Separata, senza casa e ospite di amici: scelta di risparmio, non disagio. Assegno negato

Confermata la sostanziale equivalenza delle condizioni economiche dei due coniugi. E anche l’elemento decisivo, ad avviso della donna, viene ritenuto in realtà secondario, e da collocare in un’ottica precisa la donna, con un impiego sicuro e titolare di un’azienda agricola, ha rinunciato all’abitazione per risparmiare.

Nessun tetto sopra la testa, e sistemazione’ a casa di amici. Condizione di disagio? Piuttosto libera scelta, finalizzata al risparmio. Anche per questo alla ex moglie può essere negato il diritto all’assegno Cassazione, sentenza n. 2187, Prima sezione Civile, depositata oggi . Pari e patta. Né vinti né vincitori nel giudizio di separazione fra due coniugi. Perché, nonostante le richieste dell’uomo e della donna, non vi è, innanzitutto, pronunzia sull’addebito. Eppoi perché viene anche risolta la questione economica niente assegno per la moglie , che pure aveva battuto fortemente su questo tasto. Secondo i giudici sia di primo che di secondo grado , però, non vi è clamorosa disparità tra i redditi dei due coniugi. Ma questa attestazione viene duramente contestata dalla donna, che propone ricorso in Cassazione, evidenziando le proprie difficoltà. Risparmiatrice . E, in particolare, la donna richiama il fatto che ella non abbia un alloggio proprio e ricorra all’ospitalità data da altri . Ma anche questo elemento, assolutamente acclarato, non sposta le valutazioni sulle sostanzialmente equivalenti condizioni economiche dei coniugi per i giudici questo status è assolutamente confermato, così come la negazione dell’assegno. Decisivo è il quadro della situazione economica della donna, che lavora quale banconiera’ presso un bar, con retribuzione mensile di circa 1.300 euro ed è pure titolare di azienda agricola, gestita anche con contributi regionali, utilizzati per l’acquisto di macchinari poi venduti per l’importo di 17.000 euro . Ad avviso dei giudici di Cassazione, difatti, alla luce di tali condizioni economiche, è evidente che la rinuncia all’abitazione e l’ospitalità gratuita presso terzi non è una scelta necessitata, ma, al contrario, un’opzione sicuramente vantaggiosa che alla donna permette un risparmio di spese .

Corte di Cassazione, sez. I Civile, sentenza 13 dicembre 2012 30 gennaio 2013, n. 2187 Presidente Carnevale Relatore Dogliotti Svolgimento del processo Con ricorso depositato il 10-1-2003, A.A. chiedeva pronunciarsi la separazione, con addebito alla moglie. Costituitasi, la resistente non si opponeva alla domanda di separazione e chiedeva, in via riconvenzionale l’addebito al marito. Con sentenza non definitiva in data 11-9-2006 il Tribunale di Cagliari pronunciava separazione senza addebito con sentenza definitiva in data 1-9-2008, revocava l’assegno per la moglie stabilito in sede presidenziale. Avverso tale sentenza proponeva appello la C. Si costituiva l’A., chiedendone il rigetto. La Corte d’Appello di Cagliari, con sentenza in data 6-3-2009, rigettava l’appello. Ricorre per cassazione la C. Resiste con controricorso l’A. La C. ha depositato memoria per l’udienza. Motivi della decisione Con il primo motivo la ricorrente lamenta violazione dell’art. 10 c.c., in punto assegno di mantenimento, e 116 c.p.c., sulla valutazione delle prove. Con il secondo vizio di motivazione sui redditi tra i coniugi. Con il terzo, vizio di motivazione in ordine all’azienda agricola della ricorrente stessa. Con il quarto, vizio di motivazione in ordine all’ospitalità data da altri alla C. Con il quinto, vizio di motivazione, specificatamente sui redditi dell’A. La censura, attinente alla mancata valutazione delle prove, è totalmente non autosufficiente la ricorrente si limita a parlare di elementi di prova documenti, testimonianze, presunzioni , senza specificazione alcuna al riguardo. Tale profilo, relativo al primo motivo, è viziato da inammissibilità. Va precisato che anche l’assegno di separazione deve rendere a ricostituire il tenore di vita goduto in costanza di convivenza di matrimonio. Indice di tale tenore di vita può essere il divario reddituale attuale tra i coniugi per tutte, Cass. n. 2156 del 2010 . La ricorrente, in sostanza, propone, per gran parte, profili di fatto, insuscettibili di controllo in questa sete, a fronte di una sentenza caratterizzata da una motivazione adeguata e non illogica. La sentenza impugnata, in parte richiamando le argomentazioni del primo giudice, valuta sostanzialmente equivalenti le condizioni economiche dei coniugi ed esclude il diritto della C. all’assegno. L’odierna ricorrente lavora quale banconiera presso un bar, con retribuzione mensile di circa Euro 1300,00 essa è pure titolare di azienda agricola, con un uliveto di circa due ettari, gestita anche con contributi regionali, utilizzati per l’acquisto di macchinari, poi venduti per l’importo di Euro 17000,00 tali essendo le condizioni della ricorrente, è evidente che la rinuncia all’abitazione e l’ospitalità gratuita presso terzi, non è una scelta necessitata, come essa invece afferma, ma, al contrario un’opzione sicuramente vantaggiosa che le permette un risparmio di spesa. Il marito è proprietario esclusiva dell’immobile già adibito a casa coniugale, titolare di un bar concesso in gestione a terzi per circa 1000,00 Euro al mese, gravato da un cospicuo onere di restituzione di finanziamenti contratti per tale attività, ed integra i propri introiti svolgendo attività di aiuto pizzaiolo per l’imporlo di Euro 35,00 a giornata. I motivi vanno rigettati, in quanto infondati. Va conclusivamente ricettato il ricorso. Le spese seguono la soccombenza. P.Q.M. La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali che si liquidano in Euro 2000,00 per compensi, ed Euro 200,00 per esborsi oltre accessori di legge.