La persona offesa può impugnare anche se non è parte civile

L'ordinanza dibattimentale di esclusione, di per sè, non è ricorribile ma la vittima del reato non può incontrare limitazioni agli effetti penali

Diffamazione, la persona offesa esclusa dal processo penale come parte civile può sempre impugnare la sentenza di assoluzione. È quanto emerge dalla sentenza 41743/05 della quinta sezione penale della Cassazione, depositata il 22 novembre del 2005 e qui integralmente leggibile tra gli allegati. In particolare, in una fattispecie nella quale il giudice di pace aveva escluso la parte civile per poi pronunciare sentenza di assoluzione dell'imputato dai reati di diffamazione nonché di deturpamento e imbrattamento di cose altrui art. 639 Cp , la Suprema corte - adita avverso la sentenza del Tribunale che aveva dichiarato inammissibile l'appello proposto dalla persona offesa - ha ribadito l'orientamento giurisprudenziale che afferma l'inoppugnabilità dell'ordinanza dibattimentale di esclusione della parte civile. Ha poi ricordato che tale opzione normativa, già ritenuta conforme al dettato costituzionale dal giudice delle leggi, è stata giudicata costituzionalmente compatibile anche dalla Cassazione, successivamente all'entrata in vigore del nuovo codice di rito. Le ragioni? La particolare disciplina - dice la Corte - trova la sua ratio nell'esigenza di non ostacolare il cammino della giustizia penale con le azioni civili inserite nel procedimento penale e che comunque la parte non perde il diritto di vedere riconosciute le proprie pretese nella sede competente diversa, non ostandovi l'articolo 652 Cpp né, per la tutela dei propri diritti, secondo la giurisprudenza costituzionale, essa può sempre ed in ogni caso vantare una pretesa alla pienezza dei modi di tutela degli stessi . Tuttavia - e questo è il principio inedito che si rinviene nel verdetto in esame - la persona offesa esclusa dal processo penale come parte civile non incontra la predetta limitazione in relazione alla sentenza penale che abbia statuito in materia di diffamazione. Infatti, posto che avverso tale pronuncia essa può proporre impugnazione anche agli effetti penali e che la legittimazione al gravame deriva proprio dalla sua costituzione come parte civile, l'accertamento della legittimità dell'ordinanza di esclusione si traduce nel vaglio su una questione preliminare alla valutazione del merito della statuizione penale, non ricorrendo qui le ostative esigenze di speditezza che giustificano il carattere definitivo delle decisioni sulla presenza della parte civile nel processo penale .

Cassazione - Sezione quinta penale - sentenza 27 maggio-22 novembre 2005, n. 41743 Presidente Lattanzi - Relatore Di Popolo Ricorrente Lembo Fatto e diritto Il Tribunale di Salerno, adito con l'appello proposto da Ignazio Lembo in qualità di persona offesa avverso la sentenza del GdP di Salerno del 22 maggio 2003 nel procedimento penale a carico di Carlo Di Giovanni, ha dichiarato l'inammissibilità dell'impugnazione, considerando che - il Lembo ha denunziato l'illegittimità della esclusione della sua costituzione di parte civile, come disposta all'udienza del 16 dicembre 2002 - il correlativo provvedimento resta, tuttavia, irrevocabile, secondo il richiamato orientamento giurisprudenziale, non essendo il alcun modo prevista l'impugnazione autonoma o congiunta con la sentenza delle ordinanze concernenti l'esclusione della parte civile - la questione di incostituzionalità della disciplina di cui agli articoli 576, 577 e 591 Cpp per la normata previsione del diritto di impugnazione in favore della persona offesa, la cui costituzione di parte civile sia stata esclusa nel giudizio penale ha trovato già sanzione di dichiarata manifesta infondatezza nell'ordinanza della Corte costituzionale 166/75, tanto più rilevando che ogni diritto correlativo conserva pienezza di tutela nella sede civile competente. Il ricorrente premette che il fatto denunziato a carico del Di Giovanni attiene a reati previsti negli articoli 595 e 639 Cp, integrati da scritte offensive e diffamatorie apposte nelle vicinanze della targa di ingresso del suo studio professionale di avvocato in Salerno, per le quali fu il primo giudice ha dichiarato l'assoluzione per insussistenza del fatto di diffamazione ed il proscioglimento dell'imputato per difetto di querela per il reato di cui all'articolo 639 Cp . Ed aggiunge che, con l'atto di appello, aveva contestato l'illegittimità della dichiarata inammissibilità della costituzione di parte civile, richiedendo nel merito la condanna dell'imputato nei termini di legge e la preventiva rinnovazione dell'istruzione dibattimentale. Adduce poi articolati motivi di 1. violazione degli articoli 576, 577, 586 e 591 Cpp e connesse carenze motivazionali del provvedimento impugnato, non essendosi considerato che la lettura costituzionalmente orientata della normativa in materia porta a riconoscere il diritto di impugnazione anche a soggetti qualificati che, costituitisi parte civile, si siano visti dichiarare inammissibile tale loro costituzione, tanto più in conseguenza di provvedimento che, come quello assunto dal primo giudice con l'ordinanza del 16 dicembre 2002, denoti palese illegittimità né rilevasi in contrario, secondo l'assunto difensivo, le valutazioni della richiamata ordinanza della Corte costituzionale 166/75, propriamente attinenti al regime processuale previdente e non più attuale dopo che la previsione dell'articolo 652 Cpp ha esteso gli effetti del giudicato assolutorio dell'imputato anche nei confronti delle persone danneggiate che abbiano avuto anche nei confronti delle persone danneggiate che abbaino avuto anche la mera possibilità di costituirsi parte civile per modo che risalta evidente il contrasto della lettura normativa accreditata dalla Corte di appello con gli articoli 24, 2 e 111 della Costituzione, in relazione al quale la questione di incostituzionalità conseguente non denota ora manifesta infondatezza 2. violazione dell'articolo 597 Cpp e connessa mancanza di motivazione, non essendo state esaminate dalla Corte di appello le proposte questioni di violazione degli articoli 76, 100 e 122 Cpp, ravvisabile nell'ordinanza del primo giudice, che erroneamente aveva ipotizzato la necessità della procura speciale prevista dall'articolo 122 Cpp nella concreta fattispecie di costituzione personale e di contestuale rilascio del mandato difensivo 3. violazione degli articoli 78 lettera c , 100 e 122 Cpp e connessa mancanza di motivazione, essendosi affermato appunto dal primo giudice, a fondamento della dichiarazione di inammissibilità della costituzione di parte civile, che manca l'indicazione della procura, nonché il conferimento della stessa cos'ì come richiesto dall'articolo 78 lettera c Cpp in relazione all'articolo 100 e 122 Cpp a pena di inammissibilità ed essendo rimasto pretermesso l'esame della conseguente impugnazione di insussistenza dell'obbligo di procura per la persona offesa che, come il ricorrente, aveva agito in giudizio personalmente con rilascio di procura ad litem formalmente valida per l'assistenza tecnica del difensore nominato 4. violazione dell'articolo 597 Cpp e connessa mancanza di motivazione in ordine ai motivi di appello sollevati nel merito. Va premesso che, per quanto attiene alla dichiarazione di inammissibilità dell'appello proposto per il pronunciato proscioglimento del Di Giovanni dal reato di cui all'articolo 639 Cp, l'impugnazione del Lembo persona offesa della quale non è stata ammessa la costituzione di parte civile risulta destituita di fondamento. Al riguardo, infatti, l'ordinanza del Tribunale ha prestato ineccepibile adesione al principio giurisprudenziale consolidato in Cassazione, Su, 19 maggio 1999, Pediconi, che, a fondamento della ribadita inoppugnabilità dell'ordinanza dibattimentale di esclusione della parte civile, ha considerato che il soggetto danneggiato, una volta estromesso dal processo, perde la qualità di parte e non è più legittimato ad impugnare l'eventuale sentenza assolutoria dell'imputato, che non contiene alcuna statuizione decisoria che lo riguardi in connessione con il provvedimento dibattimentale di esclusione che chiude definitivamente il rapporto processuale civile davanti al giudice penale esaurendone gli effetti . Rileva, peraltro, che la questione di legittimità costituzionale sollevata in relazione ai principi normativi applicati, già disattesa dalla Corte costituzionale per manifesta infondatezza, per tale è stata confermata, nell'ordinanza della Sezione quarta di questa Corte del 18 marzo 1996 nel procedimento contro Rolla Valentino ed altri, essendosi considerato che la ratio della disciplina di inoppugnabilità si ricollega alla esigenza di non ostacolare il cammino della giustizia penale con le azioni civili tanto più aggiungendosi che gli interessati non perdono diritto di vedere riconosciute le loro pretese in sede competente diversa [nella] pienezza dei nodi di tutela [civile] degli stessi diritti . A diversa valutazione deve però pervenirsi rispetto alla stessa questione proposta in relazione alla pronuncia assolutoria del Di Giovanni dal contestato reato di diffamazione, per il quale la previsione dell'articolo 57 Cpp consente alla persona offesa costituita parte civile di proporre impugnazione anche agli effetti penali. In relazione a tali diversi effetti viene, perciò, in rilievo che, nell'ambito del rapporto processuale davanti al giudice penale, deve riconoscersi l'ammissibilità dell'impugnazione proposta con contestazione di illegittimità dei provvedimenti di esclusione della costituzione di parte civile della persona, che hanno precluso le iniziative propriamente attinenti agli effetti penali e rientranti così nelle prerogative peculiari della correlativa legittimazione processuale. E, pertanto, l'impugnazione in tali limiti proposta dalla persona offesa resta ammissibile, in quanto preordinata a verifica della legittimità della esclusione della relativa costituzione di parte civile, in relazione appunto agli effetti penali della eventuale sentenza di condanna dell'imputato. Conseguentemente l'ordinanza impugnata deve essere annullata nei termini anticipati. E ciò esime dalla valutazione degli ulteriori motivi di ritorno, la cui disamina spetta, in sede di rinvio, al Tribunale di Salerno, al quale gli atti vanno trasmessi per il nuovo esame conforme al principio innanzi enunciato. Per il resto va pronunziato il rigetto del ricorso, non apprezzandosi validi motivi per discostarsi dai principi giurisprudenziali che hanno evidenziato l'inoppugnabilità, in via generale, dei provvedimenti di esclusione della costituzione della parte civile. PQM La Corte di cassazione annulla l'ordinanza impugnata limitatamente alla dichiarazione di inammissibilità dell'impugnazione avverso l'assoluzione per il reato di diffamazione e rinvia al Tribunale di Salerno per nuove esame. Rigetta nel resto il ricorso.