Condono fiscale più caro del previsto

Il Palazzaccio smentisce le commissioni tributarie oltre al 10 per cento della maggiore imposta accertata bisogna pagare una ulteriore somma proporzionale allo stadio processual della controversia pendente

Il condono costa di più ai contribuenti. Infatti, dopo che l'amministrazione finanziaria ha accettato la richiesta di definizione agevolata, dovrà essere corrisposta una somma stabilita dalla legge condono e un'altra calcolata proporzionalmente allo stadio processuale della vertenza. Lo ha affermato la Corte di cassazione che, con la sentenza 24993/06 depositata lo scorso 24 novembre e qui leggibile nei documenti correlati , aderendo a una delle due tesi giurisprudenziali formatesi sul punto, ha accolto il ricorso del fisco. A chiedere il condono era stata una gioielleria che non aveva registrato i corrispettivi. Dopo l'intervento della guardia di finanza l'ufficio Iva di Siracusa aveva notificato un avviso di rettifica chiedendo la maggiore imposta. Una volta passata la domanda di condono la società aveva corrispondendo il 10 per cento della maggiore imposta accertata. L'ufficio aveva replicato che restavano comunque dovute le somme il cui pagamento è previsto in ipotesi di pendenza del giudizio. Così l'amministrazione aveva iscritto a ruolo la metà della maggiore imposta accertata. Allora la società aveva proposto ricorso alla commissione tributaria provinciale. Il giudice aveva annullato il ruolo relativamente alle somme richieste oltre l'importo del 10 per cento della maggiore imposta accertata dall'ufficio. Stessa sorte in secondo grado. Contro questa decisione l'amministrazione finanziaria ha presentato ricorso in Cassazione. I giudici di legittimità lo hanno accolto pur dando conto di un orientamento contrapposto. Ormai , hanno detto, superato . In poche parole, si legge nelle motivazioni, per la definizione della lite pendente, non era sufficiente corrispondere la somma stabilita dall'articolo l'articolo 2-quinquies della legge 656 del 1994, ma occorreva anche pagare quelle dovute sulla base dell'articolo 60 del Dpr 633 del 1972 in relazione allo stadio processuale della controversia pendente . E ancora. La lite pendente comporta, per sua definizione, che, in aggiunta alla somma stabilita dalla legge di condono, venga versata anche un'altra parte, proporzionale allo stadio processuale della vertenza . Debora Alberici

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 23 ottobre-24 novembre 2006, n. 24993 Presidente Saccucci - Relatore Genovese Pm Ciccolo - parzialmente conforme - Ricorrente Amministrazione delle finanze ed altri - Controricorrente Schiavone Gioielli Srl Svolgimento del Processo 1. L'Ufficio Iva di Siracusa notificava alla società Schiavone Gioielli Srl, a seguito di processo verbale di constatazione redatto dalla G.d.F., un avviso di rettifica della dichiarazione, resa ai fini applicativi dell'Iva, per omessa registrazione di corrispettivi. Il contribuente proponeva ricorso e chiedeva di avvalersi della previsione di cui all'articolo 2quinquies della legge 656/94, presentando istanza di definizione della controversia e corrispondendo il 10% della maggiore imposta accertata. L'Ufficio aderiva alla richiesta di estinzione della lite, ma precisando che restavano comunque dovute le somme il cui pagamento è previsto in ipotesi di pendenza del giudizio. Infatti, l'Amministrazione provvedeva ad iscrivere a ruolo, ai sensi dell'articolo 60 della legge Iva, la somma pari alla metà della maggiore imposta accertata, anche se non ancora iscritta ruolo, ai sensi dell'articolo 2quinquies, comma 6, legge 656/94. La Ctp, riuniti i due ricorsi, quello proposto contro l'accertamento e quello avverso il ruolo, dichiarava estinti entrambi i giudizi, annullando l'iscrizione a ruolo delle somme richieste oltre l'importo del 10% della maggiore imposta accertata dall'Ufficio. 2.Quest'ultimo appellava la decisione e la Ctr la respingeva. Secondo la Commissione di appello, la previsione contenuta nell'articolo 2quinquies, comma 6, legge 656/94, secondo cui restano comunque dovute le somme il cui pagamento è previsto dalla vigenti disposizioni di legge in ipotesi di pendenza del giudizio, anche se non ancora iscritte a ruolo o liquidate , andrebbe riferita ai soli versamenti compiuti dal contribuente prima della domanda di condono. 3. Avverso tale decisione il ministero delle Finanze e l'Agenzia delle Entrate hanno proposto ricorso per cassazione, affidato ad un solo motivo, avverso il quale il contribuente resiste concontroricorso e propone ricorso incidentale. Motivi della decisione 1. Con l'unico motivo di ricorso con il quale deduce violazione e falsa applicazione dell'articolo 2quinquies, comma 6, legge 656/94 i ricorrenti lamentano che la sentenza della Ctr avrebbe errato nell'interpretare la disposizione indicata, che andava riferita alla necessità di eseguire pagamenti anche delle somme ulteriori, così come richiamate dalle singole leggi d'imposta nella specie l'articolo 60 Dpr 633/72 . 2. Con l'unico motivo di ricorso incidentale il contribuente si duole della compensazione delle spese disposta dal giudice di appello. 3. I ricorsi, riguardando la stessa sentenza, vanno riuniti e congiuntamente trattati. 4. Il ricorso principale, che è tempestivo e fondato, deve essere accolto. La tempestività dell'atto notificato l'8 agosto 2003, discende dalla sospensione dei termini di impugnazione, ai sensi della legge n. 289 del 2002 si veda la decisione di questa Corte 22891/05 e, nel caso di specie, riguardante una sentenza di appello, depositata in data 17 aprile 2002, dava facoltà al ricorrente d'impugnarla fino alla data del 17 dicembre 2004 4.1. La questione di diritto sottoposta all'esame della Corte è costituita dalla interpretazione dell'articolo 2quinquies, comma 6, Dl 564/94, convertito nella legge 656/94, e secondo cui Restano comunque dovute le somme il cui pagamento è previsto dalle vigenti disposizioni di legge in ipotesi di pendenza di giudizio, anche se non ancora iscritte a ruolo o liquidate dette somme, a seguito delle definizioni, sono riscosse a titolo definitivo. La definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme eventualmente già versate dal ricorrente . La sentenza di merito e la società controricorrente fanno leva su di un precedente di questa Corte, la sentenza 13831/01, che aveva stabilito il principio a termini del quale, la chiusura delle liti fiscali pendenti ai sensi dell'articolo 2quinquies del Dl 564/94 aggiunto dalla legge di conversione 656/94 a seguito del pagamento, da parte del contribuente, di una somma correlata al valore della causa, provoca, nel concorso di condizioni ed adempimenti prestabiliti, l'estinzione del giudizio in conseguenza della cessazione della materia del contendere e, unitamente a tale effetto processuale, il venir meno di ogni ulteriore debito del contribuente ne consegue che la proposizione normativa, contenuta nel sesto comma di tale disposizione, secondo cui restano comunque dovute le somme il cui pagamento è previsto dalle vigenti disposizioni di legge in ipotesi di pendenza del giudizio, anche se non ancora iscritte a ruolo o liquidate , riguarda esclusivamente i versamenti compiuti prima del condono, che restano fermi e non danno luogo ad alcuna restituzione, ma non giustifica l'ultrattività della pretesa tributaria, non essendo predicabile la sopravvivenza di un'obbligazione verso il fisco per un titolo ormai estinto e sostituito dalla definizione per condono. 4.2. Ma tale orientamento, ascrivibile ad un remoto precedente, risulta da tempo superato, per essere stato affermato, di contro, che la previsione summenzionata va interpretata nel senso che sono comunque dovute, da parte del contribuente, tutte le somme il cui pagamento è stabilito nella fattispecie dall'articolo 60 del Dpr 633/72, in tema di IVA, ancorché il contribuente stesso non abbia proposto ricorso avverso l'avviso di accertamento in rettifica davanti agli organi del contenzioso tributario sentenza 23174/05 . Tale principio, già affermato dalla sentenza 7436/03, è stato successivamente validato dalla pronuncia n. 12789 del 2006 che, con riferimento alla chiusura delle liti fiscali pendenti, prevista dall'articolo 2quinquies del Dl 564/94, introdotto dalla legge di conversione 30 novembre 1994, n. 656, ha statuito che, solo nel caso in cui l'istanza si riferisca ad un processo verbale di constatazione per il quale non sia stato ancora notificato atto di imposizione, il contribuente è esentato dal versare anche le somme il cui pagamento, in pendenza del giudizio, è previsto, in materia di IVA, dall'articolo 60 del Dpr 633/72. 4.3. A tale orientamento deve essere data continuità, in questa sede. Infatti, l'articolo 2quinquies del Dl 564/94, conv. nella legge 656/94, contiene un sistema di chiusura delle liti fiscali pendenti successivamente ripreso dal Dl 79/1997, conv. nella legge n. 140 dello stesso anno secondo il quale quelle pendenti alla data del 31 dicembre 1994 dinanzi alle commissioni tributarie in ogni grado del giudizio e quelle che possono insorgere per atti notificati entro la medesima data, ivi compresi i processi verbali di constatazione per i quali non sia stato ancora notificato atto di imposizione, possono essere definite, a domanda del ricorrente a con il pagamento della somma di lire 150 mila, se la lite è di importo fino a lire 2 milioni b con il pagamento di una somma pari al dieci per cento del valore della lite, se questo è di importo superiore a lire 2 milioni e fino a lire 20 milioni. . In ordine a tali liti, il contribuente che non fosse stato in possesso degli elementi per determinare l'imposta relativa al maggiore imponibile accertato, di cui al comma 4, lettera b , poteva effettuare il pagamento delle somme indicate al comma 1 in via provvisoria, salvo conguaglio, sulla base della liquidazione effettuata da parte dell'ufficio competente, entro il 31 dicembre 1995. La controversia sulla liquidazione, notificata alla società contribuente dall'Amministrazione, è sostanzialmente dovuta all'applicazione del comma 6 del già citato articolo 2-quinquies. Secondo la citata disposizione, come si è detto, restano comunque dovute le somme il cui pagamento è previsto dalle vigenti disposizioni di legge in ipotesi di pendenza di giudizio, anche se non ancora iscritte a ruolo o liquidate dette somme, a seguito delle definizioni, sono riscosse a titolo definitivo. La definizione non dà comunque luogo alla restituzione delle somme eventualmente già versate dal ricorrente . Con riferimento alla imposta oggetto di controversia l'Iva , trova applicazione la regola stabilita nell'articolo 60, comma 2, della legge Iva nel testo vigente ratione temporis, prima della sua abrogazione ad opera dall'articolo 37, D.Lgs 46/1999, nel testo modificato dall'articolo 2, Dl 193/01 . Tale disposizione afferma va 2. Se il contribuente propone ricorso contro l'accertamento, il pagamento dell'imposta o della maggiore imposta deve essere eseguito per un terzo dall'ammontare accertato dall'ufficio, nel termine stabilito dal comma 1 fino alla concorrenza della metà dell'ammontare accertato dalla commissione tributaria di primo grado, entro sessanta giorni dalla notificazione, a norma del comma 1 dell'articolo 56, della liquidazione fatta dall'ufficio fino alla concorrenza di due terzi dell'ammontare accertato dalla commissione tributaria di secondo grado per l'intero ammontare che risulta ancora dovuto in base alla decisione della commissione centrale o alla sentenza della corte d'appello, . In ragione del combinato disposto fra gli articoli 2quinquies Dl 564/94, conv. nella legge 656/94, e 60, comma 2, Dpr 633/72, per la definizione della lite pendente, non era sufficiente corrispondere la somma stabilita dal comma 1 dell'articolo 2-quinquies, ma occorreva anche pagare quelle dovute in base all'articolo 60, comma 2, cit. richiamato dal comma 6 del citato articolo 2quinquies , in relazione allo stadio processuale della controversia pendente. Infatti, la lite pendente comporta, per sua definizione, che, in aggiunta alla somma stabilita dalla legge di condono, venga versata anche un'altra parte, calcolandola in via proporzionale sull'accertamento di maggior valore, in rapporto allo stadio processuale della vertenza . 4.4. In conclusione il ricorso principale è fondato e merita accoglimento. Ne consegue l'assorbimento della doglianza di cui al ricorso incidentale relative alle spese del giudizio di appello . La causa, in applicazione degli enunciati principi di diritto, deve essere rinviata per un nuovo esame e per il regolamento delle spese di questa fase, ad altra sezione della Ctr della Sicilia PQM Riunisce i ricorsi, accoglie il ricorso principale, assorbito l'incidentale, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese di questa fase, ad altra sezione della Ctr della Sicilia. 4