Contributi comunitari: sono tassabili?

Sarà la Corte di giusitizia europea a chiarire la questione sollevata dalla Suprema corte sull'articolo 21 del Regolamento

Parola alla Corte di giustizia sui contributi comunitari. Infatti dovrà decidere se, in virtù dell'articolo 21 del Reg. Ce 2082 del 1993, tali contributi sono tassabili oppure non. In altre parole se possono concorrere a formare la base imponibile ai fini delle imposte sui redditi. A chiedere aiuto è la Suprema corte che - con l'ordinanza 5643/06, depositata il 15 marzo e qui leggibile tra gli allegati - ha rimesso gli atti alla Corte di giustizia europea. La norma da interpretare è l'articolo 21 del Regolamento, secondo cui, i pagamenti ai beneficiari finali dei contributi devono essere effettuati senza alcuna detrazione o trattenuta che possa ridurre l'importo dell'aiuto finanziario al quale essi hanno diritto . L'amministrazione finanziaria, nel ricorso in Cassazione, ha sostenuto che tale disposizione va interpretata nel senso di vietare solamente le detrazioni o trattenute alla fonte, senza però essere di ostacolo alla successiva applicazione della normativa tributaria nazionale secondo la quale i contributi in conto capitale concorrono alla formazione della base imponibile sia con riguardo alle imposte sui redditi, sia con riguardo all'Irap . C'è di più. Sempre secondo il fisco, se non fosse così, si creerebbe un contrasto con l'articolo 87 del Trattato, in quanto l'esenzione fiscale si risolverebbe in un indebito aiuto di Stato del quale si gioverebbero i destinatari di contributi comunitari e non quelli di contributi nazionali. I quesiti formulati dai giudici della quinta sezione sono se l'articolo 21 deve essere interpretato nel senso che i contributi non possono nemmeno concorrere a formare la base imponibile ai fini delle imposte sui redditi o di altre imposte successivamente dovute dai beneficiari sulla base delle norme nazionali in caso affermativo, se tale regime di esenzione riguardi esclusivamente la quota di contribuzione a carico dei fondi ovvero anche quella erogata, nel quadro della medesima azione di sviluppo, dalle autorità nazionali, regionali o locali. Le risposte scioglieranno una serie di dubbi sul regime fiscale degli aiuti comunitari e di Stato e, senza dubbio, daranno agli interpreti gli strumenti per pronunciarsi sul caso dai cui tutta la vicenda processuale prende le mosse. È il caso di una Spa che, dopo aver pagato le tasse sui contributi provenienti dal Fondo europeo per lo sviluppo regionale e dalla regione Liguria, ne aveva chiesto il rimborso perché, a suo dire, quelle somme erano state iscritte fra le poste attive per errore. Tutto liscio nei primi due gradi del giudizio dal momento che le commissioni tributarie avevano accolto il ricorso della società. Ma la Cassazione ha fermato l'iter processuale e rimesso gli atti alla Corte di giustizia. deb. alb.

Cassazione - Sezione tributaria - ordinanza 2 dicembre 2005-15 marzo 2006, n. 5643 Presidente Saccucci - Relatore D'Alessandro Pm Sorrentino - difforme - Ricorrente ministero dell'Economia e delle finanze Svolgimento del processo 1.1. La società Porto Antico di Genova presentò la dichiarazione dei redditi per gli anni 1997 e 1998 includendo fra le poste attive che concorrevano alla formazione dei redditi stessi i contributi provenienti dal Fondo europeo per lo Sviluppo regionale Fesr e dalla Regione Liguria, ricevuti nell'ambito di aiuti previsti per società, operanti nelle regioni rientranti nell'obiettivo 2, svolgenti attività finalizzata alla realizzazione di strutture turistiche e culturali. Successivamente, ritenendo di essere incorsa in errore, la società chiese il rimborso di quanto pagato, per i suddetti periodi di imposta, a titolo di Irpeg, Ilor, Patrimonio netto e Irap sui contributi di cui sopra ed impugnò con tre distinti ricorsi dinanzi alla Commissione tributaria provinciale di Genova i silenzi-rifiuto formatisi sulle sue istanze. Il giudice tributario di primo grado accolse i ricorsi, fondati sul disposto dell'articolo 21, comma 3, secondo periodo, del Regolamento CEE n. 4253/88 del 19/12/88, come modificato dal Regolamento CEE n. 2082/93, secondo cui - in tema di contributi finanziari erogati dai Fondi comunitari - i pagamenti ai beneficiari finali devono essere effettuati senza alcuna detrazione o trattenuta che possa ridurre l'importo dell'aiuto finanziario al quale essi hanno diritto . 1.2.- L'Amministrazione finanziaria propose appello alla Commissione tributaria regionale di Genova contro le tre sentenze, invocando l'applicazione dell'articolo 55, comma 3, lettera b , del Dpr 917/86 Tu delle imposte sui redditi , nel testo vigente pro tempore, secondo il quale sono considerati sopravvenienze attive i proventi in denaro o in natura conseguitia titolo di contributo o di liberalità. Il giudice tributario di secondo grado, riuniti i tre giudizi, accolse parzialmente gli appelli. Rilevato che i contributi in questione sono erogati in parte dai Fondi comunitari ed in parte dalla Regione, la Commissione tributaria regionale ritenne applicabile alla quota di provenienza comunitaria l'articolo 21, comma 3, del citato Regolamento CEE, da essa interpretato come norma preclusiva di qualsiasi tassazione, ed alla quota di provenienza regionale l'articolo 55 del Dpr 917/86, che qualifica i contributi come sopravvenienze attive soggette a tassazione. Confermò pertanto la condanna dell'Amministrazione finanziaria alla restituzione delle sole imposte riferibili alla quota di contribuzione erogata dal Fondo comunitario. 2. I motivi di ricorso 2.1.- Contro la sentenza della Commissione tributaria regionale della Liguria l'Amministrazione finanziaria ha proposto ricorso per cassazione sulla scorta di un unico motivo, lamentando la violazione e falsa applicazione degli articoli 55 e 75 del Dpr 917/86 e dell'articolo 21, comma 3, del Regolamento CE n. 2082 del 1993 nonché il vizio di motivazione incongrua ed insufficiente su punti decisivi della controversia. Assume in sostanza la parte ricorrente che il giudice di appello avrebbe dato, della norma comunitaria, un'interpretazione non compatibile con il dato testuale, dal quale dovrebbe viceversa desumersi che essa è volta a regolare la sola fase di erogazione del contributo, escludendo qualsiasiforma di detrazione o trattenuta, senza alcun riferimento al diverso profilo riguardante il successivo trattamento fiscale del contributo stesso. Diversamente opinando - prosegue 1 'Amministrazione finanziaria - l'ulteriore vantaggio derivante dalla esenzione del contributo dalla tassazione sui redditi si risolverebbe in un indebito aiuto di Stato, vietato dall'articolo 87 del Trattato CE, oltre ad essere fonte di ingiustificata disparità di trattamento tra i beneficiari di contributi nazionali, soggetti alle imposte sui redditi, ed i destinatari di contributi comunitari, esenti da tali imposte. Ricorda ancora l'Amministrazione ricorrente che questa Corte di cassazione, con sentenza 12831/02, ha ritenuto che i contributi comunitari erogati dall'Aima sia pure in conto esercizio e non in conto capitale come quelli erogati dal Fesr costituiscano componenti positivi del reddito e vadano pertanto assoggettati a tassazione successiva sui redditi. Assume pertanto che al-la medesima soluzione debba necessariamente pervenirsi anche per quanto riguarda i contributi oggetto del presente giudizio. 2.2. La Spa Porto Antico di Genova ha proposto a sua volta ricorso incidentale contro la pronuncia di secondo grado, quanto al parziale accoglimento dell'appello dell'Amministrazione finanziaria, lamentando violazione e falsa applicazione dell'articolo 55 del Dpr 917/86, in relazione all'articolo 21 comma 3 del Regolamento Ce 2082/93. Ad avviso della società contribuente il giudice di secondo grado ha correttamente interpretato l'articolo 21, comma 3, del Regolamento CE n. 2082 del 1993 come norma. preclusiva di qualsiasi imposizione fiscale a carico dei contributi erogati dal Fondo Europeo per lo Sviluppo RegionaleLo stesso giudice avrebbe tuttavia errato nel ritenere che la disposizione comunitaria si applichi esclusivamente alla quota di contribuzione a carico della Comunità e non anche a quella erogata dalla Regione Liguria, nell'ambito del medesimo piano di interventi strutturali deciso a livello comunitario. La ricorrente incidentale assume, in definitiva, che l'intero aiuto economico erogato ai sensi del citato Regolamento CE debba essere soggetto alla medesima disciplIna fiscale, a prescindere dalla ripartizione in quote tra Fondo comunitario ed Enti nazionali, e che tale disciplina non possa che essere quella, di totale esenzione, di cui all'articolo 21, comma 3, del Regolamento stesso. 3. Il quadro normativo nazionale 3.1. Il trattamento tributario dei proventi conseguiti a titolo di contributo o liberalità, ai fini dell'imposta sui redditi, essenzialmente disciplinato, nel diritto nazionale, dall'articolo 55, comma 3, lettera b , del Dpr 917/86, applicabile ratione temporis. Secondo tale norma sono considerate sopravvenienze attive i proventi in. denaro o in natura conseguiti a titolo di contributo o di liberalità, esclusi i contributi di cui alle lettere e e f del comma 1 dell'articolo 53 e quelli per l'acquisto di beni ammortizzabili indipendentemente dal tipo di finanziamento adottato. Tali proventi concorrono a formare il reddito nell'esercizio in cui sono stati incassati o in quote costanti nell'esercizio in cui -sono stati incassati e nei successivi ma non oltre il quarto . I contributi di cui all'articolo 53, comma 1, lettera e e f , che sono invece considerati ricavi, sono quelli spettanti sotto qualsiasi denominazione in base a contratto e quelli spettanti esclusivamente in conto esercizio a norma di legge . Ne consegue che i contributi in conto capitale diversi dai cosiddetti contributi, in conto impianti - e cioè quelli per l'acquisto di beni ammortizzabili - concorrono secondo la legislazione tributaria italiana, alla formazione del reddito imponibile quali sopravvenienze attive. 3.2. I contributi in conto capitale concorrono altresì alla formazione della base imponibile Irap, secondo l'espressa previsione contenuta nell'articolo 11, comma 3, del D.Lgs 446/97, ove si fa riferimento ai contributi erogati a norma di legge con esclusione di quelli correlati a componenti negativi non ammessi in deduzione . 4. Le questioni pregiudiziali 4.1. È dunque pacifico che i contributi in conto capitale previsti da norme di legge concorrono alla formazione del reddito imponibile, secondo la normativa tributaria nazione. La soluzione del problema prospettato nella presente causa implica perciò esclusivamente la risoluzione di questioni interpretative riguardanti l'articolo 21, comma 3, secondo periodo, del Regolamento CEE n. 4253/88 del 19/12/88, come modificato dal Regolamento CEE n. 2082/93. La norma dispone che i pagamenti ai beneficiari finali dei contributi previsti dallo stesso Regolamento devono essere effettuati senza alcuna detrazione o trattenuta che possa ridurre l'importo dell'aiuto finanziario al quale essi hanno diritto . La prima questione interpretativa riguarda propriamente la portata precettiva della disposizione. L'Amministrazione finanziaria sostiene infatti che la norma vada interpretata, in stretta aderenza al dato testuale, nel senso di vietare solamente le detrazioni o trattenute alla fonte, senza però essere di ostacolo alla successiva applicazione della normativa tributaria nazionale secondo la quale i contributi in conto capitale concorrono alla formazione della base imponibile sia con riguardo al le imposte sui redditi, sia con riguardo all'Irap. Rileva la stessa Amministrazione, in particolare, che una diversa interpretazione si porrebbe in contrasto con -l'articolo 87 del Trattato, in quanto l'esenzione fiscale si risolverebbe in un indebito aiuto di Stato del quale si gioverebbero i soli destinatari di contributi comunitari e non anche i beneficiari di contributi nazionali. La società contribuente - la cui tesi è stata accolta, sotto tale profilo, dai giudici di primo e secondo grado - sostiene invece doversi privilegiare una interpretazione teleologica della norma, che tenga cioè conto, della sua finalità, che sarebbe all'evidenza quella di garantire che l'intero ammontare del contributo sia utilizzabile dal destinatario. Assume pertanto che la norma debba essere interpretata nel senso di rendere esente il contributo stesso da ogni imposta nazionale, anche successiva. 4.2. Non si rinviene, nella giurisprudenza di questa Corte di Cassazione né in quella comunitaria, alcun precedente specifico. L'Amministrazione finanziaria ricorrente invoca il precedente costituito dalla sentenza 12831/02 che, in tema di contributicomunitari in conto esercizio erogati dall'Aima, ha affermato il principio secondo cui il relativo. credito concorre a formare il reddito nell'esercizio in cui è emesso il decreto di liquidazione, con ciò riconoscendo che i suddetti contributi costituiscono componenti positividel reddito ai fini tributari. Il richiamo non appare tuttavia pertinente, non solo per la diversa natura del contributo, ma soprattutto per la mancanza, nella disciplina comunitaria relativa ai contributi erogati dall'Aima, di una norma corrispondente all'articolo 21, comma 3, del Regolamento n. 2082/93. 4.3. La seconda questione interpretativa, conseguente alla prima, riguarda l'ambito di applicazione della norma di cui si discute. Qualora, infatti, dovesse concludersi che la corretta interpretazione della norma stessa comporta l'esenzione dei contributi di cui al Regolamento n. 2082/93 dalle imposte sui redditi, dovrebbe allora valutarsi - al fine di decidere in merito al ricorso incidentale proposto dalla società contribuente - se tale esenzione valga solamente per la quota a carico del Fers come ha ritenuto il giudice di appello e come subordinatamente sostiene l'Amministrazione delle Finanze ovvero se, per ragioni di uniformità di disciplina ed omogeneità di ratio, l'esenzione stessa si estenda anche alla quota di contribuzione a carico della Regione come appunto assume la società contribuente . 4.4. In conclusione, dipendendo la decisione della causa dalla risoluzione di questioni. interpretative relative a norma comunitaria, questa Corte, che è giudice di ultima istanza, deve formulare alla Corte di Giustizia delle Comunità Europee - previa riunione dei ricorsi proposti contro la stessa sentenza i seguenti quesiti a se l'articolo 21 comma 3 secondo periodo del Regolamento Cee 4253/88, come modificato dal Regolamento CEE n. 2892/93, secondo cui i pagamenti dei contributi al beneficiari finali devono essere effettuati senza alcuna detrazione o trattenuta che possa ridurre l'importo dell'aiuto finanziario al quale essi hanno diritto, debba essere interpretato nel senso che tali contributi non possono nemmeno concorrere a formare la base imponibile al fini delle imposte sul reddito o di altre imposte successivamente dovute dai beneficiari in base alla normativa tributarla nazionale b in caso affermativo, se tale regime di esenzione riguardi esclusivamente la quota di contribuzione a carico dei Fondi ovvero anche quella erogata, nel quadro della medesima azione di sviluppo, dalle autorità nazionali, regionali o locali. PQM La Corte di cassazione riuniti i ricorsi visto l'articolo 234 del Trattato Ce, sottopone alla Corte di giustizia delle Comunità europee le questioni pregiudiziali d'interpretazione del diritto comunitario come sopra formulate ordina la sospensione del processo e la trasmissione alla Cancelleria della Corte di giustizia di copia degli atti che saranno elencati in separata ordinanza presidenziale.