La recente legge di stabilità ora all’esame del Parlamento, dopo il visto della Ragioneria generale dello stato e la firma del Quirinale, ha aumentato dal 20 al 26 per cento la aliquota di tassazione dei rendimenti del patrimonio delle casse di previdenza dei professionisti italiani. Immediatamente si sono levati al cielo italiano ed europeo i lamenti dei presidenti della varie casse i quali si aspettavano piuttosto un alleggerimento della tassazione prima di avviare una fattiva collaborazione con lo Stato per finanziare fondi infrastrutturali altrimenti privi di provvista.
Imputet sibi mi verrebbe voglia di dire e il perché è presto detto. Le Casse sono aduse a magnificare i propri bilanci enfatizzando i saldi attivi che sono poca cosa se, come dovrebbe essere, venissero confrontati con il debito previdenziale maturato cioè con le promesse pensionistiche già fatte ed assunte in carico. Ma la esistenza del debito previdenziale maturato viene sistematicamente sottaciuta cosicché a me pare evidente che il Governo, privo di risorse, vada a prenderle dove i presidenti delle Casse dicono esserci. “Abbiamo superato lo stress test, imposto dalla legge Fornero, con la sostenibilità a 50 anni è solo l’ultimo dei riscontri, unitamente al periodico monitoraggio della spesa previdenziale, che consentono alla Cassa di dare ampie assicurazioni ai liberi professionisti sul futuro delle loro pensioni”. Così ha chiosato recentemente all’agenzia Adnkronos il Presidente della Cassa dei Geometri italiani in linea con tutti gli altri presidenti sulla base di bilanci tecnici che misurano la sostenibilità proiettando nel tempo non i dati reali desumibili dai bilanci consuntivi che si susseguono anno dopo anno ma con i dati attesi offerti loro dalla conferenza interministeriale dei servizi totalmente superiori a quelli reali. Si è cosi venuto a creare nel tempo un vero e proprio derivato costruito su dati attesi pur nella consapevolezza della loro difformità, in peius, rispetto a quelli reali. Lo ordine nazionale degli attuari cosi come la Ragioneria generale dello Stato ammoniscono che i dati attesi e lanciati nel bilancio tecnico vanno stressati con i dati reali per valutare la situazione reale rispetto a quella attesa e adottare quindi le opportune modifiche regolamentari in grado di ritarare il traguardo della sostenibilità. Debito previdenziale? Ecco allora che si offrirebbe, sia agli iscritti obbligati ad esserlo , che al Governo la situazione reale delle Casse di previdenza dei professionisti che non sono ricche ma gravate da un debito previdenziale già maturato che è quantomeno il triplo del patrimonio pur cospicuo delle stesse. Ne consegue che, nella inerzia delle Casse, dovrebbero essere le autorità vigilanti Ministeri, Covip, Corte dei Conti, Commissione bicamerale di controllo ad imporre analisi di sensitività alla luce dei dati reali per fare il punto della situazione e allo esito imporre quantomeno la unificazione delle stesse per economie di scala e risparmi strutturali di spesa. Ci arriveremo? Mi auguro quanto prima nello esclusivo interesse di tutte le generazioni di iscritti. Come è noto il coccodrillo piange non perché triste ma perché attraverso le lacrime elimina i Sali non potendo sudare data la sua corazza.