Oua, avanti con lo sciopero

L'organismo unitario ha fissato per il 5 aprile una giornata di astensione dalle aule, provocando una spaccatura nel mondo forense

Il prossimo 5 aprile gli iscritti all'Organismo unitario dell'avvocatura si asterranno dalle udienza in segno di protesta. Secondo l'Oua, infatti, la questione giustizia è ormai scomparsa dal dibattito politico. Nell'unico confronto diretto tra i due candidati premier - ha detto Michelina Grillo, presidente Oua - non un solo minuto è stato dedicato ai problemi della giustizia. Ogni giorno, invece, vengono riproposte stanche polemiche contro le toghe rosse o le presunte leggi ad personam che non interessano nessuno . Con la delibera votata il 24 marzo scorso leggibile tra i documenti correlati , l'Oua ha però aperto un confronto molto duro all'interno del mondo forense. La decisione, infatti, viene disconosciuta dagli avvocati penalisti, come ha spiegato ieri il presidente Ettore Randazzo a margine dell'incontro sulla giustizia vedi articolo in pagina L'Oua si fregia di una rappresentanza che non ha e sbaglia a voler protestare a pochissimi giorni dal voto . Dello stesso avviso l'Associazione nazionale praticanti e avvocati I giovani legali - ha detto Giovanna Petazzi, segretario Anpa - non aderiranno allo sciopero , soprattutto perché non riconoscono la rappresentatività politica dell'Oua, condividendo il deliberato del Consiglio nazionale forense. Il Cnf, infatti, la settimana scorsa ha approvato un documento molto critico sia sullo sciopero che sulla rappresentatività al prossimo Congresso forense vedi tra gli arretrati di ieri . L'Oua, comunque, si è mossa sulla base di delibere approvate da importanti Consigli dell'ordine come Napoli, Palermo, Milano e Roma, che hanno manifestato il disagio e la preoccupazione della classe forense anche in relazione alle prese di posizione di alcuni schieramenti favorevoli all'abolizione degli ordini professionali. Di sicuro il 5 aprile si andrà alla conta.

Oua Roma, 20 marzo 2006 La Giunta dell'Organismo Unitario dell'Avvocatura Italiana, preso atto - dei deliberati recentemente assunti dai principali Consigli dell'Ordine italiani, con i quali si è richiesto che l'Oua e il Cnf individuino le più opportune forme di protesta contro i ripetuti attacchi all'Avvocatura portati da più parti del mondo politico e dall'Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, e supportati da parte degli organi di stampa, e in particolare delle pronunce di - Ordine di Napoli - Ordine di Roma - Ordine di Palermo - Ordine di Milano - Ordine di Nola - del contenuto del documento congiunto, sottoscritto dalle rappresentanze istituzionali, politiche ed associative in data 18 gennaio 2005 con il quale, per le medesime motivazioni veniva proclamato lo stato di agitazione della classe forense - dell'esito del dibattito avvenuto nel corso della riunione del Comitato Organizzatore del XXVIII Congresso Nazionale Forense, svoltasi in data 16 marzo 2006 in Roma, presso la sede del Consiglio Nazionale Forense e delle richieste di iniziativa e di intervento forte, ivi confermate dai Presidenti dei Consigli dell'Ordine intervenuti Rileva - che la Commissione Europea ha invitato tutti gli Stati membri, le singole autorità di regolamentazione e gli organismi professionali a compiere uno sforzo congiunto per riformare o eliminare quelle restrizioni alla libera concorrenza che penalizzano il mercato dei servizi professionali Comunicazione della commissione del 9 febbraio 2004 e che, recentemente, ha ribadito la importanza di liberalizzare il mercato dei servizi professionali - che nello scorso mese di novembre 2005 l'Autorità Garante per la Concorrenza ed il Mercato ha inviato al Parlamento una propria relazione sulla liberalizzazione dei servizi professionali, nella quale ha definito l'Avvocatura categoria professionale restia all'applicabilità delle regole sulla concorrenza sia in tema di prezzo delle prestazioni che di promozione delle stesse attraverso la eliminazione del divieto di pubblicità - che non è a tutt'oggi definito il testo finale della proposta di direttiva della Commissione sui servizi c.d. direttiva Bolkestein , in relazione al quale esponenti delle forze politiche nazionali hanno recentemente espresso tendenze del tutto incompatibili con la tutela della professione forense - che tra le cause che determinerebbero il declino del Paese viene da più parti indebitamente annoverato l'elevato peso dei settori protetti , e tra essi delle professioni, in cui si lucrerebbero rendite elevate, con conseguente abbassamento della propensione a competere, affermando che il settore dei servizi professionali è protetto da norme che senza giustificazioni restringono l'accesso alla professione, limitano la concorrenza e riversano sugli utenti costi elevati - che, conseguentemente, anche da parte di alcune forze politiche si afferma la necessità di introdurre nel riassetto delle professioni principi in linea con la tutela della concorrenza, ritenendo ingiustificate le esigenze di garanzia nella prestazione dei servizi professionali individuate sino ad oggi, con il fine di tutelare il cittadino, anche in nome della delicata natura delle prestazioni offerte, in particolare dagli avvocati - che i programmi elettorali presentati dalle coalizioni contrapposte, al di là dei pronunciamenti spesso divergenti dei singoli partiti che le compongono, non contengono con chiarezza l'individuazione di una ben definita linea politica nei confronti delle professioni, di talchè il programma della Casa delle Libertà non prevede, nella sua formulazione da ultimo resa pubblica, alcun punto a riguardo, mentre il programma dell'Unione propugna, se non l'abolizione degli ordini - pure sostenuta con forza da talune forze politiche interne alla coalizione - quantomeno la loro liberalizzazione, mediante abolizione delle tariffe minime e del divieto di pubblicità comparativa, nonché una revisione dei sistemi di accesso che consenta di eliminare le posizioni di monopolio e di protezione di cui le professioni godono - che la riforma delle professioni, e in particolare dell'ordinamento professionale forense, deve venire elaborata, con il contributo e l'apporto significativo dell'avvocatura, sulla base di linee guida che consentano un indifferibile ed armonico sviluppo, nel rispetto dei principi e dei valori posti a tutela della funzione difensiva, di rilievo costituzionale - che lacunosa appare altresì, ove non del tutto pretermessa, la indicazione programmatica in tema di giustizia, soprattutto in tema di risorse, di talchè in difetto di una chiara scelta di campo circa la destinazione di fondi adeguati al settore, ogni intervento riformatore, ipotizzato o avviato, rischia di non poter sortire gli effetti sperati, in danno della vivibilità del sistema e della capacità di esso di rendere efficacemente giustizia - che si sono susseguiti nel corso degli ultimi anni interventi riformatori di ispirazione bipartisan - tra essi da ultimo il Codice delle Assicurazioni con la procedura di indennizzo diretto - che hanno mortificato il ruolo e la funzione del difensore, in danno del cittadino utente. Il ruolo dell'Avvocato, nel processo, fuori di esso, e nella società, è sistematicamente svilito e disprezzato. Le specificità professionali sono mortificate dal connubio tra apparenti aperture a nuovi campi di intervento e contemporanee forti chiusure ed esclusioni, o riconoscimenti in favore di terzi di competenze concorrenti. - che il metodo con cui oramai da più legislature si interviene nel settore giustizia non può essere condiviso. In un sempre crescente numero di occasioni tutto il peso delle riforme viene fatto cadere sugli avvocati, così come sugli altri operatori, quando addirittura l'assistenza tecnica non è considerata l'anello debole del sistema e la causa di tutti i mali. E ciò mentre parallelamente si richiedono alla classe forense continui e dispendiosi sforzi, sia per un costante e qualificato aggiornamento professionale, sia pure per l'organizzazione degli studi per poter far adeguatamente fronte ai nuovi obblighi che numerose ed invasive normative pongono a loro carico es. sicurezza - privacy - antiriciclaggio - etc. - che le richieste oramai da anni avanzate dagli avvocati italiani per interventi tesi a ripristinare l'efficienza del servizio giustizia, a riaffermare l'importanza della difesa tecnica e del contraddittorio, a consentire una efficace tutela dei diritti sono rimaste ancora largamente insoddisfatte. Gli avvocati e i cittadini sono vittime di un quadro politico che su questi temi vede la riproposizione di luoghi comuni, senza chiare indicazioni di metodo e di merito, ed è più che mai connotato da confusione. Le forze politiche, sia pure per diversi profili e con intensità differenziata, appaiono ostaggio di estreme e forti spinte liberistiche ad oltranza, dinanzi alle quali non si ritiene necessaria una attenta e ponderata valutazione sull'applicabilità o meno dei principi della concorrenza tout court e sulle peculiarità che contraddistinguono le professioni liberali dall'attività di impresa - che i candidati premier, nell'unico confronto diretto sino a questo momento avuto, non hanno ritenuto di dedicare neppure un minuto ad affrontare i problemi indicati, evitando così di chiarire punti essenziali quali gli ulteriori interventi e stanziamenti nel settore giustizia, e le modalità e termini di intervento per la riforma delle professioni e della professione forense in particolare. Afferma - La necessità di un cambio di prospettiva e di una chiara presa di posizione sulla collocazione dei temi della giustizia e della riforma delle professioni nell'ambito delle iniziative da avviarsi e da condurre in porto sin dall'avvio della prossima legislatura. I temi della giustizia - e connesso ad essi il nuovo statuto della professione forense - devono venire riaffermati con forza come priorità, nell'interesse del Paese. - Il sistema ordinistico deve venire salvaguardato, in quanto posto a tutela del cittadino, per garantire allo stesso la qualità, la formazione e la deontologia del professionista, requisiti fondamentali per l'esercizio di attività che si dispiegano in settori nei quali è assai rilevante l'asimmetria informativa. - La concorrenza ed il libero mercato non debbono essere gli unici criteri guida per l'elaborazione delle riforme, ed in particolare della riforma dell'ordinamento professionale forense. L'importanza degli interessi pubblici coinvolti nell'esercizio della professione forense, possono e debbono giustificare limitazioni all'applicazione tout court dei principi della concorrenza. - Le esigenze di liberalizzazione del settore debbono essere condivise e fatte proprie dai professionisti, prima ancora che dalle autorità di regolazione, le quali debbono sforzarsi di comprendere più a fondo le specificità proprie di ogni singola professione e gli interessi coinvolti nell'esercizio di ciascuna. - I cittadini debbono poter contare sull'assistenza professionale qualificata dell'avvocato e sul rispetto, in ogni sede nella quale si definiscano conflitti - e quindi anche nell'ambito dei procedimenti conciliati o alternativi - della ineliminabilità della difesa tecnica e del rispetto del principio del contraddittorio, e venire quindi assistiti e rappresentati in giudizio da professionisti seri, competenti, preparati. - I cittadini debbono inoltre essere sensibilizzati e poter vagliare l'attuale situazione del sistema e i propositi riformatori a riguardo anche alla luce di un altro punto di vista quello di chi ogni giorno nel loro interesse e su loro mandato si confronta con i veri problemi della giustizia, e cioè gli avvocati. Rilevato quindi - che sono in pericolo valori quali l'autonomia e l'indipendenza, anche economica, dell'Avvocatura, da sempre garanzia per il cittadino di effettiva attuazione del diritto di difesa - che, dietro la regia occulta di influenti ambienti economici, con il contributo organi di stampa a loro vicini, si sta attuando una strategia finalizzata ad equiparare sic st simpliciter le professioni liberali alla attività d'impresa - che una deregulation selvaggia del sistema delle professioni, e del delicato settore della consulenza, che sottoporrebbe ancor più di oggi materie e settori altamente sensibili, qual è quello della tutela dei diritti, in continua espansione, all'agire indiscriminato di molti, senza distinzioni di qualifiche e di preparazione effettiva, non è certamente il miglior modo di tutelare effettivamente il cittadino Delibera di proclamare l'astensione generale da tutte le udienze civili, penali, amministrative e tributarie per il giorno 5 aprile 2006, e di indire per la stessa data una assemblea nazionale in Roma, al fine di rendere manifesta, anche nell'imminenza dell'importante appuntamento elettorale, la preoccupazione e la protesta dell'intera avvocatura italiana, con il massimo coinvolgimento della classe forense e dell'opinione pubblica, e richiedere con forza alle forze politiche tutte non già generiche promesse elettorali, bensì chiari e precisi impegni sull'effettiva attività parlamentare che dovrà connotare sin dall'avvio la prossima legislatura. L'importante appuntamento rappresentato dalla seconda sessione del XXVIII Congresso Nazionale Forense, che si svolgerà nella capitale all'inizio del prossimo mese di giugno, utilmente rappresenterà il primo successivo momento di verifica e di valutazione, da parte dell'intera avvocatura, sul puntuale rispetto degli impegni assunti e delle dichiarazioni rese dalla politica. ?? ?? ?? ?? ORGANISMO UNITARIO DELL'AVVOCATURA ITALIANA 4