Pignoramento al dipendente comunale: non c'è bisogno di scriverlo sui manifesti

Il Tribunale conferma la pronuncia del Garante per la privacy e censura il comportamento di un'amministrazione siciliana che aveva immotivatamente pubblicizzato anche le generalità della dipendente debitrice di un privato

Non sussiste nessuna lecita motivazione per esporre ad una inevitabile gogna , sia pure fondata su una banale curiosità o voglia di pettegolezzo, il dipendente pubblico nei cui confronti sia stato disposto il pignoramento del quinto dello stipendio. Ha sbagliato quindi il Comune siciliano di Pagliara che, in un avviso di convocazione del Consiglio comunale aveva riportato, con tanto di generalità per esteso, la voce all'ordine del giorno relativa a riconoscimento debito fuori bilancio di cui al provvedimento del giudice dell'esecuzione Tribunale di Messina . A confermare che quelle modalità di comportamento da parte dell'amministrazione erano state a dir poco esuberanti, e in ogni caso lesive del diritto alla riesrvatezza della persona coinvolta, è stato appunto il Tribunale di Messina che con la sentenza qui leggibile come documento correlato ha respinto il ricorso dell'ente locale volto all'annullamento della decisione assunta dall'Autorità Garante per la protezione dei dati personali il 9 dicembre 2003 con la quale si censurava l'illecita diffusione di dati personali operata dal Comune stesso. La vicenda vedere anche nella sezione Arretrati nell'edizione del 21 febbraio 2004 , peraltro, ha anche messo in luce certune leggerezze d'ordine generale ad esempio il fatto che il Comune in questione abbia dedotto, nel proprio ricorso, di non poter essere considerato titolare del trattamento dei dati nel caso specifico eppure si trattava addirittura di una sua dipendente o la circostanza - risalente all'epoca dell'istruttoria operata dal Garante per la privacy - riferita per fax all'Authority che chiedeva l'esibizione di eventuali atti di normativa secondaria tali da motivare la controversa pubblicità data alla questione dagli stessi Uffici del Comune secondo la quale gli atti vengono compiuti il più possibile aderenti alla prassi della precedente amministrazione e comunque secondo legge salvo poi scoprire, tre settimane dopo, avvisando il Garante che nel frattempo si era già pronunciato, di aver rinvenuto il regolamento comunale. Circostanze insolite, tanto da far scrivere all'Autorità non può non tenersi in considerazione il fatto che comunque il Sindaco medesimo al momento della convocazione sconoscesse la presenza del regolamento comunale e quindi appare contraddittorio che lo stesso dichiari nelle proprie difese odierne di aver convocato il Consiglio in conformità al regolamento di cui sconosceva l'esistenza fino alla data della predetta comunicazione al Garante . Ricca di chiarimenti, quanto prevedibile, la decisione del Tribunale messinese il Garante per la privacy aveva ragione, l'opposizione proposta dal Comune di Pagliara è rigettata, spese compensate tra le parti. m.c.

Tribunale di Messina - Sezione prima civile - sentenza 7 novembre 2005 Giudice La Torre Ricorrente Comune di Pagliata - controricorrente Rosa ed altri Svolgimento del processo Con ricorso ex articolo 152 Dl 196/03 il Comune di Pagliara proponeva opposizione avverso la decisione del 9 dicembre 2003 assunta dal Garante per la protezione dei dati personali a seguito di ricorso presentato dalla sig.ra P. Rosa ai sensi dell'articolo 29 della legge 675/96. La predetta sig.ra P. Rosa, nei confronti della quale nel 1997 era stato disposto un pignoramento pari ad un quinto dello stipendio percepito in qualità di dipendente del Comune di Pagliara pignoramento al quale non era stato dato alcun seguito e volto alla soddisfazione di un credito vantato dalla società Lord Bagno Snc prima di rivolgersi al Garante aveva formulato un'istanza con la quale, ai sensi della legge 675/96 si era opposta alla diffusione dei dati personali che la riguardavano contenuti in un avviso di convocazione del Consiglio Comunale del 29 settembre 2003. Quest'ultimo riportava, infatti, tra i punti dell'ordine del giorno, la voce riconoscimento debito fuori bilancio di cui al provvedimento del giudice dell'esecuzione Tribunale di MessinaLord Bagno Snc/P. Rosa - Comune di Pagliata . In particolare la ricorrente aveva lamentato un illecito trattamento dei propri dati personali, ritenendo che l'indicazione delle proprie generalità nel testo di tale avviso violasse il proprio diritto alla riservatezza, al pari della connessa pubblicazione all'albo pretorio della deliberazione n. 30 adottata dal Consiglio Comunale di Pagliara il 29 settembre 2003, recante anch'essa il suo nominativo per esteso. Non avendo ricevuto positivo riscontro a tale opposizione, la ricorrente aveva quindi proposto ricorso ai sensi dell'articolo 29 della legge 675/96, chiedendo al Garante di intervenire al fine di impedire l'ulteriore divulgazione di fatti e dati relativi alla propria sfera personale e di porre a carico della controparte le spese sostenute per il procedimento. All'invito ad aderire spontaneamente a tali richieste, formulato il 27 ottobre 2003 ai sensi dell'articolo 20 del Dpr 501/98, il Comune oggi ricorrente aveva risposto sostenendo, fra l'altro che a il punto all'ordine del giorno è stato redatto e reso pubblico così come vuole la legge in modo completo e comprensibile, con le stesse modalità di affissione e con la stessa impostazione tipografica da sempre usata dal Comune b la completezza dei punti all'ordine del giorno si riflette sulla validità delle deliberazioni ed è prevista soprattutto a garanzia della minoranza e di qualsiasi altro cittadino che deve essere edotta degli argomenti da trattarsi in Consiglio senza essere costretta ad accessi negli uffici comunali per assumere informazioni c la questione relativa al riconoscimento del debito fuori bilancio doveva essere affrontata dal Comune per evitare un aggravamento di costi e responsabilità per l'Amministrazione d il Comune non sarebbe comunque titolare del trattamento dei dati personali relativi alla ricorrente non essendo suo compito precipuo la conservazione e le modalità del trattamento . Con memoria inviata in data 17 novembre 2003 la ricorrente ha contestato il riscontro ottenuto, lamentando in particolare, l'utilizzo per esteso del proprio nominativo, nonostante la delicatezza della questione affrontata sia in un nuovo avviso di convocazione del Consiglio Comunale, sia nelle delibere adottate da quest'ultimo il 29 settembre e il 10 novembre 2003 e affisse all'albo pretorio . Il Garante, emanando il provvedimento oggetto dell'odierna opposizione, in accoglimento parziale del ricorso, riteneva che un aspetto delle menzionate modalità di diffusione dei dati della ricorrente eccedesse i limiti stabiliti dall'articolo 9 legge 675/96, non apparendo, nel caso di specie, realmente proporzionata la menzione anche del nominativo della ricorrente nella versione dell'ordine del giorno della seduta del Consiglio Comunale riportato nell'avviso pubblico di convocazione stesso. Riteneva invece lecita, nel caso di specie, la menzione di dati personali relativi alla ricorrente nelle deliberazioni adottate, anche alla luce dell'articolo 183 del Dl 2000, il quale prevede, per l'adozione degli impegni di spesa, che debba essere indicata oltre la somma da pagare ed il soggetto creditore anche la ragione di tale impegno. Risultando fondata l'opposizione limitatamente al contestato profilo concernente la pubblicazione in luogo pubblico dell'avviso di convocazione del Consiglio Comunale, il Garante disponeva ai sensi dell'articolo 29 comma 4 della legge 675/96, che il Comune resistente si astenesse in futuro dal trattare i dati personali relativi all'interessata in difformità di quanto disposto dall'articolo 9 della medesima legge. Con comparsa di costituzione e risposta depositata in cancelleria in data 02 novembre 2004 si costituiva in giudizio il Garante per la protezione dei dati personali concludendo come in epigrafe. All'udienza del 03 novembre 2004 si costituiva in giudizio P. Rosa concludendo come in epigrafe. Rinviata per la discussione, la causa veniva decisa, con lettura del dispositivo, all'udienza del 7 novembre 2005. Motivi della decisione Preliminarmente sulla eccezione di inesistenza o nullità della pronuncia impugnata. Deduce il ricorrente che ai sensi dell'articolo 29 n. 4 della legge 675/96 così come modificato dall'articolo 150 e 186 Dl 196/03 La mancata pronuncia sul ricorso, decorsi sessanta giorni dalla data di presentazione, equivale a rigetto . Nel caso di specie, come pure indicato nella nota del 27 ottobre 2003 del Garante, tale termine decorreva dal 10 ottobre 2003 e, di conseguenza, scadeva il 9 dicembre 2003 in data 14 febbraio 2004 è stato notificato al Comune, presso il domicilio eletto, il provvedimento oggi opposto, datato 9 dicembre 2003 senza che in esso risulti apposta una certificazione da parte di un pubblico ufficiale timbro di depositato o numero di registro cronologico con relativa data che ne attesti la data certa di deposito in quella indicata. Ciò comporterebbe la inesistenza o nullità della pronuncia. L'eccezione si palesa infondata. Dall'esame della normativa applicabile nella fattispecie non è dato rinvenire alcuna disposizione che subordini la validità della pronuncia del Garante all'attestazione dell'avvenuto deposito della stessa da parte di un pubblico ufficiale. Manca infatti una specifica norma sul deposito degli atti analoga a quella di cui all'articolo 133 Cpc che individua nella pubblicazione della sentenza mediante deposito nella cancelleria del giudice che l'ha pronunciata, deposito, consistente nella consegna ufficiale al cancelliere dell'originale della decisione sottoscritta dal giudice , un elemento essenziale per l'esistenza dell'atto. Anche il regolamento n. 1/2000 sull'organizzazione e il funzionamento dell'Ufficio del Garante per la protezione dei dati personali, che al suo articolo 5 elenca i requisiti caratterizzanti le riunioni del Garante specificando al punto 7, con riferimento alle deliberazioni, che le stesse devono essere sottoscritte dal presidente, dal relatore e dal segretario generale, nessun riferimento contiene in ordine alla necessità del successivo deposito delle deliberazioni per l'esistenza dell'atto. Peraltro la legge 675/96 al suo articolo 29 comma 6 oggi codice della Privacy al suo articolo 152 comma 4 prevede che l'interessato possa proporre opposizione avverso il provvedimento espresso o il rigetto tacito entro il termine di trenta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento o dalla data del rigetto tacito. Sebbene ci si possa dolere del fatto che la notificazione sia avvenuta oltre il termine di trenta giorni dalla scadenza della data in cui si sarebbe perfezionato il rigetto tacito che in questo caso non c'è stato è anche vero che alcuna norma prevede un termine perentorio per la comunicazione della pronuncia. L'articolo 29 della legge 675/96 comma quarto, applicabile ratione temporis alla fattispecie in oggetto, prevedeva genericamente che il provvedimento adottato fosse comunicato senza ritardo alle parti interessate A sua volta l'articolo 20 comma 6 del Dpr 501/98 recante norme per l'organizzazione ed il funzionamento del Garante stabiliva che il provvedimento anche provvisorio o di rigetto adottato dal Garante fosse comunicato alle parti entro tre giorni presso il domicilio eletto. Con ordinanza 1253/00 il Tribunale di Fermo, pronunciandosi in un caso analogo, ha rigettato l'eccezione di tardività della comunicazione del provvedimento del Garante sollevata dall'opponente essendo la disposizione di cui all'articolo 29 comma 4 della legge 675/96 relativo alla emissione del provvedimento, circostanza confermata oltre che dalla lettera della norma, dalla prescrizione della comunicazione senza ritardo del provvedimento previsto dalla stessa norma per la quale non è prescritta, contrariamente a quanto disposto per la emissione del provvedimento, alcuna sanzione per il ritardo ed i cui termini, da ritenersi ordinatori, sono stati successivamente stabiliti nel relativo regolamento. Tale orientamento, condivisibile, è pertanto recepibile al fine della pronuncia in ordine al rigetto della eccezione preliminare. Deve infine ritenersi che alcun pregiudizio abbia subito il ricorrente, al fine della tutela dei propri diritti in sede giudiziale, posto che la comunicazione del provvedimento, sia pure dopo oltre due mesi dalla sua adozione, non ha comportato preclusioni o decadenze in ordine alla impugnazione e alla consequenziale tutela dei diritti del ricorrente. Con il secondo motivo di ricorso il ricorrente deduce che il Comune non può essere considerato titolare del trattamento dei dati. Un soggetto, infatti, dovrebbe essere considerato titolare quando la sua funzione precipua sia quella della conservazione e trattamento dei dati. A tal proposito occorre effettuare una brevissima disamina delle disposizioni in materia. L'articolo 1 comma 2 lettera d della legge 675/96 chiarisce che deve intendersi per titolare , la persona fisica, la persona giuridica, la pubblica amministrazione e qualsiasi altro ente, associazione od organismo cui competono le decisioni in ordine alle finalità ed alle modalità del trattamento di dati personali, ivi compreso il profilo della sicurezza tale definizione e ripresa all'articolo 4 comma 1 lettera f del Dl 196/03 L'articolo 4 comma 1 lettera a del dlg 196/2003 definisce trattamento qualunque operazione o complesso di operazioni, effettuati anche senza l'ausilio di strumenti elettronici, concernenti la raccolta, la registrazione, l'organizzazione, la conservazione, la consultazione, l'elaborazione, la modificazione, la selezione, l'estrazione, il raffronto, l'utilizzo, l'interconnessione, il blocco, la comunicazione, la diffusione, la cancellazione e la distruzione di dati anche se non registrati in una banca dati. Nessuna delle disposizioni richiamate richiede, affinché la Pa possa essere ritenuta titolare del trattamento, che tale trattamento debba essere la sua funzione precipua. Quanto alla conservazione richiamata dal ricorrente nel motivo di opposizione, essa ai sensi del citato articolo 4 comma 1 lettera a Dl 196/03 si configura come una delle operazioni che possono costituire trattamento . L'articolo 28 del codice della privacy dispone inoltre che quando il trattamento è effettuato da una persona giuridica, da una pubblica amministrazione o da un qualsiasi altro ente, associazione od organismo, titolare del trattamento è l'entità nel suo complesso o l'unità od organismo periferico che esercita un potere decisionale del tutto autonomo sulle finalità e sulle modalità del trattamento, ivi compreso il profilo della sicurezza . Alla luce di quanto sopra pare indubbio che il Comune ricorrente debba essere ritenuto titolare del trattamento dei dati e nel caso di specie non può non rilevarsi come, nel predisporre il contenuto dell'avviso pubblico di convocazione, l'Ente abbia dovuto preliminarmente decidere le modalità di diffusione dei dati relativi alla sig.ra P Con il terzo motivo di ricorso il ricorrente lamenta la erronea applicazione dell'articolo 9 legge 675/96, contraddittorietà della motivazione e omissione nella valutazione di elementi essenziali. Deduce il Comune che l'articolo 125 del Rd 148/15 non sarebbe applicabile al caso in oggetto in quanto il Comune nel 1993 ha adottato il proprio statuto e al suo articolo 19 disciplina le modalità di redazione e pubblicità dell'avviso di convocazione. Al fine di verificare la fondatezza o meno di tale motivo di ricorso occorre accertare se l'articolo 125 del Rd 148/15 sia da ritenersi ancora in vigore. L'articolo 273 del Dl 267/00 dispone che il detto Rd si applica fino all'adozione delle modifiche statuarie e regolamentari previste dal presente testo e cioè dal Dl 267/2000 . Considerando che il regolamento del Comune di Pagliara è del 1993 va da sé che lo stesso, essendo stato emanato in epoca anteriore al predetto Dl 267/00, non contenga le modifiche riportate in tale Tuel del 2000 e quindi non può aver comportato l'abrogazione delle disposizioni di cui all'articolo 125 del Tu precedente. Il contenuto dell'articolo 19 dello statuto comunale del Comune deve, pertanto, essere preso in considerazione in rapporto al Rd 148/15 e alla legge 675/96 che costituisce norma di rango superiore. Ai sensi dell'articolo 125 Rd 148/15, l'elenco degli oggetti da trattarsi in ciascuna sessione ordinaria o straordinaria del Consiglio comunale, deve, sotto la responsabilità del segretario, essere pubblicato nell'albo pretorio almeno il giorno precedente a quello stabilito per la prima adunanza. L'articolo 19 del regolamento comunale prevede che l'avviso di convocazione sia pubblicizzato attraverso altre forme di diffusione. Nella fattispecie è emerso che la divulgazione attraverso altre forme di diffusione si sia concretizzata nell'affissione murale in vari luoghi del territorio comunale, dell'avviso di convocazione. Deve evidenziarsi, come rilevato anche dal resistente Garante nella comparsa in atti come effettivamente il Garante in pronunce precedenti riportandosi alle conclusioni della giurisprudenza amministrativa CdS, Sezione quinta, 99/1998 abbia stigmatizzato l'uso di forme di divulgazione diverse da quelle legislativamente previste. Tuttavia, a prescindere dalla legittimità o meno delle forme di divulgazione previste dal regolamento non può non rilevarsi come lo stesso avrebbe potuto comunque raggiungere il suo scopo omettendo di indicare specificamente il nominativo della parte. Dal riferimento alla puntualità contenuto nell'articolo 19 del regolamento in ordine all'argomento da trattare non pare, infatti, doversi far necessariamente discendere che l'avviso di convocazione debba contenere anche le generalità delle persone coinvolte. Appare condivisibile l'affermazione del Garante secondo cui in considerazione del regime di pubblicità che caratterizza l'avviso di convocazione, quest'ultimo avrebbe potuto contenere, senza pregiudizio alcuno per la sua validità, il solo riferimento all'oggetto e al numero della sentenza e non anche l'ulteriore nominativo delle parti interessate. A tal proposito occorre evidenziare come l'articolo 183 Dl 267/00 norma di rango superiore e di emanazione successiva rispetto al regolamento comunale del 1993 mentre prevede specificamente che per l'adozione degli impegni di spesa sia indicata oltre alla somma da pagare, il soggetto creditore e la ragione di tale impegno, non convenga analoga elencazione per la validità degli avvisi di convocazione. Alla luce di tale ultima disposizione non può ritenersi contraddittorio il comportamento del Garante che ha riconosciuto la legittimità dell'indicazione delle predette indicazioni nelle delibere adottate considerato che tali elementi sono previsti ai fini della validità delle adozioni degli impegni di spesa articolo 183 Dl 2000 . Non può inoltre sottacersi come il Garante prima della emanazione della pronuncia impugnata abbia invitato il Comune ad esibire eventuali atti di normativa secondaria ricevendo risposta negativa con fax del 6 dicembre 2003 allegato in atti nel quale veniva precisato che gli atti vengono compiuti il più possibile aderenti alla prassi della precedente amministrazione e comunque secondo legge . Successivamente con nota del 29 dicembre 2003, a decisione adottata, il Comune comunicava al Garante di aver rinvenuto il regolamento comunale. Premettendo che sempre l'articolo 125 citato dispone che la convocazione dei consiglieri deve essere fatta dal sindaco, non può non tenersi in considerazione il fatto che comunque il Sindaco medesimo al momento della convocazione sconoscesse la presenza del regolamento comunale e quindi appare contraddittorio che lo stesso dichiari nelle proprie difese odierne di aver convocato il Consiglio in conformità al regolamento di cui sconosceva l'esistenza fino alla data della predetta comunicazione al Garante. Non appare contraddittoria la pronuncia del Garante quando ritiene valida l'ulteriore conoscibilità dei dati resa possibile dalla pubblicità della seduta di discussione sull' argomento oggetto dell'ordine del giorno, stante che espressa disposizione di legge l'articolo 38 comma 7 del Dl 267/00, garantisce un regime di pubblicità di tali sedute. Inoltre nell'ambito di tali sedute la conoscibilità dei dati personali risulta indispensabile per la trattazione del caso e non contrasta con i principi di pertinenza e non eccedenza previsti dall'articolo 9 legge 675/96. Quanto alla contraddizione evidenziata dal ricorrente nella circostanza sottolineata dal Garante circa l'opportunità di differenziare il contenuto dell'avviso indirizzato ai consiglieri rispetto a quello indirizzato alla collettività essa viene meno ove si rammenti che l'articolo 43 comma 2 Dl 267/00 riconosce ai consiglieri un più ampio diritto a conoscere le notizie e le informazioni utili all'espletamento del proprio mandato imponendo agli stessi l'obbligo di mantenere il segreto nei casi specificamente determinati dalla legge a garanzia e salvaguardia della riservatezza dei terzi. CdS, Sezione quinta, 2716/04 . Un ultimo dato rilevante che evidenza contraddittorietà nel comportamento del Comune è rinvenibile nella circostanza, emersa dagli atti, per la quale dapprima l'Ente ha indicato le generalità delle parti interessate nell'avviso di convocazione e poi ha tenuto il Consiglio di cui trattasi a porte chiuse evidentemente con la finalità di salvaguardare la riservatezza delle parti coinvolte nella discussione dei punti all'ordine del giorno, tra cui quello oggetto di giudizio concernente la P Da quanto sopra deriva il rigetto dell'opposizione del Comune di Pagliara. Un breve cenno da ultimo in ordine alle domande proposte nell'odierno giudizio dalla resistente P. Rosa. Nella memoria di costituzione la resistente chiede in primis la riforma della decisione del garante e solo in subordine la sua riconferma. Poiché nessuna norma in materia prevede un ricorso incidentale deve correttamente ritenersi che la resistente avrebbe potuto manifestare le proprie doglianze avverso la pronuncia proponendo ordinario ricorso ai sensi dell'articolo 152 codice della privacy, nei termini ivi indicati. Devono, pertanto, ritenersi inammissibili le domande proposte nel presente procedimento dalla P. finalizzate alla riforma della decisione del Garante. Considerate le peculiarità e la complessità della vicenda in oggetto appaiono sussistere giusti motivi per compensare tra le parti le spese di giudizio PQM Disattesa ogni altra domanda, eccezione e difesa Rigetta l'opposizione proposta dal Comune di Pagliara. Dichiara compensate tra le parti le spese di giudizio.