Niente arresto per gli immigrati recidivi all'ordine di espulsione

Secondo gli ermellini gli extracomunitari clandestini possono essere accompagnati alla frontiera o essere trattenuti in un centro di permanenza temporanea in attesa del rimpatrio coatto, ma non possono essere rinchiusi in una cella

Gli immigrati extracomunitari clandestini - ossia privi di documenti e permesso di soggiorno - non possono essere arrestati se, ripetutamente, non ottemperano all'ordine di espulsione emesso dal questore. Al massimo possono essere accompagnati alla frontiera o, se questo è impossibile, possono essere trattenuti in un centro di permanenza temporanea in attesa del rimpatrio coatto. Lo sottolinea la Cassazione - con la sentenza 19436/06 qui leggibile nei documenti correlati della prima sezione penale, depositata il sei giugno - che ha rimesso in libertà una giovane clandestina di 22 anni arrestata a Bologna. La ragazza, Isabel M., era stata incarcerata e condannata a otto mesi di reclusione per non aver ottemperato all'ordine di espulsione. Era la terza volta che Isabel incappava nei controlli delle forze dell'ordine e aveva già riportato due condanne per questo specifico reato. Il Tribunale della libertà di Bologna, con ordinanza dello scorso 21 febbraio, aveva confermato la custodia cautelare della ragazza e aveva respinto la sua richiesta di ottenere almeno gli arresti domiciliari dal momento che non aveva fissa dimora ed era una recidiva. Per questo la clandestina si è rivolta alla Cassazione. E la Suprema Corte è andata ben oltre le aspettative di Isabel che chiedeva solo i domiciliari e non pretendeva l'annullamento della misura di custodia. Spiegano gli ermellini che la legge sull'immigrazione esprime l'intenzione del legislatore di ammettere quale unica forma di esecuzione del nuovo provvedimento di espulsione adottato nei confronti dello straniero, già condannato per non aver volontariamente ottemperato all'ordine di allontanamento impostogli dal questore, quella dell'accompagnamento alla frontiera . Qualora ciò non sia immediatamente possibile - sottolinea la Cassazione - può soltanto disporsi il trattenimento presso un centro di permanenza per i necessari accertamenti sulla identità e nazionalità del medesimo in vista dell'esecuzione coattiva del provvedimento . Così piazza Cavour ha disposto la liberazione di Isabel. Il sostituto procuratore generale della Cassazione, Mario Favalli, aveva - invece - chiesto l'annullamento con rinvio dell'ordinanza impugnata.

Cassazione - Sezione prima penale cc - sentenza 18 maggio-6 giugno 2006, n. 19436 Presidente Silvestri - Relatore De Nardo Pg Favalli - Ricorrente Manole Svolgimento del processo 1. Il Tribunale di Bologna, adito ex articolo 310 Cpp, con l'ordinanza in epigrafe confermava quella dello stesso tribunale che aveva respinto la reità di sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari presentata nell'interesse di Manole Isabel, tratta in arresto per il reato di cui all'articolo 14 comma 5ter, D.Lgs 286/98, condannata per tale reato alla pena di mesi 8 di reclusione. Osservava il Tribunale della libertà che detta imputata aveva riportato due precedenti condanne per reato specifico e, quindi, la misura richiesta appariva inadeguata a fronteggiare il pericolo di reiezione del reato, tenuto conto anche della situazione di clandestinità e della mancanza di dimora e lavoro stabili della stessa. 2. Deduceva la ricorrente violazione di legge in quanto erroneamente il Tribunale aveva ritenuto la misura domiciliare incompatibile con il reato commesso in quanto l'unica preclusione alla concessione degli arresti domiciliari è quella prevista dall'articolo 284 comma 5bis Cpp secondo cui non possono essere concessi gli arresti domiciliari a chi sia stato condannato per il reato di evasione nei cinque anni precedenti al fatto per il quale si proceda e, comunque, dovendosi considerare l'imputato agli arresti domiciliari come se fosse in stato di custodia cautelare articolo 284 comma 5 Cpp , anche con riguardo alle funzioni cautelari della misura. 3. Tanto premesso, ritiene la Corte che, pur non potendosi condividere le considerazioni svolte nell'interesse della ricorrente non di meno l'ordinanza impugnata debba essere annullata senza rinvio ed insieme ad essa anche l'ordinanza applicata della custodia cautelare. Risulta, infatti, dalla stessa ordinanza impugnata che l'imputata aveva riportato altre due condanne per reato specifico e cioè per non avere ottemperato a precedenti ordini di espulsione. Tale situazione appare regolata dall'ultima parte del comma 5ter del citato articolo 14, quanto all'ipotesi in cui lo straniero abbia già riportato una prima condanna per violazione dell'intimazione del questore, secondo cui in ogni caso si proceda all'adozione di un nuovo provvedimento di espulsione con accompagnamento alla frontiera a mezzo della forza pubblica . Detta disposizione esprime, dunque, l'intenzione del legislatore di ammettere quale unica forma di esecuzione del nuovo procedimento di espulsione adottato nei confronti dallo straniero già condannato per non avere volontariamente ottemperato all'ordine di allontanamento impostogli dal questore, quella dell'accompagnamento alla frontiera e, qualora ciò non sia immediatamente possibile, può soltanto disporsi il trattenimento presso un centro di permanenza per i necessari accertamenti sulla identità e nazionalità del medesimo in vista dell'esecuzione coattiva del provvedimento v. Cassazione, Sezione prima, 12 gennaio 2006, Pg in proc. Drar Abdellah ed altri 14 novembre 2005, Pg in proc. Barbaros, 14 novembre 2005, Pg in proc. Shumska . PQM Annulla senza rinvio l'ordinanza impugnata e l'ordinanza applicata della custodia cautelare del 17 gennaio 2006 emessa nei confronti di Manole Isabel della quale dispone la liberazione se non detenuta per altra causa.