Nessuna incompatibilità tra presidente del collegio sindacale e capo dei revisori contabili

Essere componente dell'organo societario di un'azienda non vuol dire avere un rapporto continuativo di prestazione d'opera e non compromette la terzietà necessaria per l'incarico nel collegio provinciale

La carica di presidente del collegio sindacale di un'azienda di trasporti non è incompatibile con quella di capo del collegio dei revisori contabili. A stabilirlo è stata la quinta sezione del Consiglio di Stato con la decisione 6407/05 depositata lo scorso 16 novembre e qui leggibile nei documenti correlati . Palazzo Spada ha respinto il ricorso di un revisore contabile che aspirava al posto di presidente del collegio provinciale di Verona contro la nomina di un'altra collega che riteneva incompatibile con quella di presidente del collegio sindacale dell'Azienda di trasporti della stessa città. Piazza Capo di Ferro, nel confermare la sentenza del Tar Veneto, ha ritenuto che la nomina a membro del collegio sindacale di una società di capitali non rappresenta un rapporto continuativo di prestazione d'opera retribuita. Del resto, i membri del collegio sindacale assumono obblighi e responsabilità sia nell'interesse della società, sia nel concorrente interesse dei terzi creditori e, più in generale, nell'interesse pubblico al controllo sulla corretta gestione della società. Per cui, proprio la posizione di terzietà e di indipendenza prova che il loro rapporto non rientra in un contratto di prestazione d'opera. Pertanto, non vi esiste nessuna incompatibilità. cri.cap

Consiglio di Stato - Sezione quinta - decisione 27 maggio-16 novembre 2005, n. 6407 Presidente Elefante - Estensore Cerreto Ricorrente De Crescenzo Fatto Con l'appello in epigrafe, il sig. De Crescenzo ha riferito che il Consiglio Provinciale di Verona, con deliberazione n. 58 dd. 10 settembre 2003, aveva provveduto ad eleggere, ai sensi dell'articolo 234 Tu 327/00, i tre revisori e che per la categoria degli iscritti nel registro dei revisori contabili, con funzione di presidente, conseguivano Franceschini voti 14 e De Crescenzo voti 5 che il Franceschini era Presidente del collegio sindacale della società provinciale Azienda trasporti di Verona ed all'indomani dell'elezione rassegnava le dimissioni da tale incarico per restare Presidente del collegio provinciale dei revisori che, ritenendo ineleggibile il Franceschini per incompatibilità tra le due funzioni, impugnava detta deliberazione davanti al Tar Veneto, che con la sentenza in epigrafe respingeva il ricorso. Ha quindi dedotto quanto segue -ai sensi dell'articolo 236 del Tu 267/00 e dell'articolo 2399 Cc, non possono essere eletti e, se eletti, decadono dall'ufficio coloro che sono legati alla società da un rapporto di lavoro o da un rapporto continuativo di consulenza o prestazione d'opera retribuita , ipotesi che ricorreva nella specie -in via subordinata, questione di costituzionalità dell'articolo 234 del Tu 267/00, nella parte in cui assegna l'elezione del collegio dei revisori al consiglio comunale o provinciale, per violazione dell'articolo 97 Costituzione, atteso che in tal modo l'organo controllato si eleggeva il proprio controllore. Ha rilevato in particolare che il Tar avrebbe dovuto applicare le disposizioni del diritto societario nella loro organica sistematicità e non correggerle con i principi propri dell'esercizio della funzione pubblica. Si sono costituiti in giudizio la provincia di Verona ed il controinteressato, chiedendo il rigetto dell'appello. In particolare l'Amministrazione ha rilevato l'inammissibilità dell'eccezione di costituzionalità in quanto proposta dal ricorrente in primo grado solo con memoria ed inoltre in caso di accoglimento comporterebbe il travolgimento della nomina anche degli altri due revisori, senza la notifica del ricorso. Ha poi precisato che oggetto della controversia era la nomina del collegio dei revisori della Provincia di Verona e non la nomina del collegio sindacale di una società per azioni e comunque la disposizione di cui l'appellante lamentava la violazione corrispondeva all'articolo 2399 Cc nel testo in vigore dall'1 gennaio 2004, mentre nella specie la deliberazione impugnata era del 10 settembre 2003 che l'articolo 236 Tu 267/00 non configurava alcuna ipotesi di ineleggibilità bensì solo di incompatibilità per cui non poteva essere dichiarata alcuna decadenza a carico del dott. Franceschini, il quale il giorno successivo all'elezione si era dimesso dall'incarico di sindaco della società Aptv che comunque l'incarico di sindaco non poteva essere considerato rapporto continuativo di prestazione d'opera retribuita. Il controinteressato ha svolto dei rilievi analoghi a quelli della Provincia. Tutte le parti hanno presentato memoria conclusiva. Alla pubblica udienza del 27 maggio 2005, il ricorso è stato trattenuto in decisione. Diritto 1. Con sentenza Tar Veneto, Sezione seconda, 358/04, è stato respinto il ricorso proposto da De Crescenzo Maurizio avverso la deliberazione del Consiglio provinciale di Verona n. 58 del 10 settembre 2003, avente ad oggetto la nomina dei componenti dell'organo di revisione economico-finanziaria della Provincia, nella parte in cui elegge a presidente del collegio dei revisori il dott. Franco Franceschini. Avverso detta sentenza ha proposto appello il De Crescenzo, mentre la Provincia ed il Franceschini resistono all'impugnativa. 2. L'appello è infondato. 2.1. Priva di pregio è la doglianza fondamentale dell'appellante secondo cui il Franceschini, essendo Presidente del collegio sindacale della società provinciale Azienda trasporti di Verona, era ineleggibile a componente dell'organo di revisione per incompatibilità tra le due funzioni ai sensi dell'articolo 236 del Tu 267/00 e dell'articolo 2399 Cc e che le dimissioni rassegnate dal medesimo l'11 settembre 2003 da presidente dell'organo sindacale dell'Azienda dovevano considerarsi irrilevanti in quanto intervenute dopo l'elezione . 2.2. Il Tar ha ritenuto infondata la censura sul presupposto che la nomina a membro del collegio sindacale di una società di capitali non potrebbe essere riguardata come evento costitutivo di un rapporto continuativo di prestazione d'opera retribuita, con l'insussistenza di una causa ostativa all'elezione del Franceschini a presidente dell'organo dei revisori, ai sensi dell'articolo 2399 Cc nella parte che interessa. 2.2. Tale conclusione del Tar deve essere confermata. Va innanzitutto precisato che, contrariamente a quanto presupposto dall'appellante, la disposizione da prendere in considerazione non è l'articolo 2399 Cc nella sua attuale formulazione per effetto dell'articolo 1 D.Lgs 6/2003 entrato in vigore l'1 gennaio 2004 ma quella vigente alla data della delibera impugnata risalente al settembre 2003 e cioè il previgente articolo 2399 Cc come sostituito dall'articolo 23 D.Lgs 88/1992. Nella specie, il Franceschini non era legato all'epoca dell'elezione da un rapporto continuativo di prestazione d'opera retribuita con l'Azienda provinciale di trasporti e perciò era insussistente una causa ostativa all'elezione del Franceschini a Presidente dell'organo di revisione economico-finanziaria della Provincia di Verona. Invero, nel contratto di prestazione d'opera, disciplinato dall'articolo 2222 e ss. Cc, l'obbligo della prestazione è assunto nei confronti e nell'interesse esclusivo del committente viceversa, i membri del collegio sindacale assumono, ai sensi e per gli effetti dell'articolo 2397 e ss. Cc, obblighi e responsabilità sia nell'interesse della società, sia nel concorrente interesse dei terzi creditori e, più in generale, nell'interesse pubblico al controllo sulla corretta gestione della società medesima cfr., in particolare, sotto quest'ultimo profilo, l'articolo 2403 Cc . È evidente, quindi, che proprio la posizione di terzietà e di indipendenza assunta per fini di pubblico interesse dai componenti del collegio sindacale comporta che il loro rapporto non è sussumibile nel contratto di prestazione d'opera. Un ulteriore elemento di distinzione si rinviene nella disciplina della retribuzione dei membri del collegio sindacale l'articolo 2402 Cc dispone, infatti, che gli emolumenti dei sindaci, ancorchè corrisposti - per l'appunto - in forma di retribuzione annuale , sono fissati nell'atto costitutivo della società, ovvero determinati dall'assemblea dei soci all'atto della nomina e per l'intera durata del loro ufficio,. Tali atti di natura unilaterale posti in essere dalla società sottraggono, pertanto, l'entità del compenso all'accordo tra le parti che, viceversa, ai sensi dell'articolo 2225 Cc interviene nel contratto di prestazione d'opera. Né va sottaciuto che, ai sensi dell'articolo 2400 Cc, la revoca del membro del collegio sindacale può avvenire soltanto per giusta causa e previa approvazione da parte dell'autorità giudiziaria, mentre ai sensi dell'articolo 2227 Cc il committente - come è ben noto - può liberamente recedere dal contratto d'opera, salvo il dovuto. Va anche rilevato, infine che non possono condividersi gli assunti dell'appellante incentrati, in buona sostanza, a ribadire che la mera presenza di una retribuzione annua fissata dall'assemblea dei soci quale corrispettivo del sindaco comunque introdurrebbe un'ipotesi sostanzialmente riconducibile alla prestazione d'opera. Va ribadito che l'incompatibilità presupposta - per quanto qui segnatamente interessa - dall'articolo 2399 Cc per certo non si estende a qualsivoglia ipotesi di percezione di somme di danaro da parte della società, ma soltanto al caso , puntualmente circoscrivibile e - per tutto quanto detto innanzi - nel caso di specie non ricorrente, del rapporto continuativo di prestazione d'opera retribuita . D'altra parte, trattandosi di una disposizione limitativa essa non può essere estesa oltre i casi previsti. 2.3. La questione di costituzionalità dell'articolo 234 del Tu 267/00 è formulata dall'appellante con riferimento sia ad una violazione del principio di imparzialità della funzione amministrativa nel rapporto che nella specie si determina tra soggetto controllore e soggetto controllato, sia ad una lesione delle prerogative di controllo attribuite dal sistema alle minoranze consiliari. Essa è manifestamente infondata, per cui si può prescindere dall'inammissibilità sollevata dalle parti resistenti. Come fatto presente dal Tar, il ricorrente ora appellante muove da una concezione dell'organo di revisione economico-finanziaria che erroneamente omologa tout court quest'ultimo agli organi di controllo soppressi per effetto dell'articolo 9 della legge costituzionale 3/2001, ovvero alle commissioni consiliari aventi funzioni di controllo o di garanzia . L'organo di revisione economico-finanziaria, infatti, non si limita istituzionalmente alla vigilanza sulla regolarità contabile, finanziaria ed economica della gestione relativamente all'acquisizione delle entrate, all'effettuazione delle spese, all'attività contrattuale, all'amministrazione dei beni, alla completezza della documentazione, agli adempimenti fiscali ed alla tenuta della contabilità lettera c dell'articolo 239 del Tu 267/00 , ovvero a presentare - se del caso - referto all'organo consiliare su gravi irregolarità di gestione, con contestuale denuncia ai competenti organi giurisdizionali cfr. ivi, lett. e e a provvedere alle verifiche di cassa di cui all'articolo 223 del medesimo Tu cfr. ibidem, lett. f , ma presta pure attività di collaborazione con l'organo consiliare secondo le disposizioni dello statuto e del regolamento cfr. ibidem, lett. a e fornisce pareri sulla proposta di bilancio di previsione e dei documenti allegati e sulle variazioni di bilancio cfr. ibidem, lett. b . L'organo in esame risulta, pertanto, contribuire in misura non marginale, mediante importanti contributi consultivi, all'attività di amministrazione attiva, e il suo impianto nel sistema degli Enti Locali non traspone - quindi - sic et simpliciter nel relativo contesto pubblicistico gli schemi organizzatori e, soprattutto, funzionali delle società disciplinate dalle norme di diritto comune tant'è che nell'organo di revisione del soggetto istituzionale pubblico le minoranze consiliari vengono comunque garantite dalla disposizione di legge che riserva ad esse l'elezione di uno dei membri del collegio cfr. articolo 234 Tu cit., comma 1 I consigli comunali, provinciali e delle città metropolitane eleggono con voto limitato a due componenti, un collegio di revisori composto da tre membri . Deve dunque concludersi nel senso che per l'organo in questione non sussiste l'esigenza di una nomina dei suoi membri da parte di un'amministrazione diversa in quanto tale tipologia di organi di controllo risulta, comunque, espunta dall'ordinamento in forza di una norma di rango costituzionale, con conseguente legittimità delle leggi che hanno istituito sistemi di controllo di tipo esclusivamente interno alle diverse amministrazioni, e che per il sopradescritto assolvimento di funzioni di tipo consultivo la tutela delle minoranze consiliari risulta già congruamente assicurata dall'istituto del voto limitato. Né vale rilevare da parte dell'appellante che per le Società quotate in borsa, la revisione è svolta da un soggetto comunque esterno ad esso , ossia le ben note Società di revisione, dal momento che la prospettata equiparazione tra Società quotata in borsa ed Ente locale, al fine di rafforzare il sospetto di incostituzionalità della norma che devolve il controllo economico-finanziario dell'ente pubblico locale ad un organo ad esso interno, tralascia comunque di considerare che il soggetto revisore esterno è discrezionalmente scelto, sentito il collegio sindacale, dall'assemblea della stessa Società ai sensi degli articoli 2409bis, ter e quater Cc , e non già ad essa imposto da un organo neutrale. 3. Per quanto considerato, l'appello deve essere respinto. Sussistono giusti motivi per compensare tra le parti le spese del presente grado di giudizio. PQM Il Consiglio di Stato in sede giurisdizionale Sezione quinta , respinge l'appello indicato in epigrafe. Spese compensate. 2 N . RIC. 4 N . RIC 726/2005 FDG