Accesso, diritto di copie anche se gli atti non sono indicati con il ""nome"" giusto

di Teodoro Elisino

di Teodoro Elisino Nella legge 241/90 - Nuove norme sul procedimento amministrativo - all'articolo 22, così come sostituito dall'articolo 15 della legge 15/2005, il diritto di accesso è definito come il diritto degli interessati di prendere visione e di estrarre copia di documenti amministrativi . Nello stesso articolo è definito il documento amministrativo , come ogni rappresentazione grafica, fotocimenatografica, elettromagnetica o di qualunque altra specie del contenuto di atti, anche interni o non relativi ad uno specifico procedimento, detenuti da una pubblica amministrazione e concernenti attività di pubblico interesse, indipendentemente dalla natura pubblicistica o privatistica della loro disciplina sostanziale . Ebbene, il Consiglio di Stato, con la decisione 229/06, qui leggibile nei documenti correlati, ha ritenuto che quel che rileva per poter visionare ed estrarre copia di un documento amministrativo non è l'indicazione precisa del suo nomen iuris ma è l'informazione in esso contenuto. In altre parole, non si può rigettare una richiesta di accesso agli atti semplicemente perché l'interessato non ha indicato nell'istanza quegli atti con il loro vero nome tecnico-giuridico. Il ricorso al Consiglio di stato è stato proposto dalle Poste Italiane Spa, per l'annullamento della sentenza del Tar per la Lombardia, Sezione di Brescia, 159/05, con cui è stato accolto il ricorso di una dipendente a tempo determinato avverso la nota della Società Poste Italiane Spa con cui le era stato negato copia dell'organigramma dell'Ufficio postale di Ospitaletto agenzia di base e del nominativo del personale addetto al servizio di recapito, presso lo stesso Comune, assente e con diritto alla conservazione del posto sostituito dalla ricorrente. L'interessata aveva inoltrato alla predetta società istanza di accesso ai sensi della legge 241/90. Il Tribunale bresciano, nell'accogliere il ricorso, aveva ordinato alla Società Poste italiane Spa di rilasciare alla ricorrente la documentazione richiesta. Nel ricorso al Consiglio di stato, la società deduce quanto segue. 1 l'inidoneità dell'originaria richiesta di accesso a causa dell'assenza di indicazione dell'interesse azionato 2 la carenza di interesse ad ottenere gli atti richiesti 3 Poste Italiane non è assoggettata alla normativa in tema di accesso o, quanto meno, non lo è quando agisce in regime di concorrenza. È interessante accennare alle osservazioni del collegio sull'ultimo dei motivi appena indicati, motivo che, per ragioni di ordine logico, i giudici hanno ritenuto di esaminare per primo. Per la Sezione il motivo è da ritenersi infondato in quanto l'attività amministrativa, cui gli articolo 22 e 23 legge 241/90 correlano il diritto d'accesso, ricomprende non solo quella di diritto amministrativo, ma anche quella di diritto privato posta in essere dai soggetti gestori di pubblici servizi che, pur non costituendo direttamente gestione del servizio stesso, sia collegata a quest'ultima da un nesso di strumentalità derivante anche, sul versante soggettivo, dalla intensa conformazione pubblicistica. In alcune precedenti decisioni della stessa sezione, richiamate, in parte, nella sentenza in esame, era stato ritenuto che i dipendenti di Poste Italiane Spa, anche cessati dal rapporto, avessero diritto ad accedere ad alcuni atti relativi all'organizzazione interna della società, a nulla rilevando che l'attività di Poste si svolga in parte in regime di concorrenza. In tali casi - è detto in motivazione - l'attività di Poste Italiane, relativa alla gestione del rapporto di lavoro con i propri dipendenti, è stata ritenuta strumentale al servizio gestito da Poste ed incidente potenzialmente sulla qualità di un servizio, il cui rilievo pubblicistico va valutato tenendo conto non solo della dimensione oggettiva, ma anche di quella propriamente soggettiva di Poste Italiane. Sullo specifico punto - concludono i giudici - deve, di conseguenza, ritenersi che Poste Italiane è soggetta alla disciplina in tema di accesso nei limiti già precisati con i citati precedenti della Sezione, e che lo è nel caso di specie, in cui, appunto, l'accesso è stato richiesto in relazione alla predetta attività di organizzazione delle forze lavorative e quindi del servizio postale. In merito alla carenza di interesse ad ottenere gli atti richiesti 2 motivo del ricorso , il collegio ha osservato che il diritto di accesso invocato dalla ricorrente è rivolto all'acquisizione di informazioni da far valere in una eventuale causa di lavoro. Per i giudici, ciò costituisce elemento sufficiente ai fini dell'accoglimento dell'istanza, senza che possa assumere rilievo il fatto che l'acquisizione degli atti potrebbe avvenire nell'ambito del processo del lavoro e senza che sia richiesto alcun apprezzamento in ordine alla fondatezza o ammissibilità della domanda o della censura che sia stata proposta o si intenda proporre, la cui valutazione spetta solo al giudice del lavoro, nel caso di specie chiamato a decidere. Con riguardo agli atti richiesti, il collegio ritiene di dover precisare che ciò che rileva ai fini dell'accoglimento di una istanza di accesso non è il nomen iuris di un determinato atto o documento dell'amministrazione, ma è l'informazione in esso contenuta e, nel caso di specie, relativa al personale addetto ad un determinato ufficio e in un delimitato arco temporale, indipendentemente dal fatto che l'atto venga denominato organigramma, pianta organica, dotazione organica, piano di assegnazione del personale o indicato con altri termini equipollenti. Queste ultime osservazioni potrebbero essere considerate motivo in più per chi, nei pubblici uffici, è addetto alla valutazione delle domande di accesso ai documenti amministrativi, per non rigettare le istanze stesse, ritenendo non specificatamente e giuridicamente indicato nella richiesta il documento o l'atto di cui si chiede l'accesso.

Consiglio di Stato - Sezione sesta - decisione 18 ottobre 2005-26 gennaio 2006, n. 229 Presidente Schinaia - Estensore Chieppa Ricorrente Poste Italiane Spa Fatto e diritto 1. Con nota del 6 novembre 2004, Agrusa Maria, in qualità di dipendente a tempo determinato della Società Poste Italiane Spa inoltrava al predetto Ente istanza di accesso ai sensi della legge 241/90, al fine di ottenere copia dell'organigramma dell'ufficio postale agenzia di base di Ospitaletto e del nominativo del personale addetto al servizio di recapito presso lo stesso comune assente e con diritto alla conservazione del posto sostituito dalla ricorrente. Con nota del 5 gennaio 2005 Poste Italiane non accoglieva l'istanza, comunicando che ogni informazione correlata alla tutela dei diritti della richiedente era contenuta nei contratti di lavori stipulati con la società appellante. Con l'impugnata sentenza il Tar ha accolto il ricorso, proposto avverso tale nota ed ha ordinato alla Società Poste italiane Spa di rilasciare alla ricorrente la documentazione richiesta. Poste Italiane ha impugnato tale decisione, deducendo 1 l'inidoneità dell'originaria richiesta di accesso a causa dell'assenza di indicazione dell'interesse azionato 2 la carenza di interesse ad ottenere gli atti richiesti 3 Poste Italiane non è assoggettata alla normativa in tema di accesso o, quanto meno, non lo è quando agisce in regime di concorrenza. Con ordinanza del 12 luglio 2005 questa Sezione ha respinto la domanda di sospensione dell'impugnata sentenza. All'odierna camera di consiglio la causa è stata trattenuta in decisione. 2. In ordine logico deve essere esaminato prima il motivo con cui Poste Italiane sostiene di non essere assoggettata alla normativa in tema di accesso o, quanto meno, di non esserlo quando agisce in regime di concorrenza. Il motivo è infondato. La Sezione ritiene di non doversi discostare dal già espresso orientamento, secondo cui l'attività amministrativa, cui gli articolo 22 e 23 legge 241/90 correlano il diritto d'accesso, ricomprende non solo quella di diritto amministrativo, ma anche quella di diritto privato posta in essere dai soggetti gestori di pubblici servizi che, pur non costituendo direttamente gestione del servizio stesso, sia collegata a quest'ultima da un nesso di strumentalità derivante anche, sul versante soggettivo, dalla intensa conformazione pubblicistica CdS, Sezione sesta, 4152/02 2855/02 67/2002 654/01 . Con alcune delle citate decisioni, la Sezione ha ritenuto che i dipendenti di Poste Italiane s.p.a., anche cessati dal rapporto, avessero diritto ad accedere ad alcuni atti relativi all'organizzazione interna della società, quali gli atti di un procedimento privatistico per la selezione dei dirigenti o i fogli firma delle presenze giornaliere, a nulla rilevando che l'attività di Poste si svolga in parte in regime di concorrenza. In tali casi l'attività di Poste Italiane, relativa alla gestione del rapporto di lavoro con i propri dipendenti, è stata ritenuta strumentale al servizio gestito da Poste ed incidente potenzialmente sulla qualità di un servizio, il cui rilievo pubblicistico va valutato tenendo conto non solo della dimensione oggettiva, ma anche di quella propriamente soggettiva di Poste Italiane. Deve, di conseguenza, ritenersi che Poste Italiane è soggetta alla disciplina in tema di accesso nei limiti già precisati con i citati precedenti della Sezione e che lo è nel caso di specie, in cui appunto l'accesso è stato richiesto in relazione alla predetta attività di organizzazione delle forze lavorative e quindi del servizio postale. 3. È infondato il motivo di appello con cui Poste Italiane deduce l'inidoneità dell'originaria richiesta di accesso a causa dell'assenza di indicazione dell'interesse azionato. Infatti, la semplice qualità dell'istante di dipendente a tempo determinato della Società Poste Italiane Spa nel periodo dal 7 gennaio 2004 al 31 marzo 2004, faceva chiaramente desumere come la richiesta di accesso fosse giustificata dallo scopo di ottenere elementi utili organigramma dell'ufficio postale e nominativi del personale addetto al servizio di recapito assente e con diritto alla conservazione del posto sostituito dalla ricorrente al fine di una eventuale controversia di lavoro. Peraltro, Poste Italiane si è limitata a non accogliere l'istanza, senza in alcun modo contestare, o chiedere chiarimenti, circa le ragioni sottese alla richiesta di accesso. 4. Con ulteriore censura Poste Italiane deduce la carenza di interesse ad ottenere gli atti richiesti. Anche tale motivo è infondato. Come già detto, il diritto di accesso invocato dalla ricorrente è rivolto all'acquisizione di informazioni da far valere in una eventuale causa di lavoro. Ciò costituisce elemento sufficiente ai fini dell'accoglimento dell'istanza, senza che possa assumere rilievo il fatto che l'acquisizione degli atti potrebbe avvenire nell'ambito del processo del lavoro e senza che sia richiesto alcun apprezzamento in ordine alla fondatezza o ammissibilità della domanda o della censura che sia stata proposta o si intenda proporre, la cui valutazione spetta solo al giudice del lavoro, nel caso di specie chiamato a decidere. 5. Con riguardo agli atti richiesti, deve infine essere precisato che ciò che rileva ai fini dell'accoglimento di una istanza di accesso non è il nomen iuris di un determinato atto o documento dell'amministrazione, ma è l'informazione in esso contenuta e, nel caso di specie, relativa al personale addetto ad un determinato ufficio e in un delimitato arco temporale, indipendentemente dal fatto che l'atto venga denominato organigramma, pianta organica, dotazione organica, piano di assegnazione del personale o indicato con altri termini equipollenti. E' chiaro che ciò non significa che Poste Italiane debba creare nuovi atti per dare risposta alla richiesta di accesso, ma comporta solo, che, al di là del termine con cui vengono indicati gli atti, venga consentito l'accesso a tutti gli atti preesistenti contenenti le informazioni indicate. 6. In conclusione, l'appello deve essere respinto. Nulla per le spese in assenza di costituzione della parte appellata. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale, Sezione sesta, respinge il ricorso in appello indicato in epigrafe. Nulla per le spese. Ordina che la presente decisione sia eseguita dall'Autorità amministrativa. ?? ?? ?? ?? 3 N.R.G. 4885/2005 FF