Il Pm svogliato non può far passare l'inerzia per ""strategia processuale""

Confermato l'ammonimento per un magistrato in servizio alla procura di Napoli che non aveva fatto nulla per un anno dalla denuncia di abusi sessuali su un minore limitandosi ad aspettare gli atti dal tribunale per i minorenni

L'inerzia investigativa del pubblico ministero, specie quando si tratta di inchieste su abusi sessuali ai bambini, non è assolutamente scusabile né con motivi di salute né con scelte di strategia processuale . Lo sottolineano le Sezioni unite civili della Cassazione nella sentenza 20505/06 - depositata ieri e qui leggibili tra gli allegati - con la quale è stata confermata la sanzione disciplinare dell'ammonimento nei confronti del Pm di Napoli Maria Chiuri resasi colpevole di inerzia investigativa per essersi limitata - in otto mesi di lavoro - a inviare un fax e a fare tre telefonate dopo aver ricevuto l'incarico delle indagini preliminari di una raccapricciante vicenda di violenza sui minori. In particolare la Suprema corte ha respinto il ricorso del giudice Chiuri contro la condanna inflittagli dal Csm il dieci maggio 2005. Senza successo il Pm ha sostenuto che la sua lentezza era dovuta a una ponderata scelta strategica e a un improvviso motivo di salute. Per gli ermellini il semplice confronto tra le ipotesi criminose oltremodo gravi e la modestia delle attività della Chiuri, supporta la lesione al bene costituito dalla considerazione professionale della stessa incolpata e dal prestigio della funzione giudiziaria, l'una e l'altra richiedenti una ben maggiore dose di diligenza . Dal dieci ottobre 2000 - quando fu delegata al procedimento sugli abusi - a tutto il maggio 2001, il Pm Chiuri, come da lei stessa ammesso, si limitò unicamente a richiedere per fax la copia degli atti e a fare tre chiamate all'avvocato affidatario dei minori abusati. Senza successo il Pm ha sostenuto la tesi della non offensività della sua condotta. In proposito ha fatto presente ai giudici di piazza Cavour che il termine di legge per il compimento delle indagini era ancora pendente ed utilmente consistente quando lei si era assentata per motivi di salute ed era stata sostituita da un altro collega. L'obiezione non è stata accolta. Miglior sorte non ha avuto la circostanza che durante gli otto mesi di contestata inattività, il procuratore generale di Napoli non abbia preso nessuna iniziativa diretta alla avocazione delle indagini. Nemmeno il fatto che in quel periodo di tempo non si era verificata alcuna prescrizione è stato ritenuto un punto a favore della Chiuri.

Cassazione - Sezioni unite civili - sentenza 15 giugno-21 settembre 2006, n. 20505 Presidente Olla - Relatore Mensitieri Pm Palmieri - Ricorrente Chiuri Svolgimento del processo Nel febbraio 2002 veniva promossa azione disciplinare nei confronti della dott.ssa Maria Chiuri, all'epoca sostituto procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, incolpata della violazione dell'articolo 18 RD.Lgs 511/46, per avere gravemente mancato al dovere di diligenza e tempestività nella trattazione di affari di natura penale rivestenti carattere di estrema gravità e delicatezza, rendendosi immeritevole della fiducia e della considerazione di cui il magistrato deve godere, così compromettendo il prestigio delle funzioni giudiziarie esercitate. In particolare la dott.ssa Chiuri, delegata il 10 ottobre 2000 per la trattazione del procedimento penale a carico di ignoti da identificare n. 10163/00 concernente ripetuti, raccapriccianti abusi sessuali patiti da alcuni minori ad opera dei genitori e di altre persone, malgrado l'evidente gravità dei fatti e la conseguente urgenza nella trattazione, si limitava a richiedere via fax, in data 18 ottobre 2000, copia degli atti relativi ai minori al Tribunale per i minorenni di Napoli, omettendo per contro, fino a tutto maggio dell'anno 2001, qualsiasi ulteriore attività di indagine, anche solo diretta ad accertare la complete generalità degli autori dei fatti. Nel corso della istruttoria l'incolpata si sottoponeva ad interrogatorio da parte del Pg producendo memoria difensiva alla quale si riportava integralmente. Le prospettazioni difensive della dott.ssa Chiuri, quali complessivamente si evincevano dal contenuto della memoria e dalle specificazioni rese nel corso dell'interrogatorio si incentravano, sostanzialmente, sulla mancanza di incuria e negligenza e tendevano a sottolineare come il comportamento tenuto rientrasse nella strategia processuale coscientemente adottata al caso e non nell'aver trascurato o dimenticato il procedimento . Invocava in proposito l'incolpata l'assunzione di testimonianze ritenute importanti come quelle dell'avv.to Raucci, al quale i minori erano stati poi affidati e dell'assistente Grazia Ruotolo. Richiamava altresì le non prevedibili insorte condizioni di salute minaccia di aborto che le avevano impedito, secondo la postulazione difensiva di chiedere direttamente l'incidente probatorio . Sentito il teste avv.to Raucci interrogata l'incolpata ed acquisita documentazione, sulle conclusioni delle parti la difesa instava per l'assoluzione ed il Pg chiedeva l'affermazione di responsabilità in ordine alla contestata incolpazione con irrogazione della sanzione della censura la sezione Disciplinare del CSM con sentenza del 6 giugno 2003, depositata il 10 maggio 2005, riconosciuta la responsabilità della dott.ssa Chiuri nei limiti di cui in motivazione, le infliggeva la sanzione disciplinare dell'ammonimento. Per la cassazione di tale decisione ha proposto ricorso la dott.ssa Maria Chiuri sulla base di quattro motivi. Il ricorso è stato notificato al Procuratore Generale della Repubblica presso la Corte di Cassazione, al Csmn ed al ministro della Giustizia previa rinnovazione di quest'ultima notifica con ordinanza di queste Su in data 9 febbraio 2006 . Gli intimati non si sono costituiti. Motivi della decisione Con il primo motivo di ricorso si denunzia, in riferimento all'articolo 360 nn. 3 e 5 Cpc, violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 18 del R.D.Lgs 511/46 e dell'articolo 335 Cpp, nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia. Contesta la ricorrente di aver omesso l'immediata iscrizione del procedimento dedotto in incolpazione nel registro di cui all'articolo 335 Cpp, avendo essa effettuato tale iscrizione il 10.10.2000 nel registro Mod. 21 persone note da identificare o di noti da identificare senza materiale annotazione delle generalità secondo una prassi consolidata e legittima del tutto ignorata dalla impugnata sentenza, e ritualmente produttiva di tutti gli effetti giuridici previsti dalla legge processuale penale. Tal che il successivo ordine di iscrizione del Procuratore Aggiunto dott. Marmo del 14 giugno 2001 costituiva in realtà un semplice ordine di integrazione di una pregressa iscrizione con le generalità complete delle persone iscritte come noti da identificare id est, i genitori delle persone offese . Osserva che la omissione in discorso, irragionevolmente enfatizzata nella motivazione della decisione della Sezione Disciplinare, configurerebbe una colpa lieve, dato il carattere meramente formalistico dell'adempimento, il che escluderebbe la rilevanza disciplinare del fatto, essendo la responsabilità disciplinare del magistrato limitata, in caso di violazione di norme processuali, alle ipotesi di dolo e di colpa grave. La doglianza non può essere accolta. È insegnamento costante di questa Sc in sede di interpretazione dell'articolo 335 Cpp vedi Cassazione penale, 4795/96 che l'iscrizione nel registro delle notizie di reato del nome della persona alla quale questo è attribuito postula, per gli effetti che ne derivano, la completa identificazione della stessa non essendo sufficiente al riguardo la semplice indicazione del nome e del cognome, indicazione peraltro pure mancata nella fattispecie che ne occupa. È evidente, pertanto, che la Sezione Disciplinare, pur in presenza della prassi indicata dalla incolpata della iscrizione nel registro noti da identificare dei procedimenti concernenti persone già conosciute, anche se non completamente generalizzate, abbia posto l'accento su tale obbligo di legge , ritenendo che esso rientrasse tra i compiti-doveri primari del Pm dott.ssa Chiuri, vieppiù in presenza di fatti proprio da quest'ultima definiti gravissimi e raccapriccianti . E costituisce d'altronde apprezzamento di merito, insindacabile nell'attuale sede, in quanto sorretto da motivazione congrua, esente da vizi logici e da errori giuridici, sia l'affermazione che la sussistenza dei presupposti per l'iscrizione ben può essere apprezzata dal Giudice disciplinare , allorquando l'omissione o il ritardo costituiscano conseguenza di comportamenti connotati da scarso impegno e insufficiente ponderazione o da approssimazione e limitata diligenza , sia quella secondo cui la circostanza che l'obbligo in questione sia rimasto immotivatamente ed inspiegabilmente inevaso e negletto, fosse sufficiente ad integrare estremi di responsabilità disciplinare, non ponendosi le giustificazioni addotte dal magistrato in termini di accoglibilità e credibilità. Con il secondo motivo si deduce, sempre in riferimento all'articolo 360 nn 3 e 5 Cpc, violazione e falsa applicazione dell'articolo 18 del R.D.Lgs 511/46, del principio di insindacabilità delle funzioni giurisdizionali e giudiziarie, enucleabile dagli articoli 101 comma 2 e 107 comma 4 della Costituzione, ed altresì del principio di colpevolezza, nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia. Rileva la ricorrente in ordine all'esplicito rimprovero contenuto nella motivazione dell'impugnata decisione più che nell'atto d'incolpazione della omessa tempestiva individuazione ed identificazione ai fini dell'iscrizione ex articolo 335 Cpp di uno dei compartecipi dei genitori nei reati di violenza sessuale in danno dei figli minori tale Cioccolata , che il sindacato giurisdizionale disciplinare non può estendersi sino al punto di esigere dal magistrato incolpato risultati investigativi improbabili come il rintraccio di persone in base ad un soprannome . La censura non ha pregio giacché all'incolpata non è ascritta di certo dall'impugnata sentenza la mancata identificazione dell'individuo chiamato Cioccolata , bensì l'incontestata assenza di qualsiasi attività investigativa al riguardo per l'arco degli otto mesi in cui la stessa si occupò delle indagini preliminari, fino alla sua sostituzione ad opera del Procuratore aggiunto. Con il terzo motivo si denunzia, ancora in riferimento all'articolo 360 nn. 3 e 5 Cpc, violazione e/o falsa applicazione dell'articolo 18 del R.D.Lgs 511/46, del principio di offensività e di quello di colpevolezza, nonché omessa, insufficiente e contraddittoria motivazione su punti decisivi della controversia. Osserva la ricorrente che l'impugnata sentenza, erroneamente aderendo ad una concezione dell'illecito disciplinare giudiziario in termini di illecito di mera condotta illecito formale e non già di illecito di evento illecito materiale , non aveva esaminato e valutato adeguatamente circostanze emergenti dagli atti del processo e decisive ai fini dell'esclusione dell'addebito disciplinare quantomeno per difetto di offensività materiale della condotta contestata inerzia investigativa , quali a il termine di legge per il compimento delle indagini era ancora pendente ed utilmente consistente quando l'incolpata si era assentata per motivi di salute gravidanza a rischio ed era stata sostituita dal Procuratore della Repubblica aggiunto dott. Marmo b durante gli otto mesi di contestata inattività dal 10.10.2000 fino a tutto maggio 2001 nessuna iniziativa diretta alla avocazione delle indagini per inerzia era stata posta in essere dal Pg di Napoli al sensi dell'articolo 412 Cpp né dagli altri soggetti legittimati di cui all'articolo 413 stesso codice indagati e persone offese c durante i predetti otto mesi non si era verificata la scadenza del termine di prescrizione dei reati d l'inattività dell'incolpata durante tale periodo integrava non già una ipotesi di inerzia, frutto di negligenza e trascuratezza professionale, bensìdi sospensione, frutto di consapevoli, responsabili discrezionali determinazioni della medesima, improntate a sensibilità professionale in una materia come quella delle violenze sessuali minorili, che richiedeva equilibrati contemperamenti tra il principio di speditezza dei procedimenti e quello di protezione dei testi vulnerabili sospensione accordata e prorogata sul punto dalla Chiuri su espressa richiesta dell'affidatario dei minori, avv.to Raucci e l'incolpata continuava ad occuparsi a casa, ove era costretta per malattia, dei fascicoli più delicati, tanto che quello relativo al procedimento dedotto in incolpazione era stato prelevato dalla sua abitazione. Il motivo è infondato. Pur potendosi dare atto alla ricorrente della compiutezza dell'analisi ermeneutica sul tema in esso trattato, non può non evidenziarsi, come emerge dalla decisione della Sezione disciplinare, che a fronte della incontestabile estrema gravità delle ipotesi criminose oggetto delle indagini, del tutto pacificamente la ricorrente, per l'intero arco di tempo suindicato, rimase sostanzialmente inerte, attesto che le uniche iniziative dalla stessa adottate risultano essere state la richiesta via fax in data 18 ottobre 2000 di copia degli atti relativi ai minori al Tribunale per i minorenni di Napoli, come si legge nell'incolpazione, e i tre contatti telefonici con l'avv. Rauchi di Milano, affidatario dei minori in questione, di cui non vi era traccia scritta nelle carte di quel processo, ma emersi soltanto dalla deposizione resa dal sunnominato professionista in dibattimento. Pertanto, non apparendo concludenti ai fini del dedotto difetto di offensività materiale della condotta contestata inerzia investigativa le circostanze elencate in ricorso nei capi da a ad e , ritiene il Collegio che il semplice confronto tra le ipotesi criminose oltremodo gravi e la modestia delle innanzi accennate attività della Chiuri, supporti l'affermata in sentenza lesione al bene costituito dalla considerazione professionale della stessa incolpata e dal prestigio della funzione giudiziaria, l'una e l'altra richiedenti una ben maggiore dose di diligenza. Con il quarto motivo, si deduce, infine, in riferimento all'articolo 360 n. 4 Cpc, violazione del principio di correlazione tra incolpazione e sentenza di addebito disciplinare enucleabile dagli articoli 477 Cpp 1930, 521 Cpp 1988 e 112 Cpp. Rileva la ricorrente che il fatto contestato in incolpazione della omessa attività investigativa era essenzialmente diverso da quello ritenuto in sentenza della omessa iscrizione nel registro di cui all'articolo 335 Cpp, essendo tale attività non un atto investigativo, ma un mero atto di garanzia previsto dalla legge a favore dell'indagato, dal quale originano facoltà e scansioni processuali. Anche tale ultima doglianza non si sottrae alla sorte delle precedenti giacché è innegabile una sostanziale corrispondenza tra l'incolpazioneche in tema fa riferimento all'inerzia dell'incolpata anche in ordine all'accertamento delle complete generalità degli autori dei fatti criminosi - e la motivazione dell'accertata responsabilità della Chiuri per violazione dell'articolo 335 Cpp. Nessuna statuizione sulle spese del presente procedimento non avendo gli intimati svolto in questa sede attività difensiva. PQM La Corte, a Su, rigetta il ricorso.