Intercettazioni illegali, all'orizzonte la decadenza del decreto

Oggi la commissione Giustizia decide sulla sorte del Dl per il quale si è capito che mancavano i presupposti di necessità e urgenza

Un provvedimento inutile, da far decadere, una decretazione d'urgenza per la quale sono decaduti i presupposti di necessità e urgenza. Oggi la commissione Giustizia della Camera dei deputati deciderà sulla sorte del decreto legge sulle intercettazioni illegali, ma la sopravvivenza del provvedimento è attaccata ad un filo e i presupposti per staccare la spina ci sono tutti. Quale l'applicazione del provvedimento, dalla sua entrata in vigore alla fine di settembre? A quanto pare nessuna, come del resto era stato già detto lo scorso 18 ottobre quando, in contemporanea con l'approvazione da parte di Palazzo Madama del testo, il ministro della Giustizia Clemente Mastella alla Camera rispondeva ad una interrogazione parlamentare presentata da Erminia Mazzoni Udc per dire che dalla Procura di Milano non risultavano ancora acquisite conversazioni telefoniche illegalmente raccolte vedi tra gli arretrati del 19 ottobre 2006 . Il concetto è stato ribadito ieri dal sottosegretario alla Giustizia, Luigi Li Gotti di fronte ai componenti della commissione Giustizia di Montecitorio. Sul caso Telecom - ha detto - non c'è materiale relativo ad intercettazioni da distruggere perché non ci sono intercettazioni illegali, su questa vicenda ci sono solo dei tabulati e basta ma senza il contenuto delle telefonate. La conferma, ha spiegato, è arrivata dalla Procura di Milano che ha specificato come non esistano dossier o intercettazioni illegali per la vicenda Telecom. In pratica si è arrivati al decreto quasi per caso Sui giornali - ha detto Li Gotti - vennero riportati nomi di quelli che comparivano sui tabulati, tutto qui. Poi si decise di fare il decreto, con tutte le forze politiche concordi perché si temeva che ci fossero anche i contenuti delle intercettazioni. Ma la Procura ci ha detto che questi ultimi non ci sono. Esiste però un vuoto normativo che il decreto colma, si è affrettato a dire il sottosegretario per la parte riguardante la formazione e la diffusione dei dossier. Materia che allora potrebbe convogliare nel disegno di legge sulle intercettazioni già all'esame della commissione, anche se per il sottosegretario si tratti di due argomenti diversi. Il disegno di legge governativo Ddl 1638/C infatti, tratta la materia della divulgazione e dell'acquisizione illegale di intercettazioni, nel decreto Ddl 1838/C di conversione del decreto 259/06 invece si parla di dossier e di detenzione illegale di tale materiale due contesti diversi che secondo il sottosegretario andrebbero trattati separatamente. Le possibilità che il decreto venga convertito entro il 21 novembre però sono molto deboli, anche a giudicare dalle dichiarazioni degli esponenti sia di Centrodestra che di Centrosinistra in commissione. C'è infatti chi vorrebbe convertirlo ma modificare la stesura votata al Senato a larga maggioranza esclusa la Lega , come Paola Balducci dei Verdi, ma in questo caso i tempi sarebbero strettissimi perché il testo non riuscirebbe ad arrivare in Aula prima del 15 novembre data entro la quale la Camera dovrebbe aver licenziato la Finanziaria per poi ritornare al Senato per l'approvazione definitiva entro il 21 novembre. Per il relatore al provvedimento, Paolo Gambescia il provvedimento potrebbe benissimo decadere, per Enrico Buemi Sdi , tutti sanno benissimo che il decreto non serve a niente, mentre quello che serve è l'istituzione di una commissione d'inchiesta sul fenomeno delle intercettazioni. Acerrimo nemico del provvedimento è, ed è sempre stato, Gaetano Pecorella, capogruppo di Forza Italia in commissione Giustizia Sono settimane che cerco di far capire che non sono mai esistiti per questo provvedimento i requisiti di necessità ed urgenza, visto che lo stesso guardasigilli in una sua audizione alla camera rivelò la conferma da parte della Procura di Milano. Credo che tutto sia stato fatto ad arte solo per distrarre l'opinione pubblica da altre vicende, magari anche queste riguardanti la Telecom . Solo Gino Capotosti, capogruppo Udeur in commissione auspica una rapida approvazione del decreto, una conversione necessaria per garantire ai cittadini la sicurezza che la loro privacy non sarà mai più violata con la semplicità cui finora abbiamo assistito . Con questi presupposti oggi si andrà al voto. p.a.