Un pasticcio inutile. Ignorati il sistema della logica e la logica di un sistema

di Carlo Nordio

di Carlo Nordio* Secondo l'espressione di un noto filosofo, una lite è insolubile non quando una parte ha ragione e l'altra torto, ma quando hanno ragione tutte e due. Per una logica di simmetria, e per non apparire cerchiobottisti servili, diremo che su questa legge le due parti antagoniste hanno torto entrambe. Perché la ex Cirielli non sarà né devastante e criminogena come lamenta la sinistra, né utile e doverosa come reclama la destra. Sarà uno dei tanti provvedimenti episodici e pasticciati, fondamentalmente inidonei a ridurre le disgrazie della giustizia penale. Le quali si sono sedimentate dopo due legislature opposte nel segno politico ma identiche nel segnalare un'assoluta indifferenza verso i problemi concreti l'incertezza del diritto, l'aleatorietà della pena e la lentezza del processo. Tre categorie Semplifichiamo. I reati sui quali inciderà la nuova disciplina della prescrizione possono dividersi in tre categorie. La prima, dove non cambierà nulla. La seconda, con termini più lunghi. La terza, con termini più brevi. Prima categoria tutto come prima. Per i reati puniti con la reclusione inferiore a cinque anni il termine massimo è, attualmente di cinque anni più la metà cioè sette e mezzo. In futuro sarà di sei più un quarto, cioè sempre sette anni e mezzo. Considerato che questi delitti rappresentano la maggioranza del nostro sistema, potremmo già dire che esso rimane, nel suo nocciolo duro, sostanzialmente invariato. Seconda categoria prescrizione è più lunga. Vi appartengono a le contravvenzioni quattro anni invece dei tre attuali. Con l'interruzione cinque, invece di quattro e mezzo. b tutti i reati con pena edittale massima compresa tra i quindici e i ventiquattro anni di reclusione i quali, a sensi dell'attuale 157 sub 2 si prescrivono in quindici anni. L'aggancio - previsto dal nuovo articolo 157 Cp - alla pena edittale, allungherà i termini di conseguenza. Più complicato il computo sui termini massimi con interruzione. Ma poiché stiamo parlando di tempi generazionali, vent'anni e passa dal momento del reato, viene da domandarsi se la discussione rimanga nei limiti della razionalità, o addirittura della serietà. c tutti, o quasi, i reati previsti dall'articolo 51 commi 3bis e 3quater Cpp, cui fa riferimento il comma 7 del punto 1 del nuovo articolo 157 Cp. Qui, per la verità, sconfiniamo nel metafisico. Poiché, per fare un esempio, il reato ex articolo 630, comma 1, Cp richiamato dal 51 comma 3bis è punito con la reclusione fino a trent'anni, il raddoppio la porterebbe fino a sessanta. E in caso di recidiva specifica o reiterata, a cento anni e oltre. d Di fatto, vi rientrano anche le ipotesi dei delitti colposi di danno articolo 449 Cp e di omicidio colposo aggravato articolo 589, commi 2 e 3, Cp . Anche se il termine teorico rimane invariato - dieci anni adesso, dieci anni domani per il raddoppio - l'impossibilità futura di coniugare la prescrizione con le concesse attenuanti la rende più lunga dieci anni più un quarto, cioè dodici e mezzo, al posto degli attuali sette e mezzo. e Tutti o gran parte dei casi di applicazione della recidiva. Nel caso, ad esempio, di recidiva specifica reiterata, nuovo articolo 99, comma 4, seconda parte all'aumento di pena di due terzi corrisponde quello di altri due terzi previsto dal nuovo articolo 161. Calcoli complicati consentiranno, un domani, un aggiornamento tabulare. Terza categoria prescrizione più breve. Vi appartengono a i reati puniti con pena non inferiore a cinque e non superiore a sei anni di reclusione, per i quali, attualmente, il termine è di dieci anni più cinque, e che, dopo la novella, saranno ridotti a sette e mezzo. Per la verità si tratta di calcoli astratti, perché in concreto, anche con l'attuale disciplina, l'eventuale concessione delle attenuanti generiche ridimensiona il termine, riportandolo a quelli della prima categoria. Comunque, a titolo esemplificativo, vi figurano la corruzione per atto contrario ai doveri d'ufficio 319 la violenza, minaccia e la resistenza a pubblico ufficiale 336, 337 , il millantato credito 346 , la calunnia 368 , la truffa in danno dello Stato o di enti pubblici 640 cpv . Vi rientrano altresì delitti spesso connessi all'attività di organizzazioni criminali quali la frode in pubbliche forniture 356 , e la truffa per il conseguimento di erogazioni pubbliche 640bis e ancora la bancarotta prevista dal terzo comma dell'articolo 216 della legge fallimentare e la frode fiscale articolo 2 e seguenti del D.Lgs 74/2000 , la rivelazione dei segreti di Stato 261 , e l'attentato contro i delitti politici del cittadino 294 . b I reati puniti con pena tra i cinque e i quindici anni di reclusione, escluse - s'intende - le ipotesi espressamente previste e prima citate. Per questi reati, che oggi si prescrivono in dieci o in quindici anni 157, comma 1 n. 3 e 2 aumentabili della metà, i tempi di prescrizione saranno agganciati alla pena massima edittale, e quindi cambieranno caso per caso. La categoria più a rischio, come segnalato dal parere del Csm del 23 febbraio 2005, è costituita dai delitti puniti con la reclusione fino a otto anni. L' osservazione, peraltro, è valida solo in una prospettiva futura, perché la nuova legge non si applica ai processi in corso. Quanto infatti alla disciplina intertemporale, la novella prevede, ovviamente, la non applicabilità ai processi in corso dei termini di prescrizione più lunghi. Con un revirement controverso e di dubbia ragionevolezza dispone che, se i termini risultano più brevi, le nuove disposizioni sono applicabili ai procedimenti e ai processi pendenti ad esclusione di quelli in primo grado a dibattimento già aperto, nonché di quelli in appello e in cassazione. La vendetta della ragione Ammesso che il lettore abbia avuto la pazienza di seguirci e l'indulgenza di perdonarci inevitabili errori e omissioni, un breve commento. A difesa di questa legge si possono dire due cose. La prima finalmente il tempo di prescrizione viene ancorato a criteri certi e oggettivi, essendo irrazionale, e per certi aspetti grottesco, che il giudice possa incidere, tramite la concessione delle attenuanti, non sull'entità della pena ma sull'esistenza del reato. La seconda se è vero che addurre un inconveniente non significa risolvere l'argomento, allora bisogna finirla con la favola vuota dell'imputato che sfrutta la giustizia lenta per farla franca. La lentezza della giustizia non dipende quasi mai dall'imputato, che al massimo profitta delle sue contraddizioni. Al contrario, è proprio l'idea che un cittadino debba subire un processo estenuante ed eterno a configgere con la Costituzione e con la civiltà. Detto questo, la difesa ha finito. Resta l'accusa, che è davvero pesante. È un'accusa di sistema, più ancora che di contenuti di filosofia giuridica, più ancora che di scelte specifiche di politica giudiziaria, più ancora che di politica e basta. Il legislatore non ha imparato nulla dalla devastazione prodotta al codice di procedura penale da parte degli interventi episodici, emotivi e schizofrenici che attraverso abrogazioni, integrazioni, interpretazioni autentiche e sostituzioni ne hanno deturpato l'immagine originaria. Esso procede imperterrito à petits paquets, ignorando il sistema della logica e la logica di un sistema. Così, ad esempio, la tecnica del rinvio recettizio continua provocare risultati paradossali. Che senso ha raddoppiare i termini di prescrizione del sequestro di persona, da trenta a sessant'anni? Non avevamo detto che il processo deve avere una durata ragionevole? E ancora se Costituzione e buon senso ci impongono di render giustizia più rapidamente, e se in nome di questi sacrosanti princìpi era ed è cosa buona e giusta abbreviare la prescrizione, dove sono le proposte, le idee, le strategie per ridurre i tempi di attesa? Perché la lunghezza dei processi non dipende da fattori contingenti, ma strutturali. L'intero sistema penale, infatti, è rappresentabile come una frazione al numeratore i mezzi disponibili, al denominatore i fini da perseguire. Non potendo aumentare i primi, dobbiamo diminuire i secondi, secondo la ricetta nota ai Paesi dove il rito accusatorio è nato e consolidato una depenalizzazione radicale, la discrezionalità e la retrattabilità dell'azione penale, la semplificazione della procedure, la limitazione dei mezzi di impugnazione, e più in generale l'eliminazione dei bizantinismi causistici che rallentano il processo senza aumentarne le garanzie. Tutto questo manca nella ex Cirielli, manca nei propositi della maggioranza, e manca, ahinoi, anche in quelli dell'opposizione. Le risposte del legislatore, negli ultimi dieci anni, sembrano quelle date da un sordo a domande che nessuno gli ha posto. L'ultima considerazione riguarda la manifesta incostituzionalità del regime transitorio, ovvero dell'applicazione della nuova disciplina ai soli processi non ancora cominciati. Questa disposizione stravagante, indipendentemente dalla sua controversa natura genetica, confligge con due princìpi elementari quello della ragionevolezza, perché è inspiegabile, e quello della parità, perché discrimina con ingiustificabile arbitrio. Possiamo anche considerarla come la vendetta della Ragione, la quale, nella sua Astuzia, orienta le intenzioni verso destini imprevedibili. La pietra lanciata dall'uomo - diceva Schiller - appartiene al diavolo . Purtroppo stavolta ha infranto un fragile vaso di Pandora, e ne è uscito un mostro destinato, ci auguriamo, ad una fine ingloriosa. *Magistrato, presidente della Commissione riforma Codice penale