Ristrutturazioni edilizie: per il soppalco in casa serve il permesso di costruire

Sì, in alternativa, anche alla denuncia di inizio attività. Conta l'incremento della superficie utile calpestabile anche a parità di volume e sagoma

La Suprema corte cambia rotta chi realizza un soppalco in casa effettua un intervento di ristrutturazione edilizia che richiede il permesso di costruire o in alternativa la denuncia di inizio attività ex articolo 22, comma 3, del testo unico dell'edilizia contenuto nel Dpr 380/01 . Lo stabilisce la Cassazione con la sentenza 2881/07 disponibile fra i documenti correlati che si pone in contrasto con quanto affermato da un'altra pronuncia emessa dalla stessa terza sezione penale, la 40829/05. Secondo la quale, invece, per effettuare l'intervento bastava la Dia semplice. Superficie utile. Ora i giudici di legittimità osservano che la mera denuncia di inizio attività basta soltanto per le ristrutturazioni edilizie di portata minore, in base alle quali la costruzione conserva la consistenza urbanistica iniziale pur risultando complessivamente innovata. E in questa categoria non rientra la realizzazione del soppalco nell'appartamento si tratta - spiega la sentenza 2881/07 - di un intervento che comporta un incremento della superficie utile calpestabile e dunque impone il ricorso al permesso di costruire oppure alla Dia alternativa anche senza modifiche alla sagoma o al volume dell'immobile. No alla mera Dia. A escludere che basti la semplice Dia per effettuare l'intervento, sottolineano oggi gli ermellini , basta la modifica di uno solo dei parametri indicati dall'articolo 10, primo comma, del testo unico dell'edilizia volume, sagoma, prospetti e superficie. E se mancano il permesso di costruire o la Dia alternativa scatta la sanzione penale. Così la terza sezione penale annulla la sentenza del Gip che aveva escluso la necessità della cosiddetta SuperDia la Dia in alternativa al permesso di costruire . d.f.

Cassazione - Sezione terza penale cc - sentenza 19 ottobre 2006-28 gennaio 2007, n. 2881 Presidente Postiglione - Relatore Fiale Ricorrente Pg in proc. Picone ed altri Svolgimento del processo Picone Giuseppina ed Amato Luigi sono stati indagati in relazione ai reati di cui - agli articoli 110 Cp e 44 lettera b Dpr 380/01 per avere, in concorso tra loro, in qualità di committenti, iniziato continuato ed eseguito, in assenza del permesso di costruire e di D.I.A., in una unità immobiliare preesistente di mq 47 la realizzazione di un soppalco in muratura impostato a mt 2.10 dal calpestio e mt 2 dalla copertura, collegato con l'ambiente sottostante a mezzo di una scala in muratura ed adibito a camera da letto munita di finestra delle dimensioni di mt 100 e 1.40 corredata da grata di ferro - agli articoli 110 Cp e 64, 65, 71 e 72 Dpr 380/01 per avere realizzato le strutture portanti indicate al capo che precede non in base a progetto esecutivo, senza previa denunzia dei lavori al Genio civile e senza la direzione dei lavori da parte di un tecnico competente - agli articoli 100 Cp e 93, 94 e 95 Dpr 380/01 per avere eseguito i lavori anzidetti, in zona sismica, omettendo di depositare, prima del loro inizio, gli atti progettuali presso l'ufficio del Genio civile competente e senza avere ottenuto la previa autorizzazione . Reati tutti accertati in Napoli, alla via San Liborio, n. 43 II piano il 17 ottobre 2005. Il Pm ha chiesto emettersi decreto penale di condanna ma il Gip del Tribunale di Napoli - con sentenza del 28 febbraio 2006, resa ai sensi dell'articolo 129 Cpp - ha dichiarato non doversi procedere, limitatamente alla contravvenzione di cui all'articolo 44 lettera b Dpr 380/01 perché il fatto non è previsto dalla legge come reato , ordinando la restituzione degli atti al Pm per le residue imputazioni. Ha rilevato il Gip che la realizzazione di soppalchi all'interno di un manufatto non richiede la cosiddetta Superdia ossia la D.I.A. in alternativa al permesso di costruire , in quanto l'aumento di superficie utile - che non può essere sottaciuto - non si accompagna, nel caso si specie, alla modifica della sagoma o della volumetria del manufatto. Un'attenta lettura della norma contestata impone, infatti, di ritenere che, per aversi punibilità ex articolo 44 Dpr 380/01, non è sufficiente che vi sia un aumento di superficie, ma occorre che cumulativamente sussistano anche le altre condizioni della modifica o della sagoma di tale assunto, lo stesso Gip ha fatto riferimento alla sentenza 40829/05 di questa terza sezione della Corte di cassazione e ad una legge regionale - ritenuta costituzionalmente legittima - che autorizza la realizzazione di soppalchi interni dell'edificio solo previa D.I.A. e senza necessità di permesso di costruire . Avverso tale sentenza ha proposto ricorso il Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, il quale - dopo avere premesso di non condividere l'orientamento della giurisprudenza di legittimità in essa richiamato - ha eccepito che - la proposta interpretazione dell'articolo 10, comma 1 lettera c del Dpr 380/01 contrasterebbe con dato testuale, poiché le singole fattispecie, per le quali tale disposizioni richiede il permesso di costruire, sono separate da virgole, in funzione evidentemente disgiuntiva, come sarebbe reso palese dalla disgiunzione o introdotta per separare la modifica dei prospetti da quella delle superfici - l'interpretazione medesima contrasterebbe pure con il dato sistematico, non potendosi spiegare altrimenti il rapporto con la disposizione della lettera e.1 del precedente articolo 3 in quanto tale norma, sanzionando l'ampliamento dei manufatti esistenti all'esterno della sagoma esistente già punirebbe le ristrutturazioni che comportino contemporaneamente modifica di sagoma, di volume ed aumento delle superfici utili. Motivi della decisione Il ricorso è fondato e deve essere accolto. 1. Nel vigore dell'articolo 26 della legge 47/1985 e dell'articolo 4 della legge 493/93, come modificato dall'articolo 2 comma 60 della legge 662/96, la giurisprudenza di questa Corte suprema si è orientata nel senso che - per la realizzazione di soppalchi interni a costruzioni preesistenti - non occorresse la concessione né l'autorizzazione edilizia. Si riteneva, quindi, sufficiente il procedimento di D.I.A. la cui mancanza era sanzionata solo in via amministrativa vedi Cassazione, Sezione terza, 6573/94, Vicini 4323/90 De Pan . Dopo l'entrata in vigore del Dpr 380/01 Tu dell'edilizia detto indirizzo è stato confermato da questa sezione terza con la sentenza 40829/05 ric. Pm in proc. D'Amato ed altro, ove si è argomentato che la realizzazione di opere interne anche in base al Tu deve ritenersi consentita, come avveniva nella legislazione previdente, previa mera denunzia di inizio dell'attività a condizione che non integri veri e propri interventi di ristrutturazione comportanti modifiche della sagome o della destinazione d'uso cfr. Cassazione 3577/01 e ciò perché in base all'attuale disciplinata sono assentibili con la denuncia d'inizio lavori cosiddetta semplice, ossia quella prevista dall'articolo 22 del Tu commi 1 e 2 tutti quegli interventi per i quali non è richiesto il permesso di costruire e per quello in questione tale permesso, alle condizioni sopra indicate, non è richiesto giacchè, anche se è aumentata la superficie in concreto utilizzabile, non sono stati modificati volume e sagoma . 2. La sentenza 40829/05 riguardava una vicenda in cui erano stati realizzati due soppalchi all'interno di una preesistente unità immobiliare adibiti l'uno ad uso studio e l'altro a cameretta per i bambini. L'orientamento giurisprudenziale in essa enunciato non è, però, condiviso da questo collegio alla stregua dei seguenti rilievi 2.1. Le cosiddette opere interne, nella normativa edilizia, sono state soggette - come già si è accennato - ad un regime autonomo semplificato secondo le previsioni sia della legge 47/1985 articolo 26 modificato dalla legge 298/85 sia della legge 662/96 articolo 2 comma 60 . Trattatasi di interventi edilizi che si collocavano trasversalmente rispetto a quelli di manutenzione, restauro e ristrutturazione, delineati dall'articolo 31 della legge 457/78. La lettera e dell'articolo 2, comma 60, della legge 662/96 modificata dal Dl 67/1997, convertito dalla legge 135/97 assoggettava, in particolare, a denunzia di inizio dell'attività le opere interne di singole unità immobiliari che non comportino modifiche della sagoma e dei prospetti e non rechino pregiudizio alla statica dell'immobile e limitatamente agli immobili comprese nelle zone omogenee non modifichino la destinazione d'uso . Opere siffatte non dovevano essere realizzate su immobili vincolati e dovevano essere conformi agli strumenti urbanistici, rispettando altresì le norme di sicurezza e quelle igienico-sanitarie degli edifici onde l'illegittimità della realizzazione di vani di dimensioni insufficienti ad assicurare le prescritte condizioni di creazione ed illuminazione . Esse non dovevano, poi, recare pregiudizio alla statica dell'immobile, cioè all'equilibrio delle forze di azione e di reazione che si realizza all'interno delle strutture portanti di un manufatto e ne determina la stabilità. Le opere interne non sono più previste, nella formulazione del Tu 380/01, come categoria autonoma di intervento sugli edifici e devono ritenersi riconducibili alla ristrutturazione edilizia allorquando comportino aumento di unità immobiliari, ovvero modifiche dei volumi, dei prospetti o delle superfici, ovvero mutamenti di destinazione d'uso. 2.2. L'articolo 3 comma 1 lettera d del Tu 330/01 - come modificato dal D.Lgs 301/02 - definisce interventi di ristrutturazione edilizia quelli rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costituitivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti . La ristrutturazione edilizia non è vincolata, pertanto, al rispetto degli elementi tipologici, formali e strutturali dell'edificio esistente e differisce sia dalla manutenzione straordinaria che non può comportare aumento della superficie utile o del numero delle unità immobiliari, né modifica della sagoma o mutamento della destinazione d'uso sia dal restauro e risanamento conservativo che non può modificare in modo sostanziale l'assetto edilizio preesistente e consente soltanto variazioni d'uso compatibili con l'edificio conservato . La stessa attività di ristrutturazione, del resto, può attuarsi attraverso una serie di interventi che, singolarmente considerati, ben potrebbero ricondursi agli altri tipi dianzi enunciati. L'elemento caratterizzante, però, è la connessione finalistica delle opere eseguite, che non devono essere riguardate analiticamente ma valutate nel loro complesso al fine di individuare se esser siano o meno rivolte al recupero edilizio dello spazio attraverso la realizzazione di un edificio in tutto o in parte nuovo. 2.3. L'articolo 10, comma 1 lettera c del Tu 380/01, come modificato dal D.Lgs 301/02, assoggetta a permesso di costruire quegli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume della sagoma, dei prospetti o delle superfici , ovvero si connettano a mutamento di destinazione d'uso, limitatamente agli immobili compresi nelle zone omogenee a . 2.4. L'articolo 22 comma 3 lettera a dello stesso Tu, come modificato dal D.Lgs 301/02, prevede, però che - a scelta dell'interessato - tali interventi possono essere realizzati anche in base a semplice denunzia di inizio attività. 2.5. Dalle disposizioni legislative dianzi ricordate si deduce che sono sempre realizzabili previa mera denunzia di inizio dell'attività le ristrutturazioni edilizie di portata minore quelle, cioè, che determinano una semplice modifica dell'ordine in cui sono disposte le diverse parti che compongono la costruzione, in modo che, pur risultando complessivamente innovata, questa conserva la sua iniziale consistenza urbanistica diverse da quelle, descritte nell'articolo 10 comma 1 - lettera c che possono incidere sul carico urbanistico . Il Tu 380/01 ha introdotto, in sostanza, uno sdoppiamento della categoria delle ristrutturazioni edilizie come disciplinata, in precedenza, dall'articolo 31 comma 1 lettera d della legge 457/78, riconducendo ad essa anche interventi che ammettono integrazioni funzionali e strutturali dell'edificio esistente, pure con incrementi limitati di superficie e di volume. Tali incrementi, però, devono essere necessariamente modesti, poiché, qualora si ammettesse la possibilità di un sostanziale ampliamento dell'esistente in termini sia di volume ma anche soltanto di superficie , verrebbe meno la linea di distinzione tra ristrutturazione edilizia e nuova costruzione . 3. Nella fattispecie in esame non si verte nell'ipotesi, dianzi descritta, di ristrutturazione edilizia di portata minore essendosi realizzato un aumento di superficie necessario e sufficiente ad imporre il permesso di costruire o la D.I.A. alternativa. La prospettazione proposta dalla sentenza impugnata, secondo la quale la nuova normativa richiederebbe - perché debba considerarsi insufficiente la semplice D.I.A. - una contemporanea modifica di superficie, volume e sagoma contrasta con la formulazione testuale dell'articolo 10 comma 1 lettera c del Tu 380/01, con le innovazioni introdotte dal D.Lgs 301/02, che - come si è detto - assoggetta a permesso di costruire queli interventi di ristrutturazione edilizia che portino ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente, che comportino aumento di unità immobiliari, modifiche del volume,della sagoma, dei prospetti o delle superfici . Al contrario, la modifica di uno qualsiasi degli anzidetti parametri di riferimento realizza autonomamente la fattispecie, senza necessità di sovrapposizione, come si deduce anche dalla disgiuntiva finale utilizzata dal legislatore. Siamo in presenza, dunque, di un intervento assoggettabile, alternativamente ed a scelta dell'interessato, a permesso di costruire ovvero a denunzia di inizio dell'attività ai sensi dell'articolo 22, comma 3 lettera a del Tu 380/01, come sostituito dal D.Lgs 301/02, ed in una ipotesi siffatta, in mancanza del permesso di costruire, anche l'omesso esperimento della procedura di D.I.A. comporta l'applicazione delle sanzioni penali di cui al successivo articolo 44 v. Cassazione, Sezione quinta, 26 aprile 2005, Giordano, nonché Sezione terza, 19 novembre 2003, Landolina e 14 luglio 2003, Tollon . 4. Dette conclusioni non trovano smentita nella legge regionale genericamente evocata dal G.I.P. nella sentenza impugnata. Trattasi della legge 19/2001 della Regione Campania, il cui articolo 2 prevede al comma 1, che possono essere realizzati in base a semplice denuncia di inizio di attività a gli interventi edilizi di cui all'articolo 4 del Dl 398/93, convertito, con modificazioni, dalla legge 493/93, come sostituito dall'articolo 2 comma 60, della legge 662/96, lettere a , b c , d e ed f . Il medesimo comma 1 dell'articolo 2 della legge regionale in esame, però, fa pure riferimento indifferenziato quanto al procedimento abilitativi nelle successive lettere b c e d a quegli interventi edilizi che - secondo l'articolo 22, comma 3, del Tu 380/01, come sostituito dal D.Lgs 301/02 possono essere realizzati mediante denuncia di inizio attività in alternativa al permesso di costruire . La disposizione regionale, pertanto - al di là di ogni valutazione circa il carattere formale o sostanziale del rinvio in essa contenuto a disposizioni legislative statali espressamente abrogate dall'articolo 136 comma 1 lettera g del Dpr 380/01 pubblicato in G.U. del 20 ottobre 2001 - non individua ipotesi di opere realizzabili mediante D.I.A. riconducibili ai soli casi di cui al comma 1 comma 2 dell'articolo 22 Tu 380/01, ma accomuna nella medesima previsione di possibile ricorso al procedimento della denuncia di attività anche quegli interventi per i quali il comma 3 del citato articolo 22 prevede l'alternatività tra D.I.A e permesso di costruire. La stessa disposizione regionale, pertanto, lungi dall'affermare che le opere interne comportanti aumento delle superfici utili siano realizzabili sempre ed esclusivamente previa mera denunzia di inizio dell'attività, si limita a recepire, al riguardo, la normativa statale. 5. Alla stregua di tutte le argomentazioni svolte, va formulato, in conclusione, il principio di diritto secondo il quale l'esecuzione di un soppalco all'interno di una unità immobiliare, realizzato attraverso la divisione in altezza di un vano a scopo di ottenere una duplice utilizzazione abitativa, pure se non realizzi un mutamento di destinazione d'uso, costituisce intervento di ristrutturazione edilizia che richiede il permesso di costruire o, in alternativa, la denunzia di inizio dell'attività, ai sensi dell'articolo 22 comma 3 del Tu 380/01. Detto intervento, infatti, comporta un incremento della superficie utile calpestabile che, a norma dell'articolo 10 comma 1 lettera c dello stesso Tu, impone l'applicazione del regime di alternatività indipendentemente da una contemporanea modifica della sagoma o del volume. Tale disciplina non si pone in contrasto con le previsioni dell'articolo 2 della legge 19/2001 della Regione Campania . 6. La sentenza impugnata va conseguentemente annullata, con rinvio al Tribunale di Napoli, il cui Gip si atterrà al principio dianzi enunciato. PQM La Corte visti gli articoli 608, 611 e 623 Cpp annulla la sentenza impugnata con rinvio al Tribunale di Napoli.