tema di successione ed. necessaria il diritto di abitazione ed uso spettante al co-niuge superstite, ex art. 540, secondo comma, cod. civ., non incide in termini quantitativi sulla determinazione dell'asse relitto che, com'è evidente, comprende anche il diritto di abitazione e di uso , la Corte territoriale - una volta valutata la capienza della disponibile -avrebbe dovuto escludere che, nel caso concreto, il valore del diritto di abitazione e di uso comprimesse la quota di legittima riservata al coniuge e quindi, a fortiori la quota riservata ai figli, appunto calcolandola al pari della quota riservata al coniuge e della disponibile ricomprendendo nel relictum il valore della casa familiare in piena proprietà. Questa conclusione non si pone in contraddizione con la pronuncia di questa Corte, a Sezioni Unite, 27 febbraio 2013, n. 4847, la quale, dopo avere affermato che anche nella successione legittima spettano al coniuge del de cuius i diritti di abitazione sulla casa adibita a residenza familiare e di uso sui mobili che la corredano, previsti dall'art. 540, secondo comma, cod. civ., ha stabilito che il valore capitale di tali diritti deve essere stralciato dall'asse ereditario per poi procedere alla divisione di quest'ultimo tra tutti i coeredi secondo le norme della successione legittima, non tenendo conto dell'attribuzione dei suddetti diritti secondo un meccanismo assimilabile al prelegato . Infatti, il dictum delle Sezioni Unite relativo allo stralcio dall'asse ereditario si riferisce, espressamente, alla sola successione legittima, e muove dalla sottolineatura che, in questa, non si pone in radice un problema di incidenza dei diritti degli altri legittimari per effetto dell'attribuzione dei diritti di abitazione e di uso al coniuge , cosicché le disposizioni previste dall'art. 540, secondo comma, cod. civ., finalizzate a contenere in limiti ristretti la compressione delle quote di riserva dei figli del de cuius in conseguenza dell'attribuzione al coniuge dei diritti suddetti , non possono evidentemente trovare applicazione in tema di successione intestata . 6. - Con l'unico motivo di ricorso incidentale violazione dell'art. 360, n. 5, cod. proc. civ. per o-messa ed insufficiente motivazione circa un punto decisivo della controversia, relativo alla valutazione della consulenza tecnica d'ufficio si lamenta che la Corte d'appello abbia rigettato la richiesta di disporre la rinnovazione della consulenza tecnica. 6.1. - Il motivo è infondato. La Corte territoriale, nell'esaminare il terzo ed il sesto motivo dell'atto di gravame, in punto di valutazione dei beni oggetto delle disposizioni testamentarie, ha disatteso le censure e, confermando la pronuncia del Tribunale, ha rilevato che le conclusioni dell'elaborato peritale del consulente tecnico, già oggetto di chiarimenti da parte dello stesso ausiliario, risultano convincenti, essendo basate su indagini approfondite e su argomenti rigorosamente logici. La Corte d'appello ha ampiamente argomentato il proprio convincimento, giudicando condivisibile il metodo di stima ponderatamente seguito dal consulente d'ufficio. Il ricorrente, nel ribadire le proprie critiche ai criteri di calcolo seguiti per giungere alla determinazione, in particolare, del valore del villino di e del locale palestra di via omissis , finisce in realtà con il sollecitare questa Corte ad effettuare una nuova valutazione di risultanze di fatto si come emerse nel corso dei precedenti gradi del procedimento, in tal modo mostrando di anelare, attraverso la richiesta di rinnovazione della consulenza tecnica, ad una surrettizia trasformazione del giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito giudizio di merito, nel quale ridiscutere gli apprezzamenti del giudice di appello in ordine alla determinazione del valore degli immobili caduti in successione non condivisi e per ciò solo censurati al fine di ottenerne la sostituzione con altri più consoni ai propri desiderata, quasi che nuove istanze di fungibilità nei criteri di calcolo potessero ancora legittimamente porsi dinanzi al giudice di legittimità. 7. - Il ricorso principale è accolto quanto al terzo ed al quarto motivo e respinto nel resto. Il ricorso incidentale è rigettato. La sentenza impugnata è cassata in relazione alle censure accolte. La causa deve essere rinviata ad altra sezione della Corte d'appello di Roma. Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione. P.Q.M. La Corte, riuniti i ricorsi, accoglie il terzo ed il quarto motivo del ricorso principale, rigetta i primi due motivi del medesimo ricorso e rigetta il ricorso incidentale cassa la sentenza impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, ad altra sezione della Corte d'appello di Roma.