Astensione forense: occorre una normativa più moderna e rispettosa

di Roberto Zazza

di Roberto Zazza* Alla fine dello scorso luglio l'Organismo unitario dell'avvocatura, con l'appoggio di tutte le componenti dell'Avvocatura, ha promosso due tornate di astensione dalle udienze salvaguardando ovviamente le prestazioni essenziali a tutela della libertà e dei diritti dei cittadini a contrasto del Dl Bersani ora inopinatamente convertito in legge. L'illegittimo uso della decretazione di urgenza, il grave e pesante attacco alla libertà ed indipendenza dell'Avvocatura, che emergeva dall'articolato normativo, anch'esso palesemente viziato di incostituzionalità determinarono l'Oua alla proclamazione immediata dell'astensione. La Commissione di garanzia istituita con la legge 146/90 novellata con legge 83/00 ritenendo che dovesse invece applicarsi il termine ordinario di 10gg., ha aperto nei confronti dell'Oua la procedura di valutazione. Il nodo è in sostanza questo l'Oua ritiene che gli effetti, anche immediati del Dl, nel suo patente contrasto con il diritto di difesa e con la normativa comunitaria integrino una ipotesi di violazione dell'Ordine Costituzionale che, ex articolo 2, comma 7 legge 146/90 esenta del rispetto del termine dilitorio la Commissione invece opina in senso contrario vedi anche tra i documenti correlati il parere del prof. Massimo Luciani sulla legge in questione . Il 7 luglio scorso l'Organismo è stato convocato presso la Commissione per esporre le sue considerazioni. Il Presidente Michelina Grillo, accompagnata da una delegazione, sulla scorta anche del parere di Illustri Costituzionalisti ha esposto le tesi dell'Avvocatura, prospettando anche due ipotesi di illegittimità costituzionale della stessa legge 146/90. In breve la violazione dell'Ordine Costituzionale può realizzarsi anche a mezzo di comportamenti non violenti od atti giuridici ed anzi la violazione a mezzo di atti violenti appare ipotesi del tutto residuale. La norma va dunque interpretata, e questo anche in forza della distinzione ontologica tra sciopero ed astensione, tracciata dalla sentenza 171/96 del Giudice delle leggi nel senso che l'ambito di esenzione dal termine debba estendersi alla tutela dei valori costituzionali e quindi a tutte quelle ipotesi in cui il contrasto sia depurato da ragioni, pur legittime, ma di natura socio economiche e quindi impinga alla difesa meramente politica di valori essenziali costituzionalmente protetti. In tali ipotesi i tempi non possono essere che quelli dettati dall'agire politico. Ove non si ritenesse possibile e legittima una tale interpretazione dell'articolo 2, coma 7, legge 146/90 la definizione di tutela dell'Ordine costituzionale apparirebbe priva di sostanza ed operatività con la conseguenza che le sanzioni irrogate in relazione a tale ipotesi violerebbe il principio di legalità e cioè nulla poena sine lege. La norma quindi sarebbe censurabile per incostituzionalità. Emerge poi in tutta la sua gravità l'ulteriore vizio della legge 146/90 come novellata dalla legge 93/00. La Corte Costituzionale nella citata sentenza 171/96 rilevava che l'astensione forense pur distinta dallo sciopero, è tuttavia suscettiva di produrre effetti analoghi sui servizi pubblici essenziali. Il legislatore del 2000, ritenendo irrilevante la distinzione tra astensione e sciopero eponendo in rilievo la sola analogia degli effetti ha esteso si et simpliciter all'astensione forense tutti i termini e procedure prescritte per il diverso fenomeno dello sciopero. L'esito di un tal vizio di origine, ben presente peraltro al legislatore, che approvò il famoso Odg Calvi, è la questione che ne occupa. Se l'interpretazione non consentirà di evidenziare una qualche più idonea regolamentazione si evidenzierà in tutta la sua forza il vizio di costituzionalità dell'articolo 2bis legge 146/90 per violazione del principio di specificità, che non consente di regolare nello stesso modo due situazioni diverse. E la specificità dell'Avvocatura risulta non solo dalla Carta Costituzionale, ma da tutte le normative comunitarie e da ultimo dalle risoluzioni 23/03/06 che recita riconosce pienamente la funzione cruciale esercitata dalle professioni legali in una società democratica, al fine di garantire il rispetto dei diritti fondamentali, lo stato di diritto ribadisce l'importanza delle norme necessarie ad assicurare l'indipendenza, la competenza, l'integrità e la responsabilità dei membri delle professioni legali . L'Oua e l'Avvocatura tutta hanno stima e fiducia nella Commissione di Garanzia ma certamente procederanno nelle lotte per la tutela dei diritti essenziali dei cittadini e per l'affermazione della specificità della funzione difensiva pretendendo che da tale specificità discenda non un regime di privilegio, ma una normativa organica di ammodernamento di questa rispettosa. *Avvocato